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Carlo Borlenghi: tra i migliori fotografi di vela

Carlo Borlenghi

Amante delle regate e dell’avventura, ha saputo trasformare una passione in una professione. Tra i migliori fotografi di vela, il suo nome è conosciuto e rispettato a livello internazionale. Da oltre trent’anni segue tutti i più importanti eventi nautici.

Intervista a Carlo Borlenghi

La fotografia lo accompagna fin dalla giovane età, da quando si divertiva in camera oscura a scoprire l’alchimia e la magia dello sviluppo in bianco e nero. A quel tempo era semplicemente un hobby coltivato in parallelo agli studi in ingegneria. «I primi scatti», ci confida, «li ho realizzati ai miei amici che andavano in barca durante il fine settimana sul lago di Como. A loro vendevo le fotografie per racimolare un po’ di soldi per l’università. Con la vecchia Rollei di mio padre, oltre alle foto alle barche, scattavo ritratti. Con il tempo, la pratica, seguendo le regate che passavano sul lago, riuscì a perfezionarmi. All’epoca non sapevo nulla di nautica. È stato un lavoro di cesellatura costante e di buoni consigli ricevuti dagli sportivi in gara. Quello che spesso mi dicevano era di avvicinarmi il più possibile all’azione. Poi, in occasione di un Natale, mi fu regalata una Nikon con la quale ho lavorato per un anno fino a quando me la rubarono durante un viaggio. Al ritorno, acquistai una Canon perché la ritenevo più adatta alle mie esigenze».

La svolta professionale giunse nel 1980, quando Vogue Italia decise di creare una pubblicazione dedicata alla moda sportiva: era Uomo Mare, dodici numeri annuali interamente dedicati al mare. «Mi chiamarono subito», racconta Carlo. «All’inizio credevo di riuscire a proseguire anche con l’università, ma gli impegni e la mole di lavoro mi costrinsero ad abbandonare gli studi. È stata una collaborazione durata dodici anni, fino a quando chiusero la redazione. La ricordo come una bellissima esperienza, molto formativa; oltretutto, avevo gli stessi diritti dei grandi fotografi di moda di Vogue, e al tempo era un bel passe-partout».

Per chi vestiva i panni dell’apripista in un settore, quello della nautica in Italia, del tutto nuovo, era importante conoscere quello che allora offriva il panorama internazionale in termini di proposta iconografica. Oggi abbiamo tutto a portata di clic, è facile scoprire attraverso Internet l’offerta visiva della concorrenza, ma quasi quarant’anni fa il confronto con i colleghi inglesi e americani non era certo facile. E qui, la testimonianza di Carlo Borlenghi sfiora la narrazione epica:
«Visto che si prospettava un percorso nel campo della nautica, a quel punto iniziai a documentarmi sui colleghi in giro per il mondo. Scoprii Rosefeld negli Stati Uniti e una famiglia di fotografi sull’isola di Wight; sia il figlio sia il padre e il nonno vi si dedicavano. Cercando nelle librerie di Milano trovai, non senza fatica, una pubblicazione del nonno inglese. Erano immagini molto belle, per lo più ritratti di barche con la  vela intera; anche quando non c’era vento, l’oggetto barca era rappresentato magnificamente, in parte grazie anche al tipo di pellicola e di stampa utilizzate. Inizialmente, mi basai su quel tipo di composizione, ma mi resi immediatamente conto che le mie immagini non erano paragonabili. Compresi ben presto che era cambiata un’epoca. Le barche erano diverse; c’era molto meno legno e design e materiali erano cambiati radicalmente. Le linee delle nuove imbarcazioni non erano più così belle, ma erano invece molto più veloci. Era come paragonare un’auto classica a una vettura di Formula Uno. Pensai di cambiare stile e di concentrarmi su uno sguardo personale. Ridussi, per prima cosa, il punto di osservazione; non fui più interessato alla barca intera, ma mi concentrai sui particolari, sui dettagli. Trovai una mia lettura stravolgendo completamente lo stile; una modalità interpretativa che piacque molto a Vogue anche perché non erano interessati al ritratto. Da lì, ogni anno cercai sempre di offrire qualcosa di nuovo e in questo senso le novità tecnologiche, gli sviluppi degli strumenti non solo fotografici mi aiutarono molto. Le fotografie, solitamente, le scattavo da un gommone o direttamente a bordo della barca. Erano rare le occasioni di scattare dall’elicottero dato il costo elevato dell’affitto del mezzo».

Carlo Borlenghi tra i migliori fotografi di vela

Sapevamo che Carlo non ha mai imparato a nuotare e questo l’abbiamo sempre considerato curioso rispetto a un uomo che trascorre in mare buona parte dell’anno. L’intervista ci ha dato l’occasione di comprendere che questo grande timore dell’acqua si coglie anche nel suo sguardo:
«L’acqua non è proprio il mio ambiente. Potrei dirti che questo mi è servito ad avere un diverso modo di guardare alla natura e alle sue forze. Credo che nelle immagini traspaia questa soggezione». Delle sue foto ci hanno sempre affascinato la luce e l’enfasi che riesce a restituire del momento.

Si comprende, guardando le immagini, quanto sia per lui un elemento fondamentale della narrazione visiva. Ci dice, infatti:
«Mi spiace che abbiano perso l’abitudine di realizzare delle regate lunghe. Normalmente la partenza ora è a mezzogiorno o all’una, il momento peggiore per scattare delle fotografie. La media e la lunga di ogni regata, invece, iniziavano verso le sei di sera. Mi ricordo di una partenza alle Hawaii di una regata lunga con una luce incredibile. Questo ti aiuta moltissimo, difficilmente puoi sbagliare. Si portava sempre a casa un risultato di valore. Infatti, si vedevano delle doppie pagine molto più di oggi. Oggi, è molto più difficile quando una regata a Porto Cervo inizia a mezzogiorno e alle tre sono già rientrati».

La storia degli esordi e la sua esperienza maturata in un mondo dove il mercato editoriale negli anni si è trasformato considerevolmente tratteggiano una realtà neppure molto lontana da un punto di vista temporale, ma certamente diversa e distante rispetto a chi è oggi agli inizi. Anche il ruolo e la professione del fotografo stanno mutando in riferimento a una domanda alimentata da altre necessità. Anche lui, da professionista al passo con i tempi, non si sottrae alla riflessione: «In questo momento sto constatando che è sempre più difficile il lavoro del fotografo “puro”. Sento che la direzione in cui ci si sta muovendo è il video. Sono molte le richieste di mini storie, soprattutto per tutta la parte social che interessa alle aziende. In particolare, per Instagram. Alcuni clienti ne richiedono almeno due o  tre al giorno. Se da un lato voglio tener duro con la foto, desidero comunque andare avanti e mantenermi al passo con le novità».

Ha solcato i mari del mondo e ha fotografato le più belle barche da regata impegnate nelle competizioni internazionali. Una professione, la sua, sicuramente ricca di soddisfazioni, ma anche dove non mancano i rischi del mestiere. Ha mai avuto paura per la sua vita?
«Molte volte», risponde. «La più brutta, forse, è stata l’anno scorso nell’incidente con il catamarano di Casiraghi sul lago di Garda. Ci è passato sopra. Noi pensavamo di essere nella posizione giusta, lui anche e alla fine ci è venuto addosso portando via tutta la parte superiore del gommone. Il catamarano si è rovesciato e ha spaccato l’albero. Erano tutti in acqua e noi eravamo per terra. Ho anche spaccato l’obiettivo facendomi male. Speravo che non ci toccasse il timone che, per fortuna, è passato sopra le nostre teste».

Un consiglio per i fotografi agli inizi?
«Un consiglio che potrei dare a chi si vuole avvicinare a questo genere di fotografia e che do anche ai ragazzi che lavorano con me è di aspettare il momento migliore. Vedo che hanno sempre molta fretta di fare uscire la foto o di pubblicarla su Internet. Secondo me, invece, vale la pena aspettare, anche perché il tuo nome rimane e, se le condizioni di quel giorno non erano le migliori, la foto non sarà valida. È sicuramente un atteggiamento da vecchia scuola, visto il momento in cui viviamo – la voglia di mostrarsi, soprattutto online, è tanta – ma è necessario pensare a medio e lungo termine».

Carlo Borlenghi: l’arte della vela

Morning Glory © Carlo Borlenghi

Siamo andati a intervistare un amante delle regate e dell’avventura, un fotografo che ha trasformato la sua passione nella sua professione


di Alessandro Curti


Morning Glory © Carlo Borlenghi
Morning Glory © Carlo Borlenghi

Lo spettacolo delle geometrie delle vele colorate sullo sfondo del mare, l’energia delle onde che fendono la prua delle barche durante le gare e gli scenari tempestosi sono il pane quotidiano per Carlo Borlenghi che, a bordo di un elicottero, segue ad alta quota le regate internazionali e le immortala con la sua macchina fotografica.
Dopo la prima esperienza – più che positiva – al MIA Photo Fair 2016 lo abbiamo incontrato per farci raccontare la genesi e lo sviluppo del suo percorso artistico e professionale.


Pioggia © Carlo Borlenghi
Pioggia © Carlo Borlenghi

Come e quando ti sei avvicinato al mondo della fotografia, in particolare a quella di vela?
La fotografia è sempre stata il mio hobby sin dal periodo universitario, quando studiavo Ingegneria Idraulica. La trasformazione da passione a lavoro è stata del tutto casuale: fotografavo i miei amici durante le regate sul lago di Como, quando il mensile Uomo Vogue mi ha contattato per collaborare con la nuova rivista Uomo Mare Vogue, dedicata alla moda sportiva. Da quel momento sono stato insieme a loro per lungo tempo e ho cominciato a sviluppare nuovi progetti artistici.
Nel 2001 ho aperto un’agenzia fotografica specializzata nella fotografia di mare e da allora mi dedico a seguire tutti gli eventi nautici che si tengono in giro per il mondo, lavorando per gli sponsor delle manifestazioni.


Sogno © Carlo Borlenghi
Sogno © Carlo Borlenghi

Quali sono le emozioni che provi durante le sessioni di scatto? C’è un progetto in particolare a cui tieni di più o che ti è rimasto impresso?
Non ho un lavoro in particolare che possa definire come il mio preferito, ogni progetto ha una storia diversa dall’altra e anche la distanza temporale gioca il suo ruolo, perché con la rapidissima evoluzione tecnologica cambia anche la maniera di fotografare. L’elemento che mi gratifica maggiormente nel mio lavoro è quello che mi permette di ricercare un angolo nuovo, una prospettiva diversa che mi permetta di trovare stimoli ed emozioni mai provati prima.
Faccio questo lavoro da circa 35 anni e mi diverto ancora moltissimo, provando le stesse passioni e lo stesso entusiasmo di quando ho cominciato.
Un gioco che ancora mi diverte molto è quello di pensare, a tavolino e prima dell’inizio della sessione, alla foto che mi piacerebbe scattare e aspettare l’evento sportivo per tentare di tradurre nella pratica quell’immagine che ho in testa. Con questo piccolo stratagemma, realizzare la fotografia a cui ho pensato diventa più facile e divertente.


La tempesta © Carlo Borlenghi
La tempesta © Carlo Borlenghi

I giochi geometrici sono un elemento sempre presente nei tuoi scatti, come mai?
Questa è la parte più divertente del mio lavoro: sento la necessità continua di trovare delle forme geometriche che richiamino la forma della vela da qualsiasi oggetto.
Vedo forme di vela in ogni angolo. Il risultato di questo pensiero fisso sono delle immagini con una fortissima presenza di elementi geometrici che creano disegni e trame affascinanti.


© Carlo Borlenghi
© Carlo Borlenghi

Tutti i clienti per cui ho lavorato, molto esigenti, mi hanno insegnato che nel mio lavoro ci sono due concetti fondamentali: la ricerca e la cura del dettaglio e la capacità di essere creativi ogni giorno.
Lavorare in questo ambiente è stata un’esperienza molto costruttiva per me e per il mio percorso artistico e ho trovato nella geometria un elemento utilissimo per crescere e migliorare.


La regata © Carlo Borlenghi
La regata © Carlo Borlenghi

Quali sono i tuoi riferimenti artistici e quale altro genere di fotografia apprezzi?
Quando ho iniziato questo lavoro pensavo di poter sfruttare i viaggi in giro per il mondo per sviluppare una serie di reportage liberi da vincoli commerciali o editoriali. Il reportage è un genere che apprezzo molto, perché mi piace documentare quello che vedo e raccontarlo. All’inizio questo è stato possibile, anche se successivamente il lavoro commerciale ha preso il sopravvento.
Mi sono sempre ispirato a grandi fotografi per i quali nutro una grande stima come Henri Cartier-Bresson e Gianni Berengo Gardin.


I giochi olimpici © Carlo Borlenghi
I giochi olimpici © Carlo Borlenghi

Progetti per il futuro?
A breve inizierò una nuova collaborazione con BMW Germania che mi terrà impegnato per tutta la prossima Coppa America (2017) per quanto riguarda la parte sportiva; successivamente mi piacerebbe sviluppare una serie di foto più personali destinate al mercato del collezionismo, un mondo che sto iniziando a scoprire e che trovo molto interessante.


© Carlo Borlenghi
© Carlo Borlenghi

Carlo Borlenghi

Nasce a Bellano sul Lago di Como dove inizia la sua carriera di fotografo seguendo le regate locali.
Ancora giovane, grazie alla passione per il mare e alla collaborazione con la rivista “Uomo Mare Vogue”, gira il mondo seguendo i più importanti eventi internazionali di nautica.
È fotografo ufficiale degli eventi nautici internazionali Rolex e ogni Sito CB  Carlo Borlenghi Sitoanno lavora con clienti di prestigio internazionale.
Pubblica con continuità libri e calendari dedicati al mare. Collabora stabilmente con i più importanti quotidiani italiani e stranieri e con testate di tutto il mondo.
Lo Studio Borlenghi realizza inoltre servizi fotografici ad hoc per cantieri nautici valorizzandone l’immagine grazie a un’esperienza trentennale nella creatività e nella produzione di materiali per la comunicazione sia cartacei che digitali.

Immagini e storie di mare: martedì 20 settembre, 18:30 | Feltrinelli, piazza Duomo (Milano)

Trieste, 09/10/11 Barcolana 2011 Fleet race © Carlo Borlenghi

la Feltrinelli, piazza Duomo presenta:

20 settembre 2016, ore 18.30

“Immagini e storie di mare”

Trieste, 09/10/11 Barcolana 2011 Fleet race © Carlo Borlenghi
Trieste, 09/10/11
Barcolana 2011
Fleet race
© Carlo Borlenghi

Presentazione della 48.a edizione della Barcolana di Trieste.

Partecipano Mitja Gialuz, Presidente di Barcolana, Carlo Borlenghi, fotografo, Bianca Ascenti moderatrice.

Approda a Milano, alla Libreria Feltrinelli Duomo, la Barcolana, la regata più affollata del mondo che si svolge ogni anno a Trieste.

La 48.a edizione si terrà domenica 9 ottobre. Duemila barche, 25 mila velisti partecipano a un evento unico, a terra e in mare, dove i grandi campioni condividono la regata insieme a migliaia di appassionati.

Storie di vento e di mare saranno raccontate attraverso le immagini straordinarie di Carlo Borlenghi, il più noto fotografo di vela del mondo.

 

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