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Andy Warhol Villa Reale Monza

Muore Andy Warhol: è il 22 Febbraio 1987

Il 22 Febbraio 1987 muore Andy Warhol

Il 22 Febbraio 1987, in un ospedale di New York muore Andy Warhol.
Warhol era un instancabile cronista della vita: dalla fine degli anni ’60 alla sua scomparsa nel 1987, haportato con sé, praticamente ovunque andasse, una Polaroid, accumulando così un’enorme collezione di istantanee di amici, personaggi famosi e oscuri, elementi scenografici e di moda e autoritratti. A chi ama la pop art e la magia delle Polaroid consigliamo la mostra “L’alchimista degli anni Sessanta”, curata da Maurizio Vanni, prodotta dal Consorzio Villa Reale e Parco di Monza e dall’Associazione Culturale Spirale D’Idee in collaborazione con l’Associazione Culturale Metamorfosi, col patrocinio del Comune di Monza e della Regione Lombardia, con la partecipazione nel catalogo realizzato da Silvana Editoriale della The Andy Warhol Art Works Foundation for the Visual Arts.
La rassegna, alla Villa Reale di Monza, attraverso 140 immagini, tra le quali le sue icone più riconoscibili, dalla serie dedicata a Jackie e John Kennedy fino a quelle consacranti il mito di Marilyn Monroe, ripercorre l’universo universo creativo dell’artista

 

Andy Warhol alla Villa Reale di Monza

Andy Warhol: il padre della Pop Art a Monza

Dal 25 gennaio al 28 aprile 2019 il padre della Pop Art sarà alla Villa Reale di Monza.  La mostra “L’alchimista degli anni Sessanta”, è curata da Maurizio Vanni, prodotta dal Consorzio Villa Reale e Parco di Monza e dall’Associazione Culturale Spirale D’Idee in collaborazione con l’Associazione Culturale Metamorfosi, col patrocinio del Comune di Monza e della Regione Lombardia, con la partecipazione nel catalogo realizzato da Silvana Editoriale della The Andy Warhol Art Works Foundation for the Visual Arts. La rassegna attraverso 140 immagini, tra le quali le sue icone più riconoscibili, dalla serie dedicata a Jackie e John Kennedy fino a quelle consacranti il mito di Marilyn Monroe, ripercorre l’universo universo creativo dell’artista

Andy Warhol a Monza: le parole del Sindaco

Apriamo la stagione espositiva del 2019 all’Orangerie con un “gigante” dell’arte contemporanea. Andy Warhol ha rivoluzionato il concetto di pop art, ma ha saputo anche indagare sull’America degli anni Sessanta, “cuore” del cambiamento culturale ed economico che si stava attuando in quegli anni. Una mostra di alto profilo culturale che rientra nel più ampio piano di promozione dell’intero complesso monumentale del Piermarini. I beni culturali, patrimonio di tutti i cittadini, per essere valorizzati devono essere “aperti” alla città, anche pensando a soluzioni innovative e partnership con soggetti privati che possano generare nuova economia e turismo di alto valore aggiunto”.  Dichiara a MBNews Dario Allevi, Sindaco della città brianzola.
Secondo il curatore, Maurizio Vanni “Certamente Warhol era un artista che non si accontentava di ciò che veniva definita realtà, cercava una costante trasmutazione della materia nei suoi passaggi dalla fotografia iniziale alla seta (attraverso il processo serigrafico) verso un’ulteriore immagine su tela o su carta così simile, ma al tempo stesso, così difforme dalla precedente. Nelle serie dell’artista americano, la realtà veniva trasformata, fatta rinascere e virare verso qualcosa in cui tutti potevano riconoscersi: l’oggetto quotidiano che alludeva a qualcosa di altro rispetto alla sua funzione consueta pur rimanendo integro e riconoscibile”.“In questa esposizione – ricorda Piero Addis, Direttore Generale della Reggia di Monza -, che rientra nell’ampio progetto di valorizzazione e promozione del compendio monumentale della Reggia di Monza, viene analizzata non solo la figura dell’artista ma anche il rapporto con la società dei consumi e l’evoluzione della cultura americana attraverso una selezione di opere della sua vastissima produzione, affiancate a quelle meno note. La Pop Art di Andy Wharol, come diceva egli stesso, “è amare le cose”. Adoro l’America…le mie immagini rappresentano i prodotti brutalmente impersonali e gli oggetti chiassosamente materialistici che sono le fondamenta dell’America d’oggi. E’ una materializzazione di tutto ciò che si può comprare e vendere, dei simboli concreti ma effimeri che ci fanno vivere”.

 

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