La prima grande mania della fotografia: le Carte da Visita

Prima di Instagram le Carte da Visita

La sua ditta contava numerose sale di posa, circa 100 dipendenti e una succursale a Londra. Intorno al 1868, quando finì il boom della carte de visite, iniziò il declino. Chiuse l’attività e si trasferì a Nizza come fotografo ambulante. Rientrò a Parigi nel 1889 dove morì pochi mesi dopo. La sua invenzione è arrivata fino a noi con quelle che oggi chiamiamo foto-tessere. Negli atelier fotografici i clienti erano disposti a ore di attesa pur di accedere alla sala di posa e possedere un proprio ritratto. Per velocizzare le sedute, Disdéri, apprezzato ritrattista, ebbe un’idea geniale. Costruì un apparecchio dotato di 4, 6 o 8 obiettivi e di un’unica lastra. Bastava aprire un otturatore alla volta, senza spostare l’apparecchio o cambiare la negativa, ma solo chiedendo una posa diversa al soggetto, e in pochi minuti otteneva immagini con pose diverse da sviluppare, stampare e vendere. Piccole immagini incollate su un cartoncino con impresso il nome del fotografo. Disdéri aveva inventato la carte de visite: pratica, veloce, economica. Brevettò la sua invenzione nel 1854. Un successo immediato. Il nuovo ritratto fotografico divenne così popolare che molti lo imitarono. Le piccole fotografie si scambiavano come biglietti da visita, si collezionavano se ritraevano personalità, si custodivano gelosamente se erano quelle di un volto amato. Per la Fotografia fu un’invenzione che “fece epoca”, una vera e propria moda. Oltre alla borghesia parigina Disdéri ritrasse le teste coronate dell’intera Europa, principi, imperatori e grazie alla sua produzione abbiamo un vastissimo repertorio fotografico sulla popolazione francese di metà ‘800. Si può a ben titolo considerare Disdéri un precursore nell’invenzione delle moderne macchine automatiche per le fototessere.

Immagine in evidenza

Duc de Coimbra, 1860 ca – © André Adolphe Eugène Disdéri/ George Eastman Museum – Wikimedia Commons