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Maria Cristina Vimercati in mostra a STILL | 25 ottobre – 24 novembre 2017

Davanti le viti. N. Bocca, Maria Cristina Vimercati
MARIA CRISTINA VIMERCATI – IN NATURA, INCANTO


a cura di Denis Curti @STILL | 25 ottobre – 24 novembre | MILANO


I venti scatti di cui si vestirà la galleria Still sono i ritratti della scrittrice e traduttrice Pia Pera e di Nicoletta Bocca, (figlia di Giorgio Bocca), studiosa e produttrice di vini biodinamici, attraverso lo sguardo di Maria Cristina Vimercati che ha scelto di immortalare non le due donne stesse ma ciò che più completamente le rappresenta: l’ambiente naturale nel quale hanno trovato la loro dimensione, il loro equilibrio, il loro incanto.


Davanti le viti. N. Bocca, Maria Cristina Vimercati

Dai primi approcci con l’arte – la frequentazione del liceo artistico e l’Accademia di Brera – il lavoro con Daniela Palazzoli, fino al lavoro in studio con Giovanni Gastel – Maria Cristina Vimercati ha imparato a osservare e padroneggiare la luce facendone la sua cifra stilistica, così lei stessa commenta: Ho sempre osservato come la luce invade gli ambienti interni, o si espande, nei movimenti di luce ed ombra, di cielo e nuvole.


P.Pera Maria Cristina Vimercati

Nelle sue foto la luce è pervasiva: colpisce decisa la realtà più preziosa, rendendola protagonista e invitando lo spettatore a entrare. Sfiora delicatamente gli intrecci di rami, disegna gli ambienti ed emoziona. Maria Cristina Vimercati definisce le sue fotografie ritratti di paesaggi e persone, e sono esattamente questo: nella festa di foglie, di fiori, di viti e di rami emerge chiara la personalità dei suoi soggetti.


N. Bocca, Maria Cristina Vimercati

 

IN NATURA, INCANTO
25 ottobre | 24 novembre
Still, Via Balilla 36, 20136 Milano
Inaugurazione 24 ottobre | 18.30
Lun – ven 9 – 13 | 14 – 18
Sab – dom su appuntamento
Ingresso libero


press@stillfotografia.it
www.stillfotografia.it
info@stilllove.it
02 36 74 45 28

Valentina Loffredo in mostra a Milano

© Valentina Loffredo

AS FOR ME, I’M VERY LITTLE – mostra personale di Valentina Loffredo Da Instagram a Milano, passando per Hong Kong


 


Da Instagram al mondo dell’arte, il passo è stato breve per Valentina Loffredo, artista emergente italiana, che vive e lavora ad Hong Kong da 12 anni.
Quando, nel 2013, Loffredo iniziò a sperimentare con la fotografia e a condividere le sue immagini online, non avrebbe mai immaginato che, attraverso Instagram, il suo lavoro sarebbe stato notato da nomi di riferimento del mondo dell’arte.


© Valentina Loffredo

Quattro anni e 80mila followers dopo, il suo debutto ufficiale come artista, con la prima esibizione personale ad Hong Kong (febbraio 2017), nella quale presenta la serie di lavori As For Me, I’m Very Little. Una selezione delle stesse fotografie viene poi esposta a Londra, al The Other Art Fair, ed è tuttora in mostra a Venezia, in Personal Structures, evento collaterale della Biennale di Venezia.

A novembre la serie completa, accompagnata da 5 nuovi lavori, sarà presentata con una personale in Italia, nella galleria Post Design di Milano.


© Valentina Loffredo

Valentina Loffredo su AS FOR ME, I’M VERY LITTLE:

“Il concetto di “LITTLE” è centrale nel mio lavoro. Essere piccoli vuol dire essere all’inizio di un percorso, porsi nella condizione di poter crescere. Ed è una condizione che mi affascina perché cela dentro di sé i concetti di potenzialità, esplorazione e trasformazione.”

Estratto dall’introduzione che Denis Curti, critico della fotografia, ha fatto a AS FOR ME, I’M VERY LITTLE:

“Non c’è spiegazione logica che tenga nel tentativo di lettura di queste immagini: ciò che è grande appare d’improvviso minuscolo, ciò che è vuoto si riempie di presenze inaspettate e i colori sono pronti a decorare ogni superficie. È come se un cortocircuito visivo irrompesse nelle scenografie perfettamente allestite e, in un solo colpo, spezzasse le geometrie su cui si fondavano. Valentina Loffredo definisce questo processo creativo come una “Celebrazione delle possibilità”. E di possibilità, in effetti, si tratta. Possibilità che spezzano la monotonia e la superficialità del luogo comune a favore di una dialettica anticonformista che non è solo estetica ma suggerisce nuovi orizzonti di pensiero. A guardare bene, c’è sempre un dettaglio fuori posto, una piccola coincidenza di forme o allusioni visive che offrono l’occasione per andare oltre le apparenti rigidità.”


© Valentina Loffredo

“Scelgo un posto che trovo interessante e in qualche modo familiare (piscine, architetture, semplici, geometrie) e lo cambio appena, per costruirne un altro quasi uguale ma con un elemento di sorpresa. […] Ciò che vorrei trasmettere è la grazia che ci concediamo quando guardiamo oltre, quando ci esponiamo a qualcosa che non avevamo considerato, con curiosità e vulnerabilità”.

La ricerca del significato che sta oltre la superficie è un bisogno endemico che guida i valori estetici e stilistici della fotografia out stage di Valentina Loffredo. E le sue parole sembrano pronunciate ad hoc per questa serie fotografica che racconta la realtà trasformandola. Trasmettendoci il dubbio che ciò che stiamo guardando in verità non è come appare.


Sarà possibile visitare la mostra dal 9 novembre al 31 dicembre nella galleria Post Design, Largo Treves 5, Milano.

Vernissage 09 Novembre 2017, dalle 18:00 alle 22:00 Mostra 09 Novembre – 31 Dicembre 2017

Sito Internet dell’artista: www.valentinaloffredo.com

Neon collection / Neon installation di Silvia Lelli in mostra a Milano

© Silvia Lelli

MILANO, 29 ARTS IN PROGRESS gallery presenta la mostra SILVIA LELLI Neon collection / Neon installation

In mostra opere che vivono della relazione fra performance e fotografia, attraverso la costante presenza dell’elemento luminoso al neon.


© Silvia Lelli

Dal 6 ottobre all’11 novembre 2017, 29 ARTS IN PROGRESS gallery di Milano (via San Vittore 13) presenta la mostra di Silvia Lelli, dal titolo Neon collection / Neon installation.

La mostra – curata da Giovanni Pelloso – raccoglie la serie di opere della fotografa Silvia Lelli dal titolo Neon Collection / Neon Installation (1982-2017). L’installazione è composta di 15 assemblaggi che sintetizzano fotografia, performance art, danza e teatro in nuove forme, con forti accenti visivi e persino evocazioni sonore.

Si è voluta ricreare in una mostra, tramite la giustapposizione di neon “reale” e neon “raffigurato”, l’atmosfera delle performances originarie (tutte degli anni ‘70 -‘80) ma, soprattutto, comporre ex novo un ambiente autonomo e paradossalmente svincolato da quei riferimenti fotografici che di base lo formano. Neon “reali” e attivi sono sovrapposti a quelli fotografati modellandosi lungo le forme presenti sulla stampa a orientare la visione in modo inedito.

Le immagini, infatti, “lavorano” diversamente con i tubi fluorescenti che ne definiscono, e illuminano, il gesto e l’espressività del corpo. Le fotografie si trasformano e subiscono un nuovo intervento luministico grazie all’introduzione dei veri neon, la cui luce – che spazia dalle varie sfumature del bianco, del blu e del rosso – consente al visitatore quel tipo di lettura nuovo che tradisce l’aspetto bidimensionale della fotografia.

“L’autrice ha dato vita a questo progetto attraverso una scelta di scatti presi in diverse occasioni, fermando così lacerti di azione, brani di performance messe in scena nel corso degli anni da alcuni dei principali protagonisti di quel milieu culturale in Italia. Lelli ha selezionato le fotografie in cui vi era la significativa presenza del neon e ne ha fornito una rilettura fotografica di particolare interesse perché in queste opere l’illusionismo dell’immagine bidimensionale sembra venire negato dall’inserimento di quello stesso materiale, vivo gas che scorre nel tubo, nella posizione esatta in cui esso è anche rappresentato, con un risultato che travalica il piano puramente visivo per acquisire significato sul piano metalinguistico. Queste opere sono infatti delle scritture alla seconda: Lelli scrive con la luce su immagini che già sono scritture di luce.” (Cristina Casero)

Catalogo in mostra.


Orari: martedì-sabato, 11.00-19.00. Altri giorni e orari su appuntamento

Ingresso libero

Informazioni: tel. 02 94387188; 392 1002348

info@29artsinprogress.com | www.29artsinprogress.com

Mounir Fatmi alle Officine dell’Immagine di Milano

© Mounir Fatmi

Officine dell’Immagine, Milano. DAL 26 OTTOBRE 2017 AL 7 GENNAIO 2018 Mounir Fatmi – Transition State

 a cura di Silvia Cirelli

 La personale di una tra le figure più interessanti del panorama artistico internazionale, inaugura la nuova sede di Officine dell’Immagine, in via Carlo Vittadini 11, a Milano.


© Mounir Fatmi

Molto noto a livello internazionale, mounir fatmi è tra i protagonisti dell’attuale Biennale di Venezia con una doppia partecipazione al Padiglione Tunisino, all’interno della mostra “The Absence of Paths”, e al NSK State Pavilion.

Chiamato a esporre in prestigiosi musei come il Centre Georges Pompidou, il Brooklyn Museum, il Victoria & Albert Museum, il Mori Art Museum di Tokyo, o il MAXXI di Roma, i suoi lavori fanno parte di grandi collezioni pubbliche come quelle dello Stedelijk Museum di Amsterdam, la Fondation Louis Vuitton pour la création di Parigi o il Mathaf, Arab Museum of Modern Art di Doha.

Artista poliedrico, mounir fatmi si relaziona costantemente con temi di attualità come l’identità, la multiculturalità, le ambiguità del potere e della violenza.

Negli anni è riuscito a rinnovarsi costantemente, esplorando una molteplice varietà di linguaggi stilistici che vanno dal video all’installazione, dalla fotografia alla performance. Il suo è un percorso narrativo che oltre a confermare una notevole abilità lessicale, miscela ingredienti personali a testimonianze del reale, tracciando importanti passaggi della storia contemporanea.

La mostra milanese, dal titolo Transition State, ripercorre i tratti distintivi della sua vasta sintesi poetica, ponendo l’accento sul concetto di “ibridazione” culturale, una combinazione di preconcetti e stereotipi svelati e poi screditati, che rafforzano una visione d’insieme costruita sul dialogo fra religione, scienza, le ambivalenze del linguaggio e quanto queste si trasformino nel corso della storia.

Un chiaro esempio del potere del linguaggio sulla verità è Martyrs, un dittico realizzato su neri pannelli di legno, la cui superficie è tagliata da una moltitudine di linee che sembrano muoversi come ferite sulla pelle di un corpo. L’emblematico titolo gioca sulle varianti semantiche di questa parola che, nel corso della storia, hanno trasformato il suo significato. Dall’antico greco martus “testimone”, a colui che sacrifica se stesso in nome della fede, fino ad arrivare all’accezione di oggi, quando viene erroneamente affiancato al concetto di kamikaze.

Il tema del martirio torna anche nel video The Silence of Saint Peter Martyr (2011), con protagonista San Pietro Martire, anche noto come Pietro da Verona, un prete del XIII secolo appartenente all’Ordine dei Domenicani, che fu giustiziato atrocemente a causa della sua forte opposizione agli eretici. La quiete della scena, che vede il soggetto muovere lentamente il dito mimando il pacifico gesto del silenzio, si contrappone violentemente all’audio del video stesso, un sottofondo disturbante e aggressivo.

L’ispirazione di materia religiosa si riconferma nella serie fotografica Blinding Light (2013), un progetto che vede la manipolazione sia concettuale che visiva della cosiddetta “Guarigione del Diacono Giustiniano”, un miracolo immortalato anche in un noto dipinto del Beato Angelico. La storia narra di due santi, Cosma e Damiano – celebri per le loro capacità mediche – che una notte entrarono nella stanza di Giustiniano e gli scambiarono la gamba malata con quella di un etiope appena deceduto. Al risveglio Giustiniano si accorse quindi di avere la gamba destra guarita, ma di colore. Giocata sulle sovrapposizioni fra il dipinto antico e scene di chirurgia odierna, mounir fatmi sorprende per l’abilità lessicale con la quale riesce ad affrontare temi di grande richiamo come l’identità etnica, l’ibridazione e la nozione di diversità con una sorprendete sensibilità culturale.

La visione sensoriale dello spettatore viene poi esortata nel video Technologia del 2010, dove il susseguirsi convulso di dettagli geometrici e motivi calligrafici arabi di natura religiosa, danno vita a un processo dal forte carattere ipnotico. Lo sguardo dello spettatore a fatica riesce a resistere, così come anche il suo udito, messo alla prova da suoni stridenti.

La giustapposizione fra oggetto, il suo utilizzo e il suo significato culturale si conferma centrale nell’installazione Civilization (2013), realizzata semplicemente con un paio di scarpe nere da uomo poste sopra un libro che riporta la scritta “civilization”. Con questi due oggetti, spesso utilizzati come indicatori del livello di civilizzazione delle persone, l’artista marocchino s’interroga sulla seduzione della materialità e sul suo ingannevole potere nella cultura contemporanea.


Ingresso libero

Orari: martedì – sabato 11.00 – 19.00; lunedì e giorni festivi su appuntamento

Catalogo in galleria

info: tel. +39 02 91638758www.officinedellimmagine.com – info@officinedellimmagine.com

Piergiorgio Branzi: Parigi, 1954-2017

Parigi, 1997

Strascicare i piedi lungo i marciapiedi di quella invenzione letteraria che si chiama Parigi, per un fotografo è pur sempre sentirsi vampiro in una macelleria.

Piergiorgio Branzi


Dal 5 ottobre al 1 dicembre Contrasto Galleria ospiterà la mostra di Piergiorgio Branzi “Parigi, 1954-2017”. Saranno esposte 30 fotografie in bianco e nero, scattate negli anni tra il 1954 e il 2017 da questo grande interprete del nostro tempo.


Parigi, 1997

Per un fotografo Parigi è il luogo ideale: una vera e propria invenzione letteraria, dal fascino stimolante di una costante sorpresa. Lo sguardo raffinato di Piergiorgio Branzi si sofferma su dettagli, volti e scorci, offrendo una riflessione visiva profonda e sorprendente su una città che non smette mai di affascinare.

Il primo incontro con la fotografia di Piergiorgio Branzi è stato nella sua Toscana, nei primi anni ’50. Ben presto la macchina fotografica divenne un pretesto per girare prima l’Italia, poi il Mediterraneo, finché il suo lavoro di giornalista televisivo non lo portò in giro per il mondo, dal Nord Africa a Mosca, dove Branzi ha vissuto cinque anni in quanto inviato per la Rai. Approdò poi a Parigi, città per la quale nutre un antico amore visivo e che ha avuto modo di ammirare e rimirare più volte. In questi anni Branzi ha gironzolato per i suoi Boulevards come un flâner, cercando di cogliere quello spirito “femminile” di una città senza tempo; si è seduto ai suoi cafè per afferrare l’indole del suo popolo, ha viaggiato sui suoi metrò per osservarne le abitudini: nelle sue fotografie ha immortalato la vera essenza parigina, intrisa di arte, letteratura, sogno e mistero.

“Ma Parigi in realtà non esiste, è tutto e il contrario di tutto, un luogo comune sognato da lontano, una accattivante invenzione, un miraggio, un sortilegio, la “similitudine” di se stessa appunto. È da sempre come vuoi che sia, ci trovi quello che cercavi di trovare. Ma la puoi rovistare come la tua tasca e non scoprirai mai com’è, e qual è quella vera: come una “femmina”, appunto, della quale ti resterà sempre il desiderio di conoscerne compiutamente la natura profonda, anche se al tuo fianco da tutta una vita.
Colui che l’attraversasse a passo veloce perderebbe tutto questo: il fascino stimolante di una costante sorpresa.”
(da Il giro dell’occhio, ed. Contrasto 2015)


CONTRASTO GALLERIA

Via Ascanio Sforza, 29

20136 Milano

t. 02 89075420 – c. 339 7124519

lunedì – venerdì h. 10-13 e 15:30-18:30 e su appuntamento

Chiuso sabato e domenica

ingresso gratuito

Viviane Sassen: SHE | Galleria Carla Sozzani

© Viviane Sassen - Untitled, 2017 from Roxane II, 047

La Galleria Carla Sozzani – Fondazione Sozzani, presenta “SHE” una mostra delle fotografie di Viviane Sassen. Nata ad Amsterdam nel 1972, da più di vent’anni esplora con il suo lavoro ambiti differenti nella moda, nel ritratto, nelle arti visive, costruendo un suo personale codice visivo.


© Viviane Sassen – Untitled, 2017 from Roxane II, 047

Pervase da atmosfere misteriose, le fotografie di Viviane Sassen sono spesso segnate da ombre lunghe, silhouettes e contrasti netti. In bilico tra realtà e finzione, sembrano suggerire dimensioni stranianti, impenetrabili, ma che nascono dalla vita quotidiana.

Dal 20 settembre 2017 al 12 novembre 2017.

Franco Pagetti in mostra al CMC di Milano

© Franco Pagetti
CMC – Centro Culturale di Milano | FRANCO PAGETTI.
Tutti i confini ci attraversano | 6 ottobre 2017 – 21 gennaio 2018
LE FOTOGRAFIE DI FRANCO PAGETTI: DALLA SIRIA ALL’AFGHANISTAN, DALL’IRLANDA ALLA PALESTINA E ALL’IRAQ

© Franco Pagetti

L’esposizione propone 40 original print, tra cui una serie di scatti pubblicati dai più importanti magazine internazionali, che hanno reso il fotografo, uno dei reporter più autorevoli e stimati al mondo.

Dal 6 ottobre 2017 al 21 gennaio 2018, il CMC – Centro Culturale di Milano, in Largo Corsia dei Servi 4, ospita una retrospettiva dedicata a Franco Pagetti (1950), fotogiornalista tra i più autorevoli a livello internazionale, che vanta collaborazioni con le più importanti testate, come The New York Times, Newsweek, Time, The New Yorker, Stern, Le Figaro, Paris Match, The Times of London e altre.

 

La mostra, dal titolo Tutti i confini ci attraversano, ideata da Camillo Fornasieri, direttore del CMC, e curata da Enrica Viganò, con il patrocinio della Regione Lombardia e del Comune di Milano, col contributo del Credito Artigiano e il sostegno di Arriva Italia e Unipol, inaugura la trilogia che CMC e Admira dedicano al tema “L’uomo e il confine”.

 

Per la prima volta a Milano, la rassegna permette di incontrare da vicino la forza delle fotografie di Pagetti, il cui fiuto giornalistico lo porta a essere presente – spesso per primo – nei teatri di guerra del pianeta, dall’Afghanistan al Kosovo, da Timor Est al Kashmir, dalla Palestina alla Sierra Leone e al Sud Sudan oltre che, con temi diversi, in altri paesi quali Cambogia, Laos, Vaticano, Arabia Saudita, Indonesia.

 

Come dice Franco Pagetti nell’intervista di Enrica Viganò: “Il linguaggio fotografico è uno strumento. Comunicare con la fotografia è davvero un modo per raggiungere gente di ogni lingua e cultura. Da parte mia uso il linguaggio della fotografia declinato in ogni sua forma, secondo quello che voglio fare. Sono sempre foto in cui cerco di mettere me stesso, quello che sono io, quello che sono stato e forse quello che sarò.”

 

La cifra stilistica di Pagetti si riconosce per la sua capacità di trovare l’uomo dentro le situazioni più difficili edi vivere il proprio ambiente attraversato da “confini” visibili e invisibili. Secondo Pagetti, c’è sempre la persona anche nel soldato che esegue degli ordini, c’è il suo volto nell’uomo che combatte, che fugge, che soffre, che resiste.

 

Pagetti coglie con le sue immagini i confini che ci attraversano nei monti e villaggi dell’Afghanistan, paesaggi silenziosi come quelli del pastore errante di Giacomo Leopardi, o negli scatti in bianco e nero di ritratti di uomini e donne in preghiera nelle loro case, mentre fuori imperversa la battaglia, per rivelare quella differenza tra Sciiti e Sunniti che si manifesta nel modo di pregare, o ancora negli orizzonti di muri urbani o geografici di Palestina, Irlanda, Afghanistan, e persino nel paradossale confine fragile dell’amore che ha cucito le tende colorateche campeggiano nelle vie sventrate di Aleppo,dono delle donne per proteggere i loro mariti  e figli dai cecchini nemici.

 

La rassegna del CMC approfondisce quello che sta dentro i fotoreportage di Pagetti, rivelando la sua preparazione e capacità di informazione che interroga il metodo dei media di oggi, argomento di grande attualità insieme quell’uso moltiplicato dell’immagine nei social.

 

Franco Pagetti, che aveva iniziato negli anni ’80 come fotografo di moda per poi scegliere di dedicarsi al reportage dalla fine degli anni ’90, è recentemente tornato alla moda firmando per il secondo anno consecutivo la campagna di Dolce&Gabbana. Riuscendo ad applicare con genialità le tecniche tipiche del reportage di stampo giornalistico al patinato mondo del fashion, ha realizzato degli scatti che hanno saputo destare la curiosità di molte fra le più importanti testate giornalistiche al mondo.”

 

Franco Pagetti è stato inoltre recentemente protagonista del film-documentario Shooting War della regista canadese di origine irachena Aeyliya Husain. Il documentario è stato presentato in anteprima mondiale alla XVI edizione del Tribeca Film Festival, la celebre rassegna ideata da Robert De Niro che si è tenuta a New York nell’aprile 2017.

 

Durante i mesi di mostra si terranno varie iniziative, come momenti d’incontro e dialogo con il pubblico e con le scuole. Accompagna la mostra il decimo volume della collana I Quaderni del CMC (Admira Edizioni) che contiene l’introduzione di Camillo Fornasieri, un testo critico di Elena dell’Agnese, docente di geografia politica e culturale all’Università di Milano-Bicocca, e un’intervista di Enrica Viganò a Franco Pagetti.


Orari: da martedì a venerdì, 10.00–19.00

sabato e domenica, 16.00 – 20.00

lunedì chiuso

tutti i giovedì, alle ore 13.15, visita guidata a € 5 cad

Visite Guidate Scuole e Gruppi

Opera d’Arte Tel. 02 45487400

www.operadartemilano.it

Informazioni e prenotazioni

www.centroculturaledimilano.it

Jacques Henri Lartigue in mostra a Milano

On the set of the movie 'Les avent ures du Roi Pausole', J.H.Lartigue©Ministère de la Culture-France AAJHL Courtesy of The CLAIR Gallery

Il Museo Bagatti Valsecchi torna ad ospitare la fotografia contemporanea: l’arte di Jacques Henri Lartigue sarà infatti protagonista, dal 29 settembre fino al 26 novembre 2017, di una piccola ma importante mostra internazionale – a cura di Angela Madesani – che racconta attraverso i suoi scatti il fotografo francese.


On the set of the movie ‘Les avent ures du Roi Pausole’, J.H.Lartigue © Ministère de la Culture-France AAJHL Courtesy of The CLAIR Gallery

Trentatre immagini, tra vintage e modern print, narrano la vita dell’alta borghesia francese a partire dalla
Belle Époque: la famiglia, i viaggi, la passione per le corse automobilistiche, gli intellettuali e i personaggi –
da Pablo Picasso a Jean Cocteau – che hanno segnato la storia dei primi decenni del Novecento. La mostra presenta materiali originali provenienti dalla Donation Jacques Henri Lartigue e costituisce una rara occasione di conoscenza e divulgazione della ricerca dell’artista, i cui scatti sono custoditi nelle collezioni permanenti di noti musei quali le Galeries Nationales del Grand Palais di Parigi.

L’importanza del lavoro di Lartigue non è solo di natura fotografica ma più ampiamente culturale: le sue immagini offrono un ritratto dell’alta società dall’allure inconfondibilmente francese ma anche
incredibilmente vicino ai riti e ai costumi dell’aristocrazia internazionale, fatti propri dagli stessi Bagatti Valsecchi, nei medesimi anni.
Le atmosfere sono quelle della Recherche di Proust: le spiagge, gli ippodromi, gli incontri mondani. Si tratta di foto in grado di suscitare emozioni, rimandi iconografici e non solo a un mondo definitivamente scomparso.

Pittore e fotografo, Jacques Henri Lartigue (Courbevoie 1894 – Nizza 1986), rivela con chiarezza nei suoi diari cosa lo abbia spinto a fotografare: il desiderio di fissare le immagini e i momenti felici che il tempo inevitabilmente porta via. Lo fa per tutta la vita, scrivendo e fotografando il proprio mondo. Viene finalmente riconosciuto come grande fotografo a 70 anni, con la prima mostra fotografica personale al MoMA di New York. Nel 1979 dona l’intera sua opera fotografica allo stato francese che istituisce l’Association des Amis de Jacques Henri Lartigue denominata poi Donation Jacques Henri Lartigue.


INFORMAZIONI
JACQUES HENRI LARTIGUE FOTOGRAFO. Il tempo ritrovato
Museo Bagatti Valsecchi, Via Gesù 5 – Milano
29 settembre – 26 novembre 2017
Da martedì a domenica, 13 – 17.45 (chiuso tutti i lunedì e il 1 novembre)
Ingresso: intero 9 euro, ridotto 6 euro
museobagattivalsecchi.org

Voluptas di Lady Tarin in mostra a STILL Fotografia

Elena © Lady Tarin
LADY TARIN – VOLUPTAS
mostra a cura di Denis Curti

Elena © Lady Tarin

Voluptas è la divinità romana nata dall’incontro di Amore e Psiche, così gli scatti di Lady Tarin uniscono la sensualità del corpo e la consapevolezza della mente. I nudi femminili immortalati dalla giovane fotografa emanano un forte erotismo pur rifuggendo pornografia e volgarità. Sembrano interpretare quel pensiero profondo che Pasolini esprimeva già negli anni ‘70: Per me l’erotismo nella vita è una cosa bellissima, e anche nell’arte è un elemento che ha diritto di cittadinanza in un’opera come qualsiasi altro. L’importante è che non sia volgare. Per volgarità intendo una disposizione razzistica nell’osservare l’oggetto dell’eros. La donna come compare nei film erotici o nei fumetti erotici è vista razzisticamente come un essere inferiore e allora in questo caso è vista volgarmente e in questo caso l’eros è puramente una cosa commerciale.
La volontà di Lady Tarin è quella di liberare la donna da una bellezza costruita per compiacere l’uomo e quasi mai se stessa, di restituire all’eros femminile la spontaneità e la consapevolezza troppo spesso negata. In un’intervista rilasciata a Klat magazine, in occasione di una precedente personale, Lady Tarin spiega: È innanzitutto un problema di educazione, fin da bambine iniziamo un percorso di passività. Le donne dovrebbero misurarsi di più con la propria intelligenza e abbandonare i modelli e i comportamenti che le vorrebbero solamente corpo.

E le ragazze che Tarin immortala sembrano raggiungere l’obiettivo, forse proprio perché accompagnate da uno sguardo femminile e quindi complice, in grado di coglierne e interpretare i desideri più intimi.
Voluptas, una preziosa raccolta di seducenti ritratti, diviene una mostra importante, necessaria per riflettere su un tema molto spesso discusso ma raramente compreso: l’erotismo è forza vitale, è appartenenza. Una donna che emana erotismo è una donna che si appartiene.


VOLUPTAS
15 settembre | 15 ottobre
Still, Via Balilla 36, 20136 Milano
Opening 14 settembre | 18.30
Lun – ven 9 – 13 | 14 – 18
Sabato e domenica su appuntamento
Ingresso libero
Per materiale stampa:
press@stillfotografia.it
www.stillfotografia.it
info@stilllove.it
tel. 02 36 74 45 28


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Oggi iniziano gli open days della nuova scuola Raffles

Da oggi puoi visitare il campus del nuovo Istituto Moda e Design

A Milano arriva una nuova scuola per nutrire il talento di chi ama la creatività: si chiama Raffles Milano Istituto Moda e Design, ha un campus nuovo di zecca al centro della città, un corpo docenti d’eccellenza e una formula didattica innovativa, centrata sull’imparare progettando, sotto la guida di professionisti di fama internazionale.Il 18 e 20 luglio sarà possibile visitare il campus e parlare con i docenti dei corsi triennali in Fashion deisgn, Product design e Visual design o scoprire i Master in partenza a ottobre dove si potrà lavorare su 10 progetti diversi nell’arco di 10 mesi, sotto la guida di 10 docenti di fama internazionale, creandoti un portfolio eccezionale. Dall’Advertising al Visual design, dalla Fotografia al Product design, dal Fashion all’Architettura, ecco un’occasione unica che può cambiarti la vita.
In questa occasione sarà presentato anche il prestigioso master in Fotografia “Nuove storie. Nuove visioni” con Denis Curti, course leader del progetto.

Il Master è dedicato a chiunque desideri conoscere e approfondire i temi della fotografia

“Saranno dieci mesi straordinari. Dieci professionisti della fotografia internazionale in aula, una al mese, con le loro figure chiave – spiega Denis Curti. Dieci occasioni uniche per imparare direttamente dai protagonisti. Master di Raffles Milano. Finalmente qualcuno ci ha pensato.Fotografare vuol dire proporre un modello del mondo utile e interessante, che raccontando la realtà ci aiuti ad amarla. Il fotografo non è più un mestiere da artigiani. La tecnologia digitale lo spinge a “scrollarsi di dosso” l’ossessione della tecnica a favore di una logica sempre più legata al saper vedere, al saper interpretare e al saper raccontare.l fotografo deve essere un interprete attivo, efficace e consapevole della contemporaneità. E per questo le lezioni sono costruite sulla logica dell’aggiornamento permanente. La bravura, l’esperienza e la capacità di rompere gli schemi dei docenti coinvolti assicurano un percorso formativo di alto profilo. Al termine del quale, gli studenti hanno la possibilità di trovare posizioni professionali nel mondo della produzione visiva sia in ambito nazionale che internazionale, in varie aree della comunicazione e dell’immagine, dallo still & motion allo storytelling, dall’advertising agli ambiti corporate.Il Master si rivolge a tutte le persone che desiderano conoscere e approfondire i temi della fotografia contemporanea, trasformando la passione in un mestiere. In particolare, è disegnato per chi vuole intraprendere un percorso di (ri)definizione e (ri)posizionamento professionale al passo con i contesti di oggi. Chi sono i fotografi di domani e di oggi? Persone che dispongono di competenze, abilità e strumenti critici per affrontare senza complessi la vastissima scena della produzione contemporanea, e per dare inizio a una propria attività autonoma, continuativa e di successo”.

Denis Curti. Curatore, critico e direttore della rivista Il Fotografo

Nato nel 1960, è una delle figure critiche di riferimento per il mondo della fotografia italiana e internazionale. Ha curato mostre dedicate a maestri dell’obiettivo come Helmut Newton, Henri Cartier-Bresson, David Lachapelle, Elliott Erwitt e gli italiani Gianni Berengo Gardin, Franco Fontana e Ferdinando Scianna.

Denis Curti

Esperto di mercato e collezionismo, ha curato aste per Sotheby’s e Minerva Auction. È autore del primo manuale sul collezionismo fotografico e fondatore della galleria Still di Milano. Per 15 anni è stato direttore della sede milanese di Contrasto, con cui ha dato vita molti progetti per aziende e istituzioni. Co-fondatore della Fondazione Forma di Milano, fino al 2014 ne è stato vicepresidente. Negli anni ha coordinato attività editoriali e di advertising con i più grandi fotografi internazionali, in particolare con quelli dell’agenzia Magnum. Dirige il mensile Il Fotografo e coordina le testate appartenenti al gruppo Sprea Fotografia. È membro del Comitato artistico della Villa Reale di Monza e direttore dei festival di fotografia di Capri e di Bergamo.

Registrati scrivendo a: info@raffles-milano.it

Maggiori informazioni sull’istituto e i suoi corsi li puoi trovare su rafflesitaly.com

Urban Nightmares di Pier Paolo Pitacco in mostra a Milano

Milano

di Alessandro Curti


In mostra, alla Whitelight Art Gallery – all’interno del workspace Copernico Milano Centrale –, la personale di Pier Paolo Pitacco, direttore artistico di Rolling Stone Italia e fra i protagonisti del successo dell’italian style nel mondo editoriale. Protagonista dell’esposizione è il tunnel, a rappresentare sentimenti di smarrimento, incubi, angosce e paure. Le immagini sono state realizzate fra Zurigo, Parigi e Milano e il progetto, in divenire, prevede nuove tappe alla scoperta dei tunnel di altre città del mondo. Ad accompagnare gli scatti, in grandi formati, una selezione della serie Vanishing Cover dove l’artista immortala le copertine di vecchi vinili per ricordare l’importanza fisica e tattile della nostra arte.

 


Info:
Indirizzo: Whitelight Art Gallery, via Lunigiana angolo via Copernico Milano
Orari: lunedì-venerdì ore 10-18
Tel. 334.11.33.062.
E-mail: info@whitelightart.it
Web: www.whitelightart.it
Fino al 22 settembre 2017


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