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Anthropocene

Grande successo per Anthropocene al MAST di Bologna

Makoko #2, Lagos, Nigeria 2016 © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Si è chiusa con un grande successo di pubblico Anthropocene, mostra multimediale frutto della collaborazione quadriennale tra il fotografo Edward Burtynsky e i registi Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier, che hanno indagato e documentato l’impatto crescente delle attività umane sul nostro Pianeta (ne avevamo parlato qui). Allestita per la prima volta in Europa al MAST di Bologna, l’esposizione è stata prorogata per ben due volte (fino al 5 gennaio 2020) e visitata da 155mila persone. Sono state 620 le visite guidate organizzate per il pubblico, curate dai mediatori culturali della Fondazione MAST, cui hanno partecipato 15.800 persone. Ben 15.500 gli studenti coinvolti, che hanno effettuato 600 visite guidate. La mostra è stata completata nel corso dei mesi dai MAST. Dialogues on Anthropocene: 77 tra talk, incontri e proiezioni del film Anthropocene: the Human Epoch (Anthropocene: l’Epoca Umana), codiretto dai tre artisti e narrato dal premio Oscar Alicia Vikander.

Anthropocene: l’impatto dell’uomo sulla Terra

Numeri straordinari che riflettono la sempre crescente presa di consapevolezza dell’opinione pubblica rispetto alle conseguenze che i cambiamenti climatici e le attività umane hanno sull’ambiente e sulle nostre vite. Eventi drammatici come gli incendi che hanno colpito l’Amazzonia e l’Australia o le inondazioni in Iran e in Sud Sudan non devono farci dimenticare che tanti problemi affliggono anche il nostro Paese: secondo il nuovo Climate Risk Index pubblicato da Germanwatch, infatti, l’Italia si classifica al 21esimo posto nel mondo per impatti da eventi climatici estremi nel 2018. Tra il 1999 al 2018, il nostro Paese ha registrato 19.947 morti riconducibili agli eventi meteorologici estremi mentre le perdite economiche sono state quantificate in 32,92 miliardi di dollari.

Anthropocene: le dichiarazioni degli artisti

Ha commentato Urs Stahel, curatore della mostra: «Anthropocene era stata pianificata per quattro mesi ed è durata otto, senza mai registrare un calo del numero di visitatori. Stupefacente, sorprendente e inaspettato. Un anno fa immaginavamo che il tema del clima sarebbe diventato sempre più dominante, ma in pochi mesi tutto è cambiato: è arrivata Greta, sono iniziate le manifestazioni Friday for Future e nell’opinione pubblica è cresciuta la consapevolezza sui temi legati all’ambiente e al cambiamento climatico, che sono al centro della mostra e del film». «Ci dispiace salutare Anthropocene alla Fondazione MAST – hanno dichiarato Edward Burtynsky, Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier. Ci fa sperare sapere che questo progetto ha avuto un grande impatto su visitatori di tutte le età e che continuerà a far crescere la consapevolezza su temi diventati urgenti in tutto il mondo».

Anthropocene, un’esperienza immersiva al MAST

Anthropocene, un’esperienza immersiva al MAST. «L’impatto dei comportamenti umani condiziona l’esistenza di ogni organismo vivente del pianeta»: è questo il presupposto su cui si fonda Anthropocene, la grande mostra multimediale che ha inaugurato presso la Fondazione MAST di Bologna e che indaga l’impronta indelebile che l’uomo lascia ogni giorno sulla Terra attraverso le straordinarie immagini di Edward Burtynsky, i filmati di Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier e installazioni di realtà aumentata.

Spiega Urs Stahel, curatore della mostra: «L’enorme aumento della popolazione e la sua velocità di riproduzione pongono l’umanità stessa e la natura nella quale e con la quale viviamo di fronte a problemi di eccezionale portata – non a caso il cambiamento climatico è un tema ricorrente nei media. Per descrivere il fenomeno alcuni scienziati hanno coniato il termine Anthropocene. Questo concetto indica che l’impatto esercitato dall’essere umano – dall’Homo Sapiens – ha raggiunto negli ultimi decenni proporzioni tali da essere equiparabile, se non addirittura superiore per forza e importanza, alle trasformazioni subite dalla Terra nel corso delle ere geologiche precedenti».

Anthropocene, un’esperienza immersiva

Dalle cave di marmo di Carrara all’enorme discarica di Dandora, in Kenya, dalle miniere di potassio dei Monti Urali in Russia alle vasche di evaporazione del litio nel Deserto di Atacama, le trentacinque fotografie in grande formato di Edward Burtynsky ritraggono un pianeta segnato dalla mano dell’uomo, lanciando un monito – non c’è più tempo, bisogna cambiare ora – ma allo stesso tempo gettando un seme di speranza che forse, come ricorda la regista Jennifer Baichwal, le generazioni più giovani hanno già raccolto.

Alle fotografie si affiancano quattro murales ad alta risoluzione, in cui si abbinano tecniche fotografiche e filmiche: attraverso la App AVARA (scaricabile gratuitamente sul proprio smartphone o sui tablet messi a disposizione dal MAST) è possibile inquadrare un punto della fotografia per dare il via a brevi estensioni video di Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier, che permettono ai visitatori di esaminare nei minimi dettagli la complessità delle “incursioni” umane sul pianeta. E ancora, tredici videoinstallazioni e tre installazioni di Realtà Aumentata che rendono Anthropocene un’esperienza immersiva che non può lasciare indifferenti circa il destino del nostro pianeta. Un destino di cui tutti noi dobbiamo farci carico.

Info:
Anthropocene
a cura di Sophie Hackett, Andrea Kunard, Urs Stahel
dal 16 maggio al 05 gennaio 2020
Fondazione MAST – Via Speranza 42, Bologna – www.mast.org

Foto del mese: una traccia indelebile

Una cesura “taglia in due” la fotografia di Edward Burtynsky: a destra la lussureggiante foresta del Borneo malese, habitat del minacciato orango; a sinistra le piantagioni di palma da olio che, anno dopo anno, distruggono ettari di verde, minando la biodiversità del pianeta.
Una traccia indelebile delle trasformazioni che l’uomo ha prodotto in ogni angolo del mondo. Gli esempi di questo intervento, purtroppo, non mancano: dalle cave di marmo di Carrara alla discarica di Dandora, in Kenya, dalle miniere di potassio dei Monti Urali alle vasche di evaporazione del litio nel Deserto di Atacama. Il fotografo canadese – con i registi Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier – ha raccolto decine di scatti, esposti nella mostra Anthropocene, in scena alla Fondazione MAST di Bologna fino al 22 settembre (www.mast.org). È stato un gruppo internazionale di scienziati, l’Anthropocene Working Group, a coniare questo termine per indicare il passaggio a una nuova epoca geologica, quella del dominio dell’uomo (dal greco anthropos) sul pianeta. Spiega Urs Stahel, curatore della mostra con Sophie Hackett e Andrea Kunard: «L’enorme aumento della popolazione e la sua velocità di riproduzione pongono l’umanità stessa e la natura nella quale e con la quale viviamo di fronte a problemi di eccezionale portata – non a caso il cambiamento climatico è un tema ricorrente nei media. Per descrivere il fenomeno alcuni scienziati hanno coniato il termine Anthropocene. Questo concetto indica che l’impatto esercitato dall’essere umano – dall’Homo Sapiens – ha raggiunto negli ultimi decenni proporzioni tali da essere equiparabile, se non addirittura superiore per forza e importanza, alle trasformazioni subite dalla Terra nel corso delle ere geologiche precedenti». Gli esseri umani sono diventati la forza più determinante del pianeta: l’urbanizzazione, l’estrazione mineraria, la deviazione dei corsi d’acqua, l’agricoltura sono la testimonianza più drammatica di questo potere: le fotografie di Burtynsky e i filmati di Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier ce lo ricordano, imponendoci un’assunzione di responsabilità a nome dell’intero genere umano. Eppure, queste immagini ci ricordano che con la stessa determinazione, con la stessa forza, l’uomo può diventare artefice di un nuovo destino, può scrivere una nuova pagina… se lo vogliamo, siamo ancora in tempo.

 

Immagine in evidenza Clearcut #1, Palm Oil Plantation, Borneo, Malaysia 2016 © Edward Burtynsky,

Anthropocene: l’uomo e il pianeta

In anteprima europea, il MAST di Bologna ospita Anthropocene, mostra multidisciplinare che indaga l’impatto dell’uomo sul pianeta attraverso le straordinarie immagini di Edward Burtynsky, i filmati di Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier e installazioni di realtà aumentata. L’esposizione, curata da Urs Stahel, Sophie Hackett e Andrea Kunard, è frutto della collaborazione fra i tre artisti, durata quattro anni, con l’obiettivo di documentare l’indelebile impronta umana sulla Terra: dalle barriere frangiflutti edificate sul 60% delle coste cinesi alle ciclopiche macchine costruite in Germania, dalle psichedeliche miniere di potassio nei monti Urali in Russia alla devastazione della Grande barriera corallina australiana, dalle vasche di evaporazione del litio nel deserto di Atacama alle cave di marmo di Carrara e a una delle più grandi discariche del mondo in Kenya. Spiega Urs Stahel: «Burtynsky documenta questo proliferare di interventi a danno della natura, sempre più invasivi, e lo fa attraverso la forza essenziale delle sue immagini e lo sguardo attento susimmetrie, figure circolari,griglie e linee geometriche pure. Le opere di grande formato sono un crescendo di forme e colori e sono affiancate al materiale filmico, realizzato da Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier, caratterizzato da inquadrature e tagli che si fondono con l’effetto coinvolgente e crudo delle immagini al rallentatore. L’osservatore viene catturato e affascinato esattamente come avviene, per un ascoltatore, con la Quinta Sinfonia di Beethoven». Parte integrante della mostra il docufilm ANTHROPOCENE: The Human Epoch, codiretto dai tre artisti.

 

Immagine in evidenza Uralkali Potash Mine #4, Berezniki, Russia 2017 © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan /Nicholas Metivier Gallery, Toronto

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