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La bulimia di immagini e il vero senso del fotografare

La bulimia di immagini

C’è chi la chiama photo generation o più scientificamente era dell’homo photographicus. Ma la sostanza non cambia: viviamo un tempo dominato dall’immagine. Quello che profeticamente Paul Valéry prefigurava, nel 1928, nella Conquista dell’ubiquità: come l’acqua o il gas raggiungono le nostre case senza sforzo da parte nostra, così verrà il giorno in cui ci nutriremo di immagini, che nasceranno e si spegneranno automaticamente. Prima è arrivata la tv, poi i telefonini. Così, smartphone alla mano «scatto foto», «mi faccio un selfie», «posto una foto», dunque sono. Dunque, appaio. Dunque, comunico per immagini – tramite Facebook, Instagram o altri social – cosa sto facendo, dove mi trovo, quello che mi piace e mi mostro per come voglio essere visto. Anche le pubblicità dei telefonini sono virate sulla camera che montano: telefonare è l’ultimo dei bisogni, tanto parliamo per immagini. Così se Mao ci insegnava che “un’immagine vale più di mille parole”, ora non bastano mille foto per dire una parola. Ma sono vera fotografia? Cosa raccontano milioni di immagini che scorrono ogni giorno sui display di telefoni, tablet e pc di tutto il mondo? Cosa resterà domani di questo flusso visivo continuo? Il risultato, mi disse in un’intervista Ferdinando Scianna, è che «non abbiamo più gli album di famiglia» e «stiamo perdendo la memoria»: abbiamo dentro i telefoni e i computer migliaia di immagini che si accumulano e non vediamo, che non si stampano e quindi, di fatto, non esistono. Arrivando al clamoroso paradosso del fotografo di Bagheria: «La fotografia sta morendo per eccesso di successo». Forse non è o non sarà così. Ma di fronte a tutto questo delirio è il caso di fermarsi, di riflettere sull’uso (o sull’abuso) della fotografia, facendoci guidare e “nutrire” dagli scatti realizzati con strumenti e tempi analogici dai grandi maestri della fotografia, dallo stesso Scianna a Gianni Berengo Gardin e Mario Dondero, da Letizia Battaglia a Francesco Cito, da Giovanni Chiaramonte a Franco Fontana, Giorgio Lotti e tanti altri, una generazione che ha «l’occhio per obiettivo» e «scatta con la testa».

La bulimia di immagini: fotografie che resistono al tempo, ci dicono chi siamo, da dove veniamo

Fotografie che resistono al tempo, ci dicono chi siamo, da dove veniamo. Narrando anche semplicemente la straordinarietà del quotidiano, la sua «casualità felice», come faceva l’umanista francese Willy Ronis. Cos’è un bambino che corre con una baguette sotto braccio se non l’immagine della felicità di ogni giorno? Potrebbe essere una delle tante foto che scattiamo ai nostri figli. Ma quella foto è un simbolo. È una. E parla davvero a tutti. La grande attenzione che c’è attorno alla fotografia, al tempo del «siamo tutti fotografi» – che si coglie nella partecipazione di pubblico e appassionati agli innumerevoli festival (forse anche troppi adesso) – ha per fortuna i suoi vantaggi: è innanzitutto una grande opportunità di riscatto per un’arte o un genere considerato spesso e a torto “minore”. E può essere anche l’occasione per educare alla fotografia, per riappropriarsi del significato autentico del termine “fotografare”: come scrivere con la luce al tempo del digitale e della fotografia telefonica, come dare valore a ogni singola immagine. Basterebbero delle buone e semplici pratiche: fotografare come se avessimo un rullino in macchina, tornare a “sviluppare” e a stampare le foto che più ci piacciono delle nostre giornate, creare degli album delle vacanze e dei momenti importanti, dotarci di un galateo per l’uso dei telefonini (e degli stick), con meno faccioni e più testa, tenendoli in tasca quando forse non è proprio il caso di usarli. Su questo, c’è un dato incoraggiante che riguarda sorprendentemente i giovani: il boom della fotografia istantanea. Che non è il vintage dei “nostalgici” delle vecchie Polaroid. No, è l’esigenza di avere il ricordo in mano da parte dei cosiddetti Millennials. Il selfie, ma analogico. Ragazzini che vanno in giro con macchinette sempre più accattivanti, con pochissimi e costosi scatti. Una fotografia “alternativa” che costringe a pensare, prima di scattare, al tempo della bulimia di immagini digitali. Buon segno. E chissà che il paradosso di Scianna non venga smentito proprio da loro.

A cura di Giuseppe Matarazzo

Mai più occhi chiusi nelle foto grazie al nuovo algoritmo di Facebook

Addio al brutto effetto “occhi chiusi” grazie a Facebook

L’ ultima novità in arrivo dall’intelligenza artificiale di Facebook è la possibilità di “alzare” le palpebre, o meglio, aprire gli occhi, ai soggetti ritratti con gli occhi chiusi nelle fotografie.

Modifica delle foto con il software di Adobe e con Facebook: differenze

Per onestà bisogna ricordare che la possibilità di modificare le foto non è nuova, essendo possibile grazie a Photoshop per esempio; la differenza sta nel fatto che i software di Adobe impiegano un metodo di elaborazione grafica chiamato riempimento in base al contenuto, grazie al quale è possibile eliminare da un’immagine dettagli indesiderati, imperfezioni e riempire spazi vuoti con l’inserimento di pixel. Con Photoshop è possibile eliminare occhi rossi, riflessi e dettagli vari.

Ciò che invece non è possibile fare è la ricostruzione ex novo di uno sguardo, delle pupille e della cornea del soggetto della fotografia.  Facebook al contrario, è riuscita in questa impresa di ricostruzione volti grazie a un sistema di automatico chiamato Generative Adversarial Network in grado di produrre risultati di alta qualità

Addio al brutto effetto “occhi chiusi” grazie a Facebook: come funziona l’algoritmo 

Due i sottosistemi utilizzati:

  • un primo sottosistema atto a riconoscere gli elementi del volto
  • un secondo sottoinsieme per la creazione di immagini fittizie

Nella metà dei casi analizzati è stato impossibile per i volontari distinguere le immagini ritoccate e quelle integre,  cioè le immagini in cui i soggetti erano ritratti con occhi aperti artificiali e le immagini in cui gli stessi soggetti erano ritratti naturalmente con gli occhi aperti. 

Siamo di fronte a un metodo che per ora è a livello embrionale ma che, per chi non tollera la luce del sole o il flash, potrebbe rivelarsi rivoluzionario.

Volgo Italia e il primo instameet

Volgo Italia e il primo instameet: l’altra faccia dei social network

Sarà il lago di Garda il protagonista del primo instameet totalmente targato Volgo Italia.
La passione per la fotografia, il piacere del viaggio, il gusto della scoperta e naturalmente la gioia dello stare insieme faranno da filo conduttore al primo instameet della community di Volgo Italia.

Il 12 maggio i ragazzi e le ragazze del gruppo Volgo si daranno appuntamento a Desenzano del Garda e accoglieranno tutti i follower della community, un’occasione speciale per fare cose semplici: conoscersi, stare insieme e naturalmente fotografare.

Volgo Italia e instameet: il programma

L’evento, che prenderà il via intorno alle 14:00, porterà i partecipanti alla scoperta dei luoghi più
suggestivi e caratteristici di Desenzano e Sirmione in un clima di amicizia e convivialità.

Si partirà dall’Hotel Piroscafo di Desenzano per poi spostarsi con il battello a Sirmione dove i partecipanti potranno visitare il centro cittadino e la caratteristica spiaggia di Jamaica Beach.

Tornati, poi, a Desenzano si potrà girare per le vie della cittadina e ammirare le ultime luci del giorno dal porticciolo sullo splendido lago di Garda.

14.00 – Incontro a Desenzano davanti all’Hotel Piroscafo in via Porto Vecchio 11. Presentazioni e consegna dei gadget e agli iscritti.

15.00 – Ci si avvia verso il battello delle 15:30 per Sirmione.

15.45 – Arrivo a Sirmione. A gruppi di 20 persone visiteremo Jamaica Beach (1 km a piedi 10 minuti). Nel frattempo gli altri visiteranno Sirmione.

18.10 – Battello di ritorno a Desenzano.

18.30 – Arrivo a Desenzano, destinazione porto (2 minuti a piedi) e giro in centro.

19.30 – Ci ritroviamo tutti al punto di partenza per i saluti.

Durante l’evento non mancheranno le sorprese e verrà lanciato un contest fotografico riservato ai partecipanti, in collaborazione con Sprea Fotografia e il Fotografo, canali social: Instagram (@il_fotografo_magazine) e facebook

L’iscrizione al meet è gratuita e aperta a tutti. Trovate tutti i dettagli e le modalità di iscrizione sul sito di Volgo Italia all’indirizzo www.volgo.it e sui canali social della comunity: Instagram (@volgoitalia) e Facebook.

Conto alla rovescia per Wide Photo Fest 17

L’appuntamento per tutti gli appassionati di fotografia è con Wide Photo Fest 17 che si svolge il 9, 10 e 11 giugno nella bellissima Piazza Gae Aulenti a Milano. Il nuovo evento dedicato al mondo imaging promosso da AIF – Associazione Italiana Foto & Digital Imaging è stato pensato per chi desidera vivere un’esperienza unica immergendosi nel mondo della fotografia a 360 gradi.
“Wide Photo Fest vuole essere un festival inclusivo e aperto a tutti per far sentire ognuno parte di un’esperienza, di una grande festa che racconta il mondo della fotografia in modo trasversale e multidisciplinare – spiegano gli organizzatori. Per questo AIF ha lavorato all’ideazione e alla progettazione di un evento totalmente innovativo rispetto allo storico Photoshow, la celebre manifestazione di riferimento per il mondo dell’imaging, nell’ottica di offrire un’esperienza esclusiva al più ampio pubblico del mondo Imaging, scegliendo di affidare l’organizzazione dell’edizione 2017 del nuovo evento all’Agenzia Eventually“.
Con Wide Photo Fest, Photoshow esce dagli spazi fieristici approdando nelle strade di Milano e in particolare nell’area di Porta Nuova, diventata nuovo punto nevralgico della città grazie alla presenza di aziende e brand internazionali che con i loro grattacieli dal design avveniristico hanno rivoluzionato lo skyline di Milano.
Un palinsesto pensato per tutti
Il programma di Wide Photo Fest è accattivante e ingaggiante, pensato per un pubblico vasto e sfaccettato. A eventi rivolti a un pubblico esperto e più “tecnico” come conferenze e workshop, sono affiancate attività aperte a tutti, sia per semplici appassionati che per fotografi amatori come talk, training con fotografi professionisti e una caccia al tesoro fotografica coinvolgente per mettere in gioco la propria creatività. Non mancano iniziative pensate per i più piccoli o dedicate al pubblico femminile per il quale sono stati immaginati alcuni appuntamenti ad hoc.
Il programma prevede infatti eventi, incontri e approfondimenti sui diversi ambiti della fotografia, da quella di moda a quella naturalistica, a focus dedicati a temi come l’impatto dei socialmedia e delle nuove tecnologie sul mondo dell’imaging. Si parlerà quindi di Facebook, Instagram e cooking photography ma anche di giornalismo, fotografia glamour e fotoritocco. Le giornate saranno animate inoltre da diverse performance artistiche e da live show con celebri ospiti. Radio DEEJAY garantirà alla musica e al divertimento ruoli da protagonisti durante tutto l’evento. Sprea Fotografia è partner tecnico di Wide Photo Fest 17 e affianca i numerosi partner e brand leader del mondo Imaging in questa eccezionale festa delle immagini. L’evento, che si svolge con il Patrocinio del Comune di Milano, celebrerà il culmine della prima Milano Photo Week, la nuova iniziativa diffusa organizzata dal Comune per promuovere e valorizzare la fotografia in tutte le sue espressioni e utilizzi. per scoprire il programma dettagliato delle giornata clicca qui.

 

Ripartono le promozioni di Prink su Facebook: stampe omaggio a chi diventa “amico”

Si rinnova la promozione del servizio Photoprink, che consente di stampare comodamente le proprie foto da casa e ritirarle in un punto vendita Prink, per tutti i nuovi fan

promo-50-fotoPrink, leader europeo nella distribuzione di cartucce e toner per stampanti, rilancia le promozioni sul social network più popolato del mondo e regala a tutti i suoi nuovi fan la stampa, tramite la piattaforma Photosi, di 50 foto a colori (formato 12x o 12×18).

La promozione, attiva fino al 22 ottobre 2016, permetterà a tutti gli utenti di Facebook, che sono o diventeranno “amici” della pagina di Prink Italia, di ricevere un codice sconto da utilizzare per lo sviluppo di 50 foto a colori, ritirabili comodamente nel negozio più vicino a casa e con una piccola spesa di gestione dell’ordine di 2.99 euro.

L’offerta è promossa tramite l’inserimento di inserzioni pubblicitarie su Facebook, con un banner apposito sul sito web di Prink (www.prink.it), una pagina web dedicata e tramite l’invio di una comunicazione ai clienti fidelizzati Prinkard e Photoprink. La campagna mira a reindirizzare l’utente ad una tab di Facebook, che a sua volta darà istruzioni su come ricevere in omaggio le foto solo dopo aver cliccato il mi piace sulla pagina Prink Italia.

“Siamo felici di poter continuare sulla strada delle campagne promozionali attivate sul nostro canale social e omaggiare i nostri clienti tramite il servizio Photoprink – ha dichiarato Elisa Mazzavillani, Coordinatrice delle Promozioni e dei Social Network di Prink Italia -. Stiamo riscontrando, infatti, un forte aumento della fidelizzazione degli utenti sulla nostra pagina Facebook, che oggi conta più di 160.000 mila fan.”

Dopo aver cliccato sul tasto “Mi Piace” di Prink Italia e attraverso una tab dedicata, si accederà alla sezione “PrinkMiofotografo”. Poi basterà seguire le indicazioni per utilizzare il software online e caricare le immagini che si intende stampare. Dopo il login sarà possibile inserire il codice omaggio e ottenere il buono sconto. La scelta del punto vendita dove ritirare il prodotto concluderà l’acquisto.

Infine, la campagna promozionale verrà supportata da materiale cartaceo presente in tutti i punti vendita di Prink in Italia e attraverso la distribuzione di cartoline informative.

Around Gallery presenta Linda Ferrari: i social media per il fotografo

Around Gallery presenta il progetto VIDEO ACADEMY, format didattico che si propone di sviluppare approfondimenti sull’arte e sul mercato della fotografia.1560632_394335217368687_1716613164_n

In questo video Linda Ferrari spiega con quali modalità il fotografo possa utilizzare i social media al meglio, inserendoli nella sua attività lavorativa.


La comunicazione nell’era dei social media è solo apparentemente più semplice, ma in realtà è diventata una questione molto più sofisticata. I social sono un grande esercizio di auto consapevolezza perché sono uno dei luoghi dove è più facile perderla.
Facebook, Twitter, Google+, Linkedin e Instagram non possono essere considerati degli ambienti d’intrattenimento per il fotografo, bensì dei veri e propri strumenti di lavoro.
Quali sono i maggiori benefici? Linda ci spiega che “innanzitutto dobbiamo prendere un foglio di carta e scrivere: cosa vogliamo fare con i social?”

Note biografiche
Laureata in psicologia del lavoro Linda Ferrari (www.lindaferrari.it) dal 2005 lavora nel mondo della fotografia. Nel 2012 rivolge la sua attenzione alla formazione creando il progetto fotografico Photo-Berlin e nel 2014 insieme al fotografo Stefano De Luigi il VII Masterclass. Cura il blog photoskine.com focalizzato sulla social photography.

Instagram: il boom della fotografia social

pezzo a cura di Edoardo Iannone,

intervista a cura di Alessandro Curti


L’esplosione di Instagram ha rivoluzionato il mondo della fotografia, ampliando il numero di appassionati e rendendo fruibili contenuti e temi ad un pubblico sempre più vasto.

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Il 6 ottobre 2010 è una data che, nel bene o nel male, verrà ricordata per aver rivoluzionato il mondo della diffusione fotografica. Difatti, dal suo lancio ad oggi, Instagram è riuscito ad attrarre oltre 30 milioni di iscritti, diventando il secondo social network per popolarità nel mondo e il primo sito web per numero di foto condivise.
Il suo successo straordinario è fondamentalmente da attribuire alla possibilità che viene data a tutti i possessori di uno smartphone di realizzare scatti che, tramite l’utilizzo di filtri e correzioni istantanee, riescono ad avere effetti simili a quelli che vengono realizzati dai fotografi di professione.
Come spesso avviene con le innovazioni, i professionisti del settore sono divisi nel giudicare l’apporto che tale metodo di diffusione abbia dato al mercato della fotografia; si passa da chi pensa che, permettendo a tutti di lavorare con effetti ottici molto impattanti a livello visivo ma non altrettanto a livello qualitativo, si rischi di banalizzare il lavoro dei professionisti, a chi invece crede che così facendo le persone si avvicinino alla fotografia potendo tentare di emulare le gesta dei propri artisti preferiti.

I "filtri" di Instagram
I “filtri” di Instagram

Potrebbe sembrare banale ma è quanto mai importante sottolineare come molti giovani fotografi abbiano, tramite Instagram, la possibilità di far conoscere i propri lavori ad un pubblico incredibilmente vasto e allo stesso tempo piuttosto ricettivo e interessato. Così come sia utile anche per i professionisti già affermati promuovere le proprie opere a un pubblico molto giovane, dato che Instagram è il social network con l’età media più bassa fra i suoi iscritti, che altrimenti avrebbe difficoltà ad accedere a tali contenuti. Quest’ultimo dato appare di una rilevanza tale da meritare un’analisi che vada al di là del merito dell’applicazione; è proprio nel fascino che Instagram genera nei confronti dei giovani che va trovata la sua più grande dote, ovvero quella di riuscire ad avvicinare un pubblico profano a un mondo elitario e molto complesso. Se anche un solo fruitore dell’app si appassionerà alla fotografia grazie al suo utilizzo, allora sarà una vittoria per l’intero movimento.
È altresì importante sottolineare come il social network acquisito da Facebook nel 2013 mostri delle problematiche che non invogliano di certo molti professionisti a utilizzarlo con continuità. Il primo e più importante punto da sottolineare a riguardo è l’accettazione dei termini di utilizzo dell’applicazione; in sintesi, una volta pubblicate le foto, Instagram non diventa proprietario dell’opera ma si riserva il diritto di poterla utilizzare senza la necessità di alcuna autorizzazione da parte dell’autore.
In secondo luogo bisogna analizzare la qualità del prodotto che l’applicazione ti permette di creare: non avendo bisogno di utilizzare programmi come photoshop per ritoccare le proprie foto, il programma consegna al fruitore un’immediatezza e una semplicità unica nel poter pubblicare ciò che preferisce. Allo stesso tempo ciò fa sì che in alcuni casi questo vada a discapito della qualità del  prodotto offerto, in particolar modo se si decide di scattare direttamente dal proprio smartphone.

Foto tratta dall’account di un utente ©Instagram
Foto tratta dall’account di un utente ©Instagram

Le limitazioni che lo scatto con il cellulare dà all’artista sono talmente grandi che Instagram non potrà mai sostituire a tutti gli effetti la macchina fotografica. Per questo motivo sempre più professionisti pubblicano sul social foto scattate con la propria reflex, e così facendo si riescono a mitigare le problematiche qualitative dell’applicazione arrivando comunque all’obiettivo finale: far conoscere il proprio lavoro a più utenti possibili, avendo contemporaneamente la possibilità di trarre ispirazione da una moltitudine di lavori provenienti da ogni angolo del mondo.


  • Il parere di Settimio Benedusi

A proposito dello stretto rapporto che lega i fotografi contemporanei ai social network, abbiamo incontrato Settimio Benedusi, artista poliedrico e utente attivissimo su Instagram.
Il suo profilo settimiobenedusi, con oltre 25 mila followers, conta migliaia di post che svelano i retroscena del suo lavoro e che ci proiettano all’interno del suo universo iconografico.

Foto tratta dall’account settimiobenedusi ©Settimio Benedusi
Foto tratta dall’account settimiobenedusi ©Settimio Benedusi

Fotografia e social network, un binomio che oggi si è fuso in un unico concetto. Che rapporto ha Instagram con l’espressione fotografica?

Instagram è oggi il social più potente e funzionale per chiunque voglia comunicare attraverso le immagini; senza ombra di dubbio abbiamo di fronte a noi il mezzo imprescindibile per poter restare sempre all’interno della contemporaneità e per mantenere la fotografia viva e in salute, ma si tratta anche di un’utilità pratica e fondamentale per coloro che lavorano professionalmente e anche per chi scatta mosso solo da una passione genuina.

Quanto può essere utile l’utilizzo del social network per i fotoamatori e in generale per il mercato della fotografia?

Se usato adeguatamente e coscienziosamente, Instagram è il social ideale per chi vuole presentare agli occhi del mondo i propri scatti: permette, senza investimenti di denaro o grandi sacrifici economici, di creare una sorta di galleria d’arte virtuale sempre fruibile da tutti gli iscritti.
Investire in un progetto con intelligenza, spirito creativo e una precisa strategia iconografica regala una visibilità estremamente impattante e potente.
Per esempio, se pubblicassi una foto in questo istante, questa potrebbe essere vista nello stesso momento da un utente in Giappone e da un altro in Argentina, che possono interagire liberamente con il mio profilo e visitare la mia galleria completa in pochi minuti.
Utilizzare una metodologia e un’organizzazione ben definite può dare i frutti sperati e in alcuni casi Instagram può essere un trampolino per sbocciare professionalmente.

Foto tratta dall’account settimiobenedusi ©Settimio Benedusi
Foto tratta dall’account settimiobenedusi ©Settimio Benedusi

Con la diffusione inarrestabile delle immagini da parte di amatori e professionisti, c’è il rischio che crolli il livello qualitativo delle fotografie? E qual è la tua opinione riguardo ai filtri per modificare e truccare le immagini?

Di certo il lato positivo di Instagram è che utilizza un linguaggio unicamente iconografico.
Chi vuole comunicare qualcosa lo può fare solo ed esclusivamente attraverso la fotografia, e penso che il numero spropositato di immagini che vengono condivise quotidianamente non crei danno alcuno alla qualità: una buona fotografia è tale perché utilizza un certo codice espressivo e perché è capace di raccontare una storia riassumendo milioni parole in un solo scatto.
La responsabilità qualitativa sta tutta nelle mani dell’utente: un’immagine imbellettata artificialmente e priva di progettualità non ha valore, mentre un lavoro ben costruito e pensato con la giusta prospettiva può avere un seguito molto interessante.

Steve McCurry: amore/odio. Ecco le opinioni dei nostri lettori

di Alessandro Curti


Il risalto mediatico e social di Steve McCurry è ormai diventato incontrollabile e forse più grande di quanto ci si potesse aspettare. Le sue fotografie, piaccia o non piaccia, girano su tutto il web e il suo nome riecheggia un po’ dappertutto tra mostre, fiere, premi e iniziative legate al mondo delle immagini.

Nei giorni scorsi, è accaduto un fatto che ha scosso un po’ tutti i suoi fan e i suoi “detrattori“: è stata notata una manipolazione goffa e mal riuscita all’interno di una delle sue fotografie esposte all’interno della mostra a Venaria Reale, Torino.

Il fotografo americano si è assunto la responsabilità dell’accaduto, attribuendo l’errore al suo Studio che avrebbe modificato lo sfondo della foto mentre lui era in viaggio.

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La foto incriminata di Steve McCurry

Sulla pagina facebook de IL FOTOGRAFO si è scatenato un dibattito tra chi lo giustificava, chi lo condannava e chi invece isolava l’episodio a un semplice errore umano. Siamo andati a raccogliere le reazioni dei nostri lettori. Ecco le migliori:

Giovanni Macauda invita a non accanirsi contro McCurry per un solo errore:Berengo Gardin ha esposto, con arroganza nei suoi libri, molto peggio riguardo la postproduzione in allegato al fotogiornalismo. Concordi o discordi.
Crocifiggere un fotografo che ha fatto la storia del fotogiornalismo per UNA SOLA foto, io, lo trovo assurdo!
C’è Gente molto meno meritevole che ha conquistato aziende, ditte, giornali, titoli ecc senza sapere nemmeno cosa sia una reflex in mano e cosa sia la fotografia in generale (vedi terry r.) […]

Joe Serpe sviluppa una riflessione filosofica: Ho visto varie mostre di McCurry, tra cui anche quella “incriminata” di Venaria Reale. La presenza massiccia di elaborazioni in post produzione è evidente in ogni foto. Ma non vedo cosa ci sia di male. Rispondo con una delle più celebri poesie di Pessoa: “il poeta è un fingitore,/ finge così completamente/ che arriva a fingere che è dolore/ il dolore che davvero sente”.
La fotografia artistica serve a trasmettere emozioni, a veicolare messaggi, come tutte le arti. Non è un’operazione da questurino che deve registrare “la realtà così com’è”. Perché “la realtà così com’è” non la conosciamo. I colori sono un’invenzione del nostro cervello, non esistono. I nostri sensi ci ingannano continuamente, selezionano, alterano, reinventano la realtà per rendercela coerente e comprensibile. La “rispondenza alla realtà è una chimera”, la realtà fenomenica (l’unica che ci è dato di conoscere) è una sensazione, una reinterpretazione continua.
Perché pretendere “verità” dove ci sono solo sensazioni?”

Giovanni Loy attribuisce la colpa al cambiamento del modo di lavorare: Questo succede quando si lavora a catena industriale…..come in tutte le cose perdono di qualità e di attenzione!!”

Matteo Chinellato sceglie la via della sintesi: “si è svaccato da tempo”, così come fa Ernst Stavro Blaufeld: “Troppo chiacchierare, poco fotografare.”

Lorenza Trincanato invece ci è rimasta molto male: “per me è crollato un mito…..

Insomma, abbiamo trovato pareri di tutti i generi: il rapporto tra Steve McCurry e il suo pubblico continua a dividersi in due fazioni, tra chi lo adora e chi invece non lo sopporta più.

Abbiamo capito che indubbiamente possiede una capacità unica di fare discutere e dibattere, smuovendo così il mondo della fotografia da quello che a volte sembra essere un lungo sonno senza sogni.

 

 

 

N Photography 50 è social!

N Photography è social! Festeggiamo il traguardo del numero 50 insieme a voi: ecco i selezionati del mese dalla nostra pagina Facebook!

  • Maurizio Sparesato
  • Marco Bertazzoni
  • Luciano Bragaggia
  • Ivan Millunzi
  • Francesco Gilberti
  • Nunzia de Feo

Grazie a tutti e ci vediamo sul prossimo numero!

N Photography - 50 maggio 2016 (trascinato)

IL FOTOGRAFO è social!

IL FOTOGRAFO è social! Seguici su Facebook, carica le tue foto sulla nostra bacheca e potresti essere pubblcato sul prossimo numero cartaceo! Ecco i selezionati del numero 280:

Maurizio Feliciano, Paolo Bellisai, Francesca Agate, Bendetto Ferlito, Barbara Trevisan, Teresa Merendino, Salvatore Di Venuto, Michele Cirali, Daniele Pullara, Irene Fittipaldi, Fabrizio Romagnoli, Sebastiano Damiri, Massimiliano Capaccio, Ilaria di Giustili, Rosy Plano, Stefano Paletti, Francesco Barbasso, Rocco Caci.

Grazie a tutti e alla prossima!

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