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Ferdinando Scianna in mostra alla Galleria d’arte moderna di Palermo

Leonardo Sciascia. Racalmuto, 1964 © Ferdinando Scianna

Negli spazi espositivi della Galleria d’arte moderna di Palermo, ha aperto al pubblico la grande mostra antologica dedicata a Ferdinando Scianna, curata da Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda, art director della mostra, e organizzata da Civita. Con oltre 180 fotografie in bianco e nero stampate in diversi formati, la rassegna attraversa l’intera carriera del fotografo siciliano e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo, costruito su diversi capitoli e varie modalità di allestimento. Il suo lungo percorso artistico si snoda attraverso varie tematiche – l’attualità, la guerra, il viaggio, la religiosità popolare – tutte legate da un unico filo conduttore: la costante ricerca di una forma nel caos della vita.
Una grande mostra antologica come questa di Palermo, a settantacinque anni, è per un fotografo un complesso, affascinante e forse anche arbitrario viaggio nei cinquant’anni del proprio lavoro e nella memoria. Ecco già due parole chiave di questa mostra e del libro che l’accompagna: Memoria e Viaggio. La terza, fondamentale, è Racconto. Oltre 180 fotografie divise in tre grandi corpi, articolati in diciannove diversi temi. Questo tenta di essere questa mostra, un Racconto, un Viaggio nella Memoria. La storia di un fotografo in oltre mezzo secolo di fotografia”, dichiara Ferdinando Scianna.

Ferdinando Scianna a Palermo: le sezioni della mostra

LA MEMORIA, Bagheria – La Sicilia – Le feste religiose
IL RACCONTO, Lourdes – I bambini – Kami – Il dolore
OSSESSIONI, Il sonno – Le cose – L’ombra – Bestie – Gli specchi
IL VIAGGIO, America – Deambulazioni – I luoghi
RITRATTI RITI E MITI, Le cerimonie – Donne – Marpessa
Per approfondire i contenuti dell’esposizione, incoraggiando la riflessione sulla portata iconica della fotografia di Ferdinando Scianna, Civita Sicilia ha ideato un articolato progetto didattico rivolto sia alle scuole che ai gruppi di adulti e famiglie, che prevede i classici tour guidati, ma anche visite-esplorazione e laboratori didattici su prenotazione.
In una audioguida (in italiano e in inglese), Scianna racconta in prima persona il suo modo di intendere la fotografia e non solo. Un vero e proprio racconto parallelo, per conoscere da vicino il suo percorso umano e di fotografo. È inoltre proposto un documentario dedicato alla vita professionale di Ferdinando Scianna.

FERDINANDO SCIANNA
Viaggio Racconto Memoria
Fino 28 luglio 2019, Palermo, Galleria d’arte moderna, Via sant’Anna 21
A cura di Paola Bergna, Denis Curti, Alberto Bianda, Art Director
Info e prenotazioni
091.8431605
info@gampalermo.it
www.mostraferdinandoscianna.it

 

La crudeltà della Mafia nelle immagini di Letizia Battaglia

Letizia Battaglia Rosaria Schifani Palermo 1992

Nella immagini di Letizia Battaglia tutta la crudeltà della mafia.
Rosaria Costa la conoscevano in pochi fino a quando non rimase vedova. Il marito, Vito Schifani, fu ucciso nell’attentato di Capaci in cui persero la vita anche Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e quattro uomini della scorta. Poteva restare una delle troppe vedove piangenti e silenziose, ma non fu così. Rosaria Costa, nella chiesa di San Domenico a Palermo, gremita per le esequie alle vittime, pronunciò dal pulpito parole indimenticabili, esortando i mafiosi al pentimento cristiano. Letizia Battaglia, fotografa di cronaca negli anni spietati della guerra di mafia, sceglie di ritrarre Rosaria Costa con un nettissimo bianco e nero, come figura che esce dall’ombra a rivendicare la volontà di una società onesta, a chiedere la fine della violenza in cui la Sicilia era precipitata, dove i bambini crescevano in guerra e le donne troppe volte vestivano di nero.

Il dolore nelle fotografie di Letizia Battaglia: in mostra al Festival Pazza Idea

Le fotografie di Letizia Battaglia sono cruente e rappresentano il dolore, dolore che come dichiara l’artista “sono entrati dentro di me”.
La fotografa ha immortalato, con immagini in bianco e nero, le vittime dei più efferati assassinii della mafia. A queste cruenti immagini fanno da contrappeso sguardi di fanciulli persi nel vuoto, straniti, e immagini di donne, perché la fotografa è stanca di essere definita come la “fotografa della mafia, i miei soggetti preferiti restano le donne”.

Immagine in evidenza Letizia Battaglia Rosaria Schifani Palermo 1992

Vivian Maier: la tata fotografa in mostra a Trieste

©Estate of Vivian Maier, Courtesy of Maloof Collection and Howard Greenberg Gallery, NY

Vivian Maier, la tata fotografa sarà in mostra, dal 20 luglio al 22 settembre 2019 a Il Magazzino delle Idee a Trieste con Vivian Maier, The Self-Portrait and its Double, per la prima volta in Italia.
70 autoritratti, di cui 59 in bianco e nero e 11 a colori, questi ultimi mai esposti prima d’ora sul territorio italiano, raccontano la celebre fotografa attraverso i suoi autoritratti scattati quando ancora, da sconosciuta bambinaia, passava il tempo a fotografare senza la consapevolezza di essere destinata a diventare una vera e propria icona della storia della fotografia. Nel suo lavoro ci sono temi ricorrenti: scene di strada, ritratti di sconosciuti, il mondo dei bambini – il suo universo per così tanto tempo – e anche una predilezione per gli autoritratti, che abbondano nella produzione di Vivian Maier attraverso una moltitudine di forme e variazioni, al punto da essere quasi un linguaggio all’interno del suo linguaggio.
L’interesse di Vivian Maier per l’autoritratto era più che altro una disperata ricerca della sua identità. Ridotta all’invisibilità, ad una sorta di inesistenza a causa dello status sociale, si mise a produrre prove inconfutabili della sua presenza in un mondo che sembrava non avere un posto per lei.

La mostra Vivian Maier, The Self-Portrait and its Double

Il suo riflesso in uno specchio, la sua ombra che si estende a terra, o il contorno della sua figura: come in un lungo gioco a nascondino, tra ombre e riflessi, in mostra ogni autoritratto di Vivian Maier è un’affermazione della sua presenza in quel particolare luogo, in quel particolare momento. Caratteristica ricorrente è l’ombra, diventata una firma inconfondibile nei suoi autoritratti. La sua silhouette, la cui caratteristica principale è il suo attaccamento al corpo, quel duplicato del corpo in negativo “scolpito dalla realtà”, ha la capacità di rendere presente ciò che è assente. L’intenzione dell’esposizione – che ripercorre l’incredibile produzione di una fotografa che per tutta la vita non si è mai considerata tale, e che, anzi, nel mondo è sempre passata inosservata – è proprio quello di rendere omaggio a questa straordinaria artista, capace non solo di appropriarsi del linguaggio visivo della sua epoca, ma di farlo con uno sguardo sottile e un punto di vista acuto.

Fotografare uccelli selvaggi in volo: trucchi e segreti

Un rapace in volo è uno spettacolo affascinante, e un soggetto amato da tutti i fotografi. Tuttavia, catturare questa meraviglia con la tua reflex non è così facile come potrebbe sembrare, occorrono abilità e molta pazienza. In questo articolo ti mostreremo alcune tecniche per ottenere il meglio nella tua fotografia naturalistica.

Usa lenti lunghe
Lenti lunghe e fotografia naturalistica vanno a braccetto, soprattutto quando il soggetto si trova in un ambiente da cui devi o vuoi mantenere le distanze. Lo svantaggio è che un teleobiettivo spinto può essere molto costoso.

Un buon supporto
Ti servirà un buon supporto per sostenere l’attrezzatura. Per evitare qualsiasi rischio di danneggiamento alle lenti è preferibile agganciare il treppiedi all’obiettivo invece che alla fotocamera. La maggior parte dei teleobiettivi di grandi dimensioni hanno un anello che permette alla fotocamera di ruotare sia orizzontalmente che verticalmente il che risulta molto utile per questo tipo di fotografia.

Un bel po’ di pazienza
La maggior parte delle forme di fotografia naturalistica richiede una monumentale dose di pazienza, e fotografare uccelli non fa eccezione. Anche in una stazione dedicata all’alimentazione, dove le abitudini degli uccelli sono più prevedibili, avrai comunque bisogno di mettere in conto un tempo ragionevole per ottenere qualcosa. Non sarà necessario star fuori per giorni e giorni, ma dovrai tener in conto una buona giornata e mezzo ed essere preparati a molti insuccessi prima di ottenere dei risultati.

Scatta in Priorità di Tempo
Settate Priorità di Tempo così da poter mantenere un tempo di esposizione veloce, 1/1600 sec. Questo non solo per i movimenti repentini e imprevedibili degli uccelli, ma anche per il peso della lente, che sebbene fissata al treppiedi, può indurre al micromosso.

 

Dalla guerra in Afghanistan ad Haiti: gli scatti di Roberto Di Caro, inviato del settimanale L’Espresso

I   mujaheddin al fronte, la resa della roccaforte talebana di Kunduz, il conflitto contro Al Qaeda in Kurdistan e gli attentati a Baghdad. I cinquanta scatti, cento nel catalogo, del fotografo del settimanale L’Espresso Roberto di Caro raccontano le principali crisi internazionali: la guerra in Afghanistan del 2001, la guerra in Iraq del 2003, la “rivoluzione arancione” in Ucraina del 2004, l’Iran degli ayatollah, il terremoto ad Haiti del 2010. La mostra “Roberto Di Caro. Taccuino per immagini“, curata da Sandro Malossini e promossa dall’Assemblea legislativa, è stata inaugurata oggi in viale Aldo Moro dalla presidente dell’Assemblea legislativa regionale Simonetta Saliera. Presente anche Marilena Pillati, vice sindaco del Comune di Bologna.
“Queste immagini ci raccontano luoghi dove la guerra non finisce mai, sono una finestra sul mondo- ha spiegato la presidente Saliera- e ci fanno guardare oltre i nostri confini, verso persone che vivono in scenari di violenza ma cercano ogni giorno di portare avanti la loro quotidianità pacificamente”. Nelle immagini in mostra, infatti, scorre una quotidianità per noi difficilmente immaginabile: un Afghanistan senza pace da decenni, la frenesia del ritorno alla normalità nell’Iraq dopo la caduta di Saddam, l’ayatollah Khamenei e il vertice del potere in Iran alla musallah di Tehran, la folla in piazza a chiedere democrazia a Kiev, la vita ad Haiti nei terribili giorni del terremoto fra le rovine e i palazzi ancora in fiamme. “Il mio è un mestiere bellissimo- ha raccontato Di Caro– mi sono trovato in situazioni uniche e irripetibili, dove la storia ti scivola davanti in tutte le sue contraddizioni, speranze e delusioni feroci”. La mostra vuole portare al pubblico il lavoro di Di Caro come giornalista e fotoreporter di guerra che ha lavorato in Afghanistan, Iran, Iraq, Kurdistan, Ucraina e Haiti – spiega il curatore Molossini. “Ogni immagine che abbiamo scelto è accompagnata da un testo che racconta come è nato lo scatto e da alcune mail che mandava al figlio dai contesti di guerra”. La mostra sarà visitabile in Assemblea fino al 20 agosto, mentre dal 19 ottobre sarà ad Acqui Terme nell’ambito della rassegna e del premio Acqui Storia.

 

Fonte e immagini cronacabianca.eu

Fotografato per la prima volta il fenomeno dell’entanglement quantistico

Un gruppo ricercatori dell’Università di Glasgow ha fotografato per la prima volta il fenomeno dell’entanglement quantistico, fenomeno che avviene tra le particelle elementari che compongono gli atomi.
Le immagini scattate sono state pubblicate su  Science Advances, e dimostrano il collegamento che resiste tra due particelle dopo che esse hanno interagito tra loro. L’entanglement quantistico prevede che due particelle, una volta che hanno interagito tra di loro, restino collegate a prescindere dalla distanza che le separa.   Per poter immortalare questo fenomeno, i ricercatori hanno colpito con un flusso di fotoni degli oggetti costituiti da materiali a cristalli liquidi, e grazie a una speciale fotocamera, sono riusciti a catturare l’immagine di due fotoni collegati tra loro.
La fotografia è frutto della sovrapposizione di diverse immagini dei due fotoni gemelli e mostra come questi si siano spostati nello stesso modo.

 

Immagine via advances.sciencemag.org

5 luoghi da fotografare: le location più belle attraverso gli occhi di Charlie Waite

Per più di un quarto di secolo, il paesaggista britannico Charlie Waite ha girato il mondo alla scoperta dei posti più fotogenici del pianeta. Il suo occhio artistico ha catturato lo spirito poetico dei luoghi con grazia e senso grafico della forma. Per trovare idee per i nostri prossimi viaggi, abbiamo assegnato a Charlie il difficile compito di stilare una lista delle sue location preferite.

5 luoghi da fotografare

PROVENZA, FRANCIA

Basta che qualcuno nomini questa regione della Francia perché subito la nostra mente si riempia di immagini di campi di lavanda. Se abbiamo la fortuna di imbatterci in un coltivatore che ama il Technicolor, abbiamo buone probabilità di trovare un campo di lavanda accanto a uno di girasoli. Se un paesaggio del genere è nelle nostre corde, la scelta del periodo è essenziale. In questa meravigliosa regione può fare molto caldo, ma non mancano granai e casette di pietra dove trovare ombra e refrigerio. Non dimentichiamo di fare una pausa per visitare la leggendaria abbazia di Senanque. Proseguendo verso la Camargue, resa famosa dai suoi cavalli bianchi e liberi, troveremo infinite distese di canali e canneti.

GIORDANIA

Petra e il Wadi Rum devono essere le due attrazioni principali di un viaggio in questa bellissima nazione. A Petra il colore dominante è l’ocra. In questo scatto il colore della particolare roccia, occasionalmente striato di azzurro, imponeva un approccio astratto. Dopo circa 850 scalini verso al-Deir, niente può davvero prepararci alla vista del grande monastero sulla cima. Il palazzo del Tesoro e gli innumerevoli altri monumenti di Petra ci imploreranno di essere fotografati, ma la salita a al-Deir è obbligatoria. Se abbiamo visto il film Lawrence d’Arabia, il Wadi Rum, a una sessantina di chilometri da Aqaba, non può mancare sulla nostra lista. Accampiamoci nel deserto e alziamoci per catturare l’alba. Sentiamoci come Peter O’Toole, David Lean e l’intero cast del film nel 1962!

KERALA, INDIA

A non meno di dodici ore di volo dall’Italia, questo Stato del sud dell’India è un mondo di acque stagnanti che alcuni si spingono a chiamare “la Venezia indiana”. Canali, canali e ancora canali, con la possibilità di splendidi cameo di sari arancioni e viola e una lussureggiante vegetazione. È l’idea che molti fotografi hanno di un paradiso cromatico. Affittare una casa galleggiante, alcune delle quali possono essere straordinariamente lussuose, ci apre alcune delle migliori opportunità fotografiche offerte dal Kerala. Svegliamoci per assistere all’esplosione lenta dell’alba, con uccelli esotici che volano accanto a noi. Con un po’ di fortuna potremo avvistare anche un martin pescatore gigante appollaiato su un filo.

TOSCANA, ITALIA

«Descrivere la Toscana per un inglese non è facile: le opportunità smaccatamente “fotogeniche” sono così tante!», spiega Charlie. «Non è mai chiarissimo cosa significhi il termine, ma se un paesaggio potesse avere un bel viso, be’, quel paesaggio sarebbe toscano! Cerchiamo di uscire dalle strade principali e perdiamoci nelle stradine bianche dell’interno». Valutiamo una visita anche a metà dell’inverno, per cogliere il senso di quiete e solitudine e la luce fredda che abbraccia i cipressi, stagliati contro le colline distanti.

GLENCOE, SCOZIA

Il Glencoe, in Scozia, è un rito di passaggio per i fotografi paesaggisti. Il monte Buachaille Etive Mòr è una delle grandi attrattive, insieme al Black Rock Cottage, irresistibile per molti. È fin troppo semplice obiettare che la zona è ormai un cliché: se non ci siamo mai stati, può essere una scoperta e, in ogni caso, il Glencoe non sembra mai lo stesso e l’area è ricchissima di splendidi punti di vista, alti o bassi, selvaggi e remoti.

L’articolo completo sul nuovo numero di Digital Camera, disponibile in edicola e online 

Il fotografo cattura la foto stupefacente di un merlo a cavallo di un’aquila

Jason McCarty

Un merlo dalle ali rosse a cavallo di un’aquila. Jason McCarty, fotografo amatoriale, si è trovato al posto giusto al momento giusto. E lo scatto stupefacente che ha catturato ne è la prova.
Il fotografo ha raccontato alla Cnn il suo rapporto particolare con la natura: ” Parlo con Madre Natura e lei parla mi parla. È un legame difficile da spiegare. ”
McCarty si trovava nel Wisconsin quando ha scattato questa fotografia. Il grande rapace si è avvicinato troppo al nido del merlo che, per niente intimorito dalla differenza di stazza, si è letteralmente buttato sul dorso dell’aquila, quasi a volerla domare.

Roger Ballen. The Body, the Mind, the Space

Nelle opere di Roger Ballen pittura, disegno, installazione e fotografia si fondono per creare un immaginario unico, inquietante riflesso di un altro mondo. Alla Fondazione Sozzani di Milano, lo scorso 8 giugno, è stata inaugurata la mostra The Body, the Mind, the Space , composta da cinquanta immagini scattate tra gli anni Settanta fino a oggi, che conducono il visitatore all’interno di un viaggio mistico e sensoriale alla scoperta dell’invisibile, grazie anche alla presenza di un video e a un’installazione site-specific. Come svela il titolo stesso, l’esposizione è stata pensata su tre macro temi. Se la sezione the Body  (il corpo) è costituita da potenti ritratti psicologici che scrutano nelle piaghe più oscure della condizione umana, the Mind  (la mente) si caratterizza di immagini con forme facciali simili a fossili dove parti del corpo smembrate coesistono a disagio tra loro con ombre evanescenti. Infine, nella terza e ultima the Space  (lo spazio), le fotografie ci conducono in misteriose stanze simili a celle inquietanti, strane e illogiche, con le pareti ricoperte di disegni scarabocchiati e pavimenti disseminati di oggetti di scena e manufatti bizzarri. La mostra si rivela dunque un’occasione unica per scoprire o approfondire l’opera di uno dei più controversi autori contemporanei.

 

FONDAZIONE SOZZANI

Indirizzo: Corso Como 10, Milano

Orari: tutti i giorni ore 10.30-19.30;

mercoledì e giovedì ore 10.30-21.

Ingresso: 5 euro

Tel.: 02.65.35.31.

E-mail: galleria@fondazionesozzani.org

Web: www.fondazionesozzani.org

Estate 2019: quasi un vacanziere su due scatta foto per immortale i cibi che ha mangiato

Complice il caldo, la voglia di mettersi a tavola o dietro ai fornelli è sempre meno, ma la passione degli italiani per la cucina non accenna a diminuire. Secondo un recente studio uno su cinque, infatti, sceglie la vacanza in base al cibo, spendendo più della media europea per mangiare fuori casa, mentre quasi uno su due (49%) scatta foto per immortale i cibi che ha mangiato per inviarle a conoscenti o postarle sui social (fonte Coldiretti, giugno 2019). I piatti diventano sempre più spesso nuove opere d’arte e forme espressive per ricordare e condividere i bei momenti trascorsi in estate. Ma cosa si ha voglia di gustare maggiormente insieme, sia a tavola che virtualmente? Sicuramente cibi freschi, leggeri, spesso esotici, ma soprattutto colorati. Pensiamo alla frutta estiva, anche tropicale, dal mango alla papaya, sempre più spesso sulle tavole degli italiani, le insalate con fiori edibili e l’onnipresente avocado, i sempre più trendy poke bowls hawaiani, le cips croccanti di mela, gli snack a base di ceci, quinoa e kale che, insieme ai semi di loto, sono tra i cibi più trend del 2019 secondo l’appena conclusosi Summer Fancy Food Show di New York. Ma non mancano di certo, per una estate da gustare e fotografare, i freschissimi ghiaccioli come ad esempio, la variante al mojito, facile da fare anche in casa, o i gelati colorati – il più instagrammato è quello nero al carbone! -, fino ai superfood smoothies. E visto che il cibo si gusta anche con la vista, e che fotografarlo prima di consumarlo lo rende ancora più appetibile non solo a chi scatta, ma anche a chi li osserva (indagine del dipartimento di Food marketing della St. Joseph’s University di Philadelphia e della School of business administration dell’Università di San Diego), Samsung ha stilato, con la collaborazione del fotografo Neri Oddo i cinque consigli per fotografare al meglio il cibo dell’estate.

Samsung e il fotografo Neri Oddo ci svelano i cinque consigli per fotografare al meglio il cibo dell’estate

1 – In primis, la luce: deve essere solare e diretta. D’estate, infatti, la parola d’ordine è scattare all’aperto. Immaginiamo un’insalata multicolore o un arcobaleno di frutta, meglio se fotografati con il sole del mattino, mai troppo alto, o con quella del tardo pomeriggio, la cui luce è sempre molto suggestiva. La luce deve essere sempre un po’ laterale, mai quindi scattare in controluce. Il consiglio? Per fotografare piatti ricchi di dettagli, come un’insalata estiva dai diversi ingredienti freschi e naturali, magari decorata con semi e chips colorate, anche la luce solare indiretta del sole dà ottimi risultati, meglio se filtrata da una finestra laterale rispetto alla tavola.

2 – A seguire, l’inquadratura: è sempre importante cercare un giusto rapporto tra il soggetto fotografato e lo sfondo. Diamo quindi sforzo alla creatività: un bel gelato con il mare sullo sfondo, un cesto di frutta esotica con un giardino alle spalle… e la pioggia di like è servita!

3 – Usare la funzione messa a fuoco selettiva per immortalare i dettagli come, ad esempio una foglia di basilico fresco come ultimo tocco sopra una pasta fredda, o su una caprese per una “rifinitura tricolore”!

4 – Via larga ai contrasti cromatici, bellissimi nei piatti estivi. Rosso e giallo e verde, ad esempio sono un trio perfetto: pensiamo ad esempio a una insalata verde con gamberi rossi crudi e mango!

5- Infine, usare il grandangolo per … includere gli amici nella scena! Non c’è nulla di meglio di far vivere, anche attraverso i social, un momento conviviale di divertimento legato al cibo. Piatto in primo piano e dietro gli amici, rigorosamente vestiti con i colori dell’estate!

 

Festival e appuntamenti con la fotografia

Abbiamo selezionato per voi una serie di festival e appuntamenti con la fotografia da non perdere. 

MILANO fino al 22 luglio Surrogati. Un amore ideale
Osservatorio Fondazione Prada Galleria Vittorio Emanuele II
fondazioneprada.org

PALERMO fino al 28 luglio Ferdinando Scianna. Viaggio Racconto Memoria
Galleria d’arte moderna, Via sant’Anna 21
www.gampalermo.it

VENEZIA fino al 25 agosto. Letizia Battaglia, Fotografia come scelta di vita
Casa dei Tre Oci – Fondamenta delle Zitelle 43, Giudecca
www.treoci.org

MILANO fino al 15 settembre. Liu Bolin. Visible Invisible
MUDEC – Museo delle Culture Via Tortona 56
mudec.it

ROMA fino al 22 settembre. Roma nella camera oscura
Museo di Roma – Palazzo Braschi Piazza San Pantaleo 10
www.museodiroma.it

ROMA fino al 22 settembre. Volti di Roma. Fotografie di Luigi Spina
Centrale Montemartini
Via Ostiense 106
www.centralemontemartini.org

VENEZIA fino al 24 novembre. Pino Pascali, Dall’immagine alla forma
Palazzo Cavanis – Fondamenta delle Zattere, Dorsoduro 58.
Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia
www.labiennale.org

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