Tag archive

denis curti - page 3

La fotografia e le nuove frontiere della realtà: editoriale a cura di Denis Curti

Debbie Gerlach Facebook

La fotografia e le nuove frontiere della realtà

Debbie Gerlach, di cui vi abbiamo già parlato qualche mese fa ( per leggere l’articolo clicca qui) vive a Tucson negli Stati Uniti e qualche mese fa avrebbe dovuto sposarsi con il suo fidanzato Randy Zimmerman, ma il destino ci ha messo la mano. Randy muore in un’incidente stradale qualche mese prima del matrimonio. Debbie, distrutta dalla perdita, decide comunque che avrebbe celebrato il loro amore nel giorno stabilito per il loro matrimonio, nonostante ciò che era accaduto. Così la giovane, vestendosi con il suo abito da sposa, ha posato nei magnifici panorami desertici dell’Arizona facendosi immortalare assieme all’ologramma di Randy e le sue ceneri, proprio come nel più classico album di nozze. Qualche giorno più tardi Debbie ha condiviso gli scatti, a opera della fotografa Kristie Fonseca, nella sua pagina Facebook e in breve tempo le immagini hanno fatto il giro del mondo. Qualche anno fa, invece, la ragazza olandese Zilla Van Den Bon, finse di andare in vacanza in Estremo Oriente. Durante quei giorni, per testimoniare il suo viaggio, pubblicò costantemente nei suoi profili social fotografie che la ritraevano al mare, davanti a templi antichi, nella giungla e insieme ai monaci buddisti. Tutto era ovviamente rigorosamente finto, e ogni singola immagine era artificialmente costruita con l’ausilio di Photoshop dal computer di casa sua, con lo scopo di dimostrare quanto la realtà virtuale, ma non solo, possa essere manipolata con estrema facilità.

L’importanza e il ruolo che la fotografia ricopre nelle vostre vite.

Entrambe queste storie mi hanno fatto riflettere sull’importanza e il ruolo che la fotografia e, più in generale le immagini, ricopre nelle vostre vite. Questa in alcuni casi riempie un vuoto emotivo, soprattutto dal momento della diffusione di social network; le immagini che pubblichiamo sono la rappresentazione ufficiale delle nostre vite, più o meno, reali. Ecco allora che mi vengono in mente le parole del filosofo francese Cartesio che, nei primi anni del Seicento, si esprimeva con la locuzione “Cogito ergo sum” per manifestare la certezza indubitabile che ogni individuo ha della propria esistenza, e che oggi, con molta probabilità, andrebbe modificata con “Imago ergo sum”.

Incontro con Ferdinando Scianna, tra i più grandi maestri della fotografia

SCF1972008W00037-22 001

Incontro con il fotografo Ferdinando Scianna in occasione della pubblicazione della monografia Ferdinando Scianna Viaggio Racconto memoria

Ferdinando Scianna tra i più grandi maestri della fotografia, vincitore del premio speciale alla carriera Sila 49’, primo italiano a far parte, dal 1982, della prestigiosa agenzia internazionale Magnum Photos, si racconta in dialogo con Denis Curti e Stefano Salis.

Il lungo percorso artistico di Scianna – iniziato negli anni Sessanta, raccontando per immagini la cultura e le tradizioni della sua regione d’origine, la Sicilia – si snoda attraverso varie tematiche (l’attualità, la guerra, il viaggio, la religiosità popolare), tutte legate da un unico filo conduttore: la costante ricerca di una forma nel caos della vita. E questo filo conduttore lo si trova nella grande retrospettiva in corso a Forlì (Musei San Domenico dal 22 settembre 2018 al 6 gennaio 2019), e nel catalogo che Marsilio ha pubblicato per l’occasione.

Ferdinando Scianna, tra i più grandi maestri della fotografia

Ferdinando Scianna nasce a Bagheria nel 1943. Compie all’Università di Palermo studi, interrotti, di Lettere e Filosofia. Nel 1963 incontra Leonardo Sciascia con il quale pubblica, il primo dei numerosi libri: Feste religiose in Sicilia, che ottiene il premio Nadar. Si trasferisce a Milano dove dal 1967 lavora per il settimanale L’Europeo come fotoreporter, inviato speciale, e poi corrispondente da Parigi. Introdotto da Henri Cartier-Bresson, entra, nel 1982, nell’agenzia Magnum Photos. A Parigi scrive per Le Monde Diplomatique e La Quinzaine littéraire. Collabora con vari scrittori di successo, tra i quali Manuel Vázquez Montalbán (che qualche anno più tardi scriverà l’introduzione di Le forme del caos, 1989). Negli anni ottanta lavora nell’alta moda e in pubblicità, fornendo un contributo essenziale al successo delle campagne di Dolce & Gabbana della seconda metà degli anni Ottanta. Nel 1995 pubblica Viaggio a Lourdes, e nel 1999 vengono pubblicati i ritratti di Jorge Luis Borges. Il 2003 vede l’uscita del libro Quelli di Bagheria ricostruzione dell’ambientazione e delle atmosfere della sua giovinezza. Con Giuseppe Tornatore, in occasione del suo nuovo film “Baarìa”, pubblica nel 2009 il libro fotografico Baaria Bagheria. Tra le sue opere ricordiamo anche il saggio Lo specchio vuoto. Fotografia, identità e memoria (2014); Obiettivo ambiguo (2015); Il ghetto di Venezia 500 anni dopo (2016); Istanti di luoghi (2017); di Bestie e di Animali, realizzato in collaborazione con Franco Marcoaldi (2017); Cose (2018), inventario antropologico per immagini degli oggetti del quotidiano.

 

Mercoledì 28 novembre ore 19
Libreria Feltrinelli
Viale Pasubio 11 – Milano

 

In Memoriam: editoriale a cura di Denis Curti

In Memoriam

Camminando per Parigi nello storico quartiere di Montparnasse, precisamente in rue Froidevaux, ci si può imbattere in una targa con una scritta davvero curiosa: “In questo stabile dal 1937 al 1939 hanno lavorato Robert Capa (1913- 1954), Gerda Taro (1910-1937) e David Seymour detto “Chim” (1911- 1956), fotografi e pionieri del reportage di guerra celebri per le loro immagini del fronte popolare e della guerra civile spagnola». Sebbene l’edificio abbia ospitato per soli tre anni quello che era l’Atelier Robert Capa, è in questo luogo che i tre entusiasti e talentuosi interpreti gettarono le basi del fotogiornalismo moderno, sognando una grande cooperativa per i fotografi dove questi potessero controllare l’uso delle proprie immagini difendendone i diritti d’autore, e realizzata,  all’indomani della Seconda guerra mondiale, con l’Agenzia Magnum. Qui Robert Capa, Gerda Taro e Chim custodirono la famosa “valigia messicana” contenente circa 4.500 negativi che gli autori avevano scattato durante la guerra civile spagnola, inestimabile testimonianza nonché pezzo fondamentale della storia del fotogiornalismo mondiale. I fotografi, per via delle loro origini ebraiche, abbandonarono l’atelier di rue Froidevaux nel 1939, preoccupati dall’avanzare delle truppe naziste in Francia. La targa, omaggio della città di Parigi al coraggio e alla passione dei tre fotografi, è stata svelata lo scorso 8 novembre di fronte a un nutrito gruppo di persone, sottolineando ancora una volta il ruolo centrale che la fotografia ricopre all’interno della cultura e della tradizione francese.

L’Italia dei fotografi: testimonianze di un secolo di storia

L’Italia dei fotografi: un editoriale di Denis Curti

Con grande gioia desidero condividere con voi un risultato per la fotografia nel difficile cammino di crescita (in termini di attenzione, conoscenza e valore). Il mio lavoro, anche in qualità di direttore di questa storica testata, s’inserisce in quella costante e preziosa opera di sostegno dedicata a questo linguaggio universale e al lavoro di professionisti e non che giorno per giorno contribuiscono alla scoperta delle realtà del mondo grazie a un impegno e a una passione mai domi. Sono stati mesi di intenso lavoro (di ricerca iconografica e di relazioni) per riuscire nell’intento: testimoniare il volto del nostro Paese, l’Italia, attraverso 24 storie d’autore.

L’Italia dei fotografi: il racconto di un secolo di esperienze e di visioni che caratterizzano il volto e la storia di una nazione

Con il titolo L’Italia dei fotografi si apre il racconto di un secolo di esperienze e di visioni che caratterizzano il volto e la storia di una nazione. Non è stato facile scegliere la direzione del progetto e stabilire in che modo quest’ultimo dovesse essere articolato, tenendo conto dell’imprescindibile rapporto osmotico che si instaura tra micro e macro storia, tra gli autori e i relativi contesti sociali e culturali. Non desidero qui soffermarmi sui nomi dei fotografi scelti – dal prossimo numero avremo modo di scoprirli –, ma vorrei rubarvi qualche minuto per raccontarvi alcune considerazioni maturate in questo cammino preparatorio e di produzione, invitandovi alla vernice del primo appuntamento espositivo il 21 dicembre (Museo del ’900 – Mestre). Un iniziale pensiero è nel dover riconoscere a una squadra di fotografi italiani il coraggio dell’approfondimento, unito al desiderio continuo di porre domande e rinunciare alla ricerca di risposte assolute. Solo letture critiche e consapevoli di un presente che vuole smettere di restare seduto su vecchi paradigmi. Viste tutte insieme, queste fotografie disegnano una trasversalità che contribuisce a comprendere il futuro. Nessuna predizione. All’interno di questa trasversalità non ci sono solo informazioni, c’è soprattutto l’invito a guardare il mondo da prospettive diverse. È spesso presente una ribalta che, fra ombre e luci, ci suggerisce che cosa ha generato il cambiamento, perché la fotografia è sicuramente un linguaggio ambiguo, ma è anche un concentratore di relazioni e un distributore di dubbi. In questo senso, gli autori presenti in questa rassegna, forse, non sono mai stati moderni. Casomai sempre avanti, anticipatori di un tempo a venire, narratori pertinenti, costruttori di perimetri emotivi, in grado di intendere la memoria come un pregiudizio. Alla fine, il filo rosso di tutte queste storie è racchiuso nella precisa volontà di rinunciare a dire di più di ciò che la realtà stessa conserva.

È la consapevolezza di chi sa bene che se una cosa non è fotografata, questa non esiste. Perché il mondo, visto da vicino, appare sempre nuovo e diverso.

Willy Ronis. Fotografie 1934-1998: una grande retrospettiva

Willy Ronis. Fotografie 1934-1998

La Casa dei Tre Oci di Venezia rende omaggio al grande fotografo francese Willy Ronis (1910-2009). La mostra è la più completa retrospettiva del grande fotografo francese in Italia, presenta 120 immagini vintage, tra cui una decina inedite, dedicate a Venezia e documenti, libri e lettere mai esposti prima d’ora.

Willy Ronis. Fotografie 1934-1998: la retrospettiva

L’esposizione curata da Matthieu Rivallin, coprodotta dal Jeu de Paume di Parigi e dalla Médiathèque de l’architecture et du patrimoine, Ministry of culture – France, con la partecipazione della Fondazione di Venezia e organizzata da Civita Tre Venezie, è in grado di ripercorre l’intera carriera di uno dei maggiori interpreti della fotografia del Novecento e protagonista della corrente umanista francese, insieme a maestri quali Brassaï, Gilles Caron, Henri Cartier-Bresson, Raymond Depardon, Robert Doisneau, Izis, André Kertész, Jacques-Henri Lartigue e Marc Riboud. Le fotografie di Ronis, pur corrispondendo a una visione ottimista della condizione umana, non celano l’ingiustizia sociale e l’interessamento alle classi più povere. Il suo stile resta intimamente legato al suo vissuto e al suo modo di intendere la fotografia. Non esitava, infatti, a rievocare la sua vita e il suo contesto politico e ideologico. I suoi scatti e i suoi testi raccontano un artista desideroso prima di tutto di esplorare il mondo, spiandolo in segreto, aspettando pazientemente che esso gli svelasse i suoi misteri. Ai suoi occhi era più importante ricevere le immagini che andarle a cercare, assorbire il mondo esteriore piuttosto che coglierlo e, da qui, costruire la sua storia.

Willy Ronis. Fotografie 1934-1998: una fotografia da paura

In occasione della festa di Halloween di mercoledì 31 Ottobre, la Casa dei Tre Oci propone una serata speciale, con prolungamento dell’orario di apertura: si inizierà alle ore 18:00, con una visita guidata alla mostra dedicata a Willy Ronis del direttore artistico Denis Curti.

Alle 19:00  si proseguirà con un cocktail con buffet di tipici cicchetti veneziani, realizzato in collaborazione con la Distilleria Nardini 1779.

Alle ore 20 andrà in scena Scatti inquietanti, un talk con Denis Curti, che affronterà il tema della paura nella fotografia dall’800 a oggi con alcune immagini significative.

Willy Ronis. Fotografie 1934-1998: info e prenotazioni

Prenotazione obbligatoria a info@treoci.org  oppure telefonando allo 041.241.23.32

 

WILLY RONIS. FOTOGRAFIE 1934-1998
VENEZIA/TRE OCI
06.09.2018 > 06.01.2019

Fotografia istantanea, a cura di Maurizio Galimberti

Nuovo imperdibile workshop organizzato da Il Fotografo!
Due maestri della fotografia, Maurizio Galimberti e Denis Curti, terranno un corso dedicato alla fotografia istantanea; un’occasione unica per tutti gli appassionati di fotografia di confrontarsi con una delle personalità più importanti nel panorama fotografico nazionale contemporaneo.

Maurizio Galimberti biografia

Giorgio Galimberti nasce a Como il 20 marzo 1980. Da sempre appassionato di fotografia, complice anche un clima familiare aperto all’arte e alla creatività, fin da piccolo comincia ad avvicinarsi al mezzo fotografico attraverso le Polaroid. Con i primi tentativi di manipolazione e alterazione dell’immagine, Giorgio esplora approfonditamente la dimensione giocosa del supporto istantaneo.
Durante l’adolescenza, la passione non viene mai meno e, attraverso la frequentazione di numerose mostre ed esposizioni, unitamente ad un’intensa attività pratica in camera oscura, si costruisce un personalissimo background fotografico, basato principalmente sulle tecniche di sperimentazione dei grandi maestri che hanno fatto la storia della fotografia. Dopo un periodo di momentaneo distacco, durato qualche anno, Galimberti si riavvicina al mondo della fotografia digitale senza mai abbandonare del tutto la fotografia analogica. Attraverso la sperimentazione del bianco e nero perfeziona i suoi gusti e, memore della lezione dei grandi maestri della fotografia, si avvicina ad una visione del mondo incentrata prevalentemente sugli effetti della luce sui corpi e sui paesaggi urbani, riprendendo alcuni elementi tipici della street photography e rielaborandoli in funzione di un linguaggio fotografico moderno e narrativo che unisce agli scorci di vita quotidiana le visioni sospese dell’architettura urbana con uno stile fortemente personale e riconoscibile. Numerose le sue partecipazioni a mostre personali e collaborazioni con importanti gallerie d’arte Italiane e Internazionali che gli hanno permesso di entrare nella fotografia autoriale. Si dedica alla didattica trasmettendo durante i suoi workshop e seminari il suo punto di vista sulla fotografia d’autore

Workshop di fotografia istantanea

Programma:
-lettura
-shooting in interno ed esterno sui temi: architettura, ritratto, paesaggio urbano
-focus sul mercato della fotografia contemporanea
Durante il corso verrà mostrato come la fotografia istantanea, applicata a luoghi, spazi e ritratti, possa esprimere creatività e progettualità in maniera attuale e originale al tempo stesso.

E’ indispensabile portare il proprio apparecchio a sviluppo istantaneo.

Per informazioni sui corsi e workshop vai su
www.ilfotografo.it/accademia
tel. 0292432444
accademia@sprea.it

Per iscriverti clicca qui 

 

 

Il Fotografo si riserva la possibilità di rimandare o annullare il corso nel caso non si raggiungesse il numero minimo di iscritti partecipanti, la nuova data verrà comunicata entro una settimana dalla data prevista del corso. 

 


Chi più ne ha più ne metta: un editoriale a cura di Denis Curti

Un editoriale a cura di Denis Curti 

Nel corso degli anni ho assistito a un fenomeno interessante e soggetto a una crescita incredibile, ossia quello di un proliferante sistema di festival fotografici che prende vita lungo tutto il nostro Paese, coinvolgendo molte città d’Italia. Dal sud al nord, dalla costiera tirrena a quella adriatica nell’ultimo anno sono riuscito a contare il numero record di sessanta rassegne. Un dato per nulla da sottovalutare, indice di un sempre maggiore interesse da parte del pubblico verso la cultura dell’immagine, che mi ha spinto ad approfondire questo numero non così irrilevante. Con mio grande stupore scopro che solamente trenta festival sono accreditati presso il sito ufficiale della cabina di regia del Ministero dei Beni Culturali sulle attività fotografiche (www.fotografia.italia.it), creato appositamente dal Mibact. E tutti gli altri? Sebbene la lista sia ancora in fase di censimento, mi chiedo, dove erano fino a oggi tutti questi curatori, esperti dell’immagine e storici della fotografia? Con  quali, ma soprattutto su quali basi culturali vengono realizzate almeno la metà di queste attività? Chi sono gli esperti invitati a dibattere intorno ai temi della fotografia, i lettori portfolio o i promotori di workshop? Tale ricerca, devo dichiararlo, senza alcun dubbio suscita in me più perplessità che entusiasmo. Al di là di ogni altro ragionevole dubbio, registro con piacere questa crescente attenzione sui temi, la storia e l’estetica fotografica ma ritengo anche che sia necessario e fondamentale fare un ragionamento di sistema e approfondire le competenze per offrire a un pubblico, con il tempo sempre più esigente, un apparato di attività ben strutturate e di un crescente livello qualitativo. In quanto a voi cari lettori, il mio consiglio è quello di scegliere con gran cura a chi sottoporre il vostro portfolio e a quali festival o dibattiti assistere, indagate sull’esperienza dei relatori partecipanti, solo così potrete ricevere in cambio buoni consigli e interessanti spunti per crescere nel vostro lavoro

Sul feticismo dello sguardo: un editoriale a cura di Denis Curti

Sul feticismo dello sguardo

Questo editoriale nasce in seguito al triste evento della morte della grande artista afroamericana Aretha Franklin e dell’inaspettata viralità sulla rete della fotografia del suo feretro con la salma della cantante che, ben in mostra, indossa delle scarpe rosse con il tacco.

Risulta subito evidente come, in questo caso, nulla è stato lasciato all’immaginazione, riconsegnando al pubblico mondiale, e probabilmente ai posteri, una rappresentazione preconfezionata della celebrazione funebre, che ben poco lascia alla nostra fantasia. E allora mi è tornato in mente un articolo dello scrittore Daniele Del Giudice che vi ripropongo in una breve sintesi, allarmato dal fatto che il nostro periodo storico sia caratterizzato da un vizio visivo che, mano a mano, sta spegnendo quasi definitivamente la nostra capacità d’immaginazione.

Oggi la nostra osservazione sul mondo si contraddistingue da un particolare feticismo evidenziato dal ruolo delle immagini

«Ogni secolo ha le sue rovine e un suo modo di metterle in immagine facendone paesaggio: le nostre rovine hanno questo di particolare, sono rovine del presente, non custodiscono memoria né portano tradizione, non hanno fatto in tempo ad accumulare tempo, alcune sono già rovine alla nascita, come certi interni di locali lungo le highways o l’albergo in Portogallo dove fu girato Lo stato delle cose: implosi d’improvviso, o ruderi da subito, sopravvissuti ironicamente, se per rovina s’intende non soltanto lo sbriciolarsi delle pietre ma anche dell’anima che potrebbe abitarle. Così gli oggetti che le popolano: anch’essi con un che di reliquia, che si distacca dalle cose come una decalcomania». Proprio con queste parole il giornalista Daniele Del Giudice introduceva il libro Una Volta del regista Wim Wenders. E ciò cui si riferisce Del Giudice, nell’illustrare il suo pensiero sull’opera di Wenders, è lo sguardo sulla realtà e la sua conseguente rappresentazione, di cui ogni epoca storica si caratterizza, e come questa sia fortemente condizionata dal filtro dello spirito del tempo cui appartiene. Come dire, oggi la nostra osservazione sul mondo, e su ciò che vi accade, si contraddistingue da un particolare feticismo evidenziato dal ruolo delle immagini.

L’articolo completo sul nuovo numero di Professional Photo in edicola e disponibile online https://sprea.it/abbonamenti/479

Fotografare il domani. Progettualità, etica e bellezza. Sony organizza un ciclo di incontri sulla fotografia 

Denis Curti, Venezia April 2017. Nikon D810, 85 mm (85,0 mm ƒ/1.4) 1/320" ƒ/1.4 ISO 100

Fotografare il domani. Progettualità, etica e bellezza: Sony organizza un ciclo di incontri sulla fotografia  

In occasione della mostra Sony World Photography Awards, in corso alla Villa Reale di Monza fino al 28 ottobre, Sony propone tre serate a tema fotografico aperte al pubblico, per approfondire il senso della fotografia attraverso tecniche e stili diversi attraverso le parole dei “Sony Digital Imaging Ambassador”, gli attuali dieci fotografi professionisti selezionati per l’Italia nell’ambito del programma “Sony Global Imaging Ambassadors”. Grazie a questo progetto, Sony sostiene alcuni dei più brillanti e talentuosi artisti contemporanei della fotografia in tutto il mondo con l’obiettivo di promuovere, anche a livello locale, iniziative che valorizzino la valenza culturale e sociale della fotografia.

Fotografare il domani. Progettualità, etica e bellezza: Denis Curti direttore de Il Fotografo, inviterà i fotografi a svelare il dietro le quinte del loro lavoro

Nel corso delle serate, che si terranno presso Open Milano (in Viale Montenero, 6), Denis Curti, curatore dell’edizione italiana della mostra Sony World Photography Awards e direttore de Il Fotografo, inviterà i fotografi a svelare il dietro le quinte del loro lavoro, tra successi, sfide ed esperienze che più rappresentano le tante forme e opportunità in cui il mestiere di fotografo si esprime, dal reportage d’inchiesta alla fotografia matrimonialista, di moda, di paesaggio e sportiva.
Tema dell’incontro sarà anche comprendere come ogni fotografo, alla luce della propria specifica materia, scelga di applicare e integrare in modo del tutto personale tre principi fondamentali del mestiere: progettualità, intesa come tecnica ed esecuzione; etica, ossia la scelta di un insieme di valori a cui ispirarsi; bellezza, con la ricerca di una visione unica e irripetibile in ogni scatto.

Saranno chiacchierate informali in cui il pubblico dovrà sentirsi coinvolto in prima persona”, afferma Denis Curti. “Per la sua stessa natura narrativa, la fotografia racchiude un insieme di idee, concetti e significati diversi; per questo abbiamo preferito evitare di definire specifici temi per ogni incontro, che vede infatti la partecipazione di professionisti dai profili più diversi. Desideriamo favorire un dialogo aperto a ogni possibile spunto di riflessione sull’attualità della fotografia come mezzo di espressione e di interpretazione, qualunque sia il contenuto delle immagini che di volta in volta saranno presentate. I Sony Ambassador, ognuno con il proprio ruolo, diventano così testimoni di come la fotografia sia lo specchio del nostro tempo”.  Insieme alla mostra organizzata anche quest’anno in Italia, il ciclo di talk fotografici è un’iniziativa che dimostra il nostro sostegno al mondo della fotografia e ai talenti locali. Vogliamo continuare a diffondere sensibilità e conoscenza su questa arte e forma espressiva, non solo attraverso l’innovazione di prodotto, ma anche attraverso programmi culturali e sociali”, dichiara Stéphane Labrousse, Country Head di Sony in Italia.

Fotografare il domani. Progettualità, etica e bellezza: programma completo

Mercoledì 3 ottobre ore 19.00 l’appuntamento sarà con Andrea Frazzetta, Maki Galimberti, Amedeo Novelli e David Bastianoni 

Mercoledì 10 ottobre, ore 19.00 il pubblico incontrerà Massimo Siragusa, Cristiano Ostinelli e Alex Farinelli

L’ultimo incontro si terrà mercoledì 24 ottobre, ore 19.00 con Alessandro Grassani, Davide Monteleone e Luigi Baldelli.

Ferdinando Scianna: a Forlì una grande mostra retrospettiva

SCF1987009W00009-24A 001

Ferdinando Scianna: il viaggio il racconto la memoria

Negli spazi espositivi del Complesso di San Domenico a Forlì aprirà al pubblico la grande mostra retrospettiva dedicata a Ferdinando Scianna, curata da Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda, art director della mostra e organizzata da Civita Mostre.

Ferdinando Scianna il Maestro della Fotografia

Ferdinando Scianna è uno tra i più grandi maestri della fotografia non solo italiana. Ha iniziato ad appassionarsi a questo linguaggio negli anni Sessanta, raccontando per immagini la cultura e le tradizioni della sua regione d’origine, la Sicilia. Il suo lungo percorso artistico si snoda attraverso varie tematiche – l’attualità, la guerra, il viaggio, la religiosità popolare – tutte legate da un unico filo conduttore: la costante ricerca di una forma nel caos della vita.
Con circa 200 fotografie in bianco e nero stampate in diversi formati, la rassegna attraversa l’intera carriera del fotografo siciliano e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo, costruito su diversi capitoli e varie modalità di allestimento.
Avendo deciso di raccogliere in questa mostra la più ampia antologia dei suoi lavori fotografici, con la solita e spiccata autoironia, Ferdinando Scianna, in apertura del percorso espositivo, sceglie un testo di Giorgio Manganelli:
“Una antologia è una legittima strage, una carneficina vista con favore dalle autorità civili e religiose. Una pulita operazione di sbranare i libri che vanno per il mondo sotto il nome dell’autore per ricavarne uno stufato, un timballo, uno spezzatino…”

Come fotografo mi considero un reporter. Come reporter il mio riferimento fondamentale è quello del mio maestro per eccellenza, Henri Cartier-Bresson

Ferdinando Scianna del suo lavoro scrive: “come fotografo mi considero un reporter. Come reporter il mio riferimento fondamentale è quello del mio maestro per eccellenza, Henri Cartier-Bresson, per il quale il fotografo deve ambire ad essere un testimone invisibile, che mai interviene per modificare il mondo e gli istanti che della realtà legge e interpreta. Ho sempre fatto una distinzione netta tra le immagini trovate e quelle costruite. Ho sempre considerato di appartenere al versante dei fotografi che le immagini le trovano, quelle che raccontano e ti raccontano, come in uno specchio. Persino le fotografie di moda le ho sempre trovate nell’azzardo degli incontri con il mondo”.

Le sezioni della mostra:

LA MEMORIA, Bagheria – La Sicilia – Le feste religiose
IL RACCONTO, Lourdes – I bambini – Kami – Il dolore
OSSESSIONI, Il sonno – Le cose – L’ombra – Bestie – Gli specchi
IL VIAGGIO, America – Deambulazioni – I luoghi
RITRATTI
RITI E MITI, Le cerimonie – Donne – Marpessa

Programma e orari

Ferdinando Scianna
il viaggio il racconto la memoria
Forlì, Musei San Domenico
22 settembre 2018 – 6 gennaio 2019
Da martedì a venerdì ore 9,30 –18,30.
Sabato, domenica e festivi ore 10,00 – 19,00.
24 e 31 dicembre ore 9,30 – 13,30
1 gennaio 2019 ore 14.30 – 19.00
Chiuso tutti i lunedì e il 25 dicembre e il 1° gennaio
mostraferdinandoscianna.it

 Immagine in evidenza
Marpessa. Caltagirone, 1987.
© Ferdinando Scianna

Raffles Milano: la scuola che il mercato del lavoro chiedeva da tempo

Open day Raffles Milano

Raffles è la scuola che il mercato del lavoro chiedeva da tempo. Quella che abbatte i muri tra moda e design, tra maestro e discepolo, tra passato e futuro. Quella che pensa e parla nella lingua dei 14 paesi in cui opera. Quella che per formare i migliori allievi ha scelto i migliori maestri.
Non sei riuscito a venirci a trovare durante l’anno scolastico per scoprire i nostri corsi in Fashion, Visual e Product design o in Fotografia, Pubblicità, Grafica e Architettura?
Non ti preoccupare, hai ancora un’ultima possibilità: partecipa al nostro Open Day del 14 luglio; è l’occasione perfetta per parlare con i nostri Course leader, conoscere la nostra Faculty internazionale e dialogare direttamente con gli studenti dei Corsi triennali e dei Master.

Open day Raffles Milano: programma

14 Luglio
14.30 Registrazione
15.00 Tour Istituto
15.30 Il Metodo Raffles Milano
16.30 BREAK
 17.00 Presentazione Corsi Triennali e Master con relativi Course leader e Docenti
0 0,00
Go to Top