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Irving Penn: il ritratto oltre la moda

Irving Press, Picasso (1 of 6), Cannes, France, 1957. © by The Irving Penn Foundation.

Una delle caratteristiche che rendono immediatamente riconoscibili le fotografie scattate da Irving Penn è l’essenzialità. La grande rivoluzione che ha apportato al mondo dell’immagine riprodotta meccanicamente consiste proprio nell’aver cercato di togliere quanto più possibile gli orpelli che, soprattutto nella fotografia di monda, caratterizzavano le produzioni precedenti. Il suo è sempre stato un lavoro a togliere, una ricerca per sottrazione che mira a scavare in profondità nell’anima di cose e persone. E il campo di elezione è necessariamente infinito: dai personaggi più celebri agli oggetti più umili, addirittura ai resti del consumo della nostra società. Il suo obiettivo affronta con uguale forza introspettiva tanto il pittore celebrato o lo scrittore di grido, quanto i mozziconi di sigarette raccolti in strada. Lo scopo sembra essere sempre lo stesso tanto al cospetto di esseri umani quanto di oggetti inanimati: trovare l’essenza che esprime quanto si trova davanti all’obiettivo e lo rende unico. In questo panorama di ricerca un ruolo fondamentale è svolto dall’uso dello sfondo. Se le teorie sulla percezione studiate da Wertheimer e confluite nella Gestalt pongono la distinzione tra figura e sfondo al centro dell’attenzione, le fotografie di Penn sembrano quasi destinate ad esserne l’illustrazione più immediata. Per la Gestalt la distinzione si configura soprattutto nella differenza tra le caratteristiche della figura e dello sfondo. La prima è innanzitutto definita dal fatto di essere percepita come qualcosa dai contorni solidi e ben definiti. Questa specificità si riflette anche a livello cromatico con la presenza riscontrabile di colori epifanici, ovvero dall’aspetto molto materiale e compatto. Infine, la figura appare sempre più vicina e di dimensioni inferiori rispetto allo sfondo che la include. Al contrario, ciò che definiamo sfondo si presenta alla percezione dell’occhio umano come uno spazio evanescente al punto da sembrare a volte vuoto. Va da sé che sotto il profilo cromatico questo si traduca in colori diafanici, ovvero identificabili per scarsa densità. Da questi primi accenni di definizione del concetto di figura contrapposto a quello di sfondo derivano una serie di considerazioni, ben più interessanti, sull’influenza che quest’ultimo può avere sulla percezione della prima. E in questo senso il lavoro di Penn appare straordinariamente orientato a rendere l’influenza dello sfondo sul soggetto quanto meno forte possibile. L’idea stessa, tante volte copiata nel corso degli anni da tanti fotografi, di predisporre uno studio mobile che potesse essere portato in qualunque parte del mondo, riproducendo identiche condizioni di ripresa indipendentemente dal luogo, ha delle conseguenze di estremo interesse. Innanzitutto neutralizza l’influenza che può avere la scenografia sulla lettura del soggetto, aprendo la strada alla definizione del fattore tematico della catalogazione per quanto riguarda i contenuti. In altre parole, che sia il vigile del fuoco parigino o il gruppo di bikers, il presentarli sullo stesso sfondo li mette in qualche modo su un identico piano e permette allo spettatore di coglierne le differenze.

Uno degli aspetti più importanti della fotografia di Penn è lo straordinario rispetto delle individualità

Se l’operazione nella sua struttura pone tutti su un identico piano, l’autore non dimentica la fase introspettiva di analisi sul soggetto, di cui comunque vengono scarnificate e portate alla luce le unicità che lo definiscono. Il distacco che la struttura compositiva può lasciar supporre è solo apparente. Il punto di ripresa leggermente ribassato conferisce importanza al soggetto senza per questo deformarne le sembianze in quanto il piano focale rimane parallelo a quello in cui giace il soggetto. Ma il vederlo leggermente dal basso induce chi guarda l’immagine a porsi implicitamente in una posizione di attenzione nei confronti delle sue specificità. Un meccanismo che altrove è scatenato con tagli estremamente radicali che portano a tu per tu con il soggetto, quasi costretti a entrare nelle parti più riservate della sua anima.

Lettera a un (giovane) fotografo: editoriale di Denis Curti

Sto sistemando le ultime pagine di un libro di prossima pubblicazione, che spero sia capace di raccogliere le diverse esperienze a cui ho avuto modo di partecipare in oltre trent’anni di mestiere. Ho immaginato di scrivere una lunga lettera a un ipotetico giovane fotografo che si propone come uno spunto di riflessione sui molti cambiamenti avvenuti in questo specifico settore. Dagli incontri con i grandi maestri ai libri fondamentali, alle avventure di successo e anche a quelle meno felici: sì, perché a volte si impara anche e soprattutto dai fallimenti. La pubblicazione si chiude con un decalogo a me molto caro che da sempre ritengo indispensabile e che desidero condividere con voi. Dice il saggio cinese: «Rispetta le regole nel 99% dei casi». Le scuole e le accademie hanno fatto proprio questo motto. Insegnano codici, linguaggi creativi, canoni estetici e fanno continuo riferimento a un certo gusto e a una certa scuola. Spingono gli studenti ad assorbire questo grande edificio di regole, senza le quali non c’è futuro, e non incoraggiano certo chi le viola. Succede però che, davanti a un talento, di tutte queste regole si fa un bel falò. Si osannano e si consacrano proprio i suoi punti di rottura. E allora verrebbe da dire: «Ma scusate, a saperlo non le seguivo nemmeno io le vostre regole». Il tema in realtà è delicato e anche doloroso. La ricerca dell’arte procede sempre sulla linea di confine fra le strutture della narrazione e del saper fare, da una parte, e l’audacia, l’innovazione e la capacità di gettare il cuore oltre l’ostacolo, dall’altra. Quel che è certo è che di fronte a strade percorse per la prima volta nessuno potrà esclamare: «Si fa così!». Questo, per la semplice ragione che non c’è mai stato un prima. Cercare l’equilibrio tra regole e sperimentazione è una tensione fertile che deve accompagnarci per tutta la vita. Un pizzico di saggezza mi porta a considerare che le due facce del problema non siano poi così opposte come sembrano; anche se si dice che è necessario violare le regole, esiste un universo in cui queste due teorie del mondo in qualche modo convivono. Quindi, giovane fotografo, ti lascio con un piccolo decalogo che ti farà da bussola nel mare tempestoso che ti appresti a solcare. Libero di seguire le mie raccomandazioni o di violarle nel modo più talentuoso ed eclatante. O di fare entrambe le cose, a seconda di quello che ti conviene.

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La Fotografia della settimana: Robert Frank, Elevator Girl

Elevator Girl © Robert Frank

Il 9 novembre del 1924 nasce Robert Frank.
Le domande di Jack Kerouac su una delle sue icone, la
ragazza dell’ascensore fotografata a Miami durante il lavoro The Americans.Quale è il suo nome? Quale è il suo indirizzo? È Jack Kerouac a porsi queste domande mentre scrive la prefazione di The Americans e si trova di fronte al volto della quindicenne Sharon – The Elevator Girl – fotografata nel 1955 in un ascensore di Miami da Robert Frank. Come dire che c’è una Storia della Fotografia, ed una storia della fotografia, e che le nostre domande devono essere rivolte ad entrambe.

In fotografia c’è un prima e un dopo Robert Frank. Lo spiega molto bene Philip Gefter, giornalista del NY Times, nel libro “Photography After Frank”: The Americans ha dato inizio alle nuove sfide della fotografia contemporanea: la tecnica, la luce, le regole narrative, il viaggio e il suo movente,la fotografia documentaria. Per fare qualche nome: Stephen Shore, Ryan McGinley, Annie Leibovitz, Philip-Lorca diCorcia, tutti si sono confrontati con il viaggio di Robert Frank attraverso l’America, e probabilmente con le domande di Jack Kerouac e di tutti noi.
La storia è piuttosto nota. Nel 1955 Robert Frank attraversa gli Stati Uniti grazie ad una borsa di studio della Fondazione Guggenheim, realizza un lungo lavoro pubblicato per la prima volta nel 1958 dall’editore francese Delpire con il titolo Les Américains (e questa è l’edizione per collezionisti). Poi, tutto è entrato nella Storia della Fotografia, il lavoro è stato ripubblicato nell’edizione americana con la prefazione di Jack Kerouac ed oggi è best seller dei tedeschi di Steidl.Ma torniamo alla ragazza dell’ascensore. Sharon Goldstein aveva 15 anni quando è stata fotografata. Si è rivista in quella fotografia solo una quindicina di anni fa, durante una mostra a San Francisco.“Mi sono fermata di fronte a questa foto per almeno cinque minuti, senza capire il motivo per cui mi fossi bloccata lì” racconta Sharon “Solo dopo, ho capito che la ragazza nella foto ero io. In quell’ascensore, Robert Frank mi ha scattato circa quattro foto, senza flash. E poi, quando l’ascensore si è svuotato dei suoi ‘demoni”, mi ha chiesto di girarmi e di fargli sorriso.  Lui stesso ha fatto a me un sorriso. Ha visto qualcosa in me che la maggior parte delle persone non ha mai visto. Ho il sospetto che Robert Frank e Jack Kerouac abbiano visto in me qualcosa di più profondo, che solo le persone molto vicine a me possono vedere. In questa foto non c’è necessariamente la solitudine, è piuttosto… sognante”.
di Enrico Ratto

La fotografia: non è solo questione di tecnica ma anche di valore

La fotografia, come ben assodato da molto tempo, non è solo questione di tecnica e contenuto ma anche di valore, dove le immagini sono intese anche come bene culturale.

Il collezionismo come imprescindibile attore protagonista

Intorno alla cultura dell’immagine si è sviluppato un indotto che vede nel mercato del collezionismo un imprescindibile attore protagonista, che incide sull’affermazione o la storicizzazione di un fotografo piuttosto che un altro. Quattro sono i grandi appuntamenti annui per i collezionisti che si ritrovano tra Londra e New York per aggiudicarsi i lotti alla miglior offerta. Il primo martello a battere dell’anno è quello di Phillips ad aprile, che ha proposto lo scorso 2017 ben 346 lotti fotografici con una straordinaria percentuale di vendita pari all’80 per cento rispetto al 2016. In catalogo alcuni scatti di grandi nomi della storia della fotografia internazionale tra i quali Gustave Le Gray, con un passaggio d’asta di 200.000 dollari, e uno scatto di Lázló Moholy-Nagy, aggiudicato a 212.500 dollari, ma anche interpreti della fotografia italiana come Picnic Allée  di Massimo Vitali battuto a 81.250 dollari. Alle porte dell’estate è la volta dell’inglese Sotheby’s che nell’ultimo appuntamento ha puntato su un mix ben riuscito fra talenti emergenti e pezzi pregiati di autori come Helmut Newton e Peter Lindbergh. Tra ottobre e novembre Christie’s, sempre nel 2017, ha ottenuto i migliori risultati rispetto ai suoi competitors, battendo in un sol colpo 672.500 dollari per un pezzo di Peter Beard dal titolo Orphaned Cheetah Cubs . Chiudono il calendario a novembre Phillips a Londra e gli appuntamenti di Sotheby’s e Christie’s che, come ormai di consuetudine, spostano la loro piattaforma a Parigi in concomitanza con la fiera fotografica del Paris Photo.

Questi sono solo alcuni dei numeri che ogni anno girano intorno al mondo del collezionismo, ma che fanno già ben intendere il valore commerciale dietro al settore della macchina fotografica.

Book shop: La fotografia in rivolta di Pino Bertelli

Il volume propone una “controstoria della fotografia” attraverso le immagini di trentadue autori che hanno rivoluzionato questo linguaggio. Tra loro, Man Ray, Alfred Stieglitz, David “Chim” Seymour, Giuseppe “Gègè” Primoli, Carlo Mollino, Bruce Weber, Don McCullin, Ernst Jünger, James Natchwey, Mario Dondero, Vernon Richards, Mario De Biasi, Andreas Gursky ed Edward Steichen

La fotografia in rivolta
Pino Bertelli
Edizioni Interno4

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Personaggi da ricordare: Pietro Donzelli. Tra fotografia e cinema

Nato a Monte Carlo, a tre anni Pietro Donzelli (1915-1988) si trasferisce a Milano dove, ritornato dalla guerra, entra a far parte del Circolo Fotografico Milanese, trasformando la sua passione per la fotografia in una professione. Curatore, organizzatore di mostre e critico, oltre che fotografo, Donzelli è stato tra gli autori più influenti del Novecento, contribuendo all’affermazione della fotografia italiana nel secondo dopoguerra. E proprio agli anni successivi al conflitto, segnati dalla voglia di riscatto e di ricostruire un futuro, sono dedicati alcune delle sue immagini più suggestive, bianchi e neri scolpiti dalla luce. Il suo sguardo si posa, in particolare, sul Delta del Po, sulle genti che abitano lungo le sponde del grande fiume, fra terra e acqua: nasce così, nel 1953, la serie Terra senz’ombra, ispirata al cinema neorealista italiano e francese. Fotografie preziose non solo per il loro valore di documento storico ma anche per la loro poetica, capace di sopravvivere allo scorrere del tempo. Co-fondatore nel 1947 della rivista Fotografia, nel 1950 fonda a Milano L’Unione Fotografica. Sue opere sono esposte in importanti musei, tra cui il Museum of Modern Art di New York e lo Städel Museum di Francoforte.

Personaggi da ricordare: Luigi Ghirri, il paesaggio intimo

Luigi Ghirri, il paesaggio intimo

Una voce capace di raccontare le trasformazioni dell’ambiente contemporaneo.

Scomparso nel 1992, a soli quarantanove anni, Luigi Ghirri è considerato uno dei più grandi fotografi di paesaggio in Italia. A influenzare la sua ricerca fu, innanzitutto, il profondo legame con i luoghi della giovinezza, con la provincia emiliana in particolare. Agli anni Settanta risalgono le prime serie di fotografie. Curioso e attento ai cambiamenti, Ghirri interpreta la fotografia come uno strumento capace di raccontare le trasformazioni del paesaggio italiano. Un paesaggio colto non nella sua dimensione più “spettacolare” ma in quella più intima, nascosta. Cominciano le collaborazioni con architetti, urbanisti, filosofi e, negli anni Ottanta, Ghirri si fa promotore di diverse iniziative che indagano le trasformazioni dell’ambiente contemporaneo, in bilico tra modernità e tradizione, innovazione e conservazione. Risale al 1980 la serie Iconicittà, mentre è del 1984 il progetto Viaggio in Italia, curato insieme con Gianni Leone ed Enzo Velati e considerato un manifesto della fotografia italiana. L’importanza della sua ricerca è riconosciuta anche all’estero: nel 1985 il Ministero della Cultura francese lo incarica di fotografare la Reggia di Versailles e, nello stesso anno, è invitato a lavorare per la sezione di architettura della Biennale di Venezia. Tra i suoi ultimi lavori vi sono le serie dedicate a Giorgio Morandi e Aldo Rossi.

Mostra fotografica di Ami Vitale: “Storie che fanno la differenza”

Festival della fotografia Etica 2018 ©AmiVitale

Ami Vitale, ambasciatrice Nikon e fotografa ufficiale del National Geographic, grazie alla collaborazione tra TEDxBergamo ed il progetto Travelling Festival del Festival della Fotografia Etica di Lodi, porta a Bergamo alcuni dei suoi scatti più belli e suggestivi.
La selezione della mostra fotografica originale, dal titolo “Storie che fanno la differenza”, prevede un doppio appuntamento per offrire al pubblico e agli appassionati una duplice opportunità.
Sabato 16 marzo 2019, la mostra di Ami Vitale è allestita all’ingresso del Teatro Sociale in concomitanza con la 5° edizione TEDxBergamo (13.30/19.30). Accesso consentito con biglietto TEDxBergamo.
Da domenica 17 fino al 24 marzo, la mostra si trasferisce nella panoramica cornice Ai Colli di Bergamo Golf (Via Longuelo, 264) e sarà accessibile al pubblico con ingresso libero, grazie al contributo della location partner Ai Colli di Bergamo Golf. La mostra sarà visitabile con i seguenti orari: martedì e mercoledì 8.30/18; da giovedì a domenica 8.30/22. Lunedì, chiuso.
“Storie che fanno la differenza”, la mostra.
Le immagini in mostra conducono lo spettatore nelle diverse nazioni dove Ami Vitale ha documentato con il suo sguardo attento la stretta relazione di complicità che si crea tra gli esseri umani e gli animali. Un’analisi profonda che mette in luce grandi sfide globali e problematiche locali raccontate attraverso gli scatti di una fotografa che tanto si spende per la conservazione delle specie e che costantemente cerca non solo di sensibilizzare il pubblico, ma anche di proporre soluzioni. Numerose infatti sono le iniziative di advocacy e raccolta fondi che promuove da sempre.
Gli scatti sono stati realizzati in Cina e in Africa. La Cina ha intrapreso un percorso per salvare il suo ambasciatore più conosciuto: il panda. Ami ha seguito per anni la vita segreta di questi animali. Grazie all’accesso che le è stato riservato ha potuto documentare l’incredibile viaggio che ha riportato questi animali nel loro habitat naturale. In Kenya, ha invece raccontato gli sforzi di quelle organizzazioni e comunità locali che si stanno battendo per salvaguardare elefanti e rinoceronti.
Questa straordinaria mostra rappresenta un monito per tutti noi: abbiamo a disposizione un solo pianeta ed è nostro compito prendercene cura.

 

 

MOSTRA FOTOGRAFICA DI AMI VITALE
“STORIE CHE FANNO LA DIFFERENZA”
Doppio appuntamento:
Sabato 16 marzo 2019 – Teatro Sociale (Città Alta Bergamo). Ingresso con biglietto TEDxBergamo
Dal 17 al 24 marzo 2019 – Ai Colli di Bergamo Golf (via Longuelo, 246 Bergamo). Ingresso libero.

 

Fotografie con Iva agevolata: i chiarimenti dell’Avvocatura dell’Unione Europea

L’Avvocato Ue ha fornito chiarimenti in merito ai requisiti richiesti affinché le fotografie possano essere qualificate come oggetti d’arte e quindi essere sottoposte al regime dell’iva agevolata.
Secondo l’Avvocato, nella conclusione C-145/18 del 7 marzo 2019, affinché le fotografie possano beneficiare dell’aliquota Iva ridotta, le stesse devono essere, in primo luogo, eseguite dall’artista o poste sotto la sua direzione, e in secondo luogo firmate e numerate nel limite di trenta copie.
Con l’anzidetto chiarimento, reso nella causa C-145/18 relativamente ad una società che si occupa della vendita di fotografie e che, a seguito di un controllo contabile, si è vista contestare l’aliquota IVA ridotta applicata, l’Avvocato sottolinea come la fotografia sia difficile da inquadrare; la sua facilità di esecuzione e la recente crescita da parte delle persone del possesso di una macchina fotografica,  non fanno altro che creare dubbi in merito al suo carattere artistico, che per essere indagato necessita di una violazione del principio cardine della certezza del diritto.
I requisiti sopra menzionati affinché si possa inquadrare la fotografia come artistica, impongono un controllo in primo luogo sulla ripresa, e in secondo luogo sulla stampa.
Per quanto concerne la ripresa, ovvero sia la scelta del soggetto sia la regolazione dell’apparecchi, la stessa deve essere eseguita dall’autore dello scatto
La fase successiva è quella della stampa e deve essere eseguita dallo stesso autore della fotografia oppure sotto il suo controllo. Inoltre la fotografia deve essere firmata e prodotta nel limite di trenta esemplari.
Per questo motivo si ritiene che gli Stati membri abbiano la facoltà di applicare l’aliquota ridotta solamente a determinate categorie di oggetti elencate nella direttiva n. 2006/112.

Si festeggia la donna: è l’8 marzo

L’iniziativa di celebrare la Giornata Internazionale della Donna fu presa per la prima volta il 28 febbraio del 1909 negli Stati Uniti su iniziativa del Partito Socialista americano in occasione di una manifestazione in favore del diritto delle donne al voto. L’anno successivo, durante l’VIII Congresso dell’Internazionale socialista fu proposto di istituire una giornata dedicata alle donne. Il 25 marzo del 1911, il triste incendio nella fabbrica di camicie Triangle Waist Company di New York – persero la vita centoquarantasei lavoratori, per lo più donne immigrate di origini italiane ed ebree di età compresa tra i tredici e i ventidue anni – fece aprire gli occhi sulle condizioni disumane imposte alle donne lavoratrici. Oltre ai turni massacranti e ai salari estremamente bassi – tra i sei e i sette dollari a settimana –, il proprietario chiudeva a chiave le porte d’ingresso alla fabbrica per impedire alle lavoranti di lasciare il posto di lavoro anche per pochi minuti. Da quel giorno le manifestazioni si moltiplicarono, contribuendo a mettere in luce le tante disparità legate al mondo del lavoro. Dall’8 marzo del 1946, per la prima volta, tutta l’Italia ricorda la Festa della Donna.

Il Premio Canon Giovani Fotografi per sostenere la crescita dei talenti italiani

Raccontaci una storia è il filo conduttore della 14esima edizione del Premio Canon Giovani Fotografi 2019: l’iniziativa si rivolge ai giovani italiani, dai 18 ai 35 anni di età. Un progetto che offre un’opportunità di affermazione professionale a tutti coloro che amano il mondo delle immagini. Sono molti, infatti, i professionisti e gli autori di successo che hanno partecipato alle precedenti edizioni, dimostrando l’attitudine e la tecnica per diventare protagonisti della scena attuale. Una storia di vita vissuta oppure un progetto creativo che nasce dall’immaginazione: anche quest’anno è giunto il momento di cogliere la sfida e di raccontare attraverso le immagini.
Le iscrizioni sono aperte fino al 10 maggio 2019.
Siamo lieti di annunciare l’avvio del Premio Canon Giovani Fotografi, un progetto che ha permesso negli anni di accompagnare al successo i giovani autori che, nel tempo, sono diventati i veri protagonisti del mondo della fotografia. Diversi vincitori delle edizioni passate, infatti, sono oggi fotografi affermati nel panorama nazionale e internazionale. Il premio Giovani Fotografi è uno spaccato dell’evoluzione tecnologica che ci vede protagonisti degli ultimi 20 anni, nei quali il passaggio dall’analogico al digitale ha permesso un’evoluzione del linguaggio degli autori attraverso l’utilizzo di strumenti sempre più performanti. Ringraziamo, infine, i partner editoriali, che ci stanno aiutando a valorizzare questo progetto, accompagnando i giovani nel percorso di tutorship e permettendo loro di confrontarsi direttamente con il mondo dei media.” ha dichiarato Massimiliano Ceravolo, Director Professional Imaging Group and Marketing Imaging Technologies & Communications Group, Canon Italia.

Premio Canon Giovani Fotografi: le categorie in gara

Sulla scia dell’edizione da record del 2018, che ha raggiunto quasi mille iscritti, il Premio torna confermando le due grandi categorie Fotografia e Multimedia e aggiungendo due importanti novità:

Fotografia sportiva
All’interno della categoria Fotografia sarà inserita una menzione speciale per le storie dedicate al mondo dello sport liberamente interpretato. E’ possibile scegliere qualsiasi disciplina sportiva, uno o più protagonisti, atleti professionisti o amatoriali, colti in gara, dietro le quinte o durante l’allenamento. Ci si può ispirare anche ai luoghi dello sport, da un campo di calcetto a una parete di arrampicata. Sono tante le opzioni: ciò che conta è la creatività, l’originalità e l’emozione che le immagini sapranno suscitare.

Esposizione dei progetti finalisti a Cortona On the Move
I lavori dei finalisti saranno esposti all’interno della mostra “Premio Canon Giovani Fotografi 2019” inserita nel programma ufficiale del festival internazionale Cortona On The Move (dall’11 luglio al 29 settembre 2019) che vede il sostegno di Canon in qualità di Digital Imaging Partner per il terzo anno consecutivo.

Categoria fotografia
La storica categoria del premio si rinnova per questa nuova edizione, chiedendo ai suoi iscritti di sviluppare un progetto originale composto di un minimo di 10 scatti fino ad un massimo di 15 immagini. Ma attenzione! E’ importante anche saper raccontare, a parole il progetto. E’ richiesto infatti un testo di presentazione che, insieme alla forza visiva delle fotografie, riesca ad appassionare e impressionare la giuria. Ad essere premiati saranno i primi tre lavori classificati e un progetto dedicato alla fotografia sportiva, che riceveranno attrezzatura Canon e sessioni di tutorship da importanti photo editor italiani, per supportarli nella loro crescita professionale.

Categoria multimedia
Una categoria pensata per chi ama sperimentare, tentare nuovi stili e approcci innovativi. Il progetto infatti deve rappresentare una combinazione di almeno due media. Che si tratti di video, fotografie, infografiche, testi o suoni, l’importante è la capacità di creare una storia unica e coinvolgente. Spetterà alla giuria assegnare il premio, che in questo caso, andrà in esclusiva al primo classificato.

Premio Canon Giovani Fotografi: premi e giuria

Premi
I candidati che si classificheranno nelle prime tre posizioni per la Categoria Fotografia, il candidato per la menzione speciale dedicata alla Fotografia Sportiva e il primo classificato per la Categoria Multimedia avranno l’opportunità di ricevere tutorship con photo editor di fama internazionale, per approfondire e sviluppare le loro competenze professionali. Inoltre i lavori premiati saranno esposti al festival di Cortona On The Move, occasione unica per poter presentare i progetti a un pubblico di esperti e appassionati. Infine saranno messe in palio alcune delle tecnologie di riferimento dell’offerta Canon attuale da Canon EOS R ai modelli Canon EOS 6D Mark II, Canon EOS M50, Canon EOS 7D Mark II, le ottiche EF ed RF.

La Giuria
I progetti presentati saranno valutati da una Giuria d’eccezione composta da:

Arianna Rinaldo – Direttrice artistica Cortona On The Move;
Renata Ferri – photo editor Io Donna;
Giulia Ticozzi – photo editor La Repubblica;
Maysa Moroni – Photo editor di Internazionale;
Manila Camarini – photo editor D’ di Repubblica;
Naima Mancini – Giornalista e photo editor Sportweek;
Massimiliano Ceravolo – Director Professional Imaging Group and Marketing Imaging Technologies & Communications Group, Canon Italia.
Scopri i volti della Giuria

Iscrizioni aperte fino al 10 Maggio

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