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Entra nel vivo il Festival Fotografico Europeo!

Fino al 22 aprile 2018



Il festival, giunto alla sua 7a edizione , ideato e curato dall’Afi-Archivio Fotografico Italiano, evento posto “sotto l’alto patrocinio del PARLAMENTO EUROPEO”, con il patrocinio della Provincia di Varese e delle Amministrazioni comunali di Legnano, Busto Arsizio, Castellanza, Olgiate Olona, Cairate, Varese, Milano-Municipio 6, con il partenariato di FUJIFILM Italia, European Image Art Association, DIGIMAG-Grenoble, Festival Européen de la Photo de Nu di Arles, con la collaborazione del Museo MA*GA della città di Gallarate, delle Officina Open Galleria Università del Melo di Gallarate, dell’Istituto Italiano di Fotografia di Milano, di Phographers.it, della Fondazione 3M, Fondazione AEM Gruppo a2a, con l’apporto tecnologico di EPSON Italia, STAMPA-SU- TELA.it, PUNTO MARTE EDITORE, e con la partecipazione di numerose associazioni, gallerie, scuole e realtà private tra cui: mc2Gallery-Milano, 29 Arts in Progress Gallery-Milano, Spazio Tadini-Milano, Liceo Artistico Paolo Candiani e Liceo Classico Crespi di Busto A., IIS Falcone di Gallarate, ISISS Don Lorenzo Milani di Tradate, Galleria Libreria Boragno di Busto A., Fondazione Bandera per l’Arte di Busto A., Centro Giovanile Stoa’ di Busto A., Spazio d’Arte Carlo Farioli di Busto A., Bottega Artigiana di Busto A., Studio Albè & Associati-Busto A. e Milano, Spazio Lavit-Varese, Associazione Culturale BARICENTRO – Milano, si pone tra le iniziative più rilevanti nel panorama fotografico nazionale ed europeo, proponendo percorsi visivi articolati, aperti alle più svariate esperienze espressive.


Una sorta di laboratorio culturale, che si apre all’Europa, che dialoga con la gente attraverso l’arte dello sguardo e mette a fuoco le aspirazioni, i linguaggi e l’inventiva di artisti provenienti da diversi Paesi.
Un progetto che vuole affermare la centralità della cultura quale potente dispositivo in grado aprire confronti tra i popoli e tra le generazioni in una prospettiva di crescita, riflessione e dialogo guidati dall’impegno sociale, dallo studio, dalla voglia tracciare un percorso comune di crescita e sviluppo.


Grandi autori divengono il faro per i giovani emergenti, in un confronto dialettico teso a stimolare dibattiti e ragionamenti, attorno a temi d’attualità, di storia, d’arte e di ricerca.
Oltre quaranta mostre, seminari, workshop, proiezioni, multivisioni, letture dei portfolio, presentazione di libri, concorsi.
Un programma espositivo articolato che muove dalla fotografia d’archivio al reportage d’autore, dalla fotografia d’arte all’architettura, dalle ricerche creative alla documentazione del territorio.


Maggiori informazioni e programma completo sul sito ufficiale del festival: eurofotofestival.archiviofotografico.org.

A Massa gli scatti “surrealisti” di Bart Herreman fino al 4 marzo

A Massa gli scatti “surrealisti” di Bart Herreman

Il fotografo belga apre il ciclo espositivo 2018 di Palazzo Ducale con la mostra “L’Irreale realtà”. 

 fino al 4 marzo


Sabato 20 gennaio è stata inaugurata la mostra  L’Irreale realtà del fotografo belga Bart Herreman. 

La mostra, visibile fino al 4 marzo nelle sale del Palazzo Ducale di Massa (Ms), rappresenta il  primo evento del nuovo ciclo espositivo 2018 sulla “comunicazione dell’arte contemporanea” promossa dal Comune di Massa con la direzione artistica di Mauro Daniele Lucchesi dell’associazione Quattro Coronati.

Bart Herreman, fotografo belga trapiantato a Milano, ha ben presente quello che è ed è stato il significato e il senso del manifesto surrealista: “Automatismo psichico puro, attraverso il quale ci si propone di esprimere…il reale funzionamento del pensiero. Comando del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione…”.  Nelle foto di Herreman traspare con forza la lezione dei “maestri” del surrealismo; nelle immagini sconnesse e connesse insieme, che dicono tutto e niente, insignificanti o piene di simboli troviamo il geometrismo impazzito o ordinato di Mirò lasciando all’osservatore la facoltà di decidere cosa vedere (vedi l’opera “Ivo”); da Ernst l’intreccio delle immagini e delle situazioni che spiazzano il pubblico che non riesce a “uscire” da quell’apparente illogicità (vedi l’opera “Mystic River”); da Magritte il piacere di giocare con le immagini combinando il reale con il fantastico (come ad esempio nell’opera “Smoke” dove una giraffa solitaria con la testa tra le nuvole “visita” il salone dei ricevimenti della Venaria di Torino); da Dalì la straordinaria capacità eclettica della “trasformazione” delle immagini.



“Bart Herreman, con le sue fotografie – spiega Mauro Daniele Lucchesi – colme di straordinaria capacità realizzativa, ci svela il suo mondo immaginario fatto di convivenze impossibili, uomini sbigottiti e animali disinvolti, stimolando o meglio facendo riemergere dall’ “io” di chi guarda l’irreale realtà, di stimolare l’immaginazione sopita, di imporre allo sguardo la rappresentazione di qualcosa che oltrepassa il reale, una sorta di viaggio infinito senza limiti di tempo e luoghi.


Per maggiori informazioni su visite e orari clicca qui

Addio Romano Cagnoni. Ci lascia il fotoreporter italiano più conosciuto all’estero.

di Enrico Ratto


Nato nel 1935 a Pietrasanta, Romano Cagnoni è stato e sarà ricordato come uno dei fotografi più importanti del Ventesimo secolo. Già nel 1978 era stato citato insieme a Henri Cartier-Bresson, Bill Brandt, Don McCullin ed Eugene Smith come uno dei più grandi fotografi del mondo nel libro “Pictures on a Page” di Harold Evans, ex direttore del Sunday Times.



Sfuggito alla strage di Sant’Anna di Stazzema, alla fine degli anni’50 si trasferisce a Londra dove, nello studio di Simon Guttmann, pone le basi per la professione e da dove, dopo un decennio partirà per essere in prima linea e documentare i maggiori conflitti internazionali della nostra storia, dal Biafra, al Vietnam, ai mutamenti politici del Sudamerica – dove realizza un lungo reportage insieme a Graham Greene – fino alle più recenti guerre nella ex Jugoslavia e in Cecenia.



I reportage e le copertine di Romano Cagnoni sono apparse sulle più importanti riviste del secolo, dal Sunday Times a Life Magazine, da Paris Match a Stern, alle italiane Epoca e l’Espresso. Nel 1965 è stato il primo fotografo occidentale ammesso nel Vietnam del Nord, dove ha potuto fotografare Ho Chi Minh, il quale acconsentì a farsi ritrarre perché riconobbe in Romano Cagnoni “un ottimista, e gli ottimisti sono buoni rivoluzionari”.



Ha fatto proprio il concetto di Fotografia Totale, la più alta espressione che la fotografia possa raggiungere. “La Fotografia Totale racconta la storia dell’uomo, il rapporto con se stesso, con il prossimo e la società in cui vive.” ha scritto.

Nell’arco di più di sessant’anni trascorsi attraverso il mondo per documentare la condizione umana, le guerre, le rivoluzioni, Romano Cagnoni ha sempre sentito la necessità di realizzare una fotografia interessante, valida, soddisfacente da un punto di vista intellettuale.



“Ho sempre avuto questo tipo di mente perché anche da ragazzino leggevo libri seri. Il lavoro del fotografo è  raccontare quello che trova. Deve andare sul posto e  raccontare la verità attraverso le storie degli uomini” ha detto durante una delle sue ultime interviste. “In guerra tutti gli impulsi degli esseri umani sono costretti a rivelarsi. Non ci sono le tonalità e le sfumature del tempo di pace. Anche chi non combatte è soggetto alla guerra. E la macchina fotografica è lo strumento ideale per fermare questi  stati d’animo.”



La notizia della scomparsa del grande autore risale a poche ore fa e ci lascia tutti sgomenti. Soprattutto quanti hanno avuto l’onore di conoscere questo fotografo, ricorderanno la schiettezza nel condividere le proprie opinioni, la lucidità nell’analisi dei fatti del mondo contemporaneo e la curiosità perenne nei confronti del lavoro di altri fotografi, anche di quelli meno esperti, cui ha sempre dedicato attenzione, senza mai mancare all’appuntamento fisso con la riflessione, lo studio e l’approfondimento delle ricerche in ambito visivo. Voleva capire sempre di più Romano, voleva andare sempre più a fondo, voleva entrare nei fatti, nelle storie, cercando di restituirle nella sua interezza senza edulcorarle, senza ometterne alcun aspetto, con animo battagliero, che ostinatamente combatteva, senza misure e compromessi, la menzogna di una fotografia che non narrasse la verità del reale.

Museo del Paesaggio di Torre di Mosto | Il tesoro è sempre più grande di quello che hai stretto tra le mani

Pedro Vaz, Segunda Natureza, 2017, still da video. Doppia proiezione video, (2x) 1080x1440px, 4/3, loop. Doppia struttura di proiezione, (2x) 120x160x70cm. Legno, tela per proiezione.
Il tesoro è sempre più grande di quello che hai stretto tra le mani
Federica Landi, Victor Leguy, Pedro Vaz, Marco Maria Zanin
a cura di Carlo Sala
Museo del Paesaggio di Torre di Mosto
Torre di Mosto, Località Boccafossa
28 gennaio – 25 febbraio 2018
opening 27 gennaio 2018, ore 18.00

Il Museo del Paesaggio di Torre di Mosto, in provincia di Venezia, ospita la mostra collettiva Il tesoro è sempre più grande di quello che hai stretto tra le mani che riunisce le opere di Federica Landi (Rimini, 1986), Victor Leguy (San Paolo, 1979), Pedro Vaz (Maputo, 1977), Marco Maria Zanin (Padova, 1983).

I quattro artisti presentano in mostra lavori inediti realizzati nel corso di Humus Interdisciplinary Residence, piattaforma interdisciplinare che ha come scopo lacontaminazione tra il mondo dell’arte contemporanea e quello di territori “al margine”, ancora estremamente legati al rapporto con l’agricoltura, le tradizioni del mondo contadino, il paesaggio, la terra intesa nel senso primario del termine.
Grazie a un periodo immersivo passato nella zona rurale del Veneto orientalecompresa tra i comuni di Torre di Mosto, Eraclea e Caorle, in provincia di Venezia, a stretto contatto con la popolazione locale, gli artisti hanno potuto operare una rilettura delle identità locali attraverso l’arte in dialogo con diverse discipline. Un processo di narrazione che è anche strumento di creazione di consapevolezza e lo sviluppo della comunità stessa in futuro.

Pedro Vaz, Segunda Natureza, 2017, still da video. Doppia proiezione video, (2x) 1080x1440px, 4/3, loop. Doppia struttura di proiezione, (2x) 120x160x70cm. Legno, tela per proiezione.

Se il lavoro di Pedro Vaz, paesaggista, si è centrato sulla rappresentazione di un tratto del fiume Livenza, Federica Landi, Victor Leguy e Marco Maria Zanin hanno deciso di focalizzarsi sulla rilettura e la narrazione in senso contemporaneo del patrimonio di oggetti appartenenti al Museo della Civiltà Contadina della piccola località di Sant’Anna di Boccafossa, che gli artisti hanno visto come una potenziale attrattiva per attività di educazione, turismo e ricerca.In mostra saranno esposte una serie di fotografie di Federica Landi, una installazione di Victor Leguy, una video installazione e due grandi pitture di Pedro Vaz, fotografie e sculture di Marco Maria Zanin. Ci sarà inoltre una installazione collettiva realizzata dagli artisti Federica Landi, Victor Leguy e Marco Maria Zanin secondo il modello deldeMuseo, dispositivo che mira a ripensare l’idea tradizionale di museo inteso come ente conservativo statico, divenendo al contrario un “organismo” dinamico dove le esperienze collettive sono il fondamento per raccogliere ed elaborare la storia e la memoria locale, che possa fungere da volano per fortificare l’identità e la coesione sociale di un territorio.
L’attività di rilettura dell’identità locale condotta da Humus Interdisciplinary Residencenel Veneto Orientale è stata individuata da VeGAL (Agenzia di sviluppo del Veneto Orientale) nell’ambito del Piano di comunicazione del Programma di Sviluppo Locale (PSL) Leader 2014/2020 “Punti, Superfici e Linee” che VeGAL gestisce nel territorio, con l’obiettivo di aumentare la qualità della vita e le opportunità di lavoro per la popolazione locale, in particolare i giovani, finanziando progetti che investono sul patrimonio ambientale, storico, culturale, agroalimentare del territorio.
Il progetto Humus Interdisciplinary Residence è nato nel 2015 su iniziativa dell’artistaMarco Maria Zanin e coinvolge Carlo Sala, curatore e critico d’arte, e Michele Romanelli, psicologo e mediatore di conflitto. 
In occasione del seminario di conclusione dei lavori che avrà luogo il 25 febbraio 2018alle ore 17.00 verrà presentata la pubblicazione contenente i testi critici, le immagini del processo artistico e delle opere.


Federica Landi, Shell, 2017, stampa fine art su carta cotone, 70×100 cm

Il tesoro è sempre più grande di quello che hai stretto tra le mani
artisti: Federica Landi, Victor Leguy, Pedro Vaz, Marco Maria Zanin
a cura di: Carlo Sala
sede: Museo del Paesaggio di Torre di Mosto
indirizzo: Torre di Mosto, Località Boccafossa (Venezia)
date: 28 gennaio – 25 febbraio 2018
opening: 27 gennaio 2018, ore 18.00
orari: sabato: 16-19 e domenica: 10.00-12.00 / 16-19. Dal lunedì al venerdì su appuntamento. 
visite guidate: domenica 28 gennaio, 4, 11 e 18 febbraio dalle 15.00 alle 18.00

SetUp Contemporary Art Fair torna con la sua sesta edizione ad animare l’art week bolognese dal 1 al 4 febbraio 2018

SetUp Contemporary Art Fair – rivoluzionaria fiera d’arte contemporanea unica a livello nazionale e internazionale – torna anche quest’anno con la sua sesta edizione ad animare l’art week bolognese dal 1 al 4 febbraio 2018 in una rinnovata sede: Palazzo Pallavicini, meravigliosa dimora di origine rinascimentale nel cuore della Bologna antica.



Per quest’anno SetUp dedica ampio spazio alla fotografia: dopo il grande successo della passata edizione, l’associazione Tiziano Campolmi rinnova la sua presenza a SetUp Contemporary Art Fair promuovendo il Premio Tiziano Campolmi, con l’intento di valorizzare il lavoro di un giovane artista che porti avanti la sua ricerca nell’ambito della fotografia. L’associazione corrisponderà all’artista selezionato una somma fino a 2500 euro, pari al valore massimo dell’opera fotografica premiata, che verrà acquistata dalla stessa con consegna all’atto della proclamazione.



SetUp Contemporary Art Fair è un evento unico nel suo genere, dove poter conoscere le nuove tendenze artistiche e vedere l’arte contemporanea emergente proveniente da tutto il mondo in una location storica, meravigliosa e centrale, per la prima volta cornice di questa importante fiera d’arte indipendente.


Per ulteriori dettagli visita inviamo al sito ufficiale della fiera cliccando qui 

Al Politecnico di Bari la mostra Jerusalem del fotografo Giovanni Chiaromonte

Il 26 gennaio, in occasione della cerimonia inaugurale dell’Anno Accademico 2017/18 del Politecnico di Bari, presso il Museo della Fotografia è stata inaugurata la mostra Fotografica JERUSALEM di Giovanni Chiaramonte integrata dalle Poesie di Umberto Fiori.



Le immagini di Giovanni Chiaramonte si scostano dalla consuetudine ripetitiva se non addirittura banale, di una rappresentazione dei luoghi storici della cristianità. Non sono gli scatti del turista o del reporter superficiale che propongono le medesime icone abitualmente presentate dai “media” come ad esempio il Muro del pianto, l’ingresso al Santo Sepolcro, la Cupola sulla roccia, l’Orto degli Ulivi etc.

Il luogo di partenza del pellegrinaggio di Giovanni Chiaramonte a Gerusalemme è stato Berlino, città in cui l’artista ha trascorso negli anni ottanta un lungo soggiorno per realizzare un’opera fotografica in vista di una mostra internazionale alla Gropius Bau sul tema della ricostruzione della città europea e in particolare di Berlino.

Fu lì che G. Chiaramonte (come egli stesso afferma) si rese conto che la tragedia tedesca della Shoah aveva avuto inizio più di un secolo prima di quando realmente avvenne, ovvero quando si decise di costruire la capitale tedesca secondo il modello di Atene e Roma, eliminando l’esempio di umanità che aveva donato Gerusalemme alla civiltà europea.

Quelle di “Jerusalem” sono immagini di una profonda riflessione dell’autore sulla vita dell’Uomo, attraverso la ricerca di quelle “tracce” riconosciute guardando le persone, i bambini, i turisti, gli alberi, l’archeologia dei luoghi.

Chiaramonte sistema la sua fotocamera sul treppiede ponendosi egli stesso quale soggetto del mondo intorno a sé e attende osservando la scena, che nell’invisibile profondità del mondo interiore si configuri una dimensione della memoria e del ricordo che, grazie alla mediazione del Fotografo, diventino l’immagine esterna del Territorio e degli uomini che vi hanno vissuto.


L’esposizione,  a cura di Loredana Ficarelli – Responsabile Scientifico del Museo della Fotografia del Politecnico di Bari e da Pio Meledandri Curatore d’Arte – sarà visitabile fino al 2 febbraio.

Politecnico di Bari – Via E. Orabona, 4

INGRESSO LIBERO.

tutti i giorni dalle ore 9:00 alle 13:00 escluso la domenica

Nasce STILL YOUNG, per promuovere e valorizzare i giovani talenti

In occasione dell’ottava edizione del MIA Photo Fair sarà inaugurato un progetto innovativo e necessario. Si tratta di STILL YOUNG, promosso e gestito da Alessandro Curti che, a partire dalle sue esperienze curatoriali, ha intuito ciò che può arricchire il panorama fotografico italiano, queste le sue parole: “Il progetto nasce per colmare il vuoto che impedisce ai giovani fotografi di avere il corretto sostegno davanti a un percorso artistico e professionale complesso”.



STILL YOUNG si propone così di sostenere giovani artisti attraverso iniziative permanenti e temporanee che favoriscano la circolazione di progetti e di eventi, sia a livello nazionale sia internazionale.
L’obiettivo è quello di creare un sistema composto da giovani che lavorano per giovani, attraverso pubblicazioni editoriali, supporti curatoriali, consulenze professionali e progetti artistici innovativi per organizzare mostre, incontri, workshop ed eventi dedicati principalmente a un pubblico giovane che si affaccia al mondo della fotografia contemporanea.

Un secondo ma altrettanto fondamentale traguardo che si pone STILL YOUNG è quello di creare un dialogo e un contatto diretto tra artista e mercato della fotografia, trasformando la conoscenza creativa e culturale in opportunità professionali, per favorire la ricerca e lo sviluppo di nuovi progetti artistici.

STILL YOUNG inaugurerà il 9 marzo 2018 in occasione del MIA Photo Fair, lo stand ospiterà l’esposizione Tre artisti | Tre visioni con le opere di Gaia Squarci (Stromboli, Iddu), giovane fotografa e regista che vive e lavora tra Milano e New York, con un background che unisce storia dell’arte e fotogiornalismo, il suo lavoro si concentra su progetti di fotografia documentaria e performance; Marta Giaccone (Ritorno all’isola di Arturo) le cui ricerche si concentrano generalmente su temi inerenti ai giovani, alla famiglia e alle donne, per i suoi lavori usa macchine di medio e grande formato che permettono un approccio più intimo e riflessivo; Carlo Alberto Giardina (Finnycar), in arte FinnanoFenno, uno degli illustratori digitali con i lavori più colorati e divertenti del social network di fotografia diventato presto un cult su Instagram seguito da più di 42mila utenti in tutto il mondo.



Il progetto proseguirà il 24 maggio 2018 con la mostra personale di Marta Giaccone Ritorno all’isola di Arturo.

Luigi Corda: Sant’Efisio Ad Attrus Annus

Ad Attrus Annus Publisher Silvana Editoriale
Da 360 anni si svolge in Sardegna un raduno delle sue genti che s’incontrano per solennizare il Martire Efisio.
Sant’Efisio Ad Attrus Annus è un progetto editoriale e una mostra fotografica che, attraverso le foto inedite in bianco e nero del fotografo Luigi Corda, ci porta all’interno di una dimensione temporale quasi passata.


Ad Attrus Annus Publisher Silvana Editoriale

Il viaggio fotografico lungo sei anni racconta le vicissittudini della festa religiosa più importante della Sardegna, unica nel suo genere per sfarzo e dimensioni e tra le più grandi in Europa.
Protagonisti del libro, oltre all’amato Efisio, sono proprio le sue genti, che con dedizione e devozione ogni anno si adoperano affinché venga sciolto il voto fatto nel 1652, liberando cosè la città e l’isola dalla peste.


Ad Attrus Annus Publisher Silvana Editoriale

Le immagini in bianco e nero di alcuni dei momenti più salienti vogliono rappresentare uno spaccato sociale di un evento che nel tempo appare sempre uguale ma sempre diverso.
Il catalogo accoglie un’introduzione dell’arciconfratello onorario Antonio Salis.


Ad Attrus Annus Publisher Silvana Editoriale

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Dal 16 al 19 gennaio 2018

Inaugurazione martedì 16 gennaio 2018, ore 18.30
STILL Fotografia – via Balilla 36, 20136 Milano
Lun – ven 9 – 13 | 14 – 18
Ingresso libero
press@stillfotografia.it
www.stillfotografia.it
info@stilllove.it
02 36 74 45 28

 

Torna Le vie delle Foto. Apertura Casting Call

Torna Le vie delle Foto

La mostra fotografica collettiva che unisce tutto il centro cittadino triestino arriva, nel 2018, all’ottava edizione.



Aperto il casting call alla manifestazione fotografica più viva di tutta la città, torna a Trieste Le vie delle Foto che giunge grazie ai suoi numerosi successi all’ottava edizione.

Possono partecipare fotografi, professionisti e non, da tutta Italia e dal mondo e a ognuno verrà assegnato un locale tra quelli che aderiranno. Le singole mostre, inserite nel circuito Le vie delle Foto, devono avere un loro tema e possono essere sia a colori che in bianco e nero.

Le mostre saranno esposte per tutto il mese di aprile e sarà possibile visitarle durante gli orari di apertura dei locali. A questo link il modulo per potersi iscrivere con il regolamento.

Formula che funziona non si cambia e come gli altri anni, ogni sabato sono previste delle visite guidate con percorsi creati ad hoc per visitare sia le mostre, sia i locali che le ospitano, e ovviamente la città di Trieste da un punto di vista diverso.

Molte anche le novità: sono previste degustazioni, eventi e incontri a tema per un mese di aprile all’insegna della fotografia e della condivisione. Sarà tutto svelato nei prossimi mesi. Per ora, alle adesioni numerose già arrivate, se ne raccolgono altre e si cominciano le selezioni.

Le vie delle Foto nasce da un’idea di Linda Simeone, imprenditrice triestina, che coadiuvata da una rete di collaboratrici, da otto anni per un mese rende le vie di Trieste le vie delle Foto. «Le vie delle Foto cresce sempre di più» dice Linda «l’anno scorso abbiamo avuto 76 locali e 150 fotografi, quest’anno, con un occhio sempre alla qualità, l’obiettivo è ancora più ambizioso. Non vediamo l’ora di passeggiare a piedi per la nostra splendida città e conoscere i progetti dei protagonisti che parteciperanno e i locali che li ospiteranno».

 

A Pavia arriva “Icons” di Steve McCurry

ALLE SCUDERIE DEL CASTELLO VISCONTEO DI PAVIA

DAL 3 FEBBRAIO AL 3 GIUGNO 2018 –

LA MOSTRA STEVE McCURRY. ICONS

 L’esposizione presenta oltre 100 scatti in grado di ripercorrere quarant’anni di carriera del fotografo americano.



Dal 3 febbraio al 3 giugno 2018, le Scuderie del Castello Visconteo di Pavia ospiteranno un’ampia retrospettiva dedicata al lavoro di Steve McCurry (Darby, PA, 1950), uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea.

La mostra Steve McCurry. Icons, curata da Biba Giacchetti, organizzata e prodotta da ViDi, con Civita Mostre e SudEst57 in collaborazione con la Fondazione Teatro Fraschini e il Comune di Pavia – Settore Cultura, raccoglierà oltre 100 scatti che documenteranno quanto di meglio l’artista americano ha realizzato in quarant’anni di attività.

Sarà un’esposizione che condurrà i visitatori in un viaggio simbolico nel complesso universo di esperienze e di emozioni che caratterizza le sue immagini e che toccherà paesi come l’India, l’Afghanistan, la Birmania, il Giappone, Cuba, il Brasile.

Non mancherà il ritratto di Sharbat Gula, la ragazza afghana che McCurry ha fotografato nel campo profughi di Peshawar in Pakistan e che, con i suoi grandi occhi verdi e col suo sguardo triste, è diventata un’icona assoluta della fotografia mondiale.

“Con le sue foto Steve McCurry ci pone a contatto con le etnie più lontane e con le condizioni sociali più disparate – racconta la curatrice Biba Giacchetti – mettendo in evidenza una condizione umana fatta di sentimenti universali e di sguardi la cui fierezza afferma la medesima dignità. Con le sue foto ci consente di attraversare le frontiere e di conoscere da vicino un mondo che è destinato a grandi cambiamenti. La mostra inizia, infatti, con una straordinaria serie di ritratti e si sviluppa tra immagini di guerra e di poesia, di sofferenza e di gioia, di stupore e d’ironia”.

All’interno del percorso espositivo sarà proiettato un video, dal titolo “Le massime di Steve McCurry”, in cui l’artista americano racconta il suo modo di intendere la fotografia e un altro filmato, prodotto dal National Geographic, dedicato alla lunga ricerca che ha consentito di ritrovare, 17 anni dopo, “la ragazza afghana” ormai adulta.

Incluse nel prezzo del biglietto saranno a disposizione del visitatore audioguide in cui lo stesso Steve McCurry descrive la nascita di 50 tra le foto esposte in mostra.

Per tutta la durata della rassegna è in programma una serie di attività didattiche, incontri e visite guidate gratuite per bambini e adulti.

Una mostra “family friendly”, con un angolo per l’allattamento per le mamme, una sala didattica con accesso libero per le famiglie, un percorso creato ad hoc per i bambini, un kit didattico in omaggio da ritirare in biglietteria appositamente creato per la visita dei più piccoli. Inoltre, all’interno delle Scuderie, un’opera ad “altezza bambino” attenderà i giovani visitatori per un’esperienza immersiva a loro dedicata.


INFO

Pavia, Scuderie del Castello Visconteo (viale XI Febbraio, 35)

Orari

Dal martedì al venerdì: 10.00-13.00/14.00-18.00

Sabato, domenica e festivi: 10.00 – 20.00

(La biglietteria chiude un’ora prima)

 

Informazioni e prenotazioni

0236638600

info@scuderiepavia.com

www.scuderiepavia.com

“Identità dell’immagine e relazioni necessarie” – Incontro con Pino Musi

”IDENTITÀ DELLE IMMAGINI E RELAZIONI NECESSARIE”:

INCONTRO CON PINO MUSI



Mercoledì 13 dicembre con Pino Musi si terrà presso La Triennale il quarto appuntamento che chiude il ciclo autunnale di Lectiones Magistrales di Fotografia e dintorni, organizzate da AFIP International – Associazione Fotografi Italiani Professionisti in collaborazione con CNA Professioni.

“Identità dell’immagine e relazioni necessarie” è il titolo scelto dal fotografo salernitano per l’incontro, che verterà su due cardini del suo modo di pensare, vivere e leggere la fotografia: la necessità di rendere “identificabili” le immagini attraverso le intuizioni e gli sviluppi di un metodo pregnante, più che attraverso la sola riconoscibilità formale, e l’urgenza di attivare relazioni esterne con altri linguaggi della comunicazione e dell’arte per far si che la fotografia non si isoli in un recinto autocompiacente.

Il lavoro di Musi, che fin dagli inizi incrocia teatro, architettura, archeologia ed antropologia, è contraddistinto da una sapienza progettuale e tecnica, frutto di un’insistente ricerca e sperimentazione finalizzata alla comprensione e messa in discussione degli strumenti necessari a raggiungere obiettivi chiari e definiti nei contenuti: non soltanto, quindi, l’acquisizione di nuovi bagagli meramente tecnologici e operativi, ma soprattutto, da una prospettiva concettuale, l’acquisizione di un grado di comprensione delle metodologie da applicare alle intuizioni originarie, che permettano alle immagini di darsi “corpo”. Perseguendo questo processo è possibile, per Musi, restituire il vigore di un progetto in una forma sostanziale sia sulla superficie della fotografia, sia anche su altre superfici, come le pagine di un libro, “luogo” privilegiato dall’autore per far interagire le opere fotografiche con altre scritture.

Musi auspica, inoltre, che la fotografia possa porsi in un costante contraddittorio con altre discipline, in modo da permetterle di aprirsi “altrove”, provando ad uscire da comportamenti e convenzioni solamente interne a se stessa.


“Identità dell’immagine e relazioni necessarie” – Incontro con Pino Musi

Triennale di Milano (viale Alemagna 6)

Mercoledì 13 dicembre 2017 ore 19.00

Ingresso gratuito (fino esaurimento dei posti)

Per ulteriori informazioni, interviste ai fotografi e materiali clicca qui

 

Ufficio stampa

Guardans-Cambó, Via Caradosso, 6, 20123 Milano

tel. 02 43990159 segreteria@guardanscambo.com

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