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A Camera Torino doppia mostra di Larry Fink e Jacopo Benassi

English Speaking Union New York, New York December 1975

Larry Fink  e Jacopo Benassi in una mostra doppia a Camera Torino.
Due mostre allestite in contemporanea che mettono in dialogo e a confronto due autori, diversi per generazioni e formazione, accomunati dall’approccio al linguaggio. In questo modo gli artisti in mostra riflettono dunque sulle sfumature e sugli utilizzi del mezzo fotografico e delle sue potenzialità di osservazione dei fenomeni che caratterizzano la società odierna.
Per il primo appuntamento di CAMERA DOPPIA, che aprirà al pubblico giovedì 18 luglio 2019, il direttore di CAMERA Walter Guadagnini ha curato la mostra antologica di Larry Fink (Brooklyn, New York, 1941), Unbridled Curiosity e il progetto di Jacopo Benassi (La Spezia, 1970) intitolato Crack.

Larry Fink  e Jacopo Benassi in una mostra doppia a Camera Torino

Le mostre – entrambe prodotte da “Fotografia Europea” di Reggio Emilia – presentano diversi aspetti comuni, sia dal punto di vista tematico che da quello specificamente fotografico: gli autori, infatti, utilizzano unicamente il bianco e nero e adottano l’uso del flash per focalizzare l’attenzione sul soggetto della rappresentazione, esaltandone atmosfera, forma e contenuto. Nell’antologica del fotografo americano Larry Fink sono presenti oltre novanta immagini, realizzate tra gli anni Sessanta e oggi. La selezione in bianco e nero e di grande potenza estetica, mira a evidenziare quei legami tra le persone e tra le persone e i luoghi che Fink, nel corso di tutta la sua carriera, ha saputo immortalare con occhio attento e “sfrenata curiosità”, mischiandosi ai contesti, rubando momenti di intimità e mettendo in evidenza l’anima dei soggetti ritratti.

Jacopo Benassi e il progetto Crack a Camera Torino 

Nella Sala Grande e nel lungo corridoio di CAMERA, invece, verranno allestite le sessanta immagini che compongono Crack, progetto che Jacopo Benassi ha realizzato mettendo al centro della sua riflessione il rapporto tra classicità e contemporaneità nei corpi e nei legami che gli individui instaurano con uomini e ambienti. Crack – commenta Walter Guadagnini – è un atlante del corpo, elaborato tra gli estremi della plastica antica e della flagranza fisica contemporanea. Il risultato è la sottolineatura non solo della decadenza in agguato tanto per il corpo umano quanto per il corpo scolpito, ma anche, e forse più, della possibilità di ricomposizione delle fratture, delle rotture e del fascino che anche questi elementi assumono nella nostra lettura del corpo e della forma. A tale visione concorrono anche l’incorniciatura delle singole opere e l’intero, sorprendente allestimento della mostra, che sono parte integrante del progetto espositivo e caricano le immagini di un’ulteriore, vitale tensione.

Larry Fink. Unbridled Curiosity: in mostra a Camera Torino

Denny’s Haircut, March 2015 © Larry Fink

CAMERA propone la mostra antologica Unbridled Curiosity del fotografo americano Larry Fink che raccoglie oltre novanta immagini, realizzate tra gli anni Sessanta e oggi, che saranno esposte nelle prime cinque sale di CAMERA. Curata da Walter Guadagnini,la selezione in bianco e nero e di grande potenza estetica, mira a evidenziare quei legami tra le persone e tra le persone e i luoghi che Fink, nel corso di tutta la sua carriera, ha saputo immortalare con occhio attento e “sfrenata curiosità”, mischiandosi ai contesti, rubando momenti di intimità e mettendo in evidenza l’anima dei soggetti ritratti. Le grandi battaglie civili, i party esclusivi tra Hollywood e i grandi musei, la vita rurale, le palestre pugilistiche: nulla sfugge all’obiettivo di Fink.

La mia vita è una cascata di rivelazioni empatiche – commenta Larry FinkUna vita spesa cercando di costruire ponti tra le classi, le fatiche, i piaceri e le paure del dolore. Una vita trascorsa ad accumulare immagini che attestano un senso di meraviglia sensuale e sociale.Questo spettacolo è un viaggio sconnesso attraverso molte esperienze e sensazioni. È una testimonianza di curiosità sfrenata (Unbridled Curiosity).

La mostra è prodotta da “Fotografia Europea” di Reggio Emilia.
Dal 18 luglio al 29 settembre

 

Per maggiori informazioni http://camera.to/

Quarto potere. Giornalismo e fotografia

Giovedì 6 giugno alle ore 19.00CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia organizza l’incontro aperto al pubblico dal titolo “Quarto potere. Giornalismo e fotografia” con il direttore de La Stampa Maurizio Molinari e il direttore di CAMERA Walter Guadagnini. Si partirà dalle 240 fotografie in mostra che raccontano oltre quarant’anni della storia d’Italia attraverso gli scatti della più importante agenzia fotogiornalistica italiana, l’Agenzia Publifoto, per indagare come, nel secolo scorso, la carta stampata avesse sviluppato un rapporto privilegiato con le immagini, usate insieme al testo per esaltare le sue molteplici possibilità di comunicazione e informazione immediata. Allo stesso tempo, si ragionerà su come la combinazione di immagini e testo sia spesso stata governata in modo tale da influenzare e orientare le posizioni politiche, sociali e culturali dei lettori. Con la diffusione di internet, e la rivoluzione tecnologica correlata, infine, si farà luce sulle nuove prospettive, funzioni e modalità di fare informazione che si affacciano alla porta delle redazioni dei giornali di oggi. Il direttore di CAMERA, Walter Guadagnini, dialogherà di questi e altri problemi legati al mondo della comunicazione contemporanea con Maurizio Molinari, direttore de La Stampa ed esperto delle dinamiche della comunicazione di massa.

Intervengono

Maurizio Molinari, direttore La Stampa
Walter Guadagnini, direttore CAMERA

Info e prenotazioni prenotazioni@camera.to

Waterheaven: fotografie di Francesco Bosso a Camera Torino

Si inaugura mercoledì 17 aprile, alle ore 18.00, nella Project Room di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, Waterheaven mostra personale di Francesco Bosso, curata da Walter Guadagnini, direttore dell’istituto torinese. Bosso indaga il paesaggio naturale nelle sue manifestazioni più pure e selvagge, isolandone forme
ed elementi per interpretare luoghi disabitati ed evidenziare il significato profondo del legame dell’uomo con le sue origini.
Allievo di Kim Weston, nipote del grande maestro Edward, e di John Sexton e Alan Ross, assistenti di Ansel Adams, per questa occasione il fotografo pugliese presenta un lavoro che nasce da diverse serie scattate nel corso degli ultimi anni, dedicate soprattutto a paesaggi marini. L’acqua come forza creatrice è al centro di venti fotografie caratterizzate anche da un meticoloso processo di stampa, che intensifica la pulizia dei bianchi e la profondità dei contrasti. Con il suo costante fluire – racconta
Bosso – l’acqua rappresenta il liquido primordiale che crea, modella, modifica il mondo, in un moto continuo ed eterno di trasformazione. Waterheaven è un percorso per immagini attraverso l’affascinante “forza creatrice” dell’acqua, tra visione e realtà, un susseguirsi di evocazioni e
frammenti di memorie. Alcuni esempi della grande capacità di Bosso di raccontare per mezzo della luce e della forma una realtà lirica e armoniosa, di matrice pittorica, sono le immagini delle cascate realizzate in Islanda, incluse nella serie Golden Light (2012), oppure le vedute di Last Diamonds (2015), serie realizzata nel ghiacciaio Sermeq Kujalleq, nei pressi del villaggio di Ilulissat, in Groenlandia. Mentre nel primo caso l’autore entra in relazione con lo spazio e rende visibile l’intimità di un luogo attraverso la fotografia, nel secondo ha raccolto forti emozioni, la fluidità di un simile paesaggio naturale […] sconvolgente, al fine di documentarne la fragilità e ammonire sulle nefaste conseguenze del riscaldamento globale – continua Bosso.
Fenomeni come l’urbanizzazione massiva e la concentrazione di un numero sempre maggiore di persone nelle città caratterizzano la vita contemporanea, espellendo
dall’immaginario quotidiano il paesaggio naturale. Bosso lo rimette al centro dell’attenzione, documentandone anche le trasformazioni e gli effetti deleteri della noncuranza con la quale l’uomo si relaziona con la natura.
Le sue opere fanno parte di importanti collezioni private e pubbliche, mentre i suoi progetti espositivi sono stati ospitati in istituzioni nazionali e internazionali come il Museo Pino Pascali (Polignano), il Centro Culturale Candiani (Venezia), il Museo Nazionale della Fotografia (Brescia) e il Cultural Centre
Museum (Hong Kong).

 

 

 

“Waterheaven”
Dal 18 aprile al 26 maggio 2019
CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
Via delle Rosine 18, 10123 – Torino
www.camera.to
camera@camera.to

Sandy Skoglund. Visioni Ibride: in mostra a Camera Torino

Sandy Skoglund. Visioni Ibride

Fino al 23 marzo, CAMERA ospita la prima antologica dell’artista statunitense Sandy Skoglund (1946), curata da Germano Celant. In mostra trenta lavori, dalle prime serie fotografiche prodotte a metà degli anni Settanta alle grandi composizioni dei primi anni Ottanta, che hanno dato all’artista fama internazionale. In particolare, si possono ammirare Radioactive cats del 1980 e Revenge of the goldfish del 1981, rivisitazioni surreali e stranianti di ambienti familiari dai colori improbabili, invasi da gatti verdi e pesci volanti. L’esposizione sarà anche l’occasione per ammirare l’inedita opera Winter, alla quale l’artista ha lavorato per oltre dieci anni.

TORINO, CAMERA – Via Guido Reni 4/a
www.camera.to

Camera Torino: scatta una foto mentre ti baci e entri gratis alla mostra fotografica

Per festeggiare San Valentino una nuova iniziativa di Camera Torino

In occasione della festa degli innamorati, giovedì 14 febbraio dalle 11.00 alle 21.00, tutte le coppie che si presenteranno a Camera Torino, Centro Italiano per la Fotografia per visitare le mostre (1969. Olivetti formes et rechercheSandy Skoglund) potranno approfittare della promozione 2×1 per un San Valentino all’insegna della fotografia. Inoltre per le coppie che decideranno di baciarsi e postare la foto sui social taggando CAMERA, ingresso gratuito!

Sandy Skoglund. Visioni Ibride. E l’anteprima mondiale di Winter

Sandy Skoglund. Visioni Ibride

Dal 24 gennaio al 23 marzo, CAMERA ospita la prima antologica dell’artista statunitense Sandy Skoglund (1946), curata da Germano Celant. In mostra trenta lavori, dalle prime serie fotografiche prodotte a metà degli anni Settanta alle grandi composizioni dei primi anni Ottanta, che hanno dato all’artista fama internazionale. In particolare, si possono ammirare Radioactive cats del 1980 e Revenge of the goldfish del 1981, rivisitazioni surreali e stranianti di ambienti familiari dai colori improbabili, invasi da gatti verdi e pesci volanti. L’esposizione sarà anche l’occasione per ammirare l’inedita opera Winter, alla quale l’artista ha lavorato per oltre dieci anni.

TORINO, CAMERA – Via Guido Reni 4/a
www.camera.to

Per acquistare il libro su Sandy Skoglund clicca qui 

 

Mostra Olivetti formes et recherche

U. Mulas, Italo Calvino nel box della scrittura, mostra Olivetti formes et recherche © Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati. Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano - Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli

Olivetti formes et recherche

A cinquant’anni anni dalla mostra che la Società Olivetti organizzò nel novembre del 1969 a Parigi, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia e l’Associazione Archivio Storico Olivetti presentano la mostra 1969. Olivetti formes et recherche, una selezione di fotografie da quella storica esposizione che, dopo la capitale francese, proseguì a Barcellona, Madrid, Edimburgo e Londra, per concludersi a Tokyo nell’ottobre del 1971. Curata da Barbara Bergaglio e Marcella Turchetti, la mostra raccoglie oltre settanta scatti provenienti dall’Associazione Archivio Storico Olivetti realizzati dai maestri della fotografia che diedero il loro contributo nelle diverse tappe, da Ugo Mulas per l’edizione parigina ad Alberto Fioravanti e Giorgio Colombo per Madrid e Barcellona, a Tim Street-Porter a Londra. Al racconto per immagini si affiancano altri documenti, tra cui il filmato per la regia di Philippe Charliat, in cui Gae Aulenti guida il visitatore all’incontro con la Olivetti. Non mancano poi i personaggi che gravitavano dentro e intorno alla società Olivetti e alla cultura di quegli anni: da Giorgio Soavi a Lord Snowdon, da Ettore Sottsass a Mario Bellini, da Renzo Zorzi a Italo Calvino, ritratto da Ugo Mulas nel box della scrittura (foto sotto). Oltre a rievocare la storica mostra, l’esposizione di Torino vuole offrire al pubblico l’occasione per conoscere un grande modello di impresa responsabile, che ha saputo unire arte, industria, design, produzione, un’azienda la cui “immagine” è portavoce della cultura creativa più avanzata del tempo e oggi riconosciuta come patrimonio dell’Unesco.

Fino al 24 febbraio
CAMERA
Via delle Rosine 18
camera.to

Immagine in evidenza

U. Mulas, Italo Calvino nel box della scrittura, mostra Olivetti formes et recherche
© Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati. Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli

Around Ai Weiwei: Photographs 1983 – 2016 | CAMERA Torino

Beijing Photographs 1993-2003, The Forbidden City during the SARS Epidemic, 2003. Courtesy of Ai Weiwei Studio, Image courtesy Ai Weiwei, © Ai Weiwei

A cura di Davide Quadrio


La mostra Around Ai Weiwei. Photographs 1983-2016 mette in evidenza i diversi momenti del percorso artistico di Ai Weiwei – figura provocatoria e controversa – indagando non solo la sua poetica artistica dagli esordi fino ai giorni nostri ma anche il suo ruolo nel dibattito culturale, sociale e politico, cinese e internazionale. La mostra esplora la genesi di Ai Weiwei come personaggio pubblico e come icona del mondo asiatico, oltre a stimolare una riflessione sul modo in cui l’ambiente contemporaneo lo abbia trasformato, piuttosto che interrogarsi su “chi” Ai Weiwei sia diventato.


Beijing Photographs 1993-2003, The Forbidden City during the SARS Epidemic, 2003. Courtesy of Ai Weiwei Studio, Image courtesy Ai Weiwei, © Ai Weiwei
Beijing Photographs 1993-2003, The Forbidden City during the SARS Epidemic, 2003. Courtesy of Ai Weiwei Studio, Image courtesy Ai Weiwei, © Ai Weiwei

“In un panorama di mostre che presentano le opere monumentali di Ai Weiwei abbiamo concepito questo progetto – racconta il curatore Davide Quadrio – espressamente per riorientare lo sguardo del pubblico verso gli elementi documentari che circondano la vita dell’artista, in quanto testimonianze del suo affascinante viaggio come uomo, creatore e attivista. Per i più, Ai Weiwei è ormai un prodotto globale di origine cinese.”

All’ingresso di Camera ci troviamo davanti a un’unica opera d’arte monumentale Soft Ground, un tappeto lungo 45 metri con una riproduzione fotografica in scala 1:1 delle tracce lasciate da carri armati su una carreggiata a sud-ovest di Pechino e che ricordano quelle lasciate dai carri inviati a Piazza Tiananmen durante le proteste del 1989.

Lungo il muro, alla destra del tappeto, scorre la vita di Ai Weiwei nel contesto newyorkese grazie all’esposizione di una serie di fotografie dal titolo New York Photographs 1983-1993: come fermi immagine di un film in bianco e nero, gli 80 scatti, selezionati tra gli oltre 10.000 della serie, costituiscono una sequenza di momenti privati e incontri che l’artista fece quando visse negli Stati Uniti dal 1983 al 1993.

Dopo questa passeggiata introduttiva, e come risultato di tutto ciò che essa rappresenta, la mostra si sviluppa in modo cronologico e per capitoli tematici. Come raggruppamenti principali all’interno della narrazione complessiva, le due opere video Chang’an Boulevard (“Viale Chang’an”) e Beijing: The Second Ring (“Pechino: il secondo anello”) descrivono lo scenario della capitale cinese nei primi anni 2000. Ai Weiwei documenta attraverso riprese di paesaggi urbani e frammenti di vita le radicali trasformazioni che investono Pechino, dissezionando e indagando una città in continua metamorfosi.

Viene presentata anche una rara video-intervista condotta da Daria Menozzi, Before Ai Weiwei (1995) che mostra l’artista coinvolto in un dialogo intimo, offrendoci così uno scorcio dei primi anni del suo ritorno in Cina dopo il soggiorno newyorkese. Questo documentario pressoché inedito conferma il decisivo contributo di Ai Weiwei all’interno del discorso intellettuale, culturale e artistico nella Cina degli anni Novanta, rivelandoci anche l’essenza del suo pensiero e della sua attività artistica durante quell periodo.

Con questo approccio fotografico, che mette in evidenza l’urbanistica e l’architettura dell’epoca, la mostra presenta Beijing Photographs 1993-2003 (“Fotografie di Pechino, 1993-2003”). Questa serie inedita di fotografie ritrae la vita, le azioni e l’entourage di Ai Weiwei appena prima del rapido processo di trasformazione che avrebbe reso Pechino la città globale di oggi.

L’immagine guida scelta dall’artista, capace di riassumere e illustrare la mostra, è una fotografia del 2003 dal titolo The Forbidden City during the SARS Epidemic (“La Città Proibita durante l’epidemia SARS” – sala 5). In questo autoritratto, che somiglia a un selfie ante litteram, Ai Weiwei è solo nella Città Proibita, svuotata dall’epidemia che ha isolato la Cina dal resto del mondo per sei mesi e che ha trasformato in città fantasma moltissimi tra villaggi e cittadine.

La trama autobiografica della mostra è scandita anche da una selezione di sculture che diventano simboli dello svolgersi della vita di Ai Weiwei nel corso di quattro decenni. I readymade dell’artista e le opere in porcellana rappresentano le molteplici capacità e le ricche sfumature espressive che l’artista utilizza. Ogni scultura si manifesta come punto di riflessione, come una sospensione del tempo che i visitatori possono esperire attraverso le sale di Camera.

L’ultima sezione offre un’anteprima di uno degli ultimi progetti di Ai Weiwei: Refugee Wallpaper, ovvero 17.000 immagini scattate da Ai durante il suo continuo contatto con l’emergenza rifugiati che si sta dispiegando in Europa, in Medio Oriente e altrove. Questa serie monumentale sembra voler far interrogare il pubblico sulle implicazioni dell’attivismo dell’artista. All’interno dei confini divenuti fragili sotto il peso degli eventi globali e della politica internazionale, il dramma della migrazione diviene spettacolo come tutto il resto.

La mostra è realizzata grazie al sostegno di Compagnia di San Paolo e Lavazza, ed è promossa e organizzata con Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze affiancandosi alla grande retrospettiva Ai Weiwei. Libero. 


Dal 28 ottobre 2016 al 12 febbraio 2017

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia – Via delle Rosine 18, 10123 Torino

+39.011.0881150, camera@camera.to

camera.to

Orari di apertura
Lunedì 11.00–19.00
Martedì chiuso
Mercoledì 11.00–19.00
Giovedì 11.00–21.00
Venerdì 11.00–19.00
Sabato 11.00–19.00
Domenica 11.00–19.00

Ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura

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