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IPhoneography, è arte?

Foto che ha fatto vincere il primo posto e il titolo di “Fotografo dell’anno” al non professionista Julio Lucas della Florida, nick name su Instagram “Julioonline" © Ippawards

iPhoneographia, cioè l’arte di fotografare utilizzando la fotocamera di uno smartphone. Nel 6 ottobre 2010 sull’iTunes store venne resa disponibile un’applicazione gratuita per scattare, modificare e condividere immagini. Era Instagram, nuova forma di social network che contribuì a generare una piccola rivoluzione. Omaggio alla fotografia retrò, reintrodusse il vecchio formato 6×6 quadrato e filtri che ricordano le Polaroid anni Settanta. Oggi di proprietà di Facebook, vanta più di cinquecento milioni di utenti giornalieri nel mondo.  Instagram è alla base di un fenomeno che sta modificando le abitudini di scatto. Parliamo dell’iPhoneographia, cioè l’arte di fotografare utilizzando la fotocamera  di uno smartphone, che tocca il suo apice con un contest internazionale denominato IPPAWARDS. È una specie di World Press Photo del settore, un premio ideato da Apple per dare valore a questa giovane arte coinvolgendo 70 nazioni e proponendo 17 categorie tematiche. Le regole di partecipazione sono semplici. È vietato il fotoritocco con Photoshop o altri programmi da computer, si possono solo modificare gli scatti usando una delle tante applicazioni dedicate. Molti autori oggi testano l’iPhoneografia un po’ per gioco e un po’ per arte. Basta guardare queste opere del concorso o frequentare Instagram per pescare profili di grandi reporter che lì tengono un diario o postano mini capolavori.  La frequentano maestri dell’obiettivo come Toni Thorimbert, Bill Vaccaro, Giovanni Gastel, Bill Frakes, Michael Yamashita e ci sono i profili di Life o National Geographic mescolati senza snobismi agli altri utenti meno “pro”.

iPhoneography

I fotografi “tradizionali”, che hanno investito denaro nell’attrezzatura e magari oggi faticano a lavorare, affermano che uno smartphone rende troppo facile ottenere buoni risultati e che si perde la poesia di misurare la luce con tempi e diaframmi. In parte hanno ragione, ma forse somigliano agli stessi che non volevano credere nell’avvento del digitale e col tempo hanno dovuto ammorbidire le loro posizioni. La verità è che si tratta solo di un mezzo e, come altri, potrebbe servire a raccontare una storia attraverso le immagini. Questo è ciò che differenzia un professionista da altri fruitori: la capacità di registrare la realtà, di trasmettere un messaggio, qualunque dispositivo egli abbia in mano. Tutti sono preda però di questo rituale fatto di gesti automatici e leggeri: inquadro, scatto, condivido. Un intercalare continuo tra relazioni sociali, promozione e privato che avviene per mezzo di immagini mordi e fuggi consumate a una velocità impressionante. Questi aggeggi a ottica fissa ci evitano di investire energie nella scelta della giusta esposizione, lasciando libertà su composizione e racconto. Si sono diffusi perché hanno dimensioni ridotte, potenza di scatto, tecnologia avanzata, facilità di uso e connettività in rete. Il cambiamento era inevitabile e, ora, più evidente. Lo sanno bene le aziende del settore, che hanno messo in commercio fotocamere dotate di connessione WiFi, lenti aggiuntive da applicare sul telefono, mini-treppiedi, flash e luci led. Con l’iPhone si sono realizzate intere campagne pubblicitarie, copertine di settimanali, matrimoni, workshop e letture porfolio direttamente dal touch screen. Il dibattito si infiamma. Questo linguaggio resterà un gioco o può essere considerato arte? Snatura o arricchisce la fotografia? Dove si impara? Nessuna certezza, se non quella di sperimentare iscrivendosi al premio o scaricando le app più belle per farsi un’opinione propria.

 

Di Barbara Silbe da Il Fotografo 

Instagram, quando la foto si fa social

Instagram, il suo successo ha rivoluzionato il mondo della fotografia, ampliando il numero di appassionati e rendendo fruibili contenuti e temi a un pubblico sempre più vasto.
Il 6 ottobre 2010 è un giorno che, nel bene e nel male, sarà ricordato per aver rivoluzionato il mondo della diffusione dell’immagine fotografica. Dal suo lancio a oggi, Instagram è riuscito ad attrarre oltre trenta milioni di iscritti, divenendo il secondo social network per popolarità nel mondo e il primo sito web per numero di foto condivise. La ragione del successo è da attribuire in gran parte alla facoltà data ai possessori di smartphone di poter realizzare delle immagini che, grazie all’utilizzo di filtri e correzioni istantanee, riescono a gestire una palette incredibile di effetti. Come spesso accade con il cambio di paradigma – siamo nel mondo 2.0 –, professionisti e appassionati sono divisi nel giudicare gli effetti sulla vita sociale e lavorativa dei consumatori, una dimensione che va ben oltre il solo mercato della fotografia. Chi pensa che stia cambiando definitivamente il modo di fare conoscenza del mondo, chi, invece, punta il dito sulla perdita del senso del vero e del reale, chi ritrova la conferma di un decadimento del valore del contenuto e della ricerca, sommersa dal sovraccarico di immagini immesse ogni giorni in rete e dalla forza del piano espressivo (il visibile). Dal punto di vista della fotografia e del mercato, è importante sottolineare come molti giovani fotografi abbiano avuto la possibilità di far conoscere i propri lavori a un pubblico incredibilmente ampio e piuttosto ricettivo e interessato. Così, al tempo stesso, lo strumento risulta utile anche ai professionisti già affermati per promuovere le proprie opere e per contattare un utente giovane e non specializzato. Su questa piattaforma sono postati 95 milioni di post ogni giorno e gli utenti attivi/mese sono circa 1 miliardo. 

Instagram, quando la foto si fa social: i contro di questo nuovo “Mondo Fotografico”

Bisogna comunque rilevare come il social network acquisito da Facebook nel 2013 evidenzi delle caratteristiche che non invogliano molti professionisti a utilizzarlo con continuità. Il primo e più importante riguarda l’accettazione dei termini di utilizzo dell’applicazione. In sintesi, una volta pubblicate le foto, Instagram non diventa proprietario dell’opera, ma si riserva il diritto di poterla utilizzare senza la necessità di alcuna autorizzazione da parte dell’autore. In secondo luogo, è necessario soffermarsi sulle qualità dell’immagine creata. Non avendo necessità di utilizzare programmi di post-produzione (per es. Adobe Photoshop) per ritoccare i propri scatti, il programma consegna al fruitore un’immediatezza e una semplicità unica, ma, al contempo, ciò può andare a discapito della qualità del file, in particolare se si decide di scattare direttamente dal proprio smartphone. Le limitazioni che lo scatto con il cellulare dà al fotografo/artista sono tali che Instagram non può sostituire una fotocamera. Per questo motivo sempre più professionisti pubblicano sul social delle fotografie realizzate con la propria reflex. Così facendo, si è in grado di mitigare alcune problematiche tecniche, riuscendo al tempo stesso a sfruttare tutte le qualità  della piattaforma

La bulimia di immagini e il vero senso del fotografare

La bulimia di immagini

C’è chi la chiama photo generation o più scientificamente era dell’homo photographicus. Ma la sostanza non cambia: viviamo un tempo dominato dall’immagine. Quello che profeticamente Paul Valéry prefigurava, nel 1928, nella Conquista dell’ubiquità: come l’acqua o il gas raggiungono le nostre case senza sforzo da parte nostra, così verrà il giorno in cui ci nutriremo di immagini, che nasceranno e si spegneranno automaticamente. Prima è arrivata la tv, poi i telefonini. Così, smartphone alla mano «scatto foto», «mi faccio un selfie», «posto una foto», dunque sono. Dunque, appaio. Dunque, comunico per immagini – tramite Facebook, Instagram o altri social – cosa sto facendo, dove mi trovo, quello che mi piace e mi mostro per come voglio essere visto. Anche le pubblicità dei telefonini sono virate sulla camera che montano: telefonare è l’ultimo dei bisogni, tanto parliamo per immagini. Così se Mao ci insegnava che “un’immagine vale più di mille parole”, ora non bastano mille foto per dire una parola. Ma sono vera fotografia? Cosa raccontano milioni di immagini che scorrono ogni giorno sui display di telefoni, tablet e pc di tutto il mondo? Cosa resterà domani di questo flusso visivo continuo? Il risultato, mi disse in un’intervista Ferdinando Scianna, è che «non abbiamo più gli album di famiglia» e «stiamo perdendo la memoria»: abbiamo dentro i telefoni e i computer migliaia di immagini che si accumulano e non vediamo, che non si stampano e quindi, di fatto, non esistono. Arrivando al clamoroso paradosso del fotografo di Bagheria: «La fotografia sta morendo per eccesso di successo». Forse non è o non sarà così. Ma di fronte a tutto questo delirio è il caso di fermarsi, di riflettere sull’uso (o sull’abuso) della fotografia, facendoci guidare e “nutrire” dagli scatti realizzati con strumenti e tempi analogici dai grandi maestri della fotografia, dallo stesso Scianna a Gianni Berengo Gardin e Mario Dondero, da Letizia Battaglia a Francesco Cito, da Giovanni Chiaramonte a Franco Fontana, Giorgio Lotti e tanti altri, una generazione che ha «l’occhio per obiettivo» e «scatta con la testa».

La bulimia di immagini: fotografie che resistono al tempo, ci dicono chi siamo, da dove veniamo

Fotografie che resistono al tempo, ci dicono chi siamo, da dove veniamo. Narrando anche semplicemente la straordinarietà del quotidiano, la sua «casualità felice», come faceva l’umanista francese Willy Ronis. Cos’è un bambino che corre con una baguette sotto braccio se non l’immagine della felicità di ogni giorno? Potrebbe essere una delle tante foto che scattiamo ai nostri figli. Ma quella foto è un simbolo. È una. E parla davvero a tutti. La grande attenzione che c’è attorno alla fotografia, al tempo del «siamo tutti fotografi» – che si coglie nella partecipazione di pubblico e appassionati agli innumerevoli festival (forse anche troppi adesso) – ha per fortuna i suoi vantaggi: è innanzitutto una grande opportunità di riscatto per un’arte o un genere considerato spesso e a torto “minore”. E può essere anche l’occasione per educare alla fotografia, per riappropriarsi del significato autentico del termine “fotografare”: come scrivere con la luce al tempo del digitale e della fotografia telefonica, come dare valore a ogni singola immagine. Basterebbero delle buone e semplici pratiche: fotografare come se avessimo un rullino in macchina, tornare a “sviluppare” e a stampare le foto che più ci piacciono delle nostre giornate, creare degli album delle vacanze e dei momenti importanti, dotarci di un galateo per l’uso dei telefonini (e degli stick), con meno faccioni e più testa, tenendoli in tasca quando forse non è proprio il caso di usarli. Su questo, c’è un dato incoraggiante che riguarda sorprendentemente i giovani: il boom della fotografia istantanea. Che non è il vintage dei “nostalgici” delle vecchie Polaroid. No, è l’esigenza di avere il ricordo in mano da parte dei cosiddetti Millennials. Il selfie, ma analogico. Ragazzini che vanno in giro con macchinette sempre più accattivanti, con pochissimi e costosi scatti. Una fotografia “alternativa” che costringe a pensare, prima di scattare, al tempo della bulimia di immagini digitali. Buon segno. E chissà che il paradosso di Scianna non venga smentito proprio da loro.

A cura di Giuseppe Matarazzo

Foto e depressione: una relazione senza fine

Depressione: ora si diagnostica tramite le foto di Instagram

Sappiamo tutti che la depressione è una malattia oscura, ancora oggi non facile da diagnosticare.
Secondo recenti studi le persone che soffrono di depressione tendono a pubblicare sui propri profili e sulle proprie bacheche immagini scure, meno colorate rispetto a chi non soffre di depressione.
Con l’evoluzione sempre più massiccia di Instagram numerose sono le ricerche che si sono concentrare nello studio del perché venisse scelto un determinato tipo di filtro rispetto a un altro. Secondo l’ultimo studio in materia depositato su ArXiv la scelta delle immagini da condividere e dei filtri aggiuntivi scelti per quell’immagine, rifletterebbe lo stato mentale degli utenti: è stato così creato un algoritmo in grado di identificare le persone che soffrono di depressione.
L’analisi di Andrew Reece della Harvard University di Cambridge e di Chris Danforth della University of Vermont, si è concentrata sul fattore “preferenze di colore”, per capire se la scelta di colori e luci scure nelle foto postate su Instagram, potesse essere associata a un peggioramento dell’umore della persona autrice del post.
Per compiere il loro studio, i due ricercatori hanno creato un gruppo formato da lavoratori di Amazon Mechanical Turk ai quali sono stati sottoposti diversi questionari, alcuni anche sullo stato depressivo e sono state poi osservate le foto pubblicate dagli stessi stessi soggetti su Instagram.
Analizzando i risultati i ricercatori hanno osservato che:

  • Le persone depresse tendevano a postare foto grigie e scure.
  • Preferivano filtri come Inkwell (per il bianco e nero).
  • Ricevevano meno like rispetto a chi non soffriva di depressione, che invece mostrava di preferire filtri come Valencia. 

Il risultato è stato strabiliante: l’algoritmo usato dai ricercatori è stato in grado di identificare il 70% delle persone depresse a partire dalle loro foto.
 

Daryl Aiden, il fotografo influencer … ma con le foto degli altri

Daryl Aiden, il fotografo influencer su Instagram 

Daryl Aiden Yow, è un fotografo di Singapore che conta 104mila follower sul proprio profilo.
Forse sarebbe il caso di usare il tempo passato perché da quando Mothership ha scoperto e svelato al mondo il segreto di questo fotografo furbetto, che poi fotografo si è scoperto non essere, i suoi follower sono diminuiti in modo considerevole.
Ma di cosa si tratta?
Il fotografo ha pensato che avere un numero considerato di follower su Instagram potesse rappresentare il sigillo alla sua carriera e alla sua fama; per raggiungere il suo obiettivo, però, ha pensato bene di utilizzare fotografie prese da grandi librerie di immagini come Shutterstock, CanStockPhoto o Unsplash.com, ovviamaente alle quali apportava le giuste modifiche e ripostava come proprie. 

Daryl Aiden: influencer con le foto degli altri

Il fotografo, scoperto l’inganno ha deciso di postare sul proprio profilo instagram una foto con sfondo nero e con un messaggio di scuse: “L’indignazione riguardo a come mi sono comportato è giustificata e accetto la piena responsabilità delle mie azioni e tutte le conseguenze che ne derivano”.
Molte le aziende che si erano affidate all’influencer, tra le quali la Sony, la quale aveva promosso alcuni degli scatti nell’ambito della campagna #SonyCreativeAlly: “Siamo sorpresi e delusi da ciò che è stato segnalato e stiamo attualmente esaminando la questione. Sony incoraggia fortemente l’arte della creatività, tuttavia non approviamo alcuna azione come il plagio, contro il quale prendiamo una posizione netta”.

Volgo e il Paese più bello del mondo: la valorizzazione del patrimonio italiano

Volgo e la valorizzazione del patrimonio italiano

L’Italia vanta un patrimonio paesaggistico, storico-culturale e, non da ultimo, enogastronomico che la community Volgo  vuole riscoprire e valorizzare. Symone Trimarchifondatore di Volgo , ha deciso di puntare sul più snello dei social, Instagram, per permettere ai volgers (così si autodefiniscono i membri della comunità) di condividere attimi di vita, o meglio, “attimi di Italia” in modo semplice e immediato. Così è nato l’account VOLGO Italia (@volgoitalia) che si è subito circondato di vari sottoprofili regionali e successivamente di quelli provinciali, riuscendo a coprire tutta la penisola con più di cento account, senza contare quelli tematici come Volgo Arte, Volgo Sapori, Volgo Sport e così via.

Tutti gli account regionali e provinciali di Volgo (per esempio @volgopiemonte, @volgolombardia o @volgotorino) fanno capo all’account principale che è @volgoitalia: insieme raggruppano quasi un milione di follower e più di dieci milioni di foto condivise con i vari hashtag Volgo . Una crescita esponenziale, supportata dall’ottimo lavoro degli admin che gestiscono ogni account selezionando ogni giorno le foto più belle postate dai follower che decidono di condividerle con uno degli hashtag proposti.

Volgo Italia e l’amore per la fotografia

Ogni condivisione cerca di esprime l’amore per la fotografia, per l’arte, per la cultura e la bellezza dei luoghi che ci circondano . In questi anni Volgo ha attirato l’interesse di molti, consentendo alla community di intraprendere numerose collaborazioni. Tra le più significative, Golia Italia, il Teatro La Fenice, Scattinfiera, Instawalk e il Circuito Storico del Piceno.
Volgo è in continua evoluzione con numerosi progetti e iniziative. Una su tutte, presto sarà presentato il nuovo sito internet Volgo.it che sarà la vera casa di Volgo e della sua community con tante sorprese.
Lo scorso 12 maggio si è svolto, a Desenzano del Garda, il primo Instameet targato interamente Volgo Italia , un raduno che ha offerto un’opportunità di incontro “reale” tra i follower (e gli admin). Dopo i saluti iniziali da parte degli admin di Volgo, è stato presentato un contest fotografico, in collaborazione con Sprea fotografia rivolto proprio ai partecipanti al meeting che si sono potuti cimentare con l’interpretazione di tre temi (gente di lago, architetture ed edifici, sulla riva del lago) condividendo i loro scatti con l’hashtag #VolgoMeetDesenzano . I clic sono stati coperti dalle chiassose risate di persone che in pochi minuti sono diventate amiche, tutti uniti dalle stesse passioni: la fotografia, i social e la scoperta delle bellezze che questa nostra Italia ha da offrirci.

L’articolo completo sul nuovo numero di Nikon Photography in edicola dal mese di Giugno e disponibile online

Food: vuoi essere un instagrammer perfetto? Ti sveliamo i nostri segreti

Food e Instagram: ti sveliamo i nostri segreti

Tanti ingredienti, meglio ancora se colorati e disposti nel modo corretto, una bella luce naturale e gli hashtah giusti: vademecum da utilizzare per realizzare una foto di cibo perfetta e sopratutto a prova di social network; parola di Foorban, il primo ristorante digitale di Milano.

Sui social è sempre più cibo-mania e Instagram con gli oltre 272 milioni di foto pubblicate con l’hashtag #food, è il simbolo di queste ultime tendenze; sulla scia di un tale entusiasmo Foorban ha deciso di inaugurare, durante Taste of Milano in programma dal 10 al 13 maggio, il Foorban Photo Lab, un laboratorio fotografico, in cui intraprendere l’arte della food photography.

Durante il Photo Lab si assisterà a una serie di mini-workshop di food photography. Sei saranno i set:

  • Ristorante di lusso dove verrà servito tonno tataki glassato alla teriyaki con nocciole, quinoa, riso venere e avocado;
  • Ristorante etnico dove verrà cucinata una “Libanese Bowl” con babaganoush, tabbouleh alla libanese e feta;
  • Scrivania dell’ufficio, con una colorata Buddha Bowl di pollo, quinoa, avocado, patate dolci e ceci,
  • Ristorante in riva al mare, con un piatto a base di polpo e patate, riso integrale e ceci;
  • Pic-nic urbano dove verrà servita un’insalata di farro con pomodori confit, asparagi, brie, uovo sodo e semi,
  • Relax di casa in cui verrà scattato un primo a base di fusilli bio integrali con salmone, pomodori confit e zucchine.

Abbiamo volutamente scelto sei set molto diversi tra loro, per sei piatti con caratteristiche di colore, ingredienti, impiattamento e contesto molto diverse. Oltre alla composizione dell’immagine, per cui vale la regola di ‘pensare al set come se fosse un quadro’ e di non esagerare con gli elementi, nello scatto di una foto di cibo contano tantissimo le caratteristiche di piatto e contesto: gli ingredienti devono essere usati per creare combinazioni e contrasti di colore, utilizzando un colore di sfondo che sia complementare a quello del piatto”. “Inoltre, è bene tenere conto dell’ambiente dello scatto: una foto scattata in un contesto conviviale, per esempio a un piatto su un tavolo di un ristorante, potrebbe includere un elemento umano, come le mani, mentre una foto a tema ‘mare’ potrebbe includere alcuni dettagli connotanti“ spiega Marco Laganà, direttore creativo di Foorban.

Ecco allora le 6 regole d’oro di Foorban per ‘instagrammare’ il cibo.

1) Composizione: la tavola deve essere come un quadro in cui ogni elemento deve essere in equilibrio con gli altri e quindi no a oggetti in disordine o in eccesso. Anche la scelta del piatto è importante, che non deve essere troppo grande rispetto al cibo che lo occupa.

2) Colori: il piatto deve presentarsi colorato, quindi prestate attenzione alle tonalità di ingredienti che includete nella foto. Se volete attirare l’attenzione sul cibo, utilizzate uno sfondo che abbia un colore complementare a quello del piatto.

3) Impiattamento: è parte integrante della fotografia; iniziate dal centro del piatto e poi bilanciate linee e colori in modo simmetrico.

4) Contesto: aggiungere alcuni dettagli di contesto può dare più personalità alla fotografia.

5) Filtri: non usateli se non volete che il cibo risulti artefatto il cibo artefatto; preferite la luce naturale, meglio se leggermente soffusa,

6) Hashtag: una volta messa online la vostra foto, non dimenticate gli hashtag!

Depressione: ora si diagnostica tramite le foto di Instagram

Depressione: ora si diagnostica tramite le foto di Instagram

Sappiamo tutti che la depressione è una malattia oscura, ancora oggi non facile da diagnosticare.
Secondo recenti studi le persone che soffrono di depressione tendono a pubblicare sui propri profili e sulle proprie bacheche immagini scure, meno colorate rispetto a chi non soffre di depressione.

Con l’evoluzione sempre più massiccia di Instagram numerose sono le ricerche che si sono concentrare nello studio del perché venisse scelto un determinato tipo di filtro rispetto a un altro. Secondo l’ultimo studio in materia depositato su ArXiv la scelta delle immagini da condividere e dei filtri aggiuntivi scelti per quell’immagine, rifletterebbe lo stato mentale degli utenti: è stato così creato un algoritmo in grado di identificare le persone che soffrono di depressione.

L’analisi di Andrew Reece della Harvard University di Cambridge e di Chris Danforth della University of Vermont, si è concentrata sul fattore “preferenze di colore”, per capire se la scelta di colori e luci scure nelle foto postate su Instagram, potesse essere associata a un peggioramento dell’umore della persona autrice del post.

Per compiere il loro studio, i due ricercatori hanno creato un gruppo formato da lavoratori di Amazon Mechanical Turk ai quali sono stati sottoposti diversi questionari, alcuni anche sullo stato depressivo e sono state poi osservate le foto pubblicate dagli stessi stessi soggetti su Instagram.

Analizzando i risultati i ricercatori hanno osservato che:

  • Le persone depresse tendevano a postare foto grigie e scure.
  • Preferivano filtri come Inkwell (per il bianco e nero).
  • Ricevevano meno like rispetto a chi non soffriva di depressione, che invece mostrava di preferire filtri come Valencia. 

Il risultato è stato strabiliante: l’algoritmo usato dai ricercatori è stato in grado di identificare il 70% delle persone depresse a partire dalle loro foto.

 

 

Volgo Italia e il primo instameet

Volgo Italia e il primo instameet: l’altra faccia dei social network

Sarà il lago di Garda il protagonista del primo instameet totalmente targato Volgo Italia.
La passione per la fotografia, il piacere del viaggio, il gusto della scoperta e naturalmente la gioia dello stare insieme faranno da filo conduttore al primo instameet della community di Volgo Italia.

Il 12 maggio i ragazzi e le ragazze del gruppo Volgo si daranno appuntamento a Desenzano del Garda e accoglieranno tutti i follower della community, un’occasione speciale per fare cose semplici: conoscersi, stare insieme e naturalmente fotografare.

Volgo Italia e instameet: il programma

L’evento, che prenderà il via intorno alle 14:00, porterà i partecipanti alla scoperta dei luoghi più
suggestivi e caratteristici di Desenzano e Sirmione in un clima di amicizia e convivialità.

Si partirà dall’Hotel Piroscafo di Desenzano per poi spostarsi con il battello a Sirmione dove i partecipanti potranno visitare il centro cittadino e la caratteristica spiaggia di Jamaica Beach.

Tornati, poi, a Desenzano si potrà girare per le vie della cittadina e ammirare le ultime luci del giorno dal porticciolo sullo splendido lago di Garda.

14.00 – Incontro a Desenzano davanti all’Hotel Piroscafo in via Porto Vecchio 11. Presentazioni e consegna dei gadget e agli iscritti.

15.00 – Ci si avvia verso il battello delle 15:30 per Sirmione.

15.45 – Arrivo a Sirmione. A gruppi di 20 persone visiteremo Jamaica Beach (1 km a piedi 10 minuti). Nel frattempo gli altri visiteranno Sirmione.

18.10 – Battello di ritorno a Desenzano.

18.30 – Arrivo a Desenzano, destinazione porto (2 minuti a piedi) e giro in centro.

19.30 – Ci ritroviamo tutti al punto di partenza per i saluti.

Durante l’evento non mancheranno le sorprese e verrà lanciato un contest fotografico riservato ai partecipanti, in collaborazione con Sprea Fotografia e il Fotografo, canali social: Instagram (@il_fotografo_magazine) e facebook

L’iscrizione al meet è gratuita e aperta a tutti. Trovate tutti i dettagli e le modalità di iscrizione sul sito di Volgo Italia all’indirizzo www.volgo.it e sui canali social della comunity: Instagram (@volgoitalia) e Facebook.

Conto alla rovescia per Wide Photo Fest 17

L’appuntamento per tutti gli appassionati di fotografia è con Wide Photo Fest 17 che si svolge il 9, 10 e 11 giugno nella bellissima Piazza Gae Aulenti a Milano. Il nuovo evento dedicato al mondo imaging promosso da AIF – Associazione Italiana Foto & Digital Imaging è stato pensato per chi desidera vivere un’esperienza unica immergendosi nel mondo della fotografia a 360 gradi.
“Wide Photo Fest vuole essere un festival inclusivo e aperto a tutti per far sentire ognuno parte di un’esperienza, di una grande festa che racconta il mondo della fotografia in modo trasversale e multidisciplinare – spiegano gli organizzatori. Per questo AIF ha lavorato all’ideazione e alla progettazione di un evento totalmente innovativo rispetto allo storico Photoshow, la celebre manifestazione di riferimento per il mondo dell’imaging, nell’ottica di offrire un’esperienza esclusiva al più ampio pubblico del mondo Imaging, scegliendo di affidare l’organizzazione dell’edizione 2017 del nuovo evento all’Agenzia Eventually“.
Con Wide Photo Fest, Photoshow esce dagli spazi fieristici approdando nelle strade di Milano e in particolare nell’area di Porta Nuova, diventata nuovo punto nevralgico della città grazie alla presenza di aziende e brand internazionali che con i loro grattacieli dal design avveniristico hanno rivoluzionato lo skyline di Milano.
Un palinsesto pensato per tutti
Il programma di Wide Photo Fest è accattivante e ingaggiante, pensato per un pubblico vasto e sfaccettato. A eventi rivolti a un pubblico esperto e più “tecnico” come conferenze e workshop, sono affiancate attività aperte a tutti, sia per semplici appassionati che per fotografi amatori come talk, training con fotografi professionisti e una caccia al tesoro fotografica coinvolgente per mettere in gioco la propria creatività. Non mancano iniziative pensate per i più piccoli o dedicate al pubblico femminile per il quale sono stati immaginati alcuni appuntamenti ad hoc.
Il programma prevede infatti eventi, incontri e approfondimenti sui diversi ambiti della fotografia, da quella di moda a quella naturalistica, a focus dedicati a temi come l’impatto dei socialmedia e delle nuove tecnologie sul mondo dell’imaging. Si parlerà quindi di Facebook, Instagram e cooking photography ma anche di giornalismo, fotografia glamour e fotoritocco. Le giornate saranno animate inoltre da diverse performance artistiche e da live show con celebri ospiti. Radio DEEJAY garantirà alla musica e al divertimento ruoli da protagonisti durante tutto l’evento. Sprea Fotografia è partner tecnico di Wide Photo Fest 17 e affianca i numerosi partner e brand leader del mondo Imaging in questa eccezionale festa delle immagini. L’evento, che si svolge con il Patrocinio del Comune di Milano, celebrerà il culmine della prima Milano Photo Week, la nuova iniziativa diffusa organizzata dal Comune per promuovere e valorizzare la fotografia in tutte le sue espressioni e utilizzi. per scoprire il programma dettagliato delle giornata clicca qui.

 

“GIOCO DI SCATTI”: Da oggi le Stelle non avranno più segreti per gli Instagrammers!

È appena partito il concorso di Stars for Europe, progetto europeo a carattere divulgativo dedicato alla Stella di Natale, che mette in palio il Messico: terra d’origine di questa pianta.


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Partecipare è molto semplice: basta scattare una fotografia della Stella di Natale e postarla su Instagram con l’hashtag #mychristmasstar2016. La foto che riceverà più like sarà la ‘Stella’ vincitrice.

Non resta che prepararsi dunque, scegliendo la nostra Stella di Natale preferita tra le varietà disponibili: rossa, bianca, rosa, gialla o glitter?

Una cosa è certa, anche i ‘non pollice verde’ si potranno cimentare nell’impresa!

In palio un viaggio in Messico di una settimana per due persone all inclusive. Si può partecipare sino al 24 dicembre.


2016_poinsettia_mexican_heritage_081


Maggiori info sul regolamento qui.

Questi i riferimenti social.

 

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