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Photo Open Up – Festival Internazionale di Fotografia

Uliano Lucas Manifestazione studentesca a Milano, piazzale Accursio, 1970

Con la prima edizione di Photo Open Up, Festival Internazionale di Fotografia in programma dal 21 settembre al 27 ottobre prossimi, Padova entra nel circuito nazionale delle manifestazioni di fotografia.  Cinque settimane di grandi mostre, incontri con gli autori, letture di portfolio e workshop, oltre ad una nutrita serie di eventi e di altre mostre nel ricco Fuori Festival che si allarga ai quartieri della città. Ideato e prodotto da Comune di Padova, Assessorato alla Cultura e Arcadia Arte, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e la direzione artistica di Carlo Sala, critico d’arte, curatore e docente al Master in Photography dell’Università IUAV di Venezia, il Festival, che ha cadenza annuale, si rivolge sia al grande pubblico che al mondo degli appassionati e degli operatori della fotografia italiani e stranieri.

Photo Open Up, “Dialoghi e Conflitti”: le mostre

Photo Open Up è un Festival che propone mostre di altissimo livello qualitativo, nei più prestigiosi luoghi espositivi della città a partire dal Museo agli Eremitani. Basta pensare al fatto che saranno esposti lavori di Henri Cartier-Bresson, Diane Arbus, Robert Mapplethorpe, David LaChapelle, Gabriele Basilico solo per citarne alcuni, ma allo stesso tempo il Festival è attento anche ai fermenti della giovane fotografia italiana e coinvolge in modo significativo anche la realtà della fotografia del territorio. Il Festival ogni anno sceglie un tema che è scandagliato in tutti i suoi aspetti con il linguaggio della fotografia e dell’immagine contemporanea. Questa prima edizione è dedicata alla dicotomia “Dialoghi e Conflitti” visti nella loro accezione più ampia, dove questi si manifestano a livello globale ma anche entro le nostre città in rapporto alla nostra vita quotidiana, sospesa tra periferia e centro, tra i processi di inclusione o di esclusione e nella nostra capacità di essere comunità o di asserragliarci  dietro l’individualismo.  Photo Open Up lo fa con una serie di mostre di grande spessore; partendo da una selezione delle opere della collezione Mario Trevisan, una delle più importanti a livello europeo, abbiamo indagato il tema del “diverso” dall’Ottocento ai giorni nostri. Questa mostra, dal titolo “Io, l’altro e l’altrove” racconta con immagini dei più grandi maestri della fotografia dell’800 e del ‘900 il mutare della società attraverso la figura del ‘diverso’, dell’escluso e le vicende di coloro che non si sono arresi al conformismo. Una parte della mostra scorre invece le vicende di coloro che hanno scelto volontariamente di muoversi al di fuori delle convenzioni sociali: artisti attivisti, freaks, con autori del calibro di Mario Giacomelli, Nan Goldin, Helmut Newton, Man Ray, Sebastiao Salgado ed Edward Weston.
Una seconda mostra racconta l’Italia della seconda metà del ‘900 attraverso gli occhi dei fotoreporter dell’Agenzia Grazia Neri, che fino alla sua chiusura, nel 2009, è stata una delle principali agenzie fotogiornalistiche italiane ed europee. Con il titolo “Un paese di dialoghi e conflitti” esponiamo così per la prima volta un’ampia selezione dello straordinario patrimonio fotografico raccolto da Grazia Neri: una testimonianza delle contestazioni del ‘68 e degli anni di piombo, ma anche un racconto del lato più spensierato dell’Italia, attraverso i volti di intellettuali, divi del cinema e della televisione. La mostra è realizzata in collaborazione con il Museo di Fotografia Contemporanea di Milano-Cinisello Balsamo, che custodisce l’archivio analogico dell’Agenzia composto da oltre 800 mila immagini.
Una terza mostra, mette in dialogo l’opera di due maestri della fotografia italiana contemporanea, Gabriele Basilico, con la celebre serie “Milano. Ritratti di fabbriche 1978-1980”, anche questa tratta dalle collezioni fotografiche del Museo di Fotografia Contemporanea, e Paolo Mussat Sartor, con un eccezionale corpus di fotografie inedite del 1975 intitolato Industrial Sanctuaries. Le architetture industriali di Milano e Torino nelle immagini dei due autori sono inaspettatamente monumentali, prive della presenza umana e cariche di fascino. Ancora, con la mostra Argo compiamo una ricognizione sulla generazione di giovani autori italiani nati dagli anni Ottanta che hanno abbandonato i generi tradizionali della fotografia italiana per attuare una serie di ricerche sperimentali e ibride: dalla postfotografia a quella ‘espansa’ in relazione con lo spazio, dalla metafotografia a coloro che hanno voluto rinnovare la visione documentaria e paesaggistica.  In mostra venti tra gli autori più interessanti della fotografia italiana emergente. Ma naturalmente il Festival non finisce qui ci sono molte altre mostre e iniziative”.

Photo Open Up: la fotografia e la città

Photo Open Up dedica un importante spazio anche alla fotografia legata alla città: una mostra  ripropone a distanza di quasi 30 anni lo straordinario lavoro fotografico, realizzato a quattro mani dai fotografi padovani Giandomenico Tono e Moreno Segafredo, “Dietro il banco. Padova, luoghi di civiltà quotidiana” con il quale i due autori hanno documentato in modo rigoroso le botteghe padovane che in quegli anni iniziavano ad affrontare l’impari confronto con i centri commerciali che iniziavano allora a diffondersi
Di particolare importanza la collaborazione con la Veneranda Arca di S.Antonio che partecipa al Festival con una propria mostra dal titolo “Padova Sacra. Arte architettura, religiosità e devozione popolare nell’immagine fotografica, 1850-1931”  curata dal collezionista e studioso di storia della fotografia Giuseppe Vanzella, e coordinata da Alessandro Borgato, nella quale si ripercorre il volto della città dell’800 attraverso una straordinaria serie di immagini di vari autori dell’epoca provenienti da collezioni private e pubbliche, e tra queste anche quella della Biblioteca Civica di Padova. La mostra sarà visitabile nei nuovi spazi espositivi del Museo Antoniano alla Basilica del Santo
Un’ulteriore iniziativa coinvolge il mondo fotoamatoriale padovano nel quale operano numerosi interessanti autori.  Fotoclub Padova, Gruppo Fotografico Antenore, Kinima, Associazione Fantalica e Collettivo Stilema, si sono confrontati con lo stimolante tema del Festival proponendo una serie di interessanti lavori che saranno esposti nel circuito principale della manifestazione. Il dialogo con il territorio prosegue grazie alla collaborazione con il CUAMM, Medici con l’Africa una delle più importanti organizzazioni sanitarie non governative italiane che è  presente al festival con la mostra fotografica  “Crossing the river”.   Dedicata alla salute delle donne e dei bambini in Africa è stata realizzata in Uganda, Sierra Leone, Nigeria e Mozambico, dalla fotografa Valeria Scrilatti e dalla giornalista Emanuela Zuccalà in collaborazione con “Zona” per il CUAMM. Il CSV (Centro Servizi Volontariato) di Padova in occasione della Festa del Volontariato in calendario a fine settembre, presenta un proprio progetto fotografico dal titolo “Exit” realizzato da Alberto Garavello e Marco Ferrandi di SiAmoArcella che hanno ritratto gli ospiti del Centro Diurno di Salute Mentale di Padova. Un racconto dei percorsi di salute mentale che mantengono viva la speranza di “ri-uscire”
Ancora a ottobre sarà presentato, in occasione della “Notte dei senza dimora” iniziativa di Croce Rossa e Associazione “Noi sulla strada”, un lavoro fotografico in via di realizzazione in proprio in queste settimane in collaborazione con l’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Padova e l’organizzazione sociale “People of the street”.   Un progetto grazie al quale alcuni senza dimora della nostra città, sotto la guida delle fotografe  Mara Scampoli e Tamar Shemesh , realizzano in prima persona un racconto fotografico della loro condizione quotidiana. Le immagini prodotte saranno vendute all’asta in occasione della “Notte dei senza dimora” il prossimo 17 ottobre e il ricavato andrà agli autori che così potranno vedere riconosciuto il valore del loro lavoro fotografico. Da non dimenticare, infine la collaborazione con il gallerista padovano Carlo Silvestrin, da sempre attento al linguaggio della fotografia, grazie alla quale anche le vetrine di Galleria Samonà, in Via Roma ospiteranno  alcune interessanti opere fotografiche di Fausto Manara durante il periodo del festival, portando così la fotografia in una delle vie più importanti e frequentate della città

 

Si può seguire tutto il programma  di Photo Open Up,  con i suoi aggiornamenti,  al sito internet  www.photopenup.com
Photo Open Up – Festival Internazionale di Fotografia
Padova 21 settembre- 27 ottobre 2019

 

 

Arianna Rinaldo e le novità di Cortona On The Move

Dall’11 luglio al 29 settembre, torna nella splendida cittadina toscana Cortona On The Move, festival internazionale di fotografia, giunto alla nona edizione. Organizzato dall’associazione culturale ONTHEMOVE, con la direzione artistica di Arianna Rinaldo, il festival guarda con particolare interesse all’evoluzione del linguaggio fotografico, con l’obiettivo di offrire al pubblico spazi di riflessione e di confronto. Non solo belle immagini, dunque, ma storie che raccontino il mondo di oggi, come sottolinea Arianna Rinaldo, che ci guida alla scoperta delle iniziative e delle mostre in programma quest’anno.

Intervista a Arianna Rinaldo

Arianna, in ogni edizione è possibile individuare un filo rosso che lega le diverse mostre in programma: qual è quello di quest’anno? Ci segnali qualcuno tra gli autori presenti in questa edizione?
Mi piace che tu abbia usato l’espressione filo rosso piuttosto che tema. Cortona On The Move non è un festival tematico ma sicuramente ogni anno c’è un aspetto che lega e dà coerenza alle diverse proposte, che è sempre ispirato dall’attualità, da ciò che sta succedendo nel mondo, dalle parole chiave che emergono a livello globale. Quest’anno il filo rosso è il paesaggio nella sua relazione con l’essere umano. Quindi, da una parte le questioni ambientali ed ecologiche, ampliando anche la tematica del paesaggio ad altri tipi di relazioni con l’umanità: le tracce della storia dell’umanità nel paesaggio, le migrazioni, l’appartenenza, gli spostamenti nel territorio, il modo in cui noi stessi siamo influenzati dal luogo, dal paesaggio in cui viviamo. Nello specifico, una mostra che voglio mettere in evidenza, perché è stata creata ad hoc, è quella di Simon Norfolk, dal titolo abbastanza provocatorio, Crime Scenes, Scene del crimine. Simon Norfolk è conosciuto come fotografo di paesaggio, un paesaggio visto non in senso naturalistico ma come specchio dell’azione umana. Per la prima volta mi ha permesso di unire quattro suoi lavori, alcuni come stampe, alcuni come video, in cui si guarda al paesaggio toccando diverse tematiche, quella storica, quella ecologica, quella del tempo che passa. In generale, quello che mi interessa è che le mostre presenti al festival raccontino una storia, raccontino la storia del mondo in cui viviamo.

Tra i main sponsor del festival c’è anche Canon, che sarà Digital Imaging Partner. Ci racconti alcune tra le iniziative in programma quest’anno?
Sono tutte interessanti, a partire dal Premio Canon Giovani Fotografi, che abbiamo rilanciato lo scorso anno, e dalla Summer School. Vorrei però sottolineare ARENA – Video and Beyond, sezione del festival che vuole dare spazio a quei fotografi e film maker che, pur con una forte base fotografica, lavorano con più media e con linguaggi diversi, sempre con il fine di raccontare storie del mondo di oggi. ARENA, quest’anno alla sua seconda edizione, è curata da Liza Faktor e ospita otto autori.

Tra le iniziative di questa edizione del festival ce n’è una che, come direttrice artistica, hai voluto fortemente, che ti rende particolarmente orgogliosa?
C’è un tema, un discorso che quasi tutti gli anni abbiamo portato a Cortona e che mi sta molto a cuore ed è quello delle migrazioni. Negli anni passati abbiamo più volte parlato delle migrazioni verso l’Europa; quest’anno, per ampliare la tematica, ho voluto parlare delle migrazioni legate al Messico attraverso i lavori di due fotografe, una messicana e una americana. Da una parte abbiamo un approccio più fotogiornalistico, documentativo, che è quello di Ada Trillo con La Caravana, dall’altra un approccio concettuale, storico – quello di Lara Shipley – per vedere chi sono le persone che, nel tempo, sono passate attraverso questo confine, non solo migranti ma anche conquistadores, contrabbandieri, ecc.

Hai parlato spesso di storie…
Sì, l’idea del festival non è scegliere quindici fotografi e farli vedere, scegliere immagini che lascino a bocca aperta, ma scegliere immagini che facciano riflettere, che provochino, emozionino, facciano parlare. Raccontare le storie del mondo di oggi è la cosa più importante, perché poi ognuno le legge a proprio modo, le riceve a seconda della propria provenienza, della cultura e delle esperienze. Soprattutto la cosa importante è creare spazi di riflessione, di confronto: le conferenze, gli incontri che facciamo nelle giornate inaugurali del festival fanno sì che il pubblico possa sentirsi parte attiva, essere coinvolto.

L’intervista completa è su Photo Professional n. 116

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