Tag archive

artec

Creatività e tecnologia, i due cuori di Pixartprinting

Il futuro all’insegna della continuità e dell’internazionalizzazione

Il cambio ai vertici di Pixartprinting, che ha visto la nomina di Paolo Roatta a Managing Director e Alessio Piazzetta nel ruolo di Plant Manager, si conferma all’insegna della continuità nella strategia che ha permesso al W2P veneziano di affermare negli anni la propria leadership. Un passaggio di testimone che – come nell’estroverso stile dell’azienda – è stato ufficializzato alla stampa unitamente alla presentazione dei risultati, degli investimenti in programma e delle strategie future.


da-sx-p-roatta-a-tenderini-a-piazzetta
P. Roatta, A. Tenderini e A. Piazzetta

“Negli ultimi anni abbiamo registrato una crescita continua a doppia cifra con tassi di profitto elevati. – afferma Alessandro Tenderini, CEO di Pixartprinting fino allo scorso 31 ottobre – I nuovi manager del CdA sono stati scelti per garantire una coerenza con il percorso storico e con il DNA di una realtà unica nel suo genere, introducendo al contempo nuove idee e competenze che arrivano da esperienze in altri settori”.
La ricetta del successo di Pixartprinting si basa su intuizioni strategiche e operative che le hanno permesso di reinventarsi continuamente, come racconta Paolo Roatta: “Il cuore dell’azienda è composto da due parti: la produzione & tecnologia che si fonde perfettamente con il marketing & sales, i cui battiti sono sincronizzati per dare vita a nuove soluzioni in grado di anticipare le richieste del mercato”.


il-cuore-di-pixartprinting


Innovazione di prodotto
La sinergia perfetta tra realtà produttiva e marketing è la leva competitiva su cui si fonda il business model di Pixartprinting. L’innovazione di prodotto, ottenuta grazie all’implementazione continua della produzione, è al centro di questa strategia e permette di aggiungere continuamente nuove linee di ricavo che alimentano il percorso di crescita. Realizzare prodotti personalizzati in quantitativi sempre più ridotti a prezzi paragonabili a quelli delle alte tirature, permette di intercettare una domanda che prima non esisteva e di raggiungere clienti che non immaginavano di poter accedere a questo tipo di offerta. “La capacità di creare nuovi mercati ci dà la libertà di determinare i prezzi e di ottenere marginalità interessanti che possono essere reinvestite al fine di consolidare i trend di crescita che registriamo da tempo. – illustra Roatta – Considerando che sul lato della domanda la conversione da tradizionale a digitale è avvenuta solo in minima parte e i volumi di stampa che copriamo rappresentano qualche punto percentuale rispetto al 100% del mercato globale, ci troviamo di fronte a un ‘Blue Ocean’, ovvero a un potenziale enorme da sviluppare nel prossimo futuro. Per muoversi in questa direzione intendiamo continuare a lavorare sul prodotto, sincronizzando le nuove proposte con strategie di marketing sempre più evolute”.

Espansione internazionale
L’imprinting dell’azienda consiste nel mantenere il focus sul cliente, soprattutto in un mercato sempre più affollato. Se nel 2000 Pixartprinting è stata pioniera di un cambiamento epocale, proponendosi per prima in Italia come web-to-print puro, oggi lo scenario è molto cambiato e ci sono numerose realtà che operano online. Per mettere in campo un modello di gestione del business che consolidi l’espansione internazionale è necessario giocare una partita diversa. Questo è l’obiettivo del nuovo management, come spiega Paolo Roatta: “Intendiamo espandere il nostro modello vincente non solo in Italia e nei Paesi in cui siamo già leader come Spagna e Portogallo, o ai primi posti come in Francia, ma anche nel resto d’Europa e oltre, puntando su mercati con grandi potenzialità”. Questa prospettiva di sviluppo fa leva sul reparto produttivo di cui la tecnologia costituisce la spina dorsale, oggi sotto la regia di Alessio Piazzetta, nuovo Plant Manager.

Innovazione tecnologica
L’innovazione tecnologica in Pixartprinting è animata da uno spirito diffuso in azienda a tutti i livelli orientato alla continua ricerca di qualcosa di nuovo. Quando si intravedono opportunità per accrescere la competitività, c’è una fortissima spinta a implementare nuove soluzioni, analizzando tutte le proposte presenti sul mercato e molto spesso reingegnerizzando tecnologie standard per adattarle alle esigenze specifiche. È noto che i sistemi che costituiscono il parco macchine aziendale non hanno più di tre anni di vita, proprio grazie al continuo rinnovamento.
“Di recente, ad esempio, abbiamo deciso di dotare l’installato offset di sistemi con tecnologia UV Led per l’essicazione degli inchiostri. – attesta Piazzetta – Stiamo inoltre approfondendo le nostre competenze nel taglio laser e in altre tecnologie innovative proprio per adottare soluzioni che ci permettano di anticipare i tempi ed essere sempre più competitivi”.

Partnership strategiche
“Una grande eredità che intendiamo consolidare è l’eccezionale capacità di Pixartprinting di strutturare il business costruendo partnership strategiche con i fornitori. – sottolinea Piazzetta – Skill che fa leva sull’innovazione tecnologica e si basa sull’abilità di individuare soluzioni efficaci innescando una reciproca scommessa sul futuro, sia con produttori di macchinari sia di materie prime”. Un’esperienza riconosciuta a livello globale da Cimpress, tanto che lo stabilimento di Quarto d’Altino, che occupa una superficie di 27.000 mq, è considerato Pilot Plant del Gruppo, ovvero la sede dove implementare e introdurre nuove tecnologie e processi da sviluppare e portare a maturazione per poterli esportare in altri siti produttivi del network.

Marketing evoluto
Nella realtà dai due cuori anche il marketing, analogamente ai reparti produttivo e finanziario, si alimenta di tecnologia, innovazione e passione. “Il fatto che un’azienda produttiva italiana come la nostra possa vantare al proprio interno un reparto marketing che ad oggi conta 40 addetti rappresenta un’anomalia positiva che si traduce in un vantaggio competitivo importante” – espone Andrea Pizzola, Sales & Marketing Director Pixartprinting. “Perseguiamo una strategia di marketing olistico con la creazione di strumenti e contenuti estremamente evoluti e fortemente orientati al web, finalizzati a targettizzare i nostri clienti e tutta la base utenti che entra in contatto con noi”.

Il Gruppo Cimpress
“Fare parte di un network globale come Cimpress ci offre l’opportunità di beneficiare delle economie di scala di una realtà più ampia, che si traducono in vantaggi per i nostri clienti”. – asserisce Piazzetta. Un plus della global company è la possibilità da parte delle aziende che ne fanno parte di mettere reciprocamente a disposizione tecnologie implementate nei rispettivi siti produttivi dislocati in tutto il mondo e know-how acquisito dai diversi team dando vita a uno scambio proficuo di competenze. Creare un’infrastruttura condivisa a livello worldwide è una premessa che consente al nuovo management di Pixartprinting di affrontare il futuro con prospettive proiettate verso opportunità di crescita sempre più ampie.


Sito Web: www.pixartprinting.it

[amz-related-products search_index=’All’ keywords=’pixart printing’ unit=’list’]

“Gli Americani” di Robert Frank in mostra a Forma Meravigli

Robert Frank - Municipio, Reno Nevada 1956
Martedì 29 novembre ha inaugurato presso le sale di Forma Meravigli la serie “Gli Americani” di Robert Frank.

cover_gli_americani


La mostra, con il patrocinio del Comune di Milano, è realizzata in collaborazione con la MEP, Maison Européenne de la Photographie di Parigi, e promossa da Forma Meravigli, un’iniziativa di Fondazione Forma per la Fotografia in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano e Contrasto.

Per la prima volta in mostra a Milano 83 fotografie vintage; la serie completa del progetto fotografico che, a metà degli anni ’50, ha cambiato il modo di pensare al reportage; nelle sale di Forma Meravigli, l’America immortalata on the road dall’obiettivo del più grande fotografo vivente, Robert Frank.


Robert Frank - Comizio politico, Chicago 1956
Robert Frank – Comizio politico, Chicago 1956

“Quella folle sensazione in America, quando il sole picchia forte sulle strade e ti arriva la musica di un jukebox o quella di un funerale che passa.
È questo che ha catturato Robert Frank nelle formidabili foto scattate durante il lungo viaggio attraverso qualcosa come quarantotto stati su una vecchia macchina di seconda mano”.
Jack Kerouac


È il 1955 quando il giovane Robert Frank ottiene una borsa di studio dalla Fondazione Guggenheim (Frank è stato il primo fotografo europeo a riceverla) per realizzare un lavoro fotografico che racconti l’America. L’autore percorrerà così tutto il paese, e tra il 1955 e il 1956 toccherà ben 48 stati diversi.
Le strade infinite, i volti delle persone, le piazze delle città, i bar e i negozi, i marciapiedi, i particolari più insignificanti vengono immortalati da Robert Frank che rivoluziona il linguaggio tradizionale del reportage realizzando ritratti sfuocati, mossi, fotografie dai tagli apparentemente casuali ma che in realtà, con cruda consapevolezza, traducono lo spirito dell’America dell’epoca.
Una ballata per immagini dedicata alla strada americana e alla sua nuova e sconsolata epopea; un reportage che, come pochi altri, ha veramente segnato un’epoca diventando per generazioni di fotografi il riferimento principale da cui partire per fotografare, per viaggiare, per conoscere con lo sguardo.


Robert Frank - Funerale, St. Helena South Carolina 1955
Robert Frank – Funerale, St. Helena South Carolina 1955

Il libro, che significativamente venne pubblicato per la prima volta in Francia e non in America, lo consacrerà definitivamente come maestro della storia della fotografia.
E proprio al libro, diventato un vero e proprio culto per generazioni di fotografi, verrà dedicata una sala all’interno del percorso espositivo di Forma Meravigli con la riproduzione dell’impaginato, stralci del testo introduttivo di Jack Kerouac e con alcune tra le edizioni pubblicate a partire dal 1958, compresa la prima edizione italiana del volume, che uscì in Italia con la copertina illustrata dal grande Saul Steinberg.
Negli anni Sessanta Robert Frank ha abbandonato la fotografia per dedicarsi al cinema. Nel 1994 ha donato gran parte del suo materiale artistico alla National Gallery of Art di Washington che ha poi creato la Robert Frank Collection. Personaggio di culto, è considerato tra i più importanti esponenti della storia della fotografia.

Accompagna l’esposizione il libro omonimo pubblicato da Contrasto.

La mostra fa parte del palinsesto delle iniziative di Expo in città.


Robert Frank - Municipio, Reno Nevada 1956
Robert Frank – Municipio, Reno Nevada 1956

Robert Frank nasce a Zurigo nel 1924. Nel 1947 si trasferirsce negli Stati Uniti dove lavora come fotografo di moda per Harper’s Bazaar. Parallelamente, lavora come reporter freelance. Viene a contatto con i principali esponenti della nuova generazione letteraria e artistica americana, soprattutto con gli esponenti della Beat Generation. È il primo fotografo europeo a ricevere la borsa di studio della Fondazione Guggenheim, grazie alla quale potrà realizzare The Americans nel ‘55 e ‘56. Nel 1959 insieme al pittore Alfred Leslie, dirige il suo primo film, “Pull My Daisy” che sarà considerato il padre del New American Cinema. Stringe una salda amicizia con lo scrittore Jack Kerouac, col quale porta a termine varie collaborazioni. Negli anni Sessanta, Frank abbandona la fotografia per dedicarsi completamente alla realizzazione di film. Nel 1994 dona gran parte del suo materiale artistico alla National Gallery of Art di Washington che crea la Robert Frank Collection; è la prima volta che accade per un artista vivente.


Forma Meravigli

Via Meravigli 5

20123 Milano

0258118067

www.formafoto.it

fino al 19 febbraio 2017

Getty Images svela i trend visivi che definiranno il 2017

Getty Images lancia le sue tanto attese previsioni sui trend visivi che ispireranno e influenzeranno i settori dell’advertising, del design e della comunicazione visiva in tutto il mondo nei prossimi anni.


© Getty Images
© Getty Images

Getty Images, leader mondiale nel settore della comunicazione visiva, ha svelato oggi le sue tanto attese previsioni sui trend visivi. Queste previsioni all’avanguardia nel settore presentano i macro e i micro-trend che influenzeranno il design, la pubblicità e la comunicazione dei brand durante il 2017 e anticipano i linguaggi sociali e culturali che coinvolgeranno maggiormente i consumatori nei prossimi anni.

I sei temi previsti dal team internazionale di antropologi visivi e art director di Getty Images, sono stati identificati grazie a ricerche approfondite e alla possibilità unica dell’azienda di accedere e analizzare le immagini utilizzate in pubblicità, la cultura popolare e i cambiamenti nei comportamenti dei consumatori e della società in tutto il mondo. Questi dati sono ulteriormente integrati dai dati di Getty Images in merito alle ricerche effettuate e alle immagini scelte per i 400 milioni di download che ogni anno vengono effettuati sul suo sito. Tutti questi dati vengono poi analizzati per creare una visione olistica delle tecniche e degli stili relativi alle immagini che ci possiamo aspettare abbiano un impatto durante il prossimo anno.

I trend formano, ispirano e influenzano gli art director, gli editor e gli artisti di tutto il mondo nei settori legati alla creatività, dal giornalismo al branding fino alla pubblicità. Da oltre 20 anni pioniere delle previsioni sui trend visivi, Getty Images ha anticipato con le sue previsioni precedenti i movimenti visivi relativi al gender, alla coscienza sociale, al design, alla tecnologia, ai viaggi e ad altro ancora.

I trend 2017 individuati dagli esperti di trend visivi di Getty Images sono:

Virtualità (Virtuality): La tecnologia sta aumentando le dimensioni del nostro mondo, espandendo i nostri sensi e consentendoci di andare oltre le immagini bidimensionali, entrando in visual in grado di circondarci e di farci immergere nell’immagine. La tecnologia e le immagini stanno convergendo verso un apice che porterà il potere dello storytelling a un livello infinitamente più alto. Sfruttando la realtà virtuale, i brand ci consentiranno di immergerci efficacemente nelle loro storie, creando esperienze condivise altamente emotive che estenderanno la connessione tra clienti e brand oltre i prodotti e i servizi.

Donne grintose (Gritty Woman): C’è un nuovo tipo di donna sulla scena, e l’abbiamo vista emergere da una confluenza di altri trend che abbiamo identificato negli ultimi cinque anni. Sta frantumando le convenzioni e abbattendo muri, più concentrata su ciò che può fare piuttosto che su come appare. È forte. È tenace. È determinata e senza paura di sporcarsi le mani. Non si lascia mettere in secondo piano, trascurare o sottovalutare, e combatterà per quello in cui crede senza chiedere scusa per questo.

Senza filtro (Unfiltered): I brand più competitivi stanno adottando l’estetica del fotogiornalismo per connettersi con i loro clienti più giovani e per portare un tocco naturale e spontaneo al loro storytelling. Il trend “Senza filtro” è l’antitesi della pubblicità patinata; illustra una nuova direzione della fotografia commerciale, uno spostamento verso un’estetica più documentaristica. Si tratta di un trend che apre a un metodo nuovo e dinamico di creazione delle immagini, che si fa notare in mezzo al rumore e porta i clienti a mettersi a sedere e prendere nota.

La rivincita del colore (Colour Surge): Il colore non è più solo uno dei componenti di un’immagine; è diventato la star. La nostra crescente sofisticazione visiva ci consente di utilizzare i colori in modi che rompono le regole e abbracciano combinazioni innaturali. Il trend “La rivincita del colore” sottolinea la possibilità per i creatori di immagini di liberarsi dall’uso tradizionale del colore, o dalle teorie accettate in merito a “quale aspetto qualcosa dovrebbe avere” e consente al colore di guidare il design e di dominare la composizione.

Una nuova ingenuità (New Naivety): Clienti sempre più esperti stanno rigettando l’approccio super costruito che le prime forme di social media avevano generato e stanno invece abbracciando un atteggiamento più rilassato e irriverente. Anche i brand stanno salendo a bordo dello stesso treno. Questo trend riguarda l’utilizzo di visual spontanei e divertenti, e qualche volta spiacevoli. Si tratta di immagini che non sono sempre “on brand” e che hanno uno spirito anticonformista e persino imbarazzante. È tempo di essere bizzarri e rozzi, e di far ridere le persone attraverso questa scelta.

Cittadini del mondo (Global Neighbourhood): La sempre maggiore circolazione di persone, beni e informazioni in tutto il mondo sta avendo un effetto trasformativo sulla società e ha il potenziale per cambiare il modo in cui vediamo noi stessi. “Cittadini del mondo” si riferisce alla tendenza ad abbracciare questo flusso, dal momento che le nostre identità culturali collettive riguarderanno sempre meno il luogo dove siamo e sempre più ciò in cui crediamo e le persone con cui entriamo in connessione. Immagini cross-culturali e socialmente senza confini diventeranno più diffuse mentre i brand impareranno a cambiare e a rispondere alle nostre sempre più complesse identità di consumatori.

“Mentre ci impegniamo a offrire sempre l’immagine giusta per i nostri clienti in un mondo visuale in rapido cambiamento, non è mai stato così importante comprendere come il linguaggio visivo si stia evolvendo e perché,” ha detto Andrew Saunders, Senior Vice President of Creative di Getty Images.

“I trend visivi del 2017 ci vedono a un punto di non ritorno riguardo numerose aree; lo scetticismo a proposito della realtà virtuale è scomparso, sostituito dall’accettazione della sua inevitabilità come spartiacque tecnologico e dall’entusiasmo per ciò che ci consentirà di fare in campo visivo; abbiamo visto la mentalità dei Millenial diventare mainstream mentre i brand abbracciano un’estetica dello storytelling molto più naturale, rivolgendosi verso una creazione di immagini più realistica e di stile editoriale; e siamo arrivati ad apprezzare i big data e il modo in cui ci possono aiutare a comprendere le tendenze sociali e culturali. Basandoci su queste informazioni, speriamo che questo report possa supportare i business nello sviluppo della loro comunicazione in modo sempre più contemporaneo.”

I trend visivi di Getty Images per il 2017 sono stati pubblicati come parte della guida creativa annuale dell’azienda, Creative In Focus. Insieme ad analisi più approfondite dei trend visivi, la pubblicazione presenta un’analisi approfondita dei dati di ricerca e degli argomenti ricercati, che guardano verso la normalizzazione dei taboo e verso i miti e i fraintendimenti dei brand a proposito della comunicazione diretta a un pubblico di Millenial. La pubblicazione inoltre presenta creatori di immagini di talento provenienti da tutto il mondo e, attraverso fenomenali saggi fotografici, mostra il dietro le quinte del wrestling in Mongolia e il processo di rivisitazione della tradizione americana del rodeo a opera della comunità gay. Il libro Creative In Focus di Getty Images è disponibile online qui.

Enzo Sellerio con “Fermo Immagine” all’Alinari Image Museum di Trieste

Palermo, uscita dallo stadio La Favorita, 1961

All’Alinari Image Museum – Castello di San Giusto di Trieste
“Fermo Immagine” fotografie di Enzo Sellerio
dal 3 novembre 2016 al 5 febbraio 2017, mostra analogica e multimediale


1
Morgantina, il guardiano degli scavi,1960

“Penso che un fotografo che sia realmente tale non può essere che uno scrittore
che si esprime per immagini”
(Enzo Sellerio, “Corriere della Sera”, 11 agosto 2007)


Giovedì 3 novembre inaugura all’AIM- Alinari Image Museum al Bastione Fiorito del Castello di San Giusto di Trieste la mostra “Fermo Immagine” fotografie di Enzo Sellerio, dedicata al grande fotografo siciliano, fondatore dell’omonima casa editrice.
L’esposizione, analogica e multimediale, aprirà al pubblico dal 4 novembre 2016 al 5 febbraio 2017 ed è organizzata e prodotta dalla Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia, con il patrocinio della Prefettura di Trieste e del Comune di Trieste.
Nel suo nuovo museo dell’immagine, Alinari presenta una mostra dal titolo emblematico, “Fermo Immagine”, con 54 fotografie “originali” selezionate dallo stesso fotografo nel 2008 e una  multimediale con 100 immagini, a video o proiettate, esposte seguendo il percorso ideato dai figli di Enzo Sellerio, Olivia e Antonio. Oltre alle immagini, saranno presentati materiali utili a conoscere meglio la figura di Enzo Sellerio, tra cui le riviste più famose dove sono state pubblicate le sue fotografie.


Palermo, uscita dallo stadio La Favorita, 1961
Palermo, uscita dallo stadio La Favorita, 1961

Il lavoro fotografico di Enzo Sellerio emerge tra le voci dei fotografi italiani della seconda metà del Novecento che hanno imposto a livello mondiale l’indagine sociale territoriale italiana attraverso il reportage, anche “minimalista” come da Sellerio stesso definito e a cui si è dedicato per tutta la vita.
Attraverso l’apparecchio fotografico, da lui stesso definito il più bel giocattolo del mondo, Sellerio trasmette il canto compiuto di una Sicilia non ancora travolta dalla globalizzazione del costume e del pensiero, un racconto di cinquant’anni attraverso fotografie bellissime.
La fotografia fissa l’emozione che ferma il tempo e diventa una ” …fotografia unica, momento di irripetibile equilibrio tra forma e contenuto…”, come Leonardo Sciascia definì lo specifico creativo di Sellerio.
Il reportage neorealista del dopoguerra si stempera nelle sue fotografie e si trasforma in una scelta figurativa aulica, dove la fotografia si fa “racconto”, comunicazione emozionale e scelta estetica che esprime l’umano esistere.


Etna, vendemmia, 1963
Etna, vendemmia, 1963

Come ha ben evidenziato Carlo Bertelli, in uno dei contributi che introducono il catalogo della mostra, “Sellerio è stato soprattutto fotografo di situazioni, fantasioso scopritore di occasioni di racconto che coinvolgono sempre uomini e donne. E bambini. La spontaneità dei bambini, come la consapevolezza adulta dei piccoli lavoratori sfruttati, sono temi su cui l’impronta di Sellerio è indelebile.
Ma Sellerio non è stato solo questo. È stato anche un narratore ricco di humor, che invita a cogliere la stranezza surreale di certe occasioni. Mai chiedendo ai personaggi di recitare, bensì cogliendoli di sorpresa nella loro naturalezza. Anche i muri recitano per lui. Lo fanno con le scritte che li ricoprono e di cui le immagini di Sellerio mettono in luce l’assurdità rispetto al contesto. Sono voci dei palazzi del potere, ma più spesso voci plebee, come in un moderno Pitré, il grande antropologo siciliano dell’Ottocento cui i Siciliani sono debitori per aver raccolto le loro espressioni autentiche”.


Zurigo, 1961
Zurigo, 1961

“Le fotografie di Sellerio sono un momento straordinario per la storia della fotografia italiana. Ogni foto potrebbe in effetti essere la sintesi di un libro scritto magicamente e colto da Enzo Sellerio. Sia per chi ha vissuto quei tempi e sia per chi li ha conosciuti a posteriori – nota Claudio de Polo Saibanti, presidente Fratelli Alinari -. Oggi la fotografia lascia la sua dimensione cartacea analogica e diventa immagine: rispettandola e rispettando il suo messaggio, per la prima volta viene presentata in immagine digitale e questo è l’inizio di un percorso conoscitivo e didattico ricco di contenuti, profondità ed elementi educativi. Sono felice che AIM, a distanza di un mese dall’apertura, inauguri la sua prima grande mostra monografica con Enzo Sellerio, cui mi unisce il ricordo di grandi affinità”.

Accompagna la mostra il catalogo con testi di Giovanni Puglisi, Carlo Bertelli, Monica Maffioli e Adriano Sofri di 192 pagine e 161 fotografie. È un’edizione della Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia, prezzo di copertina 40€, prezzo speciale in mostra 35€.

In arrivo Trieste Photo Days 2016: tre giorni dedicati alla fotografia urbana

FESTIVAL DELLA FOTOGRAFIA URBANA – 28-29-30 OTTOBRE | urban life – le città si raccontano

unnamed

Da venerdì 28 a domenica 30 ottobre 2016 torna Trieste Photo Days, festival dedicato alla fotografia urbana promosso dall’associazione dotART, sotto la direzione di Stefano Ambroset e con la consulenza creativa di Angelo Cucchetto, ceo del media partner Photographers.it. Una rassegna che esplora la contemporaneità attraverso tutte le forme di fotografia ambientate nel tessuto urbano, riunendo mostre di artisti italiani e stranieri, workshop, proiezioni, contest, presentazione di libri, incontri e altri eventi.

Denominatore comune è la città, l’ambiente urbano e l’umanità che lo popola: la vita quotidiana delle metropoli e dei piccoli centri abitati, i contrasti e le contraddizioni della città e della provincia, gli scorci artistici, le geometrie architettoniche, i frammenti di colore che spezzano il grigiore cittadino.
La sede principale del festival sarà la Sala del Giubileo di Riva Tre Novembre 9. Sono previsti eventi anche alla Sala Sbisà presso l’Università Popolare di Trieste, alla Biblioteca Livio Paladin presso il Palazzo del consiglio Regionale e in vari locali del centro città.
Il programma completo è consultabile qui.


Eventi  in programma

Conferenza “Architettura – Visioni” a cura di Graziano Perotti. Con Andrea Rossato
Durante la serata saranno presentati “Geometries” di Andrea Rossato e i progetti “Milano in Metro”, “India. Regni del Deccan” e “Marocco, Chefchauen – La città blu” di Graziano Perotti.


Selezione progetti per mostra personale TPD 2017 con Maurizio Garofalo
Lettura di progetti fotografici a tema Urban Life, finalizzata alla scelta di un progetto espositivo che verrà prodotto da Trieste Photo Days e portato in mostra nell’edizione 2017.


Presentazione [u·to·pi:·a] di Carlo Bevilacqua
Progetto fotografico a cui l’autore ha dedicato quasi cinque anni. Un viaggio visuale dall’india e Singapore a Vancouver Island in Canada, attraverso Europa e Stati Uniti, alla scoperta non solo di comunità alternative, spirituali, artistiche, hippie, ecologiche ma anche di iniziative individuali che delle grandi imprese incarnano lo spirito utopico.


Presentazione del collettivo Un-Posed
Monika Krzyszkowska, vincitrice del concorso URBAN 2016 Photo Awards e membra dell’Association of Polish Art Photographers (ZPAF), presenterà le foto del collettivo polacco Un-Posed (Niepozowane, “fuori posa”). Il collettivo è stato fondato nel 2011 da Damian Chrobak, e in pochi anni si è affermato come il più importante gruppo polacco di street photographers.


Presentazione del libro “URBAN unveils the city and its secrets”
Una narrazione concettuale con immagini di oltre 80 fotografi tratte dalla classifica del concorso URBAN 2015.


Workshop in programma

Workshop “Fotoreportage in Città” con Graziano Perotti
Un workshop dedicato ai fotografi che desiderano trascorrere una giornata a lavorare fianco a fianco con Graziano Perotti, fotoreporter professionista con alle spalle più di 200 reportage per i più importanti magazine italiani.


Workshop di esplorazione urbana “Exercising the city / Esercitare la città”
A cura di Sabina Damiani e Luca Meola. Workshop sulla creazione di un immaginario visivo della città di Trieste attraverso i suoi momenti specifici e angoli nascosti, lontani da un immagine promossa e ormai collaudata della città. Posti e situazioni reali, nel quotidiano, che formano un’autentica immagine della città sono i fili conduttori della ricerca che verrà chiesta a ciascun partecipante.

Mostre in programma

“Urban life – Le città si raccontano”
Esposizione collettiva sulla città. Attraverso gli scatti di 10 autori, osserviamo la vita quotidiana delle metropoli e dei piccoli centri abitati, i contrasti e le contraddizioni della città e della provincia, gli scorci artistici, le geometrie architettoniche, i frammenti di colore che spezzano il grigiore cittadino. I progetti espositivi si sviluppano attraverso 6 aree tematiche: Social city, Street Stories, Urban Art, Architecture, Transport e Green life. In mostra i progetti: “Cidade Da Garoa” di Luca Meola (Italia), “Nobody has swaga on my street like me” di Ricci Shryock (USA), “Tokyo 24×24” di Matteo Capellini (Italia), “The Visibile City” di Giuliana Mariniello (Italia), “Reazionalismo” di Michele Catalano (Italia), “Non Luoghi” di Michele Di Donato (Italia), “Enchanted Encounters” di James Niven (Australia), “Traffic” di Krzysztof Maniocha (Irlanda), “Under” di Marta Rybicka (Polonia), “Utopia” di Carlo Bevilacqua (Italia).


“Polska Ulicznie / Poland Streetwise”
Le migliori foto di Poland Streetwise 2016, il principale concorso fotografico polacco di Street Photography. Il contest mira a raccogliere il meglio di un anno di produzione di street photography in Polonia. Aperto a tutti, il Contest presenta solo due regole fondamentali: le fotografie non dovevano essere state scattate più di un anno prima, dovevano essere ambientate in Polonia.


“Kushti” di Alain Schroeder e “I heard a crack” di David Sharabani
Vincitore e secondo classificato della sezione “Projects & Portfolios” al concorso fotografico internazionale URBAN 2016 Photo Awards.


Mostra finale e premiazione URBAN 2016 Photo Award
Mostra finale del concorso internazionale URBAN 2016 Photo Awards con cerimonia di premiazione. Saranno esposte e premiate le 18 foto vincitrici. Ospite dalla Polonia Monica Krzyszkowska, che ritirerà il primo premio. Seguirà rinfresco offerto dai partner Scribano Vini, Panificio Iordan e Azienda Agricola Zore.
URBAN vede ogni anno migliaia di foto in gara e centinaia di partecipanti da tutto il mondo. È un contest di respiro internazionale in continua crescita, uno dei pochi a “varcare i confini” del web offrendo ai fotografi una reale visibilità attraverso decine di mostre fotografiche itineranti in giro per il mondo.


Il programma completo è consultabile qui.

Sulla Via Emilia. Esplorazioni di una storia. Artcurial a Palazzo Crespi di Milano

Sulla Via Emilia
Esplorazioni di una storiaunnamed
Artcurial, Palazzo Crespi, Milano

4 ottobre – 4 novembre 2016

inaugurazione 3 ottobre 2016 alle ore 18.30

Per il secondo anno consecutivo, Nicoletta Rusconi Art Projects torna nella sedemilanese di Artcurial Italia, diretta da Gioia Sardagna Ferrari, e vi invita alla mostraSulla via Emilia. Esplorazioni di una storia a cura di Giulio Bizzarri: un’inedita rilettura dell’esposizione curata nel 1986 da Luigi Ghirri, che nasce da un rinnovato sodalizio tra le personalità che vi presero parte.

Giulio Bizzarri, collezionista, amico e storico collaboratore di Luigi Ghirri, porta negli spazi espositivi di Artcurial in Italia, una selezione di 30 stampe originali provenienti dalla sua collezione privata, visioni del paesaggio realizzate da: Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Vincenzo Castella, Giovanni Chiaramonte, Vittore Fossati, Luigi Ghirri, Guido Guidi, Mimmo Jodice, Klaus Kinold, Claude Nori, Cuchi White e Manfred Willmann, in occasione della mostra curata da Luigi Ghirri, esattamente 30 anni fa, Esplorazioni sulla via Emilia. Vedute nel paesaggio.

L’insieme di lavori presentati in mostra, selezionati dal corpus di opere che costituivano lo storico progetto dedicato alla Via Emilia immaginato nel 1986 da Luigi Ghirri, ripensa radicalmente la rappresentazione del paesaggio, al punto tale da influenzare in maniera significativa la fotografia italiana del Secondo Dopoguerra. Diversamente dalle precedenti riedizioni di Esplorazioni sulla Via Emilia, il percorso immaginato da Giulio Bizzarri è unico nella volontà di richiamare a rapporto tutte le forze creative coinvolte a suo tempo e allo stesso tempo di riattualizzare a distanza di 30 anni le investigazioni sulla via consolare, includendo opere inedite.

Giulio Bizzarri ha scelto di aggiornare le ricerche sul paesaggio emiliano che scompare, muta e si rinnova, di fatto distaccandosi radicalmente dalle diverse riedizioni di Esplorazioni sulla Via Emilia, attraverso due installazioni inedite presentate da Franco Guerzoni e Paolo Barbaro. Franco Guerzoni, i cui esordi si intrecciano con la vicenda artistica di Ghirri, presenta un nuovo progetto dal titoloOgni strada è costruita sui resti di un’altra strada che, in bilico tra memoria e contemporaneità, rielabora l’opera omonima del 1976: una tavola in gesso sulla quale era riportato il disegno di una strada romana. L’opera di allora si scinde in due oggetti distinti, la lastra di gesso riappare traforata dal ricamo del titolo, i cui solchi vogliono sottolineare come i sentieri siano originarsi dal sovrapporsi delle tracce lasciate dagli uomini che si sono succeduti su quel cammino nei secoli. Gli elementi aggettanti, che si distribuiscono sulla tela come a incorniciare lo ‘statement’, trovano una propria individualità al di fuori della tavola, nella composizione di cocci e gesso allestiti a parete, sui quali compaiono le stampe di immagini di antiche strade romane. L’intervento di Guerzoni è particolarmente significativo, poiché in esso si riflette il senso stesso dell’operazione messa a punto da Bizzarri che dai resti de un antico e importante progetto, dà vita a un nuovo percorso espositivo.

Paolo Barbaro, che insieme a Giulio Bizzarri si era occupato della trascrizione delle Lezioni Fotografia di Luigi Ghirri, presenta, invece, un’opera collettiva. Si tratta di un’installazione costituita da un insieme di testimonianze e documenti cartacei, fotografici e filmici, sullo storico tracciato viario e una serie di riflessioni sul paesaggio monumentale di ieri e oggi sul tratto da Piacenza a Milanot. Tutte le informazioni sono state raccolte in collaborazione con gli studenti del laboratorioRicognizioni sul Paesaggio del corso di Storia della fotografia dell’Università di Parma.

Accanto alle immagini fotografiche, nella seconda sala, la narrazione prosegue attraverso alcuni estratti del film documentario di Nino Criscenti Dal fiume al mare (1986) anch’esso parte del progetto originaleBizzarri ha scelto di portare in mostra solo alcuni frammenti del lungometraggio, in grado di restituire in maniera profonda il senso di questo progetto permettendo all’osservatore di entrare nel vivo del racconto. In particolare: la voce di Lucio Dalla che divaga sul mito della Mille Miglia con la rievocazione dell’affascinato pubblico di allora, le parole di Eugenio Riccomini sugli uomini antichi che solcavano il sentiero consolare per raggiungere Roma, un’intervista poetica a Tonino Guerra incentrata sul mare in Romagna e infine la testimonianza di un anonimo pescatore romagnolo.

23 settembre: W. Eugene Smith inaugura a Milano | CMC – Centro Culturale di Milano

82123182, 10/11/07, 2:40 PM, 8C, 4500x4957 (214+1478), 100%, smith_11x14, 1/50 s, R30.7, G16.7, B26.7

LE FOTOGRAFIE DI  W. EUGENE SMITH

INAUGURANO LA NUOVA SEDE DEL CENTRO CULTURALE DI MILANO

L’esposizione, in programma dal 24 settembre al 4 dicembre 2016, proporrà nella sede di Largo Corsia dei Servi, 60 original print in grado di ripercorrere la carriera del fotografo americano, attraverso i suoi cicli più famosi.


Dal 24 settembre al 4 dicembre 2016, il Centro Culturale di Milano inaugura la sua nuova sede nel cuore della città, in Largo Corsia dei Servi 4, con una mostra dedicata a W. Eugene Smith (1918-1978), uno dei più grandi maestri della fotografia di reportage.unnamed

L’esposizione, ideata da Camillo Fornasieri, direttore del CMC, curata da Enrica Viganò, con il patrocinio della Regione Lombardia e del Comune di Milano, presenta 60 original print in grado di ripercorrere la carriera del fotografo americano, attraverso i suoi cicli più famosi, realizzati tra il 1945 e il 1978, provenienti dalla collezione privata di H. Christopher Luce di New York.

La rassegna documenta i “saggi fotografici” di Eugene Smith, ovvero i suoi reportage di racconto sociale o di denuncia, nei quali ha abbracciato i periodi della depressione, della guerra, della ricchezza del dopoguerra e quello della disillusione, dalle fotografie scattate sui teatri della seconda guerra mondiale, dalle battaglie nel Pacifico fino a Okinawa, dove venne gravemente ferito, alla serie del Country Doctor (1948), commissionatagli dalla rivista Life, che racconta la vita quotidiana del dottor Ernest Ceriani, un medico di campagna nella cittadina di Kremmling a ovest di Denver.

Il percorso continua con le serie Nurse Midwife (La levatrice) del 1951, in cui segue le vicende di Maude Callen, una levatrice di colore, per testimoniare le difficoltà nell’esercitare il suo lavoro nel profondo sud degli Stati Uniti e, al contempo, per approfondire temi connessi alla discriminazione razziale.


Il modo più efficace per essere un buon giornalista è cercare di essere il miglior artista possibile.
W. Eugene Smith


Nel 1951, Life pubblica il suo reportage condotto in Spagna, a Deleitosa, un piccolo centro contadino di non più di 2.300 abitanti, sull’altipiano occidentale dell’Estremadura. “Cercherò di conoscere a fondo un villaggio spagnolo – aveva dichiarato Eugene Smith – per descrivere la povertà e la paura provocate dal regime di Franco. Spero di realizzare il migliore reportage della mia carriera”. Quello che risultò fu un quadro di una società rurale arcaica, in preda a gravi difficoltà economiche dovute al pesante regime franchista.

Non mancheranno le fotografie di A Man of Mercy (Un uomo di carità) dedicate al lavoro e alla comunità di Albert Schweitzer nell’Africa Equatoriale Francese, o il ritratto panoramico e singolare della città di Pittsburgh del 1955-58.

Chiudono idealmente la rassegna, gli scatti su Minamata (1972-75), la città giapponese devastata dall’inquinamento di mercurio che la Chisso Corporation versava nelle acque dei pescatori e che portava gli abitanti a soffrire di una terribile malattia nervosa – Minamata illness – che prese il nome proprio da quello della città. In mostra si troverà la fotografia più famosa di questo ciclo, definita la Pietà del Ventesimo Secolo, che raffigura la bambina Tomoko mentre fa il bagno tra le braccia della madre.

I visitatori potranno cogliere la freschezza delle original print di Smith, da lui stampate, di cui molte firmate e unite ai passe-partout, originali anch’essi e annotati con commenti dall’autore e, al tempo stesso, comprendere l’arte e la ricerca iconografica del “metodo di Smith”, vero mago della camera oscura.

 

I temi dei suoi reportage, lo stile della la sua vita, i suoi appunti sul campo, saranno al centro di una serie di incontri con fotoreporter e giornalisti quali Mario Calabresi, Massimo Bernardini, Franco Pagetti, Paolo Pellegrin, che s’interrogheranno sulla funzione dell’immagine e dell’informazione, della libertà e della verità dell’arte e sul linguaggio dei media oggi. Previste visite guidate per le scuole a cura di Opera d’Arte.

Accompagna la mostra un catalogo (Admira edizione), nono volume della collana I Quaderni del CMC.

Il nuovo spazio di cultura e teatro del CMC – Centro Culturale di Milano ridona alla città, grazie alla collaborazione di Fondazione Cariplo, il palazzo firmato dallo Studio Caccia Dominioni in Largo Corsia dei Servi, a fianco della chiesa di San Vito al Pasquirolo. Il nuovo spazio, insieme alla riqualificazione urbana della piazza voluta dal Comune di Milano, farà da volano alla rinascita di un’area degradata nel cuore della città a pochi passi dal Duomo e di un edificio storico, abbandonato da tempo.

Per questa nuova apertura CBA Designing brands with heart, importante realtà internazionale con sede a Milano e 11 uffici distribuiti in tutto il mondo, ha ideato una nuova immagine e identity brand per lo storico Centro Culturale di Milano che festeggia così i 35 anni di attività.


W. EUGENE SMITH. Usate la verità come pregiudizio

CMC – Centro Culturale di Milano (Largo Corsia dei Servi, 4; MM1 San Babila, MM3 Duomo)

24 settembre – 4 dicembre 2016

Inaugurazione: venerdì 23 settembre 2016, ore 18.30

Orari:  da martedì a venerdì 10.00 – 13.00; 15.00-19.00

sabato e domenica 16.00 – 20.00

lunedì chiuso

“Genesi” di Sebastião Salgado in mostra a Forlì

© Sebastião Salgado

Il 28 ottobre 2016 inaugurerà a Forlì, (chiesa di San Giacomo in San Domenico) la mostra “Genesi” di Sebastião Salgado.

Con il suo lavoro “Genesi”, Salgado regala agli occhi del modo un messaggio di purezza e amore nei confronti del pianeta; il mondo come era, il mondo come è. La terra come risorsa magnifica da contemplare, conoscere, amare. Questo è lo scopo e il valore dello straordinario progetto del fotografo brasiliano.

© Sebastião Salgado
© Sebastião Salgado

Il progetto inizia nel 2003 e dura 10 anni. Si tratta di una poesia d’amore per la terra che vuole essere anche un monito per gli uomini e per il loro rapporto controverso con il pianeta che ci ospita. In mostra 245 immagini in un bianco e nero, dai tratti onirici, che lasciano lo spettatore sospeso in un tempo ignoto.

Genesi, Sebastião Salgado
A cura di Lélia Wanick Salgado
Quando: 28 Ottobre 2016 – 29 Gennaio 2017
Dove: Chiesa di San Giacomo in San Domenico, Piazza Guido da Montefeltro, Forlì

Info: eventi@fondazionecariforli.it

Pirelli The Cal™ 2017: online la nuova piattaforma con i contenuti esclusivi ed il backstage della nuova edizione

STORIE, IMMAGINI, VIDEO PER RACCONTARE IL MONDO DELL’ARTE, DEL COSTUME E DELLO STILE:

TRA IL MATERIALE ESCLUSIVO ANCHE UN’INTERVISTA AD ANDREA BOCELLI

SVELATI LA PROSSIMA SETTIMANA I NOMI DELLE PROTAGONISTE DELLA NUOVA EDIZIONE DI THE CALlogo-pirelli


Un nuovo sito dedicato al Calendario Pirelli per conoscerne la storia e, soprattutto, per scoprire le diverse fasi creative della prossima edizione. È online da oggi www.pirellicalendar.com, la rinnovata piattaforma digitale che, grazie a filmati, fotografie e diverse interviste esclusive, permette ai visitatori di percorrere la storia di oltre 50 anni di The CalTM, vivere l’esperienza del backstage del nuovo Calendario e seguire passo dopo passo, insieme al suo autore Peter Lindbergh, l’edizione 2017 che sarà svelata a fine novembre.

Una prima intervista al grande fotografo tedesco, le immagini dei luoghi del prossimo Calendario e un video “catturato” dietro le quinte sono solo alcuni dei materiali esclusivi che da oggi sono disponibili sul sito e che nel corso delle prossime settimane andranno ad arricchirsi. Già dalla prossima settimana saranno svelati i nomi delle protagoniste e i primi scatti di backstage della nuova edizione di The CalTM.

La nuova sezione Behind The Scenes: Making of The Cal, in particolare, accompagnerà nei prossimi mesi il lettore a fianco del team di lavoro del Calendario Pirelli, facendolo assistere al processo di realizzazione del lavoro artistico di un grande fotografo.

Non solo. La sezione Icons del sito – dedicata al dialogo con rappresentanti illustri del mondo dell’arte, della cultura, dello spettacolo, della moda, dello sport e della musica – da oggi si arricchisce anche di un’intervista esclusiva ad Andrea Bocelli che segue quelle già realizzate con Roberto Bolle, Candice Huffine, Tommy Hilfiger, Marc Newson e Serena Williams.

Le storie, le curiosità e le iniziative attinenti al Calendario e legate al mondo dell’arte, come mostre o presentazioni a livello internazionale, sono al centro della sezione Stories.

Le 43 edizioni del Calendario, infine, vengono approfondite attraverso l’area Time Machine, dove immagini e sintesi dei video di “backstage” vengono presentate per decadi, in un viaggio virtuale nell’evoluzione dell’estetica e del costume anche attraverso commenti che contestualizzano i periodi dal punto di vista storico-politico.

Il sito www.pirellicalendar.com si affianca al progetto www.pirelli.com che dal suo lancio, 9 mesi fa, a oggi ha registrato oltre un milione di visite alle storie con cui quotidianamente racconta l’azienda con contenuti che spaziano dal prodotto alla cultura, dal business alla gestione sostenibile, dal Calendario Pirelli al Motorsport.

Andy Summers. La rock star dei Police rivela la sua grande passione per la fotografia

photo by Mo Summers

«La fotografia è sofisticata come la musica quando la capisci» Andy Summers

di Giovanni Pelloso


© Andy Summers
© Andy Summers

Considera la fotografia come la controparte visiva della musica. A emergere dalle sue immagini è una linea melodica convulsa, un accordo scuro, con poche note, quasi astratto. Anche quando era impegnato nei tour mondiali, Andy Summers amava utilizzare questo linguaggio visivo per descrivere il suo rapporto con la realtà, per definire la propria posizione di fronte alle cose e al mondo. Dall’altopiano della Bolivia ai vicoli del Golden Gai di Tokyo, dalle strade di Napoli alle vedute di Shanghai, i quaranta scatti in bianco e nero esposti recentmente nelle belle sale della Leica Galerie (a pochi passi dal Duomo) offrono la testimonianza del lavoro di un apprezzato professionista, di un autore internazionale che desidera allontanarsi il più possibile dai percorsi turistici e aprire una porta verso un territorio che ammette il surreale e l’ambiguo con sfumature oscure e note malinconiche. Ciò che appare è un ensemble ricco di riferimenti alla sua vita di musicista e di autore sempre in viaggio. La fotografia si rivela come una naturale estensione di sé e l’espressione di ciò che ha vissuto. È il suo modo di attraversare le strade e le piazze, di fare esperienza della realtà (così come arriva). «È un altro tipo di espressione – racconta –, come la musica, molto naturale per me. Eccitante. Non è un hobby. Ti devi sentire coinvolto, sentire la passione; credo che sia un modo di sostenere la vita».

© Andy Summers
© Andy Summers

«La musica e la fotografia sono spiriti affini nell’essere arti non verbali, ma facilmente possono avere termini intercambiabili» Andy Summers

Quale fotografia predilige?
«Non sono interessato al reportage, la mia fotografia è più vicina a un viaggio emotivo. Non sono coinvolto come fotografo a formulare delle dichiarazioni politiche attraverso le mie immagini; sono più stimolato a creare un’espressione artistica che è più vicina alla musica e soprattutto al tipo di musica che mi appassiona in questo momento. Non sono attratto dalla street photography anche se continuo a girare il mondo. Cerco un immaginario più astratto e surreale. Credo sia molto importante anche la composizione della sequenza che, specialmente in un libro e nel percorso espositivo, diventa una dichiarazione. Se penso a Mysterious Barricade, ciò che appare è un sentire più mistico, astratto. Le immagini rivelano il loro essere, sono delle domande aperte senza risposta. Ti fanno quasi capire cosa sta succedendo. Sei tu, poi, a decidere se camminarci dentro oppure no.>>

© Andy Summers
© Andy Summers

«Al salire della pressione attorno alla band, la fotografia era diventata un mondo privato dove mi potevo ritirare» Andy Summers


Fotografia e musica sono due passioni nate in età giovanile?
«La fotografia mi ha affascinato da sempre. Se avessi preso in mano prima la macchina fotografica della chitarra forse sarei diventato un fotografo, ma a quel tempo ero troppo attratto dalla musica».

Quali sono gli autori che inizialmente l’hanno ispirata?
«Molti. Quando sei così coinvolto è naturale guardare il lavoro degli altri, allo stesso modo è stato così per la musica. Sono sempre stato molto curioso e ho ascoltato ogni genere musicale, non solo pop, ma anche jazz e classica. Ho esplorato varie possibilità. Poi, nel percorso artistico, a un certo punto, si deve decidere cosa si vuol diventare e cosa piace o non piace. Amo Robert Frank, Ralph Gibson, Diane Arbus, Cartier-Bresson e Robert Capa. Nella crescita, con gli anni, il processo creativo si affina sempre di più. Oggi, mi permetto di non farmi piacere tutto».

© Andy Summers
© Andy Summers

«Musica e fotografia si fondono. I tour iniziano a distendersi come un rotolo di pellicola. Sogno attraverso la lente» Andy Summers


© Andy Summers
© Andy Summers

Fotografa solo in bianco e nero?
«La fotografia esiste per me solo in bianco e nero. La fotografia è in bianco e nero. Il colore è qualcos’altro. È un’immagine costruita».


Andy Summers

photo by Mo Summers
photo by Mo Summers

È nato e cresciuto nella cittadina di Bournemouth, nota località turistica dell’Inghilterra meridionale. È diventato famoso nei primi anni Ottanta come chitarrista della storica rock band dei Police. Il suo talento alla chitarra caratterizzò lo stile del gruppo, in particolare in Message in a Bottle, Don’t Stand So Close to Me ed Every Breath You Take. Nel 2006 ha pubblicato la sua autobiografia One Train Later che ha riscosso grande successo tra il pubblico, risultando il miglior libro dell’anno nel Regno Unito. Ha esposto alla Leica Gallery di Los Angeles, al Paris/LA Independent Photo Show, alla Kunst.Licht Gallery a Shanghai, al China Culture Center (CCC) a Beijing e alla Photokina (Colonia, Germania). È entrato nella Rock and Roll Hall of Fame e nella Guitar Player Hall of Fame, oltre ad aver ricevuto le chiavi della città di New York. È stato nominato cavaliere dell’Ordine delle Arti e delle Lettere dal ministro della cultura francese.

Picwant è la prima agenzia fotografica globale 100% mobile

È ITALIANA LA PRIMA AGENZIA FOTOGRAFICA GLOBALE 100% MOBILE

SMARTPHONE FOTO-MANIA:
PIÙ VALORE ALLA TUA PASSIONE CON PICWANT


La mania per le foto da mobile è ormai contagiosa: un vero e proprio trend che ha rivoluzionato la modalità di fotografare di uomini e donne di tutte le età senza confini geografici. Un ‘linguaggio’ diffuso in chiave digitale, grazie soprattutto ai modelli di cellulare di ultima generazione dalle evolute tecnologie incorporate.

In questo contesto, spicca l’innovativo modello di business di Picwant – la prima agenzia fotografica al mondo esclusivamente specializzata in foto da mobile – che offre agli utenti la possibilità di trasformare la propria passione per le immagini scattate da smartphone in concrete opportunità di guadagno.

Fotografare una celebrity o partecipare a un evento culturale, scovare angoli inediti della propria città o essere testimoni di avvenimenti sociali di rilievo: sono infinite le occasioni quotidiane per realizzare foto o video dal proprio cellulare ed entrare a far parte della community di Picker che alimentano questa innovativa agenzia fotografica mobile, ottenendo visi- bilità e ritorni economici a livello internazionale.

Nata  in Italia da un’idea di Stefano Fantoni, Picwant è una grande piattaforma online (www.picwant.com) che vanta contributor da oltre 40 Paesi e in fase di ulteriore vivace espansione sull’onda inarrestabile del fenomeno “mobile photography”.

Grazie a una serie di sfiziose integrazioni e migliorie, tra cui nuove funzionalità tecniche e l’ampliamento delle modalità di ingaggio, la piattaforma mira infatti a conquistare un pubblico sempre più ampio di utenti, tanto tra gli amatori che tra i fotografi professionisti.

In particolare, l’APP ”Picwant Mobile Photos and Videos” – totalmente rinnovata e disponibile gratuitamente per dispositivi iOS, Android e Windows – è la porta d’accesso al grande mondo Picwant.

Punto di forza del progetto Picwant è l’iper specializzazione in mobile photography e il consolidato know how nella valutazione e commercializzazione di immagini fotografiche.  
0 0,00
Go to Top