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mostra fotografica - page 15

Ascona (Svizzera), Museo Comunale d’Arte Moderna | STEFANIA BERETTA. Una Segnaletica dell’Essere | 9 luglio – 25 settembre 2016

Stefania Beretta | Indian Walls #076 | 2013 | ® Stefania Beretta

ASCONA (SVIZZERA)
MUSEO COMUNALE D’ARTE MODERNA
DAL 9 LUGLIO AL 25 SETTEMBRE 2016

LA MOSTRA
STEFANIA BERETTA
Una Segnaletica dell’Essere

L’esposizione documenta attraverso 50 immagini la ricerca della fotografa svizzera, condotta in India in oltre trent’anni di carriera.


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Dal 9 luglio al 25 settembre 2016, il Museo Comunale d’Arte Moderna di Ascona (Svizzera) ospita la personale di Stefania Beretta (Vacallo, 1957) tra le più accreditate fotografe del panorama internazionale.

La rassegna, dal titolo Una Segnaletica dell’Essere, curata da Mara Folini, Viana Conti ed Ellen Maurer Zilioli, ripercorre, attraverso 50 immagini, la ricerca di Stefania Beretta condotta in India in un arco temporale di trent’anni.

Stefania Beretta | Indian Walls #050 | 2008 | ® Stefania Beretta
Stefania Beretta | Indian Walls #050 | 2008 | ® Stefania Beretta

Il percorso espositivo, diviso in quattro sezioni corrispondenti ad altrettanti cicli fotografici, testimonia quanto il tema del sacro sia profondamente presente nella vita quotidiana del paese asiatico, attraverso un linguaggio capace di approfondire l’argomento da diversi versanti, come quello estetico, umanistico, sociologico, antropologico.

La mostra si apre con la serie indiarasoterra, realizzata tra il 2001 ed il 2002, con la polaroid in bianco e nero e la stampa ai sali d’argento. In questi scatti, Stefania Beretta ripercorre la quotidianità della gente comune, dal sorgere del sole al tramonto, nei rituali del cibo, dell’offerta, del ritiro in preghiera, tutti caratterizzati da un’aura di intensa sacralità.

Indian walls (2008-2015) è un ciclo in cui lo sguardo dell’artista si focalizza su quella pagina urbana che sono i muri cittadini, dove tutte le tracce e le impronte che essi portano con sé, conducono a una vera e propria ‘segnaletica dell’essere’. Sono fotografie digitali a colori, che si presentano come composizioni ora astratte, ora geometriche, ora gestuali, dove colature di vernice si alternano a scritte, a ombre create da oggetti appesi, a strutture create da reticoli di cavi elettrici e telefonici.

Stefania Beretta | Indian Walls #076 | 2013 | ® Stefania Beretta
Stefania Beretta | Indian Walls #076 | 2013 | ® Stefania Beretta

Paesaggi improbabili è il titolo di ciclo in progress, avviato nel 2006, che risponde all’esigenza di dare una dimensione fisica alla bidimensionalità della fotografia, sottoponendola alle impunture dell’ago della macchina da cucire, col fine di dare unicità all’opera fotografica destinata per sua natura alla serialità della stampa. L’artista interviene a posteriori, arricchendo le sue immagini a colori con rammendi e tracciati di fili, che arricchiscono l’impianto visivo delle sue opere.

Stefania Beretta | Paesaggi improbabili #47 | 2015 | ® Stefania Beretta
Stefania Beretta | Paesaggi improbabili #47 | 2015 | ® Stefania Beretta

Chiude idealmente la mostra, rooms (1986-1988), dedicato ai soggiorni di viaggio nelle tante camere d’albergo o locande improvvisate, che ricostruiscono le tappe di un lungo tragitto, fisico e spirituale, compiuto da Stefania Beretta sulle strade indiane. Questi scatti analogici, con una camera di piccolo o medio formato, in bianco e nero, sono tutti frammenti di ricordi, la cui poetica, di natura antropologica, scaturisce da un linguaggio fotografico che coglie gli indizi di una presenza umana mai esibita, avvertita attraverso le tracce, i reperti o le pieghe di un lenzuolo.

Accompagna la mostra un catalogo Casagrande edizioni.


Stefania Beretta. Note biografiche

Dal 1979 opera come fotografa indipendente e ha al suo attivo numerose mostre personali in musei e gallerie in Svizzera e in Europa, nonché pubblicazioni monografiche.

Tra il 1995 e il 2009 riceve diverse borse di studio che le consentono di soggiornare in atelier d’artisti in diversi paesi europei (Francia, Inghilterra, Lituania, Italia).

Nel 1997 pubblica Paris Noir (Pagine d’Arte) e in seguito presso la casa editrice parigina Trans Photographic Press, i volumi rooms (nel 2000), trop (nel 2002) e In Memoriam (nel 2006).

Nel 2004 la SRG SSR Idée Suisse, in collaborazione con la Fondazione Svizzera per la Fotografia e l’editore Lars Müller, realizza Photosuisse, film-ritratto accompagnati da una importante pubblicazione di 28 fotografi svizzeri contemporanei.

Nel 2009 il Museo Cantonale d’Arte di Lugano le dedica una mostra personale del lavoro In Memoriam.

In collaborazione con la Fondazione Credito Valtellinese-Milano realizza diverse pubblicazioni con mostre in Sicilia, Firenze, Milano e Sondrio.

Nel 2011 viene invitata assieme a fotografi di fama internazionale alla mostra Eyes on Paris presso le Deichtorhallen di Amburgo e nel 2015 la stessa mostra viene accolta al Picasso Museum di Münster in Germania.

Le sue fotografie si trovano in numerose collezioni pubbliche e private.

Vive e lavora a Verscio.


Informazioni:

tel. +41 (0)91 759 81 40; museo@ascona.ch

Sito internet:

http://www.museoascona.ch

“Una fotografia per riscrivere il futuro!”, il progetto di Canon e WeWorld, in mostra allo spazio STILL | 28/6 ore 18.00

Canon presenta l’iniziativa dedicata agli adolescenti dei centri “Frequenza200” di WeWorld, organizzazione con sede a Milano che promuove e difende i diritti dei bambini e delle donne vulnerabili in Italia e nel Mondo, aiutandoli in modo concreto e favorendone l’inclusione sociale. 
Frequenza200 è un progetto di network italiano nato per contrastare la dispersione scolastica che oggi tocca 7 Regioni e che ha nella rete il principio chiave per riportare i ragazzi sui banchi di scuola.Invito WeWorld
I docenti di Canon Academy e il gruppo volontari di Canon hanno fatto vivere a 15 adolescenti dei centri WeWorld un’esperienza formativa completa sulla comunicazione visiva e sulla fotografia come mezzo di espressione: dalle tecniche di base fino alle sessioni di scatto live per cogliere le numerose prospettive che Milano offre.
 
Non un semplice corso, ma un vero e proprio percorso per ispirare la creatività e suggerire ai ragazzi nuovi mezzi espressivi per raccontare la realtà che li circonda e per sviluppare conoscenze che li aiuteranno a scoprire nuovi percorsi lavorativi.
 
Al termine dell’iniziativa verrà presentata una mostra, esposta presso la Galleria STILL di Milano, che raccoglierà gli scatti dei partecipanti che potranno essere acquistati attraverso un’asta il cui ricavato servirà a sostenere i progetti di WeWorld.

“I giorni del Parco Lambro” in mostra a Forma Meravigli

Continuous days, Milano 29/5/1975 – 26/6/1976
Fotografie di Dino Fracchia
A cura di Matteo Balduzzi
24 giugno – 8 settembre 2016


Inaugura giovedì 23 giugno 2016 alle 18.30 a Forma Meravigli (Milano) la mostra I giorni del Parco Lambro. Continuous Days, Milano 29/5/1975 – 26/6/1976, a cura di Matteo Balduzzi. La mostra, promossa da Fondazione Forma per la Fotografia e realizzata in collaborazione con COLLI Independent Art Gallery (Roma), VIAINDUSTRIAE (Foligno) e A+M Bookstore (Milano), resterà aperta al pubblico fino all’8 settembre 2016. Forma Meravigli è un’iniziativa di Fondazione Forma per la Fotografia in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano e Contrasto.

© Dino Fracchia
© Dino Fracchia

 
A quarant’anni dalla conclusione del Festival del proletariato giovanile nel Parco Lambro di Milano, vengono presentate per la prima volta al pubblico in versione integrale le fotografie del reporter Dino Fracchia, scattate durante le ultime due edizioni del festival (1975 e 1976): 13 rullini inediti, per un totale di quasi 250 immagini.
 
Il risultato è un continuum fotografico che invade lo spazio di Forma Meravigli in forma di installazione e ci consente di rivivere l’esperienza di Parco Lambro, lasciandoci immergere e identificare con la curiosità, l’eccitazione, lo spaesamento e la meraviglia delle centinaia di migliaia di giovani che parteciparono al festival.
 
La presentazione delle immagini in un flusso ininterrotto bypassa la mediazione rappresentata dall’editing e dalla scelta autoriale e toglie enfasi agli aspetti puramente compositivi dell’immagine: il progetto opera così una rilettura del reportage tradizionale alla luce delle più attuali modalità di fruizione e condivisione dell’immagine digitale, dai social media alla webcam.
 
I giorni del Parco Lambro rappresenta il primo di una serie di appuntamenti dedicati a Milano, attraverso i quali Fondazione Forma intende utilizzare l’immagine fotografica per offrire alla città momenti di riflessione e approfondimento su episodi significativi della sua storia recente.

© Dino Fracchia
© Dino Fracchia

 
Il Festival del proletariato giovanile fu la più importante manifestazione musicale e contro culturale italiana dell’epoca. Insieme ai grandi nomi del rock italiano – tra i quali Area, Stormy Six, Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Eugenio Finardi, Edoardo Bennato, Franco Battiato, Antonello Venditti, Giorgio Gaber – radunò dal 1974 al 1976 migliaia di giovani che rappresentavano una variopinta geografia umana composta da freak, militanti underground, cani sciolti, femministe, semplici curiosi e appassionati di musica.
 
Una riappropriazione dello spazio pubblico per un happening pacifico e danzante, manifestazione spensierata, nel clima di tensione degli anni del terrorismo che di lì a poco raggiungeranno il loro, tragico, culmine. Non a caso il Festival si concluse per sempre con l’edizione del 1976, caratterizzata da gravi problemi di ordine pubblico, già accennati l’anno precedente, in cui sono ormai evidenti e non conciliabili i germi della rivolta, l’intromissione della politica, la violenza degli anni di piombo. Sono esemplari a proposito le immagini dei polli espropriati e della cacciata dei cantautori che chiudono simbolicamente l’epoca della cultura beat-hippie ormai denudata e ne aprono un’altra, l’irriguardosa scena punk, in un orizzonte post-industriale che si intravede soltanto.
 
Dino Fracchia, che aveva frequentato senza macchina fotografica le precedenti edizioni del 1971, ’72 e ’74, è tornato poi nei due anni successivi a fotografare il paesaggio vivo di una adunata di oltre 100.000 giovani. Le sue fotografie raccontano il lento scorrere delle giornate con i relativi accadimenti, descrivono l’appropriazione degli spazi urbani come significato rivoluzionario, l’accelerazione della rivolta o della danza. Le immagini in mostra evocano l’utopia di una società parallela, del tempo liberato con i suoi simboli, i suoi svaghi e le sue libertà. Svelandone, al contempo, le profonde contraddizioni.
 
Riattraversare oggi la folla sconfinata di Parco Lambro rappresenta l’occasione per rivivere un momento importante e imprescindibile nella storia e nell’immaginario collettivo della città di Milano.
La mostra è accompagnata da una serie di appuntamenti e incontri che presentano alcuni dei protagonisti di allora e si concluderà con un finissage/happening in cui le fotografie esposte, firmate dall’autore, saranno messe in vendita in una speciale tiratura low-budget.
 
Inoltre, il film documentario Il festival del proletariato giovanile al Parco Lambro (1976) di Alberto Grifi verrà proiettato durante tutto il periodo della mostra nella versione integrale di 4 ore.


Note biografiche
Dino Fracchia è nato a Milano nel 1950, ingegnere aeronautico mancato, inizia a fotografare professionalmente nel 1974. Da allora ha fatto diversi reportage fotografici viaggiando fra Europa, Africa, Americhe e Medio Oriente, usando i mezzi di trasporto più diversi, spesso i più improbabili, a volte anche a piedi. Collabora o ha collaborato con numerose testate italiane ed estere, fra cui Panorama, L’Espresso, Epoca, Europeo, Sette, Il Venerdì, La Repubblica, La Stampa, Corriere della Sera, Focus, Airone, New York Times, Time Magazine, Chicago Tribune, Le Monde, Liberation, Stern etc; i suoi portfolio sono apparsi sulle edizioni francese e italiana di ZoomProgresso Fotografico e Photo.
 
Accompagna la mostra il catalogo:
Continuous Days. Parco Lambro, Milano 29/5/1975 – 26/6/1976, edito da VIAINDUSTRIAE,
A+M bookstore, COLLI publishing platform, a cura di Amedeo Martegani ed Emanuele De Donno

IF! Italians Festival – Il primo contenuto è la mostra fotografica “All That Eye Can See” di Guido Morozzi

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La mostra fotografica ‘All That Eye Can See”
apre la serie di appuntamenti della terza edizione di IF! Italians Festival 


Un omaggio di Guido Morozzi alla creatività e alla città di Milano 
Guido Morozzi, Graphic Designer, Art Director e appassionato di fotografia di strada, con i suoi scatti apre la serie di appuntamenti della terza edizione di IF! Italians Festival, festival italiano della creatività, mettendo in mostra il rapporto tra ‘creatività urbana’ e cittadini milanesi. 
Il 50% del ricavato dalla vendita delle foto d’autore in mostra sarà devoluto a Emergency. 
Location: Piano B Square, Via Sannio 26, 20137 Milano
Durata: dal 16 al 30 giugno 2016
Orari: dalle 10:00 alle 18:30
Ingresso Libero – Info: elena.vimercati@pianob.it
Acquisto foto d’autore: www.guidomorozzi.com
  
In occasione del lancio della terza edizione di IF! Italians Festival, organizzato e promosso dall’Art Directors Club Italiano e daASSOCOM/PR HUB in partnership con Google, che si svolgerà dal 6 all’8 ottobre presso il Teatro Parenti, si aprono gli appuntamenti milanesi con il mondo della creatività italiana e internazionale, che esploreranno quest’anno il tema “No show, no business”.Yellow Is The New Yellow
Primo contenuto del Festival è la mostra fotografica “All That Eye Can See“, dal 16 al 30 giugno e prodotta da Piano B in partnership con IF!: una raccolta di foto di Guido Morozzi, Graphic Designer e Art Director, che racconta l’interazione tra le persone che si muovono attraverso la città, seguendo ognuna il proprio quotidiano percorso personale, e la creatività urbana.
Nata come una sorta di ‘diario quotidiano di appunti visivi’ e diventato col tempo un progetto fotografico autonomo di indagine su Milano, sulle sue strade e le persone che la popolano, la mostra è un obiettivo puntato sul rapporto che si crea tra i messaggi che la città invia continuamente, siano essi cartelloni pubblicitari o semplici quinte urbane, e chi entra nel loro raggio d’azione. Quella di Guido Morozzi è fotografia di strada, istintiva e diretta, che non è a caccia dell’inquadratura perfetta, ma di piccole storie, istanti in cui si stabilisce una relazione, spesso inaspettata, ironica e dissacrante tra le persone e il paesaggio urbano.
Le foto d’autore saranno messe in vendita durante tutto il periodo espositivo della mostra e il 50% del ricavato della vendita sarà devoluto alla Onlus Emergency.


Formazione, ispirazione, innovazione e entertainment le parole chiave dell’edizione 2016 di IF! Italians Festival che riaccenderà i riflettori al teatro Parenti a ottobre con un ricco palinsesto di tre giorni con l’obiettivo di far incontrare e aggiornare il mondo delle aziende e dei professionisti della pubblicità in Italia, ma anche di intrattenere un pubblico allargato di studenti, curiosi e appassionati della creatività multidisciplinare.


Numerose le novità di quest’anno: dai nuovi format “IF! Learning Lunch”, una serie di incontri e conversazioni informali alla presenza di ospiti d’eccezione e esperti di comunicazione, “IF! Short List Party”, il party che nella serata inaugurale celebrerà la migliore creatività italiana con l’esposizione delle short list degli ADCI Awards 2016, e “IF! From Profit to Non Profit”, che darà ampio spazio al tema del sociale all’interno del Festival.Electo Shock
Anche quest’anno viene confermato il Seven Day Brief, la competition promossa da ADCI in collaborazione con Google e riservata ai giovani creativi tra i 18 e i 28 anni, che si propone di stimolare e valorizzare la creatività dei giovani e premiare la migliore campagna pubblicitaria realizzata per YouTube. Sette giorni di tempo per creare un video per promuovere una ONG, caricarlo sul canalewww.youtube.com/italiansfestival e partecipare al concorso realizzando ‘una campagna video che nessuno avrà mai il coraggio di skippare’.


Alla rinnovata partnership con la Berlin School of Creative Leadership (https://www.berlin-school.com/), vera eccellenza mondiale nel campo della formazione, che – dopo l’ottimo riscontro della passata edizione – oltre a curare una nuova Masterclass di 2 giorni (16 ore) riservata profili di alto livello, proporrà il suo nuovo format innovativo “90’ of Creative Leadership”, cinque mini-master alcuni dei quali creati specificatamente per profili del marketing aziendale, che nei prossimi giorni debutterà al Cannes Lions Festival.


Mentre torneranno al Teatro Franco Parenti alcuni dei format collaudati e vincenti come la “Director’s Battle”“Nella Gabbia dei Leoni”“10 domande scomode a…” che nell’edizione passata ha visto la partecipazione del fotografo Oliviero Toscani.
Tra i primi ospiti che hanno confermato la loro presenza: il pluripremiato creativo brasiliano Jamie Mandelbaum, Chief Creative Officer di Young&Rubicam Europe; il compositore pubblicitario e cinematografico Philip Abussi; il direttore artistico e produttore olimpico Marco Balich e la costumista Silvia Aynomino, che saranno di ritorno dalle Olimpiadi di Rio; lo stand-up comedian di Comedy Central Saverio Raimondo che sarà protagonista di uno speech sull’umorismo in coppia con Sergio Spaccavento, autore radiotelevisivo e direttore creativo esecutivo di Conversion; il sound designer, produttore musicale e dj Painè Cuadrelli, figura di riferimento nella scena della musica elettronica italiana; e la belga Katrien Bottez, Executive Creative Director dell’agenzia Famous, che quest’anno presiederà la giuria dell’edizione 2016 degli ADCI Awards.


A fare gli onori di casa, i co-founders del Festival, composto da Emanuele Nenna (VP ASSOCOM/PR HUB), Nicola Lampugnani (VP ADCI), Alessandra Lanza e Davide Boscacci, affiancato da Dino Lupelli (Elita), responsabile Programmazione e Entertainment di IF! 2016.
Per partecipare a IF! Italians Festival, informazioni e biglietti acquistabili sul sito www.italiansfestival.it , con sconti per chi usufruirà della speciale promozione ‘early bird’ valida dal 16 giugno al 16 luglio.

Un ringraziamento particolare da parte degli organizzatori del Festival va ai primi partner confermati dell’edizione 2016 di IF! Italians Festival, insieme al main partner GoogleABC Production, Berlin School of Creative Leadership, Elita, Fuorifase, Indiana Production, Piano B, Sopa Design, STS Communications, Teatro Franco Parenti We Are Social.


Per seguire il Festival sui canali social:
 
Twitter: twitter.com/IFItaliansFest (hashtag ufficiale #ItaliansFestival)

“Steve McCurry Icons” al Castello Aragonese, Otranto

Apre il 19 giugno al Castello Aragonese di Otranto “Steve McCurry Icons”. La mostra, curata da Biba Giacchetti, conta più di 100 fotografie della produzione trentennale di Steve McCurry, tra cui le sue immagini divenute ormai icone.

Potrete visitare la mostra dal 19 giugno al 2 ottobre 2016. Per info riguardo biglietti e ingressi, visitare il sito della mostra.

Fino al 2 ottobre 2016.

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Dorothea Lange: Photographs | Napoli 9 giugno – Castello di Postignano 11 giugno

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STUDIO TRISORIO
A Visual Life
9 giugno – 15 settembre 2016                          
CASTELLO DI POSTIGNANO
The Camera is a Great Teacher
11 giugno 2016  – 9 gennaio 2017

Per la prima volta in Italia, due mostre offrono un ampio spaccato del lavoro di Dorothea Lange, pioniera della fotografia documentaristica e di denuncia sociale.

Giovedì 9 giugnoalle ore 19, presso lo Studio Trisorio, in via Riviera di Chiaia 215 a Napoli, sarà inaugurata la retrospettiva A Visual Life con fotografie scattate fra il 1930 e il 1940.

Sabato 11 giugnoalle ore 17.30 a Castello di Postignano (Sellano, PG) si inaugurerà la mostra The Camera is a Great Teacher con 51 fotografie.

Dorothea Lange è soprattutto nota per aver documentato per la Farm Security Administration la Grande depressione americana: le condizioni di vita nelle zone rurali degli Stati Uniti, la dolorosa povertà degli agricoltori e delle loro famiglie che si spostano di luogo in luogo in cerca di lavoro, l’abbandono delle campagne a causa delle tempeste di sabbia che avevano desertificato 400.000 km² di terreni agricoli. La sua foto Migrant Mother, scattata in California nel 1936, è diventata un’icona di quel periodo storico: una madre “senza patria” che protegge i suoi figli incarna la sofferenza di un’intera nazione.

L’umanità dei soggetti che ritrae non è mai secondaria all’esigenza di documentare la realtà. Nelle sue immagini non mette a fuoco solo la disperazione e la miseria delle persone, ma anche l’orgoglio e la dignità con cui affrontano il proprio destino. È forse questo il motivo che le rende sempre attuali.
La macchina fotografica è stata per la Lange “una grande maestra”, lo strumento attraverso il quale osservare profondamente il mondo, provando a “vivere una vita visiva”. “Bisognerebbe utilizzarla come se il giorno dopo si dovesse essere colpiti da improvvisa cecità”, usava dire.

Sarà pubblicato un catalogo dedicato alle due mostre.

Biografia
Dorothea Lange nasce a Hoboken in New Jersey nel 1895. Dopo aver frequentato la Columbia University di New York con Clarence H.White, dal 1917 al 1919 lavora come fotografa freelance a San Francisco dove apre uno studio. Nell’estate del 1923 con il primo marito, il pittore Maynard Dixon, compie un lungo viaggio in Arizona, dove fotografa gli indiani Hopi; nel 1931 insieme a Maynard e ai due figli si trasferisce a Taos nel New Mexico. Qualche anno più tardi inizierà a collaborare con l’economista Paul Taylor che la introdurrà nel programma della Farm Security Administration. I due si sposeranno nel 1935 e lavoreranno insieme al libro American Exodus che documenta, con testi di Taylor e foto della Lange, l’esodo di più di 300.000 immigrati in California alla ricerca di lavori agricoli. Nel 1942, in seguito all’attacco giapponese di Pearl Harbor, la WRA (War Relocation Authority) incaricherà la Lange di fotografare la deportazione forzata dei nippo-americani isolati nei campi di internamento perché considerati possibili nemici. Negli anni cinquanta realizzerà diversi servizi per LIFE magazine e prenderà parte all’ambizioso progetto The Family of Man curato da Edward Steichen direttore del dipartimento di fotografia del MOMA. Continuerà a lavorare e viaggiare insieme a Paul Taylor visitando diversi paesi del mondo: Giappone, Korea, Hong Kong, Filippine, Tailandia, Indonesia, Burma, India, Nepal, Pakistan, Afghanistan, Egitto. Morirà l’11 ottobre 1965. Qualche mese più tardi, nel gennaio 1966, sarà inaugurata al MOMA una vasta retrospettiva delle sue fotografie, la prima dedicata a una fotografa donna.

Studio Trisorio

Riviera di Chiaia 215
80121 Napoli
tel/fax +39 081 414306

orari:
lun-sab 10.30-13.30
lun-ven 16-19.30

info@studiotrisorio.com
www.studiotrisorio.com

Castello di Postignano

Il Torchio, app. Sabbioneta
06030 Sellano (PG)
tel +39 0743 788911

orari:
lun-dom 10-22

William Klein a Milano | 17 giugno–11 settembre | Palazzo della Ragione

MILANO
PALAZZO DELLA RAGIONE FOTOGRAFIA
17 GIUGNO – 11 SETTEMBRE 2016

 WILLIAM KLEIN
“Il mondo a modo suo”

 A cura di Alessandra Mauro

Era come se fossi un etnografo: trattavo i newyorkesi come un esploratore avrebbe trattato uno zulu, cercando lo scatto più crudo, il grado zero della fotografia.

William Klein


unnamedDal 17 giugno all’11 settembre 2016, Palazzo della Ragione Fotografia di Milano ospita la mostra William Klein: il mondo a modo suo che ripercorre il suo articolato percorso artistico, iniziato oltre 60 anni fa proprio a Milano.

Genio innovatore e trasgressivo della fotografia internazionale, William Klein nella sua vita ha praticato di tutto, dalla grafica alla pittura, alla fotografia, al cinema, alla scrittura.

La rassegna, curata da Alessandra Mauro, promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, Palazzo della Ragione, Civita, Contrasto e GAmm Giunti, con il patrocino del Consolato Generale degli Stati Uniti a Milano, presenta oltre 150 opere originali, alcune delle quali di grande formato, tutte provenienti dall’archivio personale del fotografo, accompagnate da nuove installazioni espressamente concepite per questa esposizione, ma anche da estratti dei suoi filmati, da alcune gigantografie e da una selezione delle pellicole che ha diretto.

La mostra è divisa in nove sezioni che accompagnano il visitatore in un itinerario che tocca le città fotografate da William Klein in tutta la sua carriera, anche attraverso i diversi mezzi espressivi di cui si è servito.

Il percorso espositivo muove dalle Prime opere, lavori astratti realizzati dal fotografo americano quando, ancora appartenente alla corrente hard edge, stile pittorico caratterizzato da bruschi e netti contrasti geometrici tra diverse aree di colore, cominciò a operare come artista sperimentale e concettuale proprio a Milano; si passa quindi alla sezione dedicata a New York, un racconto visivo straordinario della sua città e uno dei lavori più importanti dell’intera storia della fotografia.

Si va poi a Roma le cui immagini restituiscono la sua ricognizione fatta in compagnia di Fellini, Pasolini e Moravia, tra il 1956 e il 1957.

Due ampie sezioni sono dedicate anche a Tokyo e Mosca, altre metropoli oggetto dei suoi libri, per poi arrivare al racconto di Parigi, città in cui Klein vive da diversi anni. Segue la parte dedicata alla Moda, ambito nel quale è riconosciuto come grande innovatore.

Nel corso della sua carriera Klein ha realizzato anche diversi Contatti dipinti, in cui la commistione di pittura e fotografia trova espressione nel gesto dell’autore che sceglie, tra i vari provini a contatto, l’immagine da ingrandire e la contorna di segni grafici forti e unici.

La mostra si chiude idealmente con la sala dedicata ai Film, dove sarà proiettato un estratto di 30 minuti delle principali pellicole che ha diretto.

Catalogo Contrasto – GAmm Giunti.

William Klein: il mondo a modo suo arricchisce il programma espositivo di Palazzo della Ragione Fotografia e segue le monografiche dedicate ai grandi interpreti della fotografia internazionale quali Sebastião Salgado, Walter Bonatti, Edward Burtynsky, Herb Ritts e il progetto di Italia Inside Out.

William Klein

Nato a New York nel 1928 da una famiglia ebrea di origine ungherese, William Klein all’età di 18 anni passa due anni nell’esercito d’occupazione e si stabilisce poi a Parigi per diventare pittore. Nel 1954 torna a New York e lavora a una sorta di diario fotografico che uscirà due anni dopo in un volume disegnato dallo stesso autore, Life is Good & Good for You in New York, che gli varrà il premio Nadar. Raggiunge Fellini a Roma per fargli da assistente. Alla fine degli anni ’50 si avvicina al cinema al quale si dedicherà in maniera esclusiva per alcuni anni realizzando diversi film. Negli anni ’80 torna alla fotografia e pubblica numerosi libri. Il suo lavoro viene esposto in tutto il mondo e riceve molti premi e riconoscimenti. Innumerevoli i lavori, i libri, i progetti realizzati da questo poliedrico e instancabile artista.


INFO

Palazzo della Ragione FotografiA, Milano, Piazza Mercanti, 1

Orari  

martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30 – 20.30

Giovedì e sabato 9.30 – 22.30

Chiuso lunedì

Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura

Tel: + 39 0243353535

Web: www.palazzodellaragionefotografia.it

 

Amici — Lukas Wassmann | Milano, dal 19 maggio

Per la sua prima mostra personale dal 2008, RIVIERA ha invitato Lukas Wassmann a riflettere sul suo lavoro di fotografo contemporaneo che spazia tra moda, pubblicità, editoria e progetti personali d’arte. Fedele al suo stile diretto, onesto e intrinsecamente divertente, Wassmann ha risposto esplorando una prospettiva inattesa e personale, guardando la propria vita di tutti i giorni e soprattutto gli amici.

L’installazione delle immagini offre un punto di vista privilegiato, evidenziando il desiderio di Wassmann di catturare il momento e quelli che vivono con e intorno a lui.

Nato a Zurigo, Lukas Wassmann si è formato come falegname (1996-1999) in una piccola città in Svizzera prima di lavorare come assistente di diversi fotografi a Milano, Zurigo e New York. Nel 2003 ha frequentato un corso professionale presso la FAS Berlin Photography School tenuto dal fotografo tedesco Arno Fischer e ha poi studiato fotografia presso la ZHdK di Zurigo dal 2003 al 2006.
Dal 2009 vive a Zurigo; ha ricevuto il Swiss Federal Design Award (2013) e il FOAM Talent Award (2014) per il suo stile fotografico umoristico e vivace.

Tra i recenti clienti di Lukas si possono annoverare: Apartamento, Pin-up, Victoria Beckham, Vanity Fair, Tod’s, Kanye West x Adidas e Vogue. Insegna regolarmente presso i programmi di Bachelor e Master all’écal di Losanna.


INFO

Opening: 18/05/2016 – H18:30
fino al 24/06/2016 – H14:00—H18:00
Ingresso Libero
RIVIERA: Istituto Svizzero, Via Vecchio Politecnico 3, 20121 Milano
Web: rivierabookshop.com
Tel: +39 02.76.01.61.18

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