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Personaggi da ricordare: Luigi Ghirri, il paesaggio intimo

Luigi Ghirri, il paesaggio intimo

Una voce capace di raccontare le trasformazioni dell’ambiente contemporaneo.

Scomparso nel 1992, a soli quarantanove anni, Luigi Ghirri è considerato uno dei più grandi fotografi di paesaggio in Italia. A influenzare la sua ricerca fu, innanzitutto, il profondo legame con i luoghi della giovinezza, con la provincia emiliana in particolare. Agli anni Settanta risalgono le prime serie di fotografie. Curioso e attento ai cambiamenti, Ghirri interpreta la fotografia come uno strumento capace di raccontare le trasformazioni del paesaggio italiano. Un paesaggio colto non nella sua dimensione più “spettacolare” ma in quella più intima, nascosta. Cominciano le collaborazioni con architetti, urbanisti, filosofi e, negli anni Ottanta, Ghirri si fa promotore di diverse iniziative che indagano le trasformazioni dell’ambiente contemporaneo, in bilico tra modernità e tradizione, innovazione e conservazione. Risale al 1980 la serie Iconicittà, mentre è del 1984 il progetto Viaggio in Italia, curato insieme con Gianni Leone ed Enzo Velati e considerato un manifesto della fotografia italiana. L’importanza della sua ricerca è riconosciuta anche all’estero: nel 1985 il Ministero della Cultura francese lo incarica di fotografare la Reggia di Versailles e, nello stesso anno, è invitato a lavorare per la sezione di architettura della Biennale di Venezia. Tra i suoi ultimi lavori vi sono le serie dedicate a Giorgio Morandi e Aldo Rossi.

Mostra fotografica di Ami Vitale: “Storie che fanno la differenza”

Festival della fotografia Etica 2018 ©AmiVitale

Ami Vitale, ambasciatrice Nikon e fotografa ufficiale del National Geographic, grazie alla collaborazione tra TEDxBergamo ed il progetto Travelling Festival del Festival della Fotografia Etica di Lodi, porta a Bergamo alcuni dei suoi scatti più belli e suggestivi.
La selezione della mostra fotografica originale, dal titolo “Storie che fanno la differenza”, prevede un doppio appuntamento per offrire al pubblico e agli appassionati una duplice opportunità.
Sabato 16 marzo 2019, la mostra di Ami Vitale è allestita all’ingresso del Teatro Sociale in concomitanza con la 5° edizione TEDxBergamo (13.30/19.30). Accesso consentito con biglietto TEDxBergamo.
Da domenica 17 fino al 24 marzo, la mostra si trasferisce nella panoramica cornice Ai Colli di Bergamo Golf (Via Longuelo, 264) e sarà accessibile al pubblico con ingresso libero, grazie al contributo della location partner Ai Colli di Bergamo Golf. La mostra sarà visitabile con i seguenti orari: martedì e mercoledì 8.30/18; da giovedì a domenica 8.30/22. Lunedì, chiuso.
“Storie che fanno la differenza”, la mostra.
Le immagini in mostra conducono lo spettatore nelle diverse nazioni dove Ami Vitale ha documentato con il suo sguardo attento la stretta relazione di complicità che si crea tra gli esseri umani e gli animali. Un’analisi profonda che mette in luce grandi sfide globali e problematiche locali raccontate attraverso gli scatti di una fotografa che tanto si spende per la conservazione delle specie e che costantemente cerca non solo di sensibilizzare il pubblico, ma anche di proporre soluzioni. Numerose infatti sono le iniziative di advocacy e raccolta fondi che promuove da sempre.
Gli scatti sono stati realizzati in Cina e in Africa. La Cina ha intrapreso un percorso per salvare il suo ambasciatore più conosciuto: il panda. Ami ha seguito per anni la vita segreta di questi animali. Grazie all’accesso che le è stato riservato ha potuto documentare l’incredibile viaggio che ha riportato questi animali nel loro habitat naturale. In Kenya, ha invece raccontato gli sforzi di quelle organizzazioni e comunità locali che si stanno battendo per salvaguardare elefanti e rinoceronti.
Questa straordinaria mostra rappresenta un monito per tutti noi: abbiamo a disposizione un solo pianeta ed è nostro compito prendercene cura.

 

 

MOSTRA FOTOGRAFICA DI AMI VITALE
“STORIE CHE FANNO LA DIFFERENZA”
Doppio appuntamento:
Sabato 16 marzo 2019 – Teatro Sociale (Città Alta Bergamo). Ingresso con biglietto TEDxBergamo
Dal 17 al 24 marzo 2019 – Ai Colli di Bergamo Golf (via Longuelo, 246 Bergamo). Ingresso libero.

 

Fotografie con Iva agevolata: i chiarimenti dell’Avvocatura dell’Unione Europea

L’Avvocato Ue ha fornito chiarimenti in merito ai requisiti richiesti affinché le fotografie possano essere qualificate come oggetti d’arte e quindi essere sottoposte al regime dell’iva agevolata.
Secondo l’Avvocato, nella conclusione C-145/18 del 7 marzo 2019, affinché le fotografie possano beneficiare dell’aliquota Iva ridotta, le stesse devono essere, in primo luogo, eseguite dall’artista o poste sotto la sua direzione, e in secondo luogo firmate e numerate nel limite di trenta copie.
Con l’anzidetto chiarimento, reso nella causa C-145/18 relativamente ad una società che si occupa della vendita di fotografie e che, a seguito di un controllo contabile, si è vista contestare l’aliquota IVA ridotta applicata, l’Avvocato sottolinea come la fotografia sia difficile da inquadrare; la sua facilità di esecuzione e la recente crescita da parte delle persone del possesso di una macchina fotografica,  non fanno altro che creare dubbi in merito al suo carattere artistico, che per essere indagato necessita di una violazione del principio cardine della certezza del diritto.
I requisiti sopra menzionati affinché si possa inquadrare la fotografia come artistica, impongono un controllo in primo luogo sulla ripresa, e in secondo luogo sulla stampa.
Per quanto concerne la ripresa, ovvero sia la scelta del soggetto sia la regolazione dell’apparecchi, la stessa deve essere eseguita dall’autore dello scatto
La fase successiva è quella della stampa e deve essere eseguita dallo stesso autore della fotografia oppure sotto il suo controllo. Inoltre la fotografia deve essere firmata e prodotta nel limite di trenta esemplari.
Per questo motivo si ritiene che gli Stati membri abbiano la facoltà di applicare l’aliquota ridotta solamente a determinate categorie di oggetti elencate nella direttiva n. 2006/112.

Si festeggia la donna: è l’8 marzo

L’iniziativa di celebrare la Giornata Internazionale della Donna fu presa per la prima volta il 28 febbraio del 1909 negli Stati Uniti su iniziativa del Partito Socialista americano in occasione di una manifestazione in favore del diritto delle donne al voto. L’anno successivo, durante l’VIII Congresso dell’Internazionale socialista fu proposto di istituire una giornata dedicata alle donne. Il 25 marzo del 1911, il triste incendio nella fabbrica di camicie Triangle Waist Company di New York – persero la vita centoquarantasei lavoratori, per lo più donne immigrate di origini italiane ed ebree di età compresa tra i tredici e i ventidue anni – fece aprire gli occhi sulle condizioni disumane imposte alle donne lavoratrici. Oltre ai turni massacranti e ai salari estremamente bassi – tra i sei e i sette dollari a settimana –, il proprietario chiudeva a chiave le porte d’ingresso alla fabbrica per impedire alle lavoranti di lasciare il posto di lavoro anche per pochi minuti. Da quel giorno le manifestazioni si moltiplicarono, contribuendo a mettere in luce le tante disparità legate al mondo del lavoro. Dall’8 marzo del 1946, per la prima volta, tutta l’Italia ricorda la Festa della Donna.

Il Premio Canon Giovani Fotografi per sostenere la crescita dei talenti italiani

Raccontaci una storia è il filo conduttore della 14esima edizione del Premio Canon Giovani Fotografi 2019: l’iniziativa si rivolge ai giovani italiani, dai 18 ai 35 anni di età. Un progetto che offre un’opportunità di affermazione professionale a tutti coloro che amano il mondo delle immagini. Sono molti, infatti, i professionisti e gli autori di successo che hanno partecipato alle precedenti edizioni, dimostrando l’attitudine e la tecnica per diventare protagonisti della scena attuale. Una storia di vita vissuta oppure un progetto creativo che nasce dall’immaginazione: anche quest’anno è giunto il momento di cogliere la sfida e di raccontare attraverso le immagini.
Le iscrizioni sono aperte fino al 10 maggio 2019.
Siamo lieti di annunciare l’avvio del Premio Canon Giovani Fotografi, un progetto che ha permesso negli anni di accompagnare al successo i giovani autori che, nel tempo, sono diventati i veri protagonisti del mondo della fotografia. Diversi vincitori delle edizioni passate, infatti, sono oggi fotografi affermati nel panorama nazionale e internazionale. Il premio Giovani Fotografi è uno spaccato dell’evoluzione tecnologica che ci vede protagonisti degli ultimi 20 anni, nei quali il passaggio dall’analogico al digitale ha permesso un’evoluzione del linguaggio degli autori attraverso l’utilizzo di strumenti sempre più performanti. Ringraziamo, infine, i partner editoriali, che ci stanno aiutando a valorizzare questo progetto, accompagnando i giovani nel percorso di tutorship e permettendo loro di confrontarsi direttamente con il mondo dei media.” ha dichiarato Massimiliano Ceravolo, Director Professional Imaging Group and Marketing Imaging Technologies & Communications Group, Canon Italia.

Premio Canon Giovani Fotografi: le categorie in gara

Sulla scia dell’edizione da record del 2018, che ha raggiunto quasi mille iscritti, il Premio torna confermando le due grandi categorie Fotografia e Multimedia e aggiungendo due importanti novità:

Fotografia sportiva
All’interno della categoria Fotografia sarà inserita una menzione speciale per le storie dedicate al mondo dello sport liberamente interpretato. E’ possibile scegliere qualsiasi disciplina sportiva, uno o più protagonisti, atleti professionisti o amatoriali, colti in gara, dietro le quinte o durante l’allenamento. Ci si può ispirare anche ai luoghi dello sport, da un campo di calcetto a una parete di arrampicata. Sono tante le opzioni: ciò che conta è la creatività, l’originalità e l’emozione che le immagini sapranno suscitare.

Esposizione dei progetti finalisti a Cortona On the Move
I lavori dei finalisti saranno esposti all’interno della mostra “Premio Canon Giovani Fotografi 2019” inserita nel programma ufficiale del festival internazionale Cortona On The Move (dall’11 luglio al 29 settembre 2019) che vede il sostegno di Canon in qualità di Digital Imaging Partner per il terzo anno consecutivo.

Categoria fotografia
La storica categoria del premio si rinnova per questa nuova edizione, chiedendo ai suoi iscritti di sviluppare un progetto originale composto di un minimo di 10 scatti fino ad un massimo di 15 immagini. Ma attenzione! E’ importante anche saper raccontare, a parole il progetto. E’ richiesto infatti un testo di presentazione che, insieme alla forza visiva delle fotografie, riesca ad appassionare e impressionare la giuria. Ad essere premiati saranno i primi tre lavori classificati e un progetto dedicato alla fotografia sportiva, che riceveranno attrezzatura Canon e sessioni di tutorship da importanti photo editor italiani, per supportarli nella loro crescita professionale.

Categoria multimedia
Una categoria pensata per chi ama sperimentare, tentare nuovi stili e approcci innovativi. Il progetto infatti deve rappresentare una combinazione di almeno due media. Che si tratti di video, fotografie, infografiche, testi o suoni, l’importante è la capacità di creare una storia unica e coinvolgente. Spetterà alla giuria assegnare il premio, che in questo caso, andrà in esclusiva al primo classificato.

Premio Canon Giovani Fotografi: premi e giuria

Premi
I candidati che si classificheranno nelle prime tre posizioni per la Categoria Fotografia, il candidato per la menzione speciale dedicata alla Fotografia Sportiva e il primo classificato per la Categoria Multimedia avranno l’opportunità di ricevere tutorship con photo editor di fama internazionale, per approfondire e sviluppare le loro competenze professionali. Inoltre i lavori premiati saranno esposti al festival di Cortona On The Move, occasione unica per poter presentare i progetti a un pubblico di esperti e appassionati. Infine saranno messe in palio alcune delle tecnologie di riferimento dell’offerta Canon attuale da Canon EOS R ai modelli Canon EOS 6D Mark II, Canon EOS M50, Canon EOS 7D Mark II, le ottiche EF ed RF.

La Giuria
I progetti presentati saranno valutati da una Giuria d’eccezione composta da:

Arianna Rinaldo – Direttrice artistica Cortona On The Move;
Renata Ferri – photo editor Io Donna;
Giulia Ticozzi – photo editor La Repubblica;
Maysa Moroni – Photo editor di Internazionale;
Manila Camarini – photo editor D’ di Repubblica;
Naima Mancini – Giornalista e photo editor Sportweek;
Massimiliano Ceravolo – Director Professional Imaging Group and Marketing Imaging Technologies & Communications Group, Canon Italia.
Scopri i volti della Giuria

Iscrizioni aperte fino al 10 Maggio

Il realismo magico di Kertész

Burlesque dancer (Satyric dancer), 1926 © André Kertész

Nato a Budapest nel 1894, comincia a fotografare molto presto con una piccola ICA 4,5×6. Riprende perlopiù scene di vita cittadina, contadini, animali, interni domestici e ritratti dei suoi familiari. Per sviluppare meglio le sue potenzialità fotografiche, non trovando opportunità valide nel suo Paese, si trasferisce a Parigi nel 1925. Qui entra nel pieno fermento della cultura artistica europea dei primi decenni del Novecento e frequenta personaggi come Man Ray, Berenice Abbott, Mondrian, Chagall, Brancusi, Eisenstein e Brassaï, gloriosi esempi della straordinaria fioritura delle arti visive nelle sue tante declinazioni: dal neopittorialismo allegorico alla visione più straight della fotografia documentaria, fino alle sperimentazioni sulla struttura e sulla plasticità delle forme. In questa effervescenza carica di possibilità Kertész compie fin da subito una scelta ben definita che porterà avanti per tutta la sua vita: occuparsi di ciò che accade intorno a lui, piccoli fatti che non cambiano le sorti del mondo, ma danno un senso del tutto personale all’istante. «Non importa il successo immediato – ricorda – presto o tardi scoprirai ciò che quell’immagine significa per te e ritroverai l’emozione del momento in cui l’hai scattata». Un concetto di cui Cartier-Bresson, per sua stessa ammissione, gli sarà debitore.Il diario degli istanti Le fotografie di Kertész nascono, dunque, da un intento più espressivo che comunicativo, tutt’altro che naïf. Nonostante la semplicità dei soggetti e l’essenzialità delle inquadrature, la costruzione delle sue immagini è frutto di un’attenta e raffinata regìa formale e spaziale. Per attuarla sceglie il piccolo formato, poco vincolato ai tecnicismi e a un lungo lavoro preparatorio che farebbero sfumare l’attimo. Con la sua Leica riprende spesso scene dall’alto, un punto di osservazione con il quale «posso inglobare nell’inquadratura tutto quello che desidero» – spiegherà. Realizza così una serie di vedute dalla finestra del suo appartamento che affaccia sul parco di Washington Square, al Greenwich Village di New York; qui si era trasferito da Parigi nel 1936 per lavorare con l’agenzia cinematografica Keystone di un amico ungherese. Il suo contratto dura un solo anno, ma finirà per restare oltreoceano per tutta la vita. Quando scoppia la guerra, però, ha difficoltà a muoversi per strada con la fotocamera poiché negli Stati Uniti è considerato una sorta di nemico, né può tornare in Europa. Inoltre, il fotogiornalismo statunitense è molto diverso da quello europeo. Le sue fotografie sono considerate troppo intime ed emozionali dai giornali che chiedono soprattutto immagini documentarie. Scaduto il contratto con l’agenzia si dedica alle vedute di interni e alle nature morte e collabora con numerose riviste tra cui Vogue, Harper’s Bazaar, Look, House and Garden. Nel 1944 ottiene la cittadinanza americana e alcuni anni dopo firma un contratto con l’editore Condé Nast. La collaborazione prosegue fino al 1962 quando decide di abbandonare il mondo dell’editoria per tornare alla vera fotografia, quella che risponde a un impulso interiore, fatta solo per se stesso. Comincia a esporre in grandi mostre, pubblica libri, ottiene consensi dalla critica e dal collezionismo e presenzia alle più importanti manifestazioni internazionali di fotografia fino agli ultimi anni della sua vita.

Il realismo magico di Kertész

Mentre si trova a Parigi, il direttore della rivista Sourire gli commissiona alcune fotografie a tema libero. Kertész, che già da tempo era affascinato dalla distorsione visiva – illuminante fu la fotografia del nuotatore sott’acqua che aveva scattato nel 1917 – noleggia uno specchio deformante da alcuni circensi e realizza una serie di nudi assoldando come modella un’amica del direttore. Quest’ultimo ne resta molto colpito e pubblica alcune di quelle immagini. Kertész ne raccoglie altre duecento per un libro finanziato da un editore tedesco. L’ascesa al potere di Hitler, però, ne blocca la pubblicazione. Riesce ugualmente a esporre alcune stampe al Moma di New York, seppur con il sesso occultato. Il libro con i nudi distorti vedrà la luce solo nel 1976.

 

Burlesque dancer (Satyric dancer), 1926 © André Kertész

La Fotografia della settimana: Helmut Newton, Yves Saint Laurent

Yves Saint Laurent "Le Smoking", 1975 © Helmut Newton

Interessato alla fotografia sin da bambino, nel 1936 Helmut Newton era già un fotografo professionista. Nel 1938, a seguito delle leggi razziali, lasciò la Germania e, dopo essersi imbarcato a Trieste sul Conte Rosso, si fermò a Singapore. Allo scoppio della II guerra mondiale fu deportato dalle autorità britanniche in Australia. Visse in Australia, di cui diventò cittadino nel 1945, in Europa e negli USA. Autore tra i più conosciuti, rivoluzionò la fotografia di moda che con lui, per la prima volta, fu accolta tra la fotografia d’autore ed esposta in gallerie d’arte. Morì per un incidente stradale a Hollywood nel 2004. Oggi a Berlino vi è la sede della sua Fondazione. Cosa succedeva nei bellissimi palazzi delle nostre città, nei saloni sontuosi che solo pochi potevano vedere, negli attici mozzafiato? Helmut Newton, con le sue fantasie, mostrò il lato nascosto della borghesia, le sottili perversioni che restano segrete, un erotismo urbano da alta società. Le sue donne, dai corpi atletici, apparivano come entità superiori, dotate di poteri speciali; Newton con il suo obiettivo, occhio che spiava per noi dalla serratura, come Luis Buñuel in Il fascino discreto della borghesia, immaginò un sovvertimento dei codici di comportamento in cui le sue donne, valchirie contemporanee, dominavano la scena del mondo con la loro sensualità. Newton compose un erotismo ambiguo con immagini dal bianco e nero assoluto, che non lasciavano mai indifferenti. Con Newton il corpo nudo diventò il nuovo abito da indossare. Dissacrante e allo stesso tempo ironico, Newton resta un maestro inimitabile anche quando sostiene che guardare attraverso l’obiettivo è come vedere il mondo attraverso il buco della serratura. L’uso del banco ottico nelle fotografie di Helmut Newton rende le sue opere particolarmente incisive. Tutta la scena è perfettamente a fuoco e leggibile, così come le sue donne, sempre in atteggiamento dominante. Una padronanza tecnica perfetta, un uso sapiente delle luci sia in esterno sia in interno, che bilancia fonti naturali, artificiali, ombre e contrasti: Helmut Newton sembra avere un senso innato per le composizioni, tanto da far apparire le sue opere come fossero delle istantanee. Anche grazie a questo le fotografie di Helmut Newton sono degli scorci su scene altamente verosimili e indimenticabili.

Helmut Newton, Yves Saint Laurent

Intanto una premessa. Scegliere una foto di Helmut Newton, di questi tempi, non è semplice. Causa censure svelte come clic, dobbiamo per forza parlare di una foto in cui modelli e modelle siano coperte, vestite e ben abbottonate. Ci siamo ricordati di questa campagna per Yves Saint Laurent scattata a Parigi ed entrata a far parte della serie White Women. L’unico elemento nudo, in questa foto, è il marciapiede. Questa fotografia fa parte di un lavoro per Yves Saint Laurent e il soggetto non è il Marais, non sono le luci né i marciapiedi di Parigi: è “Le Smoking”. Grazie ad una modella androgina, ad una sigaretta, ad una cravatta bianca e ad un bianco e nero che isola tutto il resto, Helmut Newton ha trasformato questo abito YSL in una icona. Un anno dopo, nel 1976, questa foto è entrata a far parte della serie White Woman nella quale Helmut Newton rivoluziona ancora una volta la fotografia di moda e indaga il ruolo della donna nella società occidentale. Per esempio, tornando a fotografarla in strada. “Non mi sono mai piaciuti gli studi e i fondali” ha detto Newton “Una donna non vive di fronte ad un fondale di carta. Una donna vive sulla strada, su un’automobile, nella camera di un hotel”.

 

Ferdinando Scianna in mostra alla Galleria d’arte moderna di Palermo

Leonardo Sciascia. Racalmuto, 1964 © Ferdinando Scianna

Negli spazi espositivi della Galleria d’arte moderna di Palermo, ha aperto al pubblico la grande mostra antologica dedicata a Ferdinando Scianna, curata da Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda, art director della mostra, e organizzata da Civita. Con oltre 180 fotografie in bianco e nero stampate in diversi formati, la rassegna attraversa l’intera carriera del fotografo siciliano e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo, costruito su diversi capitoli e varie modalità di allestimento. Il suo lungo percorso artistico si snoda attraverso varie tematiche – l’attualità, la guerra, il viaggio, la religiosità popolare – tutte legate da un unico filo conduttore: la costante ricerca di una forma nel caos della vita.
Una grande mostra antologica come questa di Palermo, a settantacinque anni, è per un fotografo un complesso, affascinante e forse anche arbitrario viaggio nei cinquant’anni del proprio lavoro e nella memoria. Ecco già due parole chiave di questa mostra e del libro che l’accompagna: Memoria e Viaggio. La terza, fondamentale, è Racconto. Oltre 180 fotografie divise in tre grandi corpi, articolati in diciannove diversi temi. Questo tenta di essere questa mostra, un Racconto, un Viaggio nella Memoria. La storia di un fotografo in oltre mezzo secolo di fotografia”, dichiara Ferdinando Scianna.

Ferdinando Scianna a Palermo: le sezioni della mostra

LA MEMORIA, Bagheria – La Sicilia – Le feste religiose
IL RACCONTO, Lourdes – I bambini – Kami – Il dolore
OSSESSIONI, Il sonno – Le cose – L’ombra – Bestie – Gli specchi
IL VIAGGIO, America – Deambulazioni – I luoghi
RITRATTI RITI E MITI, Le cerimonie – Donne – Marpessa
Per approfondire i contenuti dell’esposizione, incoraggiando la riflessione sulla portata iconica della fotografia di Ferdinando Scianna, Civita Sicilia ha ideato un articolato progetto didattico rivolto sia alle scuole che ai gruppi di adulti e famiglie, che prevede i classici tour guidati, ma anche visite-esplorazione e laboratori didattici su prenotazione.
In una audioguida (in italiano e in inglese), Scianna racconta in prima persona il suo modo di intendere la fotografia e non solo. Un vero e proprio racconto parallelo, per conoscere da vicino il suo percorso umano e di fotografo. È inoltre proposto un documentario dedicato alla vita professionale di Ferdinando Scianna.

FERDINANDO SCIANNA
Viaggio Racconto Memoria
Fino 28 luglio 2019, Palermo, Galleria d’arte moderna, Via sant’Anna 21
A cura di Paola Bergna, Denis Curti, Alberto Bianda, Art Director
Info e prenotazioni
091.8431605
info@gampalermo.it
www.mostraferdinandoscianna.it

 

Gli scatti più celebri di Robert Doisneau raccolti in un video

© Robert Doisneu - Autoportrait au Rolleiflex 1947

Grande maestro della fotografia, Doisneau è il rappresentante più celebre della cosiddetta “fotografia umanista”, ossia quel tipo di sensibilità visiva che pone l’accento sulla condizione disagiata dell’uomo nella società. Nasce il 14 aprile del 1912 a Gentilly, un sobborgo di Parigi che segnerà profondamente la sua estetica e il suo modo di guardare le cose. Diplomatosi incisore litografo alla scuola di Estienne decide di abbandonare quella strada per gettarsi nella realtà viva e cruda delle periferie, dimensione che all’epoca nessuno considerava. Sceglie poi di utilizzare un mezzo d’espressione al tempo ancora guardato con un certo sospetto: la fotografia.

Soggetto privilegiato del fotografo: Parigi. Produce una serie di scatti innovativi, geniali e dominati da una forte carica umana: sono le immagini che lo hanno reso celebre. Quello che colpisce i fruitori e gli operatori del settore è che non si tratta di una Parigi convenzionale, quella che domina negli ambienti della pubblicità, della moda, dei giornali o del cinema ma è una Parigi di piccola gente, di arie di fisarmonica, di grandi e bambini, i cui sguardi trasudano umanità e tenerezza.

Doisneau amava immortalare la cultura dei bambini della strada e dei loro giochi, arrivando a conferire alle loro attività, seppur infantili, rispetto e serietà.

“Quello che io cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere.”

Muore Ugo Mulas. È il 2 marzo del 1973

Ugo Mulas

L’incontro di Ugo Mulas con la fotografia avviene quasi per caso, senza alcun apprendistato. Tra i tavolini del bar Jamaica, il ritrovo dei giovani artisti a pochi passi dall’Accademia di Brera, si parla anche di fotografia. Con lui c’è l’amico Mario Dondero, compagno di molte avventure – insieme realizzeranno dei reportage –. Chi vuole fare il fotogiornalista, chi documentare il Nord industriale, chi la desolata edilizia popolare della periferia. Rigorosamente in bianco e nero, le sue prime fotografie sociali danno subito rilievo di una spiccata sensibilità estetica e curiosità intellettuale. Inizia nel 1954 a frequentare la Biennale di Venezia, divenendone ben presto il fotografo ufficiale – la collaborazione durerà fino al 1972 –. La sua è stata una vita dedicata a questo medium di ricerca e straordinario linguaggio visivo. È ricordato per le immagini dedicate agli artisti e all’interpretazione dell’arte – avrà modo di documentare, tra gli altri, il lavoro di Frank Stella, Fontana, Lichtenstein e Rauschenberg – e per un’intensa attività di sperimentazione.

Per approfondire la vita e le opere di Ugo Mulas clicca qui 

Immagine in evidenza Lucio Fontana, 1964 – Fotografia Ugo Mulas © Eredi Ugo Mulas

Underwater photographer of the year 2019: annunciati i vincitori

Turtle © Eduardo Cevedo

Annunciati i vincitori dell’Underwater photographer of the year 2019

Sono stati annunciati i vincitori dell’Underwater photographer of the year 2019: protagonisti degli scatti la biodiversità del mondo subacqueo e le minacce che lo stesso si trova ad affrontare come la plastica.  “La fotografia consiste nell’immortalare momenti. E questo è un istante indimenticabile”. Commenta il fotografo inglese Richard Barnden vincitore del titolo di Underwater photographer of the year 2019. A distinguersi tra oltre cinquemila foto scattare in 65 diversi paesi del mondo, lo scatto del branco di squali grigi che divorano un pesce pappagallo.
Il concorso dell’Underwater photographer of the year 2019 ci porta alla scoperta del mondo subacqueo e delle biodiversità presenti in esso, facendoci assaporare la magia di un mondo nascosto e inesplorato. Il fotografo spagnolo Eduardo Acevedo si è aggiudicato il titolo di Marine conservation photographer of the year con uno scatto che ritrae una tartaruga marina impigliata in una rete da pesca. Al terzo posto si posiziona lo scatto intitolato Silent killer del fotografo israeliano Noam Kortler che ritrae un cavalluccio marino intrappolato in un bicchiere di plastica.

 

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