Vallelunga,1965

Ferdinando Scianna: fotografie messe in pagina

Ci sono sempre delle storie dietro le fotografie di Ferdinando Scianna. Racconti e aneddoti che riguardano persone e amicizie, sentimenti e desideri. I retroscena sulla nascita del libro sulle feste religiose raccontano una storia di quelle che capitano solo una volta nella vita e sono capaci di segnare un destino. Fernando Scianna (all’epoca tutti lo chiamavano così) a soli 20 anni, nel 1963, propone la sua prima mostra al circolo culturale di Bagheria. In parete, affissa con puntine da disegno, la sequenza della sua ricerca sulle feste religiose in Sicilia. Un reportage in bianco e nero che doveva servire come documentazione visiva di una tesi di laurea di antropologia. Leonardo Sciascia, concentrato sulla stesura del suo nuovo libro Morte dell’inquisitore, visita per caso l’esposizione, ne rimane colpito e, da vero gentiluomo, lascia un biglietto cortese al giovane Fernando, complimentandosi per il lavoro. Scianna, inorgoglito e incuriosito da quel messaggio, si mette sulla tracce dello scrittore. Il 16 agosto, accompagnato dal nonno Benedetto, Scianna si reca a Butera, per fotografare la festa del Serpentazzo, poi passa da Palma di Montechiaro dove documenta scene di dura miseria. Chiede informazioni sullo scrittore e lo raggiunge in campagna.

Ferdinando Scianna e Leonardo Sciascia: inizio di un’amicizia infinita

Fra i due c’è subito sintonia e l’invito a pranzo. Sciascia chiede di poter avere le fotografie di Palma di Montechiaro e le invia al settimanale Vie Nuove. Ne uscirà una pubblicazione di otto pagine con didascalie secchissime dello stesso Sciascia, che in seguito si proporrà di scrivere il testo per il libro, Feste religiose in Sicilia, pubblicato nel 1965 per Leonardo da Vinci Editore nella collana Piccolo Orizzonte. Ferdinando Scianna ricorda: «Sciascia mi fece capire che la mia idea di usare le foto delle feste religiose come supporto per la tesi di laurea era contraddetta dalle immagini stesse, che rivelavano, secondo lui, ambizioni diverse, e forse più importanti, di narrazione del mondo, anche di quel mondo, piuttosto che della sua analisi e catalogazione. Per me è stata una salvezza. Nonostante io abbia incontrato Sciascia dopo che già da un paio d’anni facevo seriamente fotografie, la sua influenza è stata determinante. Io dico addirittura retroattiva. Finché non mi ha fatto l’offesa terribile di morire, è rimasto il mio angelo paterno.
Il libro sulle feste religiose ottiene un successo incredibile: 7.500 copie ufficiali – in realtà ne uscirono 15.000 –. Durante le presentazioni volano sedie e non sono risparmiati insulti, a causa del contenuto considerato dissacrante. L’Osservatore Romano esce con una stroncatura clamorosa e scrive di un giovane artista – nemmeno fotografo, artista! – plagiato dallo scrittore comunista, che si prende gioco della fede. Ma il libro continua a suscitare interesse. Fernando diventa Ferdinando e ottiene premi e riconoscimenti. Organizza mostre e continua a pubblicare quelle fotografie che riflettono sulla condizione materiale della religione, dando inizio a un percorso professionale e autoriale che non si è mai interrotto. Nel 1967 entra nello staff de L’Europeo e nel 1968 è già inviato in Cecoslovacchia. Nel 1974 altri due incontri sono destinati a segnare la sua vita, quelli con Henri Cartier-Bresson e Romeo Martinez. Il 1982 è l’anno del suo ingresso nella celebre agenzia Magnum. Nel 1987 comincia la sua esperienza nel mondo della pubblicità e della moda –celebre è la collaborazione con Dolce e Gabbana e la musa ispiratrice Marpessa –. Una parentesi di otto anni che lo porta in giro per il mondo sperimentando una nuova dimensione di fotografo.
Scianna riprende la parola: «L’ho già ripetuto fino alla nausea, i libri sono per me scopo e senso del fare. Ne ho pubblicati una cinquantina e ancora altri ne voglio realizzare. Molto di quanto ho tentato di combinare nel mio mestiere, nel bene e nel male, in qualche modo è finito nei miei libri. Libri riusciti e libri sbagliati. Del resto, una fotografia messa in pagina cambia di senso… ho sempre cercato di fare libri con le fotografie e non di fotografie. Ma ci sono vari tipi di libri che può fare un fotografo come me. Ci sono libri che affrontano un tema, un argomento e sono strutturati come saggi o racconti. Ci sono quelli che io chiamo repertorio, nei quali si mettono insieme immagini che rivelano percorsi o ossessioni tematiche e persino estetiche. Delle quali magari non avevi piena coscienza nell’imprevedibile azzardo del fotografare e che prendono senso diventando libro». Insomma, la passione di Ferdinando Scianna per i libri è la somma delle sue eredità culturali e sentimentali. Per lui contano le sue radici, le letture, le poesie, gli incontri, ma anche gli odori e i sapori, in una parola contano i sentimenti. I suoi insegnamenti più preziosi sono la sua costanza e il suo impegno verso una fotografia che continua a essere racconto e memoria.


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