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Nasce Christina Broom: è il 28 dicembre del 1862

Christina Broom

Accreditata come la prima fotografa e stampatrice donna del Regno Unito, è oggi ancora considerata tra le prime 10 fotoreporter della storia. A 41 anni, in seguito al fallimento del business della ferramenta di famiglia e di altre iniziative imprenditoriali, prese in prestito una macchina fotografica a scatola e imparò i rudimenti della fotografia. Allestì una bancarella nei Royal Mews, presso Buckingham Palace, vendendo cartoline di fotografie che aveva scattato per quasi trent’anni, assistita dalla figlia Winifred, che aveva lasciato la scuola per aiutarla. Le cartoline si vendevano bene; si pensi che in una sola sessione notturna di camera oscura, l’autrice riusciva a stamparne circa mille. Tra i suoi soggetti preferiti si scoprono scene locali, incluse quelle al Palace, così come le marce di protesta di The Boat Race e delle Suffragette. Negli anni Venti e Trenta del Novecento, le sue fotografie sono comparse su Illustrated London News, The Tatler, The Sphere e Country Life. Oggi, sono conservate al Museum of London, alla National Portrait Gallery, all’Imperial War Museum, al Guards Museum (Londra), al National Museum of Scotland (Edimburgo), al Royal Maritime Museum (Greenwich), al Royal Borough of Kensington e al Chelsea Local Studies Library, all’Università del Texas negli Stati Uniti

Ivo Saglietti: istanti di umanità

Ivo Saglietti

Testimoniare la storia e il destino dell’uomo. Con questo scopo è entrato nelle pieghe dei fatti più drammatici restituendoli con una visione asciutta ma pienamente coinvolta, degna di una grande voce del fotogiornalismo. Prima di incontrare la fotografia si è nutrito di una passione affine: quella per il cinema. A metà degli anni Settanta quella passione diventa un lavoro quando è assunto in una casa di produzione di Torino. Dopo qualche tempo, però, si rende conto che la complessa e affollata macchina del cinema è troppo distante dal suo modo di guardare la realtà. Mentre fa queste riflessioni un giorno vede su una bancarella il libro di Eugene Smith Minamata. Quelle immagini lo illuminano sulla sua vera vocazione: raccontare le vicende dell’uomo, la sua storia. Si procura una piccola fotocamera, qualche rullo di pellicola, un paio di scarpe comode e parte.

Ivo Saglietti: documenta l’evolversi dei fatti nel tempo e la risposta dell’uomo ai cambiamenti

Il banco di prova è un reportage sulla lavorazione dei gamberi che realizza all’inizio degli anni Ottanta a Mazara del Vallo, in Sicilia. «Nel laboratorio c’erano molti immigrati tunisini che non volevano farsi riprendere perché in gran parte clandestini. Neanche gli italiani parlavano molto. Feci poche foto, ma mi resi conto di quanto fosse diversa la realtà vista dall’interno», racconta. Nel frattempo si era trasferito a Parigi dove era entrato nell’agenzia Compagnie des Reporters che aveva rilevato l’archivio della Viva, fondata tra gli altri da Guy Le Querrec e Martine Franck.
«In Italia solo i giornali di sinistra pubblicavano reportage impegnati ma avevano pochi soldi per pagarli, mentre le grandi agenzie come Grazia Neri puntavano sugli autori stranieri, benché più pretenziosi dei connazionali». In Francia, invece, si aprono nuove porte. Nei primi anni Ottanta, durante la guerra civile nel Centroamerica, il settimanale «Newsweek» lo invia nel Salvador mentre di lì a poco il «New York Times» lo manda per un mese in Nicaragua. La vera svolta arriva con un lungo reportage che realizza in Cile durante i tumulti dell’ultimo periodo della dittatura di Pinochet. In seguito si sposta in altri stati del Centro e Sud America e poi in Medio Oriente e in Africa. Segue il conflitto in Kosovo e, per molto tempo, la ricostruzione. Alla fine degli anni Novanta rientra definitivamente in Italia e inizia un progetto sulle aree di frontiera nel Mediterraneo e sui flussi migratori. Saglietti non è un reporter dal clic facile. Non si ferma alla cronaca ma documenta l’evolversi dei fatti nel tempo e la risposta dell’uomo ai cambiamenti. Per questo vuole osservare la realtà da vicino, creando relazioni e facendosi accettare senza imporre la sua presenza, con pazienza, tenacia e discrezione. Anche la scelta del bianco e nero in pellicola rientra in questo suo approccio rispettoso ma diretto, che non lascia spazio all’enfasi estetica e alla retorica sul dolore dell’altro.

Storie di donne Storie universali: intervista a Donna Ferrato

Storie di donne: Storie universali

Dall’attivismo degli anni Sessanta al movimento #MeToo. Dopo aver mostrato al mondo le marce di protesta e gli abusi domestici, Donna Ferrato spiega perché, oggi, le donne sono più arrabbiate e più determinate. 

Storie di donne: Storie universali: come Donna Ferrato è entrata nella vita delle donne

Quando i fotoreporter mostravano la violenza sulle strade di New York, Donna Ferrato si faceva aprire le porte degli appartamenti di Tribeca, il suo quartiere, e documentava con la Leica tutto ciò che succedeva tra quegli spazi privati. Donne più o meno benestanti arrivavano in ospedale con segni di ogni genere di violenza e, senza quelle immagini e l’amicizia della fotografa, non avrebbero mai trovato il coraggio di rendere pubblico l’inferno vissuto. Donna Ferrato, in cinquant’anni di fotografie, non è solo entrata nelle loro case, ma è entrata nelle loro vite e non ne è più uscita. «Non sono mai stata una mosca sul muro», risponde quando le chiediamo del coinvolgimento nei suoi reportage. Nel frattempo, una certa America ha prodotto movimenti femministi, denunce pubbliche, attivismo, arte, hashtag condivisi, mentre un’altra America sceglieva Donald Trump come Presidente. «Non tutto è stato comunicato fino in fondo – racconta la fotografa – oggi l’imperativo dei media è “go viral”. Un meccanismo distorto che non permette di comprendere che il movimento #MeToo non è un modo per far rimbalzare notizie e scoop, ma è l’espressione di un gruppo di donne molto più arrabbiate rispetto al passato».

L’intervista completa sul numero 308 de Il Fotografo in edicola dal 19 ottobre e disponibile online
Per l’acquisto online clicca qui 

Addio a Eligio Paoni, il fotografo che immortalò l’omicidio Carlo Giuliani

E’ morto il fotografo che immortalò l’omicidio di Carlo Giuliani

E’ venuto a mancare all’età di sessantuno anni, il fotografo fotoreporter Eligio Paoni.
Il fotografo era originario di Terracina e la sua attività fotografica, iniziata negli anni Ottanta, lo ha portato a girare il mondo per documentare guerre sanguinose e conflitti.
Il fotografo era presente il 20 luglio 2001 a Piazza Alimonda, a Genova ed è stato testimone e vittima al tempo stesso dell’omicidio di Carlo Giuliani; quando il colpo di pistola che ucciderà il ragazzo parte, Paoni è li, a pochi metri di distanza e riesce, con la sua fotocamera ad immortalare il momento tragico.
 
Immagine in evidenza via internazionale.it

Addio Erich Lessing:fotoreporter dei momenti chiave della storia europea

Erich Lessing

Il fotografo austriaco Erich Lessing si è spento all’età di 95 anni; a darne il triste annuncio la comunità ebraica di Vienna.
Il fotoreporter è stato testimone dei momenti chiave della storia europea del secondo dopoguerra; uno dei suoi reportage più importanti riguarda la ricostruzione della Germania post-hitleriana.
Il fotografo austriaco ha lavorato per agenzie prestigiose come Magnum e Associated Press e i suoi lavori sono stati pubblicati sulle riviste più importanti del mondo, Times, Life, Paris Match e Fortune.
Nato nel 1923 a Vienna, nel 1939 fuggì in Palestina; dopo aver lavorato come fotografo per l’esercito britannico,  nel 1947  tornato in patria,  diventa un fotoreporter professionista e si dedica soprattutto ai fatti di cronaca politica.
Immagine in evidenza via AFP.com

Terra sacra e guerriglia: Fabio Polese racconta i Karen

Karen State (Birmania), 2017 - © Fabio Polese

Fabio Polese racconta i Karen

Terra Sacra e Guerriglia: Il giovane fotoreporter Fabio Polese apre una finestra sul dramma dei Karen, popolo che vive nella Birmania Orientale, al confine con la Thailandia.

Qui, dal 1949, questo popolo si batte per la propria autonomia, per salvaguardare la terra dei propri avi, in una guerra sconosciuta alle cronache occidentali. Nella black area, come il governo birmano ha definito questa zona di confine, i giornalisti non possono entrare e la tragedia dei Karen si consuma nel silenzio del resto del mondo. Polese, attraverso suggestive immagini in bianco e nero, vuole rompere questo silenzio raccontando la storia, la vita quotidiana, le sofferenze, ma anche i sogni e la determinazione di questo popolo antico che si batte per la propria libertà.

 

Addio a David Goldblatt: fotografo dell’Apartheid in Sudafrica

Addio al fotografo David Goldblatt, l’artista dell’Apartheid

David Goldblatt dal 1948 a oggi ha raccontato per immagini in bianco e nero le numerose contraddizioni del suo Paese, l’ Africa; le sue foto hanno spaziato dalla segregazione razziale fino all’ultimo periodo.
David Goldblatt è l’uomo che meglio di chiunque altro ha saputo raccontare gli anni dolorosi dell’Apartheid;la sua vita è trascorsa nel dolore e nell’ingiustizia che ha saputo raccontare alla perfezione attraverso i suoi scatti rigorosamente in bianco e nero “perché alcune cose sono troppo dure e difficili per poterle fotografare a colori“.

Laureatosi in commercio all’Università dello Witwatersrand (WITS) di Johannesburg, si è avvicinato al mondo della fotografia nel 1948 dopo aver osservato i reportage pubblicati su magazine come LIFE e Picture Post.  

David Goldblatt ha ritratto per mezzo secolo le contraddizioni della società sudafricana: dai quartieri residenziali di Cape Town alle baraccopoli di Johannesburg, dai parchi immensi alle strade desolate. 

Il fotografo è stato il primo artista sudafricano a esporre con una personale al MoMA di New York.
Nel 2006 ha vinto l’Hasselblad Award e nel 2009 l’Henri Cartier Bresson Award.

David Goldblatt mancherà a tutti, ma mancherà sopratutto alla sua Terra
Immagine in evidenza via trafficmagazine.co.za/on-the-road-with-david-goldblatt/
Credit: Warren van Rensburg

IDENTITY: la mostra fotografica del collettivo CAPTA

Dal 3 al 16 marzo si terrà la mostra fotografica IDENTITY del collettivo CAPTA

IDENTITY è il progetto del collettivo CAPTA dedicato al fotogiornalismo che consta di una mostra e un workshop alla fine del vernissage. Sarà esposta una raccolta dei reportage più importanti realizzati negli ultimi anni dai membri del collettivo CAPTA che percorrono il tema dell’IDENTITÀ in diversi luoghi. Le immagini rivelano identità radicate nella cultura di un luogo e rappresentano l’espressione di una parte nascosta del mondo contemporaneo. Il comune denominatore è la potenza di queste immagini che ha la volontà di far riflettere lo spettatore su realtà lontane e vicine, ma spesso sconosciute o non afferrate. Immagini che hanno ottenuto il riconoscimento con pubblicazioni sulle maggiori testate e premi di prestigio a livello internazionale.

Le foto esposte sono di Erik Messori, Francesco Pistilli, Alessandro Vincenzi, Mashid Mohadjerin.

Quando: Sabato 3 marzo alle ore 18.30

Dove: presso la sede ISOLAB a Castello 3865, Venezia

Per maggiori informazioni visita il sito.

Le immagini più straordinarie del World Press Photo al Forte di Bard

LE IMMAGINI PIÙ STRAORDINARIE DEL WORLD PRESS PHOTO AL FORTE DI BARD

Oltre 140 scatti sensazionali e 12 video dei più grandi fotoreporter di oggi raccontano la storia dei nostri giorni  

7 dicembre 2017 – 7 gennaio 2018

Inaugurazione 7 dicembre



Dal 7 dicembre 2017 al 7 gennaio 2018 il Forte di Bard presenta la 60esima edizione del World Press Photo. Oltre 140 immagini straordinarie e 12 video dei vincitori del digital storytelling contest in mostra per il più importante riconoscimento internazionale di fotogiornalismo che, per un anno, hanno documentato e illustrato gli avvenimenti del nostro tempo sui giornali di tutto il mondo. Un’esposizione unica per scorrere, attraverso gli occhi dei più grandi fotoreporter di oggi, gli scatti più sensazionali che raccontano, denunciano, enfatizzano e racchiudono in una cornice la storia del nostro tempo.

Dopo aver esaminato 80.408 immagini pubblicate sui giornali proposte da 5.034 fotografi provenienti da 126 paesi, la giuria del prestigioso concorso ha premiato 45 fotografi di 25 diverse nazionalità: Australia, Brasile, Canada, Cile, Cina, Filippine, Finlandia, Francia, Germania, India, Iran, Italia, Nuova Zelanda, Pakistan, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Sud Africa, Spagna, Svezia, Siria, Turchia, Stati Uniti e Ungheria.

Quattro i fotografi italiani premiati nelle otto categorie del concorso (spot news, notizie generali, attualità, vita quotidiana, ritratti, natura, sport e progetti a lungo termine): Giovanni Capriotti (categoria: sport, primo premio), Antonio Gibotta, Agenzia Controluce (categoria: ritratti, secondo premio), Alessio Romenzi (categoria: notizie generali, terzo premio) e Francesco Comello (categoria: vita quotidiana, terzo premio).


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In mostra al Forte di Bard anche la foto dell’anno 2016An Assassination in Turkey” (Omicidio in Turchia), del fotografo turco, membro dell’Associated Press, Burhan Ozbilici, scattata il 19 dicembre e che ritrae l’attentatore Mevlüt Mert Altıntaş dopo aver assassinato l’ambasciatore russo in Turchia, Andrey Karlov, durante un’inaugurazione nella Galleria d’Arte di Ankara. L’immagine ha vinto anche il primo premio per la categoria spot news. A tal proposito Mary F. Calvert, membro della giuria, ha dichiarato: «È stata una decisione molto difficile, ma alla fine abbiamo intuito che la Foto dell’anno doveva essere un’immagine esplosiva che rappresentasse il disprezzo e l’odio dei nostri tempi. È un’immagine talmente dirompente che ogni volta che compariva sullo schermo bisognava allontanarsi, proprio per questo abbiamo capito che incarnava alla perfezione ciò che è il World Press Photo e cosa significa».


Burhan Ozbilici_The Associated Press.jpg

L’esposizione presenta anche i 12 video vincitori del 2017 Digital Storytelling Contest, premio assegnato alle migliori forme di giornalismo visivo grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie digitali e alla diffusione di Internet. Quest’anno sono state esaminate 282 produzioni: 135 per la categoria short form, 54 per la categoria long form, 62 per la categoria immersive storytelling e 31 per la categoria innovative storytelling.

Nata nel 1955, la World Press Photo Foundation è un’istituzione internazionale indipendente per il fotogiornalismo senza fini di lucro con sede ad Amsterdam.


I dettagli sul sito ufficiale di World Press Photo  www.worldpressphoto.org

World Press Photo

Forte di Bard. Valle d’Aosta

7 dicembre 2017 – 7 gennaio 2018

Info

Associazione Forte di Bard, tel. + 39 0125 833811 | info@fortedibard.itwww.fortedibard.it

Orari

7 dicembre 10.00-18.00

dall’8 al 10 dicembre 10.00-19.00

dal 12 al 22 dicembre: feriali 10-17.00, sabato e domenica 10-19.00

23 e 24 dicembre: 10.00-18.00

Chiuso l’11, il 18 e il 25 dicembre

dal 26 dicembre al 7 gennaio aperta tutti i giorni:

feriali 10.00-18.00, sabato, domenica, festivi 10.00-19.00

1° gennaio: 13.00-19.00

Tariffe

Intero 7,00 euro | Ridotto 5,00 euro

Cumulativo con mostra Da Raffaello a Balla. Capolavori dell’Accademia Nazionale di San Luca Intero 11,00 euro | Ridotto 8,00 euro

Ufficio Stampa Forte di Bard

Equipe International Tel. +39 0234538354

Maria Grazia Vernuccio cell. +39 3351282864 | mariagrazia.vernuccio@equipemilano.com

Agnese Paris cell. +39 3203506955 | agnese.paris@equipemilano.com

I finalisti dei Sony WPA 2017 selezionati fra 227.596 immagini

Giulia Piermartiri Edoardo Delille Professional Portraiture

I Sony World Photography Awards rappresentano una tra le più grandi competizioni fotografiche a livello mondiale. Il concorso raccoglie e premia le migliori opere di fotografia contemporanea dello scorso anno, presentate per ognuno dei quattro concorsi del contest. Come sempre, prodotta dalla World Photography Organisation, l’edizione 2017 segna il decimo anniversario della competizione e una collaborazione decennale con il suo principale sponsor, Sony.

“Quest’anno i Sony World Photography Awards hanno raggiunto una dimensione davvero globale, non ho mai visto scatti di una varietà e un’eterogeneità simili – ha dichiarato Zelda Cheatle, Presidente della giuria Professionisti. “In occasione del decimo anniversario, posso affermare con certezza che i Sony World Photography Awards e l’arte della fotografia stanno riscuotendo un grande successo”. Oggi sono stati annunciati i nomi dei dieci fotografi finalisti e le cinquanta menzioni speciali di tutte le categorie. I partecipanti hanno inviato 227.596 immagini per i concorsi Professionisti, Open e Giovani segnando con un forte aumento di candidati provenienti dall’Asia e Sud-est asiatico, tra cui Cina (90%), Myanmar (183%), Vietnam (108%), Filippine (71%) e Hong Kong (73%).
“Gli scatti finalisti dei Sony World Photography Awards, la maggior parte dei quali provenienti da Italia (22), Regno Unito (18), Germania (17), Cina (14) e Russia (11), rappresentano il meglio della fotografia contemporanea dello scorso anno e mostrano una straordinaria varietà di generi, stili e soggetti, confermando l’appeal internazionale del concorso e la sua esclusiva capacità di riunire le migliori immagini scattate da fotografi provenienti da ogni angolo del pianeta, per una dimensione davvero globale. E tra i fotografi meritevoli di citazione si annoverano altri 11 Paesi”, ha aggiunto Zelda Cheatle.
I finalisti dei concorsi Professionisti, Open, Giovani (in aumento del 56% come numero di candidati rispetto al 2016)  e Student Focus hanno impressionato i giudici per la solida narrativa e il linguaggio visivo di forte impatto che accompagnano i soggetti delle loro opere. L’elenco completo dei fotografi finalisti è visionabile sul sito www.worldphoto.org
La giuria convocata dalla World Photography Organisation è formata da esponenti della cultura internazionale e comprende: Zelda Cheatle Presidente di giuria e curatrice; Aida Muluneh, fondatrice/direttrice, Addis Foto Fest; Allegra Cordero di Montezemolo, curatrice e responsabile mostre, Centro de la Imagen; Denis Curti, curatore e direttore de Il Fotografo; Russ O’Connell, Picture Editor The Sunday Times Magazine e Françoise Callier, Program Director di Angkor Photo Festival & Workshops. Le giurie dei concorsi Open e Giovani erano presiedute da Damien Demolder, fotografo e giornalista, mentre il concorso Student Focus è stato giudicato da Andrea Kurland, caporedattore di Huck, Dan Rubin, fotografo e direttore artistico  e Jennifer Shaw, fondatrice e direttrice creativa, PhotoNOLA.

Commentando l’elenco dei finalisti di quest’anno, Scott Gray, CEO, World Photography Organisation, ha dichiarato: “Quest’anno, più che in passato, i candidati ai Sony World Photography Awards hanno dato prova di una grande integrità e di un approccio equilibrato. Sono stati presentati alla giuria meravigliosi capolavori di arte fotografica, non semplici scatti, e sono estasiato nel constatare che i nostri giudici hanno scelto di premiare l’abilità pura, l’interpretazione fotografica e l’audacia del fotografo, anziché il semplice soggetto fotografico. In dieci anni di storia, i Sony World Photography Awards hanno celebrato i fotografi e la fotografia; ora ci auguriamo di garantire che la fotografia abbia una piattaforma globale e venga riconosciuta come il mezzo dinamico, eccitante e accessibile che è”.

Martin Parr

Andrea Kurland, giudice della categoria Student Focus, ha aggiunto: “I finalisti di quest’anno sono un esempio lampante del perché concorsi come questo sono più importanti che mai. I lavori presentati erano originali, profondi e coraggiosi, una testimonianza che ci ricorda che il talento vincerà e prevarrà sempre sul rumore”.
I finalisti concorreranno ora per aggiudicarsi le più avanzate attrezzature fotografiche digitali firmate Sony, per essere inclusi nel catalogo dell’evento 2017, oltre che per premi in denaro del valore di 25.000 dollari per il titolo di Fotografo dell’Anno, 5.000 dollari per il vincitore assoluto della categoria Open e 30.000 euro in attrezzatura per l’università del vincitore della categoria Student Focus. I nomi dei vincitori verranno proclamati durante la cerimonia di premiazione, che si terrà a Londra il 20 Aprile 2017.
Tutte le opere vincitrici, finaliste e meritevoli di menzione saranno esposte in occasione della mostra “Sony World Photography Awards & Martin Parr – Edizione 2017”, che aprirà i battenti alla Somerset House di Londra il 21 aprile e ospiterà alcuni pezzi rari di Martin Parr, vincitore del premio Outstanding Contribution to Photography. A Londra, la mostra resterà aperta fino al 7 maggio prima della partenza del tour internazionale. I biglietti della mostra sono disponibili all’indirizzo www.worldphoto.org/2017exhibition

La retrospettiva di Mauro Galligani a Bibbiena

Bucarest 1989 - Piazza della Repubblica, il 24 dicembre, dopo una notte di combattimenti.

Conto alla rovescia per l’inaugurazione della mostra fotografica Alla luce dei fatti di Mauro Galligani, organizzata dal CIFA, Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena, l’associazione culturale costola della FIAF, la storica Federazione Italiana Associazioni Fotografiche. L’esposizione sarà aperta al pubblico da sabato 8 aprile a domenica 28 maggio 2017, con inaugurazione il giorno 8 aprile alle ore 17.30 e preceduta, alle ore 15.00, da un incontro con l’autore.


La mostra è una retrospettiva del lavoro di Mauro Galligani. Con oltre mille servizi realizzati in ogni parte del mondo, Galligani è uno dei fotogiornalisti più importanti del nostro dopoguerra e ha collaborato con alcune delle più importanti testate al mondo. Nelle 16 celle e nel corridoio del CIFA, la mostra si sviluppa per grandi temi, che suddivisi per aree geografiche, percorrono alcuni degli eventi politici, sociali e di costume che hanno fatto la storia tra gli anni’ 70 e i giorni nostri.
Mauro Galligani ama definirsi un giornalista che usa l’immagine fotografica per esprimersi: “Pur essendoci fotografi straordinariamente bravi, i miei modelli di riferimento vengono dal giornalismo scritto. Ciò che voglio sottolineare è che non sono mai andato a fotografare le bellezze o i drammi del mondo per fare l’eroe o per vincere un premio fotografico. Ho sempre cercato di svolgere il mio lavoro cogliendo fotograficamente aspetti e particolari della realtà davanti a cui mi trovavo, per dare la possibilità al lettore di rendersi conto di ciò che stava accadendo.”

Mauro Galligani

 

 

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