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Alla Fabbrica del Vapore una mostra racconta Che Guevara

[…] Molti mi considereranno un avventuriero e questo sono, solo che di tipo diverso: uno che rischia la pelle per dimostrare le proprie verità. …”

(Che Guevara, lettera ai genitori – 1965)



Il 9 ottobre del 1967 Ernesto Guevara, catturato in Bolivia insieme ai compagni di guerriglia, dopo un lungo interrogatorio, viene assassinato nel piccolo villaggio de La Higuera.

Gli scatti dei fotografi che ritraggono il suo corpo steso su un tavolo all’ospedale di Vallegrande fanno il giro del mondo, così come l’annuncio della sua morte da parte di Fidel Castro. Il combattente, l’eroe, se n’era andato ma il suo ricordo e il suo mito sarebbero rimasti intatti fino ad oggi.
 
A cinquant’anni dalla sua morte dal 6 dicembre 2017 al 1 aprile 2018 (anno in cui ricorrono i novant’anni dalla nascita) a Milano alla Fabbrica del Vapore, una mostra spettacolare e di grande narrazione ci porterà dentro la Storia, a vivere gli avvenimenti cruciali e il mito del Che, ma anche a scoprire l’uomo, i suoi affetti, gli ideali e i turbamenti, grazie al ricchissimo e in parte inedito materiale di archivio del centro Studi Che Guevara a L’Avana e ai linguaggi delle più innovative tecnologie.



Oltre 2000 documenti – lettere, diari, foto ufficiali e private, la biblioteca personale, gli scritti autografi dei discorsi e delle opere letterarie, i video d’epoca, sono stati per due anni vagliati e tradotti e più della metà verranno riprodotti e riutilizzati in mostra per raccontare la storia di un uomo chiave del ‘900 – borghese, medico, marito e padre – che di fronte agli eventi, alla situazione geopolitica, alla visione delle ingiustizie sociali non è rimasto indifferente, si è interrogato e, al di là delle risposte date, ha scelto di agire in prima persona.

Per maggiori informazioni clicca qui.


INFO MOSTRA
www.mostracheguevara.it

Lun – Ven 8.30 – 18.00 // sab. 9.00 – 13.00

Salone della Cultura 2018: in arrivo la seconda edizione

Il Salone della Cultura 2018 – “Un viaggio a 360° nella cultura”

L’appuntamento è il 20 e 21 gennaio 2018 a Milano presso gli spazi SuperStudio Più


Squadra che vince non si cambia e così vale anche per il format de Il Salone della Cultura, kermesse milanese che lo scorso anno ha raccolto oltre 35.000 visitatori in meno di 48 ore.
La manifestazione, alla seconda edizione, è già diventata per gli amanti del libro e della cultura in generale un vero e proprio punto di riferimento. Nato in un momento storico dove l’editoria era alla ricerca di nuove vie e sviluppi, Il Salone della Cultura ha trovato la sua perfetta collocazione nella città di Milano, da sempre esempio di perfetta armonia tra tradizione e innovazione. Inaugurato nel gennaio 2017, Il Salone è da subito divenuto punto di ritrovo e condivisione per i milanesi (e non solo) in due giorni ricchi di appuntamenti, approfondimenti, mostre laboratori e tanto altro.

Ideato da Matteo Luteriani di Luni Editrice e Sergio Malavasi di maremagnum.com, si svolgerà anche quest’anno all’interno degli spazi di SuperStudio Più in Via Tortona 27 a Milano.

L’obiettivo de Il Salone della Cultura 2018 è quello di offrire agli editori, espositori, ai librai dell’usato, ai collezionisti, e ai librai antiquari – ALAI (Associazione Librai Antiquari Italiani) che esporranno grande visibilità coinvolgendo nel contempo il pubblico partecipante all’interno di un vero e proprio contenitore culturale attraverso esperienze formative e interattive.
Moltissimi i laboratori in programma per i due giorni della seconda edizione: dal rinnovato Laboratorio di PopUp con il Maestro Dario Cestaro a quello di approccio alla Recitazione tenuto dall’attrice Maura Marenghi; dal laboratorio di Gioielli di carta al laboratorio di Libro Scultura organizzati e curati dal corso di lavorazioni artistiche e oreficeria della scuola professionale Galdus. Verrà inoltre allestito un angolo espositivo a cura del corso di lavorazioni artistiche e oreficeria della Scuola Professionale Galdus, dove il pubblico potrà riscoprire le tecniche di lavorazione dell’oreficeria con la guida di maestri orafi della scuola. Lo spazio ospiterà anche lo scultore Italo Antico e le sue creazioni di scultura e gioielleria. Diversi incontri culturali e percorsi didattici renderanno l’esperienza del Salone ancora più interessante per il pubblico che potrà partecipare a tutti gli eventi previa iscrizione al sito www.salonedellacultura.it.

Attraversando gli spazi espositivi, il pubblico potrà dedicarsi all’acquisto di nuove proposte editoriali così come alla ricerca di libri antichi e preziosi.
Per gli appassionati d’arte invece, tre mostre gratuite ed esclusive dislocate nei vari spazi del Salone. Anche quest’anno la Fondazione 3M esporrà per la prima volta a Milano la mostra dedicata alla Fotografa ritrattista Ghitta Carrell. La Galleria d’arte Il Vicolo di Milano proporrà invece in mostra 10 serigrafie di Emilio Isgrò incentrate su segno e parola. Ma le sorprese non finiscono qui! L’architetto Italo Rota curerà una mostra incentrata sulle avanguardie italiane e inglesi degli anni ’60 con pezzi inediti che sono all’origine dell’arte contemporanea. Inoltre, come lo scorso anno, sono aperte le selezioni per partecipare alla mostra fotografica dedicata a nuove proposte.

Il programma completo della manifestazione sarà a breve disponibile sul sito www.salonedellacultura.it.
È già possibile per gli espositori prenotare gli spazi espositivi del salone attraverso la pre-iscrizione presente sul sito.

Michele Palazzo in mostra alla Galleria STILL di Milano

Flatiron Building © Michele Palazzo
DOVE COMINCIA IL MONDO
@STILL | 29 novembre 2017 – 12 gennaio 2018 | MILANO

Flatiron Building © Michele Palazzo

Alla galleria STILL di Milano, la prima mostra personale del fotografo italiano Michele Palazzo.


Alone in NY © Michele Palazzo

Dal 29 novembre 2017 al 12 gennaio 2018 la galleria Still di Milano ospiterà la prima personale del fotografo Michele Palazzo. Curata da Denis Curti e Maria Vittoria Baravelli la mostra si articola in 20 scatti rappresentativi del melting pot che popola New York.
Il titolo della mostra è un diretto riferimento agli scritti giovanili di Truman Capote (Where the World Begins) recentemente rinvenuti presso la New York Public Library. In una manciata di pagine si raccontano frammenti di storie che ci proiettano nella vita e nelle emozioni di personaggi sconosciuti.


Emerging from the dark © Michele Palazzo

Allo stesso modo le fotografie di Palazzo, uniche e piene di sensibilità, registrano queste emozioni e inducono noi spettatori a immaginare e a fantasticare, con uno slancio empatico, sulle dinamiche esistenziali degli abitanti di New York. Una donna piange al telefono, una coppia conversa al ristorante, un uomo ci osserva attraverso il vagone della metropolitana. Un mosaico umano sterminato e complesso che si ricompone nella metodica e quotidiana attività di catalogazione che Palazzo compie con la sua fotocamera.


Subway mood © Michele Palazzo

A chiusura della mostra un finale alquanto inaspettato: l’immagine di una New York sospesa e svuotata dai suoi abitanti, in cui la scena è occupata dalla forza della natura. Nella sua prima personale italiana viene esposto il celebre scatto del Flatiron Building immerso nella tempesta di neve Jonas del gennaio 2016. La fotografia è diventata iconica e virale e in poche ore dalla sua pubblicazione è stata ripresa dalle più importanti testate giornalistiche di tutto il mondo come il The Telegraph, The Guardian, la CNN e la BBC. Ha successivamente ricevuto numerosi premi tra cui il PDN Photo Annual Awards 2017 e quello di National Geographic (Italia).


© Michele Palazzo

About Michele Palazzo
Originario di Ravenna (1968) si è laureato in Architettura allo IUAV di Venezia.
Vive e lavora a New York dove si occupa di Design con una specializzazione in User Experience Design.
Appassionato da sempre di fotografia concentra la sua ricerca sui personaggi che popolano le città del mondo, tanto da creare un suo progetto fotografico, conosciuto sui social network sotto lo pseudonimo di StreetFauna, in cui raccoglie le immagini che quotidianamente cattura a New York e nei suoi viaggi.
Alcune delle sue immagini hanno ottenuto riconoscimenti in concorsi internazionali quali il Travel Photographer of the Year (2016), International Photographer of the Year 2015, il MIFA (Moscow International Photo Award) e i-Shot by Leica.
www.streetfauna.com



DOVE COMINCIA IL MONDO – LA NEW YORK DI MICHELE PALAZZO

Still, Via Balilla 36, 20136 Milano
Lun – ven 9 – 13 | 14 – 18
Sab – dom su appuntamento
Ingresso libero
press@stillfotografia.it
www.stillfotografia.it
info@stilllove.it
+ 39 02 36744528

Cinzia Camela in mostra a Milano – Galleria d’Arte Mario Giusti HQ


Behind The SilverScreen: Snapshots from the festivals, è la prima personale a Milano della fotografa Cinzia Camela. Un raffinato Red Carpet con i più amati divi del cinema, colti fuori dalle “pose”, naturali e spontanei.


Charlise Theron

Un punto di vista molto diverso dal solito, alla ricerca dell’umanità individuale. Potrete ammirare molte fotografie di Cinzia, pluripremiate nei più importanti contest mondiali, da Los Angeles a Londra e Parigi.


Lynch e Irons. 63° Festival del Cinema di Venezia 2006

Indirizzo: via Cesare Correnti 14, Milano

www.mariogiustihq.com

Joan Fontcuberta a La Triennale il 16 novembre

JOAN FONTCUBERTA  INAUGURERA’ IL NUOVO CICLO DI LECTIONES MAGISTRALES ORGANIZZATE DA AFIP INTERNATIONAL GIOVEDÌ 16 NOVEMBRE PRESSO LA TRIENNALE DI MILANO CON “LA COSPIRAZIONE DELLE IMMAGINI” INSIEME A DENIS CURTI.



Il prossimo 16 novembre sarà Joan Fontcuberta ad aprire il nuovo ciclo di Lectiones Magistrales di Fotografia e dintorni in programma per l’autunno 2017 ed organizzate da AFIP International – Associazione Fotografi Italiani Professionisti in collaborazione con CNA Professioni.

Riconosciuto come uno dei massimi esponenti della fotografia contemporanea, Fontcuberta, nel corso della lectio, dibatterà in conversazione con Denis Curti sull’attendibilità della rappresentazione, sui confini tra realtà e finzione dell’immagine fotografica e dei mezzi di comunicazione nella contemporanea “società delle immagini”.

L’indagine sui temi della conoscenza, della memoria e della scienza è al centro dell’attività artistica di Fontcuberta, che, nelle sue opere, manipolando la fotografia, restituisce una percezione della realtà distorta ma al contempo plausibile, colpendo e destabilizzando lo spettatore.

“Non voglio essere presuntuoso, ma il mio lavoro è pedagogico. È la pedagogia del dubbio che ci protegge dal contagio della manipolazione”: abbandonando le convenzioni culturali che influenzano la realtà, Fontcuberta intende risvegliare negli osservatori uno sguardo critico ed attivo, capace di identificare i condizionamenti che derivano dall’educazione, dai dogmi imposti dai mass media, instillando il dubbio sulla veridicità della rappresentazione e della comunicazione.

 


Lectio Magistralis Fotografia e dintorni
“La cospirazione delle immagini” – Joan Fontcuberta con Denis Curti
Triennale di Milano (viale Alemagna 6)
Giovedì 16 novembre 2017 ore 19.00
Ingresso gratuito (fino esaurimento dei posti)

In diretta streaming qui.

Wildlife Photographer of the Year in mostra a Milano

di Alessandro Curti


Torna a Milano l’appuntamento con la mostra di fotografia naturalistica più importante al mondo



Arriva alla Fondazione Luciana Matalon la cinquantaduesima edizione del concorso che raccoglie le immagini realizzate da fotografi di tutto il mondo.
Quest’anno sono state inviate oltre 50 mila fotografie provenienti da 95 paesi diversi: gli scatti sono stati selezionati da una giuria di esperti che ne hanno valutato la qualità tecnica, la creativa e il valore artistico.
La selezione finale, come consuetudine, è composta da 100 fotografie suddivise in 16 categorie.
Anche in questa edizione l’Italia è protagonista, con ben 8 premiati tra vincitori di categoria e finalisti.
Spettacolari immagini di flora, fauna, ricchezza della Terra e paesaggi straordinari fanno da cornice a un’esposizione che propone una profonda riflessione sul nostro pianeta come un prezioso patrimonio comune da salvaguardare e proteggere.
Durante i mesi della mostra, l’Associazione culturale Radicediunopercento organizza serate di approfondimento con presentazioni di libri, incontri, visite guidate e workshop (anche per famiglie).


Info:
Indirizzo: Fondazione Luciana Matalon, Foro Buonaparte 67 – 20121 Milano
Orari: martedì-domenica 10-19
venerdì 10-22
chiuso lunedì
Tel: 33.19.49.60.21
E-mail: info@radicediunopercento.it
Web: www.radicediunopercento.it

fino al 10 dicembre

MIA Photo Fair 2018: annunciate le date

Milano, The Mall – Porta Nuova Varesine

MIA PHOTO FAIR

diretta da Fabio Castelli e Lorenza Castelli



MIA Photo Fair, la prima e unica fiera italiana dedicata alla fotografia d’arte inizia a bussare alle porte degli appassionati, ai curiosi e ai collezionisti di questo linguaggio d’arte contemporanea.


Ecco le date: MIA Photo Fair si terrà da venerdì 9 a lunedì 12 marzo 2018.


Confermata la location; per il quarto anno consecutivo a Milano a The Mall, nel quartiere di Porta Nuova Varesine.

 

Il board di curatori di MIA Photo Fair sta già lavorando a pieno regime per confermare l’elevata qualità delle proposte espositive che il pubblico ha, sempre di più, dimostrato di apprezzare. Lo scorso anno infatti, sono stati 25.000 i visitatori che hanno affollato gli stand allestiti a The Mall, con un risultato di vendita che ha superato l’85% tra gli operatori, siano essi gallerie o artisti presenti nella sezione Proposta MIA.

MIA Photo Fair sta già vagliando le richieste delle gallerie che propongono progetti curatoriali per mostre di singoli autori o collettive con l’obiettivo di offrire una proposta culturale completa aggiornata sulle nuove tendenze.

 


MIA Photo Fair 2018

The Mall – Milano Porta Nuova

P.zza Lina Bo Bardi

9 – 12 marzo 2018


Informazioni:

Segreteria Organizzativa MIA Photo Fair

Via San Vincenzo 22 – 20123 Milano

Tel. / Fax +39.0283241412

info@miafair.itwww.miafair.it

Maria Cristina Vimercati in mostra a STILL | 25 ottobre – 24 novembre 2017

Davanti le viti. N. Bocca, Maria Cristina Vimercati
MARIA CRISTINA VIMERCATI – IN NATURA, INCANTO


a cura di Denis Curti @STILL | 25 ottobre – 24 novembre | MILANO


I venti scatti di cui si vestirà la galleria Still sono i ritratti della scrittrice e traduttrice Pia Pera e di Nicoletta Bocca, (figlia di Giorgio Bocca), studiosa e produttrice di vini biodinamici, attraverso lo sguardo di Maria Cristina Vimercati che ha scelto di immortalare non le due donne stesse ma ciò che più completamente le rappresenta: l’ambiente naturale nel quale hanno trovato la loro dimensione, il loro equilibrio, il loro incanto.


Davanti le viti. N. Bocca, Maria Cristina Vimercati

Dai primi approcci con l’arte – la frequentazione del liceo artistico e l’Accademia di Brera – il lavoro con Daniela Palazzoli, fino al lavoro in studio con Giovanni Gastel – Maria Cristina Vimercati ha imparato a osservare e padroneggiare la luce facendone la sua cifra stilistica, così lei stessa commenta: Ho sempre osservato come la luce invade gli ambienti interni, o si espande, nei movimenti di luce ed ombra, di cielo e nuvole.


P.Pera Maria Cristina Vimercati

Nelle sue foto la luce è pervasiva: colpisce decisa la realtà più preziosa, rendendola protagonista e invitando lo spettatore a entrare. Sfiora delicatamente gli intrecci di rami, disegna gli ambienti ed emoziona. Maria Cristina Vimercati definisce le sue fotografie ritratti di paesaggi e persone, e sono esattamente questo: nella festa di foglie, di fiori, di viti e di rami emerge chiara la personalità dei suoi soggetti.


N. Bocca, Maria Cristina Vimercati

 

IN NATURA, INCANTO
25 ottobre | 24 novembre
Still, Via Balilla 36, 20136 Milano
Inaugurazione 24 ottobre | 18.30
Lun – ven 9 – 13 | 14 – 18
Sab – dom su appuntamento
Ingresso libero


press@stillfotografia.it
www.stillfotografia.it
info@stilllove.it
02 36 74 45 28

Valentina Loffredo in mostra a Milano

© Valentina Loffredo

AS FOR ME, I’M VERY LITTLE – mostra personale di Valentina Loffredo Da Instagram a Milano, passando per Hong Kong


 


Da Instagram al mondo dell’arte, il passo è stato breve per Valentina Loffredo, artista emergente italiana, che vive e lavora ad Hong Kong da 12 anni.
Quando, nel 2013, Loffredo iniziò a sperimentare con la fotografia e a condividere le sue immagini online, non avrebbe mai immaginato che, attraverso Instagram, il suo lavoro sarebbe stato notato da nomi di riferimento del mondo dell’arte.


© Valentina Loffredo

Quattro anni e 80mila followers dopo, il suo debutto ufficiale come artista, con la prima esibizione personale ad Hong Kong (febbraio 2017), nella quale presenta la serie di lavori As For Me, I’m Very Little. Una selezione delle stesse fotografie viene poi esposta a Londra, al The Other Art Fair, ed è tuttora in mostra a Venezia, in Personal Structures, evento collaterale della Biennale di Venezia.

A novembre la serie completa, accompagnata da 5 nuovi lavori, sarà presentata con una personale in Italia, nella galleria Post Design di Milano.


© Valentina Loffredo

Valentina Loffredo su AS FOR ME, I’M VERY LITTLE:

“Il concetto di “LITTLE” è centrale nel mio lavoro. Essere piccoli vuol dire essere all’inizio di un percorso, porsi nella condizione di poter crescere. Ed è una condizione che mi affascina perché cela dentro di sé i concetti di potenzialità, esplorazione e trasformazione.”

Estratto dall’introduzione che Denis Curti, critico della fotografia, ha fatto a AS FOR ME, I’M VERY LITTLE:

“Non c’è spiegazione logica che tenga nel tentativo di lettura di queste immagini: ciò che è grande appare d’improvviso minuscolo, ciò che è vuoto si riempie di presenze inaspettate e i colori sono pronti a decorare ogni superficie. È come se un cortocircuito visivo irrompesse nelle scenografie perfettamente allestite e, in un solo colpo, spezzasse le geometrie su cui si fondavano. Valentina Loffredo definisce questo processo creativo come una “Celebrazione delle possibilità”. E di possibilità, in effetti, si tratta. Possibilità che spezzano la monotonia e la superficialità del luogo comune a favore di una dialettica anticonformista che non è solo estetica ma suggerisce nuovi orizzonti di pensiero. A guardare bene, c’è sempre un dettaglio fuori posto, una piccola coincidenza di forme o allusioni visive che offrono l’occasione per andare oltre le apparenti rigidità.”


© Valentina Loffredo

“Scelgo un posto che trovo interessante e in qualche modo familiare (piscine, architetture, semplici, geometrie) e lo cambio appena, per costruirne un altro quasi uguale ma con un elemento di sorpresa. […] Ciò che vorrei trasmettere è la grazia che ci concediamo quando guardiamo oltre, quando ci esponiamo a qualcosa che non avevamo considerato, con curiosità e vulnerabilità”.

La ricerca del significato che sta oltre la superficie è un bisogno endemico che guida i valori estetici e stilistici della fotografia out stage di Valentina Loffredo. E le sue parole sembrano pronunciate ad hoc per questa serie fotografica che racconta la realtà trasformandola. Trasmettendoci il dubbio che ciò che stiamo guardando in verità non è come appare.


Sarà possibile visitare la mostra dal 9 novembre al 31 dicembre nella galleria Post Design, Largo Treves 5, Milano.

Vernissage 09 Novembre 2017, dalle 18:00 alle 22:00 Mostra 09 Novembre – 31 Dicembre 2017

Sito Internet dell’artista: www.valentinaloffredo.com

Neon collection / Neon installation di Silvia Lelli in mostra a Milano

© Silvia Lelli

MILANO, 29 ARTS IN PROGRESS gallery presenta la mostra SILVIA LELLI Neon collection / Neon installation

In mostra opere che vivono della relazione fra performance e fotografia, attraverso la costante presenza dell’elemento luminoso al neon.


© Silvia Lelli

Dal 6 ottobre all’11 novembre 2017, 29 ARTS IN PROGRESS gallery di Milano (via San Vittore 13) presenta la mostra di Silvia Lelli, dal titolo Neon collection / Neon installation.

La mostra – curata da Giovanni Pelloso – raccoglie la serie di opere della fotografa Silvia Lelli dal titolo Neon Collection / Neon Installation (1982-2017). L’installazione è composta di 15 assemblaggi che sintetizzano fotografia, performance art, danza e teatro in nuove forme, con forti accenti visivi e persino evocazioni sonore.

Si è voluta ricreare in una mostra, tramite la giustapposizione di neon “reale” e neon “raffigurato”, l’atmosfera delle performances originarie (tutte degli anni ‘70 -‘80) ma, soprattutto, comporre ex novo un ambiente autonomo e paradossalmente svincolato da quei riferimenti fotografici che di base lo formano. Neon “reali” e attivi sono sovrapposti a quelli fotografati modellandosi lungo le forme presenti sulla stampa a orientare la visione in modo inedito.

Le immagini, infatti, “lavorano” diversamente con i tubi fluorescenti che ne definiscono, e illuminano, il gesto e l’espressività del corpo. Le fotografie si trasformano e subiscono un nuovo intervento luministico grazie all’introduzione dei veri neon, la cui luce – che spazia dalle varie sfumature del bianco, del blu e del rosso – consente al visitatore quel tipo di lettura nuovo che tradisce l’aspetto bidimensionale della fotografia.

“L’autrice ha dato vita a questo progetto attraverso una scelta di scatti presi in diverse occasioni, fermando così lacerti di azione, brani di performance messe in scena nel corso degli anni da alcuni dei principali protagonisti di quel milieu culturale in Italia. Lelli ha selezionato le fotografie in cui vi era la significativa presenza del neon e ne ha fornito una rilettura fotografica di particolare interesse perché in queste opere l’illusionismo dell’immagine bidimensionale sembra venire negato dall’inserimento di quello stesso materiale, vivo gas che scorre nel tubo, nella posizione esatta in cui esso è anche rappresentato, con un risultato che travalica il piano puramente visivo per acquisire significato sul piano metalinguistico. Queste opere sono infatti delle scritture alla seconda: Lelli scrive con la luce su immagini che già sono scritture di luce.” (Cristina Casero)

Catalogo in mostra.


Orari: martedì-sabato, 11.00-19.00. Altri giorni e orari su appuntamento

Ingresso libero

Informazioni: tel. 02 94387188; 392 1002348

info@29artsinprogress.com | www.29artsinprogress.com

Mounir Fatmi alle Officine dell’Immagine di Milano

© Mounir Fatmi

Officine dell’Immagine, Milano. DAL 26 OTTOBRE 2017 AL 7 GENNAIO 2018 Mounir Fatmi – Transition State

 a cura di Silvia Cirelli

 La personale di una tra le figure più interessanti del panorama artistico internazionale, inaugura la nuova sede di Officine dell’Immagine, in via Carlo Vittadini 11, a Milano.


© Mounir Fatmi

Molto noto a livello internazionale, mounir fatmi è tra i protagonisti dell’attuale Biennale di Venezia con una doppia partecipazione al Padiglione Tunisino, all’interno della mostra “The Absence of Paths”, e al NSK State Pavilion.

Chiamato a esporre in prestigiosi musei come il Centre Georges Pompidou, il Brooklyn Museum, il Victoria & Albert Museum, il Mori Art Museum di Tokyo, o il MAXXI di Roma, i suoi lavori fanno parte di grandi collezioni pubbliche come quelle dello Stedelijk Museum di Amsterdam, la Fondation Louis Vuitton pour la création di Parigi o il Mathaf, Arab Museum of Modern Art di Doha.

Artista poliedrico, mounir fatmi si relaziona costantemente con temi di attualità come l’identità, la multiculturalità, le ambiguità del potere e della violenza.

Negli anni è riuscito a rinnovarsi costantemente, esplorando una molteplice varietà di linguaggi stilistici che vanno dal video all’installazione, dalla fotografia alla performance. Il suo è un percorso narrativo che oltre a confermare una notevole abilità lessicale, miscela ingredienti personali a testimonianze del reale, tracciando importanti passaggi della storia contemporanea.

La mostra milanese, dal titolo Transition State, ripercorre i tratti distintivi della sua vasta sintesi poetica, ponendo l’accento sul concetto di “ibridazione” culturale, una combinazione di preconcetti e stereotipi svelati e poi screditati, che rafforzano una visione d’insieme costruita sul dialogo fra religione, scienza, le ambivalenze del linguaggio e quanto queste si trasformino nel corso della storia.

Un chiaro esempio del potere del linguaggio sulla verità è Martyrs, un dittico realizzato su neri pannelli di legno, la cui superficie è tagliata da una moltitudine di linee che sembrano muoversi come ferite sulla pelle di un corpo. L’emblematico titolo gioca sulle varianti semantiche di questa parola che, nel corso della storia, hanno trasformato il suo significato. Dall’antico greco martus “testimone”, a colui che sacrifica se stesso in nome della fede, fino ad arrivare all’accezione di oggi, quando viene erroneamente affiancato al concetto di kamikaze.

Il tema del martirio torna anche nel video The Silence of Saint Peter Martyr (2011), con protagonista San Pietro Martire, anche noto come Pietro da Verona, un prete del XIII secolo appartenente all’Ordine dei Domenicani, che fu giustiziato atrocemente a causa della sua forte opposizione agli eretici. La quiete della scena, che vede il soggetto muovere lentamente il dito mimando il pacifico gesto del silenzio, si contrappone violentemente all’audio del video stesso, un sottofondo disturbante e aggressivo.

L’ispirazione di materia religiosa si riconferma nella serie fotografica Blinding Light (2013), un progetto che vede la manipolazione sia concettuale che visiva della cosiddetta “Guarigione del Diacono Giustiniano”, un miracolo immortalato anche in un noto dipinto del Beato Angelico. La storia narra di due santi, Cosma e Damiano – celebri per le loro capacità mediche – che una notte entrarono nella stanza di Giustiniano e gli scambiarono la gamba malata con quella di un etiope appena deceduto. Al risveglio Giustiniano si accorse quindi di avere la gamba destra guarita, ma di colore. Giocata sulle sovrapposizioni fra il dipinto antico e scene di chirurgia odierna, mounir fatmi sorprende per l’abilità lessicale con la quale riesce ad affrontare temi di grande richiamo come l’identità etnica, l’ibridazione e la nozione di diversità con una sorprendete sensibilità culturale.

La visione sensoriale dello spettatore viene poi esortata nel video Technologia del 2010, dove il susseguirsi convulso di dettagli geometrici e motivi calligrafici arabi di natura religiosa, danno vita a un processo dal forte carattere ipnotico. Lo sguardo dello spettatore a fatica riesce a resistere, così come anche il suo udito, messo alla prova da suoni stridenti.

La giustapposizione fra oggetto, il suo utilizzo e il suo significato culturale si conferma centrale nell’installazione Civilization (2013), realizzata semplicemente con un paio di scarpe nere da uomo poste sopra un libro che riporta la scritta “civilization”. Con questi due oggetti, spesso utilizzati come indicatori del livello di civilizzazione delle persone, l’artista marocchino s’interroga sulla seduzione della materialità e sul suo ingannevole potere nella cultura contemporanea.


Ingresso libero

Orari: martedì – sabato 11.00 – 19.00; lunedì e giorni festivi su appuntamento

Catalogo in galleria

info: tel. +39 02 91638758www.officinedellimmagine.com – info@officinedellimmagine.com

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