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Fotolibro: Enzo Sellerio. Inventario siciliano

«L’ idea o meglio l’intenzione di un libro sulla Sicilia mi nacque non appena cominciai a fotografare». Così Sellerio introduce il suo fotolibro che raccoglie soprattutto le immagini scattate tra il 1954 e il 1968, quando la crisi dei grandi periodici provocata dall’invasione della televisione e dei nuovi media iniziava a immiserire la stagione d’oro del fotogiornalismo, spingendolo ad abbandonare la fotografia. Sellerio si sentiva «un uomo tranquillo» a disagio come cronista nella stagione violenta del dopo Sessantotto, da lui indicato come una «metamorfosi travolgente e oscura». E citando Fucilazione alla Kalsa , si chiedeva: «Avrei mai fotografato una fucilazione vera? Non credo proprio. Registrai quella scena perché era soltanto un gioco. E il gioco è quella forma in cui, più di ogni altra, la vita dovrebbe essere vissuta: per questo avevo scelto la fotografia». Un gioco terribilmente serio per il quale aveva abbandonato la carriera universitaria di assistente di Diritto Pubblico, disposto ad affrontare la professione anche passando una sorta di “servizio militare” arrampicato per mesi sui ponteggi per fotografare i mosaici di Monreale. La sua cultura figurativa andava dalla fotografia di Images à la Sauvette di Henri Cartier-Bresson, che gli fece conoscere l’amico Bruno Caruso, alla pittura di Caravaggio, Vermeer, Courbet e Millet. Sellerio si definiva un «fotografo d’intelligenza, che cerca di capire quel che gli accade attorno, che vede quel che fotografa e non fotografa quel che vede. Un fotografo che sia realmente tale non può essere che uno scrittore che si esprime per immagini». Insomma, un intellettuale critico, insofferente polemista, profondamente immerso nella realtà siciliana a cui tornare  dopo i suoi viaggi per il mondo, fotografando e proponendo le sue fotografie con la presentazione di Cartier-Bresson. Memorabile è il Fotodocumentario Borgo di Dio , pubblicato nel 1955 su Cinema Nuovo che coglieva la drammatica miseria denunciata da Danilo Dolci in Banditi a Partinico . Col tempo l’indignazione e i toni neorealisti si stemperano in una sprezzatura e un’ironia surreale, sottolineata dalle sarcastiche didascalie ai suoi calembour  visivi. Importante, il suo rapporto con il settimanale Il Mondo diretto da Mario Pannunzio che rappresentò una vera e propria scuola per il fotogiornalismo italiano. La sua affermazione internazionale coincise con la pubblicazione sulla prestigiosa rivista svizzera Du dei reportage Palermo una città  nel 1961 e Paesi dell’Etna nel 1964. Il suo sguardo sfuggiva ai luoghi comuni del pittoresco e ciò mise spesso in conflitto con gli art director delle riviste con cui collaborava. Un tipo di fotogiornalismo che andava stretto a Sellerio che intendeva arricchire le sue immagini di un più ampio respiro narrativo come Conversazione a Milo , in una consapevolezza che lo portò a editare e a scrivere egli stesso la prefazione a Inventario Siciliano secondo la sua regola del self-service, abbandonando il progetto della pubblicazione per le Edizioni Scientifiche Italiane, con l’introduzione di Leonardo Sciascia e Renato Guttuso. Inventario Siciliano venne così pubblicato dalle edizioni che aveva fondato nel 1969 con la moglie Elvira, come sfida e atto di coraggio, senza complessi di inferiorità provinciale, perché la Sicilia «ci permette di osservare quel che avviene nel campo della cultura con una certa freddezza, uscire dalla cronaca, affinare il senso critico»

 

Di Vittorio Scanferla

Storie e fotografie del secolo scorso: Enzo Sellerio

Enzo Sellerio, Trattoria “L’ingrasciata”, Palermo, 1961.

Talvolta la vita presenta bivi inaspettati, incroci poco illuminati da cui si diramano sentieri che possono cambiare profondamente il destino di chi decide di imboccarli. Improvvise inversioni di marcia che, spesso dettate più dall’istinto che da ragionevoli certezze, possono diventare lo strumento attraverso il quale ridisegnare la propria esistenza, rendendola più autentica, o almeno più in sintonia con il proprio Io. È rischioso, certo, tuttavia ci sono biografie, come quella di Enzo Sellerio, che dimostrano comelasciarsi alle spalle la sicurezza di un percorso già tracciato, in nome di uno ancora da battere, possa restituire, alla lunga, soddisfazioni ben più grandi.
Nato a Palermo nel 1924, Sellerio si laurea in Giurisprudenza nel 1944 e, già nel 1947, viene nominato assistente di Istituzioni di Diritto Pubblico presso la Facoltà di Economia e Commercio di Palermo. Considerati i trascorsi della sua famiglia, sembra aprirsi davanti a lui una luminosa carriera in ambito accademico, tuttavia è proprio in questo periodo che egli incontra il mondo della fotografia. Nella sua testa scatta qualcosa e, dopo una breve esperienza giornalistica, nel 1952, spinto dall’amico Bruno Caruso, decide di partecipare a un modesto concorso fotografico regionale. Sellerio probabilmente non lo sa  ancora, ma ha appena compiuto il primo passo che lo allontanerà definitivamente da quello che sembrava un destino già scritto. Si fa notare infatti aggiudicandosi il primo premio e, poco tempo dopo, le sue prime fotografie vengono pubblicate sulla rivista Sicilia, un periodico quadrimestrale, di livello europeo, ideato dallo stesso Caruso. A questo punto, tra mille perplessità, decide di imboccare il sentiero incerto della fotografia professionale. Nel 1955 realizza così il suo primo reportage, Borgo di Dio, pubblicato nei fotodocumentari di Cinema nuovo e considerato ancora oggi uno dei capolavori della fotografia neorealista in Italia. Comincia quindi a collaborare con alcuni importanti periodici nazionali dell’epoca, tra i quali Il Mondo di Pannunzio, ma date le scarse entrate finanziarie, si vede costretto ad accettare anche lavori fotografici meno gratificanti. Nel 1961 la nota rivista Svizzera Du gli commissiona però un servizio su Palermo per un numero monografico dedicato alla città e, poco dopo, un altro ampio reportage sui paesi dell’Etna. La critica lo applaude, le porte della fotografia internazionale gli si spalancano davanti, e il 1962 si trasforma per lui in un anno memorabile, che vede l’inizio anche della sua vivace collaborazione con Vogue. La sua fama di fotoreporter cresce e, dopo un breve soggiorno a Parigi, si sposta a New York, dove riesce a fotografare alcuni grandi protagonisti della vita culturale dell’epoca. Sono anni intensi e convulsi ma, nonostante  il successo crescente, nel 1967 Sellerio devia ancora una volta da quella che sembra essere una strada ormai sicura. Comincia infatti a occuparsi di editoria, una decisione che lo porterà, un paio di anni dopo, a fondare, insieme alla moglie Elvira Giorgianni, una propria casa editrice: la Sellerio editore. Si allontana così dalla fotografia militante finché, dopo circa un trentennio di assenza, all’inizio del 2006 accetta inaspettatamente sia la commissione da parte del settimanale Specchio di un servizio sullo Zen, contraddittorio quanto emblematico quartiere di Palermo, sia di realizzare, per la fondazione Banco di Sicilia, una serie di fotografie d’interni dell’antica sede del Monte di Pietà a Palazzo Branciforte. Considerando tutto questo, quando vi aggirerete per l’interessante esposizione allestita in suo onore dalla Galleria dell’Incisione di Brescia, non dimenticate che quelle fotografie, forse, non sarebbero mai esistite se Sellerio non avesse avuto il coraggio di cambiare direzione.

Enzo Sellerio a Trieste con “Fermo Immagine”

Palermo, uscita dallo stadio La Favorita, 1961

di Alessandro Curti


Arriva nel capoluogo friulano, presso l’Alinari Image Museum (AIM), la mostra dedicata al grande fotografo siciliano. Cinquantaquattro fotografie originali, cento scatti multimediali organizzati in video e proiezioni e riviste con le pubblicazioni che ripercorrono la carriera dell’autore sono la cornice di questa esposizione realizzata da Fratelli Alinari.


Palermo, uscita dallo stadio La Favorita, 1961
Palermo, uscita dallo stadio La Favorita, 1961

Fermo Immagine ripercorre l’indagine sociale e culturale del popolo italiano realizzata da Sellerio, che attraverso l’utilizzo del reportage raccontò una Sicilia ancora lontana dall’essere inghiottita dal cinico mondo della globalizzazione.
Il neorealismo del dopoguerra è il linguaggio prediletto dall’autore, che utilizza la fotografia come racconto, emozione ed estetica. Sellerio fu narratore consapevole, testimone del suo tempo e abilissimo traduttore della realtà che lo circondava.
Ad accompagnare la mostra, un catalogo con centosessantuno fotografie edito da Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia.


Indirizzo: Piazza della Cattedrale 3, 34131, Trieste

Ingresso: 6 €
Tel: 040.30.51.33
Mail: aim@alinari.it
Web: www.alinari.it

fino al 5 febbraio 2017

Enzo Sellerio con “Fermo Immagine” all’Alinari Image Museum di Trieste

Palermo, uscita dallo stadio La Favorita, 1961

All’Alinari Image Museum – Castello di San Giusto di Trieste
“Fermo Immagine” fotografie di Enzo Sellerio
dal 3 novembre 2016 al 5 febbraio 2017, mostra analogica e multimediale


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Morgantina, il guardiano degli scavi,1960

“Penso che un fotografo che sia realmente tale non può essere che uno scrittore
che si esprime per immagini”
(Enzo Sellerio, “Corriere della Sera”, 11 agosto 2007)


Giovedì 3 novembre inaugura all’AIM- Alinari Image Museum al Bastione Fiorito del Castello di San Giusto di Trieste la mostra “Fermo Immagine” fotografie di Enzo Sellerio, dedicata al grande fotografo siciliano, fondatore dell’omonima casa editrice.
L’esposizione, analogica e multimediale, aprirà al pubblico dal 4 novembre 2016 al 5 febbraio 2017 ed è organizzata e prodotta dalla Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia, con il patrocinio della Prefettura di Trieste e del Comune di Trieste.
Nel suo nuovo museo dell’immagine, Alinari presenta una mostra dal titolo emblematico, “Fermo Immagine”, con 54 fotografie “originali” selezionate dallo stesso fotografo nel 2008 e una  multimediale con 100 immagini, a video o proiettate, esposte seguendo il percorso ideato dai figli di Enzo Sellerio, Olivia e Antonio. Oltre alle immagini, saranno presentati materiali utili a conoscere meglio la figura di Enzo Sellerio, tra cui le riviste più famose dove sono state pubblicate le sue fotografie.


Palermo, uscita dallo stadio La Favorita, 1961
Palermo, uscita dallo stadio La Favorita, 1961

Il lavoro fotografico di Enzo Sellerio emerge tra le voci dei fotografi italiani della seconda metà del Novecento che hanno imposto a livello mondiale l’indagine sociale territoriale italiana attraverso il reportage, anche “minimalista” come da Sellerio stesso definito e a cui si è dedicato per tutta la vita.
Attraverso l’apparecchio fotografico, da lui stesso definito il più bel giocattolo del mondo, Sellerio trasmette il canto compiuto di una Sicilia non ancora travolta dalla globalizzazione del costume e del pensiero, un racconto di cinquant’anni attraverso fotografie bellissime.
La fotografia fissa l’emozione che ferma il tempo e diventa una ” …fotografia unica, momento di irripetibile equilibrio tra forma e contenuto…”, come Leonardo Sciascia definì lo specifico creativo di Sellerio.
Il reportage neorealista del dopoguerra si stempera nelle sue fotografie e si trasforma in una scelta figurativa aulica, dove la fotografia si fa “racconto”, comunicazione emozionale e scelta estetica che esprime l’umano esistere.


Etna, vendemmia, 1963
Etna, vendemmia, 1963

Come ha ben evidenziato Carlo Bertelli, in uno dei contributi che introducono il catalogo della mostra, “Sellerio è stato soprattutto fotografo di situazioni, fantasioso scopritore di occasioni di racconto che coinvolgono sempre uomini e donne. E bambini. La spontaneità dei bambini, come la consapevolezza adulta dei piccoli lavoratori sfruttati, sono temi su cui l’impronta di Sellerio è indelebile.
Ma Sellerio non è stato solo questo. È stato anche un narratore ricco di humor, che invita a cogliere la stranezza surreale di certe occasioni. Mai chiedendo ai personaggi di recitare, bensì cogliendoli di sorpresa nella loro naturalezza. Anche i muri recitano per lui. Lo fanno con le scritte che li ricoprono e di cui le immagini di Sellerio mettono in luce l’assurdità rispetto al contesto. Sono voci dei palazzi del potere, ma più spesso voci plebee, come in un moderno Pitré, il grande antropologo siciliano dell’Ottocento cui i Siciliani sono debitori per aver raccolto le loro espressioni autentiche”.


Zurigo, 1961
Zurigo, 1961

“Le fotografie di Sellerio sono un momento straordinario per la storia della fotografia italiana. Ogni foto potrebbe in effetti essere la sintesi di un libro scritto magicamente e colto da Enzo Sellerio. Sia per chi ha vissuto quei tempi e sia per chi li ha conosciuti a posteriori – nota Claudio de Polo Saibanti, presidente Fratelli Alinari -. Oggi la fotografia lascia la sua dimensione cartacea analogica e diventa immagine: rispettandola e rispettando il suo messaggio, per la prima volta viene presentata in immagine digitale e questo è l’inizio di un percorso conoscitivo e didattico ricco di contenuti, profondità ed elementi educativi. Sono felice che AIM, a distanza di un mese dall’apertura, inauguri la sua prima grande mostra monografica con Enzo Sellerio, cui mi unisce il ricordo di grandi affinità”.

Accompagna la mostra il catalogo con testi di Giovanni Puglisi, Carlo Bertelli, Monica Maffioli e Adriano Sofri di 192 pagine e 161 fotografie. È un’edizione della Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia, prezzo di copertina 40€, prezzo speciale in mostra 35€.

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