Il metodo stenopeico: un atto anacronistico che concede il privilegio dell’essenzialità

Non di rado si è indotti a pensare che la pratica fotografica sia necessariamente legata a un complesso apparato tecnologico destinato a operatori esperti, allontanando i neofiti dal carattere essenziale da cui essa origina. Molti studiosi in passato si sono interessati alla relativa efficacia della luce nel rappresentare in maniera esatta un’immagine analoga alla realtà. Già negli scritti di Leonardo Da Vinci  raccolti nel Codice Atlantico e negli studi di Giambattista Della Porta, noto studioso napoletano, è evidenziato il fenomeno fisico per cui la luce propagandosi in linea retta nell’etere, attraverso un foro di piccole dimensioni, possa proiettarsi in tanti punti luminosi che accostati fra loro determineranno un’immagine. Dunque, se con determinate circostanze è possibile che si verifichi un’immagine indice della realtà, potremmo con pochi sforzi immaginare che nel realizzare una Pinhole Camera si possa, osservando i risultati, rimanerne meravigliati.

La realizzazione di una Pinhole Camera

Si potrà quindi inizialmente procedere intagliando una scatola dalle dimensioni simili alla misura dell’immagine che si vorrà ottenere, avendo cura di avere una profondità non molto spinta. Di seguito si coprirà con un colorante acrilico nero le pareti al suo interno. In questo modo si attenueranno le riflessioni involontarie di luce provenienti dalle pareti circostanti. Si intaglierà ora al centro di un lato della scatola un’apertura di qualche centimetro, la quale avrà successivamente la funzione di alloggio per il foro stenopeico. Quindi, per realizzare il foro, dovremmo disporre di un ago da cucito e di una lamina sottile di ottone denominata Carta di Spagna, la quale, per la sua sottile struttura, andrà ad evitare aberrazioni cromatiche generate dalla parziale deviazione dei raggi luminosi. Si potrà procedere con l’esercitare una leggera pressione sulla superficie della lamina con la punta dell’ago al fine di perforarla lievemente. Creata l’apertura nella lamina, si andranno a eliminare le asperità causate dalla perforazione utilizzando della carta abrasiva finissima. Sarà poi nostra cura verificare che le dimensioni esterne del lamierino opportunamente intagliato e perforato siano necessarie alla copertura totale dell’alloggio praticato sulla scatola. Utilizzando ora del nastro adesivo, applicheremo tale lamina così lavorata nella sede destinata ad accoglierla. Infine, copriremo il foro stenopeico, avvalendoci di un ritaglio di cartoncino nero fissato opportunamente con del nastro adesivo, nella maniera per cui possa svolgere la funzione di un otturatore. Sarebbe opportuno, illustrati i concetti basilari di costruzione per una Pinhole Camera, entrare nel vivo del progetto, soffermandoci su alcuni aspetti. Si farà attenzione nel determinare un’appropriata distanza focale in rapporto alla dimensione del materiale fotosensibile che si intenderà utilizzare, considerando che al variare di questa distanza, si stabilirà un diverso angolo di campo. Sarà consigliabile dunque, al fine di evitare eccessive vignettature o prolungate esposizioni alla luce, attenersi alla regola per cui la misura della distanza focale sarà la metà della diagonale che interessa il materiale fotosensibile. Applicata questa regola, ci risulterà un angolo di campo inquadrato, pari a un obiettivo grandangolare di 25mm su formato Leica. Determinato ciò, anche per la realizzazione del foro stenopeico si dovrà essere accorti nel generare un diametro di misure ottimali al rapporto con la distanza focale prestabilita. In tale intento, ci sarà d’aiuto dividere la radice quadrata della distanza focale per una costante di 25. Il risultato che si otterrà, sarà la misura esatta del diametro da praticare nella lamina di ottone. Sarà opportuno adesso scannerizzare il lamierino forato al fine di poterne verificare tramite la funzione “righello” in Photoshop l’ampiezza di diametro effettiva. Se dalla verifica risultasse un foro delle dimensioni inferiori a quelle utili, si procederà raffinando la zona forata con della carta abrasiva finissima affinché possa verificarsi l’apertura ottimale. Determinata la distanza focale e l’ampiezza ottimale del foro, bisognerà conoscere il valore di diaframma determinato dal rapporto fra i due. Potremmo quindi, a tale proposito, procedere dividendo la distanza focale espressa in millimetri per l’ampiezza del foro. Il risultato ottenuto sarà il valore di diaframma da considerare in fase di ripresa. Conclusa la realizzazione della Pinhole Camera procederemo in totale assenza di luce, per caricare al suo interno del materiale fotosensibile. Saremo così pronti per effettuare i primi tentativi di esposizione. In questa fase successiva di ripresa fotografica, si utilizzerà un esposimetro che, impostato per la sensibilità ISO in uso, ci fornirà, a misurazione effettuata, il valore esatto di esposizione. A questo parametro sarà aggiunto un valore di tempo ulteriore che compenserà il difetto di reciprocità. Tali valori aggiuntivi sono riportati in foglietti tecnici a corredo delle carte o pellicole che si impiegheranno. Ottenuto così il tempo giusto di esposizione per una data condizione di luce, sarà ora opportuno scoprire il foro stenopeico dall’otturatore che lo copre e permettere alla luce di praticare la sua azione sul materiale fotosensibile. Richiuso il foro, andremo a verificare il risultato ottenuto, sviluppando il materiale esposto con una procedura adeguata in camera oscura. Le immagini così ottenute da una fotocamera munita di foro stenopeico saranno caratterizzate da evidenti vignettature, zone molto ampie di nitidezza e assenza di soggetti in movimento che nell’insieme conferiranno all’immagine un’estetica chiaramente individuabile. Dunque, intravedendo una conclusione per questo breve excursus , vorremmo augurarci di aver incoraggiato i lettori a sperimentare un processo che, anche non considerando le minuzie tecniche espresse pocanzi, non si allontanerebbe di molto dal potenziale espressivo e didattico che lo denota

 

Immagine in evidenza Luzzara, Chiesa di S. Giorgio.
Esposizione 11 secondi su pellicola piana da 320 ISO