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Fotografia naturalistica: metti la tua attrezzatura nello zaino e conquista il tuo spazio in un’importante mostra fotografica

© Marco Colombo

Fotografia naturalistica. La Natura regala opportunità di scatto uniche – dai paesaggi più maestosi ai microcosmi più nascosti. Che aspetti, quindi? Metti la tua attrezzatura nello zaino e conquista il tuo spazio in un’importante mostra fotografica.
La fotografia naturalistica è una disciplina che si presta a innumerevoli interpretazioni e sta a te trovare la chiave di lettura secondo il tuo personale punto di vista. Scegli il soggetto che preferisci: gli animali rappresentano quello più popolare, è vero, ma nulla ti impedisce di montare il grandangolo e dedicarti al paesaggio, oppure di concentrarti su fiori e piante immortalandoli a distanza ravvicinatissima con la tua ottica macro. Una regola ferrea di questo genere è che i protagonisti degli scatti devono essere liberi – non rinchiusi in una gabbia o in una vasca. Sfoga dunque tutta la tua creatività, e fallo con passione, ma senza cercare immagini sensazionalistiche e rispettando la Natura in tutti i suoi aspetti.

Le foto che arriveranno alla redazione entro il 15 settembre 2019 saranno selezionate da una giuria di esperti composta dalla redazione, da Denis Curti , dal noto naturalista fotografo Marco Colombo e da Roberta Scalisi, Product & Marketing Manager di EIZO.

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www.ilfotografo.it entro e non oltre il 15 settembre 2019

Simone Sbaraglia: dal sensazionalismo al racconto

Leone, 2016

L’incontro con Simone Sbaraglia è stato l’occasione non solo per approfondire il suo lavoro ma anche per capire quale direzione stia prendendo, o debba prendere, la fotografia naturalistica in un’epoca in cui siamo bombardati da migliaia di immagini provenienti da ogni angolo del pianeta che ci permettono di ammirare i luoghi più remoti o gli animali più rari. Basta digitare su Google le parole “orso” e “salmone” – come ci ha invitato a fare Simone – per trovarsi di fronte a decine e decine di pagine di fotografie, tutte simili, che ritraggono questo magnifico animale intento a pescare… immagini molto belle, spesso spettacolari, ma che presto finiscono per risultare noiose e monotone. Motivo per cui oggi anche i fotografi naturalisti, come già è accaduto agli autori di altri generi, sono chiamati a trovare nuove strade per far emergere i propri scatti dalla massa.

Intervista a Simone Sbaraglia

Simone, per molto tempo la fotografia naturalistica è stata vista come mera documentazione. È ancora così oggi?
La documentazione ormai è stata fatta, e prosegue quotidianamente con l’impegno di milioni di fotografi in tutto il mondo. Ma questo, inevitabilmente, ha cambiato la fotografia. Pensiamo a quanto è cambiata la fotografia di guerra, di reportage. Oggi i conflitti si raccontano da sé, tramite i protagonisti, tramite i social. Un fotoreporter, allora, deve approfondire, deve fare quello che i protagonisti con lo smartphone non possono fare, perché non ne hanno il tempo o le capacità, deve approfondire il messaggio. Questo significa passare da una fotografia che è semplice documentazione di quello che abbiamo di fronte a una fotografia che comunica qualcosa di personale, un’emozione. Questo approccio mi ha portato a un tipo di ricerca fotografica più lunga, durata una decina d’anni, che mi ha permesso di passare da una fotografia documentativa a una fotografia più astratta, universale, che comunica qualcosa che va al di là del soggetto.

Quando è maturato in te questo diverso approccio?
Ero in Giappone, sull’isola di Hokkaido, dove vivono le gru, animali incredibili che hanno un rituale di corteggiamento straordinario. La situazione, però, è molto caotica, si fa fatica a capire dove inquadrare. Ho iniziato a scattare ma le foto non rappresentavano assolutamente l’emozione che stavo provando. In quel momento ho capito che la fotografia è solo un linguaggio: è un mezzo, uno strumento che serve a comunicare qualcosa. Ma per riuscire a comunicare in modo efficace, dobbiamo sapere che cosa vogliamo comunicare prima di iniziare. Non possiamo iniziare a parlare senza sapere che cosa dire. La stessa cosa accade nella fotografia. Il lavoro molto importante che dobbiamo fare è passare da una mera documentazione della realtà al trasmettere all’osservatore le emozioni che si provano facendo esperienza del quotidiano. Vogliamo comunicare caos, armonia, pace? Se partiamo dal messaggio, la fotografia cambia completamente. Dopo qualche riflessione, mi sono reso conto che in questa situazione così complessa quello che m’interessava presentare più di ogni altra cosa erano l’armonia, l’eleganza, l’equilibrio espressi dalle gru durante la loro danza. Anche le fotografie hanno cominciato a cambiare, sono andato a cercare immagini che comunicassero questo messaggio preciso, ossia l’armonia, e non il caos o altri aspetti.

Nella fotografia di reportage oggi contano più le storie che le singole immagini. Succede lo stesso anche nella fotografia naturalistica?
La fotografia deve essere al servizio di una storia, deve raccontare qualcosa che vada al di là della singola immagine. E ciò è molto importante oggi, perché viviamo in un momento cruciale, di svolta. Negli anni Ottanta e Novanta, avevamo un’attrezzatura primordiale, niente autofocus, niente istogrammi o altri ausili. Tecnicamente realizzare immagini, soprattutto di natura, era difficile: di conseguenza, i fotografi erano pochi. Il progresso tecnologico ci ha messo a disposizione attrezzature straordinarie, si viaggia più facilmente, i costi si sono abbattuti. Tutti, e non solo i professionisti, abbiamo a disposizione macchine eccezionali. Ci sono semplici appassionati che producono immagini di una qualità inarrivabile per un professionista di dieci-quindici anni fa. Non lo dico in maniera nostalgica o critica. Il fatto che il mezzo di comunicazione diventi accessibile a tutti è una cosa straordinaria, positiva, ma ci deve far interrogare su che cosa dobbiamo fare noi professionisti oggi in questo mondo che sta cambiando.

Ossia?
Un fotografo professionista ha la possibilità di investire tempo e riflessione. Ciò significa che un professionista può produrre lavori più profondi, dettagliati, che raccontano storie che nessun fotografo occasionale o amatoriale potrà mai raccontare. E invece che cosa è successo? Si è andati alla ricerca della foto sempre più spettacolare. La competizione, anziché spostarsi verso la ricerca dell’approfondimento, contro la superficialità, si è spostata sul piano della spettacolarità. Tu fai una foto spettacolare? Io la faccio più spettacolare di te! Ma questa è una rincorsa impossibile, che non ci porterà da nessuna parte: si è svuotata la fotografia di qualunque vero contenuto, la fotografia non è più il racconto di una storia ma la ricerca dell’istante spettacolare, dell’immagine che ti colpisce ma non ti dice niente. Penso, invece, che per trovare una via d’uscita sia necessario tornare alla vera natura della fotografia, tornare a quando Terzani diceva “fotografare significa cercare nelle cose quello che uno ha capito con la testa”.

L’intervista completa è su Digital Camera Magazine n. 199

Contest Fotografia Naturalistica

L’incontro con un gatto selvatico © Marco Colombo

La Natura regala opportunità di scatto uniche – dai paesaggi più maestosi ai microcosmi più nascosti. Che aspetti, quindi? Metti la tua attrezzatura nello zaino e conquista il tuo spazio in un’importante mostra fotografica.

La fotografia naturalistica è una disciplina che si presta a innumerevoli interpretazioni e sta a te trovare la chiave di lettura secondo il tuo personale punto di vista. Scegli il soggetto che preferisci: gli animali rappresentano quello più popolare, è vero, ma nulla ti impedisce di montare il grandangolo e dedicarti al paesaggio, oppure di concentrarti su fiori e piante immortalandoli a distanza ravvicinatissima con la tua ottica macro. Una regola ferrea di questo genere è che i protagonisti degli scatti devono essere liberi – non rinchiusi in una gabbia o in una vasca. Sfoga dunque tutta la tua creatività, e fallo con passione, ma senza cercare immagini sensazionalistiche e rispettando la Natura in tutti i suoi aspetti.

Contest Fotografia Naturalistica: modalità di partecipazione

Le foto che arriveranno alla redazione entro il 15 settembre 2019 saranno selezionate da una giuria di esperti composta dalla redazione, da Denis Curti (direttore dell’area Fotografica Sprea), dal noto naturalista fotografo Marco Colombo e da Roberta Scalisi, Product & Marketing Manager di EIZO.
Le foto più belle, oltre ad essere pubblicate sulle riviste del gruppo Sprea Fotografia, saranno esposte in una mostra che si terrà il prossimo autunno presso Photo Squareprestigioso spazio espositivo all’interno dell’aeroporto di Malpensa (Terminal 1).

 

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entro e non oltre il 15 settembre 2019

Scatta una foto a due api che dormono: la fotografia diventa virale

Il fotografo naturalista Joe Neely ha scattato una foto a due api che dormono in un fiore. Per il fotografo lo scatto si è rivelato vincente perché è riuscito a catturare una scena difficilmente replicabile: le due api, quasi accoccolate nel fiore, formano una composizione semplicemente perfetta.
Joe Neely è riuscito a scattare la foto senza svegliare le api, mantenendo la distanza, senza quindi andare ad interferire con il riposo degli animali.

“Ho usato un Nikon D750 e un obiettivo macro da 150 mm insieme a un flash macro Nikon R1C1”, ha rivelato. Il fotografo ha detto che si avvicina alla fotografia delle api nello stesso modo in cui si avvicina a qualsiasi altro tipo di fotografia naturalistica, dai serpenti a sonagli ai bisonti.

 

Immagine Joe Neely

Pillole di fotografia: fotografare la flora

La flora è molto amata dai fotografi naturalisti: fiori, piante e funghi sono soggetti belli, vari e accessibili. Splendide immagini botaniche sono alla portata di tutti…

Movimento, colore e motivi delle piante, fiorite e non, rappresentano soggetti popolari e gratificanti.  Stringendo l’inquadratura in close-up, possiamo dare rilievo a dettagli e colori, mentre allontanandoci un po’ possiamo mostrare il contesto in cui crescono i soggetti. Se optiamo poi per un approccio a ridotta profondità di campo, o se sfruttiamo il movimento del soggetto o della fotocamera, possiamo ottenere risultati astratti e pittorici. Le piante possono avere colori vibranti oppure spenti e attutiti, dare vita a tappeti vivaci di fiori o crescere in magnifico isolamento. Alcune fioriscono maestosamente, mentre altre, come funghi e licheni, non hanno alcuna fioritura. Il mondo naturale offre tale e tanta varietà da non lasciarci mai a corto di ispirazione. A ogni cambio di stagione, troviamo nuovi soggetti e opportunità. In primavera, ci sono boccioli ovunque. Basta fare una passeggiata in un bosco, in un parco o in un giardino per scoprire le curve delicate delle prime felci, gemme verdissime o distese sterminate di campanule. In estate, le campagne vibrano di colore. I campi ospitano piccoli fiori selvatici e sulle rive di fossi e torrenti si specchiano salici e paulownie. Appena l’estate cede il passo all’autunno, le foglie si fanno dorate, la luce si ammorbidisce e, anche se i fiori spariscono, l’improvvisa crescita di funghi dalle forme più curiose offre nuove sfide di cui poter godere. Quando osserviamo le migliori immagini botaniche ci appaiono invariabilmente “semplici”. I grandi scatti, però, raramente capitano per caso. Anche se le piante sono soggetti statici, e garantiscono quindi un certo grado di controllo sul risultato finale, sottolinearne bellezza, forme e tonalità è tutt’altro che facile. In realtà, sotto un certo punto di vista, proprio l’elevato livello di controllo che possiamo esercitare sugli scatti tende ad aggiungere pressione – sia dal punto di vista dell’estetica sia da quello della tecnica. Spesso la semplicità è la chiave del successo e la scelta del background si rivela determinante. Uno sfondo pulito, armonico e libero da distrazioni aiuta il soggetto a emergere, mentre la qualità e la direzione della luce possono definire l’atmosfera della scena e contribuire a descrivere i dettagli. Le piante, nelle loro molteplici forme, sono soggetti eccezionali. È arrivato il momento di affinare le nostre capacità fotografiche e cominciare a esplorare il loro meraviglioso mondo.

Fotografare la flora: gli effetti del vento

Anche se le piante sono soggetti statici, possono essere mosse dal vento. I fiori più alti si agitano alla minima brezza, rendendo difficile metterli in particolar modo a fuoco e comporre immagini in luce naturale. Dovremmo dedicarci alla fotografia botanica solo nelle giornate prive di vento, ma non sempre è possibile. Brevi folate intermittenti non creano troppi problemi: aspettiamo una loro pausa per affinare la messa a fuoco e scattare. Con vento forte, cerchiamo di schermare i soggetti con un ombrello o una barriera di qualche tipo. Ad esempio, possiamo costruirci un frangivento con una lastra di plastica spessa trasparente tenuta in posizione da barrette di metallo…

 

 

 

Michele Bavassano: approccio “artistico” alla fotografia naturalistica

Intervista Michele Bavassano

Abbiamo intervistato Michele Bavassano, giovane fotografo seguitissimo sul Web,  che ci racconta il suo approccio “artistico” alla fotografia naturalistica

Michele, sei giovanissimo ma hai già alle spalle una produzione di tutto rispetto. Quando hai iniziato a fotografare?
Sono sempre stato appassionato di fotografia, sin da bambino, ma mi sono avvicinato a questo mondo non prestissimo. Ho acquistato la mia prima reflex a 17 anni, 5 anni fa, ma con un’idea già ben precisa! Fotografare la natura.

Da dove è nata questa tua grande passione?
Sono stato abituato a vivere la natura ogni giorno. Mi sono avvicinato a essa in diversi modi prima di tentare un approccio fotografico. L’Umbria e le mie terre hanno un valore diverso per me, come lo hanno le foto scattate in questi luoghi. Un valore affettivo ed emotivo che viene fuori solo in queste zone. La fotografia naturalistica è fatta di emozioni e non esistono emozioni più belle e sincere di quelle vissute “a casa mia”.

Chi sono i tuoi fotografi di riferimento, se ne hai?
Non ritrovo la mia personalità in molti fotografi naturalistici. Spesso in questa disciplina viene esaltato l’aspetto documentaristico. Anche a me piace esaltarlo, ma preferisco puntare sull’atmosfera delle fotografie seguendo un po’ lo stile dei fotografi paesaggisti. Ho comunque dei fotografi che mi piacciono moltissimo, primo su tutti di sicuro Vincent Munier.

Il rispetto di Madre Natura è fondamentale per un fotografo naturalista, anche a costo di perdere lo scatto decisivo. Tu hai collaborato con il WWF, quindi è certamente un tema che ti sta a cuore. Che consigli puoi dare a chi sta muovendo i primi passi in questo genere fotografico?
Bisogna sempre entrare in punta di piedi in natura. Non è semplice iniziare questo genere di fotografia. È necessario avere delle basi e delle conoscenze della biologia degli animali per evitare di disturbarli. Il consiglio che posso dare è iniziare affiancandosi a fotografi più esperti o a biologi. O magari avvicinarsi alla fotografia naturalistica dai capanni. Esistono moltissime Oasi, anche del WWF o della Lipu, dove è possibile osservare e fotografare animali nel pieno rispetto della natura. Rispetto è la parola chiave di questa disciplina! Se si vogliono ottenere risultati, una buona preparazione è importante. Iniziare un percorso da autodidatta può essere “pericoloso”. Si rischia di disturbare la fauna e di non ottenere alcun risultato fotografico. Io ho cominciato così, è vero, ma poi mi sono circondato di persone competenti in materia e ho studiato per conoscere le dinamiche biologiche dei soggetti cui ero interessato. Studiare il motivo dei loro comportamenti dà un altro senso alle nostre lunghe attese. È tutto più emozionante.

Come scegli le location e i soggetti dei tuoi progetti?
Finora ho sempre scelto i soggetti da fotografare in base ai miei gusti. Stessa cosa vale per le location. Prevale in me il senso esplorativo che mi porta a ricercare sempre nuove situazioni in nuovi contesti. La “regola” della fotografia naturalistica è che non esistono certezze. Si lavora per un soggetto ma poi si accoglie tutto il bello cui si ha la fortuna di assistere. Di rado va tutto come si spera, ma sempre si portano a casa nuove esperienze. Cambia l’approccio allo scatto a seconda del soggetto che hai intenzione di fotografare? Ovviamente. Ci sono animali più o meno “semplici” da fotografare. In Italia, la fotografia naturalistica è un genere molto difficile. Gli animali sono molto diffidenti e per quasi tutti i soggetti è necessaria la stessa pianificazione di base. Si lavora molto prima di arrivare allo scatto: dallo studio delle abitudini del soggetto alle zone migliori per fotografarlo. Una volta trovata la location studio la luce e tutti gli elementi fotografici. Una cosa che reputo fondamentale nella pianificazione dello scatto è quella di scegliere punti precisi da dove fotografare il soggetto, evitando di scattare se gli animali non si posizionano in una delle zone prescelte. All’inizio è difficile non fotografare appena si vede un animale, ma un po’ di esperienza ti porta a evitare scatti inutili che potrebbero far insospettire l’animale facendolo allontanare.

Qual è l’uso che fai del Web e delle app per decidere gli orari e controllare il meteo prima di partire?
Beh, controllo il meteo e le temperature ogni giorno per cercare di interpretare le situazioni migliori. Non si esce a scattare solo nelle belle giornate, anzi. Per gli animali le giornate uggiose e fresche sono migliori, specialmente per il ridotto disturbo antropico, visto che quando c’è maltempo la gente se ne sta a casa. Non nascondo inoltre che durante gli appostamenti, quando possibile, inganno un po’ il tempo girando sui vari social!

Il tuo è un mestiere faticoso. Che caratteristiche deve avere un fotografo naturalista? Immaginiamo che debba essere pronto davvero a tutto, a sopportare il freddo come le temperature più estreme.
Le doti principali di un fotografo che si dedica a questo genere sono senza dubbio la pazienza, la costanza e la forza mentale. Sotto il profilo fisico, poi, ci si può adattare. Non si è costretti a scattare al freddo o al caldo, ma spesso è proprio nelle situazioni dove gli altri mollano che si riescono ad avere i risultati migliori. La parte più dura sta proprio nel non arrendersi mai: bisogna provare e riprovare senza perdere la lucidità e la speranza di arrivare all’obiettivo. Se si hanno passione e volontà, si riesce sicuramente a raggiungere i propri obiettivi.

Raccontaci qualche aneddoto di tue missioni “impossibili”!
La situazione che ricordo con più piacere è senza dubbio legata al Lupo Appenninico, l’icona della mia passione per la natura e il soggetto per cui ho cominciato a scattare. Ho avuto molti incontri negli ultimi due anni, sono riuscito a osservare circa 200 lupi ma le occasioni migliori si contano sulle dita di una mano. L’incontro che ricordo con più emozione è quello del 25 aprile dello scorso anno. Avevo provato quell’appostamento in quel punto decine di volte senza mai un buon risultato, ma sapevo che lì avrebbero potuto crearsi delle situazioni interessanti. Mi sono appostato con un amico all’alba, come sempre, aspettando. Siamo rimasti sul posto per ore, senza avvistare nulla. Quando ormai pensavamo di smontare e andarcene, poco prima del buio, ho visto una sagoma inconfondibile uscire dal bosco, a 200 metri. Abbiamo iniziato a scattare evitando raffiche rumorose. Vedevo l’animale sempre più grande nel mirino. 150 metri, 80 metri, 50 metri… poi si è fermato, forse incuriosito dagli scatti. Ha continuato ad avvicinarsi abbastanza rapidamente verso di noi fino a quando nel mirino ho visto solo i suoi occhi. Ho alzato la testa e l’ho visto lì, a circa 6 metri… Vi lascio immaginare l’adrenalina di una situazione surreale che pensavo impossibile in natura. Si è bloccato per un istante e ha cambiato strada allontanandosi da me. Purtroppo le ultime foto erano sbagliate, troppa poca luce per poter riuscire a congelare il suo avvicinamento, ma prima che fosse troppo vicino ne ho fatta una, forse fra i miei scatti più conosciuti.

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