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fotografia - page 93

Settimio Benedusi | si può vivere di fotografia?

di Alessandro Curti


 

Accedendo alla pagina Facebook di Settimio Benedusi, l’ultimo post che leggiamo è questo: “Domani parto da Imperia a Milano a piedi, senza soldi ma cercando di barattare la sopravvivenza in cambio di fotografie, per rispondere alla domanda “la fotografia ha ancora un valore?”. Inizio facile, ancora nel mio brodo, ancora a Milano: Rocco the hair dresser, il grooming designer (il parrucchiere, insomma) mi ha offerto il taglio in cambio di questa fotina!
Olè”

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L’hashtag del “pellegrinaggio” è #settimiodecompostela. Il viaggio nasce da una domanda semplice ma originale: si può vivere di fotografia? In un mondo in cui la professione del fotografo è sempre più difficile da categorizzare, Settimio Benedusi proverà sul campo e in prima persona a darci una risposta.

Noi lo seguiremo virtualmente aggiornandovi sulle varie tappe.

Una sorta di diario di bordo fotografico.

Stay tuned!

 

MIA PHOTO FAIR | Conferenza Stampa di presentazione, MILANO Palazzo Reale | Martedì 19 aprile ore 12

MIA PHOTO FAIR

Sesta edizione

In programma

MARTEDÍ 19 APRILE 2016 – ORE 12.00

A MILANO, PALAZZO REALE (Sala Conferenze – terzo piano)
Piazza Duomo, 14

Interverranno

Fabio CASTELLI – Ideatore e Direttore MIA Photo Fair

Lorenza CASTELLI – Direttore Organizzativo MIA Photo Fair

Gigliola FOSCHI – Comitato Scientifico MIA Photo Fair

Roberto MUTTI – Comitato Scientifico MIA Photo Fair

Enrica VIGANÒ – Comitato Scientifico MIA Photo Fair


80 gallerie provenienti da 12 diverse nazioni del mondo con 230 artisti, 15 editori specializzati e 20 artisti indipendenti: questi i numeri della sesta edizione di MIA Photo Fair, la fiera dedicata alla fotografia d’arte ideata e diretta da Fabio Castelli con Lorenza Castelli, in programma a The Mall, centro polifunzionale nel quartiere di Porta Nuova Varesine a Milano, da giovedì 28 aprile, giornata di inaugurazione a inviti, a lunedì 2 maggio 2016.

È gradita la conferma di partecipazione al numero 02 36 755 700.

 

Confini 14: si aprono le selezioni

È ora possibile candidarsi alla selezione degli autori che parteciperanno a questa edizione di CONFINI.

Per partecipare è necessario:

  • inviare un portfolio di 10-12 immagini entro il 15 giugno 2016 sul sito Photographers.it.
  • registrarsi come utente fotografo sul sito e versare un contributo di 30 € al momento dell’iscrizione

Tra i partecipanti saranno selezionati almeno due fotografi che vedranno le loro opere esposte in mostre itineranti tra Roma, Milano, Trieste, Genova, Firenze, Venezia-Mestre, Cosenza e Catania tra settembre 2016 e settembre 2017.

Il bando completo si può trovare a questo link.

 

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Maison Européenne de la Photographie | Paris

La capitale francese è indubbiamente la regina artistica e culturale di tutto lo scenario europeo, con la sua grande storia, le sue gallerie e i vari centri legati a doppio filo al mondo dell’arte.
La volontà di chiamare questo museo “la casa europea della fotografia” non è affatto casuale: è indice dell’importanza e del ruolo da protagonista ricoperto dalla fotografia nella capitale francese.
Fin dal 1985, anno della prima apertura della MEP, i grandi fotografi internazionali sono attratti da una brezza di freschezza e partecipano da subito con mostre e iniziative: Duane Michals, Helmut Newton, Ralph Gibson e tanti altri espongono i loro scatti in una delle gallerie destinata a diventare tra più celebri nel mondo.

La storia
È il 1978 quando un gruppo di artisti e appassionati di fotografia dà origine all’associazione “Paris Audiovisuel”, capace di organizzare numerosi eventi che attirano sempre il grande pubblico.
Il sindaco di Parigi, lungimirante mecenate, decide di finanziare questo progetto artistico, mettendo a disposizione l’Espace Photo, una galleria di 400 metri quadri sotto la presidenza di Henry Chapier e la direzione artistica di Jean-Luc Monterosso.
Fin dal primo momento tutta la dirigenza concorda su quello che è il motivo fondante dell’associazione: far conoscere al mondo le opere di fotografi pionieri e contemporanei.
A inizio anni ’90 “Paris Audiovisuel” assume un doppio ruolo: quello di promuovere una politica artistica e culturale per Parigi e i parigini, e parallelamente creare il “Mese della Fotografia”, , per consacrare la città come capitale indiscussa della fotografia mondiale.
L’edificio odierno viene aperto nel 1996, quando avviene il trasferimento totale dall’Espace Photo, ormai troppo piccolo, a un vecchio hotel del ‘700 che viene ristrutturato: nasce la Maison Européenne de la Photographie.

Le attività
La MEP, situata a pochi passi da Rue de Rivoli, offre ai visitatori numerose attività: conferenze, dibattiti e scambi di idee direttamente con gli artisti e i curatori vengono proposti all’interno dell’auditorium e sono di norma gratuite e ad accesso libero, per garantire a tutti la possibilità di partecipare attivamente.
Il museo organizza anche visite guidate per ogni ciclo di esposizioni presente, garantendo un approccio sensibile e una interpretazione tematica personale una per qualsiasi opera in mostra.
Oltre ad avere a disposizione una biblioteca e un vastissimo archivio, la MEP vanta anche il primo servizio pubblico francese specializzato nel trattamento, nella preservazione e restaurazione del materiale fotografico presente nei vari musei della città.

Le mois de la photo
La Maison Européenne de la Photographie organizza ogni due anni, dal 1980, una sorta di grande festival della fotografia che si tiene per tutta la città di Parigi: oltre cento esposizioni sparse per tantissimi musei, centri culturali e gallerie parigine.
Nel 2014 si è svolta la diciottesima edizione, con Mediterraneo, fotografi anonimi, amatori celebri e l’intimo come aree tematiche proposte.
Un evento tradizionale, dinamico e itinerante, che permette a tutti di avvicinarsi alla fotografia e allo stesso tempo conoscere e scoprire gli angoli culturali più disparati per la capitale.


 

di Alessandro Curti

 

Herb Ritts | In equilibrio

di Alessandro Curti


 

Alcune delle sue fotografie sono divenute delle inconfondibili icone storiche e il suo nome è oggi consacrato nell’Olimpo dei grandi maestri. I ritratti di Herb Ritts hanno la straordinaria capacità di far entrare lo spettatore in un rapporto diretto e visionario con il soggetto ritratto, da Madonna a Richard Gere, passando per Michael Jackson e David Bowie. Scatti puliti, essenziali e armonici: una vera e propria gioia per lo spettatore proiettato in una condizione di totale armonia con l’opera che ha di fronte.

Madonna (True Blue Profile), Hollywood 1986
Madonna (True Blue Profile), Hollywood 1986 © Herb Ritts

L’esposizione, curata da Alessandra Mauro, è composta da oltre cento immagini originali, dalle più famose a quelle inedite, oltre a magnifici ingrandi- menti di stampe e video che provengono dall’Herb Ritts Foundation di Los Angeles. Si tratta di una retrospettiva dotata di un grandissimo valore artistico ed emozionale, munita di quel leggerissimo tocco di eleganza e raffinatezza propri di Ritts, artista caleidoscopio capace di variare senza alcuna difficoltà dal ritratto al dipinto delicato e plastico del corpo, dalla moda ai suggestivi paesaggi africani.


 

Luogo: Palazzo della Ragione, Piazza dei Mercanti, Milano
Tel: 02.43.35.35.35.
Email: stampa@ palazzodellaragionefotografia.it
Web: www.palazzodellaragionefotografia.it
fino al 5 giugno 2016

Francesco Ridolfi: Room 322

di Alessandro Curti

Anna Contro


Una stanza d’albergo asettica, tante storie che entrano ed escono dalla porta mantenendosi anonime: scopriamo il progetto del giovane fotografo bolognese.

Intraprendente ritrattista e personaggio di grande sensibilità, Francesco Ridolfi si avvicina al mondo della fotografia per una consapevole casualità. Dopo un percorso di studi lontano dalla fotografia, si accorge che da semplice compagno di viaggio l’affezionato hobby poteva diventare qualcosa di più. A oggi, con otto anni di esperienza professionale alle spalle, l’autore è un fotografo attivo sia in ambito commerciale che in ambito artistico e i suoi lavori vantano riconoscimenti e pubblicazioni in ambito nazionale e internazionale. Ha scelto come forma espressiva principale il ritratto perché «nessun soggetto mi seduce come il volto umano. E credo non ci sia niente di più affascinante che creare un contatto con i tuoi modelli: in quel momento le soggettività in gioco sono due e il fruitore è più libero di interpretare e di farsi coinvolgere».

 
Parliamo del tuo progetto. Come nasce Room 322?
«Tutto ha inizio due anni fa a Bruxelles, dove ho abitato per alcuni mesi. Prima dell’esperienza belga, non mi era mai capitato prima di avere in camera una vasca da bagno ed è così che ho scoperto un nuovo rito quotidiano, fino ad allora sconosciuto. Mi sono ritrovato a scegliere con cura quel momento in cui poter dedicare del tempo solo a me stesso, e per me era una novità. Grazie al contesto intimo e privato, i problemi vengono lasciati momentaneamente fuori dalla porta: si ha la mente sgombra da preoccupazioni, emergono dall’acqua sensazioni, emozioni, sentimenti e ricordi che siamo soliti non considerare. La nostra immaginazione sembra scandita dal ticchettio delle gocce nell’acqua. Si percepisce il silenzio e questo, insieme all’aria densa di umidità, favorisce l’isolamento. Cade ogni maschera e siamo nudi di fronte a noi stessi, sia spiritualmente che fisicamente. È da queste sensazioni che nasce il mio progetto fotografico. Volevo ottenere delle fotografie che restituissero queste emozioni allo spettatore e per farlo ho scelto la stanza di un albergo».

Perché proprio una stanza d’albergo?
«L’albergo ha per me il fascino del non-luogo. Si incontrano tante storie, cambiamenti continui e intrecci. Ogni cliente ha il suo vissuto personale che condivide tra quelle pareti sterili. La camera l’abbiamo ricreata in studio per avere maggiori libertà di scatto e per riuscire ad ottenere le luci  necessarie per ricreare quell’estetica algida, fredda e distaccata. Così come me l’ero immaginata, in totale contrapposizione con l’umanità espressa dai soggetti. Ho scelto il numero 322 perché fa riferimento al numero civico della casa dove sono cresciuto a Bologna».

Come hai selezionato i soggetti da inserire nella vasca da bagno?
«Ho scelto di collaborare con attori e modelli. Non c’è veridicità o spontaneità, ma la volontà cosciente di voler costruire una storia da raccontare. I miei personaggi sono stati scelti con cura perché era necessario che la loro fisicità intervenisse nella storia tanto quanto l’ambientazione e la scelta delle luci. La fotografia che ne risulta non racconta un’unica storia, deve ricreare un involucro per ospitare le storie dello spettatore, evocando riflessioni e chiavi di lettura diverse. Per astrarre i miei modelli e ricreare quella malinconia negli sguardi, necessaria per l’empatia con lo spettatore, alle volte mi sono servito di un sottofondo musicale, lasciando scorrere l’azione in modo da ottenere senza troppi sforzi il giusto equilibrio».

Perché in alcuni casi hai deciso di inserire due personaggi?
«Il bagno è il luogo dell’intimità per eccellenza; quando al suo interno si è in due cade il velo della privacy e i lati più nascosti di noi sono per una volta mostrati anche all’altro. Questo crea una forte e sincera confidenza capace di darmi nuove sensazioni e nuovi spunti».

Hai iniziato quasi da autodidatta, creandoti una professione e mettendoti in gioco. Cosa pensi della professione di fotografo al giorno d’oggi?
«Sono ottimista. Credo fermamente che la ricerca della qualità, quando ci sono talento e carattere, sia la strada da percorrere. Indubbiamente chi comincia oggi deve scontrarsi con un mare in tempesta: è tutto molto complicato, la concorrenza è spietata e il rischio di fallimento è dietro l’angolo. Consapevoli di questo, bisogna insistere per trovare la propria strada con coraggio, passione e tanta dedizione. Un consiglio che mi sento di dare è quello di crearsi una fitta rete di contatti e mantenere buone relazioni all’interno dell’ambiente, perché spesso sono necessarie per ottenere dei risultati professionali».

CERAMICA, LATTE, MACCHINE E LOGISTICA | FOTOGRAFIE DELL’EMILIA ROMAGNA AL LAVORO

Guido Guidi, La fabbrica, in esposizione al MAST.

Apre il 4 maggio al MAST di Bologna la nuova mostra fotografica dedicata al lavoro e al paesaggio dell’Emilia Romagna

“Ceramica, latte, macchine e logistica – Fotografie dell’Emilia-Romagna al lavoro”, curata da Urs Stahel, propone attraverso gli scatti di importanti fotografi una riflessione sullo sviluppo economico e paesaggistico che ha interessato l’Emilia-Romagna negli ultimi decenni.

Avvalendosi delle immagini provenienti dall’archivio fotografico e multimediale della collezione MAST, della collaborazione di fotografi che hanno prestato le loro opere e del contributo di Linea di Confine, la mostra intende creare una trama narrativa organizzata per gruppi di fotografie contrapposte.  “Immagini a cui è affidato il compito di raccontare – spiega Urs Stahel – come le vecchie industrie scompaiano, sostituite da nuovi impianti e sistemi produttivi ad altissimo contenuto tecnologico, come al paesaggio tradizionale e ad un territorio dal sapore antico si contrappongano le nuove aree del terziario avanzato, dei commerci, della tecnica, dell’accelerazione e come simili fenomeni siano riscontrabili, non solo nei settori dell’industria meccanica e della ceramica, ma anche in quelli della produzione alimentare e della piccola impresa.”

Gabriele Basilico British American Tobacco
Gabriele Basilico British American Tobacco

Le opere dei fotografi insieme ad alcune immagini di scena tratte dal film “Il Deserto rosso” (1962) di Michelangelo Antonioni concorrono  a creare un racconto che rappresenta fedelmente l’evoluzione economica dell’Emilia- Romagna e la trasformazione in atto nel sistema produttivo.

Si inizia con il classico ritratto di un operaio bolognese realizzato da Enrico Pasquali, seguito da immagini di dispositivi e attrezzi prodotti dalle Officine Minganti  intorno alla metà del XX secolo e da  macchine confezionatrici dismesse fotografate da Gabriele Basilico in uno stabilimento in fase di smantellamento e riconversione a  Bologna. William Guerrieri, nel progetto Diary, mostra ad esempio, la dismissione di un caseificio industriale a San Faustino, nei pressi di Rubiera, gli scatti di Paola De Pietri  rappresentano la lavorazione tradizionale delle ceramiche, mentre le immagini di grande formato di Carlo Valsecchi rivelano industrie ad altissimo contenuto tecnologico. Il cambiamento dato dall’accelerazione sulle strade e nelle nuove linee ferroviarie è visibile nelle fotografie sulla costruzione della TAV, la linea ferroviaria ad alta velocità che collega Torino a Napoli, di Tim Davis, John Gossage,  Walter Niedermayr e Bas Princen in contrasto con le immagini idilliache del Delta del Po realizzate da Marco Zanta. I paesaggi di Guido Guidi, piccole foto a colori, dense di significato disseminate lungo il percorso espositivo come un leitmotiv, raccontano i cambiamenti avvenuti nell’ambiente antropizzato dell’Emilia Romagna assieme alle fotografie che Olivo Barbieri ha dedicato a Cavriago e alle code davanti alle casse dei centri commerciali rappresentando visivamente la graduale metamorfosi subita dal paese. Il video La Via Emilia è un aeroporto di Franco Vaccari presenta l’arteria stradale che taglia la Regione sia come un’importante via di comunicazione sia come luogo di lavoro di prostitute. Lo sviluppo economico si accompagna al dibattito politico nell’opera di Lewis Baltz e nel reportage di Simone Donati che nel suo lavoro ha documentato i riti collettivi italiani.

Franco Vaccari, La via Emilia è un aeroporto, 2000
Franco Vaccari, La via Emilia è un aeroporto, 2000

Fanno parte del percorso espositivo video di Lewis Baltz, Franco Vaccari, Tim Davis e William Guerrieri.

Quale “side event ” a livello 0 del MAST verrà proiettato in proiezione continua, il documentario LE RADICI DEI SOGNI – L’Emilia-Romagna tra cinema e paesaggio (73 min.) girato nel 2015 da Francesca Zerbetto e Dario Zanasi. Il lavoro, prodotto dalla Cineteca di Bologna e MaxMan Coop, con il sostegno della Regione Emilia-Romagna e della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, racconta un viaggio nei paesaggi della Regione che ha nutrito le fantasie di alcuni tra i più importanti registi del cinema italiano e internazionale.

William Guerrieri, Magazzino moderno, The Dairy, 2015
William Guerrieri, Magazzino moderno, The Dairy, 2015

Inoltre una esposizione di 35 volumi su Ambienti, Contesti, Realtà, dell’Emilia-Romagna, messi a disposizione da Linea di Confine, completeranno il percorso espositivo.

La mostra “Ceramica, latte, macchine e logistica – Fotografie dell’Emilia-Romagna al lavoro” riprende il tema  La Via Emilia. Strade, viaggi, confini che caratterizza la XI edizione di Fotografia Europea, di cui MAST è partner,  in programma a Reggio Emilia dal 6 maggio al 10 luglio 2016.

In collaborazione con: Linea di Confine, associazione con sede a Rubiera che coordina da venticinque anni indagini fotografiche e dibattiti sullo sviluppo dell’Emilia-Romagna.

MAST.
via Speranza 42, Bologna
4 maggio – 11 settembre 2016

Ingresso gratuito

Gianni Croce, Fotografie 1920-1960 | Sabato 9 aprile ore 18

GIANNI CROCE

LA VITA MODERNA

Fotografie 1920 – 1960

 



a cura di Donatella Ferrari, Roberto Dassoni, Maurizio Cavalloni

INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA

 

SABATO 9 APRILE 2016, ALLE ORE 18.00

PIACENZA, PALAZZO EX-ENEL

(via Santa Franca, 36)

intervengono

MASSIMO TOSCANI

Presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano

 

MAURIZIO CAVALLONI

Responsabile Archivio Croce

DONATELLA FERRARI

Storico del design

Dal 9 aprile al 29 maggio 2016, lo spazio Ex Enel di Piacenza ospita l’antologica di Gianni Croce (1896-1981), un innovatore del linguaggio fotografico e un cantore del Novecento piacentino.

L’esposizione presenta 100 fotografie e lastre originali realizzate da Gianni Croce in oltre quarant’anni di lavoro, dal 1921, anno in cui apre lo studio in corso Vittorio Emanuele a Piacenza, fino alla prima metà degli Anni Sessanta; oltre a un video-documentario che ne riscostruisce l’esperienza creativa.

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ITALIA A SCATTI di Giuseppe Matarazzo: il racconto dei grandi fotografi

Electa pubblica Italia a scatti. Il racconto dei grandi fotografi di Giuseppe Matarazzo.

Allegato di posta elettronica

“Se oggi possiamo raccontare la nostra storia e chi siamo lo dobbiamo a una generazione di fotografi che l’Italia l’ha girata palmo a palmo, e scatto dopo scatto ha colto quello che stava succedendo e cosa valesse la pena documentare prima che andasse perduto.“ Con queste parole l’autore presenta il libro nell’introduzione, un volume che racconta l’Italia attraverso chi l’ha guardata dietro l’obiettivo, chi l’ha fotografata per decenni e l’ha vista cambiare. Il passato e il presente, ma anche il futuro, l’Italia che verrà.

invito Italia a scatti

Dieci grandi fotografi scorrono le istantanee di un Paese che non c’è più e offrono una visione che rappresenti l’oggi e il domani, con lo stesso intuito che ha permesso di documentare il passaggio dalla civiltà contadina a quella industriale. Se Berengo Gardin pungola i giovani “senza carattere” e vede un “Paese in declino”, Scianna si muove sulle tracce di un improbabile e moderno bar Jamaica osservando le facce da happy hour. E se Merisio si muove perplesso sotto i grattacieli della nuova Milano verticale, Fontana non rinuncia ad “andare a trovare” con l’ottimismo del colore e la rivelazione dell’invisibile. Ci sono poi i sogni delle bambine del rullino antimafia di Letizia Battaglia in una Sicilia ancora in attesa della primavera. E ancora la luce di Chiaramonte, i giochi d’acqua di Lotti, i reportage di Cito, le pietre di Jodice e la memoria del decano Dondero.

Grandi fotografi che hanno osservato gli ultimi cinquant’anni dell’Italia sapendo aspettare l’istante buono, “senza la fretta di aggiornare il proprio profilo social o di inviare tempestivamente una mail alle agenzie o di bruciare il sito concorrente”, come afferma l’autore.

Dieci interviste, con minibiografie e immagini, anche inedite, per dieci “visioni italiane”, raccolte da Giuseppe Matarazzo, giornalista di “Avvenire” e appassionato di fotografia.

www.italiaascatti.it

Giuseppe Matarazzo, 39 anni, è nato a Siracusa e vive a Milano. Giornalista, lavora nella redazione cultura del quotidiano “Avvenire”. Laureato in Scienze politiche all’Università di Urbino, si è specializzato in politiche territoriali. Ha conseguito il primo master in giornalismo “Leonardo Mondadori”. Per l’azienda di Segrate ha lavorato nei settimanali “Tu”, “Sorrisi e Canzoni” e “Star Tv”. I suoi inizi in Sicilia, alla “Gazzetta del Sud”. Ha collaborato negli anni con varie testate, fra cui “L’Osservatore Romano”, “Prima Comunicazione”, “Campus”, “Panorama.it”. Con Electa ha pubblicato Api. Ottant’anni di storia (2014).

Corso completo di fotografia con JOEL SARTORE

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In edicola il primo Dvd il 3 maggio 2016 (con National Geographic).

Un corso prodotto da The Great Courses, composto da 24 lezioni in 8 dvd, per riuscire ad ottenere il massimo dalle proprie foto, grazie agli insegnamenti e ai consigli di Joel Sartore, uno dei fotografi più celebri di National Geographic.
Una combinazione perfetta di istruzioni teoriche e tecniche ma anche pratiche, in cui i suggerimenti visivi e la competenza e professionalità di Joel Sartore ti permetteranno di seguire con interesse e curiosità l’intero corso. Una fonte di ispirazione per tutti gli appassionati, dai principianti ai più esperti.

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Il corso è un utile strumento per ogni appassionato di fotografia, desideroso di acquisire o di perfezionare i fondamenti necessari per fotografare al meglio. Ogni aspetto viene trattato in modo esaustivo, garantendo al lettore la possibilità di acquisire conoscenze, grazie a un oratore straordinario e a un ricchissimo corredo di immagini, esperienze e insegnamenti.

Un corso divertente che ci permetterà di migliorare le nostre foto al di là della macchina fotografica. Si tratterà di un corso in cui nuovi elementi come usare gli occhi, imparare ad osservare, essere critici verso se stessi e le proprie foto, saranno degli insegnamenti fondamentali.

Alla fine del corso tutti riusciranno ad ottenere foto straordinarie grazie a semplici regole e consigli, partendo da una principio fondamentale, imparare a riflettere col fine di creare delle foto iconiche, che colpiscono immediatamente l’osservatore. Un corso che riuscirà a rispondere a tante domande e dubbi sulla fotografia da cui potremo ottenere molte risposte e apprendere i suoi segreti.

MIA PHOTO FAIR a Milano | 28 aprile – 2 maggio

Milano, The Mall – Porta Nuova Varesine | Dal 28 aprile al 2 maggio 2016

MIA PHOTO FAIR

Torna con la sua sesta edizione la fiera della fotografia d’arte
diretta da Fabio Castelli e Lorenza Castelli


MIA 2016_180 gallerie provenienti da 12 diverse nazioni del mondo con 230 artisti, 15 editori specializzati e 20 artisti indipendenti: questi i numeri della sesta edizione di MIA Photo Fair, la fiera dedicata alla fotografia d’arte ideata e diretta da Fabio Castelli, in programma a The Mall, centro polifunzionale nel quartiere di Porta Nuova Varesine a Milano, da giovedì 28 aprile, giornata di inaugurazione a inviti, a lunedì 2 maggio 2016.

MIA Photo Fair, col patrocinio della Regione Lombardia, della Città Metropolitana di Milano e del Comune di Milano, può contare sul contributo dei main Sponsor BNL Gruppo BNP Paribas e Lavazza  e dello Sponsor Eberhard & Co.

Forte del successo ottenuto nel 2015 (con oltre 22.000 visitatori), MIA Photo Fair sceglie di prolungare il proprio periodo di apertura, accogliendo il pubblico dal giovedì e proseguendo fino al lunedì. Confermato il format canonico della fiera, che alla partecipazione delle gallerie – libere di esporre collettive o progetti monografici – associa Proposta MIA, con una selezione di fotografi che presentano il proprio lavoro individualmente.

PREMI     

PREMIO BNL Gruppo BNP Paribas – Si rinnova per il quinto anno consecutivo il rapporto tra MIA Photo Fair e BNL Gruppo BNP Paribas, main Sponsor della manifestazione. Viene quindi istituito, anche per il 2016, il Premio BNL Gruppo BNP Paribas, assegnato da una giuria qualificata ai fotografi che prendono parte alla fiera esponendo con le proprie gallerie di riferimento. Le opere finaliste verranno pubblicate su bnl_cultura, l’account Instagram di BNL dedicato all’arte e alla fotografia. L’opera vincitrice entrerà a far parte del patrimonio artistico della Banca,  che ad oggi conta oltre 5.000 opere.

 

PREMIO ARCHIVI “Tempo ritrovato – fotografie da non perdere” sostenuto da Eberhard & Co. – Dopo l’edizione speciale dell’anno passato, che affrontando l’esperienza di Giuseppe Pellizza da Volpedo aveva interrotto il filo cronologico avviato con l’indagine sugli Anni Cinquanta prima e Sessanta poi, riprende il proprio corso naturale il Premio Archivi “Tempo ritrovato – fotografie da non perdere” , ideato con la collaborazione di  Io Donna  e  supportato dalla Maison svizzera di orologeria che da quattro anni sostiene il progetto. L’iniziativa, vero e proprio unicum nel panorama italiano,  promuove la riscoperta e la tutela dei fondi che documentano la tradizione e i costumi del’italia, contribuendo a preservarne e diffonderne la memoria. L’edizione 2016 si rivolge agli Anni Settanta, si rivolge agli Anni Settanta, significativo momento storico contrassegnato da importanti trasformazioni socioculturali.

PREMIO Massimo Gatti – MIA Photo Fair istituisce insieme alla galleria Glauco Cavaciuti Arte di Milano la prima edizione di un premio intitolato alla memoria di Massimo Gatti, fotografo scomparso nello scorso mese di novembre. All’artista che verrà ritenuto più meritevole tra quelli partecipanti alla sezione Proposta MIA verranno offerti un premio in denaro e l’allestimento di una personale negli spazi della stessa galleria Cavaciuti.

PROGRAMMA CULTURALE

Arricchisce l’appuntamento con MIA Photo Fair un fitto programma di talk e dibattiti che affrontano i temi di maggiore attualità tra i tanti che coinvolgono il mondo della fotografia.  Tra questi l’incontro, realizzato in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio, dedicato alla forza dell’immagine come linguaggio per raccontare il fenomeno dei processi migratori che stanno cambiando l’Europa. Un processo affrontato attraverso il lavoro di artisti e reporter come Liu Bolin, Massimo Sestini, Fabio Bucciarelli e Corrado Levi.

La sesta edizione di MIA Photo Fair nel consueto focus dedicato al collezionismo, presenta tre appuntamenti speciali a cura di Sabrina Donadel, che nelle giornate di venerdì, sabato e domenica incontrerà  tre coppie di collezionisti, compagni nella vita e uniti dalla passione per la fotografia: Pier Luigi e Natalina Remotti, Giovanni e Anna Rosa Cotroneo, Gaetano e Barbara Maccaferri.

L’area talk dove ha luogo il programma culturale è oggetto di uno speciale progetto allestitivo, ideato e realizzato grazie all’intervento di un gruppo di giovani talenti creativi coordinati dall’Institute for Production of Wonder insieme a Cassina, sotto la guida della direzione creativa di Patricia Urquiola.

PROGETTI SPECIALI                               

LAVAZZA dedicherà lo spazio del proprio Caffè Artistico a una mostra di preziose opere fotografiche provenienti dall’Archivio Mario De Biasi, un tributo a uno dei più grandi interpreti del fotoreportage giornalistico a livello internazionale. La selezione delle immagini, curata da Enrica Viganò, membro del Comitato Scientifico di MIA Photo Fair, e da Silvia De Biasi, responsabile dell’Archivio Mario De Biasi, raccoglie scatti che illustrano situazioni diverse e lontane tra loro, all’interno dei quali il rito del caffè è sempre protagonista.

36 immagini che raffigurano figure di spicco, celebrità, scrittori, musicisti, attori, persone comuni in luoghi differenti, dai locali alla moda di New York all’Australia da Milano all’Iran.

Un omaggio all’energia che questa bevanda infonde a tutte le latitudini.

MIA Photo Fair ospita il progetto espositivo realizzato da Luca Gilli vincitore del Premio BNL Gruppo BNP Paribas nel 2014, per Ice Yachts, azienda di cantieristica navale leader nel campo della vela che sviluppa programmi speciali legati all’uso delle nuove tecnologie. Attraverso il suo obiettivo, Gilli racconta le diverse fasi della nascita di un’imbarcazione di ultima generazione, trovando il punto di incontro tra il sapere di una artigianalità antica e le più avveniristiche soluzioni rese possibili dalla contemporaneità.

CODICE MIA

MIA Photo Fair conferma la sua visione orientata al futuro proseguendo l’esperienza di CODICE MIA, ideato da Enrica Viganò come originale forma di portfolio review. Una selezione di artisti scelti dalla fiera stessa avranno l’opportunità di discutere il proprio lavoro con un panel di collezionisti, curatori, art advisor italiani e stranieri:

Pedro Barbosa, collezionista – Saõ Paulo, Brasile

Peter Coeln, collezionista – Vienna, Austria

Elaine Goldman, collezionista – New York, USA

Jim Grover, collezionista – Londra, Gran Bretagna

Charles Jing, collezionista – Atlanta, USA

Annamaria e Antonio Maccaferri, collezionisti – Bologna, Italia

Massimo Perazzo, collezionista – Milano, Italia

Nissan Perez, art advisor e curatore – Tel Aviv, Israel

Jeff Rosenheim, curatore responsabile della collezione di Fotografia del Metropolitan Museum of Art – New York, USA

Maria Sukkar, collezionista – Londra, Gran Bretagna

Tra tutti gli artisti che parteciperanno alle sessioni di confronto e discussione ne verrà scelto uno, premiato con la possibilità di esporre il proprio lavoro nella sezione Proposta MIA dell’edizione 2017.

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