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Bianco e nero 2.0

Ammettiamolo: i film “di una volta” emanano ancora oggi un grande fascino. Ci sono classici meravigliosi che non ci stancheremo mai di rivedere, con trame avvincenti che ci tengono legati alla poltrona fino all’apparizione dell’immancabile “Fine”. In parte, l’appeal che queste pellicole esercitano sullo spettatore moderno (nonostante i suoi occhi siano abituati ad assistere a vere “esplosioni” di colore ogniqualvolta fissino uno schermo) lo si deve all’uso magistrale del bianco e nero – tanto che capita di pensare ai primi decenni del secolo scorso come a un mondo anch’esso in bianco e nero, al di fuori della finzione. Forse più che in fotografia, l’utilizzo del bianco e nero nel cinema dal Dopoguerra in poi è andato assottigliandosi, accompagnando pochissimi blockbuster (vengono subito in mente capolavori come Manhattan, Toro scatenato, Schindler’s List, The Artist – quest’ultimo tra l’altro sfacciato omaggio proprio ai film dell’epoca d’oro di Hollywood) e più di frequente titoli definibili “di nicchia” che spesso per la loro eccezionale qualità artistica riescono a uscire dal circuito delle sale d’essai per conquistare le grandi platee. È il caso ad esempio di due candidati al premio Oscar 2019 come miglior film straniero: Cold War del polacco Paweł Pawlikowski (già Premio Oscar 2015 con Ida, anch’esso in B/N) e Roma del messicano Alfonso Cuaron (vincitore 2019). Vi consigliamo di recuperarli (Roma è su Netflix) e gustarveli fotogramma dopo fotogramma, quasi fossero singoli scatti di un grande album fotografico: esempi attualissimi di un utilizzo del bianco e nero davvero senza tempo.

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Immagine in evidenza via MondoFox

Il bianco e nero nelle foto paesaggistiche

Sono moltissimi i fotografi che, per realizzare splendide foto di paesaggi, ricorrono al bianco e nero, tecnica da sempre considerata dai professionisti come un’opportunità incredibile per creare immagini di forte impatto e l’avvento del digitale ha solo amplificato queste possibilità. Il bello di un paesaggio in bianco e nero sta, in parte, nel ruolo giocato dalla combinazione di luce e condizioni meteo, che può fare del territorio che abbiamo di fronte un soggetto ideale per questo genere di ripresa. C’è da aggiungere che, a differenza del tradizionale paesaggio a colori, in cui si tende a scattare all’alba o al tramonto per beneficiare delle note “ore blu” e “ore d’oro”, il bianco e nero consente di ottenere eccellenti risultati in molti altri momenti della giornata, e persino con la pioggia, che è una condizione estremamente difficile quando si fotografa a colori. Tutte queste considerazioni non significano affatto che la luce e le condizioni meteo non siano importanti nel caso di uno shooting in bianco e nero, ma che è possibile ampliare il proprio raggio d’azione, scattando anche in condizioni che non sarebbero ideali per una foto a colori. Naturalmente, le prime e le ultime ore della giornata non sono precluse al bianco e nero, che beneficia in questo caso del sole basso e dell’allungarsi delle ombre.

L’utilizzo del bianco e nero nei paesaggi: spazio alle emozioni

Esistono due condizioni meteo perfette per creare un paesaggio in bianco e nero. La prima è quella con sole splendente, cielo azzurro e, idealmente, qualche nuvola. Questo tipo di scenario crea immagini molto sature e ad alto contrasto; i colori ricchi che si ottengono possono essere tradotti, durante la conversione in bianco e nero, in ulteriore aumento selettivo di contrasto. La seconda condizione meteo ideale è quella con cielo tempestoso. Non tutti i fenomeni di copertura atmosferica sono adatti, perché anche nelle nuvole devono potersi trovare dettagli e contrasto, ma certamente è possibile scattare ottimi bianco e nero anche quando un’immagine a colori risulterebbe poco interessante. In queste condizioni, tipicamente servirà aumentare un po’ il contrasto in post-produzione e magari utilizzare Scherma e Brucia per enfatizzare i particolari più interessanti

L’utilizzo del bianco e nero nei paesaggi: minimalismo

Oltre che per catturare panorami, il bianco e nero è perfetto anche per immagini minimaliste. Questo genere di scatti richiede un forte punto di interesse all’interno della scena, che possa essere esaltato dall’esclusione di altri elementi circostanti. Solitamente si ottengono i migliori risultati passando dal grandangolare al teleobiettivo. In generale, una volta individuato il soggetto adatto, possiamo amplificare l’effetto di “isolamento” dello stesso con lunghissimi tempi di posa (15- 30 secondi) per sfocare il cielo, l’acqua o il fogliame in movimento sullo sfondo. Per utilizzare tempi tanto lunghi è consigliabile scattare all’alba (o prima) e al tramonto (o dopo); in caso di scatti diurni, per arrivare a simili tempi dovremo utilizzare un filtro ND molto denso, dai 5 ai 10 stop. Passando dal “generale” della vista panoramica al “particolare” del piccolo dettaglio in essa contenuto (per esempio una foglia, un ramo o una pietra) potremo scoprire forme e trame molto interessanti, con cui creare splendide immagini. Intorno ai nostri piedi, nella sabbia, tra l’erba o le foglie, si nascondono infinite possibilità di scatto, che solitamente trascuriamo per concentrarci sulla più ampia vista panoramica. Troviamole e scopriremo un tesoro.

L’avventura del bianco e nero: da necessità a virtù

La postazione del lustrascarpe, Sud-Est degli U.S.A., 1936, Walker Evans. FSA/OWI/Library of Congress
La postazione del lustrascarpe, Sud-Est degli U.S.A., 1936, Walker Evans. FSA/OWI/Library of Congress

L’avventura del bianco e nero

Quando la fotografia viene scoperta – o inventata – il mondo diventa improvvisamente in bianco e nero. Una necessità e un limite che, con l’avvento del colore, si trasforma in una scelta consapevole e virtuosa.
Un battito di ciglia durato otto ore. Tanto impiega Joseph Nicéphore Niépce nel 1826 per realizzare la prima fotografia della storia: una vista sui tetti a Le Gras, in Borgogna, ottenuta cospargendo una lastra di stagno con bitume di Giudea ed esponendola alla luce del sole dalla finestra del suo studio. Neanche a dirlo, si tratta di un’immagine approssimativa e labile in bianco e nero. Dopo diversi tentativi per  perfezionare le tecniche di Niépce, Louis Daguerre mette a punto un procedimento di ripresa più rapido e in grado di restituire soggetti più dettagliati, la dagherrotipia, presentata al pubblico nel 1839. In seguito, vengono introdotte nuove tecniche al collodio umido e all’albumina con cui nel 1855 Roger Fenton riprende le prime immagini di guerra della storia al seguito dell’esercito britannico in Crimea. Intanto, i pittori avvertono la minaccia dell’invenzione meravigliosa per i loro affari e, per scoraggiare i clienti affascinati dall’idea di farsi ritrarre con il nuovo strumento, accusano la fotografia di scarsa artisticità poiché generata da un processo tecnico. Salvo utilizzarla in privato, benché ancora monocromatica, per riprendere scorci e vedute da riprodurre su tela, nel chiuso dei loro atelier. Anche la fotografia, dal canto suo, verso la fine dell’Ottocento, cerca di avvicinarsi allo stile e al linguaggio dei dipinti, imitandone le atmosfere sognanti in languidi ritratti e paesaggi sfocati come quelli dei pittorialisti Julia Margaret Cameron, Eugène Durieu e l’italiano Guido Rey. Ma la vera rivoluzione tecnologica, oltre che culturale, arriva nel 1925 con la Leica I, piccola e leggera fotocamera 35mm funzionante con rulli di pellicola preforata. Un’invenzione che darà forte impulso al reportage e farà la fortuna di riviste come «Time» e «Life», sempre più ricche di immagini, perlopiù in bianco e nero. I costi della stampa a colori sono ancora troppo alti fino alla metà del secolo scorso. La crescente richiesta di conoscere i fatti del mondo porta, nel 1947,  alla nascita dell’agenzia fotogiornalistica Magnum Photos. Nel frattempo, oltreoceano il presidente Roosevelt istituisce nel 1937 la Farm Security Administration per documentare le condizioni di vita nelle campagne e nelle città degli Stati Uniti dopo la Grande Depressione e ingaggiando alcuni fotografi tra cui Walker Evans, Gordon Parks e Dorothea Lange. Tutto questo mentre in Europa soffia un vento diverso: quello dell’immagine à la sauvette, dell’istantanea colta al volo, magari di nascosto, così coniata da Henri Cartier-Bresson. Naturalmente, poeticamente, in bianco e nero.

L’avventura del bianco e nero: lo scenario italiano

L’inizio del percorso visivo è segnato dalla scena amatoriale che ha avuto un grande seguito nel Secondo Dopoguerra, intorno a due principali orientamenti iniziali: quello della fotografia dai toni alti, intesa come “pura arte”, sostenuta da Giuseppe Cavalli e dal gruppo “La Bussola”, e quello di Paolo Monti, fondatore del Circolo “La Gondola”, fedele a un linguaggio rigoroso sotto l’aspetto tecnico e formale e all’idea del documento come prova del reale. Un corposo filone dei maestri italiani del bianco e nero accoglie i grandi del fotogiornalismo, eredi del pioniere di questo genere in Italia, Adolfo Porry-Pastorel, arguto reporter e irriverente paparazzo ante litteram attivo dai primi del Novecento e per tutto il Ventennio. Dal Secondo dopoguerra c’è spazio per tutti: cronisti della ricostruzione e reporter militanti, paparazzi e ritrattisti, fotografi di moda, sperimentatori e concettuali, antropologi e paesaggisti, fan della pellicola e dei sensori digitali. Per tutti loro il bianco e nero non è solo una scelta dettata dai tempi o da ragioni pratiche, né un vezzo estetico. È, invece, un modo deliberato di entrare in relazione con la realtà e con il visibile per coglierne i significati meno espliciti. Un linguaggio che toglie in superficie per restituire in profondità, riducendo i soggetti alle loro forme essenziali e rinunciando alla prosa fin troppo prevedibile del colore.

Immagine in evidenza

La postazione del lustrascarpe, Sud-Est degli U.S.A., 1936, Walker Evans. FSA/OWI/Library of Congress

Helmut Newton e la rivoluzione della fotografia

Helmut Newton

Interessato alla fotografia sin da bambino, nel 1936 era già un fotografo professionista. Nel 1938, a seguito delle leggi razziali, lasciò la Germania e, dopo essersi imbarcato a Trieste sul Conte Rosso, si fermò a Singapore. Allo scoppio della II guerra mondiale fu deportato dalle autorità britanniche in Australia. Visse in Australia, di cui diventò cittadino nel 1945, in Europa e negli USA. Autore tra i più conosciuti, rivoluzionò la fotografia di moda che con lui, per la prima volta, fu accolta tra la fotografia d’autore ed esposta in gallerie d’arte. Morì per un incidente stradale a Hollywood nel 2004. Oggi a Berlino vi è la sede della sua Fondazione.

Cosa succedeva nei bellissimi palazzi delle nostre città, nei saloni sontuosi che solo pochi potevano vedere, negli attici mozzafiato? Helmut Newton, con le sue fantasie, mostrò il lato nascosto della borghesia, le sottili perversioni che restano segrete, un erotismo urbano da alta società. Le sue donne, dai corpi atletici, apparivano come entità superiori, dotate di poteri speciali; Newton con il suo obiettivo, occhio che spiava per noi dalla serratura, come Luis Buñuel in Il fascino discreto della borghesia, immaginò un sovvertimento dei codici di comportamento in cui le sue donne, valchirie contemporanee, dominavano la scena del mondo con la loro sensualità. Newton compose un erotismo ambiguo con immagini dal bianco e nero assoluto, che non lasciavano mai indifferenti. Con Newton il corpo nudo diventò il nuovo abito da indossare. Dissacrante e allo stesso tempo ironico, Newton resta un maestro inimitabile anche quando sostiene che guardare attraverso l’obiettivo è come vedere il mondo attraverso il buco della serratura.

Helmut Newton e il banco ottico

L’uso del banco ottico nelle fotografie di Helmut Newton rende le sue opere particolarmente incisive. Tutta la scena è perfettamente a fuoco e leggibile, così come le sue donne, sempre in atteggiamento dominante. Una padronanza tecnica perfetta, un uso sapiente delle luci sia in esterno sia in interno, che bilancia fonti naturali, artificiali, ombre e contrasti: Helmut Newton sembra avere un senso innato per le composizioni, tanto da far apparire le sue opere come fossero delle istantanee. Anche grazie a questo le fotografie di Helmut Newton sono degli scorci su scene altamente verosimili e indimenticabili.
“Il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare, tre concetti che riassumono l’arte della fotografia”. Helmut Newton

Immagine in evidenza via Flickr

Lo Split tone nella fotografia in Bianco e Nero

Lo Split tone: aggiungendo dominanti cromatiche per alte luci e ombre si ottiene un effetto caratteristico, particolarmente adatto al bianco e nero

L’effetto split tone, a cui Lightroom dedica un pannello apposito (Divisione toni), è uno di quegli strumenti che si possono definire secondari. Non fa parte del normale flusso di lavoro e certo non vogliamo trattare la maggioranza delle immagini che scattiamo in questo modo. A volte, però, specie nel bianco e nero, questo effetto è in grado  di aggiungere interesse a un’immagine altrimenti “piatta”. In cosa consiste? Semplicemente, introduce due colori aggiuntivi e separati per ombre e luci, amplificando le differenze tonali. Aggiungere dominanti cromatiche specifiche a immagini in bianco e nero può servire anche a ricreare effetti caratteristici di alcune vecchie stampe, come il viraggio seppia o selenio

Split tone: come fare

  1. ANALIZZIAMO L’IMMAGINE. Selezioniamo una foto, passiamo al modulo Sviluppo e, dal pannello Base, scegliamo Trattamento: Bianco e nero. Nella parte centrale del pannello, dedicata alle regolazioni tonali, clicchiamo su Auto per lasciare che Lightroom “aggiusti” l’immagine: otterremo un risultato simile a questo a cui, se vogliamo, possiamo aggiungere Chiarezza.
  2. LUCI. Apriamo il pannello Divisione toni e scegliamo un colore per la parte chiara dell’immagine. Proviamo per esempio il giallo (Tonalità = 60). Scegliamo l’intensità dell’effetto con il cursore Saturazione. Oppure, proviamo con 50. È utile impostare inizialmente una saturazione elevata per poter individuare al meglio la tonalità desiderata.
  3. OMBRE E BILANCIAMENTO. Facciamo lo stesso per le ombre. Proviamo per esempio con il blu (Tinta 240); l’effetto split tone funziona meglio con colori complementari. Impostiamo Saturazione a 30. Noteremo che la zona inferiore è gialla, anziché blu, perché considerata zona “chiara”. Portiamo bilanciamento a -50 per riequilibrare l’immagine a favore delle ombre.

Il Bianco e Nero per la street photography

Street photography

Anche nella fotografia di reportage, il bianco e nero è spesso funzionale al racconto, dato che aiuta a ridurre l’effetto di quegli elementi “distraenti” che potrebbero altrimenti indebolire il soggetto principale. Per esempio, una brillante insegna rossa sullo sfondo potrebbe facilmente costituire un elemento di disturbo in una fotografia a colori, mentre in una fotografia in bianco e nero apparirebbe grigio scuro e si perderebbe tra altri elementi. La sola conversione in bianco e nero può quindi bastare a garantirci immagini più semplici e dirette. I migliori risultati si ottengono, però, con un approccio mirato.

Street photography: a caccia di ombre

Le ombre create dai passanti, dagli edifici e dagli arredi urbani sono ottimi soggetti per il bianco e nero. Dato che le ombre si allungano nelle prime e nelle ultime ore della giornata, sono proprio queste quelle migliori per uscire in cerca di buone foto. Quando fotografiamo le ombre, abbiamo sempre due possibili soluzioni di scatto: includere gli elementi che hanno generato quelle ombre, per creare un contesto, oppure concentrarci solo su di esse, per un risultato più astratto ed enigmatico. È consigliabile sottoesporre l’immagine, da mezzo a uno stop, per fare in modo che la parte scura risulti molto marcata.

Street photography: il controluce

Un’altra buona ragione per scattare a ridosso dell’alba o del tramonto, quando il cielo è basso, è la possibilità di sfruttare il controluce. Questa tecnica è perfetta per creare forti contrasti, spesso accompagnati da ombre interessanti. Scattando in controluce, è normalmente impossibile preservare dettaglio sia nelle zone delle alte luci sia nelle zone delle basse luci, pertanto dovremo decidere quale delle due privilegiare (esponendo di conseguenza). Se vogliamo preservare le alte luci, dovremo sottoesporre, il che creerà delle silhouette; per un buon risultato a questo scopo, dobbiamo cercare soggetti che si prestino all’effetto e studiare la giusta inquadratura. Per esempio, se fotografiamo una persona, scegliamo un’inquadratura di profilo. Nove volte su dieci faremo centro. L’approccio opposto è quello di bruciare le alte luci, mantenendo però dettaglio all’interno delle ombre, il che richiede una sovraesposizione. Questo tipo di scatto enfatizza la luce che inonda la scena, per un effetto quasi etereo.

Immagine in evidenza Fabio di Stefano

Fotografia pratica: la conversione in bianco e nero con il software di Adobe

La conversione in bianco e nero con il software di Adobe

Il bianco e nero è più di una semplice foto desaturata. Vediamo come creare immagini monocromatiche di sicuro impatto ottimizzando i toni.
Quando i fotografi scattavano con pellicola bianco e nero, erano soliti utilizzare dei filtri colorati. Possiamo capirne facilmente il motivo immaginando di fotografare un cerchio rosso su sfondo verde. A colori, la forma del cerchio sarebbe evidentissima ma, in bianco e nero, entrambi i colori verrebbero rappresentati da grigi simili e il cerchio si perderebbe sullo sfondo. Un filtro colorato, che schiarisce il suo colore e scurisce il complementare, risolve in questo caso il problema, svolgendo una delle sue funzioni principali: trasformare in contrasto tonale ciò che il nostro occhio già percepisce come contrasto cromatico. Un filtro rosso, per esempio, schiarirà il rosso e scurirà drammaticamente l’azzurro del cielo. Il verde schiarirà il fogliame e scurirà i toni arancio, e così via.

La conversione in bianco e nero

Step 1: passiamo al bianco e nero
Selezioniamo un’immagine e passiamo al modulo Sviluppo. Apriamo il pannello Base e, nella parte superiore, accanto a Trattamento, selezioniamo Bianco e nero. Il risultato è tutt’altro che ottimale: dall’istogramma possiamo notare la carenza di alte luci, ragion per cui l’immagine appare piatta, poco contrastata e un po’ scura.

Step 2: Ottimizziamo i colori
Passiamo al pannello HSL, che ora si è trasformato nel pannello B&N per effetto della conversione. Lightroom ottimizza automaticamente l’immagine, ma il risultato può (e deve) essere modificato dal fotografo in funzione del soggetto. Portiamo Arancione a +35 per schiarire la pelle e separare la modella dallo sfondo

Step 3: istogramma
Esaminiamo l’istogramma. La modifica sui toni arancio ne ha ampliato l’estensione a destra, ma è ancora necessario aumentare il contrasto complessivo. Apriamo il pannello Base e portiamo il mouse al centro del grafico. Noteremo che, poco sotto, verrà evidenziato il cursore Esposizione…

Step 4: più brillantezza
… Questo significa che è Esposizione il parametro da modificare. Portiamolo a +0,75. Così facendo, abbiamo ampliato la gamma tonale dell’immagine, e quindi il contrasto. Completiamo questa fase portando il cursore Contrasto a +30.

Step 5: alleggeriamo le ombre
Attiviamo l’Avviso basse luci. Come sempre, i pixel evidenziati in blu sono quelli che risulteranno completamente neri in stampa. In questo caso non è un male che lo sfondo sia completamente nero, ma se vogliamo alleggerire le ombre sul corpo della modella portiamo Ombre a +50 e Neri a +30.

Step 6: ottimizziamo il contrasto
Per sottolineare ancora di più le curve, esasperiamo ulteriormente il contrasto, utilizzando il pannello Curve. Espandiamo il pannello Curva di viraggio e, accanto all’etichetta Curva per punti, selezioniamo Contrasto forte. L’effetto è drammatico.

Step 7: un ritocco ai grigi
Il contrasto superiore ha portato di nuovo i neri in saturazione, ma come detto non interessa recuperare alcun dettaglio da quella zona. Torniamo al pannello HSL / B&N e portiamo Rosso a +40. Come il vecchio filtro rosso, questo rende la pelle più chiara, quasi lattea ai livelli più alti, un “trucco” molto usato nel glamour.

Step 8: aggiustamenti finali
Per enfatizzare i profili, come sempre possiamo rivolgerci al controllo Chiarezza, all’interno del modulo Base. Anche questa volta, Chiarezza ha un effetto molto evidente sull’immagine, generalmente considerato piacevole. Con il contrasto locale, però, emergono anche i difetti del soggetto, quindi non esageriamo.

 

 

Focus: quali soggetti per il bianco e nero?

I soggetti perfetti per scatti in bianco e nero

Convertire in bianco e nero non significa dimenticarsi della composizione. Ecco alcune regole d’oro per le inquadrature in B/N.

Per realizzare con successo foto in bianco e nero è necessario imparare a guardare il mondo con occhi diversi. Esiste un trucco usato dagli artisti che può esserci d’aiuto per individuare i soggetti adatti ai nostri B/N: analizzare tutto tenendo conto degli elementi visivi chiave della composizione. Forma, modulo, texture, motivi e colore.
Tutto quello che inquadriamo è caratterizzato da alcuni – se non tutti – questi elementi, ma spesso gli scatti meglio riusciti sono quelli in cui luce e composizione riescono a sottolineare una sola di queste chiavi di lettura. Quando fotografiamo in bianco e nero, possiamo ovviamente dimenticarci del colore: ciò significa che i soggetti migliori sono quelli dei quali possiamo meglio evidenziare (appunto) forma, trama o motivi.

I soggetti perfetti per scatti in bianco e nero : spazio alle forme

La “forma” è il contorno di un soggetto. Il modo migliore per farla risaltare in una composizione in bianco e nero è inquadrare un soggetto scuro su uno sfondo luminoso, oppure un soggetto luminoso su uno sfondo molto scuro. L’esempio più ovvio di soggetto in cui la forma è il principale (se non unico) elemento visivo è una silhouette, ma non è necessario arrivare sempre a questi estremi.

I soggetti perfetti per scatti in bianco e nero: trovare motivi nell’inquadratura

Un “motivo” è semplicemente un insieme di forme ripetute all’interno di una scena. Quando iniziamo a osservare il mondo attraverso la fotocamera, è sorprendente scoprire quanti motivi esistono attorno a noi: dagli esagoni degli alveari alle foglie cadute su un sentiero, passando per le linee di una recinzione. Il segreto per enfatizzare un motivo è fotografarlo da vicino – con un obiettivo macro o con un teleobiettivo – in modo da inquadrare solamente pattern ripetuti, senza elementi che distraggano l’attenzione. Gli edifici sono un buon punto di partenza, perché ricchi di forme che si ripetono, dai semplici elementi di muratura alle più elaborate decorazioni.

I soggetti perfetti per scatti in bianco e nero: oltre le due dimensioni

Lavorare su forma e texture è piuttosto semplice, ma può essere più complicato riuscire a evidenziare la tridimensionalità del soggetto. Un pallone da calcio, in fondo, non è semplicemente rotondo, è sferico! La tridimensionalità è importante in fotografia, perché le immagini che noi ricaviamo sono generalmente 2D. Trovare il modo per fotografare un soggetto accentuandone le forme 3D ci permette di catturare la profondità. Sottili variazioni nelle ombre ci restituiscono l’idea della forma nello spazio. L’angolo che la superficie forma rispetto alla fonte luminosa, soprattutto quando questa è posta a lato del soggetto, influisce sulla sua luminosità e sono proprio queste variazioni nella luminosità che sottolineano dove si trovano curve e spigoli.

 

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