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bianco e nero

Piccoli consigli per foto in bianco e nero a regola d’arte

Capire come il soggetto si tradurrà in monocromia è vitale per creare immagini di successo. Molte tecniche fotografiche, come la ricerca di una composizione pulita o la gestione della caduta della luce, rimangono le stesse a colori e in bianco e nero, ma non significa che possiamo semplicemente fotografare gli stessi soggetti e convertirli in monocromia. I soggetti il cui impatto nasce dal colore hanno ovviamente meno successo in bianco e nero. Anziché guardare il colore di una scena, dobbiamo cercare di immaginare come i toni, i dettagli e gli elementi grafici possano dare forza alla composizione. Ricordiamo però anche che l’immagine che catturiamo può essere un semplice punto di partenza: con facili modifiche, possiamo migliorare e alterare il rapporto fra i toni dell’immagine finale.

Scattare in bianco e nero: è necessario cercare un soggetto che si stacchi dallo sfondo

I fattori che possono influenzare il risultato sono molti, ma il più importante, la cosa da cercare sempre, è un soggetto, o una struttura, che si stacchi dallo sfondo. Insieme al soggetto, spesso sono le ombre a definire la struttura della composizione in bianco e nero, quindi prestiamo loro particolare attenzione. Cerchiamo dunque contrasti di luce e ombre che possano definire la composizione. Proviamo poi a includere elementi più delicati, come dettagli, toni, forme e texture per aggiungere profondità e interesse.

  • CATTURIAMO LA LUCE: per il successo di uno scatto in bianco e nero è essenziale capire come qualità e direzione della luce influenzeranno il risultato. Scattare controluce produrrà risultati teatrali, mentre una luce laterale aiuterà a definire sagome e forme.
  • CATTURIAMO LA SAGOMA: senza il colore, spesso è la sagoma di un oggetto a definirlo. Cerchiamo soggetti i cui contorni creino sagome definite contro lo sfondo. È più facile quando i contorni del soggetto contrastano con quelli di fondo.
  • TONI: Il b/n è perfetto per catturare gli elementi grafici, ma anche le sottili variazioni di tono. Impariamo come i diversi colori si traducono in toni più chiari o più scuri per riuscire a “vedere” in mono.
  • ATMOSFERA: dalle scene cupe e buie a quelle leggere e ariose, l’assenza di colore è ideale per enfatizzare le atmosfere. Possiamo sottolineare le emozioni applicando schermatura e bruciatura per schiarire o scurire specifiche aree dell’immagine.
  • TEXTURE: le texture, che siano quelle di frastagliate pareti rocciose o quelle delicate dei dettagli dei capelli, sono elementi chiave del bianco e nero. Possono esserne anche il soggetto, soprattutto se evidenziate da una luce di taglio.
  • CONTRASTO: il contrasto di luci alte intense e ombre scure aiuta a creare impatto. Anche se l’attenzione è attratta dalle zone più luminose, sono le ombre a definire il contrasto più intenso. È una tecnica che si applica bene ai soggetti più semplici.
  • FORMA: la forma è la sagoma del soggetto in tre dimensioni. Crea sottili variazioni di ombreggiatura, dai toni più chiari ai più scuri.
  • MOTIVI: motivi ripetuti, o pattern, sono eccellenti soggetti per il bianco e nero. Il segreto per catturarli è la semplicità, quindi avviciniamoci o montiamo focali più lunghe per stringere ed escludere le aree della scena che contengono distrazioni.

Bianco e nero 2.0

Ammettiamolo: i film “di una volta” emanano ancora oggi un grande fascino. Ci sono classici meravigliosi che non ci stancheremo mai di rivedere, con trame avvincenti che ci tengono legati alla poltrona fino all’apparizione dell’immancabile “Fine”. In parte, l’appeal che queste pellicole esercitano sullo spettatore moderno (nonostante i suoi occhi siano abituati ad assistere a vere “esplosioni” di colore ogniqualvolta fissino uno schermo) lo si deve all’uso magistrale del bianco e nero – tanto che capita di pensare ai primi decenni del secolo scorso come a un mondo anch’esso in bianco e nero, al di fuori della finzione. Forse più che in fotografia, l’utilizzo del bianco e nero nel cinema dal Dopoguerra in poi è andato assottigliandosi, accompagnando pochissimi blockbuster (vengono subito in mente capolavori come Manhattan, Toro scatenato, Schindler’s List, The Artist – quest’ultimo tra l’altro sfacciato omaggio proprio ai film dell’epoca d’oro di Hollywood) e più di frequente titoli definibili “di nicchia” che spesso per la loro eccezionale qualità artistica riescono a uscire dal circuito delle sale d’essai per conquistare le grandi platee. È il caso ad esempio di due candidati al premio Oscar 2019 come miglior film straniero: Cold War del polacco Paweł Pawlikowski (già Premio Oscar 2015 con Ida, anch’esso in B/N) e Roma del messicano Alfonso Cuaron (vincitore 2019). Vi consigliamo di recuperarli (Roma è su Netflix) e gustarveli fotogramma dopo fotogramma, quasi fossero singoli scatti di un grande album fotografico: esempi attualissimi di un utilizzo del bianco e nero davvero senza tempo.

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Immagine in evidenza via MondoFox

Il bianco e nero nelle foto paesaggistiche

Sono moltissimi i fotografi che, per realizzare splendide foto di paesaggi, ricorrono al bianco e nero, tecnica da sempre considerata dai professionisti come un’opportunità incredibile per creare immagini di forte impatto e l’avvento del digitale ha solo amplificato queste possibilità. Il bello di un paesaggio in bianco e nero sta, in parte, nel ruolo giocato dalla combinazione di luce e condizioni meteo, che può fare del territorio che abbiamo di fronte un soggetto ideale per questo genere di ripresa. C’è da aggiungere che, a differenza del tradizionale paesaggio a colori, in cui si tende a scattare all’alba o al tramonto per beneficiare delle note “ore blu” e “ore d’oro”, il bianco e nero consente di ottenere eccellenti risultati in molti altri momenti della giornata, e persino con la pioggia, che è una condizione estremamente difficile quando si fotografa a colori. Tutte queste considerazioni non significano affatto che la luce e le condizioni meteo non siano importanti nel caso di uno shooting in bianco e nero, ma che è possibile ampliare il proprio raggio d’azione, scattando anche in condizioni che non sarebbero ideali per una foto a colori. Naturalmente, le prime e le ultime ore della giornata non sono precluse al bianco e nero, che beneficia in questo caso del sole basso e dell’allungarsi delle ombre.

L’utilizzo del bianco e nero nei paesaggi: spazio alle emozioni

Esistono due condizioni meteo perfette per creare un paesaggio in bianco e nero. La prima è quella con sole splendente, cielo azzurro e, idealmente, qualche nuvola. Questo tipo di scenario crea immagini molto sature e ad alto contrasto; i colori ricchi che si ottengono possono essere tradotti, durante la conversione in bianco e nero, in ulteriore aumento selettivo di contrasto. La seconda condizione meteo ideale è quella con cielo tempestoso. Non tutti i fenomeni di copertura atmosferica sono adatti, perché anche nelle nuvole devono potersi trovare dettagli e contrasto, ma certamente è possibile scattare ottimi bianco e nero anche quando un’immagine a colori risulterebbe poco interessante. In queste condizioni, tipicamente servirà aumentare un po’ il contrasto in post-produzione e magari utilizzare Scherma e Brucia per enfatizzare i particolari più interessanti

L’utilizzo del bianco e nero nei paesaggi: minimalismo

Oltre che per catturare panorami, il bianco e nero è perfetto anche per immagini minimaliste. Questo genere di scatti richiede un forte punto di interesse all’interno della scena, che possa essere esaltato dall’esclusione di altri elementi circostanti. Solitamente si ottengono i migliori risultati passando dal grandangolare al teleobiettivo. In generale, una volta individuato il soggetto adatto, possiamo amplificare l’effetto di “isolamento” dello stesso con lunghissimi tempi di posa (15- 30 secondi) per sfocare il cielo, l’acqua o il fogliame in movimento sullo sfondo. Per utilizzare tempi tanto lunghi è consigliabile scattare all’alba (o prima) e al tramonto (o dopo); in caso di scatti diurni, per arrivare a simili tempi dovremo utilizzare un filtro ND molto denso, dai 5 ai 10 stop. Passando dal “generale” della vista panoramica al “particolare” del piccolo dettaglio in essa contenuto (per esempio una foglia, un ramo o una pietra) potremo scoprire forme e trame molto interessanti, con cui creare splendide immagini. Intorno ai nostri piedi, nella sabbia, tra l’erba o le foglie, si nascondono infinite possibilità di scatto, che solitamente trascuriamo per concentrarci sulla più ampia vista panoramica. Troviamole e scopriremo un tesoro.

Fotografare in bianco e nero: cosa sarebbe successo se la fotografia fosse nata a colori?

La fotografia monocromatica sta ritornando prepotentemente in auge, con molte più possibilità creative.

fotografi della generazione Kodachrome apprezzavano i colori intensi e abbastanza realistici, tanto che alcuni si sono chiesti cosa sarebbe successo se la fotografia fosse nata a colori: qualcuno avrebbe mai pensato di inventare il bianco e nero? Ora sappiamo che la risposta è sì. Dopo che per un paio di generazioni il colore è stato il default in fotografia, assistiamo adesso alla grande ripresa del monocromatico, che ha la prerogativa di scostarsi un po’ dalla realtà. Se in passato l’abbiamo inseguita nei colori molto saturi, abbiamo poi capito che il realismo non serve molto per l’espressione creativa; credo che sia questo che anima la nuova stagione del bianco e nero: non un nostalgico rimpianto del passato, ma l’offerta di uno spazio per l’immaginazione creativa più sottile e di più ampio respiro.

Due sono le grandi differenze rispetto al passato: primo, esistono oggi ampie possibilità nel convertire in scala di grigi la luminosità di ogni singolo colore, possibilità molto superiori a quelle dei filtri Wratten del cui uso Ansel Adams era maestro; secondo, è possibile scegliere il bianco e nero in qualsiasi momento, da quello dello scatto a molto dopo. Questo aumenta l’importanza di questa decisione: quando e perché dovremmo convertire in bianco e nero?  Si può probabilmente affermare che il fatto che il colore sia universalmente disponibile, con gli eccessi che ne sono derivati, abbia dato al bianco e nero quasi uno status di raffinatezza e di controllo creativo. Come ha detto Cartier-Bresson: «La fotografia in bianco e nero rende le cose astratte e questo mi piace».

Gianni Berengo Gardin in mostra a Pistoia

Gubbio, Festa dei Ceri, 1976 © Gianni Berengo Gardin. Courtesy Fondazione Forma per la Fotografia
“In festa. Viaggio nella cultura popolare italiana”
Mostra di Gianni Berengo Gardin per Pistoia Dialoghi sull’uomo
26 maggio – 2 luglio 2017
Sale Affrescate del Palazzo Comunale di Pistoia

Gubbio, Festa dei Ceri, 1976 © Gianni Berengo Gardin. Courtesy Fondazione Forma per la Fotografia

Venerdì 26 maggio inaugura la mostra fotografica personale “In festa. Viaggio nella cultura popolare italiana” di Gianni Berengo Gardin. L’esposizione, curata da Giulia Cogoli, è realizzata per Pistoia – Dialoghi sull’uomo, per continuare il percorso sul tema “La cultura ci rende umani. Movimenti, diversità e scambi” dell’ottava edizione del festival di antropologia del contemporaneo.

L’esposizione, che è visitabile gratuitamente e resterà aperta al pubblico fino al 2 luglio, riunisce per la prima volta 60 fotografie in bianco e nero realizzate tra il 1957 e il 2009, molte delle quali inedite, dedicate alla cultura popolare italiana. Una mostra che diviene il racconto di un’Italia “in festa”, dove ognuno celebra la propria cultura e la propria storia con riti vecchi e nuovi: un affascinante mondo popolato di bambini, di zingari, di anziane o giovani signore vestite per la festa e di danzatori di ogni età.
«Un piccolo e meraviglioso atlante fotografico delle feste popolari in Italia, che racconta di costumi e tradizioni antiche e meticce di tutte le regioni d’Italia, con uno sguardo dal taglio etnografico, ma allo stesso tempo di intenerita curiosità» afferma Giulia Cogoli.

«Sono stato attratto dalle diverse manifestazioni della cultura popolare fino dai miei esordi – spiega il fotografo – il mio lavoro mi ha portato a viaggiare per tutta l’Italia e sono venuto così in contatto con il ricchissimo patrimonio di tradizioni, riti e costumi che caratterizza il nostro paese».
«Per me fotografare è stato anche un modo per essere partecipe di questi momenti straordinari, densi di significato – aggiunge Berengo Gardin – Credo che queste fotografie abbiano oggi un valore di testimonianza, documentano mondi in alcuni casi ormai scomparsi, in altri contaminati da altre forme di partecipazione che li hanno mutati per sempre».

In occasione di Pistoia – Dialoghi sull’uomo uscirà, per Contrasto, il volume di fotografie di Gianni Berengo Gardin intitolato In festa. Viaggio nella cultura popolare italiana.


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Speciale IL FOTOGRAFO: i Grandi Maestri del Bianco & Nero

È finalmente uscito lo speciale de IL FOTOGRAFO sui grandi maestri del BIANCO & NERO!
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