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Henri Cartier-Bresson alla Villa Reale di Monza dal 20 ottobre

140 scatti di Henri Cartier Bresson, in mostra alla Villa Reale di Monza dal 20 ottobre, dedicati al grande maestro, per immergerci nel suo mondo,  per scoprire il carico di ricchezza di ogni sua immagine, testimonianza di un uomo consapevole, dal lucido pensiero, verso la realtà storica e sociologica.  
Quando scatta l’immagine guida che è stata scelta per questa sua nuova rassegna monografica allestita alla Villa Reale di Monza, Henri Cartier-Bresson ha appena 24 anni. Ha comprato la sua prima Leica da appena due anni, ma è ancora alla ricerca del suo futuro professionale. È incerto e tentato da molte strade: dalla pittura, dal cinema. “Sono solo un tipo nervoso, e amo la pittura.” …”Per quanto riguarda la fotografia, non ci capisco nulla” affermava.


© Henri Cartier-Bresson, Fondation Pierre Gianadda-Coll. Sam Szafran | Henri Cartier-Bresson, Derrière la gare Saint-Lazare, Paris, 1932
© Henri Cartier-Bresson, Fondation Pierre Gianadda-Coll. Sam Szafran | Henri Cartier-Bresson, Derrière la gare Saint-Lazare, Paris, 1932

Non capire nulla di fotografia significa, tra l’altro, non sviluppare personalmente i propri scatti: è un lavoro che lascia agli specialisti del settore. Non vuole apportare alcun miglioramento al negativo, non vuole rivedere le inquadrature, perché lo scatto deve essere giudicato secondo quanto fatto nel qui e ora, nella risposta immediata del soggetto.


Per Cartier-Bresson la tecnica rappresenta solo un mezzo che non deve prevaricare e sconvolgere l’esperienza iniziale, reale momento in cui si decide il significato e la qualità di un’opera.
“Per me, la macchina fotografica è come un block notes, uno strumento a supporto dell’intuito e della spontaneità, il padrone del momento che, in termini visivi, domanda e decide nello stesso tempo. Per “dare un senso” al mondo, bisogna sentirsi coinvolti in ciò che si inquadra nel mirino. Tale atteggiamento richiede concentrazione, disciplina mentale, sensibilità e un senso della geometria. Solo tramite un utilizzo minimale dei mezzi si può arrivare alla semplicità di espressione”.
Henri Cartier-Bresson non torna mai ad inquadrare le sue fotografie, non opera alcuna scelta, le accetta o le scarta. Nient’altro. Ha quindi pienamente ragione nell’affermare di non capire nulla di fotografia, in un mondo, invece, che ha elevato quest’arte a strumento dell’illusione per eccellenza.
Lo scatto è per lui il passaggio dall’immaginario al reale. Un passaggio “nervoso”, nel senso di lucido, rapido, caratterizzato dalla padronanza con la quale si lavora, senza farsi travolgere e stravolgere.


“Fotografare è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà di percezione convergono davanti alla realtà che fugge. In quell’istante, la cattura dell’immagine si rivela un grande piacere fisico e intellettuale”.

I suoi scatti colgono la contemporaneità delle cose e della vita. Le sue fotografie testimoniano la nitidezza e la precisione della sua percezione e l’ordine delle forme.
Egli compone geometricamente solo però nel breve istante tra la sorpresa e lo scatto. La composizione deriva da una percezione subitanea e afferrata al volo, priva di qualsiasi analisi. La composizione di Henri Cartier-Bresson è il riflesso che gli consente di cogliere appieno quel che viene offerto dalle cose esistenti, che non sempre e non da tutti vengono accolte, se non da un occhio disponibile come il suo.

Fotografare, è riconoscere un fatto nello stesso attimo ed in una frazione di secondo e organizzare con rigore le forme percepite visivamente che esprimono questo fatto e lo significano. E’ mettere sulla stessa linea di mira la mente, lo sguardo e il cuore”.


Per parlare di Henri Cartier-Bresson – afferma Denis Curti, curator per la Villa Reale –  è bene tenere in vista la sua biografia. La sua esperienza in campo fotografico si fonde totalmente con la sua vita privata. Due episodi la dicono lunga sul personaggio:  nel 1946 viene a sapere che il MOMA di New York intende dedicargli una mostra “postuma”, credendolo morto in guerra e quando si mette in contatto con i curatori, per chiarire la situazione, con immensa ironia dedica oltre un anno alla preparazione dell’esposizione, inaugurata nel 1947. Sempre nello stesso anno fonda, insieme a Robert CapaGeorge RodgerDavid Seymour, e William Vandivert la famosa agenzia Magnum Photos.Insomma, Cartier – Bresson è un fotografo destinato a restare immortale, capace di riscrivere il vocabolario della fotografia moderna e di influenzare intere generazioni di fotografi a venire.
A proposito della creazione Magnum Photos, ancora oggi fondamentale punto di riferimento per il fotogiornalismo, Ferdinando Scianna, per molti anni unico membro italiano ha scritto: Magnum continua a sopravvivere secondo l’utopia egualitaria dei suoi fondatori. In modo misterioso è riuscita finora a fare convivere le più violente contraddizioni. Questa è la cosa che più mi appassiona. Per quanto mi riguarda, sicilianissimo individualista, ho difficoltà a sentirmi parte di qualunque tipo di gruppo, ma so che se devo riferirmi a una appartenenza culturale è in quella tradizione che mi riconosco.


La mostra Henri Cartier Bresson Fotografo è una selezione curata in origine dall’amico ed editore Robert Delpire e realizzata in collaborazione conla Fondazione Henri Cartier-Bresson, istituzione creata nel 2000 assieme alla moglie Martine Franck ed alla figlia Mélanie e che ha come scopo principale la raccolta delle sue opere e la creazione di uno spazio espositivo aperto ad altri artisti.
Obiettivo della rassegna è far conoscere e capire il modus operandi di Henri Cartier-Bresson, la sua ricerca del contatto con gli altri, nei luoghi e nelle situazioni più diverse, alla ricerca della sorpresa che rompe le nostre abitudini, la meraviglia che libererà le nostre menti, grazie alla fotocamera che ci aiuta ad essere pronti a coglierne e ad immortalarne il contenuto.
La mostra, curata da Denis Curti per la Villa Reale, è promossa dal Consorzio Villa Reale e Parco di Monza e da Nuova Villa Reale di Monza in collaborazione con la Fondazione Henri Cartier-Bresson e Magnum Photos Parigi e organizzata da Civita Mostre con il supporto di Cultura Domani.


Dal 20 ottobre al 26 febbraio 2017

Villa Reale di Monza

 

Fuori Fuoco: chiuso il bando della terza edizione


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Chiuso il bando della 3° edizione di Fuori Fuoco, il concorso internazionale di fotografia promosso da Caffè Moak, in collaborazione con Archinet. Il termine ultimo per partecipare è scattato alla mezzanotte di ieri (31 agosto, ndr). Il tema era libero, purchè avesse un’attinenza col caffè. In molti hanno scelto di raccontare, in un minireportage di tre immagini, un tema molto attuale: l’immigrazione e l’integrazione sociale. Il caffè, quindi, come luogo di incontro, rito che unisce i popoli di diverse culture e pretesto per fuggire dalla solitudine. Tra i soggetti maggiormente fotografati bambini e anziani, i cui volti hanno interpretato storie di vita quotidiana, come quelle vissute o raccontate in un bar attorno a una tazza di caffè.
“Rispetto alla scorsa edizione – spiega Annalisa Spadola, direttore marketing di Caffè Moak e ideatrice del progetto Cultura – tra gli autori, molti sono professionisti del panorama nazionale della fotografia. Dalle prime valutazioni della giuria, già a lavoro da stamattina, emerge un bel dato: è cresciuto il numero dei partecipanti e chi ha fotografato lo ha fatto sicuramente con il cuore, mettendo quel pizzico di coinvolgimento emotivo, inevitabile per chi si esprime attaverso l’arte”.
La giuria di Denis Curti dovrà adesso selezionarne le cinque opere dei finalisti, i cui nomi saranno pubblicati entro la seconda metà di settembre sul sito ufficiale di Fuori Fuoco (fuori- fuoco.com). I minireportage saranno valutati sulla base di diversi parametri di giudizio, grazie alla presenza in giuria di nomi importanti del panorama italiano della comunicazione e del giornalismo: Cinzia Ferrara, presidente di Aiap (associazione italiana design della comunicazione visiva), il fotografo Tony Gentile, Marco Lentini, grafico di Caffè Moak e Renata Ferri, photo editor dei mensili del gruppo RCS.
I vincitori dell’edizione 2016, che riceveranno premi in denaro, saranno annunciati durante la Serata di Premiazione il prossimo 29 ottobre a Modica. Le foto selezionate dalla giuria saranno invece divulgate e promosse da Caffè Moak in tutto il mondo, attraverso mostre, eventi e campagne adv.

www.caffemoak.com

Fotografia a cena: Giovanni Gastel e Denis Curti alla Villa Reale di Monza | 22/6 ore 20.00

In occasione della mostra “Le 100 facce della musica italiana” di Giovanni Gastel, è stata organizzata una cena fotografica presso la Villa Reale di Monza, il 22 giugno dalle ore 20.00.

Un’occasione imperdibile per passare una serata con il maestro Gastel, Denis Curti e tanti autori della fotografia italiana.

Info e prenotazioni al numero 3385082044 e all’indirizzo mail commerciale@villarealedimonza.it

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Il caffè dei Maledetti Fotografi: il programma degli incontri a Pietrasanta

IL CAFFE’ DEI MALEDETTI FOTOGRAFI
MAGGIO – SETTEMBRE A LABottega DI PIETRASANTA TORNANO GLI APPUNTAMENTI CON I GRANDI PROTAGONISTI DELLA FOTOGRAFIA
Ackerman, Curti, Benedusi, Cito, Galimberti e Raimondi: sei interviste pubbliche condotte dal giornalista Enrico Ratto, fondatore del magazine on line partner della galleria di Pietrasanta.maledetti2016_flyer


IMG_5472 copia 2Grandi nomi della fotografia italiana e internazionale per la nuova stagione de Il CAFFE’ DEI MALEDETTI FOTOGRAFI in programma a partire dal prossimo mese di maggio fino al mese di settembre.
Promossa e organizzata dal magazine on line Maledetti Fotografi e da LABottega, la rassegna propone un ciclo di interviste pubbliche a sei grandi personalità del panorama fotografico contemporaneo: Michael Ackerman, Denis Curti, Settimio Benedusi, Francesco Cito, Maurizio Galimberti e Efrem Raimondi.
La formula è quella che ha riscosso un notevole successo di pubblico già la scorsa stagione. Il giardino de LABottega –  spazio multifunzionale dedicato alla fotografia diventato negli anni un punto di riferimento in Versilia – si apre per diventare un luogo ideale dove i fotografi si raccontano nel corso di interviste pubbliche condotte dal giornalista Enrico Ratto, fondatore della rivista Maledetti fotografi, cui richiama il titolo della rassegna. Il magazine on line vanta una community di oltre ventimila persone e pubblica, in esclusiva per l’Italia, la serie di interviste ai fotografi classici realizzate da Frank Horvat, tra queste le conversazioni con Helmut Newton, Don McCullin, Sarah Moon, Mario Giacomelli._MG_2560 copia 2
I fotografi protagonisti degli appuntamenti:

Denis Curti – domenica 26 giugno critico e curatore, direttore del mensile Il Fotografo (Gruppo Sprea Editore) è direttore artistico de La Casa dei Tre Oci di Venezia. È fondatore di Still, spazio milanese dedicato alla fotografia. _MG_2569 copia 2

Settimio Benedusi – domenica 10 luglio tra i più noti ed eclettici fotografi italiani. Molto giovane si è trasferito da Imperia a Milano per inseguire il suo sogno. Dopo 30 anni di carriera, la missione è compiuta: collaborazioni con grandi maison di moda, servizi per importanti testate nazionali e internazionali, ritratti di personaggi famosi di ogni genere, da Giorgio Armani alla cantante Giorgia, dal velista Giovanni Soldini all’imprenditore Richard Branson._MG_2615 copia 2
Francesco Cito –  domenica 7 agosto  definito da  Ferdinando Scianna “forse uno dei migliori fotogiornalisti italiani” per istinto, passione e forza di sintesi e rigore visivo delle immagini. Nato a Napoli vive e lavora a Milano. La sua carriera ha inizio nel 1972 a Londra, dove inizia a dedicarsi alla fotografia e collabora per il Sunday Time Magazine, Dall’invasione sovietica del 1980 in Afghanistan in poi non è mancato nei luoghi caldi (Libano, Plaestina, di nuovo Afghnistan, Guerra del Golfo) e Napoli con servizi sulla camorra. Le sue immagini sono apparse su Il Venerdì di Repubblica, Sette, Corriere della Sera, Epoca, Specchio supplemento della Stampa, Sunday Time Magazine, Observer Magazine, Stern, Bunte, Zeit Magazine, F**aro Magazine, Paris Match, Life, etc_MG_2621 copia 2
Maurizio Galimberti – domenica 21 agosto vive e lavora a Milano. Ha avviato la collaborazione con Polaroid Italia nel 1991 diventandone ben presto il testimonial ufficiale e che ha come risultato il volume POLAROID PRO ART pubblicato nel 1995, vero oggetto di culto per gli appassionati di pellicola polaroid di tipo integrale. Continua la sua ricerca con Polaroid e reinventa la tecnica del “Mosaico Fotografico” che inizialmente adatta ai ritratti. E’ del 2013 il progetto PAESAGGIO ITALIA/ITALYSCAPES, la prima mostra antologica dedicata alla ricerca sul paesaggio. E’ stato inoltre visiting professor alla Domus Academy, alla facoltà di Industrial Design alla Universita’ Bicocca di Milano e, all’Istituto Italiano di fotografia di Milano. Le sue opere fanno parte delle più importanti collezioni di fotografia. Presenterà il libro “Portraitis / Ritratti”, a cura di Benedetta Donato, edito da Silvana Editoriale._MG_2621 copia 2
Efrem Raimondi – domenica 4 settembre comincia a fotografare nel 1980 con un reportage sull’Irpinia terremotata, ma è nel 1983 che inizia le prime collaborazioni con importanti riviste. È principalmente un ritrattista, ma con frequenti incursioni nel design. Ha lavorato con riviste italiane e internazionali, realizzato monografie e campagne pubblicitarie. Diverse le mostre personali e le collettive.Alcune delle sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private.13147466_1046167905418442_5244258189560872624_o

Maggiori informazioni su: www.labottegalab.com e su www.maledettifotografi.it
Dove: LABottega, Viale Apua 188, Marina di Pietrasanta (Lucca)
Orari: maggio, giugno e settembre alle ore 18 – luglio e agosto alle ore 18,30
Info: www.labottegalab.com  – info@labottegalab.com –  tel.058422502 / mobile: 3496063597

Tavola rotonda sulla stampa fotografica. Modera Settimio Benedusi | Triennale di Milano, 26 Maggio ore 18.30

6GLAB presenta

“LA CAMERA OSCURA AL PASSO CON I TEMPI”

Tavola Rotonda promossa da AFIP sulla stampa fotografica
Moderatore: Settimio Benedusi
Con un intervento di: Denis Curti


Relatori:
Giulio Limongelli (Studio Fine Art),

Roberto Berné (Studio Berné),

Diego Locatelli (Spazio 81)

Giancarlo Vaiarelli (Giancarlo Vaiarelli Studio)

Giovedì 26 Maggio, ore 18.30

La Triennale – Saletta LAB Viale Emilio Alemagna 6, Milano
Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

La Triennale ospita un incontro tra i più importanti stampatori italiani, con la partecipazione di Settimio Benedusi e Denis Curti, per discutere di tecniche, esperienze, evoluzioni e contaminazioni nella stampa fotografica tra tradizione e nuove tecnologie.

La Tavola Rotonda, promossa da AFIP – Associazione Fotografi Italiani Professionisti – desidera rispondere ad una duplice finalità: riconoscere il valore fondamentale dell’esperienza e della professionalità tipicamente italiane in questo settore e sottolineare l’importanza del dialogo costruttivo tra realtà che operano, con diverse modalità e diversi approcci, nel settore della fotografia e della stampa.

L’ideazione e l’organizzazione dell’incontro è curata da 6Glab, agenzia di relazioni Pubbliche e Marketing Communications dedicata al mondo della fotografia, dell’arte e della cultura che, con questo nuovo appuntamento, si qualifica ancora una volta come realtà capace di offrire spunti di riflessione sempre nuovi ad autori, professionisti del settore e amanti dell’arte fotografica.

Diretta streaming su www.afipinternational.com

Denis Curti: la cultura delle immagini oltre il mondo della fotografia!

Ecco l’editoriale del numero 282 de IL FOTOGRAFO, scritto da Denis Curti.

La fotografia è un insieme di tante cose, un processo culturale in continuo cambiamento. Chi s’illude di poterla definire in modo ultimativo, per relegarla magari a qualche funzione pratica, rimarrà profondamente deluso, perché il futuro della fotografia è ancora tutto da scrivere. Partecipare a questa continua mutazione è diventata una vicenda sempre più affascinante. Aderire a questa affermazione significa riconoscere che gli ambiti della fotografia si sono ampiamente allargati e che per comprendere la complessità del linguaggio delle immagini bisogna scoprire e aprirsi a nuovi orizzonti e guardare, senza timori, alla filosofia, alla storia, all’estetica, all’economia, alla musica e, naturalmente, al cinema e alle arti figurative. Insomma, è necessario ridefinire e riscrivere il lessico di riferimento della fotografia. Senza presunzione, da tempo, lavoro per coniugare la potenza delle immagini con la forza rigenerante delle altre scienze, umanistiche o scientifiche non ha importanza.

Giusto per avere qualche riferimento: Robert Frank ha incontrato la Beat Generation, la musica con Rolling Stone. Henri Cartier-Bresson ha incrociato la pittura ed è Matisse l’artefice della copertina del suo libro più celebre: Image a la Sauvette. Il suo percorso creativo prosegue con la letteratura e con i tantissimi amici scrittori e poeti. Un’esperienza raccolta nell’indimenticabile libro Immagini e Parole. Una fascinazione, quella della parola, forse iniziata con Jean Paul Sartre che, per Cartier Bresson, scrisse una meravigliosa introduzione al libro Da una Cina all’altra. Resta comunque un fatto fondamentale e trasversale.

Chi ha scritto importanti riflessioni sulla fotografia, non si occupava di fotografia per professione. È il caso di Roland Barthes, John Berger, Susan Sontag, Giselle Freund, Vilem Flusser, Walter Benjamin e molti altri che, affascinati dalla forza dirompente delle immagini, hanno cercato possibili declinazioni e intrecci con altre discipline. Tutto questo non significa affatto che la fotografia debba sentirsi in una condizione di sudditanza. Anzi, basta rileggere cosa scrisse Alberto Savinio negli anni Trenta: «… quando la fotografia fu inventata, sembrò che il mondo da un alto sonno si levasse… l’invenzione della fotografia segna un punto di trasformazione nella storia dell’umanità, supera per certi riguardi la conquista di Costantinopoli, la scoperta dell’America, altre “chiavi” di volta della storia…». Insomma, per fare buone fotografie bisogna avere qualche cosa da dire. E per avere qualche cosa da dire d’interessante, bisogna conoscere il mondo e costruire relazioni capaci di dialogare con i nostri sentimenti. Proseguo nel mio impegno di dialogo diretto con i lettori, con due segnalazioni o, meglio, due consigli: un libro e una mostra.

OBIETTIVO AMBIGUO. Voglio segnalare l’uscita di un libro per me davvero importante: Obiettivo Ambiguo, una raccolta di testi che Ferdinando Scianna ha selezionato in volume dopo averli pubblicati in oltre quarant’anni di collaborazioni con diverse testate giornalistiche. Obiettivo Ambiguo, per la sua seconda edizione, si ripresenta in libreria in versione aggiornata, riveduta e pochissimo corretta, con la casa editrice Contrasto. Voglio citare questo breve estratto, pubblicato in copertina: «Faccio fotografie da oltre quarant’anni. Non si esercita un mestiere vissuto come passione senza riflettere su quello che si fa, senza confrontarsi con se stessi e con i propri maestri, senza vivere ed esprimere i propri entusiasmi e le proprie idiosincrasie. Così, da quasi quarant’anni, scrivo, anche di fotografia, sui fotografi soprattutto. Quasi sempre questi articoli sono stati occasione per chiarire a me stesso come cambiavano o si confermavano le mie opinioni, per definire il giudizio sul lavoro degli altri, per cercare di capire il mio…».

L’IMAGE VOLÉE. È il titolo della mostra che vi consiglio di andare a vistare presso la Fondazione Prada di Milano www.fon- dazioneprada.org. Sono riuniti, in modo sublime, moltissimi esempi di appropria- zione artistica. Naturalmente c’è anche molta fotografia. Il tema di questa mostra, aperta fino al 28 agosto, sarà materia del mio prossimo editoriale.

“La fotografia ha ancora un valore?” | Settimio Benedusi si racconta al MIA Photo Fair

MIA Photo Fair: domani (30/4) alle ore 13 l’incontro “La fotografia ha ancora un valore?
Settimio Benedusi racconta l’avventura del suo vaggio (a piedi!) da Imperia a Milano senza soldi e barattando la sopravvivenza scattando fotografie.
Il moderatore dell’incontro sarà Denis Curti.
Vi aspettiamo in piazza Lina Bo Bardi 1 – The Mall, fermata della metropolitana Repubblica.

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FIOF “Mutamenti” – 12^ edizione. Grazie a tutti!

Dal profilo Facebook FIOF, un post di ringraziamento per tutti coloro che hanno partecipato a questa edizione di “Mutamenti” a Orvieto.

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<<Anche questa 12^ edizione è volata.
Il nostro primo ringraziamento va a tutti voi che avete partecipato con grande entusiasmo ai nostri seminari, grazie a tutti gli amici di sempre e a chi per la prima volta ha messo piede nella splendida Orvieto.

Grazie a tutti i nostri partner istituzionali e non (Comune di Orvieto, Comune di Barletta, Provincia di Terni, Fondazione Centro Studi Orvieto, Regione Umbria, Confartigianato, CNA, Confcommercio, Confesercenti, Aifoto, Confapi, Future Center, Album Epoca, Fujifilm, DigitalFoto, Fotomox,Il Fotolaboratorio, L’Artigianato Album, PMC Fotolaboratorio, Album Euro, RawLab, FotoGrafika, Tecnufficio, FotoCine, FotoEma, Cantine della Bardulia, Ciemme Alimentari, New and Best, Urban Ring, Caffè del Teatro, Tenuta Le Velette, L’Arte della Cornice, Italiainrete, Sprea Fotografia, Orvietonews.it, Retesole, Fotonews, Orvietosì.it).

Grazie a tutti i relatori, grandi professionisti e sempre pronti ad insegnarci qualcosa a cui ancora non avevamo dato attenzione: Antonio Manta, Antonella Dargenio, Hermes Mangialardo, Fabrizio Oggiano, Chuck Ford, Francesco Cito, Maurizio Galimberti, Eolo Perfido, Cinzia Bruschini, Cristiano Ostinelli, Valerio Bispuri, Antonio Gibotta, Filippo Chiesa, Thelma & Friends, Denis Curti, Angelo Ferrillo e Gianluca Polazzo, Giovanna Griffo, Santi Veiga. Un particolare grazie ad Attilio Pavin per il progetto nelle scuole «Go to School with Fiof».

Grazie al Presidente Ruggiero di Benedetto e a tutto il suo staff.
Grazie a tutti i Presidenti Regionali.
Grazie a tutti coloro i quali hanno preso parte a questa 12^ edizione, a chi ha lavorato per ore al fine di raggiungere un ottimo risultato da condividere con tutti voi. Con la speranza di esserci riusciti.

Arrivederci al prossimo anno>>.
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