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Consigli fotografici

Vediamo come le traiettorie possono migliorare le nostre composizioni

Anche se non ce accorgiamo, il nostro sguardo è naturalmente guidato dalle linee all’interno di una scena. Studi psicologici hanno dimostrato che i nostri occhi riconoscono le traiettorie che collegano un punto a un altro perciò, come fotografi, possiamo servircene a nostro vantaggio nella composizione di una scena. Un’inquadratura che contenga linee chiaramente riconoscibili, infatti, può condurre lo sguardo verso il nostro soggetto. Si tratta di uno strumento visivo semplice ma molto efficace. Se ci guardiamo intorno, vediamo traiettorie ovunque: linee costruite dall’uomo in strade, muri o edifici, ma anche linee naturali costituite dai fiumi, dagli alberi e dall’orizzonte. Tuttavia, se c’è un luogo dove sicuramente troveremo linee interessanti, è la costa: non solo la separazione fra terra e mare crea uno dei tratti più definiti possibili, ma c’è anche una serie di traiettorie tracciate dall’uomo con i moli e i pontili che offrono innumerevoli spunti a un osservatore attento. Le traiettorie sono un modo efficace per rendere essenziale una composizione ma non sono il solo: per semplificare un paesaggio marino, un metodo molto diffuso è sfumare l’acqua, trasformando il mare increspato in una superficie liscia come la seta, mentre l’assenza di dettaglio nell’acqua contribuisce a rinforzare le linee portanti e le forme della composizione.

Le traiettorie nel paesaggio

Basi della composizione:

  1. TREPPIEDE. Anche se possiamo scattare questa foto a mano libera, un treppiede ci permetterebbe tempi di posa più lunghi: dobbiamo ricordarcene quando fotografiamo l’acqua in movimento, perché ci dà modo anche di riflettere con calma sull’inquadratura.
  2. LINEE FORTI. Possiamo trovare linee forti in qualunque scenario. Un sentiero o una strada funzionano particolarmente bene, soprattutto se conducono a un elemento interessante.

  3. GRANDANGOLO. I grandangoli sono utili in tutti i generi di paesaggio. Se c’è in campo una traiettoria forte, un grandangolo può contribuire a esasperarne la prospettiva facendo convergere le linee di fuga verso un punto lontano.

  4. PUNTO A FUOCO. La profondità di campo dietro il punto a fuoco è doppia rispetto a davanti, quindi mettiamo a fuoco a un terzo della distanza tra il punto più vicino e quello più lontano e chiudiamo il diaframma per tenere a fuoco tutta la scena. Per maggiore precisione, usiamo il Live View e ingrandiamo.

  5. FILTRO ND. Un’esposizione lunga trasformerà un mare increspato in morbida seta, ma per questi tempi di posa serve un ND denso. Questo riduce la luce che passa dall’obiettivo, consentendo una posa lunga.

  6. IMPOSTAZIONI DELLA MACCHINA. Con un filtro ND (specialmente quelli molto densi) l’esposizione con l’esposimetro può essere fuori gioco, quindi scattiamo in Manuale. 100 ISO e diaframma f/16, scattiamo una foto di prova e correggiamo il tempo di posa fino a quando siamo soddisfatti.

 

Scattare tutto il giorno: sei consigli essenziali, validi a qualsiasi ora

Sei consigli essenziali, validi a qualsiasi ora

Prendiamoci una giornata intera e usciamo con la nostra reflex per una ventiquattrore di maratona fotografica…

  • La luce è la chiave di qualsiasi scatto in esterni, quindi evitiamo di imbarcarci nell’impresa se le previsioni del tempo non sembrano promettenti. Controlliamo un sito affidabile di previsioni e facciamoci un’idea in anticipo.
  • Quando si tratta di alba, tramonto e crepuscolo, l’orario del sorgere e del calare di sole o luna non è meno importante della luce.

  • Scattare con poca luce di solito richiede tempi lunghi, che esauriscono in un batter d’occhio le batterie. Il problema è serio se siamo in giro per ventiquattro ore. Per evitare di restare a secco, portiamo batterie di scorta o un caricabatterie per l’auto.

  • Conviene sempre scattare in RAW, specie con i paesaggi. I file RAW hanno informazioni tonali più complete e transizioni più sfumate, soprattutto nelle fasce ampie di colore omogeneo, come il cielo. Inoltre consentono maggiori correzioni all’esposizione prima di introdurre artefatti.

  • Quando scattiamo a metà giornata (o nel cuore della notte, l’effetto è lo stesso), l’esposizione è la stessa per il primo piano e per il cielo, ma all’alba e al tramonto il cielo è inevitabilmente molto più luminoso del terreno ed è quasi impossibile esporre entrambi nello stesso scatto. La risposta più semplice è usare un filtro graduato a densità neutra (ND), che trattiene la luminosità del cielo senza influenzare il primo piano.

  • Per qualsiasi scatto paesaggistico è utile il treppiede, ma con i tempi lunghi è vitale anche un cavo di scatto remoto, per evitare di muovere la fotocamera quando premiamo il pulsante di scatto. Se non l’abbiamo, possiamo ridurre al minimo il camera shake utilizzando l’autoscatto, a 2 o 10 secondi.

Consigli fotografici: l’importanza di essere più vicini

Mettiamoci d’impegno e cerchiamo elementi che possano riempire e dare vita al primo piano: guadagneremo profondità, senso delle proporzioni e impatto.

Il grande fotografo di guerra Robert Capa una volta disse che se una foto non è abbastanza buona, significa che non si è andati abbastanza vicino.  Lui, ovviamente, parlava della cattura del dramma di un conflitto e della necessità di arrivare al cuore dell’azione – un approccio che alla fine gli costò la vita. La stessa massima però può essere applicata anche alla fotografia paesaggistica: se vogliamo cogliere la spettacolarità di una scena, dobbiamo avvicinarci e fare buon uso del primo piano, uno degli elementi cardine di una composizione dinamica. Il primo piano è utile per diversi motivi: il più importante è che l’enfasi sul primo piano dà alle immagini il senso delle distanze e delle proporzioni. È una questione prospettica: gli elementi più vicini appaiono più grandi di quelli lontani e in un’immagine il cervello registra che gli elementi più piccoli devono essere distanti, così che noi vediamo la scena quasi in tre dimensioni. Il secondo motivo è che il primo piano rappresenta il punto di ingresso nella composizione per lo sguardo dell’osservatore, che poi attraversa la scena fino al punto focale o allo sfondo. Un’immagine riuscita ha bisogno di un “amo” che attiri l’osservatore e  ne trattenga l’attenzione.  Nei paesaggi, è rappresentato dal primo piano. La terza ragione è che il primo piano contiene più informazioni del resto della scena e la vicinanza permette di documentare i dettagli senza l’intervento di foschia, nebbia o atmosfera.

Gli obiettivi grandangolari

Gli obiettivi grandangolari permettono di sfruttare al massimo gli elementi di interesse in primo piano perché consentono di includere nello scatto anche gli oggetti che si trovano letteralmente ai nostri piedi. La distorsione prospettica creata dai grandangoli poi, fa sì che questi oggetti incombano grandissimi sulla scena, con tutto il resto che rimpicciolisce in distanza. Più il punto di vista è basso, più il primo piano risulta dominante. Le ottiche con una lunghezza focale sui 16/18 mm (24/28 mm con sensore full-frame) sono una scommessa sicura perché sono abbastanza ampie da includere abbondante primo piano senza esserlo tanto da lasciarci solo  il primo piano. Quando avremo preso confidenza, potremo scattare immagini sensazionali con obiettivi ultragrandangolari, sui 10/15 mm (15/22 mm su full-frame), ma per riuscirci dovremo arrivare davvero molto vicini al primo piano, per evitare che sembri a sua volta distante a causa dell’eccessiva distorsione della prospettiva.

I teleobiettivi

I teleobiettivi sono meno dinamici, perché gli elementi che possiamo includere sono comunque ovviamente lontani e perché la compressione della prospettiva tende a schiacciare i piani, con il risultato che i tele non riescono a dare lo stesso senso di distanza e tridimensionalità dei grandangoli. L’effetto però può comunque essere potente, con un singolo elemento a dominare la scena.

Ma cosa possiamo includere? Praticamente tutto: rocce, fiumi, muretti, cancelli, staccionate, barche ormeggiate, increspature di sabbia, riflessi, persone… Gli elementi che creano linee naturali o implicite funzionano meglio, perché guidano lo sguardo dentro e attraverso la scena. Le linee verticali funzionano bene, quelle che corrono in diagonale dal basso a sinistra all’alto a destra anche meglio, quelle convergenti (come quelle formate da rotaie o rettilinei) sono più forti di tutte. Per sfruttare al massimo le linee verticali e quelle convergenti, scattiamo appunto in verticale, mentre alle diagonali si adatta meglio il formato orizzontale, per dare loro più spazio in cui tenere e guidare l’attenzione dell’osservatore

Fotografare l’autunno: gli animali selvatici

Fotografare animali selvatici

La stagione che stiamo vivendo è un momento di transizione per gli animali, che si preparano ad affrontare i mesi invernali e si affannano a mettere da parte il cibo. In autunno possiamo essere testimoni di spettacoli grandi e selvaggi, come l’accoppiamento dei cervi, ma anche andare in cerca di creature piccole e curiose. Non è difficile individuare gli scoiattoli, per esempio, e studiare preferenze e abitudini anche degli esemplari più timidi. Se disponiamo di un’area verde, poi, perché non allestire una vera stazione di ristoro per attirare soggetti con il loro cibo preferito? Per esempio, i tassi impazziscono per frutta secca e larve essiccate, che possiamo trovare nel più vicino pet shop. Per ritratti a piena inquadratura, avremo bisogno di lunghezze focali dai 300 mm in su, che ci assicureranno anche una ragionevole distanza di lavoro, per non spaventare gli animali. Ovviamente, uno zoom supertele, come un 150-600 mm, ci darà più margine di manovra e versatilità.

I Consigli di  JULES COX

Jules ha una passione per animali e natura, in particolare delle Isole britanniche e del Nord. Il suo progetto sui caprioli ha ricevuto due menzioni ai British Wildlife Photography Awards di quest’anno. Ecco i suoi consigli per “catturare” i cervidi. www.julescoxphotography.co.uk

  1. Studiare il soggetto. Ogni specie di cervide ha una storia naturale unica. Passare tempo sul campo e studiare le abitudini dei soggetti ci aiuterà a comprenderli e prevederne i comportamenti.
  2. Mantenere le distanze. Nella stagione degli amori, cervi e daini sono carichi di testosterone e possono diventare aggressivi. Mostriamo loro rispetto e lasciamo loro molto spazio.

  3. Guardare le previsioni. Una notte limpida e fredda e un’escursione termica giorno/notte intorno ai 10°C spesso conducono a mattine nebbiose, perfette per immagini ricche di atmosfera.

  4. Frequentare un parco. Fotografare i cervidi selvatici non è semplicissimo, e lo dice uno che non ha fatto altro negli ultimi cinque anni! Parchi e riserve offrono soggetti più accessibili e altrettanto belli e gratificanti.

  5. Divertirsi. La fotografia naturalistica dovrebbe essere un piacere: quest’autunno usciamo e godiamoci lo spettacolo della natura.

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