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Fotoreporter accusato di aver simulato una serie di foto scaricato dalla propria agenzia

Un fotoreporter è accusato di aver simulato una serie di foto che mostrano l’ondata di violenza in Honduras.
Fstoppers ha pubblicato un rapporto che accusa il fotografo Italosvizzero Michele Crameri di aver messo in scena le immagini e di aver pubblicato gli scatti con delle didascalie false. Il rapporto si basa su prove e dichiarazioni fornite dalla persona che ha messo in contatto il fotografo con la banda durante i quattro viaggi fatti da Crameri tra il 2015 e il 2018.
Secondo le dichiarazioni, nel momento in cui sono state scattate le fotografie, Crameri stava scherzando con la banda e stava chiedendo loro di mostrare le tecniche di esecuzione. Le immagini così rubate sono state poi pubblicate dal fotografo con didascalie false e ingannevoli che affermavano di essere in presenza di una vera violenza.

Parallelo Zero, l’agenzia che rappresenta il fotografo, ha comunicato a PetaPixel la decisione di abbandonare Michele Crameri: “Parallelozero ha, dopo ulteriori indagini interne, deciso di interrompere il rapporto di lavoro con il fotografo Michele Crameri e di annullare il contratto per il film “Sicario”.
A Crameri è stata chiesta l’autenticità delle due immagini in questione e non è stato in grado di fornire prove convincenti per contrastare l’accusa di essere state effettivamente messe in scena e che le didascalie di accompagnamento non erano quindi completamente vere. Il fotografo, sin dall’inizio del suo rapporto con Parallelozero nel 2017, ci assicurò ripetutamente che tutte le foto erano autentiche e che aveva firmato un contratto in cui si assumeva la completa responsabilità dell’autenticità sia delle foto che delle didascalie. Parallelozero ha agito in buona fede e ritiene che sia una parte offesa in questa materia. Tuttavia, vorrebbe scusarsi con chiunque abbia sofferto in qualche modo a seguito della pubblicazione di queste immagini.

Crameri non ha ancora risposto alle  richieste di commenti riguardo a queste accuse, ma il progetto fotografico è stato tranquillamente rimosso dal suo sito personale nei giorni trascorsi da quando è scoppiata questa polemica.

Ecco le fotografie incriminate

Oliviero Toscani: “la fotografia sconfigge le fake news”

“La fotografia ha permesso di documentare la storia. Oggi finalmente c’è la consapevolezza delle fake news, anche se ci sono sempre state. Mi sarebbe piaciuto ci fosse una macchina fotografica a documentare le imprese di Garibaldi o a vedere Gesù mentre camminava sulle acque“. Parola di Oliviero Toscani che durante la conferenza stampa per la presentazione della seconda edizione del talent show Master of Photography 2017, come sua consuetudine, non ha certo risparmiato le caustiche frecciate. Il talent interamente incentrato sul mondo della fotografia andrà in onda su Sky Arte HD dal 25 maggio alle 21.15 in contemporanea in Italia, Gran Bretagna, Irlanda, Germania e Austria per otto settimane.

Oliviero torna anche in questa edizione in veste di giudice, insieme a Caroline Hunter, picture editor del Guardian Weekend Magazine, e Darcy Padilla, pluripremiata fotoreporter statunitense. In gara, per i 150 mila euro in palio, 12 concorrenti professionisti e debuttanti da sette Paesi dei quali tre italiani. Tra i “concorrenti” c’è anche un vincitore del World Press Photo. Intere temi delle divssanti e sicuramente stimolanti i temi delle puntate: la Sicilia, Amburgo, il ritratto di un divo, l’immagine erotica, gli atleti parolimpici, lo Street style, un viaggio nelle proprie origini e nelle comunità etniche.

“Oggi la fotografia è l’arte più importante, perché è la più attuale e accessibile, tutti abbiamo un cellulare in tasca e tutto può essere documentato – incalza Toscani. Ormai la censura è impossibile, non sono più gli altri a decidere quello che io devo vedere nel mondo e io voglio vedere tutto. È positiva quindi l’onnipresenza di fotografie sul web: è come nel mangiare il junk food ti fa apprezzare di più il cibo buono. Viva, quindi sotto questo aspetto i social network, che però quando sono una dipendenza, ti rincretiniscono, diventano una sorta di campo di concentramento intellettuale a cui tutti sono felici di appartenere”.

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