Tag archive

foto

Fausto Giaccone: il fotografo del Sessantotto

Italy / Rome / February 24th, 1968. Students protest against police in front of Philosophy Faculty at Sapienza University. In the middle of the crowd, the student on the right pointing against the police, is senator Cesare Salvi, former minister during the center-left government, led by Giuliano Amato and Massimo D'Alema. © Fausto Giaccone/Anzenberger

Fausto Giaccone è considerato un testimone di mezzo secolo di storia per le sue immagini rappresentative di un’epoca. Toscano di nascita, Fausto Giaccone cresce a Palermo e poi a Roma, dove si trasferisce nel 1965 per terminare gli studi di architettura. I movimenti, la voglia di cambiamento, l’effervescenza del Sessantotto spingono Giaccone a dedicarsi alla fotografia. Dopo le prime collaborazioni con riviste politiche italiane, il fotografo toscano inizia a viaggiare collaborando con realtà italiane e straniere di news e geografia creando anche documentari per la televisione. Ha partecipato a molte mostre personali e collettive. Tutto iniziò nel 1968 e arrivato ai suoi cinquant’anni di carriera Fausto Giaccone si racconta.

Fausto Giaccone si racconta

Tra le foto divenute simbolo di quel tempo e dei tuoi primi lavori ve ne sono alcune ricordate più di altre? “Sicuramente quelle scattate durante la battaglia di Valle Giulia. Queste immagini mi hanno segnato in tutti sensi, le considero come un timbro che ha siglato l’inizio vero e proprio della mia carriera, in un anno molto ricco di stimoli e di temi investigativi. Era il primo marzo del 1968 e da Piazza di Spagna si era formato un corteo con l’inten- zione di riprendere l’occupazione della facoltà di Architettura che era stata sgomberata ed era presidiata dalla polizia.[…] Non ero mai stato in mezzo a uno scontro e non ero neanche bene attrezzato, ma aiutandomi anche con un teleobiettivo avuto in prestito, riuscii a fare una serie di immagini interessanti. Alla fine la polizia trattenne tutti quelli che riusciva a bloccare e mi ritrovai allineato insieme ad altri studenti fermati in un’aula della facoltà, perchésprovvisto di tessera stampa. Mi avevano anche sequestrato le macchine fotografiche, ma i rullini li nascosi nelle tasche.[…]”

Cosa ha significato per te il Sessantotto dal punto di vista del lavoro? “Oggi posso constatare che a ogni anniversario decennale è stato pubblicato sempre qualcosa del mio lavoro su quel periodo. Mi sono accorto che quel momento storico è stato raccontato a livello nazio- nale soprattutto con le mie foto. Non riesco a spiegarne il motivo, eravamo in parecchi a seguire le manifestazioni del movimento degli studenti, ricordo a Roma Adriano Mordenti, Massimo Vergari e Vezio Sabatini, a Milano Uliano Lucas e Massimo Vitali. Certamente seguivo gli avvenimenti con un forte senso di partecipazione emotiva.[…] Mi rendevo conto, in quei mesi, che avevo un ruolo nel racconto della storia del mio Paese“.

Come sono stati i tuoi rapporti con l’editoria? “A Roma non c’erano testate commerciali tranne L’Espresso, e io lavoravo soprattutto per le riviste legate ai partiti di sinistra e ai sindacati, come Noi Donne, Rinascita, Vie Nuove, L’Astrolabio, Mondo Nuovo. Mi sono trasferito a Milano anche perché volevo confrontarmi e verificare personalmente il mio lavoro con le varie case editrici con le quali fino ad allora collaboravo a distanza.[…] In ogni caso dopo pochi anni nel capoluogo lombardo, in cui ho lavorato molto per Panorama, Epoca, Grazia, mi sono reso conto che la qualitàdel lavoro che avevo fatto a Roma di mia iniziativa soltanto seguendo i miei interessi, senza nessuna certezza e protezione non aveva niente a che fare con l’esperienza che stavo facendo e che avrei fatto a Milano. In un certo senso ci voleva l’esperienza milanese per farmi capire l’importanza della mia formazione da autodidatta romano. Certo, Milano mi ha dato una grande lezione di professionalità; ho imparato presto ad avere solo due giorni per fare un servizio, senza limiti di spese, ma con tempi ristrettissimi. Lavoravo a colori in diapositiva ed era difficilissimo esporre bene, soprattutto se di fretta, e in inverno. Ho imparato a usare i flash elettronici che portavo sempre dietro. È stata una grande scuola, soprattutto di tipo professionale. Capivo però che stavo tradendo la mia vocazione“.

Com’è configurato il tuo archivio?”Il mio archivio è composto di negativi bianco e nero e diapositive colore 35mm. Dal 2004 ho iniziato a lavorare su commissione in digitale ma i miei ultimi due libri, Macondo e Volti di Cavallino Treporti li ho realizzati tra il 2006 e il 2012 entrambi con negativo medio formato. Una buona parte dei negativi e delle diapositive è stata già scansio- nata. Il bianco e nero è rimasto protagonista fino agli anni Ottanta, poi si è cominciato a lavorare a colori, in diapositiva anche se non riuscivo a staccarmi dal bianco e nero e quindi scattavo in entrambi i modi. Trovo però che la cosa non funzioni. Si pensa, si vede, o a colori o in bianco e nero“.

 

Il polpo si scatta un selfie: l’incredibile foto

A Borghetto Santo Spirito un polpo con i tiene stretta tra i suoi tentacoli una action cam sembra quasi volersi scattare un selfie.

La fotografia è stata scattata da Antonio Billeci il quale ha voluto poi condividerla sulla pagina Facebook “Meravigliosa Liguria”.

Le regole della buona… composizione

Ecco le regole per una buona composizione fotograficaUna fotografia è un’immagine racchiusa in un rettangolo le cui dimensioni (di stampa) vanno generalmente dal 10×13 al 20×30; con un rapporto tra i lati di 3:4 oppure di 2:3 (le reflex). Dentro questo rettangolo ci può stare di tutto, ovviamente: dalle immagini del matrimonio a quelle di una cattedrale, dal reportage di guerra a un disastro ambientale. In tutti i casi, l’immagine comunica sempre qualcosa, ma per poter raggiungere efficacemente il suo scopo, foss’anche puramente estetico, si deve esprimere con precise modalità. Anche il più estroso dei fotografi ne deve tener conto. Come uno chef stellato si preoccupa non solo di cucinare le sue prelibatezze ai fornelli,  ma anche e soprattutto di presentarle ai clienti del suo ristorante nel modo più accattivante possibile, così un fotografo deve imparare le buone regole che sovrintendono all’arte fotografica. Un fotografo capace si distingue dal cosiddetto fotografo della domenica innanzitutto perché, fin dal primo colpo d’occhio sulla scena fotografica, sa esattamente qual è il risultato che vuole ottenere. E perché sa immaginare subito che cosa potrà ottenere. Si potrebbe dire che un professionista ha già la sua fotografia in tasca prima ancora di scattarla. Questa capacità è da riferire in particolare alla composizione fotografica, che in un’immagine in bianco e nero ha valore più che intrinseco, fondativo.

Le regole per un buona composizione

L’occhio della fotocamera, vale a dire ciò che vede l’obiettivo (e che noi traguardiamo nel mirino), non funziona come i nostri occhi, che riescono a includere un’ampia porzione di spazio. Gli obiettivi comprendono nel loro  raggio visuale solo una porzione di ciò che ci compare davanti. Quindi il fotografo è chiamato innanzitutto a selezionare quella parte di realtà che lo interessa maggiormente. Poi deve stabilire se nella realtà che ha selezionato vi sono elementi più interessanti, che vanno messi in evidenza (magari aprendo il diaframma e riducendo la profondità di campo) a scapito di altri cui assegnare solo una parte di contorno o di fondale. Insomma, nel momento in cui inquadra una scena, il fotografo è chiamato a scegliere una porzione del tutto, selezionando gli elementi essenziali al suo progetto fotografico. Una volta esclusi gli elementi meno interessanti  o ridondanti, il fotografo deve fare un altro step importante: interpretare con il suo punto di vista i soggetti che intende fotografare. Soggetti solo apparentemente scontati e banali possono avere potenzialità nascoste. Tutto dipende dalla prospettiva con cui li si osserva. E allora, usando una composizione asimmetrica delle masse e delle linee, una ripresa diagonale del soggetto, una focheggiatura che spezzi l’uniformità ed esalti la tridimensionalità dei piani, si possono ottenere letture originali di una situazione che a prima vita sembrava già vista e priva di interesse.

Le regole per un buona composizione: la regola dei terzi e la messa a fuoco

Ad aiutare il fotografo a ottenere una buona inquadratura, c’è la cosiddetta regola dei terzi. In che cosa consiste? Sostanzialmente nel dividere la scena che vogliamo fotografare in porzioni. Lo possiamo fare servendoci di un artificio: un reticolo mentale e visivo – fatto di due linee orizzontali e due verticali a formare 9 riquadri – per collocare con più ordine ed equilibrio i soggetti presenti. Di fatto, questo reticolo c’è già nei mirini di moltissime fotocamere. Ciò che è importante sapere è che saranno le quattro intersezioni delle linee, dette punti focali o punti di forza, a guidarci nella composizione. Proprio in quei punti, infatti, sarà più indicato piazzare i soggetti principali: evitando di collocarli al centro della foto si otterrà un’immagine più dinamica. Ma, come tutte le regole, anche questa può essere violata da un fotografo: a patto che la sua scelta si dimostri capace di migliorare davvero la composizione finale.
Anche la scelta attenta di tempi, diaframmi e ISO (l’indice di sensibilità alla luce di un sensore digitale o di una pellicola) può favorire una migliore composizione fotografica. Per spezzare l’uniformità e staticità di una scena può essere utile, infatti, mettere a fuoco solo un soggetto sfocando tutto il resto. Negli ultimi anni, la tecnica della sfocatura ha preso il nome di bokeh a partire dalla parola giapponese boke il cui significato comprende sia “sfocatura” che “confusione”. Questo neologismo inventato nel 1997, da Mike Johnston curatore della rivista americana Photo Techniques, in realtà non aggiunge nulla di nuovo a quanto già si sapeva sulla sfocatura dell’immagine. La cosa importante da sapere è un’altra: quando inquadrate non lasciatevi condizionare mai da un solo elemento, quello che vi sta più a cuore: bisogna sempre prestare attenzione al tutto affinché il particolare che vi preme venga perfetto (anche se quasi tutto poi verrà sfocato!). Cosa importante: provate a disabilitare l’autofocus sull’obbiettivo (pulsante da AF a AM) e provate almeno qualche volta il piacere di mettere a fuoco manualmente!

Estate 2019: quasi un vacanziere su due scatta foto per immortale i cibi che ha mangiato

Complice il caldo, la voglia di mettersi a tavola o dietro ai fornelli è sempre meno, ma la passione degli italiani per la cucina non accenna a diminuire. Secondo un recente studio uno su cinque, infatti, sceglie la vacanza in base al cibo, spendendo più della media europea per mangiare fuori casa, mentre quasi uno su due (49%) scatta foto per immortale i cibi che ha mangiato per inviarle a conoscenti o postarle sui social (fonte Coldiretti, giugno 2019). I piatti diventano sempre più spesso nuove opere d’arte e forme espressive per ricordare e condividere i bei momenti trascorsi in estate. Ma cosa si ha voglia di gustare maggiormente insieme, sia a tavola che virtualmente? Sicuramente cibi freschi, leggeri, spesso esotici, ma soprattutto colorati. Pensiamo alla frutta estiva, anche tropicale, dal mango alla papaya, sempre più spesso sulle tavole degli italiani, le insalate con fiori edibili e l’onnipresente avocado, i sempre più trendy poke bowls hawaiani, le cips croccanti di mela, gli snack a base di ceci, quinoa e kale che, insieme ai semi di loto, sono tra i cibi più trend del 2019 secondo l’appena conclusosi Summer Fancy Food Show di New York. Ma non mancano di certo, per una estate da gustare e fotografare, i freschissimi ghiaccioli come ad esempio, la variante al mojito, facile da fare anche in casa, o i gelati colorati – il più instagrammato è quello nero al carbone! -, fino ai superfood smoothies. E visto che il cibo si gusta anche con la vista, e che fotografarlo prima di consumarlo lo rende ancora più appetibile non solo a chi scatta, ma anche a chi li osserva (indagine del dipartimento di Food marketing della St. Joseph’s University di Philadelphia e della School of business administration dell’Università di San Diego), Samsung ha stilato, con la collaborazione del fotografo Neri Oddo i cinque consigli per fotografare al meglio il cibo dell’estate.

Samsung e il fotografo Neri Oddo ci svelano i cinque consigli per fotografare al meglio il cibo dell’estate

1 – In primis, la luce: deve essere solare e diretta. D’estate, infatti, la parola d’ordine è scattare all’aperto. Immaginiamo un’insalata multicolore o un arcobaleno di frutta, meglio se fotografati con il sole del mattino, mai troppo alto, o con quella del tardo pomeriggio, la cui luce è sempre molto suggestiva. La luce deve essere sempre un po’ laterale, mai quindi scattare in controluce. Il consiglio? Per fotografare piatti ricchi di dettagli, come un’insalata estiva dai diversi ingredienti freschi e naturali, magari decorata con semi e chips colorate, anche la luce solare indiretta del sole dà ottimi risultati, meglio se filtrata da una finestra laterale rispetto alla tavola.

2 – A seguire, l’inquadratura: è sempre importante cercare un giusto rapporto tra il soggetto fotografato e lo sfondo. Diamo quindi sforzo alla creatività: un bel gelato con il mare sullo sfondo, un cesto di frutta esotica con un giardino alle spalle… e la pioggia di like è servita!

3 – Usare la funzione messa a fuoco selettiva per immortalare i dettagli come, ad esempio una foglia di basilico fresco come ultimo tocco sopra una pasta fredda, o su una caprese per una “rifinitura tricolore”!

4 – Via larga ai contrasti cromatici, bellissimi nei piatti estivi. Rosso e giallo e verde, ad esempio sono un trio perfetto: pensiamo ad esempio a una insalata verde con gamberi rossi crudi e mango!

5- Infine, usare il grandangolo per … includere gli amici nella scena! Non c’è nulla di meglio di far vivere, anche attraverso i social, un momento conviviale di divertimento legato al cibo. Piatto in primo piano e dietro gli amici, rigorosamente vestiti con i colori dell’estate!

 

Underwater photographer of the year 2019: annunciati i vincitori

Turtle © Eduardo Cevedo

Annunciati i vincitori dell’Underwater photographer of the year 2019

Sono stati annunciati i vincitori dell’Underwater photographer of the year 2019: protagonisti degli scatti la biodiversità del mondo subacqueo e le minacce che lo stesso si trova ad affrontare come la plastica.  “La fotografia consiste nell’immortalare momenti. E questo è un istante indimenticabile”. Commenta il fotografo inglese Richard Barnden vincitore del titolo di Underwater photographer of the year 2019. A distinguersi tra oltre cinquemila foto scattare in 65 diversi paesi del mondo, lo scatto del branco di squali grigi che divorano un pesce pappagallo.
Il concorso dell’Underwater photographer of the year 2019 ci porta alla scoperta del mondo subacqueo e delle biodiversità presenti in esso, facendoci assaporare la magia di un mondo nascosto e inesplorato. Il fotografo spagnolo Eduardo Acevedo si è aggiudicato il titolo di Marine conservation photographer of the year con uno scatto che ritrae una tartaruga marina impigliata in una rete da pesca. Al terzo posto si posiziona lo scatto intitolato Silent killer del fotografo israeliano Noam Kortler che ritrae un cavalluccio marino intrappolato in un bicchiere di plastica.

 

Le foto al tramonto possono essere più suggestive con i nostri consigli

Le foto al tramonto sono le più suggestive

Le foto “wow”, quelle che lasciano sicuramente a bocca aperta chi le guarda, hanno un misto magico di atmosfera,forme e colori. Ma quando scattarle? Nessun momento è migliore del tramonto: l’illuminazione è molto direzionata, e permette di giocare con le ombre, con le forme. La luce, per via della sua dominante, è molto calda. Anche questo porta ad avere soggetti con un rilievo e una plasticità unici, senza eguali in altri momenti della giornata. Il soggetto preferito al crepuscolo è spessoproprio il sole che, pian piano, scompare dietro l’orizzonte. Magari si tuffa nel mare: una foto di sicuro effetto, soprattutto se si usa un potente teleobiettivo che, grazie all’effetto prospettico, ingigantisce la palla solare, che pare infuocata. In ogni caso, non dobbiamo aver fretta di andarcene, dopo il tramonto. A volte le sfumature, nei momenti immediatamente successivi al calar del sole, sono altrettanto d’effetto.

Le regolazioni

Sulla compatta:

  • Scegliere il programma specifico “Tramonto”, che poi è lo stesso dell’alba, visto che le condizioni di luce sono equiparabili. È una modalità molto simile a quella “paesaggio”, ma adattata per realizzare fotografie quando c’è scarsa illuminazione. Nei ritratti in controluce, con il sole che tramonta dietro il soggetto, attivare il flash in modalità “Lampo di schiarita”.

Sulla reflex:

  • Usare il D-Lighting attivo: riduce la perdita di dettagli nelle aree con alte luci e ombre.
  • Impostare l’esposizione a “priorità dei diaframmi”, per avere il controllo sulla profondità di campo.
  • Impostare la lettura esposimetrica a matrice su tutto il campo inquadrato, per ridurre l’importanza della forte luce del sole.
  • Azionare la sovraesposizione intenzionale di 1 EV quando si riprende con il sole in macchina. Altrimenti l’esposimetro viene ingannato e fornisce indicazioni errate che portano anche a forti sottoesposizioni.
  • Se si usa il flash accessorio per schiarire le ombre impostarlo nella modalità “TTL Fill Flash”. Esponendo per il cielo è possibile ottenere l’effetto silhouette, ovvero una sottoesposizione molto forte degli oggetti in controluce, che diventano sagome nere.

L’accessorio 

Per fotografare al tramonto serve un paraluce, perché l’illuminazione laterale porta alcuni raggi a “entrare nell’obiettivo”, provocando riflessi all’interno delle lenti che causano il cosiddetto “flare”: un deciso decadimento dell’incisione dell’immagine. Il paraluce elimina anche quei dischetti di luce sovrapposti all’immagine con la forma del foro del diaframma, chiamati “fantasmi”.

I consigli

  • Per avere il sole molto grande è necessario usare una potente focale tele. Almeno 200mm, meglio se più lunga.
  • Per un ritratto sulla spiaggia della vacanza scegliere sempre l’ora del tramonto. In modo particolare i minuti che precedono la scomparsa del sole e quelli immediatamente successivi. Si hanno sfumature di luce come in nessun altro momento della giornata.
  • Il tramonto è l’unico momento della giornata in cui si può fotografare con il sole che illumina direttamente il soggetto. Il momento adatto è quando lo stesso soggetto può guardare l’astro senza socchiudere gli occhi.

Un miliardario cinese muore per colpa di una fotografia

Miliardario cinese muore a causa di una fotografia

Wang Jian, uno degli uomini più ricchi al mondo, è morto saltando su un parapetto per farsi fotografare con il panorama del Luberon alle spalle.  A causa dello slancio, Wang, che si trovava in vacanza nel villaggio di Bonnieux, non è riuscito a frenare la sua corsa, precipitando nel vuoto da una altezza di quindici metri.
Secondo gli amici che si trovavano con lui al momento dell’incidente Wang Jian si era messo in posa davanti una chiesa a strapiombo e dietro di lui, a protezione dei turisti, solo un muretto alto poco più di un metro; Il miliardario si è però sporto troppo e ha quindi perso l’equilibrio cadendo per quindici metri.

Dopo l’incidente è stata aperta un’inchiesta: il miliardario lascia il gruppo HNA, da lui fondato negli anni novanta; il gruppo, tra l’altro, si trova sotto osservazione da parte del governo di Pechino a causa dei troppi investimenti effettuati all’estero  che hanno provocato per il conglomerato un preoccupante indebitamento. Wang  Jian, specializzato nell’aviazione civile all’Università di Cina, aveva fondato la compagnia aerea regionale Hainan Airlines.
HNA si è poi sviluppato nel turismo e nella logistica,  diventando nel 2017 il primo azionista della banca tedesca Deutsche Bank, con il 9,9% del capitale, davanti alla famiglia dell’Emirato del Qatar.

Immagine in evidenza via www.wsj.com

Al Brescia PhotoFestival una guida d’eccezione: Ferdinando Scianna

Il grande fotografo Magnum Ferdinando Scianna al Brescia Photo Festival 

Brescia Photo Festival anima l’estate in città con una serie di appuntamenti imperdibili per tutti gli appassionati di fotografia: giovedì 28 giugno doppio appuntamento con il grande fotografo Magnum Ferdinando Scianna, a cui è dedicata la personale del festival di quest’anno, l’evento espositivo “Cose” (a cura di Luigi di Corato), visitabile fino al 2 settembre al Museo Santa Giulia. 

Brescia Photo Festival: il programma

Alle 18, presso l’Auditorium del Museo Santa GiuliaFerdinando Scianna converserà con l’editore Roberto Koch in occasione della presentazione del catalogo dedicato alla mostra, un prezioso volume fotografico edito da Contrasto Books. Il titolo della mostra – e della pubblicazione – è “Cose”. Un doppio percorso dove le immagini di una “collezione ideale”, composta da ottanta scatti di “oggetti trovati” dall’autore, dialogano con dieci oggetti reali, acquistati da Scianna nel corso dei suoi innumerevoli viaggi. Un giro del mondo in ottanta immagini e dieci “cose”, dalle cere votive di Polsi agli Ekeki boliviani, dalle terrecotte di Ocumichu alle anime del Purgatorio della tradizione napoletana, dai toreri madrileni, rigorosamente “in bronce”, ai cavallini siciliani. L’affascinante itinerario tra le “Cose” di Scianna è raccontato passo dopo passo, con grande cura editoriale nel volume pubblicato da Contrasto Books. 

A seguire, alle ore 19,30 sarà proprio Ferdinando Scianna a condurre il pubblico tra le immagini della propria mostra, con una visita guidata speciale e irripetibile. Ripercorrendo situazioni, luoghi, emozioni che hanno portato alle immagini e alla raccolta degli oggetti esposti in mostra, Scianna sarà una guida d’eccezione e condividerà con i visitatori le esperienze legate all’evento espositivo “Cose”. La prenotazione è obbligatoria presso il CUP 030/2977833-834. Biglietto: ridotto 4.00 €. Gratuito per possessori Abbonamento Musei).

BRESCIA PHOTO FESTIVAL

FERDINANDO SCIANNA. COSE

PERCORSI PARALLELI. COLLEZIONE MARIO TREVISAN

Museo Santa Giulia

ORARI DI APERTURA

da martedì a domenica dalle 10:30 – 19:00

giovedì dalle 10:30 alle 22:00

http://bresciaphotofestival.it/

Alexander Rodchenko: "Revolution in photography"

Alexander Rodchenko:  in mostra “Revolution in photography”

Se si desidera insegnare all’occhio umano a vedere in una nuova maniera, è necessario mostrargli gli oggetti quotidiani e familiari da prospettive ed angolazioni totalmente inediti e in situazioni inaspettate.

Si è inaugurata  lunedì 18 giugno alle 18,30 presso il Real Albergo dei Poveri, a Palermo la mostra “Alexander Rodchenko. Revolution in Photography”.
L’esposizione è promossa dall’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’identità siciliana, coprodotta da Civita e da Bridge Consulting, curata dalla State-Financed Institution of Culture and Education of the City of Moscow e da Multimedia Complex of ActualArts, e “abiterà” le sale dell’Albergo dei Poveri adiacenti agli spazi occupati dalla mostra sul reporter Robert Capa, costruendo così un vero e proprio polo dedicato alla fotografia, da visitare anche con un biglietto unico.

Alexander Rodchenko, il padre della fotografia sovietica

Grazie al lavoro di curatela della direttrice del Museo di Arti visive di Mosca, Olga Sviblova e al contributo organizzativo della direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Mosca, Olga Strada, verranno esposte una selezione di oltre 150 fotografie del grande fotografo russo, dai negativi originali degli anni Venti e Trenta.
Le fotografie di Alexander Rodchenko, considerato “il padre della fotografia sovietica”, raccontano di un artista, padre di un cambiamento radicale del modo di concepire la natura della fotografia e il ruolo del fotografo: anziché mero riflesso della realtà, la fotografia diviene anche uno strumento per la rappresentazione visiva di costruzioni intellettuali dinamiche.
Nella sua opera fotografica la composizione si coniuga con un approccio documentario autentico e con la capacità di cogliere istantaneamente le sensazioni dell’uomo moderno; il “Metodo Rodchenko” gioca con composizioni in diagonale, prospettive scorciate, punti di ripresa insoliti dal basso verso l’alto e viceversa. 

ALEXANDER RODCHENKO

Revolution in photography

Palermo, Real Albergo dei Poveri

19 giugno – 23 settembre 2018

Info e prenotazioni: 091 7657621

www.mostrarodchenko.it

La foto scattata da Steve McCurry a Ibla vale 137mila like

Steve McCurry e la foto di Ibla su Instagram che conquista 137mila like

Il celebre fotografo statunitense, famoso per aver donato al mondo la foto della “Ragazza Afgana” con gli occhi di ghiaccio, ha pubblicato ieri sul suo profilo social Instagram uno scatto che riprende un angolo di Ragusa, il quartiere Ibla.

Ebbene la foto, che potrebbe essere considerata un omaggio del fotografo alla bellissima cittadina siciliana, ha raggiunto in brevissimo tempo i 137mila like, un vero record!

La foto, realizzata nel 2007 è stata resa pubblica solo nella giornata di ieri e ha immediatamente attirato l’attenzione di tutto il Mondo:  lo scatto ritrae un uomo seduto in una panchina mentre legge.

Un regalo del fotografo di fama mondiale alla cittadina siciliana.


Foto in evidenza via https://www.flickr.com/photos/jramspott/5824371040

Tutela della privacy: le foto di classe ora si fanno di schiena

Le foto di classe ora si fanno di schiena per tutelare la privacy

In Friuli Venezia Giulia e precisamente nel paese di Grado, la dirigente scolastica di una scuola elementare ha deciso che la foto ricordo degli alunni andasse fatto con i bambini girati di schiena, a tutela della privacy.
E difatti, la dirigente scolastica non avrebbe ritenuto sufficiente la liberatoria firmata a inizio anno da ciascuna famiglia con la quale si autorizza a riprendere i minori all’interno dell’Istituto scolastico, ma avrebbe richiesto ulteriori deleghe in assenza delle quali non ha autorizzato la foto di classe.

Il motivo di questa rivoluzione fotografica che rompe con tradizioni quasi secolari va ricercato nel fatto che secondo la preside dell’Istituto, la tutela della privacy riveste un ruolo giuridico superiore rispetto ad avere un ricordo dell’anno scolastico, tramite, appunto, la fotografia. 

Secondo Igor Giacomini, dirigente dell’Ufficio scolastico regionale, però “Le foto di fine anno scolastico sono uno dei più bei ricordi della vita, non capisco perché volerli cancellare. E poi non costano, non sono reato, non violano le norme, mi pare che su questo tema si stia facendo una polemica sterile”.

0 0,00
Go to Top