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mostra fotografica - page 3

Cristina Garcia Rodero: Con la boca abierta

Cristina Garcia Rodero, Cruz de mayo, Berrocal Huelva 1998, © Cristina Garcia Rodero Magnum Photos Contactophotos selected for promotion purposes of the exhibition "With an Open Mouth" (Con la boca Abierta) done Cristina García Rodero that will be wandering around international exhibition halls during 2016 and 2017. This images can only be used in such promotional context during the lenght of the exhibition.Esta es la selección de las fotos libres de derechos de la exposición “Con la Boca Abierta” de Cristina García Rodero que itinerará por varias salas internacionales durante 2016 y 2017. Estas imágenes podrán ser utilizadas únicamente para hablar de la exposición durante la vigencia de la misma.
CRISTINA GARCIA RODERO. CON LA BOCA ABIERTA
 
Dal 7 al 30 settembre 2017
Centro di documentazione del territorio, Palau (OT)
 
nell’ambito di
Festival internazionale
XXI edizione

Cristina Garcia Rodero, Cruz de mayo, Berrocal Huelva 1998, © Cristina Garcia Rodero Magnum Photos

Isole che parlano di fotografia è la sezione del Festival internazionale Isole che Parlano – che si svolgerà dal 4 al 10 settembre a Palau, Golfo Aranci e La Maddalena (OT) – dedicata alla fotografia di reportage, un’occasione per prendere atto del mondo che cambia e si trasforma attraverso le immagini dei più importanti fotografi contemporanei.

Dopo le mostre di alcuni grandi maestri – tra cui Mario Dondero, Letizia Battaglia, Romano Cagnoni, Francesco Cito – e dei reporter delle nuove generazioni – tra cui Alessandro Penso, Alfredo Bini e Mattia Insolera – quest’anno Isole che Parlano presenta Con la boca abierta di Cristina Garcia Rodero. L’esposizione, realizzata in collaborazione con l’Instituto CervantesCEART e Ogros fotografi associati, sarà ospitata negli spazi del Centro di documentazione del territorio di Palau dove verrà inaugurata il 7 settembre alle 21.00 e resterà aperta fino al 30 settembre 2017.

Cristina Garcia Rodero – il cui lavoro si distingue per il profondo interesse nei confronti dei comportamenti umani e per lo studio dei costumi e delle tradizioni sopravvissuti attraverso i secoli, così come delle credenze che permeano la società contemporanea – è l’unica fotografa spagnola dell’Agenzia Magnum e ha ricevuto nel corso della sua lunga carriera numerosi riconoscimenti, tra cui il “Premio Nacional de Fotografía” – assegnato dal Ministero della Cultura spagnolo – e, per ben tre anni, il prestigioso “World Press Photo”.

Con la boca abierta è un’ampia retrospettiva dedicata alla fotografa spagnola che presenta un nucleo di 55 fotografie in bianco e nero realizzate dagli anni Settanta a oggi, il cui filo conduttore, come recita il titolo, è quello del gesto della bocca aperta: donne, uomini e bambini colti in stati d’animo differenti e ritratti in un gesto che diventa, secondo Rodero, espressione di tutti i sentimenti umani.

La quantità di scatti fotografici che la fotografa spagnola realizza nei suoi reportage è così estesa che, presto o tardi, nei suoi negativi appaiono personaggi che sbadigliano, gridano, esprimono stupore, ridono a crepapelle, sono trasfigurati da una smorfia di dolore e così via: infinite varianti, che ci lasciano a nostra volta “a bocca aperta”. Il filo conduttore dell’esposizione ci accompagna in una passeggiata nei quarant’anni di carriera della Rodero, a partire dai luoghi più prossimi alla sua Puertollano, il suo paese natio, fino a quelli più remoti del globo, passando per eventi come il Burning man Festival del Nevada o la Love Parade in Germania.

Le immagini ci guidano in un flusso emotivo che ora assume tratti di carattere etnografico e rurale, ora sposa i linguaggi dell’avanguardia e racconta la poetica di una delle più importanti fotografe europee. Se da un lato una mostra è ciò che segue il reportage, ossia la trasmissione stampata dell’informazione di quanto “vissuto e registrato” dal fotografo, dall’altro esiste la funzione pedagogica del fare fotografia. Quest’aspetto didattico-educativo costituisce un’opportunità per far riflettere il pubblico e in particolare i giovani e i bambini, su alcune tematiche di attualità.

In occasione dell’inaugurazione al pubblico il 7 settembre alle 22.00, al Cine Teatro Montiggia, la fotografa Cristina Garcia Rodero terrà un incontro dal titolo “Riflessioni sull’etica di un mestiere”.

A Torino l’invasione dei Paparazzi

Serie: Tazio Secchiaroli, Anthony Steel si scaglia contro i fotografi. Roma, Agosto 1958. © Tazio Secchiaroli/David Secchiaroli

Dal 13 settembre, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia propone la mostra “Arrivano i Paparazzi! Fotografi e divi, dalla Dolce Vita a oggi, a cura di Walter Guadagnini e Francesco Zanot, che sarà visitabile fino al 7 gennaio 2018.


Serie: Tazio Secchiaroli, Anthony Steel si scaglia contro i fotografi. Roma, Agosto 1958. © Tazio Secchiaroli/David Secchiaroli

La mostra si compone di centocinquanta immagini che raccontano l’epopea della “fotografia rubata”, da La Dolce Vita a oggi, in Italia e nel mondo, dove il mondo è soprattutto, anche se non solo, quello dello scandalo e del gossip. “Sono fotografie che hanno segnato per sempre la percezione popolare dei personaggi pubblici, attori, cantanti, politici – commentano i curatori – Donne soprattutto. ‘Rubate’ dei momenti privati, quando, smessa la maschera del ruolo, ridiventano persone (quasi) qualsiasi.

In mostra, fra i Vip e le Star di ieri e di oggi, troviamo Anita Ekberg, Marilyn Monroe, Jackie Kennedy, Lady D, con scatti di famosi fotografi come Tazio Secchiaroli, Marcello Geppetti, Ron Galella, Lino Nanni e progetti fotografici di artisti contemporanei come Alison Jackson, Ellen von Unwerth e Armin Linke.


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Terry O’Neill in mostra a Siena

Terry O'Neill, David Bowie for his album Diamond Dogs, London 1974. Courtesy IconicImages

Il destino di Terry O’Neill, classe 1938, come famoso musicista Jazz sembrava già segnato quando, quasi per caso, si trova tra le mani una macchina fotografica e inizia ad immortalare molti dei protagonisti dell’effervescente periodo in seguito definito Swinging London.


Terry O’Neill, David Bowie for his album Diamond Dogs, London 1974. Courtesy IconicImages

All’inizio degli anni Sessanta, mentre i suoi colleghi si concentravano su guerre, terremoti e politica, O’Neill capisce come la cultura giovanile, che stava venendo prepotentemente fuori in quel periodo, fosse una “braking news”.
Comincia così a fotografare il mondo della musica e del cinema.
Da quel momento la sua carriera non si è più fermata. In continuo movimento tra il Vecchio e il Nuovo Continente, Terry O’Neill ha ritratto per tutta la sua lunga carriera politici, divi del cinema e della musica: dai Beatles, ai Rolling Stones, passando per gli eccentrici David Bowie ed Elton John fino alle grandi Top Model degli anni ‘90 e 2000 Kate Moss e Naomi Campbell.
Una sorta di diario del Jet Set mondiale lungo una vita.

Ph Neutro nella sua sede di Siena è lieta di presentare parte del vasto archivio del Maestro con una mostra comprensiva di 25 scatti accompagnati da un video nel quale il fotografo narra aneddoti e retroscena della sua lunga carriera.


INFO

Da giovedì 28 settembre a domenica 26 novembre
Ph Neutro. Via delle terme, 45. Siena T. 0577051079
Orari Galleria: da martedì a domenica:10.30-13/ 16-19.30


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Araki in mostra alla Fondazione Bisazza

Nobuyoshi Araki, 67 Shooting Back, 2007 © Nobuyoshi Araki Courtesy of Taka Ishii Gallery, Tokyo
ARAKI
 
21 settembre – 3 dicembre 2017​
FONDAZIONE BISAZZA – Viale Milano, 56 Montecchio ​(Vicenza)


Nobuyoshi Araki, 67 Shooting Back, 2007 © Nobuyoshi Araki Courtesy of Taka Ishii Gallery, Tokyo

Con la mostra ARAKI, a cura di Filippo Maggia, la Fondazione Bisazza rende omaggio al celebre artista – fotografo contemporaneo, Nobuyoshi Araki.
In mostra, da giovedì 21 settembre a domenica 3 dicembre 2017, l’universo del maestro giapponese, dai nudi femminili, alle composizioni floreali qui diventate quasi sensuali, agli scorci cittadini e ai cieli di Tokyo, ritratti nella loro massima esplosione di luminosità. Più di sessanta fotografie inducono l’osservatore ad una profonda riflessione sull’universo femminile, sull’eros e sulla morte, facendogli rivivere anche tutti quegli stati d’animo ad essi correlati.  
​La capacità di tradurre in fotografia questa arte antica è visibile anche nei tredici scatti realizzati da Araki per la campagna pubblicitaria BISAZZA nel 2009. Arte, tradizione e raffinatezza trovano qui la loro massima espressione, grazie a quell’armonioso connubio tra i preziosi decori in mosaico e il fascino della cultura giapponese.


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Werner Bischof in arrivo alla Casa dei Tre Oci

USA. Southern part of the country. 1954. © Werner Bischof/Magnum Photos

250 immagini del grande fotografo svizzero consentono di ripercorrere le storie e i viaggi di uno dei punti di riferimento dell’Agenzia magnum, fondata nel 1947 da Henri Cartier-Bresson e Robert Capa. Werner Bischof viaggiò negli angoli più remoti del mondo: dall’India al Giappone, dalla Corea all’Indocina fino ad arrivare a Panama, in Cile e in Perù. La mostra arriva in Italia in occasione delle celebrazioni dei 100 anni dalla nascita del fotografo e si compone di stampe vintage, memorie, documenti, lettere e pubblicazioni.


SWITZERLAND. Zurich. 1941. Nude. “Breast with grid.” © Werner Bischof/Magnum Photos

Per la prima volta sarà esposta una selezione di 20 fotografie inedite, dedicate all’Italia.


Dal 22 settembre 2017 al 25 febbraio 2018, Casa dei Tre Oci di Venezia ospita una grande antologica dedicata a Werner Bischof (1916-1954), uno dei più importanti fotografi del Novecento, tra i fondatori dell’agenzia Magnum.

La mostra, curata dal figlio Marco Bischof, organizzata da Fondazione di Venezia e Civita Tre Venezie, in collaborazione con Magnum Photos e con la Werner Bischof Estate, presenterà 250 fotografie, in larga parte vintage, tratte dai più importanti reportage di Werner Bischof, che consentiranno di ripercorrere i lunghi viaggi che portarono l’artista svizzero negli angoli più remoti del mondo, dall’India al Giappone, dalla Corea all’Indocina fino ad arrivare a Panama, in Cile ed in Perù.


USA. Southern part of the country. 1954. © Werner Bischof/Magnum Photos

Per la prima volta, sarà esposta una selezione di 20 fotografie in bianco e nero inedite che hanno nell’Italia il suo soggetto privilegiato. In essa si coglie l’originalità dello scatto che rivela l’occhio ‘neorealista’ di Werner Bischof.

Il percorso espositivo trasporterà il visitatore nell’età dell’oro del fotogiornalismo, conducendolo sulle tracce di Werner Bischof.

Sarà un itinerario che, partendo dall’Europa, appena uscita devastata dalla seconda guerra mondiale, giungerà in India dove ci si troverà di fronte a un paese attanagliato dalla povertà e dalla miseria, ma in cui si iniziano a intravvedere gli sviluppi industriali che la porteranno a essere uno delle nazioni leader del nuovo millennio.

Quindi, il confronto spietato tra gli elementi della cultura tradizionale giapponese e il dramma della guerra di Corea introdurrà all’analisi del continente americano.


Cambodia 1952 © Werner Bischof/Magnum Photos

Il viaggio di Bischof, infatti, proseguirà nelle città statunitensi, di cui coglierà lo sviluppo metropolitano, anche con una serie di fotografie a colori, e si chiuderà idealmente tra i villaggi del Perù e sulle cime andine dove trovò la morte.

Bischof, considerato uno dei migliori fotogiornalisti, non si limitò a documentare la realtà con il suo obiettivo, quanto si fermò a riflettere di fronte ai soggetti, cercando di raccontare quelle dicotomie tra sviluppo industriale e povertà, tra business e spiritualità, tra modernità e tradizione.

Non mancherà una sezione dedicata alle fotografie di paesaggio e di natura morta, realizzate in Svizzera, tra la metà degli anni trenta e quaranta del Novecento.

Accompagna la mostra un catalogo aperture (in inglese).


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Massimiliano Camellini: “Al di là dell’acqua” in mostra a Genova

Massimiliano Camellini. Al di là dell’acqua
 7 luglio – 7 settembre 2017
Museoteatro della Commenda di Prè, secondo piano – Piazza della Commenda, 1 Genova



Arriva al Museoteatro della Commenda di Prè a Genova, la mostra fotografica Al di là dell’acqua di Massimiliano Camellini, curata da Andrea Tinterri, critico e direttore del gruppo BAG Gallery, con allestimento a cura di Nicola Pinazzi, architetto partner del team.

Quattordici opere realizzate all’interno di navi cargo, nei luoghi del comando ma anche in luoghi privati, attraverso scatti fotografici di cabine, letti, comodini carichi di ricordi, tavole apparecchiate, un labirinto di stanze all’interno del quale orientarsi, un oblò o una finestra che si affaccia su una vista in continuo cambiamento.
La mostra è accompagnata dal catalogo Al di là dell’acqua in italiano e inglese edito da Greta’s Books che documenta le immagini dell’intero progetto con l’introduzione critica del curatore della mostra Andrea Tinterri, un intervento dell’antropologo Fabio Dei dell’Università di Pisa e un racconto inedito dello scrittore Donatello Bellomo.

L’esposizione è il risultato di un percorso fotografico durato oltre quattro anni che ha visto come oggetto d’indagine gli interni di numerose navi cargo, appartenenti a compagnie di nazionalità diverse. Massimiliano Camellini, partendo dalla sollecitazione letteraria di Novecento di Alessandro Baricco, ha restituito gli spazi del lavoro e del riposo di importanti navi cargo, piccole città stato che, per un lungo periodo dell’anno, galleggiano sull’oceano, lontane dalla terra ferma e dalle sue regole. Il progetto ha messo in evidenza – attraverso oggetti, simboli, piccoli feticci – il tentativo di ricostruire una quotidianità perduta, una stabilità all’interno di una piattaforma in continuo movimento. Ad essere inquadrati sono gli spazi e gli oggetti del comando, ma anche e soprattutto i luoghi privati, le cabine, i letti con a fianco comodini carichi di ricordi, tavole pronte per accogliere un nuovo pasto, corridoi a dividere il riposo dei temporanei abitanti. Un labirinto di stanze all’interno del quale orientarsi, dove spesso compare un oblò o una finestra, ma volutamente riprese attraverso un forte controluce: non c’è possibilità di geo localizzare la nave, s’intravvede qualcosa, ma l’atmosfera è ovattata. Camellini ha volutamente separato l’interno della piattaforma da tutto ciò che risiede al di fuori, due piani differenti, difficilmente conciliabili. Quello che interessa al fotografo è quello che succede dentro alla città, l’organizzazione di un nuovo spazio, l’adattamento a nuove regole, la ricostruzione di un proprio guscio in cui vivere. In nessuna immagine compare l’uomo, ma sono gli spazi e gli oggetti stessi a metterlo in primo piano, ad aspettarlo come una presenza momentaneamente sospesa.


Per maggiori informazioni clicca qui.


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Daniele Tamagni in mostra alla Galleria del Cembalo di Roma

Gentleman of Bacongo © Daniele Tamagni

La Galleria del Cembalo, in occasione della fashion week estiva di Altaroma 2017, presenta per la prima volta al pubblico romano gli scatti di Daniele Tamagni sul tema delle mode e delle controculture giovanili nelle realtà urbane dell’Africa contemporanea.



Dal 6 luglio al 16 settembre, presso la Galleria del Cembalo (Palazzo Borghese) a Roma, la mostra ANOTHER LOOK, a cura di Giovanna Fazzuoli, racconterà la moda di strada come strumento di affermazione individuale e di rivendicazione politica e sociale. Dai dandy congolesi di Brazzaville ai metallari cowboys di Gaborone, dai giovani ballerini di Johannesburg ai creativi di Nairobi e Dakar, Daniele Tamagni è riuscito a cogliere l’immediatezza espressiva di queste comunità.

Nel suo lungo lavoro di reportage condotto in diversi paesi africani, Tamagni ritrae fenomeni di resistenza eccentrica e di rivendicazione della differenza attraverso la moda.
L’identità delle fashion tribes è rappresentata in diversi contesti geografici in cui si è radicata una controcultura popolare che si ispira a quella coloniale e occidentale, sfidandola e reinterpretandola con inesauribile creatività.


Gentleman of Bacongo © Daniele Tamagni

Tra globalizzazione e tradizione, desiderio di emulazione e affermazione sociale, spontaneità e artificio, creatività individuale e reinterpretazione, le tribù della moda, raccolte nel volume “Fashion Tribes”, rivendicano la propria identità nella realtà di tutti i giorni, una realtà che Tamagni ha saputo guardare da un punto di vista diverso, sfidando stereotipi e luoghi comuni.


Biografia
Daniele Tamagni è un fotografo freelance di moda e reportage. Nel 2007 vince il Canon Young Photographer Award con un progetto sui dandy congolesi, i Sapeurs di Brazzaville. Nel 2009 pubblica il libro intitolato “Gentlemen of Bacongo” e nel 2010 vince l’ICP INFINITY AWARD per la categoria fashion. Il suo progetto sulle lottatrici boliviane si classifica secondo al World Press Photo 2011 per la categoria Arts & Entertainment. Nel 2015 pubblica “Fashion Tribes/Global Style Battles”, Abrams/La Decouverte. Il suo ultimo libro, “Mtindo Stylemovers. Rebranding Africa”, edito da Skira, è stato presentato a Milano il 15 novembre 2016. Le fotografie di Tamagni sono state esposte nelle gallerie private e nei musei di tutto il mondo e sono entrate a far parte delle collezioni permanenti di numerose istituzioni, tra cui il LACMA di Los Angeles, il MoCP di Chicago, il Volkerkunde Museo di Amburgo e il Royal Pavillion Museum di Brighton.


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Urban Nightmares di Pier Paolo Pitacco in mostra a Milano

Milano

di Alessandro Curti


In mostra, alla Whitelight Art Gallery – all’interno del workspace Copernico Milano Centrale –, la personale di Pier Paolo Pitacco, direttore artistico di Rolling Stone Italia e fra i protagonisti del successo dell’italian style nel mondo editoriale. Protagonista dell’esposizione è il tunnel, a rappresentare sentimenti di smarrimento, incubi, angosce e paure. Le immagini sono state realizzate fra Zurigo, Parigi e Milano e il progetto, in divenire, prevede nuove tappe alla scoperta dei tunnel di altre città del mondo. Ad accompagnare gli scatti, in grandi formati, una selezione della serie Vanishing Cover dove l’artista immortala le copertine di vecchi vinili per ricordare l’importanza fisica e tattile della nostra arte.

 


Info:
Indirizzo: Whitelight Art Gallery, via Lunigiana angolo via Copernico Milano
Orari: lunedì-venerdì ore 10-18
Tel. 334.11.33.062.
E-mail: info@whitelightart.it
Web: www.whitelightart.it
Fino al 22 settembre 2017


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200 fotoritratti dall’archivio di Maria Mulas a Palazzo Morando

© Maria Mulas - Christo New York 1979
OBIETTIVO MILANO
200 fotoritratti dall’archivio di MARIA MULAS
a cura di Maria Canella e Andrea Tomasetig con Antonella Scaramuzzino e Clara Melchiorre
1 giugno – 6 settembre 2017

Uno spaccato di storia milanese dagli anni Settanta ad oggi in un racconto fatto di personaggi, volti ed espressioni


 

© Maria Mulas – Jannis Kounellis 1985

Dal 1° giugno al 6 settembre 2017, le sale espositive di via Sant’Andrea 6 di Palazzo Morando | Costume Moda Immagine ospitano la mostra promossa da Comune di Milano | Cultura, Direzione Musei Storici e organizzata in collaborazione con l’associazione Memoria & Progetto, “OBIETTIVO MILANO. 200 fotoritratti dall’archivio di MARIA MULAS”, a cura di Maria Canella e Andrea Tomasetig con Antonella Scaramuzzino e Clara Melchiorre.
L’esposizione si inserisce nel palinsesto della Milano Photo Week in programma dal 5 all’11 giugno: una settimana di mostre, incontri, visite guidate, laboratori, progetti editoriali, opening o finissage, proiezioni urbane dedicati alla fotografia.

Maria Mulas è una tra le più importanti fotografe italiane riconosciuta a livello internazionale che con la sua macchina fotografica ha saputo immortalare il mondo, dalle architetture ai personaggi dell’entourage artistico e culturale. Schiettezza, empatia e verità del soggetto sono i ‘cardini’ su cui si muove la sua ricerca e ampiamente illustrati nella selezione dei 200 ritratti in mostra a Palazzo Morando.


© Maria Mulas – Christo New York 1979

Fil rouge dell’esposizione è Milano, la sua intensa storia culturale, la continua trasformazione che si traduce nell’essere costantemente al passo con i tempi: Milano è uno specchio che riflette le tendenze internazionali in ogni ambito della società, dell’innovazione, della ricerca. Maria Mulas descrive con naturalezza ed empatia i diversi volti di Milano a cui è particolarmente legata, catturando i ritratti di artisti, galleristi, critici, designer, architetti, stilisti, scrittori, editori, giornalisti, registi, attori, intellettuali, imprenditori e amici che con questa città hanno intessuto un particolare rapporto.
Sette sezioni scandiscono il percorso espositivo della mostra: la prima, “Coda rossa” con macchina fotografica, accoglie autoritratti e fotografie scattate all’artista dai fratelli Ugo e Mario Mulas e dal pittore e scrittore Emilio Tadini; seguono nelle sale successive i fotoritratti di Amici artisti, La città del design, Il mondo della moda, Le arti dello spettacolo, I borghesi sono gli altri e Scrittori, giornalisti, editori.

Completano la rassegna fotografica disegni, dediche, cartoline, scritti e documenti che testimoniano i profondi legami intessuti da Maria Mulas con le personalità da lei ritratte.


Maria Mulas ritratta di schiena, 1980

Che si tratti di ritratti posati o di scatti rubati, nelle fotografie di Maria Mulas si legge una spiccata inclinazione a coltivare relazioni e incontri, una complicità con il soggetto che trapela dalle immagini. Nelle opere emerge l’abilità nel cogliere la naturalezza o l’artificiosità, le espressioni, gli atteggiamenti, le abitudini, i caratteri, gli stili di vita, in un continuo dialogo tra quotidianità ed eccezionalità, tra realismo e ironia.
Il progetto di allestimento è a cura di Leo Guerra e Cristina Quadrio Curzio nell’ambito di una sponsorizzazione tecnica della mostra da parte di Fondazione Gruppo Credito Valtellinese.
La mostra è realizzata con il sostegno di
Archivio Maria Mulas Libreria Galleria Andrea TomasetigFpe d’Officina.

Palazzo Morando | Costume Moda Immagine
via Sant’Andrea 6 – piano terra
1 giugno – 6 settembre 2017
Orari: martedì-domenica, ore 9-13 e 14-17.30

INGRESSO LIBERO


 

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Night Games di Stefano Cerio in mostra a CAMERA

Mirabilandia Ravenna, 2017

Una suggestiva selezione di scatti notturni dei parchi divertimento, tratta dal lavoro fotografico di Stefano Cerio NIGHT GAMES, in mostra dal primo giugno al 30 luglio, nella Project Room del Centro di Via delle Rosine 18 a Torino.


Mirabilandia Ravenna, 2017

Con la serie Night Games, Stefano Cerio prosegue la sua ricerca, apparentemente oggettiva, sui luoghi e sulle macchine del consumo del divertimento di massa, avviata con lavori quali Aqua Park (2010), Night Ski (2012) e Chinese Fun (2015).
In mostra, 12 spettacolari immagini, di cui 8 di grande formato – oltre un metro di altezza per quasi un metro e mezzo di larghezza – e 4 di misure più contenute, che ben rappresentano la poetica di Cerio.

Cosa succede in un parco dei divertimenti quando si spengono le luci? Cosa succede di notte nei parchi per bambini?
Nel suo lavoro, Stefano Cerio offre alcune risposte a tali interrogativi e suggestive testimonianze visive, esplorando il tema dell’intrattenimento, del divertimento, della distrazione e lasciando che sia la realtà da lui immortalata a parlare, a raccontarsi.

Un’indagine sul tema della rappresentazione, tra oggettività e suggestione, reale e posticcio. 


Info:

Date: 1 giugno – 30 luglio 2017

Luogo: CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
Via delle Rosine 18, 10123 Torino
Tel: 01.10.88.11.50
Email: camera@camera.to
Web: www.camera.to


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Gli scatti di Mario Giacomelli in mostra al MA*GA

In occasione del Festival Fotografico Europeo organizzato da Afi, le sale del MA*GA ospitano la personale di uno dei più famosi fotografi italiani, conosciuto e celebrato in tutto il mondo.
Nel 1963 Szarkowski consacrò Mario Giacomelli tra i cento autori migliori al mondo: oggi va in scena una grande esposizione, a cura di Enrica Viganò, composta da 101 scatti selezionati e ordinati direttamente dall’artista nel 1984 per un evento espositivo a Lonato, cittadina alla quale Giacomelli donò alcune delle sue opere.



La mostra si sviluppa rispettando i nuclei tematici scelti e curati dallo stesso Giacomelli, che regalano allo spettatore una visione complessiva della sua produzione artistica: Mia moglie (1955), La mia modella (1955), Mia madre (1956), Io non ho mani che mi accarezzino il volto (1961-1963), Lourdes (1957), La buona terra (1964-1965), Scanno (1957-1959), Verrà la morte e avrà i tuoi occhi (1955-1956 / 1981-1983), Caroline Branson da Spoon River (1971-1973), Gabbiani (1981-1984).
A legare queste sezioni tematiche, sono presenti 41 fotografie di paesaggio dal titolo Presa di coscienza sulla natura (1955-1984), che raccolgono una lunga e minuziosa ricerca durata decenni.

Info:
Indirizzo: Palazzo Leone da Perego, via Gilardelli 10 Legnano (MI)
Orari: giovedì-venerdì 9.30-12.30
sabato-domenica 10-12.30 e 16-19
Tel: 03.31.70.60.11
Mail: leonedaperego@museomaga.it
Web: www.museomaga.it

fino al 4 giugno

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