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Davide Monteleone: il fotografo delle questioni sociali

Stockholm, Sweden - November 2016. The building where once was the PUB shopping center and where Lenin bought a suit on his way to Russia. *** GENERAL CAPTION: In March 1917 Vladimir Ilych Ulyanov (LENIN) was leaving exiled and in poverty in Zurich. Within eight months he assumed the leadership on 16000000 people occupying one-sixth of inhabited surface of the world. On April 9th 1917, with the support of German authorities, at that time in war with Russia, he travelled back to his own country on a train across Germany, Sweden and Finland to reach Finland Station in St. Petersburg on April 17th where he started the first step to Soviet Power. 100 year later I recreated and reacted on a real non-invented trip Lenin’s epic journey, on the base of archival documents and historical books including “To Finland Station” by Edmund Wilson and “The sealed train” by Michael Pearson. ***ALL THE PICTURES OF THIS PROJECT REFERS TO HISTORICAL EVENTS HAPPENED 100 YEARS AGO BUT I TOOK THE LIBERTY TO INTERVENE ON SOME OF THE PICTURES DIGITALLY AND ANALOGICALLY TO BETTER REPRESENT THE HISTORICAL FACT AND MY PERSONAL PHOTOGRAPHIC VISION.

Davide Monteleone vive a Mosca e lavora a progetti indipendenti a lungo termine esplorando, attraverso fotografia, video e testi, la relazione tra potere e individui, specie nei Paesi post-sovietici. Il suo ultimo lavoro, The April Theses, ripercorre il viaggio di Lenin dalla Svizzera alla Russia attraverso la fotografia di paesaggio e i documenti per la ricostruzione storica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Che cosa ti ha portato a lavorare in Russia?
«Una coincidenza personale e professionale. Sedici anni fa ho avuto l’opportunita di fare un viaggio in Russia. Doveva essere breve e si è prolungato per due anni. E continuato fino a oggi».

Perché ti interessa questa parte del mondo?

«E un Paese molto grande dove c’e una relazione particolare tra l’individuo e il potere. E’ questo esperimento sociale che mi interessa».

Nel tuo libro ripercorri il viaggio di Lenin dalla Svizzera alla Russia. Perché hai scelto questo particolare momento storico?
«Volevo realizzare un lavoro sul centenario della Rivoluzione bolscevica. Naturalmente e un argomento su cui e gia stato detto e scritto molto, così ho cercato di restringere il campo, concentrando la mia attenzione sul viaggio che ha condotto Lenin dalla Svizzera in Russia. Un viaggio che èstato probabilmente agevolato dal governo tedesco. Insomma, una rivoluzione sponsorizzata da un altro Paese».

E’ un libro fotografico che contiene molti interventi personali, dalle manipolazioni sulle fotografie ad alcuni scatti nei quali interpreti Lenin.
«Innanzitutto, èun libro. Da sempre trovo molto piùstimolante l’aspetto narrativo della fotografia piuttosto che concentrarmi sulla singola immagine. Le manipolazioni e le ingerenze sono utili per comprendere la sottile linea che divide la cronaca e la propaganda. E’ vero che ci sono delle regole nella fotografia documentaria, e ancora piùforti nel fotogiornalismo, ma la fotografia deve lasciare un margine di interpretazione. Trovo interessante che si parli della manipolazione della fotografia e del fatto che molte immagini di questo lavoro siano una messa in scena. Da alcuni questo èconsiderato illegittimo, ma alla fine è l’onestàintellettuale, il fatto di dichiararlo, che fa la differenza. Non sono le fotografie che mentono, sono i fotografi».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Davide Monteleone: sulla rotta di Lenin

The April Theses

Davide Monteleone: un frammento di storia racconta la nascita dell’esperimento sociale in Russia

La fotografia è un linguaggio in continua evoluzione e abituarsi a una prassi sarebbe un errore. Nel suo ultimo lavoro The April Theses, pubblicato da Postcart in occasione del centenario della Rivoluzione bolscevica, il fotografo narra, in particolare, il viaggio di Lenin dalla Svizzera alla Russia ricorrendo a interventi e manipolazioni che gli permettono di affiancare, alla fotografia del paesaggio, la documentazione e la ricerca negli archivi per la ricostruzione storica.

Intervista a Davide Monteleone

Che cosa ti ha portato a lavorare in Russia?
«Una coincidenza personale e professionale. Sedici anni fa ho avuto l’opportunità di fare un viaggio in Russia. Doveva essere breve e si è prolungato per due anni. È continuato fino a oggi».

Perché ti interessa questa parte del mondo?
«È un Paese molto grande dove c’è una relazione particolare tra l’individuo e il potere. È questo esperimento sociale che mi interessa».

Nel tuo libro ripercorri il viaggio di Lenin dalla Svizzera alla Russia. Perché hai scelto questo particolare momento storico?
«Volevo realizzare un lavoro sul centenario della Rivoluzione bolscevica. Naturalmente è un argomento su cui è già stato detto e scritto molto, così ho cercato di restringere il campo, concentrando la mia attenzione sul viaggio che ha condotto Lenin dalla Svizzera in Russia. Un viaggio che è stato probabilmente agevolato dal governo tedesco. Insomma, una rivoluzione sponsorizzata da un altro Paese».

È un libro fotografico che contiene molti interventi personali, dalle manipolazioni sulle fotografie ad alcuni scatti nei quali interpreti Lenin.
«Innanzitutto, è un libro. Da sempre trovo molto più stimolante l’aspetto narrativo della fotografia piuttosto che concentrarmi sulla singola immagine. Le manipolazioni e le ingerenze sono utili per comprendere la sottile linea che divide la cronaca e la propaganda. È vero che ci sono delle regole nella fotografia documentaria, e ancora più forti nel fotogiornalismo, ma la fotografia deve lasciare un margine di interpretazione. Trovo interessante che si parli della manipolazione della fotografia e del fatto che molte immagini di questo lavoro siano una messa in scena. Da alcuni questo è considerato illegittimo, ma alla fine è l’onestà intellettuale, il fatto di dichiararlo, che fa la differenza. Non sono le fotografie che mentono, sono i fotografi».

Se non sono più i giornali, chi sono i tuoi interlocutori pricipali?
«Non è del tutto vero che i giornali non siano più i miei interlocutori. Lo sono diventati in modo diverso. Non ho più relazioni di dipendenza con l’editoria in senso stretto; lavoro con giornali con cui posso stringere relazioni più di partnership che di pura commissione. Propongo progetti personali e con loro discuto per costruire un percorso. I giornali restano un tassello della mia modalità di lavoro che prevede anche istituzioni, musei, gallerie».

Il fotografo è un imprenditore oggi?
«Molto spesso sì. Sono una piccola impresa che produce idee rappresentate attraverso la fotografia e distribuite utilizzando più  canali. Non aspetto più che un committente mi assegni un lavoro, sicuramente oggi ho un’attitudine più imprenditoriale

La fotografia può avvicinare anche altri linguaggi, come il video o l’illustrazione?
«Assolutamente sì, ci sono molti esperimenti che vanno in questa direzione, così come ci sono collaborazioni significative tra la fotografia e il mondo dei dati. La fotografia è sempre stata usata in tanti modi, dai cataloghi industriali ai matrimoni, alla documentazione delle guerre. Lo stile e il linguaggio si stanno evolvendo, non si deve restare legati al linguaggio visivo a cui siamo stati abituati».

Tu vivi da molti anni in Russia; si può dire che sei un locale. C’è ancora un’egemonia occidentale della cultura visiva?
«È una domanda che mi faccio spesso anch’io. Sicuramente sì, e questo dipende da un fatto di industria, di mercato, di Paesi che hanno colonizzato altri Paesi. Ma oggi è il momento giusto per interrogarci e capire che culture diverse hanno un linguaggio visivo potenzialmente diverso».

Docuserie Fotografi: al via su Tv2000 con Letizia Battaglia

Su Tv2000 la docuserie Fotografi:si inizia con Letizia Battaglia

Inizia sabato 7 luglio la docuserie Fotografi,  dedicata ai fotografi italiani
I documentari saranno trasmessi sul canel Tv2000 a partire dalle ore 22,40 e vedranno protagonisti  Letizia Battaglia, Paolo Pellegrin, Oreste Pipolo, Davide Monteleone, Sergio Ramazzotti.
La puntata pilota del 7 luglio vedrà al centro della programmazione Letizia Battaglia, considerata la madre della fotografia italiana. Letizia Battaglia è stata la prima donna europea a ricevere nel 1985  il premio Eugene Smith per la fotografia sociale.
Le altre puntate andranno in onda tutti i sabati sino al 4 agosto: Paolo Pellegrin, membro effettivo dell’ Agenzia Magnum e uno dei maggiori fotoreporter di guerra; Oreste Pipolo, conosciuto anche come il fotografo delle spose; Davide Monteleone, unico fotografo occidentale che ha ritratto in veste non ufficiale il nuovo padrone del Cremlino; Sergio Ramazzotti, uno dei fondatori dell’agenzia foto giornalistica Parallelozero.

“Sony Global Imaging Ambassadors”: nominato un sesto fotografo per l’Italia

Tajikistan, Gorno Badakhshan Autonomous Region. 06/2016. Mountain landcsape on the Afghan-Tajik border in Pamir. GENERAL CAPTION*** It has been occupied by the Russians, the Mongols, the Turks, the Arabs and the Uzbeks, the Chinese, as well as Genghis Khan. The ancient, mountainous state of Tajikistan has been at the crossroads of Asian civilizations for over a thousand years. In terms of leadership the republic is not post-Soviet at all: Emomali Rahmon (Rahmonov during Soviet times) has run his republic uncontested since 1992. The smallest and poorest of all formerly Soviet republics, because of is geographical position has served as an important staging area and supply route for US and Nato operations against the Taliban. At the same time, Tajikistan is heavily dependent on Russia for economic and strategic aid and Moscow maintains an army division on Tajik soil. More than a million Tajiks, or about an eighth of the population, are believed to be in Russia as guest workers, but just recently, because of the sanction in Russia and downfall of rubles, many Tajiks are returning in the country.


Davide Monteleone, fotoreporter noto per la sua fotografia documentaria e per i numerosi premi internazionali che gli è valsa, va ad aggiungersi ai primi cinque fotografi italiani entrati a far parte quest’anno del programma internazionale “Sony Global Imaging Ambassadors”.

Particolarmente conosciuto per il suo interesse verso i Paesi dell’ex Unione Sovietica, ha pubblicato diversi libri su queste tematiche, fra i quali “Dusha, Russian Soul” (2007), “La Linea Inesistente” (2009), “Red Thistle” (2012) e “Spasibo” (2013). I suoi numerosi progetti, fra i quali “Catalogue from Lampedusa”, “Relics of Maidan” e “Spasibo”, testimoniano il suo interesse per le problematiche sociali, andando a raccontare situazioni come l’immigrazione clandestina, la rivoluzione in Ucraina e il contesto socio-politico in Cecenia. Racconti multimediali che ne definiscono uno stile che integra diverse modalità di racconto – le quali non riguardano solo la fotografia ma anche il video e il testo – e che gli hanno permesso di aggiudicarsi diversi premi internazionali.


Tajikistan, Gorno Badakhshan Autonomous Region. 06/2016. Mountain landcsape on the Afghan-Tajik border in Pamir.   GENERAL CAPTION*** It has been occupied by the Russians, the Mongols, the Turks, the Arabs and the Uzbeks, the Chinese, as well as Genghis Khan. The ancient, mountainous state of Tajikistan has been at the crossroads of Asian civilizations for over a thousand years. In terms of leadership the republic is not post-Soviet at all: Emomali Rahmon (Rahmonov during Soviet times) has run his republic uncontested since 1992. The smallest and poorest of all formerly Soviet republics, because of is geographical position has served as an important staging area and supply route for US and Nato operations against the Taliban. At the same time, Tajikistan is heavily dependent on Russia for economic and strategic aid and Moscow maintains an army division on Tajik soil. More than a million Tajiks, or about an eighth of the population, are believed to be in Russia as guest workers, but just recently, because of the sanction in Russia and downfall of rubles, many Tajiks are returning in the country.
Tajikistan, 06/2016. © Davide Monteleone

“Vengo dalla tradizione della fotografia documentaria, ma il mio principale interesse non è quello di trasmettere semplici informazioni, ma di incoraggiare la curiosità. La miglior storia non è nella foto in sé ma intorno e dietro di essa. L’immagine è la finestra emotiva che si affaccia sulla vera storia da scoprire”, dichiara Monteleone, che a proposito della sua partecipazione al Sony Global Imaging Ambassadors Programme si dice “felice di far parte di un programma che supporta la fotografia e i fotografi”.

Sito web: http://www.davidemonteleone.com/

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