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Gibellina PhotoRoad: il primo festival “Open air” e “Site specific” d’Italia

© Joan Fontcuberta_Gibellina selfie

Gibellina PhotoRoad: installazioni fotografiche di grande formato, mostre outdoor, talk e proiezioni in una città che è uno dei più grandi musei d’arte contemporanea “a cielo aperto” del mondo. Gibellina PhotoRoad, il primo e unico festival di fotografia “open air” e site-specific d’Italia, organizzato dall’Associazione culturale On Image e co-organizzato dalla Fondazione Orestiadi, con la direzione artistica di Arianna Catania e il patrocinio del Comune di Gibellina, Main Partner Festival Images Vevey.
Un’eccezionale occasione per ammirare alcuni fra i lavori fotografici più interessanti degli ultimi anni, presentati nello spazio urbano con visionari e innovativi allestimenti “all’aperto”, alla ricerca di nuove interazioni con il pubblico.

Gibellina PhotoRoad: programma

Gibellina PhotoRoad torna quest’anno, dopo il successo dello scorso anno, con un nuovo e più ricco programma che, per oltre un mese, fino al 31 agosto 2019, porterà nella cittadina trapanese i grandi autori del mondo della fotografia, accanto a giovani emergenti del panorama internazionale. Joan Fontcuberta, Mario Cresci, Mustafa Sabbagh, Moira Ricci, Tobias Zielony, sono soltanto alcuni dei grandi artisti più noti presenti, che insieme ai più giovani Manon Wertenbroek, Gianni Cipriano, Morgane Denzler, sono chiamati a confrontarsi con un luogo dalla storia unica.
Il tema attorno al quale è incentrata questa edizione del festival è “Finzioni”. Una dialettica, quella tra realtà e finzione, che da sempre è il fondamento stesso di tutte le arti. Dalla caverna di Platone fino al postmoderno, è sempre la realtà che offre spunti per alimentare la fantasia. Ma a sua volta è la fantasia – la cultura dell’uomo – che forma e trasforma la realtà, e la rende uguale a se stessa.
«Tra tutte le arti la fotografia è la prima a usare la realtà come irrinunciabile materia prima, eppure anch’essa, lo strumento tecnico nato per riprodurre gli occhi in perfetta copia, è una finzione: si inserisce negli angoli più nascosti del tangibile per renderlo talmente vero da sembrare irreale. D’altronde, chi l’ha detto che ciò che i nostri occhi vedono sia la realtà? La fotografia contemporanea, ormai molto lontana dall’essere considerata mera rappresentazione del reale, in questo è assoluta protagonista perché scompone la realtà: rielabora il passato immaginando il futuro, e crea tracce di un’anti-realtà, o meglio di mille realtà altre possibili, tutto vere e false allo stesso tempo», spiega Arianna Catania, direttore artistico del Gibellina PhotoRoad.

Gibellina PhotoRoad: le mostre

Sono oltre trenta, provenienti da diversi Paesi europei ed extraeuropei, gli artisti del fitto programma del Gibellina PhotoRoad 2019. Gli svizzeri Taiyo Onorato & Nico Krebs, Christian Lutz, Nicolas Polli, Olivier Lovey, Manon Wertenbroek, i francesi Morgane Denzler, Sophie Zenon, Michel Le Belhomme; gli italiani Mustafa Sabbath, Incompiuto Siciliano, Gianni Cipriano, Federico Clavarino, Novella Oliana, Giammarco Sanna, Andrea Alessandrini, Giorgio Varvaro; dal Messico Monica Alcazar-Duarte, e Brian Mc Carty dagli USA, sono soltanto alcuni degli artisti di fama internazionale che animeranno la cittadina trapanese nei tre giorni di apertura del festival con incontri, talk, e proiezioni (26, 27, 28 luglio). Attesissimo il ritorno in Sicilia, dopo l’anteprima dello scorso anno, di Joan Fontcuberta. Fotografo e teorico dell’immagine, curatore e scrittore Catalano, Fontcuberta presenterà a Gibellina un immenso murales composto da 6075 mattonelle di immagini, selfie, foto di vacanze, feste e viaggi inviate dai cittadini gibellinesi all’artista che le ha poi ricomposte per formarne un’immagine unica. La gigantesca opera collettiva permanente (13metri per 3,5) dal titolo “Gibellina Selfie- lo sguardo di tre generazioni”, sarà il più grande foto-mosaico murale di Fontcuberta al mondo, e verrà donato alla città, convertendosi in un’icona della stessa Gibellina.
Sulla scia dell’arte partecipativa, anche l’artista toscana Moira Ricci ha lavorato con più di 1.000 fotografie tratte dagli album di famiglia che i cittadini le hanno mostrato, per ricordare e raccontare a tutti noi, la vita della loro amata città prima che il terremoto la cambiasse per sempre. Fotografie ritrovate tra le macerie delle proprie case. Da questo immenso patrimonio, Ricci ha messo in moto la sua straordinaria fantasia dando vita ad uno spettacolare collage colorato a mano, in cui riemergono soltanto i volti di donne, anziani, uomini, bambini, per ricostruire quella comunità e quel senso di appartenenza che nella città vecchia esisteva e che il terremoto così’ come anche il tempo e la modernità, hanno provato a cancellare. L’opera sarà esposta a Palazzo di Lorenzo, un luogo simbolico e di grande suggestione.  L’opera è parte del progetto “Start-Art, memoria in movimento”, realizzato grazie al “Premio Creative Living Lab” della Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane – DGAAP
del MIBAC. Il cortocircuito tra passato e presente è anche il filo conduttore dell’esposizione del grande maestro della fotografia italiana Mario Cresci. Autore di opere eclettiche caratterizzate da una libertà di ricerca che attraversa il disegno, la fotografia, il video, l’installazione, il site-specific. Per Gibellina PhotoRoad, l’artista prende inspirazione dalla città e dalla sua storia, connettendo il 1968 – anno in cui raccontòcatastrofe nel 50° anniversario È il marzo 1968, quando Cresci entra nel corteo dei terremotati a Roma e, per una semplice distrazione, nascono delle straordinarie doppie esposizioni in bianco e nero, con le quali l’artista stampa un nastro di 13 metri che espone per qualche ora nel centro di Roma. A distanza di cinquant’anni, nel 2018, Cresci torna a fotografare i luoghi del terremoto, alla ricerca di uno sguardo autonomo e lontano dalla semplice documentazione: un’osservazione molteplice delle architetture e del paesaggio, che qui non si è stratificato nel corso dei secoli, ma nasce da una rottura, da una “fabula”, da un’utopia.
Ne viene fuori “Fabula ‘68-’18”, un insieme complesso di frammenti, un mosaico di visioni, riprodotte su una striscia di 50m che sarà istallata al centro di Piazza Beuys, dove si trova il gigantesco Teatro incompiuto di Pietro Consagra. La forte presenza dei grandi artisti al Festival, non soltanto in ambito fotografico, è testimoniata anche dall’omaggio a Pietro Consagra, scultore tra i più prestigiosi esponenti dell’astrattismo italiano. Artefice della monumentale “Porta del Belice”, una grande stella alta 24 metri in acciaio inox che accoglie i visitatori all’ingresso di Gibellina, Consagra è anche il progettista del Teatro che porta in suo nome, rimasta l’opera incompiuta più mastodontica in questa parte di Sicilia occidentale. Per l’occasione, il “Teatro di Consagra” ospiterà una mostra dedicata al suo stesso progettista, ricordato per la teorizzazione della Città Frontale del 1968, in cui gli edifici si presentano come avvolgenti e accoglienti sculture abitabili, privi di angoli retti e in una disposizione urbanistica sfalsata “a maglia larga”.

Per il programma completo clicca qui 

Joan Fontcuberta: indagare le modalità linguistiche con le quali fake news e verità alternative si diffondono nelle comunità

Joan Fontcuberta, uno dei massimi esponenti della fotografia contemporanea, sarà a CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, per un incontro aperto al pubblico giovedì 13 giugno alle 19.00.
Fontcuberta, fotografo, filosofo, insegnante, attento osservatore della realtà contemporanea ha trasformato il mondo della fotografia con le sue opere, da animali immaginari a fotomontaggi surreali, e ha teorizzato un nuovo universo delle immagini: la post-fotografia, di cui è uno dei padri fondatori.
Da una trentina d’anni scompiglia il mondo della fotografia con una serie di geniali progetti che giocano con il potere, il fascino e il rischio contenuto in ogni immagine, per invitare le persone a sbarazzarsi delle abitudini e ad esplorare i confini tra realtà e finzione. È maestro nel manipolare la fotografia, attraverso la quale riesce a dare una percezione distorta eppure plausibile della realtà, allo scopo di instillare il dubbio sulla veridicità della rappresentazione e della comunicazione, il sospetto che il confine fra realtà e illusione sia spesso così sottile da non poter essere colto.

Joan Fontcuberta a CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia

Nell’incontro di giovedì 13 giugno Joan Fontcuberta dialogherà con il direttore di CAMERA, Walter Guadagnini, per indagare le modalità linguistiche con le quali fake news e verità alternative si diffondono nelle comunità e acquisiscono sempre più rilevanza all’interno della creazione artistica e dell’attivismo politico. Sebbene per artisti e attivisti la post-verità sia un fenomeno di controllo sociale, sempre più spesso essa viene inclusa nel processo di creazione artistica e si fa strumento di critica sociale, economica e politica.

In tale contesto, le immagini fake adottate dagli artisti sono artifici per infiltrarsi con autorevolezza in contesti altri e creare cortocircuiti narrativi. Fontcuberta si interrogherà su come tale tipologia di finzione si manifesti oggi in arte e fotografia e come le modalità di creazione di senso agiscano anche attraverso l’inganno.

Joan Fontcuberta è un fotografo, docente e scrittore catalano. Insegna Comunicazione Audiovisiva all’Università Pompeu Fabra di Barcellona, ed è considerato uno dei massimi esponenti della fotografia contemporanea. Le sue opere sono state esposte in numerosi musei nel mondo, dal MoMA di New York allo Science Museum di Londra, e formano parte di importanti collezioni pubbliche e private. Nel 1980 fonda la rivista Photovision. È autore di numerosi saggi sulla fotografia.

È richiesta la prenotazione: prenotazioni@camera.to

Joan Fontcuberta a La Triennale il 16 novembre

JOAN FONTCUBERTA  INAUGURERA’ IL NUOVO CICLO DI LECTIONES MAGISTRALES ORGANIZZATE DA AFIP INTERNATIONAL GIOVEDÌ 16 NOVEMBRE PRESSO LA TRIENNALE DI MILANO CON “LA COSPIRAZIONE DELLE IMMAGINI” INSIEME A DENIS CURTI.



Il prossimo 16 novembre sarà Joan Fontcuberta ad aprire il nuovo ciclo di Lectiones Magistrales di Fotografia e dintorni in programma per l’autunno 2017 ed organizzate da AFIP International – Associazione Fotografi Italiani Professionisti in collaborazione con CNA Professioni.

Riconosciuto come uno dei massimi esponenti della fotografia contemporanea, Fontcuberta, nel corso della lectio, dibatterà in conversazione con Denis Curti sull’attendibilità della rappresentazione, sui confini tra realtà e finzione dell’immagine fotografica e dei mezzi di comunicazione nella contemporanea “società delle immagini”.

L’indagine sui temi della conoscenza, della memoria e della scienza è al centro dell’attività artistica di Fontcuberta, che, nelle sue opere, manipolando la fotografia, restituisce una percezione della realtà distorta ma al contempo plausibile, colpendo e destabilizzando lo spettatore.

“Non voglio essere presuntuoso, ma il mio lavoro è pedagogico. È la pedagogia del dubbio che ci protegge dal contagio della manipolazione”: abbandonando le convenzioni culturali che influenzano la realtà, Fontcuberta intende risvegliare negli osservatori uno sguardo critico ed attivo, capace di identificare i condizionamenti che derivano dall’educazione, dai dogmi imposti dai mass media, instillando il dubbio sulla veridicità della rappresentazione e della comunicazione.

 


Lectio Magistralis Fotografia e dintorni
“La cospirazione delle immagini” – Joan Fontcuberta con Denis Curti
Triennale di Milano (viale Alemagna 6)
Giovedì 16 novembre 2017 ore 19.00
Ingresso gratuito (fino esaurimento dei posti)

In diretta streaming qui.

Foto/Industria 2017: l’odissea del Soyuz 2 di Joan Fontcuberta

Per questa terza edizione, che propone al pubblico quattordici mostre dei fotografi piùrilevanti del panorama mondiale, la Fondazione MAST moltiplica il suo impegno creando una comunitàtemporanea, ma viva e partecipe, che si rinnova ogni due anni con lo stesso desiderio di confronto innescato dalla forza narrativa delle immagini.


La Sputnik Foundation sta ripercorrendo uno dei casi più sorprendenti nella storia dell’esplorazione spaziale. Il 25 ottobre del 1968 il cosmonauta imbarcato sulla navicella Soyuz 2 scomparve durante una missione. Secondo la versione ufficiale diffusa all’epoca, il Soyuz 2 era un’astronave completamente automatizzata, senza equipaggio a bordo.


Ivan Istochnikov © Joan Fontcuberta

Gli archivi vennero manomessi e la storia fu riscritta per oscure “ragioni di stato”, finché i documenti non vennero finalmente desecretati, permettendo la ricostruzione di uno straordinario capitolo della storia che oggi ci appare assolutamente incredibile.


© Joan Fontcuberta

Indirizzo: Palazzo Boncompagni
Via del Monte, 8 – Bologna

FOTO/INDUSTRIA

BIENNALE DI FOTOGRAFIA DELL’INDUSTRIA E DEL LAVORO

12 OTTOBRE – 19 NOVEMBRE 2017

www.fotoindustria.it

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