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Apre RoccaVintage, la prima galleria a Torino dedicata alla fotogra a d’epoca

In mostra fino al 24 dicembre 2016


“Vedute del Grand Tour: l’Italia fra Ottocento e Novecento nelle fotografie degli Archivi Alinari”.


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Il prossimo 19 novembre alle ore 17, nello storico palazzo di Via Della Rocca 20, sarà inaugurata RoccaVintage, la prima galleria in Torino dedicata alla fotografia d’epoca. A lanciarsi in questa attività è Federico Bollarino, architetto e titolare di una società di comunicazione con in curriculum alcune realizzazioni museografiche.

La galleria apre con una mostra dal titolo “Vedute del Grand Tour” e presenta le straordinarie inquadrature delle nostre città d’arte che tanto amavano i giovani aristocratici stranieri in viaggio in Italia.
Torino, Venezia, Firenze, Roma Napoli e altri luoghi monumentali furono per secoli le mete preferite del Grand Tour e le fotografie che le ritraevano sul nire dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, divennero il souvenir desiderato dai viaggiatori europei. Le immagini furono scattate dai maggiori fotogra dell’epoca: i Fratelli Alinari, Giacomo Brogi, Domenico Anderson, Anchise Mannelli.

Le fotografie selezionate, tutte in vendita, provengono dagli Archivi Alinari e sono rappresentative sia delle vedute più in voga, sia delle diverse tecniche di stampa utilizzate all’epoca: dalle stampe all’albumina con il caratteristico color seppia, alle stampe al carbone dai neri intensi; dai primi esperimenti di stampa al bromuro d’argento, a sei vedute di Torino realizzate con la raffinata tecnica della collotipia, alle stampe che ancora oggi vengono realizzate a mano da negativi in lastra di vetro, secondo la tecnica tradizionale.

RoccaVintage ha scelto di esordire presentando a Torino il vasto patrimonio degli Archivi Alinari.
Fondata nel 1852, Fratelli Alinari è la più antica azienda al mondo operante nel campo della fotografia, tutt’ora in attività; in oltre 160 anni di storia ha creato un corpus di oltre 5 milioni di fotografie, dai primi pionieri dell’obiettivo agli autori contemporanei. Non a caso ad inaugurare la mostra in via Della Rocca 20 interverrà il presidente di Fratelli Alinari, Claudio de Polo che ha sempre sottolineato il legame storico tra Firenze e Torino, le prime due capitali d’Italia, nonché ricordato con ammirazione le generazioni di fotografi torinesi, dei quali alcuni archivi sono conservati nelle collezioni Alinari.

Sulle motivazioni che lo hanno indotto a dar vita a RoccaVintage, Federico Bollarino dice: “Una passione che si è alimentata negli ultimi anni, da quando per chiunque è diventato normale scattare una foto con il proprio smartphone. Questa nuova abitudine ha sancito il confine tra le istantanee digitali immediatamente visibili e le fotografie analogiche che contenevano il margine di incertezza fino al momento dello sviluppo in camera oscura. Incertezza che imponeva al fotografo una grande attenzione nella composizione dell’inquadratura, nella messa a fuoco, nel tempo di esposizione, e che solo al momento dello sviluppo del negativo in camera oscura avrebbe confermato la sua bravura: tutti elementi che emergono in maniera spiccata nelle prime immagini dei pionieri della fotografia.

In particolare alle fotografie d’epoca che ritraggono Torino e il Piemonte si aggiunge il fascino della rivelazione. Scoprire cosa è cambiato dall’altro ieri a oggi, permette di capire meglio i luoghi in cui viviamo e immaginarne potenzialità di cui abbiamo perso la memoria”.

Le “Vedute del Grand Tour” saranno esposte in galleria fino al 24 dicembre, ma è già in programma nel corso del 2017 una nuova mostra dedicata alla fotografia di un autore eclettico molto conosciuto e apprezzato a Torino: l’architetto Carlo Mollino.


Vedute del Grand Tour: l’Italia fra Ottocento e Novecento nella fotogra e degli Archivi Alinari

Rocca Vintage Photogallery – Torino, via Della Rocca 20
Orari: giovedì e venerdì 16-19; sabato 10-13 16-19; domenica 16-19
Info: photogallery@roccavintage.it – 011 19780920 Sito: www.roccavintage.it – www.alinari.it

#ItalianHiddenBeauties: Sony lancia la staffetta fotografica


#ItalianHiddenBeauties e #Alphalovers sono gli hashtag che identificano il progetto promosso da Sony per far conoscere e valorizzare le bellezze nascoste d’Italia, grazie all’aiuto di alcuni fotografi che posteranno le foto delle proprie città e regioni su Instagram.
Si tratterà di una vera e propria staffetta fotografica, che avrà come “testimone” lo “zaino del perfetto fotografo”: un kit con fotocamere e ottiche al top della gamma di Sony, che attraverserà l’Italia, da Nord a Sud alle Isole, passando Sony_#ItalianHiddenBeauties 2di mano in mano fra i vari partecipanti.

Per poter cogliere ogni sfumatura e dettaglio, lo zaino sarà corredato con le due ammiraglie della linea Alpha, la α7R II e la α7S II, due ottiche della nuova linea G Master, la SEL2470 f/2.8 e la SEL85 f/1.4, e il SEL50F14 Zeiss.
Ogni passaggio dello zaino segnerà una nuova partenza verso i luoghi meno conosciuti d’Italia, ricchi di bellezza ancora da svelare. Gli scatti realizzati saranno condiviso sui social con gli hashtag #ItalianHiddenBeauties e #Alphalovers per generare un flusso continuo di immagini, una photogallery creativa di scorci di metropoli, paesaggi, strade e tutto ciò che può esprimere l’essenza di un luogo secondo la personale interpretazione di chi fotografa.
“Abbiamo voluto dedicare questo progetto ai professionisti e appassionati di fotografia che vogliono contribuire a valorizzare e promuovere il nostro territorio. Per questo abbiamo deciso di mettere a disposizione i nostri prodotti migliori, così da permettere loro di liberare la creatività e immortalare al meglio luoghi e situazioni. Lo zaino di Sony viaggerà per il Paese a supporto dello spirito artistico dei partecipanti”, commenta Stéphane Labrousse, Country Head di Sony in Italia. “Desideriamo offrire un’esperienza memorabile e di valore, continuando a sostenere la forza della fotografia come linguaggio contemporaneo importante e universale, così come facciamo con iniziative quali Sony World Photography Awards, la cui mostra abbiamo portato per la prima volta anche in Italia e il cui scopo è quello di rivelare e sostenere i talenti della fotografia a livello internazionale”.

In partenza per questo viaggio virtuale attraverso l’Italia:
Marco Allegri: viaggiatori. Professional travel blogger tra i più seguiti e letti in Italia. I suoi account su Instagram (@viaggiatori), Twitter (@viaggiatori) e Facebook (@nonsoloturisti).
Ilaria Barbotti: ilarysgrill, digital Pr ed esperta di Influencer Marketing. Nel 2011 ho fondato la prima community di appassionati di Instagram in Italia.”
Roberta Bertini: quandonehovoglia. Scenografa, photoeditor, allestitrice e curatrice di mostre.
Alessandro Carpentiero: alessandro_carpentiero. Fotografo specializzato in Viaggi e Architettura.
Marco Gaggio: neumarc. Architetto e fotografo presente su Instagram come travel e street photographer.
Fabrice Gallina: phabriphoto. Lavora per l’Agenzia del Turismo del Friuli Venezia Giulia . Dal 2013 per 2 volte autore “suggested” da Instagram.
Laura La Monaca: dailybreakfast. Ha aperto il suo blog dailybreakfast.net con lo scopo di farlo diventare un diario di crescita personale e professionale.
Marika Marangella: marikamarangella. È membro di Instagramers Italia, associazione in cui ricopre il ruolo di Local Manager della community degli @igers_Taranto.”
Mario Milano: mario_hevo. Animato da una grande passione per la fotografia documenta la Sicilia fuori da ogni stereotipo con scenari sempre mutevoli e diversi dal mare all’entroterra.
Matilde Minauro: quietpoem. ha preso in mano la prima macchina fotografica all’età di 8 anni. Propone un portfolio ricco di interiorità, una raccolta di “poesie visive” che raccontano sensazioni “quasi impossibili da esprimere a parole”.
Il viaggio non si esaurirà in questa prima fase, altri fotografi si uniranno al gruppo in futuro per esplorare il territorio e immortalarne gli aspetti più suggestivi e affascinanti.
Al termine, nel 2017, la raccolta delle opere realizzate sarà presentata pubblicamente.
A veicolare la staffetta fotografica, il lancio dell’hashtag #Alphalovers, che diventerà espressione di tutte le iniziative targate #sonyalpha.

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ISP – Italian Street Photography – l’appuntamento di Genova 2016

VisionQuesT contemporary photography ospiterà a Genova il 4 e 5 novembre ISP – ITALIAN STREET PHOTOGRAHY


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Una due giorni dedicata alla fotografia di strada con letture portfolio, seminario, workshop e presentazione libro.

La possibilità di approfondire quello che si sa ed iniziare ad avvicinarsi alla fotografia di strada con Ciro Cortellessa, Adriano Cascio e Enrico Barocci, tre Autori Italian Street Photography.

Il programma della due giorni sarà così strutturato:

VENERDÌ 4 novembre 2016

Apertura incontro da VisionQuesT con Letture Portfolio (dalle 17:30 alle 18:30) effettuate da Ciro Cortellessa.

Seminario: La mutazione di un Genere (dalle ore 18:30 alle ore 20:30)

Inoltre verranno registrate le adesioni al workshop di Sabato per chi non è riuscito per tempo a prenotarsi e nell’eventualità ci fossero ancora posti.

Durante la serata del venerdì sarà possibile acquistare il libro ISP ITALIAN STREET PHOTOGRAPHY – La fotografia di strada in Italia ad un prezzo promozionale per l’evento (euro 15).

SABATO 5 novembre, 2016

Workshop di Street Photography per le strade del centro di Genova – minimo 6 massimo 20 iscritti.

info e iscrizioni a http://www.italianstreetphotography.com/2016/09/20/isp-review-genova/

Flashback fotografia Italiana: 1960-2016 | Palazzo Ducale Genova | 15 luglio-28 agosto

Flash back fotografia Italiana  1960-2016


a cura di Sabrina Raffaghello
15 luglio – 28 agosto 2016 – Sottoporticato, Palazzo Ducale


La mostra affronta la fotografia in un tempo cronologico a partire dal 1960 fino al tempo corrente. Una cronologia che parla di 50 anni di fotografia, 50 anni di cambiamenti, di innovazione tecnica ma soprattutto  di evoluzione e consolidazione di un linguaggio che mai come ora è diventato universale per il racconto articolato e acquisito di storia, vita  ed arte. genova_palazzo_ducale_b42f5_450x450

Questa però è anche una mostra diacronica dove il tempo coesiste, si confronta, pone dubbi e domande. Gli autori si affiancano per temi non per successione temporale, la modernità e l’innovazione sono prerogative senza tempo, perché il tempo è fermato e manipolato dalla fotografia in un racconto di un momento reso incorruttibile alla perdita di sostanza e chiarezza che è tipico della memoria.
Osservare e ricordare, riconoscersi, scoprire, comunicare, raccontare, stupire, interpretare, conoscere, meravigliare, riflettere, spaventare, costruire, sognare e conservare. 
In un tempo dove l’immagine regna regina incontrastata della comunicazione, dove non si osserva più ma si guarda quasi inconsciamente macinando immagini su immagini, vale la pena ripartire dal concetto di viaggio interiore per comprendere come il cambiamento sia avvenuto, come il tempo abbia attuato le sue mutazioni esteriori ed interiori, come l’ambiente influisca sulle nostre generazioni.

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Luciano Romano
 – Horizon (Paris, France 2015) – Archival pigment print on Hahnemühle photo rag cotton paper, mounted on dibond

Citando quasi pedissequamente Fausto Colombo la riflessione sociologica sulle generazioni come identità collettive porta a una prima definizione comunque indispensabile almeno come punto di partenza, per cui una generazione è “una coorte di età che assume significanza sociale costituendosi come identità culturale”. L’interesse della sociologia per questo problema non può sorprendere: parlare di generazioni significa infatti parlare della convivenza umana, nei suoi aspetti più profondi e immediati, su cui si basa ogni analisi sociologica. Innanzitutto, la contrapposizione tra individuo e società, fra atomo e galassia, facendo riferimento alla dinamica temporale che fa da sfondo a ogni cambiamento sociale, e che si sostanzia in cicli storici di differenti durate, con i loro spartiacque, le loro caratteristiche specifiche, le loro sovrapposizioni, e in cui protagonista è piuttosto la collettività.

Il concetto di generazione rimanda all’esperienza dialettica con cui il soggetto sociale vive il tempo della storia, da un lato radicato in una identità per così dire orizzontale, condivisa con i propri coetanei; dall’altro proiettato prospetticamente nel passato e nel futuro attraverso l’incontro con generazioni precedenti e seguenti, con cui la sua propria convive. Data la centralità di questa dialettica nell’esperienza antropologica, non deve sorprendere il fatto che il concetto di generazione sia oggetto d’interesse anche di altre scienze umane. Semmai, è importante capire con quale specifica prospettiva ciascuna disciplina affronti la questione. L’arte o meglio la fotografia è parte integrante di questa riflessione e assume una funzione di documentazione e sperimentazione.

Gli artisti e la loro ricerca estetica, possono essere concepiti come fenomeni – o categorie – interculturali. Nella maggior parte delle culture si crede che l’artista possa svolgere un ruolo medianico attraverso l’opera d’arte, ma in ogni caso quest’ultima risulta come espressione unica di un’epoca, di una società, di una civiltà, di un paese. L’occhio della fotografia sensibile e attento rivela attraverso questa mostra una volontà di riflessione su come eravamo, cosa è cambiato e cosa è rimasto immobile nel tempo e nella storia. non c’è sequenza cronologica nei lavori selezionati ma  solo una diacronicità che ci obbliga a una liberazione della ragione da stereotipi e neologismi siamo quello che ognuno di noi decide di essere nel mondo che ci rappresenta. La storia siamo noi, è le nostre azioni, le nostre scelte, la nostra arte e le nostre generazioni.


1960 – 
Mario Giacomelli, Nino Migliori, Mario de Biasi, Franco Grignani , Franco Vaccari, Ciol , Aldo Tagliaferro
1970
 – Ugo Mulas,  Gabriele Basilico, Fulvio Roiter, Mariarosa e Aldo Toscani Ballo , Mario Cresci, Michele Zaza, Sarenco
1980
 – Franco Fontana, Giovanni Gastel, Luigi Ghirri, Oliviero Toscani, Olivo Barbieri, Giorgio Lotti, Vimercati
1990
 – Barbara La Ragione, Rossella Roli, Vittore Fossati, Gian Paolo Barbieri, Maurizio Galimberti, Giannetto Bravi, Pietro Privitera
2000
 – Franco Donaggio, Giancarlo Marcali, Alessandra Baldoni, Pierpaolo Koss, Oriella Montin, Giovanni Sesia, Gianluca Chiodi, Ivan Piano, Luciano Romano, Christian Zanotto, Andrea Boyer, Luigi Erba, Paolo Ventura, Stefania Ricci, Edoardo Romagnoli, Gianluca Giordano, Luca Campigotto, Occhiomagico, Matteo Ferrari, Pina Inferrera, Fabio Zonta

“Brasile, Erede di Culture Ancestrali” di Claudia Andujar a Roma

Claudia Andujar. 
Pescador com filho, Picinguaba, estado de São Paulo, da série Família Caiçara
 1964 
Fotografia 
Cortesia Galeria Vermelho

Appena giunta a San Paolo, nel 1955, senza parlare il portoghese, Claudia Andujar trovò nella fotografia il linguaggio che avrebbe potuto aiutarla a decifrare e ad avvicinarsi a una cultura e a una forma di organizzazione sociale fino ad allora sconosciute: “II mio interesse è sempre stato e continua ad essere sapere il perché le persone fanno quel che fanno. Ciò che genera il comportamento affonda le sue radici nella cultura, ma scaturisce anche da fattori psicologici”

Da questo pensiero nasce “Brasile: erede di culture ancestrali”, la mostra che riporta lo spettatore nel Brasile degli anni ’60 mostrando uno squarcio della vita quotidiana delle famiglie autoctone.

Convite

L’esposizione si terrà dal 1 al 30 Giugno presso la Galleria Candido Portinari, situata al piano terra del meraviglioso Palazzo Pamphilj a Piazza Navona, consentendo a tutti gli appassionati di fotografia di scoprire la sensibilità di Claudia Andujar nel catturare le espressioni dell’essere umano, un’opera che ha rappresentato una pietra miliare della fotografia realizzata in Brasile a cui in tanti si sono ispirati in seguito.

Le prime immagini di questo progetto furono fatte in un villaggio dl indigeni Bororo del Mato Grosso presso il quale l’Autrice trascorse circa un mese. Fu solo l’inizio di un’avventura durata per oltre 40 anni che portò l’Artista a diventare un punto di riferimento per la comunità aborigena brasiliana fino ad essere minacciata di morte dai garimpeiros (i cercatori d’oro) per la strenua difesa dei loro diritti.

La sua storia è raccontata nel documentario “A estrangeira”, che verrà proiettato il 9 e il 10 giugno, alle ore 19, presso l’auditorium del Centro Culturale Brasile-Italia (CCBI).

CLAUDIA ANDUJAR nasce in Svizzera. Nel 1931 si trasferisce a Oradea, alla frontiera tra Romania e Ungheria, Nel 1944 fugge con la madre per sfuggire alla persecuzione ebrea in Svizzera, e dopo emigra verso gli Stati Uniti. Nel 1955 arriva in Brasile per rincontrare la madre e decide di fermarsi nel paese, dove prende avvio la sua carriera di fotografa.Nel 2000 vince il Cultural Freedom Prize (fotografia e difesa dei diritti umani) della Lannan Foundation, nel Nuovo Messico, Stati Uniti. Nel 2003 riceve il Premio Severo Gomes della Commissione Teotônio Vilela.
Nel 2008 viene omaggiata dal Ministero della Cultura del Brasile per le sue realizzazioni artistiche e culturali.

INFO

Galleria Candido Portinari | Palazzo Pamphili | Piazza Navona 10 | Roma
Dall’1 al 30 Giugno 2016. Da lunedì a venerdì, ore 10-17(escluso festivi). Ingresso gratuito.
eventos.roma@itamaraty.gov.br | 06.68398.456

Robert Capa in Italia | San Gimignano

Tra le colline della Toscana, il bel paese di San Gimignano ospita la mostra del “padre del fotogiornalismo”.

Il percorso espositivo racconta gli anni della Seconda guerra mondiale in Italia, tra il 1943 e il 1944. Settantotto fotografie in bianco e nero dipingono un Paese che, in balia dei tragici eventi bellici, cerca di sopravvivere all’infausto presente.

I racconti di Capa sono ricchi di empatia e scevri da lacrimevole retorica, capaci di restituire il volto della cruda realtà e di ritrovare l’umanità nei piccoli gesti della quotidianità.

mostra verticale sito

Info:

  • Luogo: Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Raffaele De Grada, Via Folgore 11, San Gimignano (Si)
  • Ingresso: 7.50 euro
  • Tel: 0577.94.00.08.
  • Email: prenotazioni@ sangimignanomusei.it
  • Web: www.sangimi- gnanomusei.it
fino al 10 giugno

Sony World Photography Awards 2016: Youth competition winners

© Anais Stupka, Italy, Winner, Youth Competition, Environment, 2016 Sony World Photography Awards
Sony World Photography Awards 2016: una fotografa italiana di 12 anni trionfa nella categoria Ambiente del concorso Giovani

  • Anais Stupka è la vincitrice della categoria Giovani – Ambiente
  • Record di iscrizioni (230.103 candidature) per l’edizione 2016 degli awards
  • L’italiana è ora in lizza per il titolo di Fotografo dell’anno Giovani, il cui vincitore sarà rivelato il 21 aprile

Anais Stupka, 12 anni, si è classificata prima nella categoria Ambiente del concorso Giovani dei Sony World Photography Awards 2016, con un incredibile scatto del monte Kazbek, in Georgia. La manifestazione si è confermata ancora una volta la principale competizione di fotografia al mondo, registrando quest’anno un totale di 230.103 candidature provenienti da 186 Paesi diversi.

L’immagine selezionata dalla giuria, “Mount Kazbek in Frame” di Anais Stupka, rientra nel concorso Giovani, in cui fotografi fra i 12 e i 19 anni si sfidano presentando una sola fotografia.

Le radici culturali di Anais Stupka, iscritta all’ottavo anno della British School of Milan, sono in parte italiane e in parte georgiane. A proposito della sua foto, ha commentato: L’ultima settimana di ottobre, durante le vacanze di metà semestre, sono stata con la mia famiglia in Georgia, a Kazbegi. Un giorno, mentre stavo andando a prendere l’ascensore dell’hotel, ho guardato fuori dalla finestra e mi sono accorta del panorama spettacolare. Da quell’angolazione si potevano vedere tutte le contraddizioni del monte Kazbek: da un lato la meravigliosa chiesa sulla cima e dall’altro la misera città alle pendici della montagna. Dovevo assolutamente immortalare la scena.”

E prosegue: “Quando mi hanno comunicato la vittoria non riuscivo a crederci, pensavo fosse uno scherzo. Sono davvero felicissima, non riesco a trattenere la gioia.”

La World Photography Organisation ha annunciato oggi anche i nomi degli altri due vincitori per il concorso Giovani. Tutti e tre saranno premiati con una fotocamera Sony a7R II e le loro opere saranno esposte alla Somerset House di Londra dal 22 aprile all’8 maggio, oltre a essere pubblicate nel catalogo dei Sony World Photography Awards 2016.

Anais Stupka si contenderà ora con gli altri due avversari il titolo di Fotografo dell’anno nella categoria Giovani 2016, che sarà assegnato ufficialmente il prossimo 21 aprile a Londra, in occasione dell’attesa cerimonia di gala.

Scott Gray, CEO della World Photography Organisation, ha dichiarato a proposito dei tre artisti in erba: “Incoraggiare i giovani talenti è sempre stato un obiettivo fondamentale dei Sony World Photography Awards. Spesso la passione per la fotografia nasce da ragazzi e il concorso Giovani vuole rappresentare proprio un riconoscimento per la prossima generazione di fotografi. Le tre categorie – Cultura, Ambiente e Ritratto – sono un trampolino di lancio a livello globale, da cui le giovani promesse potranno muovere i primi passi della loro carriera e coltivare le proprie potenzialità.”

Ecco le foto:

Helmut Newton a Venezia – Casa dei Tre Oci

Bergstrom over Paris, 1976 © Helmut Newton Estate

HELMUT NEWTON

WHITE WOMEN – SLEEPLESS NIGHTS – BIG NUDES

TRE OCI – VENEZIA dal 07.04 al 07.08.2016

La Casa dei Tre Oci, un progetto di Fondazione di Venezia, condotto in partnership con Civita Tre Venezie, con questa mostra conferma il proprio ruolo nel panorama della cultura artistica e della fotografia in particolare, con i propri spazi esclusivamente dedicati alla fotografia.

Dal 7 aprile al 7 agosto 2016, la mostra Helmut Newton. Fotografie. White Women / Sleepless Nights / Big Nudes presenta, per la prima volta a Venezia, oltre 200 immagini di Helmut Newton, uno dei fotografi più importanti e celebrati del Novecento.

L’esposizione, curata da Matthias Harder e Denis Curti, organizzata da Civita Tre Venezie in collaborazione con la Helmut Newton Foundation, è frutto di un progetto, nato nel 2011 per volontà di June Newton, vedova del grande fotografo.

La rassegna raccoglie le immagini di White Women, Sleepless Nights e Big Nudes, i primi tre libri di Newton pubblicati alla fine degli anni ‘70, volumi oggi considerati leggendari e gli unici curati dallo stesso Newton.

Nel selezionare le fotografie, Newton mette in sequenza, l’uno accanto all’altro, gli scatti compiuti per committenza con quelli realizzati liberamente per se stesso, costruendo una narrazione in cui la ricerca dello stile, la scoperta del gesto elegante sottendono l’esistenza di una realtà ulteriore, di una vicenda che sta allo spettatore interpretare.

White Women

In White Women, pubblicato nel 1976, Newton sceglie 81 immagini (42 a colori e 39 in bianco e nero), introducendo per la prima volta il nudo e l’erotismo nella fotografia di moda. In bilico tra arte e moda, gli scatti sono per lo più nudi femminili, attraverso i quali presentava la moda contemporanea. Queste visioni trovano origine nella storia dell’arte, in particolare nella Maya desnuda e nella Maya vestida di Goya, conservati al Prado di Madrid.

La provocazione lanciata da Newton con l’introduzione di una nudità radicale nella fotografia di moda è stata poi seguita da molti altri fotografi e registi e rimarrà simbolo della sua personale produzione artistica.

Sleepless Nights

Sono ancora le donne, i loro corpi e gli abiti, i protagonisti di Sleepless Nights, pubblicato nel 1978. In questo caso, però, Newton si avvia a una visione che trasforma le immagini da foto di moda a ritratti, e da ritratti a reportage quasi da scena del crimine. È un volume a carattere più retrospettivo che raccoglie 69 fotografie (31 a colori e 38 in bianco e nero) realizzate per diversi magazine (Vogue, tra tutti) ed è quello che definisce il suo stile rendendolo un’icona della fashion photography.

I soggetti, generalmente modelle seminude che indossano corsetti ortopedici, donne bardate con selle in cuoio, nonché manichini per lo più amorosamente allacciati a veri esseri umani, vengono colti sistematicamente fuori dallo studio, spesso in atteggiamenti provocanti, a suggerire un uso della fotografia di moda come puro pretesto per realizzare qualcosa di totalmente differente e molto personale.

Big Nudes

Con questo volume del 1981, Newton raggiunge il ruolo di protagonista nella storia dell’immagine del secondo Novecento.

I 39 scatti in bianco e nero di Big Nudes inaugurano una nuova dimensione della fotografia umana: quella delle gigantografie che, da questo momento, entrano nelle gallerie e nei musei di tutto il mondo.

Nell’autobiografia dell’artista pubblicata nel 2004, Newton spiega come i nudi a figura intera ripresi in studio con la macchina fotografica di medio formato, da cui ha prodotto le stampe a grandezza naturale di Big Nudes, gli fossero stati ispirati dai manifesti diffusi dalla polizia tedesca per ricercare gli appartenenti al gruppo terroristico della RAF (Rote Armee Fraktion).


INFO

Sede

Casa dei Tre Oci

Fondamenta delle Zitelle, 43
30133 Giudecca – Venezia

Vaporetto

Fermata Zitelle

Da piazzale Roma e dalla Ferrovia linea 4.1 – 2

Da San Zaccaria linea 2 – 4.2

Orari

Tutti i giorni 10– 19; chiuso martedì
tel. +39 041 24 12 332
info@treoci.org
www.treoci.org

Robert Capa in Italia – San Gimignano

Arriva a San Gimignano presso la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Raffaele De Grada” la mostra dedicata al grande fotoreporter di guerra  Robert Capa, che racconta con 78 immagini in bianco e nero gli anni della seconda guerra mondiale in Italia.

Considerato da alcuni il padre del fotogiornalismo, da altri colui che al fotogiornalismo ha dato una nuova veste e una nuova direzione, Robert Capa (Budapest, 1913 – Thái Binh, Vietnam, 1954) pur non essendo un soldato, visse la maggior parte della sua vita sui campi di battaglia, vicino alla scena, spesso al dolore, a documentare i fatti: “se le tue fotografie non sono all’altezza, non eri abbastanza vicino”, ha confessato più volte.

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In oltre vent’anni di attività ha seguito i cinque maggiori conflitti mondiali: la guerra civile spagnola, la guerra sino-giapponese, la seconda guerra mondiale, la guerra arabo-israeliana del 1948 e la prima guerra d’Indocina. Il Comune di San Gimignano, il Museo Nazionale Ungherese di Budapest, la Fratelli Alinari, Fondazione per la Storia della Fotografia in collaborazione con Opera-Gruppo Civita gli dedicano una mostra che raccoglie le fotografie scattate in Italia nel biennio 1943 – 44. L’esposizione è curata da Beatrix Lengyel ed è stata ideata e promossa in collaborazione con il Museo Nazionale Ungherese di Budapest e il Ministero delle Risorse Umane d’Ungheria.

A settanta anni di distanza, la mostra racconta lo sbarco degli Alleati in Italia con una selezione di fotografie provenienti dalla serie Robert Capa Master Selection III conservata a Budapest e acquisita dal Museo Nazionale Ungherese tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009. La serie, composta da 937 fotografie scattate da Capa in 23 paesi di 4 continenti, è una delle tre Master Selection realizzate da Cornell, fratello di Robert Capa, anch’egli fotografo, e da Richard Whelan, biografo di Capa, all’inizio degli anni Novanta e oggi conservate a New York, Tokyo e Budapest. Le serie, identiche tra loro e denominate Master Selection I, II e III, provengono dalla collezione dell’International Center of Photography di New York, dove è conservata l’eredità di Capa.

Esiliato dall’Ungheria nel 1931, Robert Capa inizia la sua attività di fotoreporter a Berlino e diventa famoso per le sue fotografie scattate durante la guerra civile spagnola tra il 1936 il 1939. Quando arriva in Italia come corrispondente di guerra, ritrae la vita dei soldati e dei civili, dallo sbarco in Sicilia fino ad Anzio: un viaggio fotografico, con scatti che vanno dal luglio 1943 al febbraio 1944 per rivelare, con un’umanità priva di retorica, le tante facce della guerra spingendosi fin dentro il cuore del conflitto.

Le immagini colpiscono ancora oggi per la loro immediatezza e per l’empatia che scatenano in chi le guarda. Lo spiega perfettamente John Steinbeck in occasione della pubblicazione commemorativa di alcune fotografie di Robert Capa “Capa sapeva cosa cercare e cosa farne dopo averlo trovato. Sapeva, ad esempio, che non si può ritrarre la guerra, perché è soprattutto un’emozione. Ma lui è riuscito a fotografare quell’emozione conoscendola da vicino”.

Ed è così che Capa racconta la resa di Palermo, la posta centrale di Napoli distrutta da una bomba ad orologeria o il funerale delle giovanissime vittime delle famose Quattro Giornate di Napoli. E ancora, vicino a Montecassino, la gente che fugge dalle montagne dove impazzano i combattimenti e i soldati alleati accolti a Monreale dalla gente o in perlustrazione in campi opachi di fumo, fermo immagine di una guerra dove cercano – nelle brevi pause – anche il recupero di brandelli di umanità.

Settantotto fotografie per mostrare una guerra fatta di gente comune, di piccoli paesi uguali in tutto il mondo ridotti in macerie, di soldati e civili, vittime di una stessa strage. L’obiettivo di Robert Capa tratta tutti con la stessa solidarietà, fermando la paura, l’attesa, l’attimo prima dello sparo, il riposo, la speranza.
Così Ernest Hemingway, nel ricordare la scomparsa, descrive il fotografo: “Ѐ stato un buon amico e un grande e coraggiosissimo fotografo. Era talmente vivo che uno deve mettercela tutta per pensarlo morto”.
Accompagna la mostra un catalogo con testi di Beatrix Lengyel, Ilona Stemlerné Balog, Éva Fisli e Luigi Tomassini, bilingue italiano/inglese, di 192 pagine e 80 fotografie. È una coedizione Museo Nazionale Ungherese di Budapest e Fratelli Alinari, Fondazione per la Storia della Fotografia, prezzo di copertina 35 euro, prezzo speciale in mostra 30

Informazioni

Sede espositiva
San Gimignano,  Via Folgore da San Gimignano 11
Galleria di Arte Moderna e Contemporanea “Raffaele De Grada”

www.sangimignanomusei.it
prenotazioni@sangimignanomusei.it
call center info e booking  0577/286300

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