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Man Ray: PHOTOGRAPHIES/PHOTOGRAPHS 1920-1934. PARIS

Man Ray aveva già 44 anni quando realizzò questo splendido fotolibro d’artista e di artisti, summa della sua produzione fotografica. Photographs 1920-1934  era curato dal giovane Thrall Soby (1906-1979) che a Parigi aveva conosciuto Man Ray e acquistato le sue opere, donate poi al MOMA all’inaugurazione della sezione fotografica nel 1940. Il fotolibro era particolarmente rivolto alla scena dell’arte degli Stati Uniti, dove si stavano formando importanti collezioni di arte contemporanea. L’accoglienza però fu tiepida e anche Lewis Mumford direttore del New Yorker , pur ammirando il lavoro di Man Ray, gli contestò «di aver fatto quasi tutto con la sua macchina fotografica (Rayografie  e solarizzazioni), tranne che servirsene per fare fotografie», relegando ancora la fotografia in un ambito specifico e limitato. Man Ray gli rispose con una puntuta lettera in cui rivendicava il suo lavoro di avanguardia, non riducibile a «trucchetti», e di non aver neppure riconosciuto che «la terribile litografia a colori della copertina, è come qualunque principiante può vedere: una riproduzione in tricromia a mezzo tono di negativi a tre colori». Il libro è suddiviso in cinque sezioni. Fotografie still life , con l’introduzione L’age de la lumiére/L’età della luce  dello stesso Man Ray. Ritratti femminili , con una poesia di Paul Eluard.  Les visages de la femme/I volti della donna, con un commento di André Breton.  The man before the mirror/ L’uomo di fronte allo specchio, con un testo di Rrose Sélavy (Marcel Duchamp).  Quand les objects révent/ Quando gli oggetti sognano, Rayographs commentate da Tristan Tzara.

Per Man Ray le fotografie sono espressioni della sua autobiografia

Per Man Ray le fotografie sono espressioni della sua autobiografia, uno specchio in cui riflette le proprie emozioni e pulsioni secondo la poetica surrealista. «Solo il Surrealismo è stata la forza che ha saputo estrarre dalla Camera Oscura le vere forme luminose, imponenti. La fotografia è un’invenzione della mente, l’uomo fotografo è l’uomo che riacquista il potere dello sguardo e non ha più bisogno di alfabeto». Moltissime sono le visionarie ed enigmatiche citazioni di Man Ray che rimangono attuali anche lontano dalle provocatorie atmosfere d’avanguardia dell’epoca. «Dipingo ciò che non posso fotografare, fotografo ciò che non voglio dipingere. La fotografia non è l’arte. L’arte non è la fotografia». E ancora con ironia e disincanto: «La fotografia è il mezzo più veloce che ho trovato per esprimermi. In pochi secondi, faccio con la fotografia quello che potrei realizzare in sei mesi con le mie mani. È la luce che lavora al posto mio». Insomma, Man Ray infrange le barriere tra le arti, rivendicando la ricchezza estetica delle contaminazioni nella «convulsiva bellezza surrealista». Photographs 1920-1934  non ottenne quel successo di vendite che l’ambizioso progetto sperava, spingendo l’editore a inventare una fittizia seconda edizione, segno del successo della prima. Ritroviamo così un’edizione che è in realtà sempre la stessa, a cui è stato sostituito nel frontespizio l’indicazione di seconda edizione (v. Andrew Roth, The Book of 101 Books ). Il valore collezionistico rimane alto, tra 2.000 e 2.500 euro per tutta la tiratura, magnificamente stampata e con la copertina che conserva splendidamente i colori originali.

Camera Torino rende omaggio al maestro della fotografia MAN RAY

Man Ray. The Fifty Faces of Juliet, 1941/1943. Collezione Privata. Courtesy Fondazione Marconi, Milano © Man Ray Trust by SIAE 2019

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia rende omaggio al grande maestro con la mostra wo/MAN RAY. Le seduzioni della fotografia che racchiuderà circa duecento fotografie, realizzate a partire dagli anni Venti fino alla morte (avvenuta nel 1976), tutte dedicate a un preciso soggetto, la donna, fonte di ispirazione primaria dell’intera sua poetica, proprio nella sua declinazione fotografica.
In mostra alcune delle immagini che hanno fatto la storia della fotografia del XX secolo e che sono entrate nell’immaginario collettivo grazie alla capacità di Man Ray di reinventare non solo il linguaggio fotografico, ma anche la rappresentazione del corpo e del volto, i generi stessi del nudo e del ritratto. Attraverso i suoi rayographs, le solarizzazioni, le doppie esposizioni, il corpo femminile è sottoposto a una continua metamorfosi di forme e significati, divenendo di volta in volta forma astratta, oggetto di seduzione, memoria classica, ritratto realista, in una straordinaria – giocosa e raffinatissima – riflessione sul tempo e sui modi della rappresentazione, fotografica e non solo.

Omaggio alle donne di MAN RAY

Assistenti, muse ispiratrici, complici in diversi passi di questa avventura di vita e intellettuale sono state figure come quelle di Lee Miller, Berenice Abbott, Dora Maar, con la costante, ineludibile presenza di Juliet, la compagna di una vita a cui è dedicato lo strepitoso portfolio “The Fifty Faces of Juliet” (1943-1944) dove si assiste alla sua straordinaria trasformazione in tante figure diverse, in un gioco di affetti e seduzioni, citazioni e provocazioni. Ma queste donne sono state, a loro volta, grandi artiste, e la mostra si concentrerà anche su questo aspetto, presentando un corpus di opere, riferite in particolare agli anni Trenta e Quaranta, vale a dire quelli della loro più diretta frequentazione con Man Ray e con l’ambiente dell’avanguardia dada e surrealista parigina. Una mostra unica, dunque, sia per la qualità delle fotografie esposte, sia per il taglio innovativo nell’accostamento insieme biografico e artistico dei protagonisti di queste vicende. Un grande repertorio di immagini a disposizione del pubblico reso possibile grazie alla collaborazione con numerose istituzioni e gallerie nazionali e internazionali dallo CSAC di Parma all’ASAC di Venezia, dal Lee Miller Archive del Sussex al Mast di Bologna alla Fondazione Marconi di Milano. Realtà che hanno contribuito, tanto con i prestiti quanto con le proprie competenze scientifiche, a rendere il più esaustiva possibile tale ricognizione su uno dei periodi più innovativi del Novecento, con autentici capolavori dell’arte fotografica come i portfoli “Electricitè” (1931) e il rarissimo “Les mannequins. Résurrection des mannequins” (1938), testimonianza unica di uno degli eventi cruciali della storia del surrealismo e delle pratiche espositive del XX secolo, l’Exposition Internationale du Surréalisme di Parigi del 1938. Curata da Walter Guadagnini e Giangavino Pazzola, la mostra sarà accompagnata da un catalogo contenente la riproduzione delle opere esposte, i saggi dei curatori e di altri studiosi, nonché essenziali note bio-bibliografiche.

Dal 17 ottobre 2019 al 19 gennaio 2020

Autoritratto. Man Ray

Autoritratto. Man Ray. Qualcosa di insolito in questa fotografia obbliga a un’attenzione che porta il nostro guardare a scomporre e ricomporre l’immagine mentalmente. Stiamo vedendo qualcosa che non potremmo osservare senza l’intervento della luce e dell’uomo. La ricerca nella fotografia con Man Ray è completa: nella composizione, nelle soluzioni, nelle riprese e nella stampa. La sua è ricerca artistica e concettuale a circa un secolo dall’invenzione della fotografia. Alle rayografie decide di donare il suo nome, così come facevano i primi fotografi con i metodi che andavano brevettando. Con la rayografia Man Ray ritiene di essere tornato al fondamento stesso della fotografia: un oggetto posto su un foglio di carta fotosensibile lascerà una traccia in base alla luce che lo spazio occupato dall’oggetto avrà fermato. Sviluppando il foglio si ottiene così un negativo su carta, esemplare unico e irripetibile, senza alcun intervento meccanico da parte dell’uomo in fase di ripresa. Sempre sperimentando Man Ray giunge alla solarizzazione, o inversione dei toni. Un momento di luce in fase di stampa porterà all’effetto che vediamo in questo autoritratto: una figura in dissolvenza lì dove il positivo si annulla nel negativo, dando forma a una sorta di aurea emanata dal soggetto. Un ulteriore modo di usare la luce in fotografia.

La Fotografia della settimana: Man Ray, Le Violon d’Ingres

Il 18 novembre del 1976 muore a Parigi Emmanuel Rudzitsky, Man Ray, l’uomo raggio, il primo fotografo surrealista.

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C’è un piccolo dettaglio fondamentale nella biografia di Man Ray: ha acquistato la sua prima macchina fotografica per fotografare le sue opere. Pensate oggi a quanti fotografi e artisti oggi si confrontano e teorizzano sull’uso della fotografia come mezzo o come fine di un’arte vera o presunta. Ecco, la storia fotografica di Man Ray comincia in molto semplice: scatta la prima fotografia perché ha una necessità, uno scopo immediato, gli serve a qualcosa. La fotografia deve sempre servire a qualcosa.Quando realizza Le Violon d’Ingres è il 1924 – per contestualizzare, stesso anno del manifesto surrealista – la modella è Alice Ernestine Prin (altri nomi: Kiki de Montparnasse o Reine de Montparnasse o ancora The Queen of Montparnasse). La fotografia si ispira a La Grande Baigneuse di Jean-Auguste-Dominique Ingres, le cui figure femminili distorte si prestavano particolarmente alla decontestualizzazione surrealista. Man Ray veste Kiki con un grande turbante e trasforma, idealmente, il corpo della donna in uno strumento musicale, tramite il disegno delle chiavi di violino sul corpo. In breve: quando pensate a Photoshop, pensate che prima lo ha già fatto Man Ray

Lee Miller, Man Ray e la tecnica della solarizzazione

Solarised Portrait (thought to be Meret Oppenheim), Paris, 1932 © Lee Miller Archives

«La personalità di un fotografo, il suo approccio sono molto più importanti delle sue qualità tecniche», Lee Miller

Palazzo Pallavicini ospita la prima personale italiana dedicata a Lee Miller, celebre modella lanciata da Vogue nel 1927 che scelse – dopo essere stata immortalata dai più importanti fotografi dell’epoca, Edward Steichen, George Hoyningen-Huene, Arnold Genthe – di passare dall’altra parte dell’obiettivo. La mostra, curata da ONO arte contemporanea, si compone di centouno immagini che ripercorrono l’intera carriera dell’artista: divenuta un’affermata ritrattista e fotografa di moda, Lee Miller si confronta anche con la fotografia di reportage e a Londra, durante la guerra, documenta gli incessanti bombardamenti sulla città. Collaboratrice del fotografo David E. Scherman per le riviste Life e Time, fu l’unica fotografa donna a seguire gli Alleati durante il D-Day, immortalando la liberazione di Parigi, i combattimenti in Lussemburgo e in Alsazia, la liberazione dei campi di concentramento di Dachau e Buchenwald e l’ingresso negli appartamenti di Hitler a Monaco di Baviera, dove realizzerà uno dei suoi scatti più famosi, l’autoritratto nella vasca da bagno del Führer. Fondamentale l’incontro con Man Ray, con cui instaurerà un duraturo sodalizio artistico che assieme li porterà a sviluppare la tecnica della solarizzazione: a questo corpus appartengono le celebri Nude bent forward, Condom e Tanja Ramm under a bell jar, opere presenti in mostra, accanto ad altri celebri scatti che mostrano appieno come il percorso artistico di Lee Miller sia stato non solo autonomo, ma tecnicamente maturo e concettualmente sofisticato. 

Man Ray: tra i più influenti artisti del XX secolo

Rayograph, 1922 - © Man Ray Trust / ADAGP - SIAE / Telimage – 2016

Man Ray

Man Ray (1890-1976) nato Emmanuel Radnitzky, statunitense, artista, dal 1921 si trasferì a Parigi (“Un dada non può vivere a New York” disse) dove aprì uno studio fotografico e iniziò a far parte della scena artistica europea, applicando la sua ricerca anche alla fotografia commerciale e di moda. È stato tra i più influenti artisti del XX secolo

Man Ray: tra i più influenti artisti del XX secolo

Stiamo vedendo qualcosa che non potremmo osservare senza l’intervento della luce e dell’uomo. La ricerca con Man Ray è completa: nella composizione, nelle soluzioni, nelle riprese e nella stampa. A circa un secolo dall’invenzione della fotografia la sua è ricerca artistica e concettuale. Alle rayografie decide di donare il suo nome, così come facevano i primi fotografi con i metodi che andavano brevettando. Con la rayografia Man Ray ritiene di essere tornato al fondamento stesso della fotografia: un oggetto posto su un foglio di carta fotosensibile lascerà una traccia in base alla luce che lo spazio occupato dall’oggetto avrà fermato. Sviluppando il foglio si ottiene così un negativo su carta, esemplare unico e irripetibile, senza alcun intervento meccanico da parte dell’uomo in fase di ripresa. Sempre sperimentando Man Ray giunge alla solarizzazione, o inversione dei toni. Un momento di luce durante la stampa causerà un effetto come di dissolvenza dei chiaroscuri, dando forma a una sorta di aurea emanata dal soggetto stesso. Un nuovo modo di usare la luce in fotografia oltre lo scatto.

Immagine in evidenza
Rayograph, 1922 – © Man Ray Trust / ADAGP – SIAE / Telimage – 2016

San Gimignano, in mostra oltre 100 immagini fotografiche di Man Ray

San Giminiano: Man Ray in mostra

Dall’8 aprile oltre cento immagini fotografiche di Man Ray, in mostra alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di San Gimignano (Siena), ci consentono di rileggere il lavoro fotografico di uno dei più significativi artisti del XX secolo.

La mostra Man Ray. Wonderful visions è promossa dai Musei Civici di San Gimignano, curata da Elio Grazioli e prodotta da Opera-Civita con la collaborazione della Fondazione Marconi.

Universalmente noto come artista dadaista e surrealista, Man Ray è stato uno dei più grandi fotografi del XX secolo. Sperimentatore instancabile, ha reinventato tutto ciò che ha toccato: così come ha rielaborato l’invenzione dei readymades dell’amico Marcel Duchamp, trasformandoli in “oggetti d’affezione”, altrettanto ha trasformato la fotografia in “fotografia d’affezione”, cioè a funzionamento simbolico invece che a pura registrazione. Allora ogni soggetto che ha fotografato ha saputo trasformarlo, trasfigurarlo, caricarlo di senso proprio: i ritratti, gli autoritratti, i nudi, gli still life, le composizioni più complesse, ma anche la fotografia di moda, quella di pubblicità. Per non parlare delle reinvenzioni di tecniche particolari come il fotogramma, ribattezzato rayograph e sublimato surrealisticamente, e la solarizzazione, attraverso la quale ha restituito l’aura ai ritratti e ai corpi.

Man Ray trasforma ogni immagine in un enigma che indica come nel reale, anche il più abituale, sia nascosto un mistero. Tutto diventa strano, inconsueto, inatteso e si carica di un senso imprevisto, un significato non riconducibile a una formula, a un messaggio, ma sospeso, straniante, che conserva la sua enigmaticità. Anche un abito, un cappello, un accessorio diventa un punto di domanda sul corpo, sul volto, sul braccio su cui è posato.
La mostra testimonia, nelle sue tappe fondamentali e attraverso alcune delle opere più famose, il Man Ray fotografo, ma finalmente con un taglio particolare, solo apparentemente dato per acquisito ma in realtà sempre rimesso in discussione, ovvero quello che afferma l’equivalenza tra il fotografo artista, quello di moda, di pubblicità, di fotografia pura. Ciò che accomuna e lega in un unico gesto creativo è lo sguardo, quello che trasforma tutto in “meravigliose visioni”.

Le oltre cento immagini fotografiche sono allora esposte come facenti parte di un unico percorso unitario e perciò disposte in ordine cronologico, per rimandare non ai generi e alle funzioni ma a quell’unico sguardo da cui nascono realmente.

Informazioni
www.sangimignanomusei.it
prenotazioni@sangimignanomusei.it
call center info e booking 0577/286300

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