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DOMON KEN: Il Maestro del realismo giapponese |Museo dell’Ara Pacis, fino al 18 settembre

Foto commemorativa del corpo della marina © Domon Ken

Per la prima volta fuori dai confini del Giappone, al Museo dell’Ara Pacis di Roma, una monografica dedicata ad uno dei fotografi più importanti della storia della fotografia moderna giapponese, considerato il maestro del realismo: Domon Ken (1909-1990).
In mostra circa 150 fotografie, in bianco e nero e a colori, realizzate tra gli anni Venti e gli anni Settanta del ‘900, che raccontano il percorso di ricerca verso il realismo sociale. Dai primi scatti, prima e durante la seconda guerra mondiale, che mostrano la visione legata al fotogiornalismo e alla fotografia di propaganda, passando dalla fotografia di ambito sociale, la mostra ripercorre la produzione di Domon Ken fino all’opera chiave che documenta la tragedia di Hiroshima, alla quale il fotografo si dedicò come rispondendo ad una chiamata e ad un dovere umanitario.

Donne a Passeggio © Domon Ken
Donne a Passeggio © Domon Ken

 

La mostra è promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con il supporto del Bunkacho, Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone e della Japan Foundation, organizzata da MondoMostre Skira con Zètema Progetto Cultura, e curata dalla professoressa Rossella Menegazzo, docente di Storia dell’Arte dell’Asia Orientale all’Università degli Studi di Milano e dal Maestro Takeshi Fujimori, direttore artistico del Ken Domon Museum of Photography. L’esposizione è realizzata in collaborazione con il Ken Domon Museum of Photography di Sakata e la città di Sakata, con la partecipazione dello sponsor Nikon, marchio da sempre legato a Domon Ken e dello sponsor tecnico Fujifilm che ha curato la stampa delle foto.

Esercitazioni del corpo infermiere militare © Domon Ken
Esercitazioni del corpo infermiere militare © Domon Ken

Domon Ken, considerato un maestro assoluto della fotografia giapponese e iniziatore della corrente realistica, segnò un capitolo epocale nella storia della fotografia giapponese del dopoguerra, facendo da base alla produzione fotografica contemporanea e rimanendo punto di riferimento a tutt’oggi per i circoli fotografici amatoriali giapponesi. Domon sosteneva che “la dote fondamentale di un’opera di qualità sta nella connessione diretta tra la macchina fotografica e il soggetto”. Il Maestro era, infatti, sempre alla ricerca di una immagine del tutto realistica, priva di drammaticità. Sullo sfondo dello spirito rinfrancato del dopoguerra, rivolgeva lo sguardo alla società in generale e alla vita quotidiana: “Sono immerso nella realtà sociale di oggi ma allo stesso tempo vivo le tradizioni e la cultura classica di Nara e Kyoto; il duplice coinvolgimento ha come denominatore comune la ricerca del punto in cui le due realtà sono legate ai destini della gente, la rabbia, la tristezza, la gioia del popolo giapponese”.

Foto commemorativa del corpo della marina © Domon Ken
Foto commemorativa del corpo della marina © Domon Ken

La fotografia realistica, definita “un’istantanea assolutamente non drammatica”, è dunque la protagonista della mostra che, attraverso un percorso per tematiche, racconta l’ampio lavoro del Maestro abbracciando tutta la cultura giapponese in modo trasversale: dall’esordio con una fotografia di tipo giornalistico e a servizio della propaganda anteguerra e della promozione culturale del Paese verso l’estero (Fotogiornalismo e propaganda anteguerra, Il dopoguerra: verso un realismo sociale), a una fotografia rivolta alla registrazione della vita quotidiana e alla città che si trasforma e si occidentalizza, con un’attenzione sempre più forte ai temi sociali. Il suo realismo sociale si esprime in particolare attraverso due reportage rappresentativi di quest’epoca, Hiroshima (1958), considerata dal premio nobel Oe Kenzaburo la prima grande opera moderna del Giappone, e i Bambini di Chikuho, serie fotografica sulla situazione di miseria nei villaggi di minatori del sud del Giappone con un’ampia e vivace ritrattistica di bambini incontrati per le strade del Paese.

Segue una sezione di Ritratti con volti di personaggi famosi del mondo dell’arte, della letteratura, della cultura, della scienza, da Yukio Mishima a Jun’ichiro Tanizaki, da Taro Okamoto a Yusaku Kamekura; infine una sezione dedicata alla sua serie più importante Pellegrinaggio ai Templi Antichi, una raccolta di immagini di sculture e architetture buddhiste, tesori e scorci di paesaggi, còlti nei suoi viaggi lungo tutto il Paese alla ricerca della bellezza dei luoghi sacri dell’antichità. Paesaggi che evocano il fascino della diversità culturale e dell’esotico.

Kuga Yoshiko (attrice) e Ozu Yasujiro (regista) © Domon Ken
Kuga Yoshiko (attrice) e Ozu Yasujiro (regista) © Domon Ken

L’opera di Domon Ken può essere definita autobiografica, una documentazione privata prima che sociale, selezionata sempre con criteri personali che trasformano lo scatto in un momento di dialogo con il soggetto. Il suo sguardo fisso sul soggetto, che sia un paesaggio, una scultura, una persona o un oggetto è foriero della bellezza universale guardata attraverso l’obiettivo, che non tralascia le caratteristiche fisiche della forma ritratta.

Primo fotografo alla cui immensa opera viene dedicato un museo personale nella città natale di Sakata nel 2003, figura poliedrica che abbraccia attraverso la fotografia l’intera cultura giapponese prima e dopo il conflitto mondiale, Domon Ken insieme ad altri amici e grandi personalità del mondo artistico nipponico diedero avvio a quel rinnovamento culturale che fece uscire definitivamente il Giappone dalla disfatta della guerra conducendo a quell’estetica contemporanea a cui ancora oggi tutto il mondo fa riferimento.

La mostra si inserisce in un vasto programma di eventi che rappresenteranno il mondo culturale e tecnologico del Giappone in Italia per tutto il 2016: grandi mostre d’arte, performance teatrali di burattini (bunraku) e della grande tradizione del Nō, concerti e spettacoli di danza moderni e tradizionali, rassegne cinematografiche, eventi d’architettura e design, e poi fumetto, letteratura, sport e molto altro ancora. L’occasione è la celebrazione del 150° anniversario del primo Trattato di Amicizia e Commercio, firmato il 25 agosto 1866, tra Italia e Giappone, che diede inizio ai rapporti diplomatici tra i due Paesi.

Il 2016 sarà anche l’occasione per approfondire gli scambi culturali, economici, politici, sociali tra il nostro Paese e il Giappone. Un fitto programma di eventi e celebrazioni, selezionati in Italia dal Comitato per il coordinamento del 150° Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia, con la preziosa collaborazione di tante realtà pubbliche e private, tra cui l’Ambasciata del Giappone in Italia, il Consolato Generale del Giappone a Milano, l’Istituto Giapponese di Cultura a Roma, Mondo Mostre Skira, l’Università degli Studi di Milano e molte altre, dacché, come auspica l’Ambasciatore Kazuyoshi Umemoto: “Attraverso iniziative di interscambio che spazieranno negli ambiti più diversi, quali politica, economia, cultura, scienza e tecnologia, turismo e istruzione, la reciproca comprensione tra i due Paesi e tra le rispettive cittadinanze possa andare incontro ad un ulteriore progresso, e che questa sia l’occasione per il dischiudersi di nuove prospettive per le relazioni bilaterali. Le relazioni tra due Paesi in ultima analisi non sono che rapporti tra esseri umani”.

Le fotografie di W. EUGENE SMITH in mostra al CMC – Centro Culturale di Milano | 22 settembre – 4 dicembre 2016

LE FOTOGRAFIE DI W. EUGENE SMITH INAUGURANO LA NUOVA SEDE DEL CENTRO CULTURALE DI MILANO

L’esposizione, in programma dal 22 settembre al 4 dicembre 2016, proporrà nella sede di Largo Corsia dei Servi, 60 original print in grado di ripercorrere la carriera del fotografo americano, attraverso i suoi cicli più famosi.

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Dal 22 settembre al 4 dicembre 2016, il Centro Culturale di Milano inaugura la sua nuova sede nel cuore della città, in Largo Corsia dei Servi 4, con una mostra dedicata a W. Eugene Smith (1918-1978), uno dei più grandi maestri della fotografia di reportage.

L’esposizione, ideata da Camillo Fornasieri, direttore del CMC, curata da Enrica Viganò, con il patrocinio della Regione Lombardia e del Comune di Milano, presenta 60 original print in grado di ripercorrere la carriera del fotografo americano, attraverso i suoi cicli più famosi, realizzati tra il 1945 e il 1978, provenienti dalla collezione privata di H. Christopher Luce di New York.

La rassegna documenta i “saggi fotografici” di Eugene Smith, ovvero i suoi reportage di racconto sociale o di denuncia, nei quali ha abbracciato i periodi della depressione, della guerra, della ricchezza del dopoguerra e quello della disillusione, dalle fotografie scattate sui teatri della seconda guerra mondiale, dalle battaglie nel Pacifico fino a Okinawa, dove venne gravemente ferito, alla serie del Country Doctor (1948), commissionatagli dalla rivista Life, che racconta la vita quotidiana del dottor Ernest Ceriani, un medico di campagna nella cittadina di Kremmling a ovest di Denver.

Il percorso continua con le serie Nurse Midwife (La levatrice) del 1951, in cui segue le vicende di Maude Callen, una levatrice di colore, per testimoniare le difficoltà nell’esercitare il suo lavoro nel profondo sud degli Stati Uniti e, al contempo, per approfondire temi connessi alla discriminazione razziale.

Nel 1951, Life pubblica il suo reportage condotto in Spagna, a Deleitosa, un piccolo centro contadino di non più di 2.300 abitanti, sull’altipiano occidentale dell’Estremadura. “Cercherò di conoscere a fondo un villaggio spagnolo – aveva dichiarato Eugene Smith – per descrivere la povertà e la paura provocate dal regime di Franco. Spero di realizzare il migliore reportage della mia carriera”. Quello che risultò fu un quadro di una società rurale arcaica, in preda a gravi difficoltà economiche dovute al pesante regime franchista.

Non mancheranno le fotografie di A Man of Mercy (Un uomo di carità) dedicate al lavoro e alla comunità di Albert Schweitzer nell’Africa Equatoriale Francese, o il ritratto panoramico e singolare della città di Pittsburgh del 1955-58.

Chiudono idealmente la rassegna, gli scatti su Minamata (1972-75), la città giapponese devastata dall’inquinamento di mercurio che la Chisso Corporation versava nelle acque dei pescatori e che portava gli abitanti a soffrire di una terribile malattia nervosa – Minamata illness – che prese il nome proprio da quello della città. In mostra si troverà la fotografia più famosa di questo ciclo, definita la Pietà del Ventesimo Secolo, che raffigura la bambina Tomoko mentre fa il bagno tra le braccia della madre.

I visitatori potranno cogliere la freschezza delle original print di Smith, da lui stampate, di cui molte firmate e unite ai passe-partout, originali anch’essi e annotati con commenti dall’autore e, al tempo stesso, comprendere l’arte e la ricerca iconografica del “metodo di Smith”, vero mago della camera oscura.

I temi dei suoi reportage, lo stile della la sua vita, i suoi appunti sul campo, saranno al centro di una serie di incontri con fotoreporter e giornalisti quali Mario Calabresi, Massimo Bernardini, Franco Pagetti, Paolo Pellegrin, che s’interrogheranno sulla funzione dell’immagine e dell’informazione, della libertà e della verità dell’arte e sul linguaggio dei media oggi. Previste visite guidate per le scuole a cura di Opera d’Arte.

Accompagna la mostra un catalogo (Admira edizione), nono volume della collana I Quaderni del CMC.

Il nuovo spazio di cultura e teatro del CMC – Centro Culturale di Milano ridona alla città, grazie alla collaborazione di Fondazione Cariplo, il palazzo firmato dallo Studio Caccia Dominioni in Largo Corsia dei Servi, a fianco della chiesa di San Vito al Pasquirolo. Il nuovo spazio, insieme alla riqualificazione urbana della piazza voluta dal Comune di Milano, farà da volano alla rinascita di un’area degradata nel cuore della città a pochi passi dal Duomo e di un edificio storico, abbandonato da tempo.

Per questa nuova apertura CBA Designing brands with heart, importante realtà internazionale con sede a Milano e 11 uffici distribuiti in tutto il mondo, ha ideato una nuova immagine e identity brand per lo storico Centro Culturale di Milano che festeggia così i 35 anni di attività.


W. EUGENE SMITH. Catturare l’essenza

CMC – Centro Culturale di Milano (Largo Corsia dei Servi, 4; MM1 San Babila, MM3 Duomo)

22 settembre – 4 dicembre 2016

Inaugurazione: mercoledì 21 settembre 2016, ore 18.30

Orari: da martedì a venerdì 10.30 – 18.30

sabato e domenica 16 – 20

lunedì chiuso

 Ingresso gratuito, Donazione suggerita € 5

Informazioni e prenotazioni

wwww.centroculturaledimilano.it

02 86455162

segreteria@cmc.milano.it

Catalogo: I Quaderni del CMC, vol. 9, Admira Edizioni

 

Prorogata fino al 31 agosto la mostra “Robert Capa in Italia”

La mostra ROBERT CAPA IN ITALIA, 1943 – 1944 è stata prorogata fino al 31 agosto 2016.

L’esposizione, che sta avendo grande successo, si trova a San Gimignano, presso la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Raffaele De Grada”.

Per informazioni sulla mostra, ecco il link all’articolo scritto da Alessandro Curti.

Clicca qui per accedere al sito di Alinari.


Info:

  • Luogo: Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Raffaele De Grada, Via Folgore 11, San Gimignano (Si)
  • Ingresso: 7.50 €
  • Tel: 0577.94.00.08.
  • Email: prenotazioni@sangimignanomusei.it
  • Web: www.sangimignanomusei.it

Elliott Erwitt – Retrospective – In mostra al Forte di Bard 137 scatti del grande fotografo MAGNUM

USA. California. 1955. © Elliott Erwitt / Magnum Photos

ELLIOTT ERWITT – RETROSPECTIVE

In anteprima mondiale 137 scatti del grande fotografo MAGNUM

Forte di Bard, Cantine, 11 giugno – 13 novembre 2016


La grande fotografia internazionale è ancora protagonista al Forte di Bard con la nuova mostra Elliott Erwitt – Retrospective realizzata in collaborazione con Magnum Photos International Paris. Aperta al pubblico dall’11 giugno al 13 novembre 2016, in anteprima mondiale, l’esposizione presenta una retrospettiva dell’immensa opera del grande fotografo con ben 137 scatti realizzati dal 1948, anno della Veduta di New York, USA sino al 2005, selezionati tra i più significativi e iconici dell’indimenticabile produzione di uno dei più grandi fotografi del nostro tempo.

Il percorso – curato da Andrea Holzherr, Global Exhibitions Director, Magnum Photos International, Paris e da Gabriele Accornero, CEO dell’Associazione Forte di Bard – è suddiviso in nove sezioni, tra foto in bianco e nero e colori: Beaches, Cities, Abstractions, Museum Watching, Dogs, Between the Sexes, Regarding Women, Kids, Personalities. E un’esclusiva assoluta per l’Associazione Forte di Bard: un video con un’intervista al fotografo registrata nel suo studio di New York.

Quando è ben fatta, la fotografia è interessante. Quando è fatta molto bene, diventa irrazionale e persino magica. Non ha nulla a che vedere con la volontà o il desiderio cosciente del fotografo. Quando la fotografia accade, succede senza sforzo, come un dono che non va interrogato né analizzato“. Così il celebre fotografo francese Elliott Erwitt descrive l’arte che, attraverso il linguaggio dell’immagine, gli ha permesso di raccontare con piglio giornalistico gli ultimi sessant’anni di storia e civiltà contemporanea, cogliendo in una serie di scatti in bianco e nero gli aspetti più tragici e quelli più divertenti della vita che è passata di fronte al suo obiettivo.Forte di Bard Logo web Decennale mail

Nato a Parigi nel 1928 da una famiglia russa di origini ebraiche, Elliott Erwitt trascorre l’infanzia in Italia e si trasferisce definitivamente negli Stati Uniti nel 1939, prima a New York e poi a Los Angeles, dove studia fotografia e cinema. Dopo aver prestato servizio come fotografo dell’Esercito Americano in Francia e in Germania, inizia la sua carriera come fotografo free-lance. Nel 1953 entra a far parte della storica agenzia Magnum – fondata al termine della seconda guerra mondiale da un gruppo di fotografi fra i quali Henri Cartier-Bresson e Robert Capa -, di cui nel 1968 diventa anche presidente. Erwitt utilizza il linguaggio privilegiato dell’istantanea per comporre un racconto visivo da cui risulta tutta l’ironia di un universo congelato in pose bizzarre, ma anche l’insospettabile perfezione formale che può scaturire dal caso. Afferma il fotografo: “Il tipo di fotografia che piace a me, quella in cui viene colto l’istante, è molto simile a questo squarcio nelle nuvole. In un lampo, una foto meravigliosa sembra uscire fuori dal nulla”.


INFO

Elliott Erwitt – Retrospective

Date: fino al 13 novembre 2016

Associazione Forte di Bard

+ 39 0125 833811

info@fortedibard.itwww.fortedibard.it

Orari

martedì-venerdì 11.00 – 18.00

sabato, domenica e festivi 11.00 – 19.00 chiuso il lunedì

Dal 25 luglio al 4 settembre la mostra sarà eccezionalmente aperta tutti i giorni

Tariffe

intero 6,00 euro, con riduzioni disponibili

 

Peggy Guggenheim in Photographs | Venezia | 10 giugno – 27 novembre 2016

Peggy Guggenheim in Photographs

A cura di Živa Kraus

10 giugno –  27 novembre 2016
Ikona Gallery, Venezia
Campo del Ghetto Nuovo, Venezia


1_ManRay_Peggy_1925In occasione del cinquecentenario della nascita del Ghetto di Venezia, la Collezione Peggy Guggenheim e Ikona Venezia – Scuola Internazionale di Fotografia, presentano la mostra fotografica Peggy Guggenheim in Photographs, allestita presso Ikona Gallery, storica galleria di Živa Kraus, nel Campo del Ghetto Nuovo di Venezia. Con un’attenta selezione di una ventina di scatti, alcuni provenienti dagli archivi storici del museo veneziano, realizzati da grandi interpreti del Novecento, l’esposizione intende ‘raccontare’ chi era Peggy Guggenheim. unnamed(1)

Raramente la collezionista americana è stata soggetto di dipinti, sono invece numerose le immagini fotografiche che la ritraggono: figura cardine nella storia dell’arte del XX secolo, tra coloro che immortalarono Peggy durante l’arco della sua vita, e oggi in mostra all’Ikona Gallery, Rogi André, Berenice Abbott, Roloff Beny, Gianni Berengo Gardin, Gisèle Freund, Dino Jarach, Ida Kar, George Karger, André Kertész, Hermann Landshoff, Man Ray, Robert E. Mates, Nino Migliori e Stefan Moses.

Fotogrammi di Umanesimo futuro. Il Sacro Monte di Varallo A.D. 2050 | Opere di Roberto Rosso | Vercelli, dal 17 giugno

Venerdì 17 giugno 2016, a partire dalle ore 18:00, presso lo Spazio ARCA, in Via Galileo Ferraris n. 54, a Vercelli (VC), si tiene l’inaugurazione della mostra fotografica “Fotogrammi di Umanesimo futuro. Il Sacro Monte di Varallo A.D. 2050”, con opere di Roberto Rosso, organizzata dall’Associazione Studio Artematta, con il patrocinio del Comune di Vercelli e in partnership con Ethicando Association di Milano (www.ethicando.it) e la Fondazione CRT.Invito FOTOGRAMMI
Chairman dell’evento è Marco Eugenio Di Giandomenico, noto economista della cultura e dell’arte, docente presso l’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano, tra i cultural manager internazionali milanesi più attivi in Italia e all’estero in questo momento. Roberto Rosso è illustre fotografo, docente di fotografia e Direttore della Scuola di Nuove Tecnologie per l’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano, specializzato nella riproduzione di Beni Artistici; vanta collaborazioni con varie Soprintendenze ed Enti Pubblici, tra cui la Riserva del Sacro Monte di Varallo. Nella sua carriera artistica si occupa anche di fotografia nel campo dell’editoria, con attività di successo, tra gli altri, a favore dell’Istituto Geografico De Agostini, e nel campo della moda e del design.ROSSO DI SERA
Negli ultimi anni ha messo a punto nuove tecniche di riproduzione fotografica orientate verso originali e affascinanti immagini interpretative della relazione spazio-tempo.
L’esposizione “Fotogrammi di Umanesimo futuro. Il Sacro Monte di Varallo A.D. 2050”, che continua fino al prossimo 26 giugno, è l’occasione per “mostrare” il Sacro Monte di Varallo come mai visto prima, valorizzandone la sua storia secolare ed i rapporti con il territorio raccontandone la sua evoluzione, attraverso tecniche fotografiche inedite, nate dall’abilità e l’esperienza di Roberto Rosso.

All’inaugurazione è prevista la presenza di importanti rappresentanti istituzionali e personalità del mondo della cultura, dell’imprenditoria e dell’università, tra cui Maura Forte, Sindaco del Comune di Vercelli, Daniela Mortara, Assessore al Patrimonio Artistico-Culturale, Università del Comune di Vercelli, S.E. Mons. Marco Arnolfo, Arcivescovo della Diocesi di Vercelli, insieme ad alcuni importanti prelati della Curia locale, ed Elena De Filippi, Direttrice del Sacro Monte di Varallo.
Gli attori Giulio Dogliotti e Paolo Ferini Strambi, della compagnia teatrale “I Camalli”, recitano un testo, scritto da Roberto Rosso, che illustra le affascinanti simbologie ed i molteplici significati della mostra, con l’interpretazione musicale del noto clarinettista di origine russa Danila Musikhin.

L’evento fa parte del noto format Betting on Italy (BOI), che rappresenta una piattaforma comunicativa (eventi e non solo) diretta da Marco Eugenio Di Giandomenico, che vuole promuovere le iniziative internazionali relative alla promozione e valorizzazione della cultura, dell’arte e dello stile italiani nel mondo.

Sulla Nuova Fotografia Italiana | Milano | fino al 16 settembre

The Cool Couple, A Kind of Display, Multiple #1, 2015, stampa a sublimazione su mantellina da barbiere, cm 115x135 © The Cool Couple, courtes

Sulla Nuova Fotografia Italiana ha inaugurato ieri sera e proseguirà fino al 16 settembre.

Sono state presentate le opere di Alessandro Calabrese, Federico Clavarino, Martina Corà, Bea De Giacomo, Teresa Giannico, Delfino Legnani, Allegra Martin, Vittoria Mentasti, Domingo Milella, Francesco Nazardo, Alessandro Sambini, Lele Saveri, The Cool Couple. È una prima ricognizione voluta da VIASATERNA sulla scena della fotografia italiana contemporanea, di cui intercetta la grande vitalità attraverso tredici artisti selezionati sulla base dell’originalità e dell’eterogeneità delle rispettive ricerche, individuata come elemento chiave di un’intera produzione nazionale. Nati dopo il 1980, gli autori di 2016 sono anche stati scelti sulla base della prossimità con Fantom, il collettivo che cura la mostra e il programma espositivo di Viasaterna dalla sua inaugurazione, di cui hanno intercettato negli anni, attività e traiettorie di ricerca.

Accompagna la mostra una selezione di pubblicazioni di editori di recente fondazione e perlopiù indipendenti, italiani o stranieri, tra cui Dalpine, Discipula, Humboldt, NastyNasty©, Planar Books, Rorhof, Skinnerboox e altri ancora. Fondamentale nel contribuire alla diffusione del lavoro degli autori italiani all’estero, della loro aggregazione e del rilancio di un intero sistema, l’Editoria è il quattordicesimo protagonista di questa mostra, motore primo e irrinunciabile per l’affermazione della fotografia – di quella italiana in particolare – grazie alla sua capillarità e accessibilità.


INFO

A cura di Fantom

Da mercoledì 8 giugno a venerdì 16 settembre 2016
Orari: dal lunedì al venerdì dalle 12.00 alle 19.00
La mattina e il sabato su appuntamento. Chiusa ad Agosto.
Dove: VIASATERNA, Via Giacomo Leopardi 32, Milano
Tel. 02.36725378; www.viasaterna.com

Dorothea Lange: Photographs | Napoli 9 giugno – Castello di Postignano 11 giugno

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STUDIO TRISORIO
A Visual Life
9 giugno – 15 settembre 2016                          
CASTELLO DI POSTIGNANO
The Camera is a Great Teacher
11 giugno 2016  – 9 gennaio 2017

Per la prima volta in Italia, due mostre offrono un ampio spaccato del lavoro di Dorothea Lange, pioniera della fotografia documentaristica e di denuncia sociale.

Giovedì 9 giugnoalle ore 19, presso lo Studio Trisorio, in via Riviera di Chiaia 215 a Napoli, sarà inaugurata la retrospettiva A Visual Life con fotografie scattate fra il 1930 e il 1940.

Sabato 11 giugnoalle ore 17.30 a Castello di Postignano (Sellano, PG) si inaugurerà la mostra The Camera is a Great Teacher con 51 fotografie.

Dorothea Lange è soprattutto nota per aver documentato per la Farm Security Administration la Grande depressione americana: le condizioni di vita nelle zone rurali degli Stati Uniti, la dolorosa povertà degli agricoltori e delle loro famiglie che si spostano di luogo in luogo in cerca di lavoro, l’abbandono delle campagne a causa delle tempeste di sabbia che avevano desertificato 400.000 km² di terreni agricoli. La sua foto Migrant Mother, scattata in California nel 1936, è diventata un’icona di quel periodo storico: una madre “senza patria” che protegge i suoi figli incarna la sofferenza di un’intera nazione.

L’umanità dei soggetti che ritrae non è mai secondaria all’esigenza di documentare la realtà. Nelle sue immagini non mette a fuoco solo la disperazione e la miseria delle persone, ma anche l’orgoglio e la dignità con cui affrontano il proprio destino. È forse questo il motivo che le rende sempre attuali.
La macchina fotografica è stata per la Lange “una grande maestra”, lo strumento attraverso il quale osservare profondamente il mondo, provando a “vivere una vita visiva”. “Bisognerebbe utilizzarla come se il giorno dopo si dovesse essere colpiti da improvvisa cecità”, usava dire.

Sarà pubblicato un catalogo dedicato alle due mostre.

Biografia
Dorothea Lange nasce a Hoboken in New Jersey nel 1895. Dopo aver frequentato la Columbia University di New York con Clarence H.White, dal 1917 al 1919 lavora come fotografa freelance a San Francisco dove apre uno studio. Nell’estate del 1923 con il primo marito, il pittore Maynard Dixon, compie un lungo viaggio in Arizona, dove fotografa gli indiani Hopi; nel 1931 insieme a Maynard e ai due figli si trasferisce a Taos nel New Mexico. Qualche anno più tardi inizierà a collaborare con l’economista Paul Taylor che la introdurrà nel programma della Farm Security Administration. I due si sposeranno nel 1935 e lavoreranno insieme al libro American Exodus che documenta, con testi di Taylor e foto della Lange, l’esodo di più di 300.000 immigrati in California alla ricerca di lavori agricoli. Nel 1942, in seguito all’attacco giapponese di Pearl Harbor, la WRA (War Relocation Authority) incaricherà la Lange di fotografare la deportazione forzata dei nippo-americani isolati nei campi di internamento perché considerati possibili nemici. Negli anni cinquanta realizzerà diversi servizi per LIFE magazine e prenderà parte all’ambizioso progetto The Family of Man curato da Edward Steichen direttore del dipartimento di fotografia del MOMA. Continuerà a lavorare e viaggiare insieme a Paul Taylor visitando diversi paesi del mondo: Giappone, Korea, Hong Kong, Filippine, Tailandia, Indonesia, Burma, India, Nepal, Pakistan, Afghanistan, Egitto. Morirà l’11 ottobre 1965. Qualche mese più tardi, nel gennaio 1966, sarà inaugurata al MOMA una vasta retrospettiva delle sue fotografie, la prima dedicata a una fotografa donna.

Studio Trisorio

Riviera di Chiaia 215
80121 Napoli
tel/fax +39 081 414306

orari:
lun-sab 10.30-13.30
lun-ven 16-19.30

info@studiotrisorio.com
www.studiotrisorio.com

Castello di Postignano

Il Torchio, app. Sabbioneta
06030 Sellano (PG)
tel +39 0743 788911

orari:
lun-dom 10-22

“Brasile, Erede di Culture Ancestrali” di Claudia Andujar a Roma

Claudia Andujar. 
Pescador com filho, Picinguaba, estado de São Paulo, da série Família Caiçara
 1964 
Fotografia 
Cortesia Galeria Vermelho

Appena giunta a San Paolo, nel 1955, senza parlare il portoghese, Claudia Andujar trovò nella fotografia il linguaggio che avrebbe potuto aiutarla a decifrare e ad avvicinarsi a una cultura e a una forma di organizzazione sociale fino ad allora sconosciute: “II mio interesse è sempre stato e continua ad essere sapere il perché le persone fanno quel che fanno. Ciò che genera il comportamento affonda le sue radici nella cultura, ma scaturisce anche da fattori psicologici”

Da questo pensiero nasce “Brasile: erede di culture ancestrali”, la mostra che riporta lo spettatore nel Brasile degli anni ’60 mostrando uno squarcio della vita quotidiana delle famiglie autoctone.

Convite

L’esposizione si terrà dal 1 al 30 Giugno presso la Galleria Candido Portinari, situata al piano terra del meraviglioso Palazzo Pamphilj a Piazza Navona, consentendo a tutti gli appassionati di fotografia di scoprire la sensibilità di Claudia Andujar nel catturare le espressioni dell’essere umano, un’opera che ha rappresentato una pietra miliare della fotografia realizzata in Brasile a cui in tanti si sono ispirati in seguito.

Le prime immagini di questo progetto furono fatte in un villaggio dl indigeni Bororo del Mato Grosso presso il quale l’Autrice trascorse circa un mese. Fu solo l’inizio di un’avventura durata per oltre 40 anni che portò l’Artista a diventare un punto di riferimento per la comunità aborigena brasiliana fino ad essere minacciata di morte dai garimpeiros (i cercatori d’oro) per la strenua difesa dei loro diritti.

La sua storia è raccontata nel documentario “A estrangeira”, che verrà proiettato il 9 e il 10 giugno, alle ore 19, presso l’auditorium del Centro Culturale Brasile-Italia (CCBI).

CLAUDIA ANDUJAR nasce in Svizzera. Nel 1931 si trasferisce a Oradea, alla frontiera tra Romania e Ungheria, Nel 1944 fugge con la madre per sfuggire alla persecuzione ebrea in Svizzera, e dopo emigra verso gli Stati Uniti. Nel 1955 arriva in Brasile per rincontrare la madre e decide di fermarsi nel paese, dove prende avvio la sua carriera di fotografa.Nel 2000 vince il Cultural Freedom Prize (fotografia e difesa dei diritti umani) della Lannan Foundation, nel Nuovo Messico, Stati Uniti. Nel 2003 riceve il Premio Severo Gomes della Commissione Teotônio Vilela.
Nel 2008 viene omaggiata dal Ministero della Cultura del Brasile per le sue realizzazioni artistiche e culturali.

INFO

Galleria Candido Portinari | Palazzo Pamphili | Piazza Navona 10 | Roma
Dall’1 al 30 Giugno 2016. Da lunedì a venerdì, ore 10-17(escluso festivi). Ingresso gratuito.
eventos.roma@itamaraty.gov.br | 06.68398.456

Milano, Officine dell’Immagine: inaugurazione Jalal Sepehr | Giovedì 26 maggio ore 19

Milano, Officine dell’Immagine

Dal 26 maggio al 9 luglio 2016

 Jalal Sepehr
As far as the eye can see

a cura di Silvia Cirelli

Inaugurazione: giovedì 26 maggio, ore 19

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Dal 26 maggio al 9 luglio 2016, Officine dell’Immagine di Milano ospita la prima personale italiana di Jalal Sepehr (Teheran, 1968), uno degli autori più interessanti della scena contemporanea iraniana.

Curata da Silvia Cirelli, la mostra rappresenta un’importante occasione per esplorare il percorso artistico di questo talentuoso e poliedrico interprete, raccogliendo una selezione di opere mai esposte in Italia.

Già apprezzato nel panorama artistico internazionale, Jalal Sepehr negli ultimi anni ha saputo distinguersi con una personalissima impronta espressiva, capace di catturare le ambivalenze e le complessità del tessuto sociale iraniano, e soprattutto mostrandone le multiformi contraddizioni. Perennemente in bilico fra ricerca di modernità e bisogno di salvaguardia della tradizione, l’Iran rimane uno dei paesi mediorientali di maggior fascino, e la sua articolata e composita struttura socio-culturale, paradossalmente si contraddistingue per una vivacità creativa fra le più straordinarie del panorama contemporaneo.

Dopo varie mostre in più paesi d’Europa, Jalal Sepehr arriva finalmente in Italia con As far as the eye can see, un progetto espositivo che ripercorre la sintesi poetica degli ultimi dieci anni di questo eclettico artista, concentrandosi soprattutto su quelle serie fotografiche e su quelle modalità stilistiche che più significativamente hanno segnato la sua unicità lessicale, come ad esempio l’utilizzo del tappeto persiano come tratto distintivo.

L’esposizione si apre con la recente serie Red Zone (2015), un progetto d’intensità quasi lacerante, che svela la dimensione intima di un popolo – non specificatamente iraniano, ma mediorientale in generale – costretto a vivere in una quotidianità in allarme, in una red zone per l’appunto, dove la minaccia e il pericolo sono i soli e fedeli compagni di viaggio. Su di un lungo camminamento, fatto di splendidi tappeti persiani, ora un enorme masso caduto dal cielo, ora una violenta tempesta di sabbia, o un aereo che ha appena preso il volo, sembrano puntualmente ostacolare il passaggio, rendendo difficile una qualsiasi via di fuga.
Il tappeto torna come elemento centrale anche nell’ambientazione surreale di Water and Persian Rugs, del 2004, diventando invece un ponte immaginario fra passato e presente, una magnetica superficie scivolosa che si è obbligati ad attraversare, se si vuole davvero essere protagonisti del proprio tempo, senza aver troppa paura dell’inaspettato. Seguono poi la suggestiva serie Knot del 2011 e l’opera Girl and the Mirror del 2010, realizzate entrambe tra le mura e le caratteristiche cupole di argilla della splendida antica città di Yazd, nell’Iran centrale. Chiude infine la mostra, l’ultimo progetto fotografico di Sepehr, Color As Gray (2014-2016), che con elegante fragilità s’interroga sulla drammatica realtà della guerra, ormai elemento quotidiano in molti paesi mediorientali. Una triste testimonianza di quanto le ferite di questi conflitti non riescano mai a cicatrizzarsi.


NOTE BIOGRAFICHE
Jalal Sepehr è nato a Teheran (Iran) nel 1968, dove attualmente vive e lavora. Ha iniziato a fotografare nel 1995, imparando da autodidatta. Dopo un’esperienza di tre anni in Giappone, Sepehr torna in Iran, dove fonda il sito Fanoos Photo insieme al fotografo Dariush Kiani. Al suo attivo ha numerose partecipazioni in mostre e Festival internazionali, come Pulso Iraniano al Oi Futuro di Rio de Janeiro (2011); il PX3 Festival (Francia), il Peking Art Photography Festival (China), l’Australian Photography Festival di Sydney (2014) o l’International Photo Festival in Belgio (2009).

Milano, Officine dell’Immagine

Jalal Sepehr | As far as the eye can see
a cura di Silvia Cirelli

 

26 maggio – 9 luglio 2016

inaugurazione: giovedì 26 maggio, ore 19

 

Officine dell’immagine, via Atto Vannucci 13 Milano

info: tel. +39 02 91638758www.officinedellimmagine.it info@officinedellimmagine.it

Ingresso libero

Orari: martedì – venerdì: 15 – 19, sabato 11 – 19; lunedì e giorni festivi su appuntamento.

 

Catalogo in galleria

Foto di Note | 18-19 giugno 2016 | Ascoltare la fotografia, vedere la musica

Nox - foto Jacopo Baboni Schilingi

Testo a cura di Alessandro Curti


Cernusco sul Naviglio, graziosa cittadina alle porte di Milano, si veste d’arte e accoglie la nuova estate con un grande evento culturale: due giorni di esposizioni, concerti, performance live, incontri con fotografi, workshop e molto altro. Il festival Foto di Note, curato da Leonello Bertolucci e organizzato dall’associazione Talenti in Circolo, ha come obiettivo principale quello di scandagliare a fondo gli intrecci che esistoFOTO_DI_NOTE_presentazioneno tra fotografia e musica per valorizzare i punti in comune e scoprire nuove forme di partecipazione. Ascoltare la fotografia e vedere la musica: queste le parole chiave di un evento itinerante che si svilupperà all’interno di affascinanti location, come le antiche ville Alari Visconti e Biancani Greppi, il teatro, la vecchia filanda, la biblioteca e le piazze della città. Varie sono le mostre in programma, accompagnate da interventi e conferenze di esperti di fotografia, tra i quali il nostro direttore Denis Curti.
Durante il festival, l’Istituto Italiano di Fotografia organizzerà un set fotografico all’interno del quale saranno ritratti tutti coloro che si presenteranno con uno strumento musicale.


Schede mostre
Dear Mister Fantasy di Carlo Massarini. Lo storico conduttore televisivo e giornalista, noto al grande pubblico per aver creato dagli anni Sttanta in poi format indimenticabili (Per voi giovani, Mister Fantasy, MediaMente e Cool Tour), ha sviluppato un percorso fotografico ricco di volti e di protagonisti della musica italiana e internazionale: sono immagini che documentano eventi e che ritraggono le star della storia della musica, dal concerto dei Rolling Stones a Hyde Park (1969) all’epopea di Mister Fantasy.

Lucio Dalla - Carlo Massarini
Lucio Dalla – Carlo Massarini

Nox, di Jacopo Baboni Schilingi. Il noto compositore italiano – residente a Parigi – ha sviluppato un progetto fotografando gli spartiti musicali delle sue grandi composizioni che poi dirige in teatro con un azzeccato mix di musica lirica ed elettronica. Una particolarità: il pentagramma, le note e la musica sono scritti direttamente sui corpi e sulla pelle dei soggetti ritratti.

Nox - foto Jacopo Baboni Schilingi
Nox – foto Jacopo Baboni Schilingi

Vanishing Cover di Pierpaolo Pitacco. È un progetto concettuale giocato con toni onirici in cui l’autore, attuale art director di Rolling Stone e in passato di Elle Italia e IODonna, utilizza la fotografia in Digital Polaroid per rubare immagini nel tempo e nei ricordi, affetti intimi legati al suo personale percorso di ascolti musicali. Pitacco immortala le copertine di vecchi e memorabili vinili per ricordare l’importanza fisica e tattile della nostra arte.

Negramaro, il calendario di Daniele Coricciati. I Negramaro decidono di isolarsi per un mese all’interno di una masseria salentina, escludendosi dal mondo in un ritiro creativo dedicato al nuovo materiale musicale. In questa esperienza sono osservati dal loro amico e fotografo di fiducia Daniele Coricciati. A emergere sono una serie di ritratti in bianco e nero colti durante momenti di gioco, di attività in cucina e di ideazione dei nuovi pezzi.
Esposti, una serie di scatti che conducono lo spettatore a vivere questo singolare esperimento fatto di ermetismo e creatività.

Negramaro, il calendario - foto Daniele Coricciati
Negramaro, il calendario – foto Daniele Coricciati

Max Casacci e i Subsonica, di Rossano Ronci. L’autore ha seguito a lungo Max Casacci e la sua band in tournée all’interno dello studio di registrazione e per le strade di una Torino affascinante e densa di stimoli artistici. Il lavoro di Rossano Ronci, sviluppato in bianco e nero, è un ritratto a 360 gradi di un grande personaggio non solo dello scenario musicale italiano, ma anche della poesia e dell’arte in tutte le sue espressioni.

Scratches, di Mattia Zoppellaro. Al pubblico è proposta una selezione dei suoi ritratti più celebri, realizzati per note testate musicali in giro per il mondo. Dalle immagini traspare una particolarissima intesa tra fotografo e soggetto che nasce dall’invidiabile capacità di entrare in sintonia con il soggetto che si pone dinnanzi all’obiettivo. I suoi scatti appaiono il risultato di una ricerca intima tra i protagonisti del racconto.

Damon Albarn
Damon Albarn

Info:
Foto di Note | 18-19 giugno 2016
Cernusco sul Naviglio
Web: www.fotodinote.it
Email: info@talentiincircolo.it

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