Tag archive

fotografia - page 2

Erich Salomon: il primo fotocronista?

Aristide Briand indica Salomon, 1931 - © 2016. Foto Scala, Firenze/ bpk, Bildagentur fuer Kunst, Kultur und Geschichte, Berlin

Erich Salomon

Con l’invenzione della fotografia, l’incontro più detestabile per i personaggi pubblici divenne il fotocronista che sulla pellicola cristallizzava per sempre momenti altrimenti nascosti. Eppure, e proprio per questo, gli scatti di Erich Salomon contribuirono a rendere più reali le personalità politiche, tolte dalla rigidità dei ritratti ufficiali. Fotografando alla luce naturale, così da non essere scoperto dal lampo del flash, passando inosservato e nascondendosi tra i presenti, Salomon scattò immagini indiscrete di incontri politici internazionali, mostrando tutto ciò che altrimenti non si sarebbe visto. È proprio per questo che al suo stile verrà dato il nome di “candid camera”: una fotografia sincera e rivelatrice. In questo scatto Aristide Briand scherzosamente mostra agli altri presenti dove è nascosto Salomon, che non perde l’occasione per una delle sue immagini più celebri.

Immagine in evidenza
“Eccolo, il re degli indiscreti” Aristide Briand indica Salomon, 1931 – © 2016. Foto Scala, Firenze/ bpk, Bildagentur fuer Kunst, Kultur und Geschichte, Berlin

Sandy Skoglund. Visioni Ibride. E l’anteprima mondiale di Winter

Sandy Skoglund. Visioni Ibride

Dal 24 gennaio al 23 marzo, CAMERA ospita la prima antologica dell’artista statunitense Sandy Skoglund (1946), curata da Germano Celant. In mostra trenta lavori, dalle prime serie fotografiche prodotte a metà degli anni Settanta alle grandi composizioni dei primi anni Ottanta, che hanno dato all’artista fama internazionale. In particolare, si possono ammirare Radioactive cats del 1980 e Revenge of the goldfish del 1981, rivisitazioni surreali e stranianti di ambienti familiari dai colori improbabili, invasi da gatti verdi e pesci volanti. L’esposizione sarà anche l’occasione per ammirare l’inedita opera Winter, alla quale l’artista ha lavorato per oltre dieci anni.

TORINO, CAMERA – Via Guido Reni 4/a
www.camera.to

Per acquistare il libro su Sandy Skoglund clicca qui 

 

E se fosse tutto per una questione di like…Editoriale a cura di Denis Curti

E se fosse tutto per una questione di like…

Qualche mese fa in Malesia è accaduto un fatto alquanto curioso ma simbolico. Curioso perché la nota azienda asiatica Samsung ha utilizzato, per scopi promozionali, una fotografia scattata con una classica macchina fotografica professionale. Fin qui tutto bene, se non fosse per il fatto che quella stessa immagine sarebbe stata utilizzata per pubblicizzare la qualità della fotocamera del nuovo modello Samsung Galaxy A8 Star. Il vaso di Pandora è stato aperto quando l’autrice dell’immagine, Dunja Djudjic, ha notato casualmente che il suo scatto campeggiava sul sito malesiano della multinazionale lasciando, più o meno esplicitamente, intendere che quella stessa fotografia era stata realizzata grazie alle capacità tecniche della fotocamera di quel modello di smartphone.

La rivoluzione che Internet e i social network hanno portato alle nostre vite

Nelle sue dichiarazioni al giornale DIY Photography, la Djudjic racconta che per creare quello scatto aveva utilizzato una classica macchina fotografica digitale e che successivamente l’aveva caricato sul sito di archiviazione e condivisione di fotografie EyeEm per poi averlo selezionato, insieme ad alcune foto, per inserirlo nel catalogo dell’agenzia fotografica  Getty Images. Dunque l’immagine in questione oltre a non essere stata scattata con lo smartphone Galaxy A8 Star è risultata visibilmente modificata attraverso programmi di fotoritocco. La questione tuttavia, come anticipato nell’introduzione, non è solamente curiosa ma, a mio avviso, strettamente simbolica della rivoluzione che Internet e i social network hanno portato alle nostre vite. Spesso mi sono chiesto come mai multinazionali come Samsung, Apple ecc, promuovano i propri smartphone vantando prestazioni sempre migliori delle loro fotocamere. Perché limitare la comunicazione pubblicitaria di un prodotto a una sola delle sue, ormai moltissime, funzioni? Con molta probabilità questo aspetto si lega profondamente con la nostra vita. Oggi un’immagine fotografica privata non è più semplicemente un ricordo ma, al tempo dei social, belle foto da poter condividere significano like che colmano le nostre insicurezze, appagano la nostra vanità e costruiscono la nostra vita sociale. Detto ciò, sono aperte le riflessioni.

Denis Curti

Immagine in evidenza © Dunja Djudjic

Blow Up – Sotto la superficie del mondo

Sotto la superficie del mondo

Un produttore americano dopo il successo internazionale di Blow-up offrì ad Antonioni di girare Peter Pan con Mia Farrow. Il regista rinunciò al film nonché a una montagna di dollari. Ma ve lo vedete Michelangelo Antonioni girare Peter Pan?

Tutte le volte che mi è capitato di parlare con i fotografi, quelli veri, a un certo punto, il discorso cadeva su Blow-up, il film di Michelangelo Antonioni. Molti di loro avevano pensato di diventare fotografi dopo aver visto il film e la loro scelta non era un’assurdità perché Blow-up fu un film epocale e fece scuola.


I critici hanno versato fiumi di inchiostro per questo film ed è innegabile che Blow-up, espressione che significa ingrandimento, anticipi molte delle riflessioni sulla mancanza di senso del reale e sul senso dell’immagine. Questo film, che appartiene alla storia del cinema, ha influenzato generazioni di fotografi e registi e consente ancora oggi di fare i conti con la nostra dimensione esistenziale, imprigionata in una realtà che ci sfugge e che si trasforma di continuo. La fotografia in quegli anni era ancora schiacciata tra i reportage dei giornali illustrati e i circoli dei fotoamatori e il dibattito teorico sulla fotografia e la società delle immagini era agli albori: l’osservatore, ancora ingenuo, si ostinava (e si ostina) a vedere nelle fotografie, il mondo stesso, ignorando che la riproduzione fotografica è un’illusione.

 

Foto notturne perfette: lo spettacolo del cielo stellato

L’ABC per scattare di notte

Diversi soggetti del cielo notturno richiedono attrezzature specialistiche per essere ritratti. Ma anche se non hai intenzione di procurarti un telescopio o un astroinseguitore, usando il tuo normale corredo avrai l’occasione di fare scatti memorabili: l’importante è tenere a mente queste quattro regole d’oro, prima di avventurarti nella tua nottata fotografica 

Attrezzatura: gli essenziali per la fotografia notturna

REFLEX: assicurati di avere una o due batterie completamente cariche.
OTTICA LUMINOSA: e ottiche luminose (quelle con l’apertura massima da f/1.4 a f/2.8) sono da preferirsi, per non essere costretti ad alzare gli ISO a causa di un obiettivo “lento”. Uno zoom grandangolare ti permetterà di riprendere un panorama siderale in una sola inquadratura, mentre un tele tra i 300 e i 600mm è perfetto per fotografare la Luna.
TREPPIEDE SOLIDO: Anche l’esposizione più breve durerà parecchio, quindi un treppiede robusto è fondamentale. Assicurati che le gambe siano bloccate.
COMANDO A DISTANZA: con la macchina ben fissata sul treppiede, bisogna assicurarsi di evitare il minimo movimento. Un comando a distanza – tramite un cavetto o un’app Nikon – garantirà la nitidezza dell’immagine, evitando il mosso.
TORCIA ELETTRICA: una torcia è necessaria, non solo per esigenze di sicurezza. Ma dopo che l’avrai usata al buio più completo, la sua luce rischia di abbagliare la tua visione. Con un semplice filtro rosso puoi risolvere l’inconveniente.
SMARTPHONE: dal tracciare il corso lunare con PhotoPills, ad attivare le fotocamere compatibili con Snap- Bridge, le app per la fotografia rendono gli scatti notturni molto più facili. Ti spiegheremo quali sono le più utili per ciascuna situazione.

Foto notturne: trucchi 

Imposta la macchina così: Usa il Manuale e il display in Live View. Poi preparati a tempi di posa lunghi

Messa a fuoco: isistemi autofocus non funzionano bene di notte, perciò devi affidarti alla messa a fuoco manuale. Anche così, quando c’è poca luce, può essere difficile trovare un soggetto adatto e isolato. Usare Live View ingrandendo ogni area illuminata nell’inquadratura può rendere le cose più facili rispetto a focheggiare dal mirino; alzare gli ISO a 6400, o anche di più, certo non fa male. Per mettere a fuoco un soggetto vicino alla macchina, usa la torcia elettrica per illuminarlo mentre ruoti l’anello della messa a fuoco.

Sensibilità: come la messa a fuoco, l’inquadratura dal mirino può risultare impossibile in certi casi. Comincia quando c’è ancora un po’ di luce per stabilire l’inquadratura; ma se è buio l’unica possibilità è Live View. Alzare molto gli ISO ti permette di vedere meglio nel display, ma ricordati di ritornare al valore stabilito, per lo scatto, altrimenti otterrai un risultato molto sovraesposto ed estremamente rumoroso.

Esposizione: l’esposimetro della macchina non serve a niente nelle foto notturne, perciò per stabilire l’esposizione devi fare affidamento sull’intuizione e sull’esame della foto scattata, per valutarne la luminosità. Passa alla modalità Manuale per le esposizioni fino a trenta secondi, mentre per certi effetti ti serviranno tempi di posa ancora più lunghi. Usa la modalità B (Bulb), che trovi scorrendo i tempi dopo trenta secondi nella scala dei tempi di esposizione. In questo modo l’otturatore rimarrà aperto per tutto il tempo in cui tieni premuto il pulsante di scatto sul comando a distanza.

Bilanciamento: Se sei vicino a una città, prova il preset Incandescenza; se sei al buio, prova Sole diretto. Scattare in RAW anziché in JPEG ti permetterà di affinare il bilanciamento del bianco in post-produzione.

Fotografia: appuntamenti e festival da non perdere

Ugo Mulas (1928-1973) Andy Warhol, Factory, New York, 1964. Vintage print. Stampa ai sali d’argento su carta baritata montata su alluminio, cm 40 x 50. Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli © Eredi Ugo Mulas

Appuntamenti e festival fotografici

Oggi vi indichiamo alcuni appuntamenti con la fotografia assolutamente da non perdere.

FERDINANDO SCIANNA. IL VIAGGIO, IL RACCONTO, LA MEMORIAIl 22 settembre 2018, ha aperto al pubblico, negli spazi espositivi del Complesso di San Domenico a Forlì,  la grande mostra retrospettiva dedicata a Ferdinando Scianna, curata da Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda, art director della mostra e organizzata da Civita Mostre.
Fino al 6 Gennaio, Piazza Guido da Montefeltro, Forlì

SEBASTIÃO SALGADO. GENESISebastião Salgado. Genesi, l’ ultimo grande lavoro del più importante fotografo documentario del nostro tempo. La mostra è sguardo appassionato, teso a sottolineare la necessità di salvaguardare il nostro pianeta, di cambiare il nostro stile di vita, di assumere nuovi comportamenti più rispettosi della natura e di quanto ci circonda, di conquistare una nuova armonia. Un viaggio alle origini del mondo per preservare il suo futuro.
Fino al 6 gennaio 2019
Mole Vanvitelliana, Sala Vanvitelli
Banchina Giovanni da Chio, 28 Ancona

CAMERA POP. LA FOTOGRAFIA, NELLA POP ART DI WARHOL, SCHIFANO & COCAMERA – Centro Italiano per la Fotografia indaga il rapporto tra fotografia e Pop Art con una mostra che riunisce oltre centoventi opere tra quadri, fotografie e grafiche, che illustrano la trasformazione del documento fotografico in opera d’arte.
Fino al 13 gennaio
Camera – Via
delle Rosine 18

ELLIOTT ERWITT, ICONS. In occasione del novantesimo compleanno di Elliott Erwitt (Parigi, 1928), le Scuderie del Castello Visconteo di Pavia celebrano il grande maestro della fotografia contemporanea con Icons, retrospettiva curata da Biba Giacchetti.
Fino al 27 gennaio, Scuderie Castello Visconteo
Viale XI Febbraio 35, Pavia

STEVE MCCURRY.UNA TESTA, UN VOLTO. PARI NELLE DIFFERENZE . Una mostra fatta di sguardi contro ogni forma di discriminazione, con 40 grandi ritratti, di cui alcuni inediti, che raccontano l’unicità di ogni individuo e il rispetto per la vita.
Piazza Maggiore 6
Bologna
Fino al 6 gennaio 2019

Immagine in evidenza

Ugo Mulas (1928-1973)
Andy Warhol, Factory, New York, 1964. Vintage print.
Stampa ai sali d’argento su carta baritata montata su alluminio, cm 40 x 50. Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli © Eredi Ugo Mulas

Paolo Monti, passione e ragione in uno dei fotografi più influenti del ‘900

Dalla serie Manifesti strappati,  Italia 1970
Dalla serie Manifesti strappati,  Italia 1970

Paolo Monti: Passione e ragione

Visionario e poetico, ma anche razionale e analitico. Aspetti contrapposti di una delle figure più influenti della fotografia italiana del Novecento.
Intellettuale borghese e colto, ha vissuto sulla sua pelle la lunga e complessa definizione dell’identità della fotografia in Italia, passando dall’esperienza amatoriale a quella professionale e alimentando il dibattito sulla fotografia come forma d’arte e di divulgazione. La passione per la fotografia, ereditata da suo padre, diventa per lui un impegno più costante e proficuo nell’Italia repubblicana, quando la censura del Ventennio fascista è ormai un cupo ricordo e la nuova cultura di massa investe uomini e idee, rivoluzionando i mezzi e i linguaggi della comunicazione e dell’espressione. Negli anni Quaranta si stabilisce a Venezia per lavorare come dirigente d’azienda. Qui trova un clima culturale e artistico assai fecondo animato dal fermento delle avanguardie, sempre più presenti alle Biennali dell’Arte, e dai molti luoghi di ritrovo per intellettuali e uomini di cultura presenti nella città. In questo ambiente così vivace incontra alcuni appassionati fotoamatori con cui nel 1947 fonda il Circolo  Fotografico “La Gondola”. Lo presiede fino al 1953, quando lascia il lavoro in laguna e si trasferisce a Milano per intraprendere la carriera di fotografo professionista. Il mondo dei circoli è per lui troppo isolato dal contesto culturale e artistico e, inoltre, vuole dare uno statuto ufficiale a quella che è ormai diventata la sua dimensione di vita. Quando compie il grande passo Monti ha quarantacinque anni. Egli non è attratto dal reportage o dall’istantanea, per lui troppo aggressivi e poco obiettivi, e neppure dalla fotografia di moda, colpevole di mostrare la donna come mero “oggetto di lusso”. A interessarlo sono, invece, la ripresa più riflessiva e rispettosa del territorio, l’architettura e il design che pratica su commissione di enti pubblici e privati e case editrici. Parallelamente indaga il rapporto della fotografia con la pittura, ne approfondisce la natura cangiante di forma d’arte e documento e porta avanti una complessa ricerca sul tempo e sulla sua azione corrosiva sulla materia, dai muri scrostati di Venezia alle sperimentazioni off camera. Nonostante questo aspetto immaginifico della sua ricerca visiva, non rinuncia al rigore del metodo e all’analisi del linguaggio visuale. Inoltre amplia la sua esperienza insegnando all’Umanitaria a Milano e all’Università di Bologna. Monti ha praticato, studiato e divulgato la fotografia con tutti i mezzi disponibili. È stato soprattutto un pioniere nel sostenere l’idea della fotografia come forma di conoscenza e nell’avanzare la necessità della sua integrazione nella storia della cultura e della comunicazione.

Immagine in evidenza

Dalla serie Manifesti strappati,  Italia 1970

La fotografia e le nuove frontiere della realtà: editoriale a cura di Denis Curti

Debbie Gerlach Facebook

La fotografia e le nuove frontiere della realtà

Debbie Gerlach, di cui vi abbiamo già parlato qualche mese fa ( per leggere l’articolo clicca qui) vive a Tucson negli Stati Uniti e qualche mese fa avrebbe dovuto sposarsi con il suo fidanzato Randy Zimmerman, ma il destino ci ha messo la mano. Randy muore in un’incidente stradale qualche mese prima del matrimonio. Debbie, distrutta dalla perdita, decide comunque che avrebbe celebrato il loro amore nel giorno stabilito per il loro matrimonio, nonostante ciò che era accaduto. Così la giovane, vestendosi con il suo abito da sposa, ha posato nei magnifici panorami desertici dell’Arizona facendosi immortalare assieme all’ologramma di Randy e le sue ceneri, proprio come nel più classico album di nozze. Qualche giorno più tardi Debbie ha condiviso gli scatti, a opera della fotografa Kristie Fonseca, nella sua pagina Facebook e in breve tempo le immagini hanno fatto il giro del mondo. Qualche anno fa, invece, la ragazza olandese Zilla Van Den Bon, finse di andare in vacanza in Estremo Oriente. Durante quei giorni, per testimoniare il suo viaggio, pubblicò costantemente nei suoi profili social fotografie che la ritraevano al mare, davanti a templi antichi, nella giungla e insieme ai monaci buddisti. Tutto era ovviamente rigorosamente finto, e ogni singola immagine era artificialmente costruita con l’ausilio di Photoshop dal computer di casa sua, con lo scopo di dimostrare quanto la realtà virtuale, ma non solo, possa essere manipolata con estrema facilità.

L’importanza e il ruolo che la fotografia ricopre nelle vostre vite.

Entrambe queste storie mi hanno fatto riflettere sull’importanza e il ruolo che la fotografia e, più in generale le immagini, ricopre nelle vostre vite. Questa in alcuni casi riempie un vuoto emotivo, soprattutto dal momento della diffusione di social network; le immagini che pubblichiamo sono la rappresentazione ufficiale delle nostre vite, più o meno, reali. Ecco allora che mi vengono in mente le parole del filosofo francese Cartesio che, nei primi anni del Seicento, si esprimeva con la locuzione “Cogito ergo sum” per manifestare la certezza indubitabile che ogni individuo ha della propria esistenza, e che oggi, con molta probabilità, andrebbe modificata con “Imago ergo sum”.

Personaggi da ricordare: Luigi Ghirri, il paesaggio intimo

Luigi Ghirri, il paesaggio intimo

Una voce capace di raccontare le trasformazioni dell’ambiente contemporaneo.

Scomparso nel 1992, a soli quarantanove anni, Luigi Ghirri è considerato uno dei più grandi fotografi di paesaggio in Italia. A influenzare la sua ricerca fu, innanzitutto, il profondo legame con i luoghi della giovinezza, con la provincia emiliana in particolare. Agli anni Settanta risalgono le prime serie di fotografie. Curioso e attento ai cambiamenti, Ghirri interpreta la fotografia come uno strumento capace di raccontare le trasformazioni del paesaggio italiano. Un paesaggio colto non nella sua dimensione più “spettacolare” ma in quella più intima, nascosta. Cominciano le collaborazioni con architetti, urbanisti, filosofi e, negli anni Ottanta, Ghirri si fa promotore di diverse iniziative che indagano le trasformazioni dell’ambiente contemporaneo, in bilico tra modernità e tradizione, innovazione e conservazione. Risale al 1980 la serie Iconicittà, mentre è del 1984 il progetto Viaggio in Italia, curato insieme con Gianni Leone ed Enzo Velati e considerato un manifesto della fotografia italiana. L’importanza della sua ricerca è riconosciuta anche all’estero: nel 1985 il Ministero della Cultura francese lo incarica di fotografare la Reggia di Versailles e, nello stesso anno, è invitato a lavorare per la sezione di architettura della Biennale di Venezia. Tra i suoi ultimi lavori vi sono le serie dedicate a Giorgio Morandi e Aldo Rossi.

Il fotogiornalismo, chiave di interpretazione: editoriale a cura di Andrea Rota Nodari

Fotogiornalismo: la chiave di interpretazione

Siamo alle soglie degli anni Venti del nostro secolo. Nello stesso decennio del Novecento, subito dopo la Grande Guerra (da poco è stato celebrato il centenario della sue fine), accaddero eventi che portarono il mondo di nuovo giù nel precipizio, come se l’esperienza sanguinosa di pochi anni prima non fosse servita a niente. Anche oggi, sebbene in un contesto differente, tornano echi lontani che speravamo di non dovere mai più sentire. Che fare, quindi, per tenere sveglie le coscienze, per non farsi trovare impreparati nei confronti della realtà? In passato, un ruolo importantissimo in questo senso lo ha avuto il fotogiornalismo. Sono tanti gli esempi di fotografie iconiche che hanno contribuito a smuovere l’opinione pubblica, se non addirittura a cambiare il corso degli eventi, dagli scatti di Robert Capa a quelli di Don McCullin e Nick Ut.

Il mestiere dei fotoreporter è sempre stato duro, difficile, pericoloso, e oggi, in un mondo sempre più complesso, lo è ancor di più: a loro chiediamo non solo di essere testimoni della Storia, ma anche di riuscire a trovare la chiave di interpretazione del presente – operazione che non può che essere “soggettiva” e dunque carica di responsabilità: un delicato equilibrio tra fatti e pensiero, tra l’urgenza di raccontare storie e le conseguenze che quei “racconti per immagini” avranno su chi le foto le guarderà.

Sul nuovo numero di Digital Camera uno speciale approfondimento sul Fotogiornalismo. Disponibile in edicola e online cliccando qui 

Immagine in evidenza © Davide Monteleone

Il futuro è di chi lo fotografa: torna il concorso nazionale di Riaperture

Il futuro è di chi lo fotografa

Al via una nuova edizione del concorso fotografico nazionale organizzato dall’associazione Riaperture. In attesa del festival, che tornerà a Ferrara dal 29 al 30 marzo e dal 5 al 7 aprile 2019, dopo il successo della seconda edizione, Riaperture ripropone la call dedicata a fotografi professionisti e non, con la possibilità per i selezionati di esporre nel programma ufficiale della rassegna.
Ancora una volta, il tema del concorso riprende quello del festival, ‘futuro’. È possibile svelare con la fotografia gli sviluppi della nostra società? Riaperture vuole superare il limite temporale delle immagini, che congelano l’istante mostrato, per anticipare dove andremo a finire: nessuna profezia, ma storie, lampi, progetti che sappiano mostrarci germogli di situazioni già in atto, e che presto o tardi saranno compiuti. Dalle indagini sociali alle storie più intime, si può rappresentare il futuro con le immagini?

Futuro: circostanze accennate, storie con un finale ancora da scrivere, promesse nelle vite altrui, evoluzioni in atto nella società, nell’ambiente o in noi stessi, il futuro è di chi lo fotografa

Così come Riaperture vuole dare un futuro a spazi bloccati in un presente in cui sono chiusi, anche la terza edizione del concorso (ri)dà una prospettiva ampia a una parola che oggi temuta o usata contro di noi, ‘futuro’: circostanze accennate, storie con un finale ancora da scrivere, promesse nelle vite altrui, evoluzioni in atto nella società, nell’ambiente o in noi stessi, il futuro è di chi lo fotografa. Riuscire a trasmettere la consapevolezza dei cambiamenti che stanno avvenendo, nel bene e nel male, immettere nuova linfa con vite ancora da scrivere, o soluzioni ancora da completare, accendere la luce per mostrare che cosa accadrà, a partire da adesso: sono queste le sfide del tema proposto dalla call.

Concorso fotografico di Riaperture

La giuria della terza edizione del concorso fotografico di Riaperture sarà presieduta da Francesco Zizola (World Press Photo), e Giacomo Brini, presidente dell’associazione Riaperture. Il concorso si articola in due sezioni, “Foto singola” e “Progetto fotografico”, e prevede tre vincitori per entrambe le categorie. I selezionati saranno esposti in una delle sedi ufficiali del festival di fotografia, dal 6 all’8 e dal 13 al 15 aprile 2019 a Ferrara. In palio anche buoni premio per materiale fotografico. Iscrizioni aperte fino al 2 febbraio 2019Fondata nel 2016 da un gruppo di fotografi, professionisti e non, Riaperture è l’associazione di promozione sociale che vuole portare a Ferrara qualcosa che prima non c’era: un festival di fotografia, innanzitutto, ma anche la spinta a riaprire attività commerciali abbandonate o spazi pubblici chiusi. Il concorso fotografico è soltanto una delle iniziative correlate al festival, il cui programma verrà annunciato nelle prossime settimane.

Info, regolamento iscrizione: www.riaperture.com/concorso

0 0,00
Go to Top