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Lettera a un (giovane) fotografo: editoriale di Denis Curti

Sto sistemando le ultime pagine di un libro di prossima pubblicazione, che spero sia capace di raccogliere le diverse esperienze a cui ho avuto modo di partecipare in oltre trent’anni di mestiere. Ho immaginato di scrivere una lunga lettera a un ipotetico giovane fotografo che si propone come uno spunto di riflessione sui molti cambiamenti avvenuti in questo specifico settore. Dagli incontri con i grandi maestri ai libri fondamentali, alle avventure di successo e anche a quelle meno felici: sì, perché a volte si impara anche e soprattutto dai fallimenti. La pubblicazione si chiude con un decalogo a me molto caro che da sempre ritengo indispensabile e che desidero condividere con voi. Dice il saggio cinese: «Rispetta le regole nel 99% dei casi». Le scuole e le accademie hanno fatto proprio questo motto. Insegnano codici, linguaggi creativi, canoni estetici e fanno continuo riferimento a un certo gusto e a una certa scuola. Spingono gli studenti ad assorbire questo grande edificio di regole, senza le quali non c’è futuro, e non incoraggiano certo chi le viola. Succede però che, davanti a un talento, di tutte queste regole si fa un bel falò. Si osannano e si consacrano proprio i suoi punti di rottura. E allora verrebbe da dire: «Ma scusate, a saperlo non le seguivo nemmeno io le vostre regole». Il tema in realtà è delicato e anche doloroso. La ricerca dell’arte procede sempre sulla linea di confine fra le strutture della narrazione e del saper fare, da una parte, e l’audacia, l’innovazione e la capacità di gettare il cuore oltre l’ostacolo, dall’altra. Quel che è certo è che di fronte a strade percorse per la prima volta nessuno potrà esclamare: «Si fa così!». Questo, per la semplice ragione che non c’è mai stato un prima. Cercare l’equilibrio tra regole e sperimentazione è una tensione fertile che deve accompagnarci per tutta la vita. Un pizzico di saggezza mi porta a considerare che le due facce del problema non siano poi così opposte come sembrano; anche se si dice che è necessario violare le regole, esiste un universo in cui queste due teorie del mondo in qualche modo convivono. Quindi, giovane fotografo, ti lascio con un piccolo decalogo che ti farà da bussola nel mare tempestoso che ti appresti a solcare. Libero di seguire le mie raccomandazioni o di violarle nel modo più talentuoso ed eclatante. O di fare entrambe le cose, a seconda di quello che ti conviene.

Questo e molto altro sul nuovo numero de Il Fotografo in edicola e disponibile online cliccando qui 

La fotografia: non è solo questione di tecnica ma anche di valore

La fotografia, come ben assodato da molto tempo, non è solo questione di tecnica e contenuto ma anche di valore, dove le immagini sono intese anche come bene culturale.

Il collezionismo come imprescindibile attore protagonista

Intorno alla cultura dell’immagine si è sviluppato un indotto che vede nel mercato del collezionismo un imprescindibile attore protagonista, che incide sull’affermazione o la storicizzazione di un fotografo piuttosto che un altro. Quattro sono i grandi appuntamenti annui per i collezionisti che si ritrovano tra Londra e New York per aggiudicarsi i lotti alla miglior offerta. Il primo martello a battere dell’anno è quello di Phillips ad aprile, che ha proposto lo scorso 2017 ben 346 lotti fotografici con una straordinaria percentuale di vendita pari all’80 per cento rispetto al 2016. In catalogo alcuni scatti di grandi nomi della storia della fotografia internazionale tra i quali Gustave Le Gray, con un passaggio d’asta di 200.000 dollari, e uno scatto di Lázló Moholy-Nagy, aggiudicato a 212.500 dollari, ma anche interpreti della fotografia italiana come Picnic Allée  di Massimo Vitali battuto a 81.250 dollari. Alle porte dell’estate è la volta dell’inglese Sotheby’s che nell’ultimo appuntamento ha puntato su un mix ben riuscito fra talenti emergenti e pezzi pregiati di autori come Helmut Newton e Peter Lindbergh. Tra ottobre e novembre Christie’s, sempre nel 2017, ha ottenuto i migliori risultati rispetto ai suoi competitors, battendo in un sol colpo 672.500 dollari per un pezzo di Peter Beard dal titolo Orphaned Cheetah Cubs . Chiudono il calendario a novembre Phillips a Londra e gli appuntamenti di Sotheby’s e Christie’s che, come ormai di consuetudine, spostano la loro piattaforma a Parigi in concomitanza con la fiera fotografica del Paris Photo.

Questi sono solo alcuni dei numeri che ogni anno girano intorno al mondo del collezionismo, ma che fanno già ben intendere il valore commerciale dietro al settore della macchina fotografica.

I 10 scatti più importanti della storia? Denis Curti spiega quali sono

Quali fotografie scegliereste se vi chiedessimo i 10 scatti più importanti della vostra storia?
E’ la sfida lanciata dal Museo delle Storie di Bergamo con un evento, “Dieci scatti con” che è parte di “L’Ora Blu”, un’ora speciale per conoscere la fotografia e le sue storie sotto una luce diversa.
Il primo appuntamento è con Denis Curti, direttore de Il Fotografo, critico fotografico, direttore e fondatore di Still e direttore artistico della Casa dei Tre Oci di Venezia, che sabato 16 marzo alle 17.30, al Museo della Fotografia Sestini di Bergamo, presenterà i dieci scatti che, secondo lui, sono i più importanti della storia.
“Ho scelto dieci immagini che hanno cambiato l’approccio nei confronti della fotografia o che addirittura sono state in grado di generare delle reazioni da parte dell’osservatore. Fotografie che rivelano la propria centralità e importanza perché portano appresso contenuti e situazioni che ci hanno fatto riflettere così tanto al punto che qualcuno poi ha cambiato le proprie idee, le proprie abitudini, le proprie convinzioni nei confronti della società”.
Significative soprattutto perché hanno generato dei cambiamenti. Alcune sono importanti in assoluto, nella storia della fotografia, perché hanno contribuito alla modificazione di alcuni aspetti della stessa. Altre lo sono anche perché mi legano a una vicenda personale, privata, o perché ho conosciuto l’autore, o perché trasmettono un contenuto che ho vissuto direttamente, quindi il valore intrinseco, in un certo senso, viene raddoppiato. Un esempio su tutti è la fotografia iconica che Robert Capa, allora fotoreporter per la rivista Life, ha scattato durante lo sbarco in Normandia nel 1944 (La spiaggia di Omaha, in Normandia, 6 giugno 1944). Una foto che dal punto di vista tecnico è sbagliata, perché mossa e sfocata e nella quale si può notare anche una certa casualità da un punto di vista compositivo, ma che veicola un contenuto e un messaggio forte. Piuttosto che l’aspetto estetico, infatti, in una fotografia mi interessa più la dimensione ideale, l’aspetto etico. Una fotografia che diventa immortale, proprio perché veicola un messaggio e una testimonianza”.
“Un fotografo che ha lavorato anche in questo senso è lo statunitense William Eggleston. La sua fotografia a colori di un triciclo, in particolare, segna un momento di cambiamento enorme nella storia perché, per la prima volta, al MOMA di New York, viene allestita una mostra di fotografie a colori che non guardano più ai fatti ed ai grandi eventi, ma che raccontano una dimensione quasi privata della vita dell’autore. Da quel momento in avanti inizia una nuova scuola di pensiero sulla fotografia contemporanea, che smette di guardare all’idea di una narrazione intesa così come la conosciamo, per privilegiare una dimensione più privata. Una scuola che oggi sembra appannaggio dei social network, ma che in realtà nasce prima degli anni Sessanta. Una fotografia che messa nelle mani di un autore fortemente consapevole del proprio progetto diventa occasione per diventare un diario minimo, intimo, dove la fotografia smette di assomigliare alla pittura per avvicinarsi quasi alla scrittura e alla letteratura”.

Storie in fotografia – dieci scatti con Denis Curti
Sabato 16 Marzo dalle ore 17:30 alle 18:30
Museo delle storie di Bergamo e Convento di San Francesco
Piazza Mercato del Fieno 6/a, Città alta, 24129 Bergamo

L’immagine può essere considerata un surrogato della realtà? Editoriale a cura di Denis Curti

Jamie Diamond, Mother Brenda, 2012, Courtesy of the artist

Il dizionario della lingua italiana Treccani definisce con il termine surrogato “un riferimento a cose varie, anche non materiali, che sostituisce un’altra cosa in modo imperfetto”. Sulla base di questo insolito concetto, lo scorso 21 febbraio, l’Osservatorio, spazio che la Fondazione Prada ha dedicato interamente alla fotografia al centro di Milano, ha inaugurato la mostra Surrogati. Un amore ideale con le opere delle fotografe americane Jamie Diamond ed Elena Dorfman. Al centro dei loro progetti le artiste esplorano i concetti universali di amore familiare, romantico ed erotico ma con una declinazione alquanto insolita, analizzando il legame emozionale tra un uomo o una donna e una rappresentazione artificiale dell’essere umano. Ancora più nello specifico, la Diamond esplora la vita di una comunità outsider di artiste autodidatte chiamate Rebornes, che realizzano bambole iperrealistiche con cui interagiscono per soddisfare il proprio desiderio di maternità, mentre Elena Dorfman si è concentrata sulle persone che condividono la propria quotidianità domestica con realistiche bambole erotiche a grandezza naturale. La scelta di ospitare ora una mostra su tale argomento in un circuito ufficiale come quello della Fondazione Prada mi ha fatto riflettere sull’idea di surrogato. La fotografia stessa potrebbe rientrare in questa definizione? L’immagine può essere considerata un surrogato della realtà, una sua trasposizione, una finzione a tutti gli effetti benché venga riprodotta quasi perfettamente? D’altra parte è anche vero che, nonostante ciò, assegniamo un forte valore di testimonianza alla fotografia, soprattutto con l’avvento dei social network dove condividiamo con gli altri un surrogato della nostra vita. Allora mi domando, stiamo forse vivendo un’epoca in cui il surrogato ha più valore del reale?

Questo e molto altro sul nuovo numero di Nphotography in edicola dal 15 marzo e disponibile online cliccando qui 

L’Italia dei fotografi: 24 storie d’autore per raccontare il Novecento

Sicilia 1955 Mario De Biasi per Mondadori Portfolio

M9 raccoglie con oltre 230 immagini le testimonianze dei grandi interpreti della fotografia in Italia.
M9 significa Museo del ‘900 e la sua apertura a Mestre si inserisce all’interno di un importante progetto di riqualificazione urbana. La sede, posta nell’ex convento di Santa Maria delle Grazie, ospita come prima mostra espositiva prodotta dalla Casa dei Tre Oci-Civita Tre Venezie un percorso di scoperta dedicato all’ottava arte e all’autorialità espressa dal belpaese grazie a una selezione di opere magistrali rimaste indelebili nella memoria storica. L’attenzione è posta sull’opera di uomini e donne che, dietro la macchina fotografica, sono stati attori partecipi del cambiamento in atto, osservatori e cittadini coinvolti nel flusso degli eventi.
“Con il titolo L’Italia dei fotografi si apre il racconto di un secolo di esperienze e di visioni che caratterizzano il volto e la storia di una nazione. Non è stato facile scegliere la direzione del progetto e stabilire in che modo quest’ultimo dovesse essere articolato, tenendo conto dell’imprescindibile rapporto osmotico che si instaura tra micro e macro storia, tra gli autori e i relativi contesti sociali e culturali. Non desidero qui soffermarmi sui nomi dei fotografi scelti – dal prossimo numero avremo modo di scoprirli –, ma vorrei rubarvi qualche minuto per raccontarvi alcune considerazioni maturate in questo cammino preparatorio e di produzione, invitandovi alla vernice del primo appuntamento espositivo il 21 dicembre (Museo del ’900 – Mestre). Un iniziale pensiero è nel dover riconoscere a una squadra di fotografi italiani il coraggio dell’approfondimento, unito al desiderio continuo di porre domande e rinunciare alla ricerca di risposte assolute. Solo letture critiche e consapevoli di un presente che vuole smettere di restare seduto su vecchi paradigmi. Viste tutte insieme, queste fotografie disegnano una trasversalità che contribuisce a comprendere il futuro. Nessuna predizione. All’interno di questa trasversalità non ci sono solo informazioni, c’è soprattutto l’invito a guardare il mondo da prospettive diverse. È spesso presente una ribalta che, fra ombre e luci, ci suggerisce che cosa ha generato il cambiamento, perché la fotografia è sicuramente un linguaggio ambiguo, ma è anche un concentratore di relazioni e un distributore di dubbi. In questo senso, gli autori presenti in questa rassegna, forse, non sono mai stati moderni. Casomai sempre avanti, anticipatori di un tempo a venire, narratori pertinenti, costruttori di perimetri emotivi, in grado di intendere la memoria come un pregiudizio. Alla fine, il filo rosso di tutte queste storie è racchiuso nella precisa volontà di rinunciare a dire di più di ciò che la realtà stessa conserva” Dichiara Denis Curti

L’Italia dei fotografi: gli autori in mostra

Ventiquattro, gli autori proposti: Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Letizia Battaglia, Gianni Berengo Gardin, Carla Cerati, Luca Campigotto, Lisetta Carmi, Giovanni Chiaramonte, Mario Cresci, Mario De Biasi, Franco Fontana, Maurizio Galimberti, Arturo Ghergo, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Francesco Jodice, Mimmo Jodice, Nino Migliori, Riccardo Moncalvo, Ugo Mulas, Fulvio Roiter, Ferdinando Scianna, Tazio Secchiaroli e Massimo Vitali .
Nelle intenzioni del curatore Denis Curti, il focus della ricerca è dedicato agli anni del secondo dopoguerra, un periodo caratterizzato da un’attività creativa impulsiva, impetuosa e innovativa, fino alle recenti espressioni che accompagnano la lettura del presente.

Immagine in evidenza
Anni Cinquanta – Contadino sul suo asino vicino al tempio della Concordia ad Agrigento. Sicilia 1955 Mario De Biasi per Mondadori Portfolio

 

Ferdinando Scianna in mostra alla Galleria d’arte moderna di Palermo

Leonardo Sciascia. Racalmuto, 1964 © Ferdinando Scianna

Negli spazi espositivi della Galleria d’arte moderna di Palermo, ha aperto al pubblico la grande mostra antologica dedicata a Ferdinando Scianna, curata da Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda, art director della mostra, e organizzata da Civita. Con oltre 180 fotografie in bianco e nero stampate in diversi formati, la rassegna attraversa l’intera carriera del fotografo siciliano e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo, costruito su diversi capitoli e varie modalità di allestimento. Il suo lungo percorso artistico si snoda attraverso varie tematiche – l’attualità, la guerra, il viaggio, la religiosità popolare – tutte legate da un unico filo conduttore: la costante ricerca di una forma nel caos della vita.
Una grande mostra antologica come questa di Palermo, a settantacinque anni, è per un fotografo un complesso, affascinante e forse anche arbitrario viaggio nei cinquant’anni del proprio lavoro e nella memoria. Ecco già due parole chiave di questa mostra e del libro che l’accompagna: Memoria e Viaggio. La terza, fondamentale, è Racconto. Oltre 180 fotografie divise in tre grandi corpi, articolati in diciannove diversi temi. Questo tenta di essere questa mostra, un Racconto, un Viaggio nella Memoria. La storia di un fotografo in oltre mezzo secolo di fotografia”, dichiara Ferdinando Scianna.

Ferdinando Scianna a Palermo: le sezioni della mostra

LA MEMORIA, Bagheria – La Sicilia – Le feste religiose
IL RACCONTO, Lourdes – I bambini – Kami – Il dolore
OSSESSIONI, Il sonno – Le cose – L’ombra – Bestie – Gli specchi
IL VIAGGIO, America – Deambulazioni – I luoghi
RITRATTI RITI E MITI, Le cerimonie – Donne – Marpessa
Per approfondire i contenuti dell’esposizione, incoraggiando la riflessione sulla portata iconica della fotografia di Ferdinando Scianna, Civita Sicilia ha ideato un articolato progetto didattico rivolto sia alle scuole che ai gruppi di adulti e famiglie, che prevede i classici tour guidati, ma anche visite-esplorazione e laboratori didattici su prenotazione.
In una audioguida (in italiano e in inglese), Scianna racconta in prima persona il suo modo di intendere la fotografia e non solo. Un vero e proprio racconto parallelo, per conoscere da vicino il suo percorso umano e di fotografo. È inoltre proposto un documentario dedicato alla vita professionale di Ferdinando Scianna.

FERDINANDO SCIANNA
Viaggio Racconto Memoria
Fino 28 luglio 2019, Palermo, Galleria d’arte moderna, Via sant’Anna 21
A cura di Paola Bergna, Denis Curti, Alberto Bianda, Art Director
Info e prenotazioni
091.8431605
info@gampalermo.it
www.mostraferdinandoscianna.it

 

WORKSHOP DI FOTOGRAFIA ISTANTANEA A CURA DI MAURIZIO GALIMBERTI e DENIS CURTI

Sabato 9 giugno 2018 presso la galleria STILL (via Balilla 36, Milano) Maurizio Galimberti e Denis Curti terranno un workshop dedicato alla fotografia istantanea.
Un’occasione unica per tutti gli appassionati di fotografia di confrontarsi con una delle personalità più importanti nel panorama fotografico nazionale contemporaneo.

Il programma del workshop prevede:

-lettura

-shooting in interno ed esterno sui temi: architettura, ritratto, paesaggio urbano
-focus sul mercato della fotografia contemporanea

Maurizio Galimberti, oggi considerato il massimo esponente italiano di quella corrente artistica che utilizza la fotografia istantanea per esprimere la propria creatività, tiene in quest’occasione un workshop volto a esaminare la sua tecnica. Durante il corso verrà mostrato come la fotografia istantanea, applicata a luoghi, spazi e ritratti, possa esprimere creatività e progettualità in maniera attuale e originale al tempo stesso.

Il costo del workshop è di € 450, lo stesso è a numero chiuso per un massimo di 10 partecipanti e un minimo di 6. Il costo include: pranzo, coffee breack e aperitivo. E’ indispensabile portare il proprio apparecchio a sviluppo istantaneo.
Tutti gli iscritti riceveranno in OMAGGIO un ritratto autografato da Maurizio Galimberti

La primavera della fotografia: editoriale di Denis Curti

© Rune Guneriussen, At No Time Defeat Sunrise, 2014

La primavera della fotografia

Con l’arrivo di marzo riparte l’anno dei grandi eventi della fotografia europea. Il primo appuntamento è a Milano (22-25 marzo) con l’imperdibile MIA Photo Fair, ormai giunta alla sua nona edizione. La kermesse italiana, punto di riferimento per il nostro collezionismo ma anche per appassionati e addetti ai lavori, apre la stagione fieristica che vedrà protagoniste: Londra a maggio con il Photo London, Amsterdam a settembre con Unseen Photo Festival e, a conclusione dell’anno, l’intramontabile Paris Photo. Il MIA Photo Fair è una realtà ormai consolidata e vicina al suo decimo anno di attività ma se tanto è stato fatto, molto altro c’è ancora da fare. Senza alcun dubbio, cercare di fare ordine tra passato, presente e futuro delle immagini è uno dei compiti da assolvere. Ormai da qualche anno la fotografia internazionale ha iniziato a delineare nuovi temi d’interesse
e approfondimento, trovando in altri ambiti inaspettati alleati. Scienza e tecnologia sono state le protagoniste indiscusse degli ultimi decenni aprendo a frontiere inimmaginabili, e la fotografia, in quanto espressione del nostro tempo, non è rimasta a guardare. Il nuovo binomio, scienzafotografia, raccoglie da tempo un sempre maggiore interesse e il MIA Photo Fair, in qualità di assodato riferimento, intende approfondire tale tema. Il comitato direttivo, composto da Fabio e Lorenza Castelli, ha deciso di dedicare un ampio spazio a questo nuovo dialogo, concentrando il dibattito in particolar modo sul tema delle neuroscienze, promosso in collaborazione con l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Gli incontri vedranno la partecipazione di figure accademiche dell’area umanistica e scientifica che discuteranno su arte, neuroscienze e filosofia. Di buon auspicio è anche il numero di adesioni da parte delle gallerie che raggiunge il numero di ottantacinque presenze, delle quali un terzo straniere. Da tali premesse si prospetta un evento del tutto eccezionale, con l’augurio che la sovrapposizione di data tra la primavera meteorologica e l’inaugurazione del MIA Photo Fair possa essere una fortunata coincidenza per una nuova primavera della fotografia italiana.

Esercizi a tema de Il Fotografo: il collage. Le tue foto saranno pubblicate sul nuovo numero della rivista

Esercizio a tema: il collage

Tecnica molto utilizzata in fotografia perché considerata un valido strumento di espressione artistica, un linguaggio unico e di grande incisività comunicativa

Il procedimento artistico del collage consiste nell’accostamento e nella sovrapposizione di immagini e di supporti differenti per trasmettere disorientamento e riflessione. È stata utilizzata sin dagli inizi del Novecento per la creazione di opere d’avanguardia, principalmente da esponenti del Cubismo, come Braque e Picasso. Quest’ultimo, in particolare, utilizza il collage con i cosiddetti papiers collés , in cui assemblava, oltre alla carta, pacchetti di sigarette, scatole di fiammiferi, carte da gioco e altri oggetti e immagini d’uso quotidiano. Successivamente questa tecnica è stata adottata da numerosi movimenti artistici, dal Futurismo all’Astrattismo, dal Dada alla Pop Art. In fotografia i primi collage sono a opera di John Heartfield, che ne valorizza la funzione satirica antinazista. Ma ancora oggi sono numerosi gli artisti fotografi che utilizzano questa tecnica, sia attraverso gli strumenti analogici che quelli digitali. Il fotomontaggio, per esempio, permette loro di accostare o sovrapporre parzialmente fotografie diverse, o parti di esse, per comporre un’unica immagine. Quest’ultimo, in particolare, è stato un procedimento largamente utilizzato da uno dei padri della fotografia come László Moholy-Nagy nell’ambito della scuola del Bauhaus. Altri metodi per la creazione di immagini combinate sono la stampa sovrapposta – con due o più negativi su un unico foglio di carta fotografica –, la proiezione frontale e le tecniche di montaggio digitale. Ma al di là del metodo scelto, ciò che è importante per la proposta tematica di questo mese è che i nostri lettori si confrontino con il collage in quanto linguaggio. Pertanto saranno ben accette tutte le variabili possibili di questa tecnica, purché utilizzate in maniera consapevole

Puoi caricare le tue foto cliccando qui fino al 15/5/2019 e saranno poi pubblicate sul n 315 di luglio 2019

 

Ferdinando Scianna in mostra alla Galleria d’arte moderna di Palermo

Celia Forner. Sevilla, 1988© Ferdinando Scianna

Ferdinando Scianna in mostra a Palermo

Negli spazi espositivi della Galleria d’arte moderna di Palermo, aprirà al pubblico la grande mostra antologica dedicata a Ferdinando Scianna, curata da Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda, art director della mostra, e organizzata da Civita.
Con oltre 180 fotografie in bianco e nero stampate in diversi formati, la rassegna attraversa l’intera carriera del fotografo siciliano e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo, costruito su diversi capitoli e varie modalità di allestimento. Il suo lungo percorso artistico si snoda attraverso varie tematiche – l’attualità, la guerra, il viaggio, la religiosità popolare – tutte legate da un unico filo conduttore: la costante ricerca di una forma nel caos della vita.
Una grande mostra antologica come questa di Palermo, a settantacinque anni, è per un fotografo un complesso, affascinante e forse anche arbitrario viaggio nei cinquant’anni del proprio lavoro e nella memoria. Ecco già due parole chiave di questa mostra e del libro che l’accompagna: Memoria e Viaggio. La terza, fondamentale, è Racconto. Oltre 180 fotografie divise in tre grandi corpi, articolati in diciannove diversi temi. Questo tenta di essere questa mostra, un Racconto, un Viaggio nella Memoria. La storia di un fotografo in oltre mezzo secolo di fotografia”, dichiara Ferdinando Scianna.

Ferdinando Scianna in mostra a Palermo: le sezioni della mostra

Le sezioni della mostra:
LA MEMORIA, Bagheria – La Sicilia – Le feste religiose
IL RACCONTO, Lourdes – I bambini – Kami – Il dolore
OSSESSIONI, Il sonno – Le cose – L’ombra – Bestie – Gli specchi
IL VIAGGIO, America – Deambulazioni – I luoghi
RITRATTI
RITI E MITI, Le cerimonie – Donne – Marpessa
Per approfondire i contenuti dell’esposizione, incoraggiando la riflessione sulla portata iconica della fotografia di Ferdinando Scianna, Civita Sicilia ha ideato un articolato progetto didattico rivolto sia alle scuole che ai gruppi di adulti e famiglie, che prevede i classici tour guidati, ma anche visite-esplorazione e laboratori didattici su prenotazione.
In una audioguida (in italiano e in inglese), Scianna racconta in prima persona il suo modo di intendere la fotografia e non solo. Un vero e proprio racconto parallelo, per conoscere da vicino il suo percorso umano e di fotografo. È inoltre proposto un documentario dedicato alla vita professionale di Ferdinando Scianna.
La mostra è corredata da un grande catalogo pubblicato da Marsilio Editori.

Ferdinando Scianna incontra il pubblico

La sera del 20 febbraio presso il Real Teatro di Santa Cecilia Ferdinando Scianna incontra il pubblico di Palermo: un vero e proprio abbraccio con la città, aperto a tutti, in cui il Maestro insieme al co-curatore Denis Curti presenterà l’esposizione e risponderà alle domande dei presenti.
Al termine dell’incontro, ai partecipanti sarà riservata una visita all’esposizione nella vicina Galleria d’Arte Moderna (ingresso consentito fino alle 21.30 ai possessori dell’apposito coupon che verrà rilasciato al pubblico presente all’incontro).
Ferdinando Scianna firmerà il catalogo e le sue pubblicazioni presso il bookshop del museo, fino alle ore 21.30.
Per l’occasione, anche la caffetteria della GAM sarà aperta dalle ore 20.00 fino alle 22.30.

FERDINANDO SCIANNA
Viaggio Racconto Memoria
21 febbraio – 28 luglio 2019
Palermo, Galleria d’arte moderna
Via sant’Anna 21
A cura di
Paola Bergna, Denis Curti, Alberto Bianda, Art Director
Orari
Dal martedì alla domenica ore 9.30 – 18.30
Lunedì chiuso
La biglietteria chiude un’ora prima
Info e prenotazioni
091.8431605
info@gampalermo.it
www.gampalermo.it; www.mostraferdinandoscianna.it

Il realismo della finzione: editoriale a cura di Denis Curti

Il realismo della finzione

Nessun errore, nessuna sfocatura, tutto perfettamente nitido. No! Non è lo slogan dello spot di una nuova macchina fotografica… o forse, indirettamente, sì. Quelle sopra elencate sono le principali caratteristiche che si possono cogliere, a un primo sguardo, dell’immagine che riprende il panorama di Shanghai dall’Oriental Pearl Tower. 195 gigapixel – l’equivalente di altrettanti miliardi di pixel – compongono una delle fotografie tridimensionali realizzate con la più alta definizione della storia, così alta che è possibile zoomare fino a mettere a fuoco un uomo affacciato alla finestra a centinaia di metri di distanza o il volto di un passante in strada. Grazie alla tridimensionalità dell’immagine è possibile avere una vista dalla torre a 360 gradi sulla città e muoversi dall’alto verso il basso o da destra verso sinistra come se effettivamente ci si affacciasse da essa. L’iniziativa è stata promossa e prodotta dall’azienda cinese Jingkun Technology, conosciuta anche come Big Pixel, che ha voluto così dimostrare le possibilità delle fotocamere professionali, ed ecco, forse, svelata l’azione di marketing strategico dietro il progetto, nonostante non sia stato svelato il marchio delle macchine fotografiche. L’immagine, visibile all’indirizzo www.bigpixel.cn, in realtà è il prodotto finale dell’unione di più foto scattate con centinaia di macchine fotografiche e ben due mesi di minuziosa post-produzione, così da ottenere la straordinaria quantità di dettagli che è possibile cogliere. Il risultato è impressionante, la ricostruzione è talmente vicina alla realtà che è come se si spalancasse ai nostri occhi un nuovo mondo. Ovviamente l’immagine apre a non poche riflessioni. Prima su tutte è certamente l’aspetto della privacy che oltre alla questione sollevata dall’immagine stessa, dove al suo interno è possibile identificare chiaramente centinaia di persone, ci svela in quale misura realmente la tecnologia sia in grado di invadere il nostro spazio privato.

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