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mostra fotografica - page 3

Piergiorgio Branzi: Parigi, 1954-2017

Parigi, 1997

Strascicare i piedi lungo i marciapiedi di quella invenzione letteraria che si chiama Parigi, per un fotografo è pur sempre sentirsi vampiro in una macelleria.

Piergiorgio Branzi


Dal 5 ottobre al 1 dicembre Contrasto Galleria ospiterà la mostra di Piergiorgio Branzi “Parigi, 1954-2017”. Saranno esposte 30 fotografie in bianco e nero, scattate negli anni tra il 1954 e il 2017 da questo grande interprete del nostro tempo.


Parigi, 1997

Per un fotografo Parigi è il luogo ideale: una vera e propria invenzione letteraria, dal fascino stimolante di una costante sorpresa. Lo sguardo raffinato di Piergiorgio Branzi si sofferma su dettagli, volti e scorci, offrendo una riflessione visiva profonda e sorprendente su una città che non smette mai di affascinare.

Il primo incontro con la fotografia di Piergiorgio Branzi è stato nella sua Toscana, nei primi anni ’50. Ben presto la macchina fotografica divenne un pretesto per girare prima l’Italia, poi il Mediterraneo, finché il suo lavoro di giornalista televisivo non lo portò in giro per il mondo, dal Nord Africa a Mosca, dove Branzi ha vissuto cinque anni in quanto inviato per la Rai. Approdò poi a Parigi, città per la quale nutre un antico amore visivo e che ha avuto modo di ammirare e rimirare più volte. In questi anni Branzi ha gironzolato per i suoi Boulevards come un flâner, cercando di cogliere quello spirito “femminile” di una città senza tempo; si è seduto ai suoi cafè per afferrare l’indole del suo popolo, ha viaggiato sui suoi metrò per osservarne le abitudini: nelle sue fotografie ha immortalato la vera essenza parigina, intrisa di arte, letteratura, sogno e mistero.

“Ma Parigi in realtà non esiste, è tutto e il contrario di tutto, un luogo comune sognato da lontano, una accattivante invenzione, un miraggio, un sortilegio, la “similitudine” di se stessa appunto. È da sempre come vuoi che sia, ci trovi quello che cercavi di trovare. Ma la puoi rovistare come la tua tasca e non scoprirai mai com’è, e qual è quella vera: come una “femmina”, appunto, della quale ti resterà sempre il desiderio di conoscerne compiutamente la natura profonda, anche se al tuo fianco da tutta una vita.
Colui che l’attraversasse a passo veloce perderebbe tutto questo: il fascino stimolante di una costante sorpresa.”
(da Il giro dell’occhio, ed. Contrasto 2015)


CONTRASTO GALLERIA

Via Ascanio Sforza, 29

20136 Milano

t. 02 89075420 – c. 339 7124519

lunedì – venerdì h. 10-13 e 15:30-18:30 e su appuntamento

Chiuso sabato e domenica

ingresso gratuito

Robert Capa in mostra a Bassano del Grappa

© Robert Capa/Magnum Photos
ROBERT CAPA. RETROSPECTIVE
MUSEO CIVICO DI BASSANO DEL GRAPPA
16 settembre 2017 – 22 gennaio 2018

In occasione di “Bassano Fotografia 2017. Oltre l’immagine” (16 settembre – 5 novembre 2017), festival biennale organizzato da Pro Bassano in collaborazione con il Comune di Bassano del Grappa, giunto quest’anno alla sua quinta edizione, il Museo Civico di Bassano ospita la grande mostra “Robert Capa. Retrospective”, dedicata al lavoro straordinario di Robert Capa (Budapest, 22 ottobre 1913 – Thai Binh, Indocina, 25 maggio 1954), pseudonimo di Endre Friedmann, inventato nel 1936 insieme alla compagna Gerda Taro.


© Robert Capa/Magnum Photos

La rassegna, curata da Chiara Casarin, direttore dei Musei Civici bassanesi, e Denis Curti, direttore artistico della Casa dei Tre Oci di Venezia, presenta 97 fotografie in bianco e nero, che il fotografo, fondatore di Magnum Photos nel 1947 insieme a Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David “Chim” Seymour e William Vandivert, ha scattato dal 1936 al 1954, anno della sua morte in Indocina, per una mina anti-uomo.

Eliminando le barriere tra fotografo e soggetto, le sue opere raccontano la sofferenza, la miseria, il caos e la crudeltà della guerra. Gli scatti, divenuti iconici – basti pensare alle uniche fotografie (professionali) dello sbarco in Normandia delle truppe americane, il 6 giugno 1944 – ritraggono cinque grandi conflitti mondiali del XX secolo, di cui Capa è stato testimone oculare.

L’esposizione si articola in 11 sezioni: Copenaghen 1932, Francia 1936-1939, Spagna 1936-1939, Cina 1938, Seconda guerra mondiale 1939-1945, Francia 1944, Germania 1945, Unione sovietica 1947, Israele 1948-1950, Indocina 1954, Ritratti, fotografie di amici e artisti (Gary Cooper, Ernest Hemingway, Ingrid Bergman, Pablo Picasso, Henri Matisse, Truman Capote, John Huston, William Faulkner, Capa stesso insieme a John Steinbeck, e infine un ritratto del fotografo scattato da Ruth Orkin nel 1951).

All’interno del percorso il visitatore potrà ripercorrere la vita e il lavoro di Capa, sin dal suo primo incarico internazionale per l’agenzia berlinese Dephot, a Copenaghen nel 1932, per la conferenza di Trotskij. In mostra anche le fotografie delle tumultuose parate di Parigi del 1936 e della guerra civile in Spagna, nello stesso anno, cui la celebre rivista inglese Picture Post dedica un inserto di undici pagine con l’indimenticabile didascalia: “Il più grande fotografo di guerra al mondo: Robert Capa”. A queste si aggiungono i reportages della resistenza della Cina all’invasione giapponese del 1938, della Seconda guerra mondiale, che Capa seguì sui diversi fronti di battaglia con le dense immagini della conquista della Sicilia e di Napoli del 1943, per arrivare al D-Day e alla liberazione di Parigi del 1944, l’invasione in Germania con i parà americani del 1945, il viaggio in Russia del 1947, fino alla fondazione ufficiale dello stato di Israele del 1948 e suo ultimo incarico di guerra in Indocina del 1954.


© Robert Capa/Magnum Photos

In queste immagini è possibile scorgere la cifra stilistica e poetica del grande Capa, quella “vicinanza” – fisica, emotiva –  che riecheggia nella sua famosa frase «Se le tue foto non sono abbastanza buone, non sei abbastanza vicino» e che pone ancora oggi interrogativi fondamentali sulla natura della fotografia, al punto che la stessa Magnum Photos ha avviato, a giugno 2017, il progetto Closer, “più vicino”, per permettere di acquistare capolavori dei suoi fotografi.

Il progetto espositivo presentato a Bassano è frutto della collaborazione tra i Musei Civici – Assessorato alla Cultura di Bassano del Grappa e la Casa dei Tre Oci di Venezia, specializzata sulla fotografia dei grandi maestri : da Elliott Erwitt a Sebastião Salgado, da Gianni Berengo Gardin a Helmut Newton fino a DavidLaChapelle – (la mostra Lost+Found è visitabile fino al 10 settembre 2017) e produzioni proprie, dalla collettiva Sguardo di donna al lavoro di Ferdinando Scianna sul ghetto ebraico di Venezia.

Una mostra di rilevanza internazionale, al contempo ancorata ad una manifestazione oramai tradizionale come Bassano Fotografia, è dunque l’occasione per consolidare una programmazione museale di forte interesse culturale ed artistico in linea con gli obiettivi del Museo Civico, favorendo un dialogo, sempre più attuale e necessario, tra l’arte antica e il linguaggio contemporaneo.

Il respiro di questa proposta si lega inoltre alle delicate tematiche dei conflitti, che oggi trovano senza dubbio un osservatore attento e coinvolto, il cui sguardo restituisce una prospettiva universale, che sembra superare la specificità della storia.

Museo Civico di Bassano del GrappaPiazza Garibaldi 34, Bassano del Grappa (VI)+39 0424 519 901; museo@comune.bassano.vi.it

Viviane Sassen: SHE | Galleria Carla Sozzani

© Viviane Sassen - Untitled, 2017 from Roxane II, 047

La Galleria Carla Sozzani – Fondazione Sozzani, presenta “SHE” una mostra delle fotografie di Viviane Sassen. Nata ad Amsterdam nel 1972, da più di vent’anni esplora con il suo lavoro ambiti differenti nella moda, nel ritratto, nelle arti visive, costruendo un suo personale codice visivo.


© Viviane Sassen – Untitled, 2017 from Roxane II, 047

Pervase da atmosfere misteriose, le fotografie di Viviane Sassen sono spesso segnate da ombre lunghe, silhouettes e contrasti netti. In bilico tra realtà e finzione, sembrano suggerire dimensioni stranianti, impenetrabili, ma che nascono dalla vita quotidiana.

Dal 20 settembre 2017 al 12 novembre 2017.

Oliviero Toscani in mostra al m.a.x. museo di Chiasso (CH)

m.a.x. museo, CHIASSO (SVIZZERA)
DAL 10 OTTOBRE 2017 AL 21 GENNAIO 2018
LA MOSTRA OLIVIERO TOSCANI “IMMAGINARE”

L’antologica ripercorre cinquant’anni di vita professionale di uno dei comunicatori più conosciuti e influenti a livello internazionale.

Il percorso espositivo prende avvio dalle immagini inedite realizzate durante il suo periodo di formazione alla Scuola di Arti Applicate di Zurigo nei primi anni sessanta, e giunge fino alle più recenti campagne.



Dal 10 ottobre 2017 al 21 gennaio 2018, il m.a.x. museo di Chiasso (Svizzera) ospita un’antologica dedicata a Oliviero Toscani (Milano, 1942) fotografo e comunicatore tra i più conosciuti e influenti a livello internazionale.

La mostra, curata da Susanna Crisanti e Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del m.a.x. museo e dello Spazio Officina di Chiasso, ruota attorno al tema della multiculturalità, argomento sviluppato da Oliviero Toscani nell’arco di più di cinquant’anni di vita professionale con differenti modalità e prospettive.

La rassegna presenta un patrimonio visivo di grande interesse e prende avvio dalle fotografie inedite, eseguite da Toscani durante il suo fondamentale periodo di formazione alla Kunstgewerbeschule di Zurigo nei primi anni sessanta e nei “viaggi studio” a Londra, in Bretagna, in Sicilia, in Puglia e negli Stati Uniti – dove tutta la sua verve di innovatore e visionario si sta già manifestando. Il percorso prosegue analizzando la sua attività degli anni successivi che si concentra sulle campagne pubblicitarie per aziende a livello internazionale, come quella che lo rese famoso in tutto il modo per United Colors of Benetton, senza dimenticare le campagne per Esprit, Chanel, Fiorucci, Prenatal, Jesus Jeans e Valentino, in cui si evidenzia un’inconsueta e originale modalità di scelta e di taglio dell’immagine.

L’esposizione darà conto anche di un importante capitolo della sua vicenda professionale, con una sezione dedicata alla rivista internazionale “Colors”, concepita e diretta dallo stesso Toscani dal 1991 fino al 2000 (39 numeri), in cui vengono affrontati temi sociali di grande attualità – ma all’epoca meno dibattuti – come l’emigrazione, la guerra, l’ecologia, l’Aids, l’anoressia.

Per poter prendere visione dell’ampia produzione di Oliviero Toscani in maniera innovativa, la mostra propone una visione immersiva nelle sale con proiezione di tutte le sue principali e dibattute campagne pubblicitarie e di comunicazione.

Ad accogliere i visitatori, intorno all’edificio del m.a.x. museo, grazie al prestito da parte delle Nazioni Unite Human Rights (“Stand Up For Human Rights”), ci saranno un centinaio di pannelli del progetto “Razza Umana”, che presentano i volti di donne e uomini provenienti da diversi paesi.

La mostra, resa possibile grazie al Dicastero Educazione e Attività culturali del Comune di Chiasso, col patrocinio del Consolato Generale d’Italia a Lugano, con il sostegno della Repubblica e Cantone Ticino-Fondo Swisslos, di United Colors of Benetton, dell’AGE SA e dell’associazione amici del m.a.x. museo, è pensata come “progetto integrato” e prevede una successiva tappa a Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione a Treviso (ideato da Oliviero Toscani e da lui diretto fino al 2000), dove sarà presentata da marzo a giugno 2018, anche in correlazione con la Biennale di architettura di Venezia.

Accompagna la rassegna un catalogo bilingue italiano-inglese (Skira, Ginevra-Milano, 2017).

Tra le iniziative collaterali, si segnala la conferenza di Oliviero Toscani in programma al m.a.x. museo martedì 17 ottobre alle ore 20.30, sul tema “Immaginare”, mentre sabato 18 novembre, alle ore 18.30, a Palazzo Reale, nell’ambito di Bookcity, verrà presentato il catalogo della mostra.

La mostra fa parte della Bi10, decima edizione della Biennale dell’immagine “Borderlines. Città divise/città plurali”: esposizioni ed eventi incentrati su fotografia e video in spazi espositivi pubblici e privati a Chiasso e in altre sedi espositive distribuite sul territorio del Cantone Ticino.

Robert Doisneau in mostra al Broletto di Pavia

Le Baiser de l'Hôtel de Ville, 1950 © Robert Doisneau

ROBERT DOISNEAU

PESCATORE D’IMMAGINI 


70 scatti ripercorrono la vicenda artistica di uno dei più importanti fotografi del Novecento.

Esposte alcune delle sue opere più conosciute,  tra cui Il bacio (Le Baiser de l’Hôtel de Ville), la sua immagine più famosa e amata. 


Le Baiser de l’Hôtel de Ville, 1950 © Robert Doisneau

Il Broletto di Pavia si apre alla grande fotografia.

 Dal 14 ottobre 2017 al 28 gennaio 2018, lo storico palazzo del XII secolo, posto nel cuore della città, ospita una mostra che celebra Robert Doisneau (Gentilly, 14 aprile 1912 – Montrouge, 1 aprile 1994), uno dei fotografi più importanti e celebrati dell’intero Novecento.
La rassegna, dal titolo Pescatore d’immagini, curata dall’Atelier Robert Doisneau – Francine Deroudille ed Annette Doisneau – in collaborazione con il Professor Piero Pozzi, prodotta e realizzata da Di Chroma Photography e ViDi – Visit Different, in collaborazione con la Fondazione Teatro Fraschini e il Comune di Pavia – Settore Cultura presenta 70 immagini in bianco e nero che ripercorrono l’universo creativo del fotografo francese.

Il percorso espositivo, che mette in mostra alcune delle icone più riconoscibili della sua carriera come Le Baiser de l’Hôtel de Ville, Les pains de Picasso, Prévert au guéridon, si apre con l’autoritratto del 1949 e ripercorre i soggetti a lui più cari, conducendo il visitatore in un’emozionante passeggiata nei giardini di Parigi, lungo la Senna, per le strade del centro e della periferia, nei bistrot e nelle gallerie d’arte della capitale francese.

I soggetti prediletti delle sue fotografie sono, infatti, i parigini: le donne, gli uomini, i bambini, gli innamorati, gli animali e il loro modo di vivere questa città senza tempo.

Quella che Doisneau ha tramandato ai posteri è l’immagine della Parigi più vera, ormai scomparsa e fissata solo nell’immaginario collettivo; è quella dei bistrot, dei clochard, delle antiche professioni; quella dei mercati di Les Halles, dei caffè esistenzialisti di Saint Germain des Prés, punto d’incontro per intellettuali, artisti, musicisti, attori, poeti, come Jacques Prévert col quale condivise, fino alla sua morte, un’amicizia fraterna e qui presente con uno scatto – Prévert au guéridon – che lo ritrae seduto al tavolino di un bar con il suo fedele cane e l’ancor più fedele sigaretta.

Com’ebbe modo di ricordare lo stesso Doisneau, “Le meraviglie della vita quotidiana sono così eccitanti; nessun regista può ricreare l’inaspettato che si trova nelle strade”.

A Pavia, si possono ammirare alcuni dei suoi capolavori più famosi, tra cui il Bacio dell’Hotel de Ville, scattata nel 1950, che ritrae una coppia di ragazzi che si bacia davanti al municipio di Parigi mentre, attorno a loro, la gente cammina veloce e distratta. L’opera, per lungo tempo identificata come un simbolo della capacità della fotografia di fermare l’attimo, non è stata scattata per caso: Doisneau, infatti, stava realizzando un servizio fotografico per la rivista americana Life, e chiese ai due giovani di posare per lui.

Il lavoro di Doisneau dà risalto e dignità alla cultura di strada dei bambini; ritornando spesso sul tema dei più piccoli che giocano in città, lontani dalle restrizioni dei genitori, trattando il tema del gioco e dell’istruzione scolastica con serietà e rispetto, ma anche con quell’ironia che si ritrova spesso nei suoi scatti.

È il caso di Les pains de Picasso, in cui l’artista spagnolo, vestito con la sua tipica maglietta a righe, gioca a farsi ritrarre seduto al tavolo della cucina davanti a dei pani che surrogano, con la loro forma, le sue mani.

Jacques Henri Lartigue in mostra a Milano

On the set of the movie 'Les avent ures du Roi Pausole', J.H.Lartigue©Ministère de la Culture-France AAJHL Courtesy of The CLAIR Gallery

Il Museo Bagatti Valsecchi torna ad ospitare la fotografia contemporanea: l’arte di Jacques Henri Lartigue sarà infatti protagonista, dal 29 settembre fino al 26 novembre 2017, di una piccola ma importante mostra internazionale – a cura di Angela Madesani – che racconta attraverso i suoi scatti il fotografo francese.


On the set of the movie ‘Les avent ures du Roi Pausole’, J.H.Lartigue © Ministère de la Culture-France AAJHL Courtesy of The CLAIR Gallery

Trentatre immagini, tra vintage e modern print, narrano la vita dell’alta borghesia francese a partire dalla
Belle Époque: la famiglia, i viaggi, la passione per le corse automobilistiche, gli intellettuali e i personaggi –
da Pablo Picasso a Jean Cocteau – che hanno segnato la storia dei primi decenni del Novecento. La mostra presenta materiali originali provenienti dalla Donation Jacques Henri Lartigue e costituisce una rara occasione di conoscenza e divulgazione della ricerca dell’artista, i cui scatti sono custoditi nelle collezioni permanenti di noti musei quali le Galeries Nationales del Grand Palais di Parigi.

L’importanza del lavoro di Lartigue non è solo di natura fotografica ma più ampiamente culturale: le sue immagini offrono un ritratto dell’alta società dall’allure inconfondibilmente francese ma anche
incredibilmente vicino ai riti e ai costumi dell’aristocrazia internazionale, fatti propri dagli stessi Bagatti Valsecchi, nei medesimi anni.
Le atmosfere sono quelle della Recherche di Proust: le spiagge, gli ippodromi, gli incontri mondani. Si tratta di foto in grado di suscitare emozioni, rimandi iconografici e non solo a un mondo definitivamente scomparso.

Pittore e fotografo, Jacques Henri Lartigue (Courbevoie 1894 – Nizza 1986), rivela con chiarezza nei suoi diari cosa lo abbia spinto a fotografare: il desiderio di fissare le immagini e i momenti felici che il tempo inevitabilmente porta via. Lo fa per tutta la vita, scrivendo e fotografando il proprio mondo. Viene finalmente riconosciuto come grande fotografo a 70 anni, con la prima mostra fotografica personale al MoMA di New York. Nel 1979 dona l’intera sua opera fotografica allo stato francese che istituisce l’Association des Amis de Jacques Henri Lartigue denominata poi Donation Jacques Henri Lartigue.


INFORMAZIONI
JACQUES HENRI LARTIGUE FOTOGRAFO. Il tempo ritrovato
Museo Bagatti Valsecchi, Via Gesù 5 – Milano
29 settembre – 26 novembre 2017
Da martedì a domenica, 13 – 17.45 (chiuso tutti i lunedì e il 1 novembre)
Ingresso: intero 9 euro, ridotto 6 euro
museobagattivalsecchi.org

Cristina Garcia Rodero: Con la boca abierta

Cristina Garcia Rodero, Cruz de mayo, Berrocal Huelva 1998, © Cristina Garcia Rodero Magnum Photos Contactophotos selected for promotion purposes of the exhibition "With an Open Mouth" (Con la boca Abierta) done Cristina García Rodero that will be wandering around international exhibition halls during 2016 and 2017. This images can only be used in such promotional context during the lenght of the exhibition.Esta es la selección de las fotos libres de derechos de la exposición “Con la Boca Abierta” de Cristina García Rodero que itinerará por varias salas internacionales durante 2016 y 2017. Estas imágenes podrán ser utilizadas únicamente para hablar de la exposición durante la vigencia de la misma.
CRISTINA GARCIA RODERO. CON LA BOCA ABIERTA
 
Dal 7 al 30 settembre 2017
Centro di documentazione del territorio, Palau (OT)
 
nell’ambito di
Festival internazionale
XXI edizione

Cristina Garcia Rodero, Cruz de mayo, Berrocal Huelva 1998, © Cristina Garcia Rodero Magnum Photos

Isole che parlano di fotografia è la sezione del Festival internazionale Isole che Parlano – che si svolgerà dal 4 al 10 settembre a Palau, Golfo Aranci e La Maddalena (OT) – dedicata alla fotografia di reportage, un’occasione per prendere atto del mondo che cambia e si trasforma attraverso le immagini dei più importanti fotografi contemporanei.

Dopo le mostre di alcuni grandi maestri – tra cui Mario Dondero, Letizia Battaglia, Romano Cagnoni, Francesco Cito – e dei reporter delle nuove generazioni – tra cui Alessandro Penso, Alfredo Bini e Mattia Insolera – quest’anno Isole che Parlano presenta Con la boca abierta di Cristina Garcia Rodero. L’esposizione, realizzata in collaborazione con l’Instituto CervantesCEART e Ogros fotografi associati, sarà ospitata negli spazi del Centro di documentazione del territorio di Palau dove verrà inaugurata il 7 settembre alle 21.00 e resterà aperta fino al 30 settembre 2017.

Cristina Garcia Rodero – il cui lavoro si distingue per il profondo interesse nei confronti dei comportamenti umani e per lo studio dei costumi e delle tradizioni sopravvissuti attraverso i secoli, così come delle credenze che permeano la società contemporanea – è l’unica fotografa spagnola dell’Agenzia Magnum e ha ricevuto nel corso della sua lunga carriera numerosi riconoscimenti, tra cui il “Premio Nacional de Fotografía” – assegnato dal Ministero della Cultura spagnolo – e, per ben tre anni, il prestigioso “World Press Photo”.

Con la boca abierta è un’ampia retrospettiva dedicata alla fotografa spagnola che presenta un nucleo di 55 fotografie in bianco e nero realizzate dagli anni Settanta a oggi, il cui filo conduttore, come recita il titolo, è quello del gesto della bocca aperta: donne, uomini e bambini colti in stati d’animo differenti e ritratti in un gesto che diventa, secondo Rodero, espressione di tutti i sentimenti umani.

La quantità di scatti fotografici che la fotografa spagnola realizza nei suoi reportage è così estesa che, presto o tardi, nei suoi negativi appaiono personaggi che sbadigliano, gridano, esprimono stupore, ridono a crepapelle, sono trasfigurati da una smorfia di dolore e così via: infinite varianti, che ci lasciano a nostra volta “a bocca aperta”. Il filo conduttore dell’esposizione ci accompagna in una passeggiata nei quarant’anni di carriera della Rodero, a partire dai luoghi più prossimi alla sua Puertollano, il suo paese natio, fino a quelli più remoti del globo, passando per eventi come il Burning man Festival del Nevada o la Love Parade in Germania.

Le immagini ci guidano in un flusso emotivo che ora assume tratti di carattere etnografico e rurale, ora sposa i linguaggi dell’avanguardia e racconta la poetica di una delle più importanti fotografe europee. Se da un lato una mostra è ciò che segue il reportage, ossia la trasmissione stampata dell’informazione di quanto “vissuto e registrato” dal fotografo, dall’altro esiste la funzione pedagogica del fare fotografia. Quest’aspetto didattico-educativo costituisce un’opportunità per far riflettere il pubblico e in particolare i giovani e i bambini, su alcune tematiche di attualità.

In occasione dell’inaugurazione al pubblico il 7 settembre alle 22.00, al Cine Teatro Montiggia, la fotografa Cristina Garcia Rodero terrà un incontro dal titolo “Riflessioni sull’etica di un mestiere”.

A Torino l’invasione dei Paparazzi

Serie: Tazio Secchiaroli, Anthony Steel si scaglia contro i fotografi. Roma, Agosto 1958. © Tazio Secchiaroli/David Secchiaroli

Dal 13 settembre, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia propone la mostra “Arrivano i Paparazzi! Fotografi e divi, dalla Dolce Vita a oggi, a cura di Walter Guadagnini e Francesco Zanot, che sarà visitabile fino al 7 gennaio 2018.


Serie: Tazio Secchiaroli, Anthony Steel si scaglia contro i fotografi. Roma, Agosto 1958. © Tazio Secchiaroli/David Secchiaroli

La mostra si compone di centocinquanta immagini che raccontano l’epopea della “fotografia rubata”, da La Dolce Vita a oggi, in Italia e nel mondo, dove il mondo è soprattutto, anche se non solo, quello dello scandalo e del gossip. “Sono fotografie che hanno segnato per sempre la percezione popolare dei personaggi pubblici, attori, cantanti, politici – commentano i curatori – Donne soprattutto. ‘Rubate’ dei momenti privati, quando, smessa la maschera del ruolo, ridiventano persone (quasi) qualsiasi.

In mostra, fra i Vip e le Star di ieri e di oggi, troviamo Anita Ekberg, Marilyn Monroe, Jackie Kennedy, Lady D, con scatti di famosi fotografi come Tazio Secchiaroli, Marcello Geppetti, Ron Galella, Lino Nanni e progetti fotografici di artisti contemporanei come Alison Jackson, Ellen von Unwerth e Armin Linke.


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Terry O’Neill in mostra a Siena

Terry O'Neill, David Bowie for his album Diamond Dogs, London 1974. Courtesy IconicImages

Il destino di Terry O’Neill, classe 1938, come famoso musicista Jazz sembrava già segnato quando, quasi per caso, si trova tra le mani una macchina fotografica e inizia ad immortalare molti dei protagonisti dell’effervescente periodo in seguito definito Swinging London.


Terry O’Neill, David Bowie for his album Diamond Dogs, London 1974. Courtesy IconicImages

All’inizio degli anni Sessanta, mentre i suoi colleghi si concentravano su guerre, terremoti e politica, O’Neill capisce come la cultura giovanile, che stava venendo prepotentemente fuori in quel periodo, fosse una “braking news”.
Comincia così a fotografare il mondo della musica e del cinema.
Da quel momento la sua carriera non si è più fermata. In continuo movimento tra il Vecchio e il Nuovo Continente, Terry O’Neill ha ritratto per tutta la sua lunga carriera politici, divi del cinema e della musica: dai Beatles, ai Rolling Stones, passando per gli eccentrici David Bowie ed Elton John fino alle grandi Top Model degli anni ‘90 e 2000 Kate Moss e Naomi Campbell.
Una sorta di diario del Jet Set mondiale lungo una vita.

Ph Neutro nella sua sede di Siena è lieta di presentare parte del vasto archivio del Maestro con una mostra comprensiva di 25 scatti accompagnati da un video nel quale il fotografo narra aneddoti e retroscena della sua lunga carriera.


INFO

Da giovedì 28 settembre a domenica 26 novembre
Ph Neutro. Via delle terme, 45. Siena T. 0577051079
Orari Galleria: da martedì a domenica:10.30-13/ 16-19.30


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Araki in mostra alla Fondazione Bisazza

Nobuyoshi Araki, 67 Shooting Back, 2007 © Nobuyoshi Araki Courtesy of Taka Ishii Gallery, Tokyo
ARAKI
 
21 settembre – 3 dicembre 2017​
FONDAZIONE BISAZZA – Viale Milano, 56 Montecchio ​(Vicenza)


Nobuyoshi Araki, 67 Shooting Back, 2007 © Nobuyoshi Araki Courtesy of Taka Ishii Gallery, Tokyo

Con la mostra ARAKI, a cura di Filippo Maggia, la Fondazione Bisazza rende omaggio al celebre artista – fotografo contemporaneo, Nobuyoshi Araki.
In mostra, da giovedì 21 settembre a domenica 3 dicembre 2017, l’universo del maestro giapponese, dai nudi femminili, alle composizioni floreali qui diventate quasi sensuali, agli scorci cittadini e ai cieli di Tokyo, ritratti nella loro massima esplosione di luminosità. Più di sessanta fotografie inducono l’osservatore ad una profonda riflessione sull’universo femminile, sull’eros e sulla morte, facendogli rivivere anche tutti quegli stati d’animo ad essi correlati.  
​La capacità di tradurre in fotografia questa arte antica è visibile anche nei tredici scatti realizzati da Araki per la campagna pubblicitaria BISAZZA nel 2009. Arte, tradizione e raffinatezza trovano qui la loro massima espressione, grazie a quell’armonioso connubio tra i preziosi decori in mosaico e il fascino della cultura giapponese.


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Werner Bischof in arrivo alla Casa dei Tre Oci

USA. Southern part of the country. 1954. © Werner Bischof/Magnum Photos

250 immagini del grande fotografo svizzero consentono di ripercorrere le storie e i viaggi di uno dei punti di riferimento dell’Agenzia magnum, fondata nel 1947 da Henri Cartier-Bresson e Robert Capa. Werner Bischof viaggiò negli angoli più remoti del mondo: dall’India al Giappone, dalla Corea all’Indocina fino ad arrivare a Panama, in Cile e in Perù. La mostra arriva in Italia in occasione delle celebrazioni dei 100 anni dalla nascita del fotografo e si compone di stampe vintage, memorie, documenti, lettere e pubblicazioni.


SWITZERLAND. Zurich. 1941. Nude. “Breast with grid.” © Werner Bischof/Magnum Photos

Per la prima volta sarà esposta una selezione di 20 fotografie inedite, dedicate all’Italia.


Dal 22 settembre 2017 al 25 febbraio 2018, Casa dei Tre Oci di Venezia ospita una grande antologica dedicata a Werner Bischof (1916-1954), uno dei più importanti fotografi del Novecento, tra i fondatori dell’agenzia Magnum.

La mostra, curata dal figlio Marco Bischof, organizzata da Fondazione di Venezia e Civita Tre Venezie, in collaborazione con Magnum Photos e con la Werner Bischof Estate, presenterà 250 fotografie, in larga parte vintage, tratte dai più importanti reportage di Werner Bischof, che consentiranno di ripercorrere i lunghi viaggi che portarono l’artista svizzero negli angoli più remoti del mondo, dall’India al Giappone, dalla Corea all’Indocina fino ad arrivare a Panama, in Cile ed in Perù.


USA. Southern part of the country. 1954. © Werner Bischof/Magnum Photos

Per la prima volta, sarà esposta una selezione di 20 fotografie in bianco e nero inedite che hanno nell’Italia il suo soggetto privilegiato. In essa si coglie l’originalità dello scatto che rivela l’occhio ‘neorealista’ di Werner Bischof.

Il percorso espositivo trasporterà il visitatore nell’età dell’oro del fotogiornalismo, conducendolo sulle tracce di Werner Bischof.

Sarà un itinerario che, partendo dall’Europa, appena uscita devastata dalla seconda guerra mondiale, giungerà in India dove ci si troverà di fronte a un paese attanagliato dalla povertà e dalla miseria, ma in cui si iniziano a intravvedere gli sviluppi industriali che la porteranno a essere uno delle nazioni leader del nuovo millennio.

Quindi, il confronto spietato tra gli elementi della cultura tradizionale giapponese e il dramma della guerra di Corea introdurrà all’analisi del continente americano.


Cambodia 1952 © Werner Bischof/Magnum Photos

Il viaggio di Bischof, infatti, proseguirà nelle città statunitensi, di cui coglierà lo sviluppo metropolitano, anche con una serie di fotografie a colori, e si chiuderà idealmente tra i villaggi del Perù e sulle cime andine dove trovò la morte.

Bischof, considerato uno dei migliori fotogiornalisti, non si limitò a documentare la realtà con il suo obiettivo, quanto si fermò a riflettere di fronte ai soggetti, cercando di raccontare quelle dicotomie tra sviluppo industriale e povertà, tra business e spiritualità, tra modernità e tradizione.

Non mancherà una sezione dedicata alle fotografie di paesaggio e di natura morta, realizzate in Svizzera, tra la metà degli anni trenta e quaranta del Novecento.

Accompagna la mostra un catalogo aperture (in inglese).


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