Tag archive

Andy Warhol

Prima di Instagram c’era la Polaroid e Warhol

Sembra ieri ma sono già passati … 71 anni! Correva l’anno 1937 quando il mitico Edwin Land diede vita a quella che in breve divenne l’azienda produttrice di materiale fotografico che rivoluzionò il concetto stesso di di fotografia: la Polaroid.

Andy Wharol insieme a Oliviero Toscani

La prima macchina Polaroid venne messa in vendita nel 1948, ma la macchina che ebbe più successo fu la Folding Pack. Il maestro della pop art Andy Warhol fu (come si direbbe oggi) il testimonial più celebre della fotografia a sviluppo immediato e tra i più grandi appassionati delle iconiche fotografie quadrate tanto da farne un elemento centrale di molte sue opere. Warhol invitava gli ospiti a pranzo, poi li faceva sedere di fronte a un muro, li truccava e poi scattava.  “Una foto significa sapere dove mi trovavo in ogni momento. Per questo motivo scatto fotografie. È un diario visivo” – spiegava Andy Warhol.

Warhol era un instancabile cronista della vita: dalla fine degli anni ’60 alla sua scomparsa nel 1987, ha portato con sé, praticamente ovunque andasse, una Polaroid, accumulando così un’enorme collezione di istantanee di amici, personaggi famosi e oscuri, elementi scenografici e di moda e autoritratti. A chi ama la pop art e la magia delle Polaroid consigliamo Andy Warhol. Polaroids una bellissima monografia realizzata da Richard B. Woodward, critico d’arte del New York Times, in collaborazione con la Andy Warhol Foundation che raccoglie centinaia di istantanee, la maggior parte delle quali inedita. Ritratti di celebrità come Mick Jagger, Alfred Hitchcock, Jack Nicholson, OJ Simpson, Pelé, Debbie Harry compaiono accanto a immagini del suo entourage e della sua vita, panorami e nature morte. Spesso spontanee, le Polaroid di Warhol documentano la sua era in modo analogo a quanto Instagram fa oggi nei suoi quadrati digitali pubblicati on-line da milioni di persone che hanno reso così, forse, ancora più “pop” la creazione di immagini evocative che congelano frammenti della realtà quotidiana.

 

 

Warhol nella Basilica della Pietrasanta: Un mondo alla ricerca di senso

Andy Warhol Marilyn, 1967 Serigrafia su carta, 91,4x91,4 cm 225/250 Collezione Eugenio Falcioni © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc. by SIAE 2019 per A. Warhol

Un’esposizione interamente dedicata al mito di Andy Warhol giunge alla Basilica di Pietrasanta di Napoli che, dal 26 settembre 2019 al 23 febbraio 2020 con oltre 200 opere scelte, regala al pubblico una visione completa della produzione artistica del genio americano che ha rivoluzionato il concetto di opera d’arte a partire dal secondo dopoguerra. Immortali icone e ritratti, polaroid e acetati, disegni e il mondo della musica, il brand e l’Italia: nel capoluogo campano arriva – in sette sezioni – quel mondo Pop che ha segnato l’ascesa di Warhol come l’artista che ha stravolto in maniera radicale qualunque definizione estetica precedente, attraverso miti dello Star System e del merchandising come le intramontabili Campbell’s Soup, il ritratto serigrafato di Marilyn derivato da un fotogramma di Gene Korman, le celebri serigrafie di Mao del 1972 e il famosissimo Flowers del 1964.

Warhol nella Basilica della Pietrasanta: il percorso espositivo

In oltre 200 opere il percorso artistico e privato di un uomo eclettico che ha segnato l’arte a tutto tondo, trasformando visioni e concetti, fermando nell’immaginario collettivo volti, colori e scene e regalando all’Arte tutta, un aspetto nuovo. Questa esposizione si avvale del patrocinio del Comune di Napoli, promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, sotto l’egida dell’Arcidiocesi di Napoli e in sintonia con la sezione San Luigi della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale Scuola di Alta Formazione di Arte e Teologia, con la Rettoria della Basilica di S. Maria Maggiore alla Pietrasanta e con l’Associazione Pietrasanta Polo Culturale ONLUS. Accanto a opere che raccontano la scena americana del ‘900, nelle sale della Pietrasanta anche lavori che rivelano il rapporto di Warhol con l’Italia e un focus dedicato alla città di Napoli col suo Vesuvius del 1985 e il Ritratto di Beuys, realizzato nel 1980 in occasione della mostra tenutasi presso la Galleria Amelio.
Presenti in mostra i suoi immancabili ritratti di grandi personaggi, figure storiche che il suo genio e la sua arte hanno trasformato in leggende contemporanee: i volti di Man Ray, Keith Haring, Edvard Munch, Lenin, Giorgio Armani e un rarissimo ritratto della Monna Lisa realizzato con inchiostro serigrafico su pergamena nel 1978. E ancora Liz, la serie Ladies and Gentlemen e i suoi Self portrait, per poi passare al legame con il mondo della moda e della comunicazione. Ad arricchire l’esposizione una sezione di disegni che accoglie alcuni rari esempi degli anni ‘50 derivanti dalla fase pre pop di Andy Warhol come raffigurazioni di anelli, orecchini e gemme provenienti dal suo primo lavoro di illustratore, poco conosciuta dal grande pubblico. Ampio spazio è dedicato ancora al rapporto tra Warhol e il mondo della musica: insieme ad alcune delle più memorabili cover progettate e realizzate come The Velvet Undreground & Nico, sono esposti i ritratti di Mick Jagger, Miguel Bosè, Billy Squier.
Fondamentali per la comprensione del modus operandi “warholiano” sono le polaroid e gli acetati fotografici utilizzati per la successiva realizzazione dei ritratti: esposte icone del mondo del cinema come Arnold Schwarznegger, Silvester Stallone, Alba Clemente; del mondo musicale quali Grace Jones, Mick Jagger, Ron Wood, Stevie Wonder. Dall’ambito moda non mancheranno Gianni Versace, Valentino, Jean Paul Gaultier e ultimi ma non meno importanti i celebri Self Portrait dalla parrucca color argento.
La mostra Andy Warhol è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia con Eugenio Falcioni in collaborazione con l’Associazione Pietrasanta Polo Culturale Onlus e Art Motors ed è curata da Matteo Bellenghi.

Fino al 23 febbraio 2020
Info e prenotazioni www.arthemisia.it
T+39 081 1865991

Contact Warhol. Fotografia senza fine

Nell’ultimo decennio della sua vita, Andy Warhol portava quasi sempre con sé una macchina fotografica reflex a lenti singole da 35 millimetri, con cui scattava quasi un intero rullino al giorno: immagini legate alla sfera intima e privata dell’artista ma anche ritratti di celebrità quali Liza Minnelli, Bianca Jagger e Debbie Harry. Acquisiti dal Cantor Arts Center della Stanford University, gli scatti vengono pubblicati per la prima volta dando vita a un’incredibile antologia fotografica accompagnata dagli approfondimenti critici di Jessica Beck, Jon Davies e Alexis Bard Johnson. Anticipando le nostre abitudini fotografiche Warhol, una volta, dichiarò: «Una foto significa che so dove sono stato ogni minuto. Ecco perché fotografo»

Andy Warhol viene gravemente ferito: è il 3 giugno 1968

E’ il 3 Giugno 1968 quando l’attrice Valerie Solanas colpisce con tre colpi di pistola, nel suo studio di New York, Andy Warhol, padre della Pop Art. Rianimato, l’artista è in gravissime condizioni. La donna si costituirà alla Polizia, poche ore dopo l’attentato.

ANDY WARHOL: l’alchimista degli anni Sessanta

Andy Warhol, J Beuys, 1980-83, serigrafia su carta, 101.6x81.2

Andy Warhol: 140 opere di uno degli assoluti maestri del Novecento che meglio ha saputo interpretare la società contemporanea.
L’alchimista degli anni Sessanta, curata da Maurizio Vanni, prodotta dal Consorzio Villa Reale e Parco di Monza e dall’Associazione Culturale Spirale D’Idee in collaborazione con l’Associazione Culturale Metamorfosi, col patrocinio del Comune di Monza e della Regione Lombardia, con la partecipazione nel catalogo realizzato da Silvana Editoriale della The Andy Warhol Art Works Foundation for the Visual Arts. La rassegna presenta 140 opere del padre della Pop Art, in grado di ripercorrere il suo universo creativo, attraverso le icone più riconoscibili della sua arte, dalle serie dedicate a Jackie e John Kennedy a quelle consacrate al mito di Marilyn Monroe, dalla osservazione critica della società contemporanea, attraverso la riproduzione seriale di oggetti della quotidianità consumista, all’analisi degli altri aspetti come la musica o la rivoluzione sessuale.

Andy Warhol: la serigrafia fotografica

A dare corpo ed enfasi al percorso espositivo c’è una sezione dal titolo Il consumismo con gli oggetti del quotidiano e della serialità. Interprete tra i più lucidi del suo tempo, agli inizi della sua carriera, Andy Warhol vedeva nell’oggetto di consumo di massa, il simbolo dell’immaginario popolare di cui si nutriva la Pop Art e qui testimoniato dalle serigrafie delle lattine di zuppa Campbell, del detersivo Brillo, e delle banconote di dollari americani. L’esigenza di una produzione seriale e la volontà di ripetere i soggetti con rapidità, portò Warhol a sperimentare la tecnica della serigrafia fotografica, un procedimento che modificò il suo approccio all’arte visiva. Si tratta di un sofisticato processo di stampa nel quale un’immagine fotografica trasferita su una superficie di seta poteva essere velocemente duplicata su tela distendendo la stoffa sulla superficie da imprimere e, successivamente, applicando pittura o inchiostro con una spatola di gomma.
Particolarmente suggestiva è la sezione che si occupa dei Miti oltre il tempo. L’occasione per sfruttare al massimo le opportunità legate alla serigrafia fotografica fu data dalla morte di Marilyn Monroe nell’agosto del 1962; appena saputa la notizia, infatti, Warhol decise di realizzare una serie di opere utilizzando una foto pubblicitaria in bianco e nero tratta dal film “Niagara” del 1953. A Villa Reale s’incontrano alcune di queste serigrafie, accanto a quelle della serie Jackie, ovvero le immagini di Jacqueline Kennedy, colte durante il funerale del marito John Fitzgerald Kennedy. Il presidente degli Stati Uniti è inoltre il protagonista di Flash, undici serigrafie che raffigurano la rappresentazione mediatica dell’assassinio del 22 novembre 1963.
Amore per la musica. Da producer a ideatore di cover documenta la passione di Warhol per la musica, sia essa rock, jazz, pop, lirica, di cui fu produttore, come nel caso dei Velvet Underground di Lou Reed e Nico, o creatore di copertine, come quelle di artisti quali Diana Ross, The Rolling Stones John Lennon, Aretha Franklin, Miguel Bosé, Loredana Bertè e altri.
Mentre negli anni Sessanta le figure ritratte mantenevano personalità e caratterizzazione fisiognomica ancora definita, nei lavori degli anni Settanta, Warhol utilizzava procedimenti più neutrali, anonimi e meccanizzati per arrivare ad avere una precisione inespressiva priva di intensità emotiva. Il suo obiettivo era quello di scoprire la verità e non la realtà, quell’essenza del mondo e delle cose che può giungere all’uomo solamente attraverso i mezzi di comunicazione di massa. In Personaggi celebri. A uso e consumo si trovano ritratti di Muhammad Alì, Mao Tse-Tung – anch’egli diventato un prodotto di consumo di massa – o la nuova serie di Marilyn, o le immagini di altre personalità quali Leo Castelli, David Hockney, Man Ray, realizzate agli inizi degli anni Settanta, caratterizzate da un deciso aumento di interventi diretti, di tratti e di colore, attraverso pennelli e dita sulla carta, o ancora di Liza Minnelli, Truman Capote, Carolina Herrera, della seconda metà del decennio, contraddistinte da una stesura omogenea di colori vivaci e volti che, in relazione alla proporzione con lo spazio, risultavano molto più grandi del reale. La mostra continua con la sezione che analizza la Rivoluzione sessuale di cui Warhol fu testimone e uno dei principali artefici della liberazione dei costumi, attraverso la famosa serie Ladies and Gentleman del 1975, nella quale i personaggi rappresentati, immortalati con pose e pettinature eccentriche e singolari, erano contaminati con campiture di colore improbabile e innaturale come l’arancio, il lilla, il verde acido, il rosso acceso, il blu manganese, il giallo ocra, oppure con delle semplici e nitide inquadrature frontali, o a tre quarti, dove era evidente il travestimento. A queste si aggiungono le foto di Makos che ritraggono Warhol in abiti femminili e la proiezione del film Women in revolt del 1971, prodotto da Andy Warhol, girato nella New York del fermento della rivoluzione sessuale e doppiato nella versione italiana da Vladimir Luxuria.
Il percorso, che prevede un’ulteriore tappa con l’esposizione dei gioielli di Armando Tanzini dal gusto pop e contaminazioni africane ideati e prodotti in collaborazione con Andy Warhol, si chiude con la proiezione dell’ultimo film girato da Andy Warhol del suo viaggio da New York a Cape Code nel maggio del 1982.
Accompagna la mostra un volume (Silvana Editoriale) con testi del curatore, e testimonianze di Vladimir Luxuria, per gli aspetti legati alla rivoluzione sessuale e dei Nomadi, per quelli connessi alla musica e di Pietro Folena e Francesco Gallo Mazzeo.
Dopo Monza, Andy Warhol. L’alchimista degli anni Sessanta si trasferirà in tre meravigliosi palazzi storici pugliesi. Dal 9 maggio, infatti, e fino al 24 novembre, le 140 opere di Warhol, grazie ad un progetto di mostra diffusa sul territorio, già precedentemente realizzato da Puglia Mic-Experience e Associazione Metamorfosi in collaborazione con la Regione Puglia e i comuni di Martina Franca, Mesagne e Ostuni, saranno esposte in tre fra i più importanti e suggestivi spazi pugliesi: il Castello Normanno Svevo di Mesagne, Palazzo Tanzarella a Ostuni e Palazzo Ducale a Martina Franca.

 

 

ANDY WARHOL. L’alchimista degli anni Sessanta
Monza, Reggia di Monza Orangerie (viale Brianza, 1)
Fino al 28 aprile 2019

 

 

Leonardo & Warhol: The genius Experience. Un lungo viaggio nel tempo, dalla Milano del Quattrocento a quella verticale dei nostri giorni

Andy Warhol, The last supper; collezione Creval

Leonardo & Warhol: The genius Experience. Un lungo viaggio nel tempo, dalla Milano del Quattrocento a quella verticale dei nostri giorni. Un itinerario di sei secoli accompagnati da Leonardo da Vinci e Andy Warhol, due protagonisti delle loro rispettive epoche che hanno avuto in Milano un loro punto di incontro, seppur a quattro secoli di distanza. In occasione delle celebrazioni per il V centenario della morte di Leonardo, dal 1 marzo al 30 giugno 2019, la Cripta di San Sepolcro a Milano, ospita LEONARDO & WARHOL. The genius experience, un’iniziativa, curata da Giuseppe Frangi, nata dall’idea del Gruppo MilanoCard, gestore della Cripta di San Sepolcro, in co-produzione con la Veneranda Pinacoteca e Biblioteca Ambrosiana, il Credito Valtellinese e MedialArt. Il percorso espositivo prende avvio dalla sala Sottofedericiana della Pinacoteca Ambrosiana e si apre con uno show multimediale che, attraverso immagini e musiche di grande suggestione proiettate con effetti a 360°, guiderà il visitatore nella Milano vissuta, disegnata e immaginata da Leonardo da Vinci per condurlo alla visione di The Last Supper di Andy Warhol, l’opera site-specific con cui nel 1987 il padre della Pop Art reinterpretò il Cenacolo leonardesco in occasione della sua ultima mostra – organizzata dal Credito Valtellinese – presso il Refettorio delle Stelline. Sarà un viaggio scandito per temi che la mente visionaria di Leonardo aveva anticipato e che hanno segnato la storia e lo sviluppo di Milano. Il percorso narrerà l’uso delle acque, il rapporto con la terra e con la natura, l’innovazione tecnologica e quella architettonica che ha portato alla Milano dei grattacieli e del Bosco verticale. A Milano Leonardo inventa un nuovo modo di guardare il mondo con la sua pittura, con una capacità di osservazione che ha aperto strade allo sviluppo della scienza. Ma ci sarà anche la Milano della musica e quella solidale prefigurata dalla tavola dell’Ultima Cena, che approda alla tavola del Refettorio Ambrosiano e allo svelamento dell’opera di Warhol. Quindi, passando lungo il corridoio leonardiano, il percorso si chiuderà nella cripta della chiesa del Santo Sepolcro, un luogo a cui Leonardo era molto legato e che in una mappa del Codex Atlanticus, indicava come il vero centro di Milano. La cripta, i cui restauri saranno a breve completati, è uno straordinario monumento artistico e archeologico nel cuore dell’antica Milano.

 

LEONARDO & WARHOL. The genius experience
Milano, Cripta di Santo Sepolcro (ingresso da piazza Santo Sepolcro)
Fino al 30 giugno 2019
Orari: dal martedì alla domenica, dalle 10.00 alle 20.00
www.thegeniusexperience.it

 

Muore Andy Warhol: è il 22 Febbraio 1987

Il 22 Febbraio 1987 muore Andy Warhol

Il 22 Febbraio 1987, in un ospedale di New York muore Andy Warhol.
Warhol era un instancabile cronista della vita: dalla fine degli anni ’60 alla sua scomparsa nel 1987, haportato con sé, praticamente ovunque andasse, una Polaroid, accumulando così un’enorme collezione di istantanee di amici, personaggi famosi e oscuri, elementi scenografici e di moda e autoritratti. A chi ama la pop art e la magia delle Polaroid consigliamo la mostra “L’alchimista degli anni Sessanta”, curata da Maurizio Vanni, prodotta dal Consorzio Villa Reale e Parco di Monza e dall’Associazione Culturale Spirale D’Idee in collaborazione con l’Associazione Culturale Metamorfosi, col patrocinio del Comune di Monza e della Regione Lombardia, con la partecipazione nel catalogo realizzato da Silvana Editoriale della The Andy Warhol Art Works Foundation for the Visual Arts.
La rassegna, alla Villa Reale di Monza, attraverso 140 immagini, tra le quali le sue icone più riconoscibili, dalla serie dedicata a Jackie e John Kennedy fino a quelle consacranti il mito di Marilyn Monroe, ripercorre l’universo universo creativo dell’artista

 

Andy Warhol alla Villa Reale di Monza

Andy Warhol: il padre della Pop Art a Monza

Dal 25 gennaio al 28 aprile 2019 il padre della Pop Art sarà alla Villa Reale di Monza.  La mostra “L’alchimista degli anni Sessanta”, è curata da Maurizio Vanni, prodotta dal Consorzio Villa Reale e Parco di Monza e dall’Associazione Culturale Spirale D’Idee in collaborazione con l’Associazione Culturale Metamorfosi, col patrocinio del Comune di Monza e della Regione Lombardia, con la partecipazione nel catalogo realizzato da Silvana Editoriale della The Andy Warhol Art Works Foundation for the Visual Arts. La rassegna attraverso 140 immagini, tra le quali le sue icone più riconoscibili, dalla serie dedicata a Jackie e John Kennedy fino a quelle consacranti il mito di Marilyn Monroe, ripercorre l’universo universo creativo dell’artista

Andy Warhol a Monza: le parole del Sindaco

Apriamo la stagione espositiva del 2019 all’Orangerie con un “gigante” dell’arte contemporanea. Andy Warhol ha rivoluzionato il concetto di pop art, ma ha saputo anche indagare sull’America degli anni Sessanta, “cuore” del cambiamento culturale ed economico che si stava attuando in quegli anni. Una mostra di alto profilo culturale che rientra nel più ampio piano di promozione dell’intero complesso monumentale del Piermarini. I beni culturali, patrimonio di tutti i cittadini, per essere valorizzati devono essere “aperti” alla città, anche pensando a soluzioni innovative e partnership con soggetti privati che possano generare nuova economia e turismo di alto valore aggiunto”.  Dichiara a MBNews Dario Allevi, Sindaco della città brianzola.
Secondo il curatore, Maurizio Vanni “Certamente Warhol era un artista che non si accontentava di ciò che veniva definita realtà, cercava una costante trasmutazione della materia nei suoi passaggi dalla fotografia iniziale alla seta (attraverso il processo serigrafico) verso un’ulteriore immagine su tela o su carta così simile, ma al tempo stesso, così difforme dalla precedente. Nelle serie dell’artista americano, la realtà veniva trasformata, fatta rinascere e virare verso qualcosa in cui tutti potevano riconoscersi: l’oggetto quotidiano che alludeva a qualcosa di altro rispetto alla sua funzione consueta pur rimanendo integro e riconoscibile”.“In questa esposizione – ricorda Piero Addis, Direttore Generale della Reggia di Monza -, che rientra nell’ampio progetto di valorizzazione e promozione del compendio monumentale della Reggia di Monza, viene analizzata non solo la figura dell’artista ma anche il rapporto con la società dei consumi e l’evoluzione della cultura americana attraverso una selezione di opere della sua vastissima produzione, affiancate a quelle meno note. La Pop Art di Andy Wharol, come diceva egli stesso, “è amare le cose”. Adoro l’America…le mie immagini rappresentano i prodotti brutalmente impersonali e gli oggetti chiassosamente materialistici che sono le fondamenta dell’America d’oggi. E’ una materializzazione di tutto ciò che si può comprare e vendere, dei simboli concreti ma effimeri che ci fanno vivere”.

 

Prima di Instagram: la Polaroid e Warhol

Polaroid e Warhol

Sembra ieri ma sono già passati … 81 anni! Correva l’anno 1937 quando il mitico Edwin Land diede vita a quella che in breve divenne l’azienda produttrice di materiale fotografico che rivoluzionò il concetto stesso di di fotografia: la Polaroid.

La prima macchina Polaroid venne messa in vendita nel 1948

La prima macchina Polaroid venne messa in vendita nel 1948, ma la macchina che ebbe più successo fu la Folding Pack. Il maestro della pop art Andy Warhol fu (come si direbbe oggi) il testimonial più celebre della fotografia a sviluppo immediato e tra i più grandi appassionati delle iconiche fotografie quadrate tanto da farne un elemento centrale di molte sue opere. Warhol invitava gli ospiti a pranzo, poi li faceva sedere di fronte a un muro, li truccava e poi scattava.  “Una foto significa sapere dove mi trovavo in ogni momento. Per questo motivo scatto fotografie. È un diario visivo” – spiegava Andy Warhol.

Warhol:  instancabile cronista della vita:

Warhol era un instancabile cronista della vita: dalla fine degli anni ’60 alla sua scomparsa nel 1987, ha portato con sé, praticamente ovunque andasse, una Polaroid, accumulando così un’enorme collezione di istantanee di amici, personaggi famosi e oscuri, elementi scenografici e di moda e autoritratti. A chi ama la pop art e la magia delle Polaroid consigliamo Andy Warhol. Polaroids una bellissima monografia realizzata da Richard B. Woodward, critico d’arte del New York Times, in collaborazione con la Andy Warhol Foundation che raccoglie centinaia di istantanee, la maggior parte delle quali inedita. Ritratti di celebrità come Mick Jagger, Alfred Hitchcock, Jack Nicholson, OJ Simpson, Pelé, Debbie Harry compaiono accanto a immagini del suo entourage e della sua vita, panorami e nature morte. Spesso spontanee, le Polaroid di Warhol documentano la sua era in modo analogo a quanto Instagram fa oggi nei suoi quadrati digitali pubblicati on-line da milioni di persone che hanno reso così, forse, ancora più “pop” la creazione di immagini evocative che congelano frammenti della realtà quotidiana.
 
 
 

Andy Warhol: le foto inedite dell’artista pop più famoso di sempre

Andy Warhol come non l’abbiamo mai visto

La Andy Warhol Foundation, a trentun’anni  dalla morte dell’artista ha deciso di rendere pubbliche migliaia di foto inedite scattate da Andy Warhol.: pezzi della sua vita, celebrità e amici raccolti in una collezione di oltre centotrentamila fotogrammi che la Andy Warhol Foundation utilizzerà, inoltre,  per la realizzazione di un libro.
Le immagini risalgono al periodo che va dal 1976 alla sua morte, nel 1987 e confluiranno nel Contact Warhol Project.  Secondo quanto si legge sul Guardian, l’artista ha sviluppato solo il diciassette per cento degli scatti.
La collezione è di proprietà della Stanford University, dove sarà esposta a settembre una prima selezione delle foto; per la biblioteca digitale si pensa che la pubblicazione potrebbe avvenire entro la fine del 2018. A novembre invece verrà pubblicato il libro.

“È Warhol come non si è mai visto prima. Osserviamo la sua vita quotidiana come non abbiamo mai potuto fare prima che questi negativi venissero sviluppati e resi pubblici. I negativi non solo offrono nuove e importanti intuizioni sulla vita e il lavoro di Warhol, ma aiutano anche a chiarire le questioni relative a ciò che lo ha motivato e preoccupato durante l’ultimo decennio della sua vita” , ha detto Richard Meyer, professore d’arte a Stanford al Guardian.
La mostra dell’artista farà il suo debutto al Whitney di New York nel 2019 

0 0,00
Go to Top