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Fausto Giaccone: il fotografo del Sessantotto

Italy / Rome / February 24th, 1968. Students protest against police in front of Philosophy Faculty at Sapienza University. In the middle of the crowd, the student on the right pointing against the police, is senator Cesare Salvi, former minister during the center-left government, led by Giuliano Amato and Massimo D'Alema. © Fausto Giaccone/Anzenberger

Fausto Giaccone è considerato un testimone di mezzo secolo di storia per le sue immagini rappresentative di un’epoca. Toscano di nascita, Fausto Giaccone cresce a Palermo e poi a Roma, dove si trasferisce nel 1965 per terminare gli studi di architettura. I movimenti, la voglia di cambiamento, l’effervescenza del Sessantotto spingono Giaccone a dedicarsi alla fotografia. Dopo le prime collaborazioni con riviste politiche italiane, il fotografo toscano inizia a viaggiare collaborando con realtà italiane e straniere di news e geografia creando anche documentari per la televisione. Ha partecipato a molte mostre personali e collettive. Tutto iniziò nel 1968 e arrivato ai suoi cinquant’anni di carriera Fausto Giaccone si racconta.

Fausto Giaccone si racconta

Tra le foto divenute simbolo di quel tempo e dei tuoi primi lavori ve ne sono alcune ricordate più di altre? “Sicuramente quelle scattate durante la battaglia di Valle Giulia. Queste immagini mi hanno segnato in tutti sensi, le considero come un timbro che ha siglato l’inizio vero e proprio della mia carriera, in un anno molto ricco di stimoli e di temi investigativi. Era il primo marzo del 1968 e da Piazza di Spagna si era formato un corteo con l’inten- zione di riprendere l’occupazione della facoltà di Architettura che era stata sgomberata ed era presidiata dalla polizia.[…] Non ero mai stato in mezzo a uno scontro e non ero neanche bene attrezzato, ma aiutandomi anche con un teleobiettivo avuto in prestito, riuscii a fare una serie di immagini interessanti. Alla fine la polizia trattenne tutti quelli che riusciva a bloccare e mi ritrovai allineato insieme ad altri studenti fermati in un’aula della facoltà, perchésprovvisto di tessera stampa. Mi avevano anche sequestrato le macchine fotografiche, ma i rullini li nascosi nelle tasche.[…]”

Cosa ha significato per te il Sessantotto dal punto di vista del lavoro? “Oggi posso constatare che a ogni anniversario decennale è stato pubblicato sempre qualcosa del mio lavoro su quel periodo. Mi sono accorto che quel momento storico è stato raccontato a livello nazio- nale soprattutto con le mie foto. Non riesco a spiegarne il motivo, eravamo in parecchi a seguire le manifestazioni del movimento degli studenti, ricordo a Roma Adriano Mordenti, Massimo Vergari e Vezio Sabatini, a Milano Uliano Lucas e Massimo Vitali. Certamente seguivo gli avvenimenti con un forte senso di partecipazione emotiva.[…] Mi rendevo conto, in quei mesi, che avevo un ruolo nel racconto della storia del mio Paese“.

Come sono stati i tuoi rapporti con l’editoria? “A Roma non c’erano testate commerciali tranne L’Espresso, e io lavoravo soprattutto per le riviste legate ai partiti di sinistra e ai sindacati, come Noi Donne, Rinascita, Vie Nuove, L’Astrolabio, Mondo Nuovo. Mi sono trasferito a Milano anche perché volevo confrontarmi e verificare personalmente il mio lavoro con le varie case editrici con le quali fino ad allora collaboravo a distanza.[…] In ogni caso dopo pochi anni nel capoluogo lombardo, in cui ho lavorato molto per Panorama, Epoca, Grazia, mi sono reso conto che la qualitàdel lavoro che avevo fatto a Roma di mia iniziativa soltanto seguendo i miei interessi, senza nessuna certezza e protezione non aveva niente a che fare con l’esperienza che stavo facendo e che avrei fatto a Milano. In un certo senso ci voleva l’esperienza milanese per farmi capire l’importanza della mia formazione da autodidatta romano. Certo, Milano mi ha dato una grande lezione di professionalità; ho imparato presto ad avere solo due giorni per fare un servizio, senza limiti di spese, ma con tempi ristrettissimi. Lavoravo a colori in diapositiva ed era difficilissimo esporre bene, soprattutto se di fretta, e in inverno. Ho imparato a usare i flash elettronici che portavo sempre dietro. È stata una grande scuola, soprattutto di tipo professionale. Capivo però che stavo tradendo la mia vocazione“.

Com’è configurato il tuo archivio?”Il mio archivio è composto di negativi bianco e nero e diapositive colore 35mm. Dal 2004 ho iniziato a lavorare su commissione in digitale ma i miei ultimi due libri, Macondo e Volti di Cavallino Treporti li ho realizzati tra il 2006 e il 2012 entrambi con negativo medio formato. Una buona parte dei negativi e delle diapositive è stata già scansio- nata. Il bianco e nero è rimasto protagonista fino agli anni Ottanta, poi si è cominciato a lavorare a colori, in diapositiva anche se non riuscivo a staccarmi dal bianco e nero e quindi scattavo in entrambi i modi. Trovo però che la cosa non funzioni. Si pensa, si vede, o a colori o in bianco e nero“.

 

Fotografo, gestisci il tuo ego se vuoi crescere come artista!

I fotografi si sa, hanno un grande ego. In generale tutti gli artisti sono noti per il loro ego smisurato.

I fotografi hanno un grande ego

Ci siamo chiesti: avere un ego è per forza una caratteristica negativa? In questo video, Sean Tucker parla di cosa significa in realtà avere un ego e come può essere essenziale per noi come artisti. Parla dei suoi lati positivi e negativi e di quanto sia importante trovare un equilibrio tra loro. Quando si parla di ego,  si intende una connotazione negativa nel linguaggio comune.
Tuttavia avere un ego non è in realtà un tratto negativo; non si tratta né di una buona né di una cattiva cosa, è entrambe le cose e a noi artisti spetta il compito di trovare un equilibrio tra questi due poli.
Avere un ego sano significa creare qualcosa per se stesso: pensare a un tipo di arte e vederla realizzata. Questo significa avere un ego; l’ego sano da una giusta concentrazione perché si smette di cercare soddisfare i gusti di tutti e si inizia a pensare ai propri gusti.
Solo quando si raggiungerà questo livello, si verrà apprezzati dal pubblico.

L’incontro e il workshop dedicati a: Fotografare l’architettura di Carlo Mollino

Pino Musi organizza un incontro e un workshop dedicati a Fotografare l’architettura di Carlo Mollino

I primi giorni di Marzo a Torino, Pino Musi terrà un incontro e un workshop di due giorni per ripercorrere e comprendere la fotografia di Carlo Mollino.

L’incontro

Giovedì 1 marzo, alle ore 19.00 a CAMERA Pino Musi, che da anni studia e interpreta le opere di Carlo Mollino, spiegherà e scandaglierà le pagine del suo ampio lavoro “Lo sguardo del demiurgo” che è stato esposto a Paris Photo nel 2007 e della sua recente campagna di rilettura fotografica delle architetture molliniane.

Quando: 1 marzo 2018 – ore 19.00
Dove: CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
Indirizzo: Via delle Rosine, 18 – Torino

Ingresso: A pagamento
Prenotazioni: prenotazioni@camera.to

 

Il Workshop

Musi guiderà i partecipanti al workshop ad approfondire una visione non convenzionale dell’architettura, attraverso lo studio dei materiali e le riprese fotografiche sul campo al Teatro Regio.

Un edificio come il Teatro Regio, il principale teatro di Torino, si distingue come uno straordinario capolavoro, nonostante sia ancora poco conosciuto e contiene una serie di elementi da scoprire, un contraddittorio affascinante da decifrare. In molti interni vi sono specchi che amplificano gli spazi, creando un impenetrabile ologramma illusorio. L’intero corpo delle architetture di montagna gioca con la tradizione in chiave moderna ed è un capitolo fondamentale del lavoro del grande architetto torinese. Lo stesso scenario di interni che serviva come sfondo o come protagonista per le sue fotografie, è spazio visualmente da scandagliare ed analizzare con attenzione. Mollino, artista trasversale, a tratti visionario, ha agito con gli strumenti versatili che la sua cultura variegata gli ha offerto. Questa la sua forza, con modalità che sfuggivano agli atteggiamenti dell’epoca rispetto all’architettura e alle arti in generale.

Il workshop, attivato con un numero minimo di 6 partecipanti, èin collaborazione con il Teatro Regio di Torino. I partecipanti dovranno portare con sé la propria macchina fotografica, un numero adeguato di schede di memoria SD e un computer portatile.

 

Orari workshop
3 e 4 marzo ore 10.00 – 18.00
Registrazione partecipanti sabato 3 marzo ore 9.30 presso CAMERA in via delle Rosine 18, Torino.

Costo: 290 €
Per informazioni e iscrizioni: didattica@camera.to | 011 0881150

 

 

Canon: cinque consigli per scattare

Alcuni consigli da Canon per realizzare fantastici scatti!

Catturate divertimento ed energia, esprimendo la vostra creatività. Ecco cinque consigli che vi aiuteranno nelle vostre avventure.

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