I segreti della fotografia Close-up

La luce naturale a nostra disposizione può essere scarsa quando scattiamo da molto vicino, perché la distanza tra fotocamera e soggetto è ridotta a pochi centimetri – soprattutto quando usiamo adattatori come i filtri close-up. La macchina fotografica e il fotografo, inoltre, possono proiettare ombre sul soggetto, spesso molto difficili da evitare. Talvolta il problema è risolvibile semplicemente modificando la posizione di ripresa oppure montando un’ottica con una una lunghezza focale tale da aumentare la distanza tra soggetto e fotocamera. Qualora non fosse possibile farlo, per ottenere risultati dall’aspetto naturale, proviamo a reindirizzare la poca luce disponibile sulle parti in ombra del soggetto sfruttando un pannello riflettente. L’intensità dell’intervento può essere modificata semplicemente spostando il pannello più vicino o più lontano, e regolandone l’angolazione. In commercio troviamo – anche a poco prezzo – modelli pieghevoli e compatti che possiamo tenere comodamente nella borsa insieme alla nostra attrezzatura. In alternativa, usiamo del semplice cartoncino bianco o un foglio d’alluminio per alimenti (la carta stagnola, per intenderci). Se il pannello riflettente non dovesse bastare, passiamo al flash. Il lampo di un flash esterno montato sulla slitta della nostra fotocamera potrebbe mancare (o soltanto parzialmente illuminare, se ostacolato dal barilotto dell’obiettivo) il soggetto. Quindi è meglio staccare il flash dalla macchina fotografica, posizionarlo a lato e attivarlo via cavo o tramite un sistema di triggering wireless.

Close-up: alla ricerca della nitidezza

Una delle difficoltà dei close- up e delle macro è quella di dover gestire profondità di campo molto limitate. La zona di nitidezza, davanti e dietro il piano focale per una data apertura diventa progressivamente più ristretta man mano che l’ingrandimento aumenta. Per esempio, quando fotografiamo un fiore, i suoi stami possono essere nitidi, mentre i petali davanti e dietro saranno sfocati. Allontanando il punto di ripresa avremo più profondità di campo, ma il soggetto apparirà più piccolo. La soluzione migliore resta quella di usare un diaframma più chiuso (numero f/ più alto), una mossa che permette di ampliare la profondità di campo. Stringendo l’apertura, però, la luce che raggiungerà il sensore sarà minore e dovremo allungare i tempi di posa per mantenere una corretta esposizione. Purtroppo, così facendo, crescerà il rischio di ottenere foto mosse per via del movimento della fotocamera. Se il soggetto è statico, il problema è facilmente risolvibile usando un treppiedi, ma se si muove o c’è il vento il tempo di posa potrebbe non essere sufficientemente veloce da “congelare” il movimento. In situazioni come questa, selezioniamo un valore ISO più alto o usiamo il flash. Il grado di nitidezza “back-to-front” può cambiare notevolmente l’impatto dell’immagine finale. Contrariamente a quanto si crede, un’ampia profondità di campo non è sempre un bene con i close-up, perché potrebbero emergere elementi di distrazione in primo piano o sullo sfondo. Una profondità di campo ristretta può d’altra parte isolare il soggetto e guidare l’occhio di chi guarda la foto su un preciso dettaglio.


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