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Alla QR Photogallery inaugura la seconda edizione di CLOSER | Dentro il reportage. Fotografie di Sulejman Bijedić, Monica Bonacina, Vincenzo Montefinese, Maurizio Di Pietro, Mattia Barbata

CLOSER | Dentro il reportage

Fotografie di Sulejman Bijedić, Monica Bonacina, Vincenzo Montefinese, Maurizio Di Pietro, Mattia Barbata

02 – 25 febbraio 2018 | ore 9.00 – 19.00



Domani, venerdì 2 febbraio 2018 inaugurerà a Bologna la seconda edizione di Closer | Dentro il Reportage: un evento dedicato alla fotografia ospitato nello spazio espositivo di QR Photogallery. L’iniziativa è promossa dalle associazioni Witness Journal e Associazione TerzoTropico in collaborazione con Arci Bologna. Il programma prevede tre giorni di mostre, incontri, workshop e letture portfolio. L’obiettivo del progetto è quello di creare un appuntamento a cadenza annuale che promuova il talento di nuovi e promettenti autori che producono lavori di fotografia documentaria e di fotogiornalismo.



INCONTRI & INAUGURAZIONI
Giovedì 01 febbraio | ore 18.30
Inaugurazione della mostra Bologna Collettiva
Circolo Arci Caserme Rosse| via di Corticella 147, Bologna

Venerdì 02 febbraio 2018 | ore 18.00
Presentazione Closer e inaugurazione
La mstra prosegue fino al 25 febbraio
QR Photogallery | via Sant’Isaia 90, Bologna

Sabato 03 febbraio 2018 | Ore 18.30-19.30
Incontro con Fausto Podavini
Modera: Alessio Chiodi (Redattore WJ)
QR Photogallery | via Sant’Isaia 90, Bologna

Domenica 04 febbraio 2018 | Ore 19.00
Incontro “Libertà di espressione e diritto all’informazione: un anno di lotte tra Bologna e Amburgo” e inaugurazione mostra “#Liberi tutti”
Interverranno: Cristiano Capuano (fotografo e redattore WJ), attivisti/e di Labas.
Labas | vicolo Bolognetti 2, Bologna



MOSTRE
CLOSER
Una mostra fotografica collettiva dove saranno esposti i lavori dei cinque fotografi selezionati attraverso una open call internazionale. Di seguito i progetti selezionati in mostra:
Sulejman Bijedić – Odavle Samo u harem
Monica Bonacina – Anitya
Vincenzo Montefinese – Stuck in Serbia
Maurizio Di Pietro– Turkanas Resilience
Mattia Barbata The Trap
QR Photogallery | via Sant’Isaia 90, Bologna

#Liberi Tutti
Una foto per la libertà di espressione, una mostra che unisce l’arte, la libertà e l’amicizia. Un’iniziativa nata per solidarizzare con i giovani attivisti reclusi in Germania dopo il G20.
Labas | vicolo Bolognetti 2, Bologna

Bologna Collettiva
Una mostra collettiva sulla città frutto dei Workshop tenuti nel 2016 da Giulio Di Meo
Circolo Arci Caserme Rosse | via di Corticella 147, Bologna



WORKSHOP – QR Photogallery | via Sant’Isaia 90, Bologna
Workshop “Dalla singola foto al Progetto fotografico” con Fausto Podavini
Quando: 3/4 febbraio 2018
Docente: Fausto Podavini
Aula Burzi

Workshop “Fotogiornalismo e nuovi media”
Quando: 3/4 febbraio 2018
Docenti: Federico Bernini Giulio Di Meo Amedeo Francesco Novelli
Aula Ferrari

Workshop “Dentro la redazione WJ”
Quando: 3 febbraio 2018
Docenti: Redazione di Witness Journal

Workshop “Come realizzare un video professionale”
Quando: 4 febbraio 2018
Docenti: Flavio Toffoli, Matilde Castagna

I workshop sono a pagamento. Per informazioni e prenotazioni:formazione@witnessjournal.com


LETTURE PORTFOLIO CON WJ E QR
Domenica 04 febbraio 2018 | 15,00-17,00
QR Photogallery | via Sant’Isaia 90, Bologna


OPENING: venerdì 2 febbraio, ore 18.00
Ingresso libero
QR Photogallery | via Sant’Isaia, 90 | Bologna

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Il museo Egizio e CAMERA presentano la mostra #EnjoyEternity

#EnjoyEternity

31 gennaio – 26 febbraio 2018


Il 31 gennaio il Museo Egizio e CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia presentano la mostra #EnjoyEternity: progetto fotografico dell’artista Sharon Ritossa, vincitrice del bando Hangar Creatività insieme a Virginia Cimino, curatrice e coordinatrice delle riprese fotografiche.



L’antico Egitto incontra gli smartphone e si riscopre attraverso la lente degli schermi moderni. Scatti rubati, cromie televisive e mummie dell’era tecnologica ripropongono la collezione del Museo Egizio in un’ottica inedita e contemporanea.

La mostra dell’artista Sharon Ritossa è realizzata grazie all’affiancamento di Hangar Creatività, il progetto per sostenere i giovani talenti artistici promosso dall’Assessorato alla Cultura e Turismo della Regione Piemonte e coordinato dalla Fondazione Piemonte dal Vivo.


#EnjoyEternity

Museo Egizio e CAMERA

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Addio Romano Cagnoni. Ci lascia il fotoreporter italiano più conosciuto all’estero.

di Enrico Ratto


Nato nel 1935 a Pietrasanta, Romano Cagnoni è stato e sarà ricordato come uno dei fotografi più importanti del Ventesimo secolo. Già nel 1978 era stato citato insieme a Henri Cartier-Bresson, Bill Brandt, Don McCullin ed Eugene Smith come uno dei più grandi fotografi del mondo nel libro “Pictures on a Page” di Harold Evans, ex direttore del Sunday Times.



Sfuggito alla strage di Sant’Anna di Stazzema, alla fine degli anni’50 si trasferisce a Londra dove, nello studio di Simon Guttmann, pone le basi per la professione e da dove, dopo un decennio partirà per essere in prima linea e documentare i maggiori conflitti internazionali della nostra storia, dal Biafra, al Vietnam, ai mutamenti politici del Sudamerica – dove realizza un lungo reportage insieme a Graham Greene – fino alle più recenti guerre nella ex Jugoslavia e in Cecenia.



I reportage e le copertine di Romano Cagnoni sono apparse sulle più importanti riviste del secolo, dal Sunday Times a Life Magazine, da Paris Match a Stern, alle italiane Epoca e l’Espresso. Nel 1965 è stato il primo fotografo occidentale ammesso nel Vietnam del Nord, dove ha potuto fotografare Ho Chi Minh, il quale acconsentì a farsi ritrarre perché riconobbe in Romano Cagnoni “un ottimista, e gli ottimisti sono buoni rivoluzionari”.



Ha fatto proprio il concetto di Fotografia Totale, la più alta espressione che la fotografia possa raggiungere. “La Fotografia Totale racconta la storia dell’uomo, il rapporto con se stesso, con il prossimo e la società in cui vive.” ha scritto.

Nell’arco di più di sessant’anni trascorsi attraverso il mondo per documentare la condizione umana, le guerre, le rivoluzioni, Romano Cagnoni ha sempre sentito la necessità di realizzare una fotografia interessante, valida, soddisfacente da un punto di vista intellettuale.



“Ho sempre avuto questo tipo di mente perché anche da ragazzino leggevo libri seri. Il lavoro del fotografo è  raccontare quello che trova. Deve andare sul posto e  raccontare la verità attraverso le storie degli uomini” ha detto durante una delle sue ultime interviste. “In guerra tutti gli impulsi degli esseri umani sono costretti a rivelarsi. Non ci sono le tonalità e le sfumature del tempo di pace. Anche chi non combatte è soggetto alla guerra. E la macchina fotografica è lo strumento ideale per fermare questi  stati d’animo.”



La notizia della scomparsa del grande autore risale a poche ore fa e ci lascia tutti sgomenti. Soprattutto quanti hanno avuto l’onore di conoscere questo fotografo, ricorderanno la schiettezza nel condividere le proprie opinioni, la lucidità nell’analisi dei fatti del mondo contemporaneo e la curiosità perenne nei confronti del lavoro di altri fotografi, anche di quelli meno esperti, cui ha sempre dedicato attenzione, senza mai mancare all’appuntamento fisso con la riflessione, lo studio e l’approfondimento delle ricerche in ambito visivo. Voleva capire sempre di più Romano, voleva andare sempre più a fondo, voleva entrare nei fatti, nelle storie, cercando di restituirle nella sua interezza senza edulcorarle, senza ometterne alcun aspetto, con animo battagliero, che ostinatamente combatteva, senza misure e compromessi, la menzogna di una fotografia che non narrasse la verità del reale.

Museo del Paesaggio di Torre di Mosto | Il tesoro è sempre più grande di quello che hai stretto tra le mani

Pedro Vaz, Segunda Natureza, 2017, still da video. Doppia proiezione video, (2x) 1080x1440px, 4/3, loop. Doppia struttura di proiezione, (2x) 120x160x70cm. Legno, tela per proiezione.
Il tesoro è sempre più grande di quello che hai stretto tra le mani
Federica Landi, Victor Leguy, Pedro Vaz, Marco Maria Zanin
a cura di Carlo Sala
Museo del Paesaggio di Torre di Mosto
Torre di Mosto, Località Boccafossa
28 gennaio – 25 febbraio 2018
opening 27 gennaio 2018, ore 18.00

Il Museo del Paesaggio di Torre di Mosto, in provincia di Venezia, ospita la mostra collettiva Il tesoro è sempre più grande di quello che hai stretto tra le mani che riunisce le opere di Federica Landi (Rimini, 1986), Victor Leguy (San Paolo, 1979), Pedro Vaz (Maputo, 1977), Marco Maria Zanin (Padova, 1983).

I quattro artisti presentano in mostra lavori inediti realizzati nel corso di Humus Interdisciplinary Residence, piattaforma interdisciplinare che ha come scopo lacontaminazione tra il mondo dell’arte contemporanea e quello di territori “al margine”, ancora estremamente legati al rapporto con l’agricoltura, le tradizioni del mondo contadino, il paesaggio, la terra intesa nel senso primario del termine.
Grazie a un periodo immersivo passato nella zona rurale del Veneto orientalecompresa tra i comuni di Torre di Mosto, Eraclea e Caorle, in provincia di Venezia, a stretto contatto con la popolazione locale, gli artisti hanno potuto operare una rilettura delle identità locali attraverso l’arte in dialogo con diverse discipline. Un processo di narrazione che è anche strumento di creazione di consapevolezza e lo sviluppo della comunità stessa in futuro.

Pedro Vaz, Segunda Natureza, 2017, still da video. Doppia proiezione video, (2x) 1080x1440px, 4/3, loop. Doppia struttura di proiezione, (2x) 120x160x70cm. Legno, tela per proiezione.

Se il lavoro di Pedro Vaz, paesaggista, si è centrato sulla rappresentazione di un tratto del fiume Livenza, Federica Landi, Victor Leguy e Marco Maria Zanin hanno deciso di focalizzarsi sulla rilettura e la narrazione in senso contemporaneo del patrimonio di oggetti appartenenti al Museo della Civiltà Contadina della piccola località di Sant’Anna di Boccafossa, che gli artisti hanno visto come una potenziale attrattiva per attività di educazione, turismo e ricerca.In mostra saranno esposte una serie di fotografie di Federica Landi, una installazione di Victor Leguy, una video installazione e due grandi pitture di Pedro Vaz, fotografie e sculture di Marco Maria Zanin. Ci sarà inoltre una installazione collettiva realizzata dagli artisti Federica Landi, Victor Leguy e Marco Maria Zanin secondo il modello deldeMuseo, dispositivo che mira a ripensare l’idea tradizionale di museo inteso come ente conservativo statico, divenendo al contrario un “organismo” dinamico dove le esperienze collettive sono il fondamento per raccogliere ed elaborare la storia e la memoria locale, che possa fungere da volano per fortificare l’identità e la coesione sociale di un territorio.
L’attività di rilettura dell’identità locale condotta da Humus Interdisciplinary Residencenel Veneto Orientale è stata individuata da VeGAL (Agenzia di sviluppo del Veneto Orientale) nell’ambito del Piano di comunicazione del Programma di Sviluppo Locale (PSL) Leader 2014/2020 “Punti, Superfici e Linee” che VeGAL gestisce nel territorio, con l’obiettivo di aumentare la qualità della vita e le opportunità di lavoro per la popolazione locale, in particolare i giovani, finanziando progetti che investono sul patrimonio ambientale, storico, culturale, agroalimentare del territorio.
Il progetto Humus Interdisciplinary Residence è nato nel 2015 su iniziativa dell’artistaMarco Maria Zanin e coinvolge Carlo Sala, curatore e critico d’arte, e Michele Romanelli, psicologo e mediatore di conflitto. 
In occasione del seminario di conclusione dei lavori che avrà luogo il 25 febbraio 2018alle ore 17.00 verrà presentata la pubblicazione contenente i testi critici, le immagini del processo artistico e delle opere.


Federica Landi, Shell, 2017, stampa fine art su carta cotone, 70×100 cm

Il tesoro è sempre più grande di quello che hai stretto tra le mani
artisti: Federica Landi, Victor Leguy, Pedro Vaz, Marco Maria Zanin
a cura di: Carlo Sala
sede: Museo del Paesaggio di Torre di Mosto
indirizzo: Torre di Mosto, Località Boccafossa (Venezia)
date: 28 gennaio – 25 febbraio 2018
opening: 27 gennaio 2018, ore 18.00
orari: sabato: 16-19 e domenica: 10.00-12.00 / 16-19. Dal lunedì al venerdì su appuntamento. 
visite guidate: domenica 28 gennaio, 4, 11 e 18 febbraio dalle 15.00 alle 18.00

SetUp Contemporary Art Fair torna con la sua sesta edizione ad animare l’art week bolognese dal 1 al 4 febbraio 2018

SetUp Contemporary Art Fair – rivoluzionaria fiera d’arte contemporanea unica a livello nazionale e internazionale – torna anche quest’anno con la sua sesta edizione ad animare l’art week bolognese dal 1 al 4 febbraio 2018 in una rinnovata sede: Palazzo Pallavicini, meravigliosa dimora di origine rinascimentale nel cuore della Bologna antica.



Per quest’anno SetUp dedica ampio spazio alla fotografia: dopo il grande successo della passata edizione, l’associazione Tiziano Campolmi rinnova la sua presenza a SetUp Contemporary Art Fair promuovendo il Premio Tiziano Campolmi, con l’intento di valorizzare il lavoro di un giovane artista che porti avanti la sua ricerca nell’ambito della fotografia. L’associazione corrisponderà all’artista selezionato una somma fino a 2500 euro, pari al valore massimo dell’opera fotografica premiata, che verrà acquistata dalla stessa con consegna all’atto della proclamazione.



SetUp Contemporary Art Fair è un evento unico nel suo genere, dove poter conoscere le nuove tendenze artistiche e vedere l’arte contemporanea emergente proveniente da tutto il mondo in una location storica, meravigliosa e centrale, per la prima volta cornice di questa importante fiera d’arte indipendente.


Per ulteriori dettagli visita inviamo al sito ufficiale della fiera cliccando qui 

Al Politecnico di Bari la mostra Jerusalem del fotografo Giovanni Chiaromonte

Il 26 gennaio, in occasione della cerimonia inaugurale dell’Anno Accademico 2017/18 del Politecnico di Bari, presso il Museo della Fotografia è stata inaugurata la mostra Fotografica JERUSALEM di Giovanni Chiaramonte integrata dalle Poesie di Umberto Fiori.



Le immagini di Giovanni Chiaramonte si scostano dalla consuetudine ripetitiva se non addirittura banale, di una rappresentazione dei luoghi storici della cristianità. Non sono gli scatti del turista o del reporter superficiale che propongono le medesime icone abitualmente presentate dai “media” come ad esempio il Muro del pianto, l’ingresso al Santo Sepolcro, la Cupola sulla roccia, l’Orto degli Ulivi etc.

Il luogo di partenza del pellegrinaggio di Giovanni Chiaramonte a Gerusalemme è stato Berlino, città in cui l’artista ha trascorso negli anni ottanta un lungo soggiorno per realizzare un’opera fotografica in vista di una mostra internazionale alla Gropius Bau sul tema della ricostruzione della città europea e in particolare di Berlino.

Fu lì che G. Chiaramonte (come egli stesso afferma) si rese conto che la tragedia tedesca della Shoah aveva avuto inizio più di un secolo prima di quando realmente avvenne, ovvero quando si decise di costruire la capitale tedesca secondo il modello di Atene e Roma, eliminando l’esempio di umanità che aveva donato Gerusalemme alla civiltà europea.

Quelle di “Jerusalem” sono immagini di una profonda riflessione dell’autore sulla vita dell’Uomo, attraverso la ricerca di quelle “tracce” riconosciute guardando le persone, i bambini, i turisti, gli alberi, l’archeologia dei luoghi.

Chiaramonte sistema la sua fotocamera sul treppiede ponendosi egli stesso quale soggetto del mondo intorno a sé e attende osservando la scena, che nell’invisibile profondità del mondo interiore si configuri una dimensione della memoria e del ricordo che, grazie alla mediazione del Fotografo, diventino l’immagine esterna del Territorio e degli uomini che vi hanno vissuto.


L’esposizione,  a cura di Loredana Ficarelli – Responsabile Scientifico del Museo della Fotografia del Politecnico di Bari e da Pio Meledandri Curatore d’Arte – sarà visitabile fino al 2 febbraio.

Politecnico di Bari – Via E. Orabona, 4

INGRESSO LIBERO.

tutti i giorni dalle ore 9:00 alle 13:00 escluso la domenica

Nasce STILL YOUNG, per promuovere e valorizzare i giovani talenti

In occasione dell’ottava edizione del MIA Photo Fair sarà inaugurato un progetto innovativo e necessario. Si tratta di STILL YOUNG, promosso e gestito da Alessandro Curti che, a partire dalle sue esperienze curatoriali, ha intuito ciò che può arricchire il panorama fotografico italiano, queste le sue parole: “Il progetto nasce per colmare il vuoto che impedisce ai giovani fotografi di avere il corretto sostegno davanti a un percorso artistico e professionale complesso”.



STILL YOUNG si propone così di sostenere giovani artisti attraverso iniziative permanenti e temporanee che favoriscano la circolazione di progetti e di eventi, sia a livello nazionale sia internazionale.
L’obiettivo è quello di creare un sistema composto da giovani che lavorano per giovani, attraverso pubblicazioni editoriali, supporti curatoriali, consulenze professionali e progetti artistici innovativi per organizzare mostre, incontri, workshop ed eventi dedicati principalmente a un pubblico giovane che si affaccia al mondo della fotografia contemporanea.

Un secondo ma altrettanto fondamentale traguardo che si pone STILL YOUNG è quello di creare un dialogo e un contatto diretto tra artista e mercato della fotografia, trasformando la conoscenza creativa e culturale in opportunità professionali, per favorire la ricerca e lo sviluppo di nuovi progetti artistici.

STILL YOUNG inaugurerà il 9 marzo 2018 in occasione del MIA Photo Fair, lo stand ospiterà l’esposizione Tre artisti | Tre visioni con le opere di Gaia Squarci (Stromboli, Iddu), giovane fotografa e regista che vive e lavora tra Milano e New York, con un background che unisce storia dell’arte e fotogiornalismo, il suo lavoro si concentra su progetti di fotografia documentaria e performance; Marta Giaccone (Ritorno all’isola di Arturo) le cui ricerche si concentrano generalmente su temi inerenti ai giovani, alla famiglia e alle donne, per i suoi lavori usa macchine di medio e grande formato che permettono un approccio più intimo e riflessivo; Carlo Alberto Giardina (Finnycar), in arte FinnanoFenno, uno degli illustratori digitali con i lavori più colorati e divertenti del social network di fotografia diventato presto un cult su Instagram seguito da più di 42mila utenti in tutto il mondo.



Il progetto proseguirà il 24 maggio 2018 con la mostra personale di Marta Giaccone Ritorno all’isola di Arturo.

ALLA TRIENNALE DI MILANO DAL 26 GENNAIO AL 18 FEBBRAIO 2018 LA MOSTRA NEW PERSPECTIVE

“La prospettiva non è una regola ma un sentimento”

ALLA TRIENNALE DI MILANO

DAL 26 GENNAIO AL 18 FEBBRAIO 2018

LA MOSTRA NEW PERSPECTIVE


Un evento AIL, Associazione italiana contro le leucemie, i linfomi e il mieloma, col supporto di Takeda Italia, per sensibilizzare alla lotta contro il mieloma multiplo.

Installazioni, fotografie e video di 23 artisti italiani condurranno i visitatori a guardare la realtà da un’angolazione inedita.

Il ricavato della vendita dei biglietti e del catalogo sarà interamente devoluto a sostegno dei progetti AIL di ricerca scientifica e assistenza.



Dal 26 gennaio al 18 febbraio 2018, la Triennale di Milano ospita New Perspective, un evento dedicato all’Associazione italiana contro le leucemie, i linfomi e il mieloma, col patrocinio della SIE Società Italiana di Ematologia e di REL Rete Ematologica Lombarda, e il supporto di Takeda Italia, per informare e sensibilizzare alla lotta contro i tumori del sangue, con particolare attenzione al mieloma multiplo.

Tutti i proventi ricavati dalla vendita dei biglietti e del catalogo saranno infatti interamente devoluti a sostegno di progetti AIL destinati a pazienti affetti da mieloma multiplo.

Da un’idea di Ogilvy Italia, agenzia di comunicazione, nasce New Perspective: una mostra, curata da Denis Curti, che presenta installazioni, fotografie e video di 23 artisti le cui opere porteranno i visitatori a guardare la realtà, spesso difficile, da un’angolazione inedita.

“Un gruppo di artisti – afferma Denis Curti -, dotati di un particolare sismografo interiore, riesce a svelare punti di vista inediti sul mondo accompagnandoci all’interno di uno sviluppo armonico capace di misurare una quantità umana senza peso specifico”.

La collettiva, grazie alla regìa curatoriale che segue un registro visivo ed emotivo, presenterà autori italiani appartenenti a quella ‘generazione di mezzo’ nata nella seconda metà del secolo, che si troveranno per la prima volta a esporre tutti assieme.



Si potranno così ammirare le installazioni di Carola Bonfili, Letizia Cariello, Carlo Cossignani, Theo Drebbel, Manuel Felisi, Martino Genchi, Fabio Giampietro, Eva Marisaldi, Liliana Moro, Luca Pancrazzi, Lorenzo Vitturi, le fotografie di Silvia Camporesi, Lorenzo Cicconi Massi, Paola De Pietri, Maurizio Galimberti, Fabio Paleari, Marco Palmieri, Agnese Purgatorio, Paolo Ventura e i video di Olivo Barbieri, Paola Di Bello, Francesco Jodice, Masbedo.

Andreas Gursky in mostra alla Hayward Gallery di Londra dal 25 gennaio

Hayward Press Images

Andreas Gursky in mostra alla Hayward Gallery di Londra dal 25 gennaio


Hayward Press Images

Definito come il più rilevante e significativo fotografo della nostro tempo, Andrea Gursky è stato uno degli allievi dei coniugi Becher nella fortunata classe dell’Accademia di Düsseldorf insieme a Thomas Struth, Thomas Ruff, Candida Höfer e Axel Hütte. Dal 25 gennaio 2018 le sale della Heyward Gallery di Londra ospiteranno sessanta tra le più importanti produzioni dell’autore tedesco in quella che si presenta come la sua più grande retrospettiva in Gran Bretagna.

A proposito della mostra, che riaprirà gli spazi espositivi dopo il restauro, il direttore Ralph Rugoff ha spiegato la sua scelta: «Sono entusiasta di riaprire la Heyward Gallery con l’esposizione di un artista che ha creato alcune delle immagini più imponenti della sua generazione, lavori che hanno cambiato non solo il vocabolario della fotografia, ma anche quello della percezione delle immagini in generale. Accuratamente riflessive e ingegnosamente composte, le fotografie di Gursky provocano nuove riflessioni sui paesaggi sociali di tutto il mondo. Un vero innovatore impegnato a descrivere il tempo in cui viviamo».


Potete leggere l’intero articolo di Giada Storelli sul n.299 de Il Fotografo in edicola fino al 18 gennaio

Per maggiori informazioni sulla mostra clicca qui

Luigi Corda: Sant’Efisio Ad Attrus Annus

Ad Attrus Annus Publisher Silvana Editoriale
Da 360 anni si svolge in Sardegna un raduno delle sue genti che s’incontrano per solennizare il Martire Efisio.
Sant’Efisio Ad Attrus Annus è un progetto editoriale e una mostra fotografica che, attraverso le foto inedite in bianco e nero del fotografo Luigi Corda, ci porta all’interno di una dimensione temporale quasi passata.


Ad Attrus Annus Publisher Silvana Editoriale

Il viaggio fotografico lungo sei anni racconta le vicissittudini della festa religiosa più importante della Sardegna, unica nel suo genere per sfarzo e dimensioni e tra le più grandi in Europa.
Protagonisti del libro, oltre all’amato Efisio, sono proprio le sue genti, che con dedizione e devozione ogni anno si adoperano affinché venga sciolto il voto fatto nel 1652, liberando cosè la città e l’isola dalla peste.


Ad Attrus Annus Publisher Silvana Editoriale

Le immagini in bianco e nero di alcuni dei momenti più salienti vogliono rappresentare uno spaccato sociale di un evento che nel tempo appare sempre uguale ma sempre diverso.
Il catalogo accoglie un’introduzione dell’arciconfratello onorario Antonio Salis.


Ad Attrus Annus Publisher Silvana Editoriale

Facebook

Dal 16 al 19 gennaio 2018

Inaugurazione martedì 16 gennaio 2018, ore 18.30
STILL Fotografia – via Balilla 36, 20136 Milano
Lun – ven 9 – 13 | 14 – 18
Ingresso libero
press@stillfotografia.it
www.stillfotografia.it
info@stilllove.it
02 36 74 45 28

 

Nuova mostra a CAMERA: L’occhio magico di Carlo Mollino. Fotografie 1934-1973

L’occhio magico di Carlo Mollino. Fotografie 1934-1973

dal 18 gennaio al 13 maggio 2018



Nuova mostra a CAMERA: L’occhio magico di Carlo Mollino. Fotografie 1934-1973, a cura di Francesco Zanot.

La mostra attraversa l’intera produzione fotografica di Carlo Mollino, in un percorso di oltre 500 immagini tratte dall’archivio del Politecnico di Torino.

Tra i più noti e celebrati architetti del Novecento, Carlo Mollino ha da sempre riservato alla fotografia un ruolo privilegiato, utilizzandola sia come mezzo espressivo, sia come fondamentale strumento di documentazione e archiviazione del proprio lavoro e del proprio quotidiano. Questa esposizione, la più grande e completa mai realizzata sul tema, indaga il rapporto tra Mollino e la fotografia evidenziandone l’unicità e le caratteristiche ricorrenti, a partire dalle prime immagini d’architettura realizzate negli anni Trenta fino alle Polaroid degli ultimi anni della sua vita. Sulle orme del padre Eugenio, ingegnere e appassionato fotografo, Carlo Mollino si è avvicinato a questo linguaggio espressivo fino dalla gioventù, sviluppando non soltanto un vasto corpus di immagini a metà tra il canone della tradizione, di cui aveva consapevolezza profonda, e lo slancio della sperimentazione, ma anche una peculiare coscienza critica che lo ha condotto a pubblicare nel 1949 Il messaggio dalla camera oscura, volume innovativo quanto fondamentale per la diffusione della cultura fotografica in Italia e la sua accettazione tra le arti maggiori. Questa mostra si propone così di approfondire la straordinaria complessità e fecondità della riflessione di Carlo Mollino sulla fotografia, situandolo definitivamente nella storia di questa disciplina attraverso un percorso che alterna grandi classici a opere del tutto inedite e mai precedentemente esposte.

Tutti i materiali in mostra provengono dalle collezioni del Fondo Carlo Mollino, Archivi della Biblioteca “Roberto Gabetti”, Politecnico di Torino.


L’occhio magico di Carlo Mollino. Fotografie 1934-1973

a cura di Francesco Zanot

dal 18 gennaio al 13 maggio 2018

per maggiori informazioni clicca qui



CAMERA
– Centro Italiano per la Fotografia

Via delle Rosine 18, 10123 Torino

+39.011.0881150, camera@camera.to

Orari di apertura
Lunedì 11.00–19.00
Martedì chiuso
Mercoledì 11.00–19.00
Giovedì 11.00–21.00
Venerdì 11.00–19.00
Sabato 11.00–19.00
Domenica 11.00–19.00

Ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura

 

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