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Chi più ne ha più ne metta: un editoriale a cura di Denis Curti

Un editoriale a cura di Denis Curti 

Nel corso degli anni ho assistito a un fenomeno interessante e soggetto a una crescita incredibile, ossia quello di un proliferante sistema di festival fotografici che prende vita lungo tutto il nostro Paese, coinvolgendo molte città d’Italia. Dal sud al nord, dalla costiera tirrena a quella adriatica nell’ultimo anno sono riuscito a contare il numero record di sessanta rassegne. Un dato per nulla da sottovalutare, indice di un sempre maggiore interesse da parte del pubblico verso la cultura dell’immagine, che mi ha spinto ad approfondire questo numero non così irrilevante. Con mio grande stupore scopro che solamente trenta festival sono accreditati presso il sito ufficiale della cabina di regia del Ministero dei Beni Culturali sulle attività fotografiche (www.fotografia.italia.it), creato appositamente dal Mibact. E tutti gli altri? Sebbene la lista sia ancora in fase di censimento, mi chiedo, dove erano fino a oggi tutti questi curatori, esperti dell’immagine e storici della fotografia? Con  quali, ma soprattutto su quali basi culturali vengono realizzate almeno la metà di queste attività? Chi sono gli esperti invitati a dibattere intorno ai temi della fotografia, i lettori portfolio o i promotori di workshop? Tale ricerca, devo dichiararlo, senza alcun dubbio suscita in me più perplessità che entusiasmo. Al di là di ogni altro ragionevole dubbio, registro con piacere questa crescente attenzione sui temi, la storia e l’estetica fotografica ma ritengo anche che sia necessario e fondamentale fare un ragionamento di sistema e approfondire le competenze per offrire a un pubblico, con il tempo sempre più esigente, un apparato di attività ben strutturate e di un crescente livello qualitativo. In quanto a voi cari lettori, il mio consiglio è quello di scegliere con gran cura a chi sottoporre il vostro portfolio e a quali festival o dibattiti assistere, indagate sull’esperienza dei relatori partecipanti, solo così potrete ricevere in cambio buoni consigli e interessanti spunti per crescere nel vostro lavoro

Sul feticismo dello sguardo: un editoriale a cura di Denis Curti

Sul feticismo dello sguardo

Questo editoriale nasce in seguito al triste evento della morte della grande artista afroamericana Aretha Franklin e dell’inaspettata viralità sulla rete della fotografia del suo feretro con la salma della cantante che, ben in mostra, indossa delle scarpe rosse con il tacco.

Risulta subito evidente come, in questo caso, nulla è stato lasciato all’immaginazione, riconsegnando al pubblico mondiale, e probabilmente ai posteri, una rappresentazione preconfezionata della celebrazione funebre, che ben poco lascia alla nostra fantasia. E allora mi è tornato in mente un articolo dello scrittore Daniele Del Giudice che vi ripropongo in una breve sintesi, allarmato dal fatto che il nostro periodo storico sia caratterizzato da un vizio visivo che, mano a mano, sta spegnendo quasi definitivamente la nostra capacità d’immaginazione.

Oggi la nostra osservazione sul mondo si contraddistingue da un particolare feticismo evidenziato dal ruolo delle immagini

«Ogni secolo ha le sue rovine e un suo modo di metterle in immagine facendone paesaggio: le nostre rovine hanno questo di particolare, sono rovine del presente, non custodiscono memoria né portano tradizione, non hanno fatto in tempo ad accumulare tempo, alcune sono già rovine alla nascita, come certi interni di locali lungo le highways o l’albergo in Portogallo dove fu girato Lo stato delle cose: implosi d’improvviso, o ruderi da subito, sopravvissuti ironicamente, se per rovina s’intende non soltanto lo sbriciolarsi delle pietre ma anche dell’anima che potrebbe abitarle. Così gli oggetti che le popolano: anch’essi con un che di reliquia, che si distacca dalle cose come una decalcomania». Proprio con queste parole il giornalista Daniele Del Giudice introduceva il libro Una Volta del regista Wim Wenders. E ciò cui si riferisce Del Giudice, nell’illustrare il suo pensiero sull’opera di Wenders, è lo sguardo sulla realtà e la sua conseguente rappresentazione, di cui ogni epoca storica si caratterizza, e come questa sia fortemente condizionata dal filtro dello spirito del tempo cui appartiene. Come dire, oggi la nostra osservazione sul mondo, e su ciò che vi accade, si contraddistingue da un particolare feticismo evidenziato dal ruolo delle immagini.

L’articolo completo sul nuovo numero di Professional Photo in edicola e disponibile online https://sprea.it/abbonamenti/479

Fotografare il domani. Progettualità, etica e bellezza. Sony organizza un ciclo di incontri sulla fotografia 

Denis Curti, Venezia April 2017. Nikon D810, 85 mm (85,0 mm ƒ/1.4) 1/320" ƒ/1.4 ISO 100

Fotografare il domani. Progettualità, etica e bellezza: Sony organizza un ciclo di incontri sulla fotografia  

In occasione della mostra Sony World Photography Awards, in corso alla Villa Reale di Monza fino al 28 ottobre, Sony propone tre serate a tema fotografico aperte al pubblico, per approfondire il senso della fotografia attraverso tecniche e stili diversi attraverso le parole dei “Sony Digital Imaging Ambassador”, gli attuali dieci fotografi professionisti selezionati per l’Italia nell’ambito del programma “Sony Global Imaging Ambassadors”. Grazie a questo progetto, Sony sostiene alcuni dei più brillanti e talentuosi artisti contemporanei della fotografia in tutto il mondo con l’obiettivo di promuovere, anche a livello locale, iniziative che valorizzino la valenza culturale e sociale della fotografia.

Fotografare il domani. Progettualità, etica e bellezza: Denis Curti direttore de Il Fotografo, inviterà i fotografi a svelare il dietro le quinte del loro lavoro

Nel corso delle serate, che si terranno presso Open Milano (in Viale Montenero, 6), Denis Curti, curatore dell’edizione italiana della mostra Sony World Photography Awards e direttore de Il Fotografo, inviterà i fotografi a svelare il dietro le quinte del loro lavoro, tra successi, sfide ed esperienze che più rappresentano le tante forme e opportunità in cui il mestiere di fotografo si esprime, dal reportage d’inchiesta alla fotografia matrimonialista, di moda, di paesaggio e sportiva.
Tema dell’incontro sarà anche comprendere come ogni fotografo, alla luce della propria specifica materia, scelga di applicare e integrare in modo del tutto personale tre principi fondamentali del mestiere: progettualità, intesa come tecnica ed esecuzione; etica, ossia la scelta di un insieme di valori a cui ispirarsi; bellezza, con la ricerca di una visione unica e irripetibile in ogni scatto.

Saranno chiacchierate informali in cui il pubblico dovrà sentirsi coinvolto in prima persona”, afferma Denis Curti. “Per la sua stessa natura narrativa, la fotografia racchiude un insieme di idee, concetti e significati diversi; per questo abbiamo preferito evitare di definire specifici temi per ogni incontro, che vede infatti la partecipazione di professionisti dai profili più diversi. Desideriamo favorire un dialogo aperto a ogni possibile spunto di riflessione sull’attualità della fotografia come mezzo di espressione e di interpretazione, qualunque sia il contenuto delle immagini che di volta in volta saranno presentate. I Sony Ambassador, ognuno con il proprio ruolo, diventano così testimoni di come la fotografia sia lo specchio del nostro tempo”.  Insieme alla mostra organizzata anche quest’anno in Italia, il ciclo di talk fotografici è un’iniziativa che dimostra il nostro sostegno al mondo della fotografia e ai talenti locali. Vogliamo continuare a diffondere sensibilità e conoscenza su questa arte e forma espressiva, non solo attraverso l’innovazione di prodotto, ma anche attraverso programmi culturali e sociali”, dichiara Stéphane Labrousse, Country Head di Sony in Italia.

Fotografare il domani. Progettualità, etica e bellezza: programma completo

Mercoledì 3 ottobre ore 19.00 l’appuntamento sarà con Andrea Frazzetta, Maki Galimberti, Amedeo Novelli e David Bastianoni 

Mercoledì 10 ottobre, ore 19.00 il pubblico incontrerà Massimo Siragusa, Cristiano Ostinelli e Alex Farinelli

L’ultimo incontro si terrà mercoledì 24 ottobre, ore 19.00 con Alessandro Grassani, Davide Monteleone e Luigi Baldelli.

Ferdinando Scianna: a Forlì una grande mostra retrospettiva

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Ferdinando Scianna: il viaggio il racconto la memoria

Negli spazi espositivi del Complesso di San Domenico a Forlì aprirà al pubblico la grande mostra retrospettiva dedicata a Ferdinando Scianna, curata da Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda, art director della mostra e organizzata da Civita Mostre.

Ferdinando Scianna il Maestro della Fotografia

Ferdinando Scianna è uno tra i più grandi maestri della fotografia non solo italiana. Ha iniziato ad appassionarsi a questo linguaggio negli anni Sessanta, raccontando per immagini la cultura e le tradizioni della sua regione d’origine, la Sicilia. Il suo lungo percorso artistico si snoda attraverso varie tematiche – l’attualità, la guerra, il viaggio, la religiosità popolare – tutte legate da un unico filo conduttore: la costante ricerca di una forma nel caos della vita.
Con circa 200 fotografie in bianco e nero stampate in diversi formati, la rassegna attraversa l’intera carriera del fotografo siciliano e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo, costruito su diversi capitoli e varie modalità di allestimento.
Avendo deciso di raccogliere in questa mostra la più ampia antologia dei suoi lavori fotografici, con la solita e spiccata autoironia, Ferdinando Scianna, in apertura del percorso espositivo, sceglie un testo di Giorgio Manganelli:
“Una antologia è una legittima strage, una carneficina vista con favore dalle autorità civili e religiose. Una pulita operazione di sbranare i libri che vanno per il mondo sotto il nome dell’autore per ricavarne uno stufato, un timballo, uno spezzatino…”

Come fotografo mi considero un reporter. Come reporter il mio riferimento fondamentale è quello del mio maestro per eccellenza, Henri Cartier-Bresson

Ferdinando Scianna del suo lavoro scrive: “come fotografo mi considero un reporter. Come reporter il mio riferimento fondamentale è quello del mio maestro per eccellenza, Henri Cartier-Bresson, per il quale il fotografo deve ambire ad essere un testimone invisibile, che mai interviene per modificare il mondo e gli istanti che della realtà legge e interpreta. Ho sempre fatto una distinzione netta tra le immagini trovate e quelle costruite. Ho sempre considerato di appartenere al versante dei fotografi che le immagini le trovano, quelle che raccontano e ti raccontano, come in uno specchio. Persino le fotografie di moda le ho sempre trovate nell’azzardo degli incontri con il mondo”.

Le sezioni della mostra:

LA MEMORIA, Bagheria – La Sicilia – Le feste religiose
IL RACCONTO, Lourdes – I bambini – Kami – Il dolore
OSSESSIONI, Il sonno – Le cose – L’ombra – Bestie – Gli specchi
IL VIAGGIO, America – Deambulazioni – I luoghi
RITRATTI
RITI E MITI, Le cerimonie – Donne – Marpessa

Programma e orari

Ferdinando Scianna
il viaggio il racconto la memoria
Forlì, Musei San Domenico
22 settembre 2018 – 6 gennaio 2019
Da martedì a venerdì ore 9,30 –18,30.
Sabato, domenica e festivi ore 10,00 – 19,00.
24 e 31 dicembre ore 9,30 – 13,30
1 gennaio 2019 ore 14.30 – 19.00
Chiuso tutti i lunedì e il 25 dicembre e il 1° gennaio
mostraferdinandoscianna.it

 Immagine in evidenza
Marpessa. Caltagirone, 1987.
© Ferdinando Scianna

Raffles Milano: la scuola che il mercato del lavoro chiedeva da tempo

Open day Raffles Milano

Raffles è la scuola che il mercato del lavoro chiedeva da tempo. Quella che abbatte i muri tra moda e design, tra maestro e discepolo, tra passato e futuro. Quella che pensa e parla nella lingua dei 14 paesi in cui opera. Quella che per formare i migliori allievi ha scelto i migliori maestri.
Non sei riuscito a venirci a trovare durante l’anno scolastico per scoprire i nostri corsi in Fashion, Visual e Product design o in Fotografia, Pubblicità, Grafica e Architettura?
Non ti preoccupare, hai ancora un’ultima possibilità: partecipa al nostro Open Day del 14 luglio; è l’occasione perfetta per parlare con i nostri Course leader, conoscere la nostra Faculty internazionale e dialogare direttamente con gli studenti dei Corsi triennali e dei Master.

Open day Raffles Milano: programma

14 Luglio
14.30 Registrazione
15.00 Tour Istituto
15.30 Il Metodo Raffles Milano
16.30 BREAK
 17.00 Presentazione Corsi Triennali e Master con relativi Course leader e Docenti

Quando la fotografia rafforza uno stereotipo: lo scatto "American Girl in Italy"

La fotografia come rafforzamento di uno stereotipo

A cura di Denis Curti

Non molto tempo fa è tornata alla ribalta della cronaca una celebre fotografia del 1951 dal titolo American Girl in Italy per la triste notizia della morte dell’ormai novantenne Ninalee Allen Craig, protagonista dello scatto. Un’immagine che fece il giro del mondo, provocando scalpore e indignazione. La fotografa Ruth Orkin ritrasse la ragazza americana mentre, camminando per una strada di Firenze, veniva morbosamente e con poco garbo osservata da una decina di uomini.

Al contrario di come si può immaginare, la fotografia non fu la testimonianza di un momento casualmente colto per le vie della città toscana ma il risultato di un’attenta costruzione da parte dell’autrice. «La scelsi perché era bella, luminosa e, diversamente da me, era alta: doveva sembrare una Beatrice della Divina Commedia che passava attraverso questa dozzina di uomini», raccontava l’autrice in un’intervista al New York Times nel 1995. Orkin, infatti, di ritorno da un reportage in Israele per Life, voleva intercettare qualche storia un po’ leggera da vendere ai magazine americani alla ricerca di notizie divertenti e che confermassero alcuni luoghi comuni soprattutto sull’Europa. Lo scatto comparve nella rivista americana Cosmopolitan come accompagnamento a un articolo intitolato Soldi, uomini e morale che puoi incontrare durante un viaggio allegro e sicuro e la didascalia dell’immagine riportava: “Pubblica ammirazione… non vi agitate, in Italia è normale, i galantuomini sono più rumorosi degli uomini americani” .

Lo scatto,  come è noto, è diventato un’icona, divulgando e rafforzando in tutto il mondo lo stereotipo dell’uomo italiano latin lover dall’atteggiamento aggressivo ai limiti della molestia. Di certo la fotografa  è stata poco lusinghiera con noi italiani, dipinti come assalitori da marciapiede, ma ciò che mi ha colpito è l’intenzione dell’autrice, perché sebbene la fotografia abbia, per sua natura, uno strettissimo legame con la realtà, spesso i fotografi riconsegnano alla storia fatti non del tutto veritieri, non tenendo spesso conto del forte impatto di suggestione che l’immagine ha sull’opinione pubblica.

Immagine di copertina Ruth Orkin AMERICAN GIRL IN ITALY – Florence 1951

Casa dei Tre Oci di Venezia: continua la mostra di Roiter

ph. Marco Cappelletti DSL Studio

Venezia: continua la mostra di Roiter alla Casa dei Tre Oci

Prosegue fino al 26 agosto la mostra FULVIO ROITER. FOTOGRAFIE 1948-2007, curata dal direttore artistico Denis Curti, la prima e più completa retrospettiva dedicata al fotografo veneziano a due anni dalla sua scomparsa, il 18 aprile 2016.
200 scatti (moltissimi vintage), videoproiezioni, ingrandimenti spettacolari e circa 20 libri originali raccontano la sua intera carriera fotografica.
Partendo dalle origini e dal caso che hanno determinato i primi approcci di Roiter alla fotografia, nel pieno della stagione neorealista, di cui il fotografo ha ereditato la finezza compositiva, il percorso racconta gli immaginari inediti e stupefacenti che rappresentano Venezia e la laguna, ma anche i viaggi a New Orleans, Belgio, Portogallo, Andalusia e Brasile. Ne derivano 9 sezioni, L’armonia del racconto; Tra stupore e meraviglia: l’Italia a colori; Venezia in bianco e nero: un autoritratto; L’altra Venezia; L’infinita bellezza; Oltre la realtà; Oltre i confini; Omaggio alla natura; L’uomo senza desideri, ciascuna espressione di uno specifico periodo della vita e dello stile di Roiter. In tal modo, il percorso espositivo, fluido e coerente, scandisce le tappe di una vita interamente dedicata alla fotografia e alla ricerca di quei luoghi dell’anima che ne hanno ispirato la poetica, assumendo come unico punto di riferimento la pura e sincera passione, vissuta dall’autore tra scenari di viaggi, scoperte e amori incondizionati.
L’ allestimento si arricchisce di videoproiezioni, ingrandimenti spettacolari e una ventina di libri originali, che, oltre a visualizzare in pagina l’opera di Roiter, restituiscono anche la vastità di contributi critici dei tanti autori che hanno scritto sul suo lavoro, tra cui Andrea Zanzotto, Italo Zannier, Alberto Moravia, Ignazio Roiter, Gian Antonio Stella, Roberto Mutti, Stenio Solinas, Fulco Pratesi. Non manca il breve ma intenso ricordo della moglie Lou, riferito a quel primo incontro in Belgio, che fu la nascita di un rapporto umano e professionale lungo quarant’anni.

Durante l’apertura della mostra un ricco programma di attività collaterali e iniziative contribuirà a evidenziare il nesso tra la vita e l’arte di Roiter e la città di Venezia attraverso incontri e approfondimenti. Accompagna la rassegna un catalogo bilingue Marsilio Editori.

Fulvio Roiter alla Casa dei Tre Oci di Venezia: laboratori gratuiti

Hai un’età compresa tra i 5 e 13 anni? Vieni alla Casa dei Tre Oci con la tua famiglia e partecipa ai laboratori gratuiti organizzati, da sabato 5 maggio a domenica 10 giugno, in occasione della mostra Fulvio Roiter

  • Viaggi reali e viaggi immaginari. Emozioni in bianco e nero tra immagini e parole. Laboratorio a cura di BarchettaBlu con S. Italiano. Viaggio, natura e immaginazione sono i temi di questo percorso fotografico. Ai partecipanti verrà distribuita un’originale “macchina fotografica” attraverso cui sperimentare le prospettive da cui inquadrare le cose e le persone che ci circondano. Le letture arricchiranno questa esperienza,fornendo ulteriori stimoli visivi e fantastici.
    Domenica 3 giugno
    ore 11 > 5-7 anni
    ore 15 > 8-10 anni
  • Radici e chiome. Tra realtà e immaginazione
    Laboratorio a cura di BarchettaBlu con S. Pichi
    Il tema dell’albero è al centro di questo laboratorio di espressività corporea e creativa. Si parte dal grande albero che cresce davanti alla Casa dei Tre Oci per arrivare alla sezione del percorso espositivo dedicata agli alberi.
    domenica 10 giugno
    ore 11 > 5-8 anni
    ore 15 > 9-13 anni

I laboratori, della durata di 1h30, sono completamente gratuiti (incluso l’ingresso in mostra) e si svolgono solo su prenotazione a partire da un minimo di 8 fino a un massimo di 20 partecipanti. Per informazioni e prenotazioni telefonare al numero 0412413551 o alla mail info@barchettablu.it dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle 12. Il sabato e la domenica scrivere a bookshoptreoci@libero.it

 

MilanoPhotoWeek: Denis Curti intervista i fotografi vincitori del World Press Photo 2018

In occasione di Milano Photo Week incontro con i fotografi italiani vincitori del World Press Photo 2018

Denis Curti, direttore della rivista Il Fotografo è il primo e unico a intervistare i vincitori italiani del World Press Photo 2018: Giulio Di Sturco, Luca Locatelli, Alessio Mamo,  Francesco Pistilli, Fausto Podavini. 

Il World Press Photo premia i fotografi che con creatività visiva e competenza, abbiano fotografato un avvenimento o un argomento di forte rilevanza giornalistica. 

Guidati da Denis Curti, si confrontano i cinque fotoreporter italiani premiati nel 2018: Giulio Di Sturco con More Than a Woman, per la categoria Attualità, 2° premio; Luca Locatelli con Hunger Solutions, per la categoria Ambiente, 2° premio; Alessio Mamo con Manal per la categoria Portraits, 2° premio; Francesco Pistilli, con Lives in Limbo, per la categoria Notizie Generali, 3° premio; Fausto Podavini con Omo Chang per la categoria Progetti a Lungo Termine, 2° premio.

Mercoledì 6 giugno, alle ore 19:00

Presso Galleria Carla Sozzani

Corso Como 10, Milano

press@galleriacarlasozzani.org

www.galleriacarlasozzani.org

Ingresso Libero fino a esaurimento posti

 

Workshop di “fotografia istantanea” con i maestri della fotografia

WORKSHOP DI FOTOGRAFIA ISTANTANEA A CURA DI MAURIZIO GALIMBERTI e DENIS CURTI

Due grandi maestri della fotografia Maurizio Galimberti e Denis Curti insieme per un workshop innovativo sulla fotografia istantanea.

Denis Curti, direttore del mensile “Il Fotografo” e direttore artistico della Casa dei tre Oci di Venezia, direttore artistico del Festival della Fotografia di Capri. Fondatore del Master post Universitario di fotografia in collaborazione con NABA e Fondazione Forma. Consulente della Fondazione di Venezia per la gestione del patrimonio fotografico. Fondatore della società PICC (Photography Italian Culture Capital) e fondatore di Still (fotografia, show room e galleria). Curatore di mostre e rassegne fotografiche, autore di libri, critico fotografico per testate giornalistiche e quotidiani, è stato per diversi anni il direttore dell’Agenzia Contrasto che pubblicava in Italia i lavori dei fotografi della famosa agenzia Magnum.

Maurizio Galimberti nasce a Como nel 1956. Si trasferisce  a Milano dove oggi vive e lavora. Si accosta al mondo della fotografia analogica esordendo con l’utilizzo di una fotocamera ad obiettivo rotante Widelux per poi nel 1983 focalizzare il suo impegno, in maniera radicale e definitiva, sulla Polaroid. Nel 1991 inizia la collaborazione con Polaroid Italia della quale diventa ben presto testimonial ufficiale realizzando il volume POLAROID PRO ART pubblicato nel 1995, divenuto vero oggetto di culto per gli appassionati di pellicola polaroid di tipo integrale. Viene nominato “Instant Artist” ed è ideatore della “Polaroid Collection Italiana” Nel 1992 ottiene il prestigioso “Gran Prix Kodak Pubblicità Italia”. Per KODAK ITALIA, realizza nel 2000  una mostra itinerante della serie I Maestri. Continua la sua ricerca con Polaroid e reinventa la tecnica del “Mosaico Fotografico” che inizialmente adatta ai ritratti. Il primo esperimento risale al 1989 quando ritrae suo figlio Giorgio. Seguiranno i ritratti di Michele Trussardi, Carla Fracci e Mimmo Rotella dai quali è evidente il richiamo al fotodinamismo dei Bragaglia e la ricerca del ritmo, del movimento. Numerosi divengono i ritratti eseguiti nel mondo del cinema, dell’arte e della cultura.  La popolarità e il successo con cui vengono accolte queste rappresentazioni di volti lo portano a partecipare come ritrattista ufficiale al Festival del Cinema di Venezia. Nel 1999 viene indicato dalla rivista italiana “CLASS” come primo fotografo-ritrattista italiano all’interno delle classifiche di merito stilate dal mensile. Nel 2017 partecipa alla 57ª Biennale Arte di Venezia Un suo mosaico e’ stato utilizzato per il manifesto ufficiale della  “Barcolana di Trieste” 2017. A Città della Pieve ha realizzato un bellissimo progetto dal titolo “Surrealisme Perugino” per Photo Città della Pieve. A Monza nello splendido scenario della VillaReale espone la mostra “San Nicola reMade” con il relativo volume dedicato pubblicato da SilvanaEditoriale. Per l’anno 2018 e’ testimonial-ambassador di Fuji Italia / divisione instant foto. Per l’anno 2018 e’ official-ambassador Illycaffè. E’ special consulting della prestigiosa collezione di fotografia “Luchi Collection” Milano. Le sue opere fanno parte di prestigiose collezioni di fotografia.

Il programma del workshop prevede:

  • lettura portfolio da parte di Maurizio Galimberti e Denis Curti
  • shooting in interno ed esterno sui temi: architettura, ritratto, paesaggio urbano
  • focus sul mercato della fotografia contemporanea

WORKSHOP organizzato da SPREA FOTOGRAFIA

Sabato 9 giugno 2018 presso la galleria STILL (Via Balilla 36, Milano) 

Maggiori informazioni e programma completo dell’evento sul sito http://www.spreafotografia.it/accademia/

Mario Bobba: il giro del mondo in 18 fermate di metropolitana

Cities Underground: Mario Bobba e il giro del mondo in 18 fermate di metropolitana

Mario Bobba è da sempre un appassionato di fotografia e grafica. Dall’adolescenza tratta il bianco e nero con passione, ma la sua, fino al 2009, è rimasta inizialmente un’attività amatoriale per poi svilupparsi al di fuori degli schemi professionali. Due anni fa l’avevamo incontrato all’inizio del progetto Cities Underground , ora è giunto il momento di scoprire il lungo viaggio trascorso all’interno delle metropolitane di tutto il mondo.

Quante città e metropolitane del mondo hai visitato?  “Il lavoro è iniziato nel 2011. A oggi, mi sono recato in ventidue città in tre diversi continenti, da Lisbona a Milano, passando per Parigi, Vienna e Mosca. È stato un lungo viaggio fotografico mosso da una forte passione e da un’insaziabile curiosità“.

Da dove nasce la tua passione per il mondo che percorre il sottosuolo delle città?  “Nelle metropolitane, la luce, i vagoni e le banchine sono quasi uguali. Tutto acquista un sapore cosmopolita, forse un po’ spersonalizzante. Qui s’incontrano viaggiatori provenienti da ogni parte del globo – per questo sono così stimolanti –. Visto che in qualsiasi ora e stagione dell’anno l’illuminazione è costante, così come le oscillazioni provocate dal moto e le condizioni di ripresa fotografica – anche se non semplici da interpretare – volevo concentrarmi non sul contenitore, ma sulle persone e le tante individualità ospitate all’interno dei vagoni”.

Ho cercato di evidenziare piccole situazioni piene di significato, una serie di tranche de vie  che traduce emozioni, umorismo, spunti di arte e di architettura. Lo spaccato di umanità nei vagoni e sulle banchine che si offre allo sguardo attento è sempre ricco e diverso, pur nell’apparente somiglianza».

Durante tutti questi viaggi, quali sono i tuoi ricordi più vividi?

Le pubblicità, onnipresenti nei treni e sulle scale mobili, nelle banchine. Le icone del consumismo e del denaro a New York e a Washington, lo stile monumentale e austero che caratterizza la metro di Mosca, considerata ancora oggi tra le più notevoli al mondo. A Napoli è stato un tuffo nell’arte contemporanea – alla Stazione Garibaldi le raffigurazioni si confondono con la realtà –: i viaggiatori non si distinguono dai personaggi dei murales nell’opera di Pistoletto. A Stoccolma, graffiti infantili, opere naïf e maquette fantastiche. In metropolitana si può praticare una street photography selettiva, un po’ misteriosa e, appunto, sotterranea“.

Mario Bobba in mostra

Mario Bobba sarà in mostra presso la Galleria Still dal 18 al 25 giugno, con un progetto a cura di Denis Curti.

«La fotografia di Mario Bobba cerca nel sottosuolo, all’ombra degli status sociali e dei modelli di comportamento prestabiliti, la naturalezza e la bellezza della normalità» Denis Curti.

Il progetto di Mario Bobba è visibile sul sito www.ephoto4you.com

La fotografia e la dittatura del design

Ma tutta questa spinta verso il dettaglio, verso la nitidezza, non farà male agli occhi?

testo a cura di Denis Curti

Milano si è appena conclusa la Design Week, evento che per la città vuol dire soprattutto Fuorisalone. In sintesi, una grande festa di paese che occupa intere zone. I quartieri si trasformano in district e gli spazi espositivi in location. La forza propulsiva del design arriva a coinvolgere i cinque sensi a nostra disposizione e i visitatori di tutto il mondo ne sono completamente coinvolti. Si vede. Si tocca. Si sente. Si assapora. Si annusa. Il design è tutto questo e molto altro. È design thinking, design language, design system, design digitale, ma è anche forma, pensiero, astrazione e sentimento e tutti si ritrovano, nel bene e nel male, inginocchiati davanti ai nuovi paradigmi dettati dalla cultura e dall’estetica del design. La sensazione che ho vissuto è un po’ fisica e un po’ mentale: è come ritrovarsi seduti su scomode poltrone, protagonisti di un presente che deve subito fare i conti con il futuro.

La fotografia e la dittatura del design

Voglio dirlo chiaramente: la dittatura contemporanea del design ci costringe a una rincorsa verso continui aggiornamenti, che si rivelano poi superflui perché si torna sempre e comunque alla spietata condizione del già visto e dei cicli e ricicli della storia. Quest’anno sono tornati gli anni Settanta e il prossimo vedrà il trionfo degli Ottanta. Forse esagero, ma mi pare di assistere a una vera e propria deriva del design-pensiero verso l’omologazione. Anche la fotografia, naturalmente, deve fare i conti con questo tema. L’ossessione verso la dimensione decorativa, quella delle belle stampe, delle belle cornici, dei formati giganti, delle installazioni a tutti i costi, ma anche verso le doppie pagine pubblicate sui giornali sempre più spettacolari, va a scapito della poesia, della forza dei contenuti, del racconto e dell’autorialità.

Sianne Ngai, un’anglista dell’università di Stanford, ha dedicato uno studio approfondito sulle categorie estetiche che dominano la sensibilità corrente e ha indicato questi comportamenti come quelli tipici di una cultura dove sono crollati gli argini tra arte e consumo, arte e design, arte e vita quotidiana, tra la hegeliana “domenica della vita” e la prosa dei giorni feriali . Quando il poeta metropolitano Ivan Tresoldi scrive sui muri «Il futuro non è più quello di una volta», ci esorta a riflettere sull’oggi e forse ci invita a scrivere di un domani ancora possibile e credibile. E la fotografia, che da sempre ci consente di comprendere la storia e il presente, può essere uno strumento chiave per immaginare e raccontare il futuro. Una fotografia consapevole della propria ambiguità, ma libera dagli schemi della sola estetica. Se ascoltiamo la lezione di Leon Battista Alberti, quando scrive: «La bellezza è accordo e armonia tra le parti in modo tale che non sia possibile aggiungere, togliere e cambiare qualsiasi cosa senza compromettere il tutto» allora, forse, può apparire chiaro che tutto questo insistere nel vedere bene, nel presentare sempre tutto a fuoco fin nei minimi dettagli serve a poco. A me pare che tutta questa nitidezza non faccia affatto bene agli occhi e tanto meno al cuore.

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