Fernando Alfieri: dieci domande e dieci risposte per scoprire il lavoro di questo fotografo

Fernando Alfieri

Fotografo e giornalista, Fernando Alfieri risponde alle nostre dieci domande, parlandoci dei suoi ultimi progetti – dedicati alla natura e alle passioni che animano i grandi personaggi dello spettacolo – e degli elementi che caratterizzano la sua fotografia, in equilibrio fra tecnica ed emozioni.

Intervista a Fernando Alfieri

  1. Fernando, ci racconti la tua fotografia e il tuo essere fotografo?
    Da sempre il desiderio è di fissare in un’immagine quello che mi circonda. È una passione nata all’età di quattordici anni. Mio padre mi regalò una Minolta che aveva avuto in dono per il suo matrimonio. Ricordo il mio primo giorno in redazione, un’emozione incredibile. Chiesi al direttore della sezione fotografica cosa dovessi fare, e lui mi rispose: “Devi solo osservare e osservando imparare”. E così ho fatto.
  2. Il tuo ultimo progetto s’intitola L’intimo volto dell’artista. Ci presenti questa tua ricerca?
    Ho chiesto a dodici personaggi dello spettacolo di raccontare attraverso i miei scatti le loro passioni. È stato molto emozionante incontrare per qualche ora persone che hanno realizzato i propri sogni con sacrificio diventando vere icone. Penso a Carla Fracci, Lina Wertmüller, Peppino Di Capri, Maurizio Casagrande, Giuseppe Picone, Maurizio De Giovanni, Gigi Savoia e a tanti altri.
  3. Il tuo progetto Dall’alba al tramonto, elogio al pianeta Terra, presentato dalla Fondazione Valenzi di Napoli qualche anno fa, ha ancora una grande forza espressiva.
    Nasce dall’esigenza di far capire che la natura va rispettata in ogni sua forma. La natura può essere madre, ma anche divenire un’implacabile nemica per difesa. La nostra vita sarebbe più serena e semplice se ci ricordassimo di ringraziare la natura, avendone cura.
  4. La mostra che hai visto e che ti ha entusiasmato?
    Quella che ha lasciato un segno forte in me è stata Genesi di Salgado. Le emozioni che mi hanno trasmesso i suoi scatti sono state uniche.
  5. Qual è il ricordo più bello che hai legato a una particolare fotografia o sessione fotografica?
    Quando fui scelto dalla Galleria Borbonica come fotografo ufficiale durante le riprese della trasmissione Ulisse di Alberto Angela. Fotografare con discrezione e curiosità, essere dentro la trasmissione e conoscere uno dei divulgatori scientifici più importanti che abbiamo in Italia è stato un momento di arricchimento culturale e professionale.
  6. Immagina che un grande fotografo del passato ti accompagni in una sessione fotografica per darti qualche consiglio sul campo: chi vorresti al tuo fianco e che cosa gli chiederesti?
    Non ho dubbi nel rispondere a questa domanda. Sicuramente Henri Cartier-Bresson. Per me rimane un autore insuperabile. Studio e faccio studiare ai miei allievi le sue immagini e la sua storia. Passeggiando con lui gli chiederei cosa non dovrebbe mai mancare quando si scatta una fotografia. Sicuramente mi guarderebbe con aria seriosa e penso mi risponderebbe: “La fotografia”.
  7. Quali sono i tre elementi che non possono mai mancare in una tua fotografia e perché?
    La tecnica, la passione e la trasmissione di un’emozione. Un fotografo senza la tecnica è come un velocista che non controlla le proprie gambe. La passione è fondamentale per affrontare i sacrifici necessari in questo mestiere, ma se non si riesce a trasmettere emozione con le proprie immagini abbiamo fallito.
  8. La tua ottica preferita?
    A dire il vero sono due gli obiettivi che porto sempre con me: il 24-70 mm e il 70-200 mm. La prima mi consente di essere operativo nella maggior parte delle situazioni. L’altra di riuscire a cogliere immagini senza disturbare il soggetto. Amo il bokeh.
  9. Qual è l’attrezzatura che oggi utilizzi con maggiore frequenza?
    Una Canon EOS 6D. È una reflex sorprendente; a mio avviso erroneamente inserita tra le semi-professionali. Gli ISO sono retti perfettamente, i file appaiono ben equilibrati e con una risoluzione adeguata alla maggior parte delle richieste.
  10. È maggiore il tempo che impieghi a scattare o quello che impieghi per conoscere il soggetto che andrai a ritrarre e per entrare in sintonia con lui?
    Senza conoscere la persona si rischia di scattare inutilmente. Amo molto Colloquio senza virgolette con H.C.-B. di Ferdinando Scianna, un testo che risponde perfettamente a questa domanda. Quando un soggetto si fida di te, il risultato è assicurato.

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Immagine in evidenza  la Vela di Scampia, a Napoli.