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Guido Guidi

JOBS, la Quarta rivoluzione industriale: concorso fotografico riservato a fotografi Under 35

Stephen Shore, Luzzara, 1993. © Stephen Shore. Dalla collezione Linea di Confine

JOBS Forme e spazi del lavoro nel tempo della Quarta rivoluzione industriale è il concorso fotografico organizzato dall’associazione Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea che si propone di selezionare ed esporre le ricerche autonomamente svolte da autori under 35 in Italia ed in Europa, con la finalità di dare visibilità alla sensibilità e all’interesse che le giovani generazioni mostrano ai temi della trasformazione del lavoro e degli spazi della produzione. Con l’economia circolare e la Quarta rivoluzione industriale, caratterizzata da un forte impulso all’automazione, il lavoro ha assunto nuove forme in rapporto alla tecnologia e al territorio, diventato una vera e propria “fabbrica a cielo aperto”. La fotografia contemporanea si è preoccupata, in questi decenni, di sottolineare la scomparsa del lavoro e la dimensione astratta dei processi produttivi, tuttavia, da più parti, si avverte la necessità di una visione più approfondita sui cambiamenti che interessano il lavoro e gli spazi della produzione.

JOBS Forme e spazi del lavoro nel tempo della Quarta rivoluzione industriale: modalità di partecipazione

Entro il 12 ottobre, i giovani autori potranno presentare le proprie ricerche che saranno selezionate da una commissione composta da Antonello Frongia (storico della fotografia, Università Roma 3), William Guerrieri (fotografo, curatore Linea di Confine), Guido Guidi(fotografo), Stefano Munarin (urbanista, IUAV) e da Andrea Pertoldeo (fotografo e coordinatore Master fotografia IUAV).
Le ricerche selezionate saranno esposte all’Ospitale di Rubiera (RE), nel contesto di una giornata di studio e di una mostra di fotografie di autori di rilevanza internazionale a cura di Linea di Confine, che inaugurerà in data 16 novembre 2019. Per partecipare al concorso i canditati dovranno inviare via email, entro e non oltre il 12 ottobre 2019, all’indirizzo dell’associazione (L’Ospitale, Via Fontana 2 42048 Rubiera, RE info@lineadiconfine.org) un portfolio di un minimo 13 e un massimo di 30 fotografie, in formato digitale, oppure in formato cartaceo, inerente le tematiche del concorso, oltre ai dati anagrafici e fiscali, il curriculum e i propri recapiti postali ed email e una breve presentazione del progetto.
I partecipanti dovranno versare una quota di iscrizione di 20,00 Euro a Linea di Confine, tramite bonifico bancario (IBAN: IT07C0538766470000001031239). Tutti i partecipanti riceveranno una email di conferma del materiale ricevuto. Tutti i progetti pervenuti in regola con le norme concorsuali saranno sottoposti al giudizio della Commissione. La Commissione selezionerà un minimo di 10 progetti che saranno esposti, con modalità definite da Linea di Confine nelle sale espositive dell’Ospitale di Rubiera, in concomitanza con la giornata di studio e la mostra collaterale di fotografie e documenti che inaugurerà il 16 Novembre 2019. I materiale fotografici, o video o altro, pertinenti ai progetti selezionati saranno prodotti ed inviati a cura dei partecipanti nelle quantità e nelle dimensioni richieste dalla commissione esaminatrice. I materiali inviati dai partecipanti ed esposti nella mostra, rimarranno di proprietà degli autori e saranno rispediti a cura di Linea di Confine ai partecipanti che ne faranno richiesta esplicita, al termine della mostra.

Il bando e maggiori informazioni e materiali di approfondimento sono disponibili sul sito:
www.lineadiconfine.org 

Guido Guidi In Sardegna

Sardegna maggio 1974 © Guido Guidi

Curata da Irina Zucca, Guido Guidi – In Sardegna: 1974, 2011 è la prima grande mostra che un museo italiano dedica a Guido Guidi, uno dei più significativi protagonisti della fotografia italiana del secondo dopoguerra. Attraverso 250 scatti inediti, la mostra testimonia il rapporto dell’autore con il territorio sardo, indagato una prima volta nel 1974 e ancora nel 2011, anno di una importante committenza da parte dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna (che produce la mostra insieme al MAN). Allo stesso tempo, l’esposizione vuole essere un racconto antropologico e paesaggistico dei cambiamenti occorsi nell’isola nel corso di quattro decenni e un percorso di ricerca sul mezzo fotografico. Due le sezioni, organizzate in modo cronologico, che presentano rispettivamente immagini in bianco e nero e fotografie a colori

Le fotografie di Guido Guidi al MAN di Nuoro

Immagine in evidenza Sardegna, 1974_Courtesy dell'artista

Il MAN Museo d’Arte Provincia di Nuoro ospita, da venerdì 21 giugno a domenica 20 ottobre 2019, la prima grande mostra in un museo italiano dedicata a Guido Guidi (Cesena, 1941), uno dei più significativi protagonisti della fotografia italiana del secondo dopoguerra. Guido Guidi – IN SARDEGNA: 1974, 2011 è una mostra curata da Irina Zucca Alessandrelli e coprodotta dal MAN in collaborazione con ISRE, Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna. La mostra presenta 250 fotografie inedite che testimoniano la relazione di Guido Guidi con il territorio sardo, ripreso una prima volta nel 1974 e successivamente nel 2011, anno di una importante committenza da parte dell’ISRE.
L’esposizione costituisce a un tempo un racconto antropologico e paesaggistico dei cambiamenti occorsi nell’isola nel corso di quattro decenni e un percorso di ricerca sul medium della fotografia che pone in dialogo immagini in bianco e nero degli anni Settanta e opere a colori degli anni Duemila.
Le opere esposte, ristampate dall’artista in occasione della mostra, sono documentate in un catalogo in tre volumi in cofanetto pubblicato da MACK Books, editore londinese di fotografia contemporanea d’autore.

 

MAN  Museo d’Arte Provincia di Nuoro
Via Sebastiano Satta 27, Nuoro
IN SARDEGNA: 1974, 2011
Da venerdì 21 giugno a domenica 20 ottobre 2019
www.museoman.itinfo@museoman.it

Guido Guidi. Altre storie: mostra a cura di Marco De Michelis e Paola Nicolin

Viasaterna è lieta di presentare la mostra personale di Guido Guidi. “Guido Guidi. Altre storie” è il titolo del progetto espositivo curato da Marco De Michelis e Paola Nicolin che, attraverso una selezione di circa cinquanta fotografie perlopiù inedite, offre un nuovo punto di vista sul lavoro e sulla ricerca di uno dei maestri della fotografia italiana.
L’esposizione si sviluppa su più registri narrativi: al primo piano una selezione di opere dedicate all’architettura e al paesaggio, mentre al piano inferiore il percorso continua con una selezione mai esposta prima d’ora di ritratti dedicati ad Anna Guidi, figlia dell’artista. Autonomi sul piano del soggetto – l’architettura, il paesaggio ed il ritratto, ovvero gli edifici e le persone – costruiscono due percorsi intrecciati e indissolubili per i temi trattati e le metodologie. Ciò che appare distinto è profondamente unito, ciò che si avverte come frammentario è, a ben guardare, perfettamente speculare. Si vengono così a costituire due facce della luna che testimoniano la coerenza, la solidità e la struttura concettuale del suo lavoro.Sono ormai anni –decenni – che Guido Guidi d’altra parte occupa autorevolmente il panorama della fotografia italiana. Il suo percorso di ricerca, iniziato già alla metà degli anni sessanta accompagnandosi a una generazione di fotografi italiani, è continuato fino a oggi, con un movimento continuamente oscillante tra i paesaggi casalinghi delle campagne dietro casa, e quelli ben più vasti dell’Italia e dell’Europa. In questo viaggio, Guidi è stato costantemente accompagnato dalla conoscenza e dalla complicità con i grandi fotografi, soprattutto americani, del suo tempo, da Robert Adams a Lewis Baltz, da John Gossage a Stephen Shore. Guidi ha imparato a conoscere il mondo attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica: periferie urbane, campagne, ma anche “altre storie” di frammenti incompiuti come paesaggi prodotti da drammatici sconvolgimenti tellurici, il terremoto di Gibellina nella Sicilia del Belice; storie di grandi architetture, non quelle anonime e spontanee delle provincie italiane, ma i capolavori straordinari di Le Corbusier o di Mies van der Rohe: sublimi e, pur tuttavia, esposti anch’essi al trascorrere della luce e allo scorrere del tempo che in qualche modo ne consuma i lineamenti. D’altro canto, la raccolta di ritratti di Anna, la figlia di Guido Guidi, appare del tutto eccezionale per l’attenzione che lo sguardo del fotografo le riserva. La sequenza possiede il carattere straordinario di cimentarsi per anni con un unico soggetto.

Guido Guidi. Altre storie

Anna, l’unica figlia dell’artista, è insieme oggetto e soggetto dell’occhio fotografico: il corpo di lavori appare in primo luogo come una dichiarazione d’amore alla fotografia, come attività del guardare e insieme come lo strumento attraverso il quale Guidi costruisce negli anni un vocabolario personale. Qui vediamo nascere, crescere e maturare temi, interessi e intenzioni che nel corso della sua intera carriera troveranno una definizione sempre più sofisticata, solida e strutturata. Anna è la camera oscura di Guido Guidi: è quello spazio di possibilità che si esplora ogni qualvolta il nostro sguardo si posa sulla realtà come attesa. C’è una frase scritta a mano sull’anta di un armadio dello studio dell’artista a Cesena dove si legge “Nessuna metafora, solo attese”.Il corpo di lavori dedicati a Anna sono attese che si avverano negli anni; e seguire le diverse fasi dell’età di Anna aiuta a capire il percorso di ricerca coerente di Guidi: la sequenza, la luce e l’ombra, il tempo e l’istante, la variazione, il moto sospeso, l’interno e esterno, la figura umana e lo sfondo, il frammento e l’intero, l’oggetto e il soggetto. Guidi mantiene un attaccamento genuino verso la realtà e procede anno dopo anno, soggetto dopo soggetto, a raggiungere sempre maggiori livelli di astrazione dalla figura, pur rimanendo saldamente ancorato alla nitidezza e all’esattezza che aiuta a Guidi a vedere il mondo. Guidi pare dirci con queste opere, come d’altra parte molti artisti legati alle poetiche del Concettuale – come lo stesso Giulio Paolini o Sol LeWitt per esempio –, che tutto ciò che accade, accade nell’intersoggettività, nella relazione ibrida tra chi guarda e chi è guardato, in quell’insieme di fremiti e attese che costruiscono la nostra individualità. Non mostrare le cose. Ma mostrare il guardare. Il guardare del fotografo, ma anche quello del soggetto che guarda nell’obbiettivo. Il guardare dei curatori di questa mostra che sono, appunto, due per moltiplicare le aspettative, le emozioni, i punti di vista, gli errori e le attese.

Guido Guidi. Altre storie.
A cura di Marco De Michelis e Paola Nicolin
Da martedì 2 Aprile a venerdì 24 Maggio 2019
Inaugurazione: lunedì 1 Aprile 2019, dalle ore 18.00 alle 21.00
Apertura: dal lunedì al venerdì, dalle ore 12 alle 19. Mattine e sabato su appuntamento.
Chiusa: 22,25 aprile e 1 maggio
Dove: VIASATERNA, Via Giacomo Leopardi 32, Milano, +39.02.36725378
www.viasaterna.com

 

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