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Matera 2019

Paolo Ranzani, Soglie: in mostra a Mat2019. Coscienza dell’Uomo

Nuovo appuntamento con la fotografia di Coscienza dell’Uomo che, dopo le prime tre esposizioni del mese di ottobre, entra nel vivo del suo quarto trimestre. Il progetto fotografico organizzato nell’ambito di Matera 2019, su iniziativa di Francesco Mazza della Cine Sud di Catanzaro, con la direzione artistica di Maurizio Rebuzzini, prosegue il suo lungo e articolato cammino nella fotografia dei sentimenti e, per il quarto appuntamento, propone il lavoro di Paolo Ranzani, Soglie.

Paolo Ranzani, Soglie: il reportage all’interno della casa di reclusione di Saluzzo

La mostra, che sarà inaugurata l’8 novembre alle 18.30 presso Il Casale, e visitabile fino al 25 novembre, è un reportage fotografico nato da un interessante e straordinario esperimento all’interno della casa di reclusione di Saluzzo. Era il 2004, e portare un laboratorio di teatro all’interno del carcere come attività nella quale coinvolgere i detenuti era una iniziativa coraggiosa e di notevole valore umano ed educativo. Una scommessa, quella del direttore della casa circondariale dell’epoca, Marta Costantino, e dei fondatori dell’associazione Voci Erranti Onlus, che alla luce di quanto accadde appena pochi mesi dopo non poteva che considerarsi vinta. Affascinato e incuriosito dall’idea, Paolo Ranzani, da sempre fotografo di individui più che di oggetti o di paesaggi, decide di mettere su pellicola quanto accadeva tra le mura del carcere per costruire un racconto per immagini che avesse un unico scopo. Raccontare una storia. E la storia che ne venne fuori fu qualcosa di potente, rivoluzionario, perché sdoganava certi concetti, poneva interrogativi, rompeva gli schemi di una società che non vedeva luce all’interno di un carcere e, soprattutto, non credeva nella detenzione come strumento di educazione e riabilitazione ma esclusivamente di punizione. Quei corpi immobili, fermi e intorpiditi dalla monotonia di giornate perfettamente uguali, scandite da orari e tempi costanti e mai variabili, scoprono improvvisamente la forza della vita che ancora scorre nelle loro vene. La voce flebile diventa improvvisamente un urlo, il movimento lento e cadenzato si trasforma nell’irruenza di un gesto, nell’energia di una corsa, di un salto. È la forza di un corpo che si riscopre ma ancor più di un’anima che si risveglia, che lascia entrare luce nei pensieri, che si apre di nuovo ad un sentimento assopito o scopre, per la prima volta, la bellezza di un sentimento mai provato. Tre mesi, tanto è durato il progetto, durante i quali Ranzani, entrato in punta di piedi, si guadagna pian piano la fiducia dei detenuti che accettano di farsi fotografare nell’intimità dei propri sentimenti, nella rabbia di un grido, nella forza di un movimento o di un gesto che diventa liberatorio. Immagine dopo immagine, giorno dopo giorno, i corpi si spogliano di quello che sono stati e si vestono di vita nuova. Tante erano le storie di quelle persone che sono andate “oltre”. Con grande sensibilità e onestà intellettuale Ranzani non si chiede perché siano lì, quale soglia abbiano oltrepassato. A lui non interessava giudicare, sapere. Voleva invece raccontare quella Storia. Quella che si stava scrivendo attraverso il laboratorio e lo spettacolo che ne è derivato. La Soglia, con la regia di Koji Mijazaky, e la collaborazione di Grazia Isoardi e Fabio Ferrero, è diventato così un reportage fotografico, un racconto che regala allo spettatore un frammento di quel percorso e al tempo stesso immagini conchiuse, che vivono di vita propria e non necessitano di legarsi ad alcunché. Non c’è dramma, non c’è enfasi nel lavoro dell’autore. C’è solo la volontà di riprodurre quanto accadeva nel laboratorio e di portarlo all’esterno, perché tutti vedessero. Da qui la scelta di rinunciare al bianco e nero, spesso utilizzato per gli scatti all’interno delle carceri, e di usare tinte tenui, colori desaturati per restituire la normalità di momenti comuni che diventano attimi di leggerezza e pura bellezza. Uno spettacolo, dicevamo, che diventa anche un libro, “La Soglia, vita carcere teatro”, edito da Gribaudo, in cui Ranzani ritrae quello che Luigi Lo Cascio, che ne ha curato la prefazione, definisce “un tumulto espressivo”. Il teatro assume qui un ruolo nuovo. Non più luogo di rappresentazione e di posa, ma di libera espressione. Entità capace di entrare nell’animo dei detenuti a tal punto da restituirgli quella libertà che gli manca. “Un teatro della necessità, come lo definisce Grazia Isoardi, perché non superfluo, né superficiale. Un teatro della carne, non della chiacchiera, in grado di mettere in discussione l’attore quanto lo spettatore”.
Il lavoro di Paolo Ranzani si inserisce così perfettamente nel progetto di Coscienza dell’Uomo che vede nel mezzo fotografico uno strumento di risveglio delle coscienze, di denuncia sociale, di racconto inedito. Un mezzo per combattere una battaglia, per proporre al mondo nuove visioni o nuovi punti di vista. Ed è questo Soglie. Un punto di vista nuovo dal quale osservare il carcere e la vita dei detenuti. In quelle foto non ci sono solo persone che hanno infranto la legge. Ci sono uomini che hanno colto un’opportunità, che si sono messe in gioco e, attraverso il teatro, hanno scoperto un nuovo modo di pensare, di relazionarsi, di agire. Hanno compreso che una nuova vita è possibile o hanno scoperto per la prima volta un nuovo modo di vivere. Perché, come sottolinea Ranzani, non tutti hanno potuto scegliere. Ma tutti, al contrario, possono decidere di abbracciare una nuova filosofia, di aprire il cuore ad un’altra vita. È quello che è accaduto ad uno dei protagonisti degli scatti esposti. Bakary Berte, originario della Costa d’Avorio, uscito dalla casa circondariale di Saluzzo ha continuato a vivere nei dintorni, ha trovato lavoro e ha messo su famiglia. Grazie al teatro ha scoperto un nuovo se stesso. Una storia che sarà lui stesso a raccontare in occasione dell’apertura della mostra a Matera, alla quale parteciperà insieme all’autore, con cui ha stabilito un intenso rapporto di amicizia, dentro il carcere prima, oltre la soglia dopo.
All’apertura della mostra sarà presente anche il direttore artistico della rassegna Maurizio Rebuzzini.

Il progetto è finanziato dalla Cine Sud di Catanzaro in collaborazione con Hasselblad, Canon, Nikon, Olympus, Panasonic, Sigma, Sony, Tokina-Howa, Toscana Foto Service che hanno reso possibile la realizzazione e la fruizione gratuita degli eventi.

Paolo Ranzani, Soglie
Inaugurazione: 8 novembre 18:30
Il Casale, via Madonna delle Virtù- Matera
Dal 8 al 25 novembre, 9:30-13:00 16:30-19:30, Ingresso libero

Coscienza dell’Uomo: il sogno di una fotografia spontanea, sincera, di valore umano ancor più che estetico

Coscienza dell’Uomo. È un sogno. È l’ambizioso progetto di due appassionati, Francesco Mazza e Maurizio Rebuzzini, che credono ancora nella magia di una fotografia spontanea, sincera, di valore umano, ancor più che estetico. E hanno colto l’occasione di Matera 2019 per promuovere la loro battaglia contro un sistema che ci conduce pian piano verso una morte emotiva, morale, nonché artistica, dettata da un dilagante malcostume e da una sempre più invadente mercificazione dell’animo umano. Centinaia, forse migliaia, le fotografie raccolte, esposte, raccontate in questi nove, lunghi mesi dagli autori che hanno sposato il progetto e hanno scelto di stare a fianco dei promotori, perché volenterosi di far parte di una squadra che ha provato a proporre un modo nuovo di fare fotografia. Tanti e diversi i temi affrontati dagli autori anche in questo terzo trimestre, da Angelo Galantini a Guido Crepax, da Francesco Malavolta a Matteo Fantolini, passando per Giovanni Cabassi, Beppe Bolchi, Francesco Mazza e Pino Bertelli, senza dimenticare Oliviero Toscani, ognuno con il proprio bagaglio di idee, pensieri, emozioni. Non semplici fotografie o ingessate composizioni atte ad evidenziare incredibili e stupefacenti capacità tecniche e artistiche. Piuttosto frammenti di anime, pezzi di storie, tasselli di un racconto dedicato sempre e soltanto all’Uomo. Battaglie civili e sociali, reportage che scavano nella vita dei migranti o dei fedeli, e ancora la famiglia, i fumetti iconici, i riti religiosi, la gente del Sud, è sempre l’Uomo e ciò che lo circonda ad ispirare il lavoro di artisti impegnati a raccontare piuttosto che a mostrare, ad offrire un punto di vista, a dare corpo e colore ad una realtà, ad un sentimento, ad uno stato d’animo.

Coscienza dell’Uomo: al via l’ultimo trimestre

E non sarà diverso il quarto trimestre che si prepara ad essere ancora una volta ricco di provocazioni, di emozioni, di fotografie appassionate e romantiche. Un romanticismo che emerge già dalla prima mostra in programma, il 1 ottobre, dei Fotografi materani. Una mostra particolare, che racchiude il senso di Coscienza dell’Uomo, proponendo una fotografia che altro non è se non un gesto d’amore. Lontana da logiche commerciali, estranea a commissioni e diktat, la foto è qui semplice strumento di espressione per chi non abbraccia la fotocamera per eseguire ma per creare, non scatta con la testa ma con il cuore. Fotografie semplici, eppure emozionanti nella loro consapevole e umana imperfezione, perché frutto di gente comune che compie un gesto d’amore. Soffia ancora, dunque, anche sul quarto trimestre il vento del pensiero meridiano, inteso come modus vivendi e modus operandi, nel tentativo di combattere, seppur ad armi impari ma mai con rassegnazione, quel triste obiettivo del profitto che alberga in qualsiasi animo o progetto ai giorni nostri. Alla società dell’apparire, all’esibizionismo spicciolo, alla mera autocelebrazione e alla sterile ed effimera sfilata di tecniche ed effetti speciali, Coscienza dell’Uomo risponde con un solo strumento: il cuore.
È la fotografia del cuore, infatti, quella scelta dai promotori e dagli autori per scuotere le coscienze e provare ad aprire un varco nel grande tunnel della superficialità. Perché se “compito della fotografia è descrivere come e spiegare perché”, i fotografi in pensiero meridiano, volutamente italiani per un innato bagaglio culturale, “non si fermano all’esuberanza visiva del proprio soggetto ma approfondiscono sotto traccia” come scrive Rebuzzini.
Da qui la scelta dei fotografi materani, ma anche degli altri grandi protagonisti che ci proiettano nel mondo di una fotografia romantica e innamorata. Insieme a Nino Bartuccio, ancora presente con “Nega. Alla ricerca della bellezza”, ritroviamo anche Pino Bertelli con “Contro la guerra, ritratti di una infanzia negata” e “Questo è il Sud”, la mostra realizzata con Francesco Mazza, inaugurata a luglio. Sette, invece, oltre a quella dei Fotografi materani, le nuove aperture previste fino a dicembre: Antonio Bordoni, Massimo de Gennaro, Angelo Galantini, Ottavio Maledusi, Paolo Ranzani, Mauro Vallinotto, per finire con il grande Gian Paolo Barbieri. Dagli ospedali psichiatrici al concerto per Demetrio Stratos, dall’amore per una terra del Sud alla simbologia dei tatuaggi, tanti e sempre diversi saranno i temi trattati e dibattuti nel corso dei prossimi tre mesi a Matera per mettere l’ultimo, prezioso tassello ad un puzzle che pezzo dopo pezzo ha composto il suo disegno. Con tenacia, soddisfazione e tanta fatica.

Il progetto è finanziato dalla Cine Sud in collaborazione con Hasselblad, Canon, Nikon, Olympus, Panasonic, Sigma, Sony, Tokina-Howa, Toscana Foto Service che hanno reso possibile la realizzazione e la fruizione gratuita degli eventi.
Per conoscere il programma e tutti i dettagli consultare il sito all’indirizzo:
https://www.mat2019coscienzadelluomo.it/

Mat2019. Coscienza dell’Uomo: Altin Manaf e Andreas Ikonomu. Così il tempo presente

Ultimo appuntamento per il terzo trimestre di Coscienza dell’Uomo, la rassegna fotografica organizzata a Matera dalla Cine Sud di Catanzaro.
Il 14 settembre alle 18.30 ci sarà l’apertura, alla presenza degli autori, della mostra di Altin Manaf e Andreas Ikonomu “Così il tempo presente”. Una chiusura, in attesa della presentazione del quarto e ultimo trimestre, che apre a nuove importanti collaborazioni per i promotori della manifestazione che, per l’occasione, si sono avvalsi del prestigioso contributo de La Scaletta, l’associazione culturale nata nel 1959 a Matera, protagonista della rivoluzione che ha travolto la città dei Sassi negli ultimi anni. Grazie alla disponibilità dei soci, la suggestiva mostra di Manaf e Ikonomu sarà allestita presso gli spazi del circolo, in via Lucana, che ospiterà gli scatti fino al 29 settembre.
Una coppia di autori provenienti questa volta dal Mediterraneo, sempre in linea con quel “pensiero meridiano” portato avanti dalla rassegna che, fin dalla prima mostra, ha perseguito come unico obiettivo la promozione di un insieme di valori e ideali tipici di un Sud in lotta contro l’imbarbarimento umano e culturale dei tempi moderni. Grecia e Romania le terre natie degli autori che stringono però, fin dall’inizio della propria carriera, un legame profondo e speciale con l’Italia, a cui scelgono di dedicare la mostra in programma. Circa 40 scatti compongono il lavoro di Manaf e Ikonomu che, documentando la realtà dell’Abbazia Santa Chiara di Chiaravalle, avviano una interessante riflessione fotografica sulla fugacità del tempo e dell’esistenza umana.

Altin Manaf e Andreas Ikonomu “Così il tempo presente”

Costruita alle porte di Milano nel 1135, l’Abbazia si spoglia, agli occhi degli autori, delle vesti di mero luogo di culto, indossando l’abito di Custode della storia, Testimone del tempo, Guardiano dei secoli che nel loro incessante e inesorabile divenire tutto trasformano ma nulla o quasi distruggono. All’interno dell’Abbazia si svolge la vita della comunità dei monaci cistercensi, una comunità attiva e laboriosa che, di generazione in generazione, protegge e fortifica le solide mura con il proprio prezioso e fondamentale contributo. Tutti e ciascuno, è questo che ci raccontano gli autori attraverso le foto di Così il tempo presente. Una comunità che agisce per il bene comune, in cui non esiste individualismo, ma in cui al tempo stesso ciascuno è indispensabile per la sopravvivenza e il benessere della collettività. L’uomo, nella sua effimera e breve esistenza, diventa simbolo del tempo che scorre, materia in transito sulla Terra, roccia su cui poggia l’esistenza della Storia come quella dell’Abbazia. “L’acqua che tocchi de’ fiumi è l’ultima di quella che andò e la prima di quella che viene, così il tempo presente”. Così il concetto di tempo espresso da Leonardo ispira la riflessione di Manaf e Ikonumu sulla fugacità dell’essere umano che, pur consapevole della brevità della propria esistenza, vive il suo viaggio sulla terra costruendo, pietra dopo pietra, un futuro. Per quel futuro vive, per lo stesso futuro agisce e a quel futuro consegna il frutto della sua opera. Così la storia dell’uomo, così quella dell’Abbazia.

 

 

Giovanni Cabassi: L’albero. Genealogia recente di una Famiglia milanese

Giovanni Cabassi: L’albero. Genealogia recente di una Famiglia milanese. C’è qualcosa di incredibilmente bello nel quotidiano di ciascuno di noi. Può essere la nostra casa, la nostra famiglia, o addirittura noi stessi. Perché non occorre cercare troppo in là per immortalare la Grande Bellezza. Lei sta lì, nelle piccole e grandi cose che ci circondano. È ciò che ha pensato Giovanni Cabassi quando ha scelto come soggetto di un importante lavoro fotografico la sua famiglia. “L’albero. Genealogia recente di una Famiglia milanese” è il titolo della mostra del noto fotografo milanese che sarà presentata a Matera il 5 agosto alle 18.30, presso Palazzo Viceconte, nell’ambito della rassegna fotografica Coscienza dell’Uomo. Un progetto che si compone di ben 122 scatti, di cui vedremo una selezione, tutti dedicati alla rappresentazione di una famiglia comune, in cui adulti e bambini si relazionano, si mettono in posa, si sorridono, restituendo a chi li osserva una piacevole e quasi inusuale sensazione di benessere. Semplice e unica, come solo la propria famiglia può essere. Davanti al ritratto di David, al sorriso di Francesco e Giovanni, o alla posa gradevolmente retrò di parte della grande famiglia Cabassi, la sensazione è quella di calore, di tepore familiare, quasi come se quegli occhi vispi o quei sorrisi timidi li conoscessimo tutti noi da sempre.

L’albero. Genealogia recente di una Famiglia milanese

Ed è qui che emerge il valore del lavoro dell’autore. Emozione ed estetica si fondono dando vita ad un racconto per immagini nel quale è facile immedesimarsi, grazie alla spontaneità e naturalezza dei protagonisti che, pur davanti all’obiettivo, sembrano semplicemente essere se stessi. Scatto dopo scatto si compone l’albero familiare, crescono le sue radici, dai nonni ai bambini partono delicati o robusti rami, in una rappresentazione simbolica e manifesta al tempo stesso. Scene corali, o ritratti individuali, in bianco e nero, di raffinata eleganza e delicato gusto estetico, le immagini che compongono la mostra si susseguono creando un album privato, in cui l’occhio del fotografo è volutamente tenero, di parte, affettuoso, con l’obiettivo di far vedere agli altri la stessa bellezza che solo un padre, un marito, un fratello, riesce a cogliere nel viso di chi per lui è tutto e per gli altri nessuno.
Poco “professionale”, più una fotografia del cuore quella di Cabassi che, ormai in età matura, sceglie di usare la macchina in modo finalmente libero, con l’unica finalità di creare e comunicare, non di dimostrare. Perché se il principio che guida Coscienza dell’Uomo è “mostrare l’uomo all’uomo e ogni uomo a se stesso”, sposando il pensiero di Edward Steichen, anche un comune quanto illuminante ritratto familiare riesce nello scopo di suggerire un’idea, di indurre a riflettere e smuovere la coscienza, chiedendole di tornare finalmente umana, incline all’affetto e alla tenerezza che un uomo può, e deve, provare per un altro uomo. Nella normalità dei soggetti di Cabassi, nella banalità di una famiglia qualunque, l’autore è capace di costruire con lo spettatore un legame, un’empatia, di suscitare un sentimento di vicinanza e quasi appartenenza, riuscendo nel complesso e nobile intento di avvicinare l’uomo all’altro uomo, inducendolo a mettere da parte l’indifferenza e ad emozionarsi osservando semplicemente un suo simile, un altro se stesso.

Mat2019. Coscienza dell’Uomo
Giovanni Cabassi │ L’albero. Genealogia recente di una Famiglia milanese
Palazzo Viceconte, via San Polito 7- Matera
Dal 5 al 26 agosto

Pino Bertelli, Maurizio Rebuzzini: “A cosa serve la fotografia?”

Presso Palazzo Viceconte si terrà un finissage dal titolo “A cosa serve la fotografia?”, a cura di Pino Bertelli e Maurizio Rebuzzini, in occasione della chiusura della mostra “Oliviero Toscani, don Milani, la scuola di Barbiana e il Sessantotto”, allestita a Matera nell’ambito del progetto fotografico Coscienza dell’Uomo.
A 20 giorni dall’inaugurazione, la mostra di Toscani rappresenta ancora una volta occasione per riflettere sul senso della fotografia, sulla professione del reporter e su cosa significhi oggi fermare una immagine. Partendo dagli scatti che compongono l’esposizione, da quelli in bianco e nero di don Milani e la scuola di Barbiana al ritratto della modella francese Isabelle Caro nella sua tragica magrezza, Rebuzzini e Bertelli avranno l’opportunità di approfondire i contenuti della mostra e ancor più di fermarsi a dialogare e riflettere con il pubblico su cosa sia la fotografia. Cosa abbia rappresentato ieri, e in che direzione stia procedendo oggi. Chi è il fotografo? È colui che cattura una immagine, certo, che ritrae una persona, che ferma un momento. Ma perché lo fa? Cosa spinge un uomo a scattare una foto? Quale sentimento lo anima?

A cosa serve la fotografia? Cosa spinge un uomo a scattare una foto? Quale sentimento lo anima?

Da sempre promotrice di un modo diverso di intendere e fare fotografia, Coscienza dell’Uomo torna ancora una volta sul tema dell’etica dell’immagine proponendo un incontro che è nuova occasione per riflettere sulla fotografia intesa come strumento per risvegliare le coscienze e combattere la deriva culturale e morale di cui l’uomo oggi è, al tempo stesso, vittima e artefice per quella pericolosa quanto diffusa etica dell’apparire. Le fotografie di Toscani, irriverenti e provocatorie come la sua mostra, rappresentano solo uno spunto, un pretesto per chiedersi “a cosa serve la fotografia oggi?”. È puro ritratto? O esigenza estetica? È mostra di sé? Oppure forse può essere strumento di denuncia, occasione di impegno civile, opportunità di raccontare la realtà per sbattere in faccia all’uomo quanto si sia pian piano allontanato da se stesso? “Spiegare l’uomo all’uomo e ogni uomo a se stesso”, scriveva Edward Steichen a proposito del ruolo della fotografia. Un punto di vista pienamente condiviso da Francesco Mazza, promotore di Coscienza dell’Uomo, e dai relatori che, in occasione dell’incontro di lunedì, porteranno ancora una volta la discussione nella direzione di una fotografia della coscienza. “Testimone del suo tempo”, così si definì Oliviero Toscani per spiegare il senso dei suoi scatti sempre rivolti a raccontare storie piuttosto che a immortalare bei sorrisi, sempre attente a denunciare le falle di una società patinata e artefatta dove apparire sembrava essere l’unico modus vivendi. E testimone del tempo vuole essere anche la fotografia proposta da Coscienza dell’Uomo, che ha voluto porsi non come giudice supremo intento a criticare un modo diverso di fare fotografia, ma piuttosto come voce indipendente intenta a suggerire una strada alternativa da percorrere con l’obiettivo fotografico. Da Toscani ad autori come Diane Arbus, Henrie Cartier Bresson, Lewis Wickles Hine, Jacob Riis, passando per Dorothea Lange, nel percorso tracciato da Rebuzzini e Bertelli diversi saranno gli esempi di chi ha scelto di usare la fotografia non solo per raccontare la storia, ma per provare talvolta a cambiarla. Una fotografia della coscienza, dunque, in antitesi con la fotografia dell’apparenza dalla quale la società odierna è sempre più attratta. Niente assolutismi, nessun indottrinamento. Solo l’esigenza di proporre un punto di vista, di suggerire una strada alternativa. Ancora una volta “un invito a osservare piuttosto di giudicare, a pensare invece di credere”.
In occasione del finissage, la mostra verrà visitata dal gruppo di partecipanti al X corso di certificazione in Metodologia Caviardage, che si terrà a Matera dal 29 al 31 luglio, che ha scelto la mostra di Toscani come oggetto da cui partire per svolgere delle attività didattiche utilizzando i contenuti grafici e testuali esposti, ritenuti affini alla filosofia della disciplina. Creato e diffuso in Italia da Tina Festa, il Caviardage è un metodo di scrittura poetica che aiuta, attraverso un processo ben definito, a scrivere poesie e pensieri non partendo da una pagina bianca, ma da testi già scritti. Sempre più diffuso in Italia, il metodo viene utilizzato come pratica di benessere personale, nella didattica scolastica, nei percorsi socio-educativi o in ambiti terapeutici.

Pino Bertelli, Maurizio Rebuzzini I “A cosa serve la fotografia?”
Palazzo Viceconte, via San Polito 7, Matera
Lunedì 29 luglio ore 18:30 l Ingresso libero

A Coscienza dell’uomo la mostra “Valentina in Camera” di Guido Crepax

Guido Crepax Ritratto

Proseguono a Matera gli appuntamenti con la fotografia d’autore nell’ambito della rassegna Coscienza dell’Uomo, promossa dalla Cine Sud di Catanzaro. Martedì 23 luglio, presso lo Spazio Galleria Cine Sud, ci sarà l’inaugurazione della mostra “Valentina in Camera” di Guido Crepax, a cura di Maurizio Rebuzzini. Il fumetto icona degli anni ’70, Valentina, sarà il protagonista dell’esposizione che intende rendere omaggio ad uno dei più grandi autori del fumetto italiano ed internazionale, Guido Crepax, e proporre una curiosa riflessione sul rapporto tra fotografia e arte, considerata nelle sue diverse declinazioni. Cinema, teatro, televisione, editoria, fotografia, Guido Crepax, scomparso nel 2003, è stato un artista capace di approcciarsi ad ogni forma d’arte e di cultura, arricchendo con le sue illustrazioni giornali, copertine, spot pubblicitari, fino ad arrivare a vestiti e piastrelle e, ovviamente, ai fumetti. È stata infatti la lunga serie di storie di Valentina, il fumetto comparso per la prima volta sulla rivista Linus nel 1965, il suo più grande successo ma anche la sua più grande passione. Intelligente, sexy, libera e indipendente, Valentina è stata un personaggio capace di catturare l’attenzione di un pubblico sempre più numeroso che, storia dopo storia, si è appassionato alle avventure dell’intrigante fotografa, sapientemente sospese tra realtà e fantasia. Piaceva agli uomini, per la sua procace bellezza, ma anche alle donne per quella capacità di essere libera, forte pur nelle sue tante debolezze e contraddizioni. Un personaggio mitico, ma anche umano, capace di dimostrarsi vicino alle vite reali dei tanti lettori che per anni hanno seguito con affetto la creatura di Crepax che ha curato con dovizia di particolari ogni aspetto di un fumetto divenuto un vero e proprio cult degli anni ’70.

“Valentina in Camera” di Guido Crepax

Tradotto in circa 20 lingue diverse, e pubblicato in oltre 170 volumi e più di 200 edizioni, Valentina è stato un successo planetario, per quel suo essere fumetto colto e raffinato, ricco di citazioni, che strizzava l’occhio al cinema, al quale il suo ideatore era molto vicino, e alla fotografia. I dettagli nelle immagini, i particolari, le inquadrature, tutto in Valentina è cinema. È immagine. Ed è per questo che Francesco Mazza e Maurizio Rebuzzini hanno voluto inserire nel cartellone del terzo trimestre di Coscienza dell’Uomo una mostra dedicata alla creatura di Guido Crepax che amava inserire all’interno delle tavole dettagli o intere rappresentazioni della macchina fotografica. A volte per completare il disegno, altre per renderlo protagonista della storia, l’apparecchio fotografico ha fatto spesso bella mostra di sé nel fumetto che rappresenta un intrigante e curioso caso di dialogo tra fotografia e arte e di fotografia nella fotografia.  È ciò che vedremo a Matera, dove l’allestimento della mostra, visitabile fino al 4 agosto, ha l’obiettivo di avviare un dibattito sulla capacità della fotografia di stare in mezzo all’arte, di accompagnarsi al fumetto, ma anche al cinema, all’editoria, all’industria. A metà tra essere occasione di verità e denuncia, o strumento di manipolazione e artificio, la macchina fotografica si rivela nella sua doppia anima e nella sua capacità di trasformarsi da occasione di riflessione, indagine e approfondimento per l’uomo a pericolosa fabbrica di artificio, finzione e superficialità che, anno dopo anno nella nostra epoca moderna, hanno sempre più avviluppato l’uomo e il mondo che lo circonda.

I Believe: la mostra realizzata con gli scatti di Matteo Fantolini, il compianto fotoreporter morto improvvisamente

Secondo appuntamento a Matera con il ciclo di mostre nell’ambito di Coscienza dell’Uomo. Il 5 luglio alle 18.30 sarà inaugurata, presso lo Spazio Galleria Cine Sud in via Passarelli, “I Believe”, la mostra realizzata con gli scatti di Matteo Fantolini, il compianto fotoreporter morto improvvisamente nella sua casa di Pinerolo.
Non sarà presente per poter raccontare in prima persona alla stampa e al pubblico il suo lavoro, ma le immagini saranno sufficienti per comunicare la passione e il sentimento che Fantolini ha messo in un progetto originale, ambizioso, fuori dall’ordinario. E Coscienza dell’Uomo non poteva non dare spazio ad un’idea che, ancora una volta, punta il faro sull’uomo e ciò che lo circonda. Il tema religioso è tutt’altro che scontato. Da sempre oggetto di studio di filosofi, scienziati, letterati e storici, il rapporto Uomo-Dio non è il vero soggetto del racconto di Fantolini. È un pretesto, un punto di partenza per compiere una approfondita e struggente indagine sull’animo umano. Cosa è capace di fare l’uomo per ciò a cui tiene? Fin dove riesce a spingersi? Cosa può indurre qualcuno a infliggersi sofferenza, ad autoflagellarsi? La risposta è tanto semplice quanto scioccante: crede. E la fede, il credo, diventano più forti di qualsiasi sofferenza. Malesia, India, Thailandia, Italia, i riti cambiano, le tradizioni anche, ma il pathos umano, il dolore e la passione accomunano tutti i fedeli del mondo, di qualsiasi colore, razza o religione. Un viaggio lungo 4 anni, per raccontare da dentro, dal mezzo della folla, ciò che accade nell’essere umano quando crede fortemente in qualcosa. Coscienza dell’Uomo e tutti gli eventi in programma sono finanziati dalla Cine Sud di Catanzaro in collaborazione con Hasselblad, Canon, Nikon, Olympus, Panasonic, Sigma, Sony, Tokina-Howa, Toscana Foto Service che hanno reso possibile la realizzazione e la fruizione gratuita degli eventi.

Il progetto è a cura di Francesco Mazza, Maurizio Rebuzzini e Antonello Di Gennaro

Coscienza dell’Uomo: inaugurazione della mostra”Questo è il Sud”

©Francesco Mazza

Il progetto fotografico Coscienza dell’Uomo, organizzato nell’ambito di Matera 2019 dalla Cine Sud di Catanzaro, giunge al suo terzo trimestre ed è pronto a partire con un nuovo ciclo di mostre, convegni e incontri con gli autori. Realizzato in collaborazione con alcune aziende leader nel mercato della fotografia internazionale, Coscienza dell’Uomo promuove un nuovo modo di intendere la fotografia, più umano e riflessivo, meno tecnico ed estetico, nel tentativo di suscitare domande e cercare risposte. Nelle mostre passate, così come in quelle che si apprestano ad aprire, è sempre l’uomo, la sua coscienza e ciò che lo circonda il soggetto e l’oggetto dell’indagine fotografica. Un modo di sentire la fotografia condiviso non solo dai curatori della rassegna, Francesco Mazza, Antonello Di Gennaro e Maurizio Rebuzzini, ma anche dagli autori scelti per esporre i propri lavori.

Questo è il Sud, la mostra di Francesco Mazza e Pino Bertelli

Ad aprire il nuovo ciclo di eventi sarà il 4 luglio alle 18.30 Questo è il Sud, la mostra di Francesco Mazza e Pino Bertelli, che fino al 30 settembre sarà ospitata all’interno de La 19° buca in piazza Veneto.
La mostra si compone di circa 40 scatti, tratti da “Genti di Calabria. Atlante fotografico di geografia umana”, un reportage realizzato da Bertelli e Mazza nel 2015, e pubblicato nel 2017, con l’obiettivo di raccontare la Calabria, e il Sud, in modo nuovo. Un tentativo riuscito, perché con l’Atlante ieri e con la mostra oggi, la Calabria assume una veste nuova, spogliandosi, finalmente, dei tanti preconcetti che ne hanno oscurato fino ad oggi la luce. Non ci sono paesaggi, né bellezze culturali e artistiche. Ci sono le persone, le loro storie, le loro vite. E sono raccontate senza esaltazioni o artifici, ma con la semplicità di uno sguardo, la spontaneità di un sorriso appena accennato, la sincerità di una parola. Non solo immagini, infatti. A completare l’allestimento della mostra ci sarà anche la proiezione del docufilm I colori del cielo, girato durante la realizzazione di Genti di Calabria da Bertelli e Mazza, in collaborazione con Paola Grillo e Anna Maria Corea, che raccoglie cento interviste alle persone incontrate dagli autori durante il loro viaggio alla scoperta delle terre tra i due mari. Una testimonianza suggestiva che contribuisce a restituire al pubblico un ritratto leggero e autentico della gente del sud.
All’inaugurazione sarà presente uno degli autori, Francesco Mazza, che discuterà con la stampa e il pubblico presenti dell’idea del progetto Questo è il Sud, e di come sia riuscito a trasformare un sogno, quello di far cambiare idea all’Italia e al mondo sulla Calabria, in una realtà.

Per ulteriori informazioni consultare il sito : www.mat2019coscienzadelluomo.it

Pino Bertelli – Francesco Mazza | Questo è il Sud
La 19° Buca, Piazza V. Veneto -75100- Matera
dal 4 luglio al 30 settembre| 10:30-12:30 16:30-19:30
Inaugurazione: 4 luglio ore 18:30

 

 

Al via il terzo trimestre di “Coscienza dell’Uomo”, il progetto fotografico realizzato nell’ambito di Matera 2019.

Francesco Malavolta. Ritratto

Luglio-settembre 2019, a Matera sarà ancora Coscienza dell’Uomo. Il progetto fotografico, ideato e curato da Francesco Mazza, Antonello Di Gennaro e Maurizio Rebuzzini nell’ambito di Matera 2019, sta per aprire il suo terzo trimestre che, come i precedenti, si preannuncia ricco di mostre, dibattiti, incontri, proiezioni. Tre mesi caldi, all’insegna della fotografia, della riflessione e, perché no, del dibattito che si intende stuzzicare intorno ai temi cari agli autori selezionati.

Nato da un sogno e dall’esigenza di proporre un modo nuovo di intendere e fare fotografia, Coscienza dell’Uomo ha un ambizioso e rivoluzionario obiettivo: parlare all’uomo dell’uomo. È un invito agli uomini a parlarsi, a capirsi, ad avvicinarsi, ad osservarsi. Non con occhio superficiale e disattento, o peggio critico, figlio di quell’impoverimento spirituale e culturale che si prova a sovvertire, ma con sguardo morbido e carezzevole, curioso, compassionevole, ammirato. Perché è questa la fotografia che si vuole celebrare, non quella fatta di stile e tecnica, ma quella mossa dal cuore e dal sentimento di chi sta dietro l’obiettivo. Nelle centinaia di scatti raccolti per le numerose mostre già allestite nei due trimestri precedenti, e in quelli che si apprestano a svelarsi nei tre mesi prossimi, non c’è esercizio di stile, c’è autenticità. Verità. Racconto di vite e di storie.

Coscienza dell’Uomo: l’impegno di proporre la fotografia come strumento di denuncia, di riflessione, di testimonianza

Non sarà sfuggito, a chi è passato da Matera, l’impegno di proporre la fotografia come strumento di denuncia, di riflessione, di testimonianza, o di semplice narrazione. Di un evento storico o religioso, di un mestiere, di un amore, di una tradizione o di un rito. Non c’è artificio, non c’è inganno, non c’è voglia di stupire. C’è, piuttosto, l’urgenza di comunicare e di compiere una rivoluzione culturale in un momento storico in cui l’immagine è tutto ma la verità è niente. Perché di fronte a quel “genocidio culturale” di cui parlava Pier Paolo Pasolini già nel 1974, e che si perpetra ancora oggi, non si può assistere inermi o peggio compiacenti. Si deve agire. O ancor più reagire, ognuno con i propri mezzi, per portare nuovamente al centro del dibattito sociale l’uomo e la sua coscienza. Da qui l’idea di realizzare a Matera, città simbolo essa stessa di una straordinaria rivoluzione culturale, un progetto ambizioso, simile a quel The family of man (La famiglia dell’uomo) con cui Edward Steichen, in piena Guerra Fredda, riuscì a riunire ben 503 scatti provenienti da tutto il mondo per celebrare il valore della pace e della diversità. Un’occasione importante, quella di Matera, per parlare alle migliaia di persone che incontreranno Coscienza dell’Uomo e appoggeranno lo sguardo sugli scatti proposti. Di mese in mese, immagini sempre nuove, sempre diverse, accomunate però da un unico leitmotiv: riportare l’uomo al centro dell’uomo. Risvegliare le coscienze, convincere lo spettatore a tornare umano, ad accogliere e amare il diverso, qualunque sia per ciascuno di noi il suo significato, imparare a pensare, fermarsi. In questa società frenetica e superficiale, Coscienza dell’Uomo entra a gamba tesa e sponsorizza con decisione il valore dell’umanità. Un pensiero diverso da quello dilagante, dunque, un “pensiero meridiano”, riprendendo il concetto di Franco Cassano, a cui i curatori si ispirano, che trae nel Sud forza e linfa vitale perché è proprio lì che risiede, per tradizione, cultura, storia, quell’insieme di valori necessari a compiere la rivoluzione. Il Sud, inteso come Italia, che non deve imparare dal Nord, che deve riuscire piuttosto a far ascoltare la propria voce, rivendicare la sua storia, proteggere la sua diversità, resistendo alla tentazione di imitare un Nord troppo attento al profitto e sempre più vicino a de-umanizzare la sua storia. Una battaglia che Coscienza dell’Uomo ha intrapreso, si diceva, fin da gennaio, con l’apertura del primo trimestre che ha visto, tra le altre, le mostre di Gianluigi ColinCaos Apparente” sulla valanga incessante di immagini e informazioni che piombano nel nostro tempo, e di Pino Bertelli che, in “Contro la guerra. Ritratti dall’infanzia negata”, appende al muro l’orrore del conflitto visto dai bambini. Per proseguire da aprile a giugno, e quindi nel secondo trimestre, con una raccolta di autori tra cui Marco Saielli, Maurizio Galimberti, Tommaso Le Pera, Antonio Bordoni, solo per citarne alcuni, che, in modi e linguaggi differenti, ci hanno raccontato la povertà e la fame, la quotidianità della vita in fabbrica e l’eccezionalità di una vita sul palco, il dramma dei migranti e la realtà della mafia, e ancora le curiosità di una tradizione o la nostalgia di una réclame. Era sempre l’uomo al centro dell’immagine o del racconto fotografico, e sarà ancora l’uomo il protagonista del nuovo ciclo di mostre che sta per aprire il terzo trimestre.

A Coscienza dell’Uomo Oliviero Toscani e molti altri fotografi italiani

Dagli sbarchi alla rappresentazione del rito religioso, dal ritratto tenero di una famiglia agli sguardi seri e turbati, ma sempre composti, dei migranti; dalla vita in comunità al personaggio simbolo del fumetto, senza dimenticare il racconto delle genti del sud e la coraggiosa e illuminante testimonianza di un grande autore della fotografia italiana e internazionale, Oliviero Toscani. Il celebre e discusso fotografo milanese sarà infatti uno dei dieci autori presenti nei prossimi giorni a Coscienza dell’Uomo, voluto fortemente dai curatori per quella sua innata capacità di comunicare con forza e determinazione un’idea, di andare contro corrente, di sovvertire le regole di una società patinata e superficiale sbattendo in faccia delle realtà sconfortanti e talvolta scomode. Non solo Toscani, protagonisti da luglio a settembre saranno anche alcuni tra i più interessanti fotografi italiani, tra cui Giovanni Cabassi, Guido Crepax, Francesco Malavolta, Beppe Bolchi, Francesco Mazza e Pino Bertelli, Matteo Fantolini, Angelo Galantini, Nino Bartuccio (ancora in esposizione con Nega, mostra permanente per tutto il 2019), o del vicino mediterraneo come la coppia greco-turca AltinManaf e Andreas Ikonomu.
Nel corso del terzo trimestre, che partirà il 4 luglio con l’inaugurazione della mostra “Questo è il sud “di Francesco Mazza e Pino Bertelli e si chiuderà il 14 settembre con “Così il tempo presente” di Altin Manaf e Andreas Ikonomu, sono in programma non solo mostre fotografiche, ma anche convegni e incontri con gli autori (per il calendario completo consultare il sito). Sarà un’occasione, dunque, per conoscere più a fondo le idee alla base dell’esposizione fotografica e dare vita ad un dibattito intorno al mondo della fotografia, intesa come arte e strumento di riproduzione della realtà, e a tematiche di attualità che coinvolgono certamente gran parte della nostra comunità. Anche in occasione dell’apertura del terzo trimestre è stato pubblicato un catalogo fotografico che raccoglie alcuni degli scatti proposti nelle mostre in programma, insieme alle informazioni sugli autori e il tema trattato.

Coscienza dell’Uomo: eventi in programma

Nino Bartuccio | Nega. Alla ricerca della Bellezza

Mostra Permanente: dal 1 aprile al 19 dicembre
Spazio Galleria Cine Sud, via Passarelli 29-31- Matera, 9:30-12:30 16:30-19:30
Un incontro che cambia la vita perché cambia il modo di vedere la vita. Questo è Nega, un amore spassionato, la storia di un uomo e di un bambino che si incontrano e, nonostante tutto, non si lasceranno mai. E la fotografia diventa il mezzo per risvegliare le coscienze e dare vita ad un importante progetto umanitario, Nega Project.

Pino Bertelli e Francesco Mazza | Questo è il Sud

Inaugurazione: 4 luglio ore 18:30
La 19° Buca, Piazza V. Veneto -75100- Matera, dal 4 luglio al 30 settembre | 10:30-12:30 16:30-19:30
Il desiderio di scoprire il Sud e raccontarlo con occhi nuovi. Il tentativo, riuscito, di sdogare i pregiudizi sulle genti del sud, attraverso foto e immagini che raccontano la realtà per quella che è. Senza esaltazioni né artifici, semplicemente usando la verità di una parola, di uno sguardo, di un progetto che con leggerezza e autenticità racconta il Sud in chiave nuova.

Matteo Fantolini | I Believe

Inaugurazione: 5 luglio ore 18:30
Spazio Galleria Cine Sud, via Passarelli 29-31- Matera, dal 5 al 21 luglio | 9:30-12:30 16:30-19:30
Il rito religioso dal punto di vista dell’uomo. Non una indagine sulle modalità di un rito o di una processione, ma un percorso, per immagini, attraverso l’animo umano che “crede” e quindi partecipa, soffre, si strazia, in nome di una fede e quindi di un profondo senso di appartenenza ad una realtà più grande dell’uomo stesso.

Oliviero Toscani | Oliviero Toscani, Don Milani, la scuola di Barbiana e il Sessantotto

Inaugurazione: 8 luglio ore 18:30
Palazzo Viceconte, via San Potito 7 – Matera, dal 8 al 29 luglio | 10:30-12:30 16:30-19:30
1963- 2007. Sempre efficace, a volte provocatore, Toscani. In un intervallo temporale di ben 44 anni cambiano i temi e i soggetti, ma non le intenzioni del fotografo presente a Matera con una esposizione che intende sottolineare il suo credo fotografico: risvegliare la coscienza assopita di una società patinata che non guarda oltre le apparenze. E così la scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani, colui che diede attenzione e istruzione agli ultimi, si affianca al corpo etereo, quasi evanescente, di Isabelle Caro, la modella francese simbolo di una campagna molto discussa contro l’anoressia, che non ha vinto la sua battaglia per la vita.

Guido Crepax | Valentina in camera

Inaugurazione: 22 luglio ore 18:30
Spazio Galleria Cine Sud, via Passarelli 29-31- Matera, dal 22 luglio al 4 agosto | 9:30-12:30 16:30-19:30
Il personaggio simbolo dei fumetti anni ’70, la seducente fotografa Valentina, rivive nella mostra allestita a Matera, che intende tornare indietro nel tempo recuperando l’iconico fumetto per mettere in evidenza la straordinaria capacità della fotografia di essere parte di tutte le arti o in perfetta relazione con esse.

Francesco Malavolta | Popoli in movimento

Inaugurazione: 3 agosto ore 18:30
Spazio Galleria Arti Visive, via delle Beccherie 41 – Matera, dal 3 al 26 agosto | 10:30-12:30 16:30-19:30
Andare, magari per non tornare. Alla ricerca di un futuro migliore. Con dignità, un accennato sorriso, e un velo naturale di preoccupazione sul volto. Sono i popoli in movimento di Malavolta, gente pronta a salpare, a salire su una barca con la speranza di toccare terra, aprire finalmente le braccia e accogliere una vita, magari, migliore.

Giovanni Cabassi | L’Albero. Genealogia recente di una Famiglia milanese

Inaugurazione: 5 agosto ore 18:30
Palazzo Viceconte, via San Potito 7 – Matera, dal 5 al 26 agosto | 10:30-12:30 16:30-19:30
Senza varcare i confini di casa, Cabassi realizza un lavoro fotografico particolare nella sua semplice immediatezza. La famiglia diventa il soggetto di un lavoro che mette a nudo il sentimento di amore di chi sta dietro l’obiettivo e scatta con delicata tenerezza. Non foto da calendario, frutto di fredda indifferenza, ma un album di famiglia che trasuda complicità, affetto, simpatia, umanità.

Angelo Galantini | Contraffazioni confortanti

Inaugurazione: 6 agosto ore 18:30
Spazio Galleria Cine Sud, via Passarelli 29-31- Matera, dal 6 al 26 agosto | 9:30-12:30 16:30-19:30
Cogliere la verità o modificare la realtà? È nel gioco dei contrasti che poggia la mostra di Galantini che, attraverso la presentazione di 66 vecchie cartoline trovate in un mercatino, offre gli spunti di riflessione di questo terzo trimestre sul rapporto tra verità e fotografia. Dalla ripresa del vero alla contraffazione, basta poco per trasformare, tramite la fotocamera, la riproduzione della realtà in un evidente artificio. Un pretesto, le foto, per riflettere anche sull’artificiosità dei nostri tempi.

Beppe Bolchi | Città senza Tempo

Inaugurazione: 27 agosto ore 18:30
Spazio Galleria Cine Sud, via Passarelli 29-31- Matera, dal 27 agosto al 13 settembre | 9:30-12:30 16:30-19:30
Scegliendo la fotografia a foro stenopeico Bolchi ci presenta una raccolta di immagini di paesaggio urbano che ci portano indietro nel tempo. Case, edifici, palazzi che assumono una valenza diversa, diventando non solo qualcosa al servizio dell’uomo, ma delle realtà vere e proprie che si presentano nella loro imponenza o semplicità, bellezza o mediocrità. Una tecnica antica per immortalare luoghi cari, conferendo loro quel sapiente tocco di nostalgia e un’atmosfera quasi onirica.

AltinManaf e Andreas Ikonomu | Così il tempo presente

Inaugurazione: 14 settembre ore 18:30
Spazio Galleria ex La Scaletta, via Lucana 9 – Matera, dal 14 al 29 settembre | 10:30-12:30 16:30-19:30
Circa 40 scatti per raccontare la vita di una comunità. Protagonista l’Abbazia di Chiaravalle, nei pressi di Milano, vista come simbolo di unità e di collaborazione. Un luogo in cui il singolo è parte di un tutto e ciascuno indispensabile per la collettività. La pluralità che vince sull’individualismo, in un racconto fotografico che testimonia anche lo scorrere del tempo, che tutto trasforma ma nulla distrugge.

A Matera 2019 in mostra gli scatti di Tommaso Le Pera, grande fotografo di scena

Prende il via il 5 maggio 2019 l’esposizione della mostra fotografica – Omaggio a Mariangela Melato di Tommaso Le Pera – a Matera presso Spazio Galleria CNA in piazza Duomo, in esposizione fino al 26 Maggio 2019 circa 20 opere, la mostra fa parte del progetto Coscienza dell’Uomo. Coscienza dell’uomo è il più imponente progetto fotografico mai realizzato in Italia, 365 giorni di incessante attività con lo scopo di sensibilizzare le coscienze. Il programma fotografico Coscienza dell’Uomo propone appuntamenti distribuiti nella città di Matera affiancandosi all’ampio progetto Matera 2019 Capitale Europea della Cultura, questa cadenza fotografica scandisce i termini di un impegno di autori che invita a osservare, piuttosto di giudicare ed esorta a pensare, invece di credere.

A Matera 2019 in mostra gli scatti di Tommaso Le Pera

Tommaso Le Pera che ha avuto il privilegio di immortalare gli spettacoli più significativi della grande attrice dagli anni ’70 al 2000, da Orestea di Ronconi del ’73 a uno degli ultimi spettacoli Sola me ne vo, Omaggio a Mariangela Melato one woman show in cui con grande ironia la Melato racconta i suoi esordi fino ai successi internazionali dedica a Mariangela una mostra fotografica con 20 fotografie selezionate all’interno di 17 spettacoli per far rivivere la vita e la carriera, il suo talento multiforme, la passione per il suo lavoro e la sua grande umanità. Un omaggio dovuto dall’autore a un’attrice unica nel panorama teatrale italiano con la quale aveva stretto un rapporto di amicizia che travalicava quello professionale. Le Pera nasce a Sersale (CZ) e si trasferisce a Roma all’età di 20 anni, dove attualmente vive e lavora. E’ stato definito “ Il Fotografo del teatro italiano” per eccellenza. Dopo una prima esperienza in campo cinematografico (quasi tutta la saga degli “spaghetti western”) e televisivo (alcuni dei più importanti sceneggiati), attratto dal mondo teatrale, abbandona questi settori per dedicarsi unicamente a quella che è la sua passione: il teatro di prosa. Comincia col fotografare e proporre le sue immagini a quelli che calcano la pedana del Folkstudio, il mitico locale di Via Garibaldi a Roma, fucina e trampolino di lancio per artisti di ogni genere. Gli anni ’60-’70 sono il periodo della cosiddetta Avanguardia Teatrale. Le “cantine” romane” sono piene di gruppi alla ricerca di un nuovo e moderno modo di esprimersi teatralmente. Tommaso Le Pera, usando fotografare durante lo spettacolo, senza interrompere il corso naturale della recita, inventa e propone la tecnica della fotografia dinamica e in movimento che è la sua carta vincente. Le sue immagini sono perfettamente aderenti a quel tipo di teatro fuori dai canoni; gli spettacoli di Memè Perlini, Giancarlo Nanni, Giancarlo Sepe, Vasilicò, Mario Ricci, offrono innumerevoi spunti ed occasioni per quelle fotografie “nuove”. Ma ben presto si accorgono di lui anche quelli che operano nel teatro ufficiale, quindi si occupa degli spettacoli di Eduardo e Peppino De Filippo, di Romolo Valli e Giorgio De Lullo, Gassman, Albertazzi, la Moriconi, Gianrico Tedeschi, Lavia, Mariangela Melato, Gigi Proietti, Eros Pagni, Antonio Calenda. Praticamente tutto il teatro italiano senza trascurare le compagnie minori e i giovani talenti. E’ molto apprezzato all’estero, in Germania, in Francia e negli Stati Uniti dove si reca frequentemente chiamato da formazioni locali per la realizzazione di servizi fotografici a spettacoli. Per tanti anni fotografo ufficiale del Festival di Spoleto e di Benevento, ma anche di altre rassegne storiche come Taormina, Siracusa, Todi, Asti, con più di 4500 spettacoli fotografati, detiene ormai il più vasto archivio mondiale di teatro. A livello editoriale, oltre che con riviste del settore, collabora regolarmente con le maggiori testate italiane. E’ stato uno del fondatori, nonché consulente iconografico, della rivista di teatro “Prima Fila”. E’ autore di diversi libri sul teatro. Tanto ha pubblicato Tommaso nel corso della sua carriera (Pirandello, Shakespeare, Goldoni), ma ancor più che la passione condivisa per la “più umana delle Arti” come definisce il Teatro la scrittrice Dacia Maraini, ha fatto nascere il progetto ARTSIPARIO-LEGGI IL PALCOSCENICO con la casa editrice Manfredi Edizioni. Specializzata in edizioni d’arte moderna e contemporanea, dal 2015 la Manfredi inizia anche a collaborare con Tommaso Le Pera per la realizzazione e stampa di libri dedicati ai grandi nomi del palcoscenico, per l’appunto, consapevoli entrambi, editore e fotografo, che nulla resta dopo lo spettacolo se non le fotografie di scena e la loro memoria in un libro. E così da MARIANGELA MELATO, GABRIELE LAVIA, ANTONIO CALENDA, GIGI PROIETTI e TATO RUSSO (ultimo pubblicato nel 2018) l’Autore mette in stampa un excursus di grandi nomi che hanno fatto la storia del teatro italiano, con numerose e famose pièce che si disvelano tra pagine e immagini di alta qualità editoriale. Molte sono state le mostre realizzate in questi anni e sue fotografie sono conservate in musei ed esposte in gallerie d’arte in Italia e all’estero.

 

San Nicola reMade di Maurizio Galimberti a Matera 2019

Prende il via il 2 maggio 2019 l’esposizione dell’imponente progetto fotografico – San Nicola reMade – l’inaugurazione alle 17,30 a Matera presso Palazzo Viceconte, in via San Potito 7, in esposizione fino al 24 Maggio 2019 circa 30 opere originali, la mostra fa parte del progetto Coscienza dell’Uomo.
Coscienza dell’uomo è il più imponente progetto fotografico mai realizzato in Italia, 365 giorni di incessante attività con lo scopo di sensibilizzare le coscienze. Con San Nicola reMade di Maurizio Galimberti, gli organizzatori vogliono sottolineare l’importanza del legame tra arte e fotografia.

Coscienza dell’uomo Matera 2019

10 anni di buona Fotografia e di buon Cinema forse potrebbero far cambiare il corso delle cose.
Il programma fotografico Coscienza dell’Uomo propone appuntamenti distribuiti nella città di Matera affiancandosi all’ampio progetto Matera 2019 Capitale Europea della Cultura, questa cadenza fotografica scandisce i termini di un impegno di autori che invita a osservare, piuttosto di giudicare ed esorta a pensare, invece di credere.
La Cine Sud in collaborazione con Canon, Hasselblad, Nikon, Olympus, Panasonic,Sigma, Sony, Tokina-Howa, Toscana Foto Service hanno finanziato il progetto e ne consentono la fruibilità gratuita. Maurizio Galimberti ci accompagnerà in un racconto spirituale di grande splendore e coinvolgimento. Un mosaico di istantanee per rappresentare la bellezza, i dettagli e i colori degli affreschi trecenteschi, recentemente attribuiti a Pietro da Rimini e presenti nella Basilica di San Nicola da Tolentino, in provincia di Macerata. Galimberti nasce a Como nel 1956. Si trasferisce a Milano dove oggi vive e lavora. Si accosta al mondo della fotografia analogica esordendo con l’utilizzo di una fotocamera ad obiettivo rotante Widelux per poi nel 1983 focalizzare il suo impegno, in maniera radicale e definitiva, sulla Polaroid. Nel 1991 inizia la collaborazione con Polaroid Italia della quale diventa ben presto testimonial ufficiale realizzando il volume POLAROID PRO ART pubblicato nel 1995, divenuto vero oggetto di culto per gli appassionati di pellicola polaroid di tipo integrale. Viene nominato “Instant Artist” ed è ideatore della “Polaroid Collection Italiana” Continua la sua ricerca con Polaroid e reinventa la tecnica del “Mosaico Fotografico” che inizialmente adatta ai ritratti.
Il primo esperimento risale al 1989 quando ritrae suo figlio Giorgio. Seguiranno i ritratti di Michele Trussardi, Carla Fracci e Mimmo Rotella dai quali è evidente il richiamo al fotodinamismo dei Bragaglia e la ricerca del ritmo, del movimento. Numerosi divengono i ritratti eseguiti nel mondo del cinema, dell’arte e della cultura. La popolarità e il successo con cui vengono accolte queste rappresentazioni di volti lo portano a partecipare come ritrattista ufficiale al Festival del Cinema di Venezia. Viene indicato dalla rivista italiana “CLASS” come primo fotografo-ritrattista italiano all’interno delle classifiche di merito stilate dal mensile. Il suo ritratto di Johnny Depp, realizzato durante l’edizione del Festival del Cinema di Venezia del 2003, viene scelto come immagine per la copertina del mese di settembre del prestigioso Times Magazine. Il “Mosaico” diviene ben presto la tecnica per ritrarre non solo volti, ma anche paesaggi, architetture e città. Con equilibrio Galimberti alterna l’emozione per la composizione, in cui si fa più manifesta la ricerca del ritmo di cui i Mosaici ne sono un esempio, ad una propensione verso il particolare, la scena intima da riprendere e immortalare la cui resa è rappresentata da un unico scatto, ovvero dalla singola polaroid. I suoi lavori sul paesaggio, sulle città e sullo spazio che caratterizza queste ultime, alternano questi due punti di vista, queste due differenti modalità di raccontare una stessa realtà.
Nel 2006, durante il suo primo viaggio a New York, comincia la sua ricerca sulla luce, sull’energia ispirata da questa nuova città che per l’artista diviene la rappresentazione ideale del mondo contemporaneo. A questa città dedicherà un ulteriore lavoro del 2010 realizzando un’importante corpus di Polaroid Singole e di Mosaici, alternando storie di particolari, immagini di intimità umane a scatti che si prestano allo studio, eseguito con rigore matematico, delle diverse armonie compositive: espresse nelle imponenti immagini dei grattacieli, del cielo, della luce, delle strade di New York. A New York seguiranno i lavori monografici su altre città come Berlino, Venezia e Napoli. Prosegue inoltre la sua ricerca verso altri modi di rappresentare e contaminare quelle stesse realtà e gli elementi che le caratterizzano con cui viene in contatto. Il desiderio di rendere attuale le cose, gli oggetti del passato diviene concreto attraverso la realizzazione dei ready-made, di duchampiana ispirazione, che rappresentano una significativa parte della sua produzione. Parallelamente, cresce l’apprezzamento per la sua ricerca, per le particolari tecniche da lui sviluppate, suscitando l’interesse di interlocutori provenienti da diversi ambiti. Grazie a queste collaborazioni nascono nuovi progetti artistici e creativi.

San Nicola reMade è un progetto unico nella Storia della Fotografia

Il convincente San Nicola reMade è un progetto unico nella Storia della Fotografia, comunque la si consideri e conteggi, nato nel 2013 e allungatosi avanti nel tempo, si segnala anche come momento di svolta (tecnica) nel percorso cronologico del suo linguaggio: qui sono state utilizzate le ultime seimila pellicole polaroid integrali rimaste (all’indomani della dismissione della loro produzione) e quattromila pellicole Impossible (all’alba, per così dire, di un nuovo cammino della fotografia a sviluppo immediato). Lo svolgimento del progetto è altresì unico, in continuazione di considerazioni, per aver utilizzato anche uno dei quattro apparecchi Polaroid Giant Camera 20×24 pollici (50x60cm!) esistenti al mondo, per fotografia a sviluppo immediato ad altissima definizione. Oltre novemila scatti in quattro anni, che ricostruiscono, attraverso una chiave estetica fortemente emozionale, un percorso storico-religioso che -seppure frammentato negli innumerevoli tasselli che compongono i mosaici fotografici- racchiudono la chiave per una più profonda esplorazione degli affreschi, mostrando agli altri una rappresentazione oltre l’apparenza a tutti visibile. Da e con Giacomo Leopardi: «L’anima si immagina quello che non vede». Magia ed efficacia della Fotografia, prodigiosa combinazione di regole logiche e frequentazioni arbitrarie (volontarie e consapevoli). La composizione di una miriade di tasselli, in combinazione raffigurativa, sapientemente ricercata da Maurizio Galimberti, che -a ragione!- si autodefinisce “Instant Artist”, e la ricerca puntuale di ritmo e movimento nell’allestimento dei suoi Mosaici fotografici offrono all’osservatore una nuova visuale prospettica di grande bellezza.

Per conoscere tutti i dettagli clicca qui 

 

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