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Chernobyl: “l’ombra lunga” del disastro fotografata da Gerd Ludwig

La sala di controllo dell'unità #4 ancora contaminata, dove dove venne commesso l'errore umano che causò il disastro nucleare © Gerd Ludwig

Dal 23 gennaio al 15 febbraio, ONO arte contemporanea a Bologna ospita Chernobyl: l’ombra lunga. Fotografie di Gerd Ludwig, quattordici scatti parte del più ampio progetto che il fotografo tedesco ha dedicato alle conseguenze del disastro nucleare avvenuto il 26 aprile 1986 – il peggiore della storia – con l’esplosione e l’incendio del reattore numero 4 della centrale V.I. Lenin. Le ripercussioni furono immediate e coinvolsero non solo l’Unione Sovietica ma gran parte dell’Europa Occidentale: grazie ai venti favorevoli, infatti, le radiazioni raggiunsero la Scandinavia e molti altri Paesi. E le conseguenze del disastro continuano a distendere la loro “ombra lunga” (sono evidenti sui corpi anche dei bambini nati oggi), mentre le aree attorno alla centrale si stanno ripopolando di animali di ogni specie che, grazie all’assenza dell’uomo, hanno trovato un habitat se non ideale quantomeno idoneo alla loro esistenza (lo testimonia anche la fotografia School Visit di Adrian Bliss, tra i vincitori del Wildlife Photographer of the Year 2018, che ha immortalato una volpe rossa nella città abbandonata di Pripyat, in Ucraina).

Gerd Ludwig e la fragilità della vita

Dopo aver firmato un contratto con il National Geographic per un progetto che riguarda i cambiamenti sociali e i problemi ambientali nell’ex Unione Sovietica, Gerd Ludwig si è recato una prima volta a Chernobyl nel 1993 e nel 2005 è stato il primo fotografo occidentale a scendere nei meandri della centrale fino al reattore 4, ancora contaminato. È tornato sul luogo del disastro anche nel 2011 e nel 2014 per completare il suo lavoro e per dare testimonianza dello stato non solo della centrale ma anche dell’ambiente circostante e delle persone. Il risultato sono immagini di grande impatto che vogliono far riflettere sulla fragilità della vita umana e dell’ambiente che ci ospita, in un’epoca in cui la necessità dell’approvvigionamento energetico diventa sempre più impellente e problematica.

Informazioni
ONO arte contemporanea
Via Santa Margherita 10, Bologna
ingresso libero
www.onoarte.com

Audrey Hepburn: un ritratto intimo e inedito

Fino all’1 marzo, la Fondazione Carispezia di La Spezia rende omaggio a Audrey Hepburn con la mostra Intimate Audrey, un’esposizione-biografia curata dal figlio, Sean Hepburn Ferrer, che ha voluto condividere con il pubblico un ritratto inedito, centrato sul lato umano e privato della donna “nascosta” dietro l’attrice. Icona di stile ed eleganza, che tutti conosciamo grazie a capolavori quali Colazione da Tiffany, Sciarada, Sabrina, Vacanze romane, Audrey Hepburn ha affiancato alla carriera sul set un grande impegno a favore dei bambini nei Paesi più poveri del mondo, impegno che le valse la Medaglia presidenziale della libertà (conferitale dal presidente degli Stati Uniti George W. Bush) e il Premio umanitario Jean Hersholt.

In mostra fotografie, oggetti e ricordi personali

Sono proprio gli aspetti meno noti della vita di Audrey Hepburn a essere svelati dalle fotografie, dai disegni, dagli scritti, dalle video-interviste e dagli oggetti in mostra, in un allestimento pensato ad hoc per gli spazi espositivi della Fondazione Carispezia che ripercorre i momenti più importanti del percorso personale dell’attrice: l’infanzia a Bruxelles con la famiglia d’origine, i successivi trasferimenti a Londra, negli Stati Uniti, in Italia, il matrimonio in Svizzera con Mel Ferrer e la nascita del figlio Sean, gli amici. Quella che emerge, attraverso lo sguardo del figlio Sean, è dunque una Audrey Hepburn quotidiana, donna e madre prima ancora che stella di Hollywood.

Informazioni


Dove: Fondazione Carispezia – Via Domenico Chiodo 36, La Spezia
Orari: Dal lunedì al giovedì 15.30-19.30 | venerdì, sabato e domenica 10.30-13.00 e 15.30-19.30
ingresso libero
www.fondazionecarispezia.it

Aperitivo in mostra con Fabiano Ventura

Giovedì 16 gennaio, a partire dalle 19:00, Fabiano Ventura accompagnerà i visitatori della mostra dal titolo “Fabiano Ventura, Sulle tracce dei ghiacciai” in una visita guidata alla Galleria Civica di Bassano del Grappa dove l’esposizione rimarrà esposta fino al 17 febbraio.

Sulle tracce dei ghiacciai: il progetto

Sulle tracce dei ghiacciai” è un progetto fotografico-scientifico che si avvale del contributo di fotografi specializzati e di scienziati glaciologi per coniugare la comparazione fotografica e la ricerca scientifica, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sugli effetti dei cambiamenti climatici. Attraverso una serie di spedizioni sui ghiacciai montani più importanti della Terra durate oltre 10 anni, hanno effettuato misurazioni glaciologiche e nuove riprese fotografiche che riprendono lo stesso punto geografico nel medesimo periodo dell’anno di quelle realizzate dai fotografi-esploratori di fine ‘800 e inizio ‘900. L’arretramento dei ghiacciai, evidenziato dai confronti fotografici, diviene così un case study, per prendere coscienza delle conseguenze dell’evoluzione climatica.

Visita alla mostra insieme a Fabiano Ventura

La mostra ripercorre le cinque spedizioni del progetto e darà ai visitatori la possibilità di fare un’esperienza sensoriale attraverso la video installazione interattiva, per vivere in prima persona e direttamente con il proprio corpo gli effetti dei cambiamenti climatici.
Il costo della serata è di 10€, comprensivo di ingresso alla mostra, visita guidata a cura di Fabiano Ventura e due aperitivi Mezzoemezzo.
L’evento è a numero limitato e non richiede prenotazioni, l’ingresso sarà consentito fino a esaurimento posti disponibili.

Per maggiori informazioni

http://www.museibassano.it/mostra/fabiano-ventura

http://sulletraccedeighiacciai.com/

Grande successo per Anthropocene al MAST di Bologna

Makoko #2, Lagos, Nigeria 2016 © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Si è chiusa con un grande successo di pubblico Anthropocene, mostra multimediale frutto della collaborazione quadriennale tra il fotografo Edward Burtynsky e i registi Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier, che hanno indagato e documentato l’impatto crescente delle attività umane sul nostro Pianeta (ne avevamo parlato qui). Allestita per la prima volta in Europa al MAST di Bologna, l’esposizione è stata prorogata per ben due volte (fino al 5 gennaio 2020) e visitata da 155mila persone. Sono state 620 le visite guidate organizzate per il pubblico, curate dai mediatori culturali della Fondazione MAST, cui hanno partecipato 15.800 persone. Ben 15.500 gli studenti coinvolti, che hanno effettuato 600 visite guidate. La mostra è stata completata nel corso dei mesi dai MAST. Dialogues on Anthropocene: 77 tra talk, incontri e proiezioni del film Anthropocene: the Human Epoch (Anthropocene: l’Epoca Umana), codiretto dai tre artisti e narrato dal premio Oscar Alicia Vikander.

Anthropocene: l’impatto dell’uomo sulla Terra

Numeri straordinari che riflettono la sempre crescente presa di consapevolezza dell’opinione pubblica rispetto alle conseguenze che i cambiamenti climatici e le attività umane hanno sull’ambiente e sulle nostre vite. Eventi drammatici come gli incendi che hanno colpito l’Amazzonia e l’Australia o le inondazioni in Iran e in Sud Sudan non devono farci dimenticare che tanti problemi affliggono anche il nostro Paese: secondo il nuovo Climate Risk Index pubblicato da Germanwatch, infatti, l’Italia si classifica al 21esimo posto nel mondo per impatti da eventi climatici estremi nel 2018. Tra il 1999 al 2018, il nostro Paese ha registrato 19.947 morti riconducibili agli eventi meteorologici estremi mentre le perdite economiche sono state quantificate in 32,92 miliardi di dollari.

Anthropocene: le dichiarazioni degli artisti

Ha commentato Urs Stahel, curatore della mostra: «Anthropocene era stata pianificata per quattro mesi ed è durata otto, senza mai registrare un calo del numero di visitatori. Stupefacente, sorprendente e inaspettato. Un anno fa immaginavamo che il tema del clima sarebbe diventato sempre più dominante, ma in pochi mesi tutto è cambiato: è arrivata Greta, sono iniziate le manifestazioni Friday for Future e nell’opinione pubblica è cresciuta la consapevolezza sui temi legati all’ambiente e al cambiamento climatico, che sono al centro della mostra e del film». «Ci dispiace salutare Anthropocene alla Fondazione MAST – hanno dichiarato Edward Burtynsky, Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier. Ci fa sperare sapere che questo progetto ha avuto un grande impatto su visitatori di tutte le età e che continuerà a far crescere la consapevolezza su temi diventati urgenti in tutto il mondo».

Mostre da non perdere: Il Colore dei Ricordi

Durerà pochi giorni la mostra realizzata da Luca Casonato e Salvatore Palazzo. Il Colore dei Ricordi propone una riflessione sul paesaggio condotta a partire dai ricordi e dalla ricerca del colore a volte dimenticato.

Paesaggi e colori in mostra

Entrambi gli autori indagano gli elementi e i colori comuni al paesaggio veneto e siciliano ciascuno col proprio mezzo espressivo. Luca Casonato propone una decina di fotografie di grandi dimensioni nelle quali grandi paesaggi, insetti e animali, oppure dettagli quasi astratti dell’ambiente si affacciano contribuendo a creare un mosaico incentrato sulla visione e il colore della memoria. Salvatore Palazzo presenta una decina di opere di grandi dimensioni, che, mescolando realismo a interventi manuali pittorici, enucleano altrettanti elementi base del paesaggio e della memoria personale. La struttura quasi fiabesca data alle opere dall’autore evidenzia il lungo dialogo fra realtà e memoria, fra visione e ricordo. Le varie opere, pur diverse per vissuti e tecnica rappresentativa, risultano molto coerenti e compatte fra loro, grazie al tema comune del paesaggio, alla profonda riflessione sul colore, e alla struttura verticale ricorrente. Il lavoro condotto dagli autori sul paesaggio e sulla memoria del paesaggio genera delle opere apparentemente chiare – esse sembrano venire incontro all’osservatore, sembrano lasciarsi comprendere – ma ricche di implicazioni, suggestioni, rimandi, significati. Le opere racchiudono una doppia visione: da un lato sono il frutto dell’osservazione condotta dagli autori, dall’altro gli elementi rappresentati – animali, insetti, cieli, dettagli – sembrano guardarci. Noi guardiamo il paesaggio, che ci osserva.

Luogo
Spazio Mostre “I. Battistella”
Piazza Indipendenza (Giardino Agorà)
San Donà di Piave (VE).

Date
dal 11/01/2020 al 26/01/2020

Orari
Mar – Ven 16.00-18.30
Sab 10.00-12.30 e 15.00-20.00
Dom 10.00-12.30 e 15.00-19.00
Ingresso Libero

Gli autori
Luca Casonato:  www.lucacasonato.com

Salvatore Palazzo: www.behance.net/salvatorepalazzoSAV

Per informazioni sulla mostra, clicca qui.

Steve McCurry da record: oltre 29.000 i visitatori per “Cibo”

Shikaras on Dal Lake, Srinagar, Kashmir, 1996 © Steve McCurry

Sono oltre 29mila i visitatori, fino a oggi, della mostra “Cibo” del fotografo statunitense Steve McCurry, in corso fino al 6 gennaio 2020 ai Musei San Domenico di Forlì (piazza Guido da Montefeltro 12). Prodotta da Civitas srl e curata da Monica Fantini, Fabio Lazzari e Biba Giacchetti con il sostegno della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, l’esposizione presenta un’ottantina di scatti, per larghissima parte mai esposti e stampati prima, del 4 volte vincitore del World Press Photo: un racconto fotografico sul cibo come elemento universale, seppur così diverso da Paese a Paese; un giro del mondo sui modi di produrlo, trasformarlo e consumarlo nella messa in evidenza del suo valore, dell’attenzione al non spreco e della cultura a cui rimanda, ponte di conoscenza tra i popoli.

INFORMAZIONI
La mostra “Cibo” di Steve McCurry è aperta al pubblico fino a lunedì 6 gennaio 2020 presso i Musei San Domenico di Forlì (piazza Guido da Montefeltro 12). Prevendita dei biglietti su Ticketone.

Apertura: dal martedì alla domenica dalle ore 9.30 alle 19.00. La biglietteria chiude un’ora prima

Chiusura: tutti i lunedì.

Aperture straordinarie: 31 dicembre dalle 9.30 alle 13.30 – 1° gennaio 2020 dalle 14.30 alle 19.

 

Per informazioni sulla mostra:

info@mostramccurry.it

www.mostramccurry.it

Le migliori mostre da visitare nel periodo natalizio

Julie, 2007 © Alex Prager

Gli eventi e i luoghi consigliati da noi: tutti gli appuntamenti da non perdere nel periodo di Natale!

MILANO

Silver Lake Drive – Alex Prager

Fino al 6 gennaio 

Crowd 3 Pelican Beach, © Alex Prager

In collaborazione con il Musée des Beaux-Art Le Locle, la storica sede milanese della Fondazione Sozzani di Corso Como ospita le fotografie di una delle autrici più interessanti e istrioniche del momento. Alex Prager è una fotografa e regista americana originaria di Los Angeles consacrata nel mondo dei grandi nomi della fotografia internazionale dopo che alcune sue immagini sono state inserite nella mostra al MoMA New Photography nel 2010. L’opera della Prager, che guarda a un’altra grande donna della fotografia contemporanea come Cindy Sherman, è cinematografica e trae ispirazione dalle sue esperienze personali, dalla street photography alla cultura pop e ai film, inserendo degli elementi stilistici che richiamano i generi cinematografici come il noir, il thriller, il melodramma e i polizieschi. Donne protagoniste, colori saturi e un immaginario vagamente familiare: l’artista è in grado di ricreare un proprio mondo originale in cui esplora temi oscuri in modo seducente e allo stesso tempo inquietante. La narrazione delle sue storie si definisce all’interno della cornice di un singolo fotogramma caratterizzato per lo più dall’assenza di una narrativa lineare, elemento raccolto dalla tradizione fotografica di grandi autori americani quali William Eggleston e Diane Arbus.

Informazioni

Dove: Fondazione Sozzani – Corso Como 10 – Milano
Orari: lunedì, martedì, venerdì, sabato e domenica ore 10.30-19.30; mercoledì e giovedì ore 10.30-21.
Tel.: +39 02.65.35.31.
Ingresso: 5 euro
E-mail: galleria@fondazionesozzani.org
Web: www.fondazionesozzani.org

Training Humans – Kate Crawford e Trevor Paglen

Fino al 24 febbraio

Immagini dalla mostra Kate Crawford Trevor Plagen: Training Humans – Osservatorio Fondazione Prada. Foto: Marco Cappelletti, Courtesy Fondazione Prada

Che ruolo ha e avrà l’intelligenza artificiale nella nostra vita? Come sono utilizzate miliardi di immagini personali che in ogni momento e in ogni parte del mondo pubblichiamo nei social media? Queste sono solo alcune delle domande che la mostra Training Humans, nata dalla collaborazione della professoressa e studiosa nell’ambito di intelligenze artificiali Kate Crawford e dall’artista Trevor Paglen, propongono al pubblico. Per immagini di training si intende tutto quel repertorio fotografico utilizzato dagli scienziati per insegnare ai sistemi di intelligenza artificiale come vedere e classificare il mondo.
Il progetto espositivo si interroga riguardo lo stato attuale dell’immagine nell’intelligenza artificiale e nei sistemi algoritmici, dall’istruzione alla sorveglianza militare, dall’applicazione della legge alla gestione delle risorse umane e al sistema di giustizia penale. Questo appuntamento, certamente non convenzionale, ci aiuta a comprendere come scienza e arte possano, in certi casi, lavorare a stretto contatto per approfondire e sintetizzare la complessità di alcuni temi chiave della nostra contemporaneità.

Informazioni

Dove: Osservatorio Fondazione Prada, Galleria Vittorio Emanuele II – Milano
Tel.: 02.56.66.26.12.
Ingresso: 15 euro
E-mail: visit.milano@fondazioneprada.org
Web: www.fondazioneprada.org

BIELLA

L’altra macchina: un’industria biellese e l’affermazione della fotografia in Italia – Giuseppe Venanzio Sella

Fino al 2 febbraio

Veduta di Palazzo Madama, 1853 © Giuseppe Venanzio Sella

La storia del nostro Paese è stata costruita non solo dai grandi eventi e da noti personaggi storici, ma soprattutto dalle piccole e medie realtà territoriali guidate da azioni locali e menti brillanti. È il caso di Giuseppe Venanzio Sella che nell’area biellese è stato uno dei maggiori protagonisti – siamo a cavallo del XIX secolo – nella stagione in cui la fotografia iniziava la sua diffusione come strumento simbolo di un rapido processo di modernizzazione della società. Sella è stato, oltre a un importante industriale, un fotografo e un divulgatore della nascente arte dell’immagine. È l’autore del Plico del Fotografo (1856), il primo e completo trattato in italiano sulla disciplina fotografica. Fino al 2 febbraio, in mostra l’opera storica che questo brillante autore ha dedicato alla fotografia e il contesto socio-culturale della sua affermazione in Italia. In esposizione, originali fotografici tra i quali dei primi dagherrotipi, alcuni calotipi originali di Henry Fox Talbot e una preziosa selezione della sua produzione fotografica.

Informazioni 

Dove: Fondazione Sella, Via Corradino Sella 10 – Biella
Orari: sabato e domenica ore 10-19 (altri giorni su appuntamento)
Tel: +39 015.25.22.445
Ingresso: 7 euro
E-mail: fondazionesella@fondazionesella.org
Web: www.fondazionesella.org

Bard (Valle D’Aosta)

Mountains by Magnum Photographers

Fino al 6 gennaio

Zermatt, Switzerland,1950 – Robert Capa. International Center of Photography/Magnum Photos

La montagna vista, vissuta e fotografata dai fotografi della celebre Agenzia Magnum Photos fondata nel 1947 da Henri Cartier Bresson, Robert Capa, David Seymour e George Rodger, icone della fotografia internazionale. E’ l’inedito progetto espositivo Mountains by Magnum Photographers, curato per la prima volta dal Forte di Bard insieme all’agenzia Magnum Photos Paris, che il Forte di Bard ospita dal 17 luglio 2019 al 6 gennaio 2020. Un viaggio nel tempo e nello spazio, un percorso cronologico che raccoglie oltre 130 immagini esposte in una prospettiva di sviluppo storico della rappresentazione dell’ambiente montano, declinata in base ai diversi temi affrontati da ciascun autore. Dai pionieri della fotografia di montagna, come Werner Bischof – alpinista lui stesso – a Robert Capa, George Rodger, passando per Inge Morath, Herbert List per arrivare ai nostri giorni con Ferdinando Scianna, Martin Parr, Steve McCurry. La mostra comprende anche una sezione dedicata ad un importante progetto su commissione dedicato al territorio della Valle d’Aosta, firmato dal fotografo Paolo Pellegrin.

Informazioni

Dove: Forte di Bard – Bard, Valle d’Aosta
Orari: Feriali 10.00 – 18.00; Sabato, domenica e festivi 10.00 – 19.00 (aperta tutti i giorni dal 26 dicembre 2019 al 6 gennaio 2020)
Tel.: + 39 0125 833818
Prenotazione gruppi: prenotazioni@fortedibard.it
Web: www.fortedibard.it/

 

Mountains and Parks: Olivo Barbieri e vent’anni di “errori fotografici”

Capri 2013 © Olivo Barbieri

Mountains and Parks è la personale dedicata ad uno dei maggiori fotografi contemporanei esposta al Centro Saint-Bénin di Aosta fino a domenica 19 aprile 2020. L’esposizione, curata da Alberto Fiz, è organizzata dalla struttura Attività espositive dell’Assessorato del Turismo, Sport, Commercio, Agricoltura e Beni culturali della Regione autonoma Valle d’Aosta.

Il progetto Moutains and Parks per il Centro Saint-Bénin

Sono oltre 50 i lavori esposti in un percorso ventennale che comprende, tra le altre, una serie di grandi immagini fotografiche inedite sulle montagne della Valle d’Aosta realizzate per l’occasione. Ideato per il Centro Saint-Bénin di Aosta, Mountains and Parks propone l’indagine di Olivo Barbieri sui parchi naturali, siano essi le Alpi, le Dolomiti, Capri rivisitata con i colori della memoria o le cascate più importanti del pianeta che, come afferma l’artista, “sopravvivono intatte ad uso del turismo o come luoghi fisici museali dove ammirare come potrebbe essere una natura incontaminata”. Si tratta di una rassegna spettacolare quanto problematica che affronta questioni di fondamentale importanza come l’esigenza di un rinnovato equilibrio naturale associato al turismo di massa che, se da un lato “consuma” i luoghi, dall’altra ne garantisce la sopravvivenza.

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Alps Geographies and People 2012 © Olivo Barbieri

L’indagine e gli “errori fotografici” di Olivo Barbieri

Le sue immagini viste dall’alto, riprese con la tecnica della messa a fuoco selettiva che evidenzia solo alcuni elementi lasciando volontariamente sfocato il resto della scena, hanno inaugurato un nuovo modo di percepire il paesaggio che, grazie all’introduzione consapevole di alcuni “errori” fotografici, ci appare in modo inedito, più simile a un modellino in scala (non manca nemmeno l’uso della pittura digitale) che a un contesto reale. E sebbene nulla di ciò che vediamo appaia contraffatto, l’indagine di Barbieri decreta l’ambiguità di ogni rappresentazione. Sono immagini che non nascono dalla volontà di ottenere effetti speciali (la forma dei soggetti rappresentati non è alterata), ma dalla curiosità di verificare il comportamento del mezzo fotografico in condizioni non-idonee; è un approccio che rivela l’interesse per il mondo, ma anche per gli strumenti ottici attraverso cui possiamo leggerlo: “Ciò che mi ha sempre coinvolto nella fotografia è il rapporto di scarto tra la visione dell’occhio e le abilità del mezzo”, precisa Olivo Barbieri. Insieme ai parchi dei ghiacci e dell’acqua, il suo sguardo si estende ai Landfills, le quattro grandi discariche abitate da migliaia di persone e animali del Sud Est asiatico in Thailandia, Indonesia e Malesia. Sono i parchi tematici in negativo, la coscienza sporca dell’Occidente dove si gioca l’equilibrio del pianeta.

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Jatiparang Semarang Indonesia 2013 © Olivo Barbieri

La storia dell’arte reinterpretata da Olivo Barbieri

Il paesaggio si estende anche all’universo della storia dell’arte dove la messa a fuoco selettiva modifica la percezione di opere ormai metabolizzate con un atteggiamento ironico e dissacrante. E se nel Paradiso Terreste di Nicolas Poussin sembra di vedere il Creatore che si allontana appoggiato ad un drone di controllo, il mito di Mark Rothko appare connesso con i simboli del fast food americano, gli hamburger. Il dialogo con i maestri del passato coinvolge anche Paolo Uccello, Caravaggio e Canaletto. Quest’ultimo, attraverso l’uso della camera ottica, sembra anticipare gli esiti della fotografia contemporanea.

Paintings, Uffizi, Florence 2002 © Olivo Barbieri

Le sculture e “Seascape #1 Night, China Shenzhen 05”

Per la prima volta, poi, viene presentata la produzione plastica di Barbieri e vengono esposte tre grandi sculture in legno realizzate per l’occasione che fanno riferimento alla mappatura simbolica dei codici Hobo, ai vagabondi americani e ai Rom. Ne emerge una geografia errante che crea un paesaggio segreto, accessibile solo ai membri della tribù. A completamento della rassegna, viene proiettato il video Seascape #1 Night, China Shenzhen 05 del 2006 che fa parte di un progetto artistico in divenire. In questo caso tutto parte da Shenzhen, in Cina, una delle nuove aree economiche vicino ad Hong Kong dove un’intera generazione di cinesi sta per concedersi, per la prima volta da cinquant’anni, un divertimento di massa: fare il bagno in mare al chiaro di luna.
Nell’epoca del digitale e dei social, dunque, Mountains and Parks si configura come un’occasione particolarmente stimolante per verificare la nostra relazione con la realtà colta nelle sue differenti e contraddittorie sfaccettature, tra ironia e dramma sociale.

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Adriatic Sea (staged) Dancing People 2015 © Olivo Barbieri

Per informazioni:

Regione autonoma Valle d’Aosta

Assessorato del Turismo, Sport, Commercio, Agricoltura e Beni culturali

Soprintendenza per i beni e le attività culturali

Struttura attività espositive

tel. +39.0165.272687 e 0165.275937

www.regione.vda.it 

Portfolio Italia – Gran Premio FUJIFILM, ecco il vincitore

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La FIAF – Federazione Italiana Associazioni Fotografiche ha annunciato il vincitore dell’edizione 2019 di “Portfolio Italia – Gran Premio FUJIFILM”.

Portfolio Italia – Gran Premio FUJIFILM, chi ha vinto 

Raffaele Petralla con il progetto “Cosmodrome” è il vincitore dell’edizione 2019 di “Portfolio Italia – Gran Premio FUJIFILM”. Il portfolio vincitore è un reportage fotografico ambientato al confine con il circolo polare artico, nell’estremo Nord della Russia e più precisamente nell’area militare riservata di Mezen. Le fotografie di Petralla ritraggono gli abitanti della zona intenti nelle attività di vita quotidiana, come caccia o pesca, in un territorio particolarmente ostile dove i fattori ambientali e climatici rendono la vita di tutti i giorni dura e faticosa. Il titolo del portfolio fa riferimento alla base di lancio dei missili della zona, famosa per essere stata il luogo dove avvenne la catastrofe di Nedelin nel 1960, tenuta segreta fino al 1989.

I finalisti Renata Busettini e Max Ferrero

Al secondo posto ex aequo sono stati premiati “La cicatrice” di Renata Busettini e Max Ferrero e “S’accabadora” di Tiziana Ruggiero. “La Cicatrice” è un progetto fotografico dedicato alla zona di confine tra Messico e Stati Uniti, ferita della società contemporanea ma anche luogo di incontro tra uomini, donne e bambini. Si tratta di un confine lungo 3.200 chilometri, più di un terzo dei quali segnato da un muro, una frontiera che un tempo era l’icona della conquista dell’Occidente. “Saccabadora” di Tiziana Ruggiero, infine, è un progetto fotografico che racconta del legame delle persone con la propria terra, di tradizioni, del mistero di una dimensione spirituale, dell’aldilà e di rituali antichi. Il titolo del portfolio, un termine sardo che letteralmente significa “colei che finisce”, rimanda ad una figura storica di una donna che si incaricava di portare la morte a persone di qualunque età, nel caso in cui queste fossero in condizioni di malattia tali da portare i familiari o la stessa vittima a richiederla.

Portfolio Italia – Gran Premio FUJIFILM, la mostra

La mostra con i venti portfolio finalisti – tra qui “Cosmodrome”, “La cicatrice” e “S’accabadora” – è in esposizione al CIFA – Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena fino a domenica 9 Febbraio 2020. Il portfolio vincitore, inoltre, sarà esposto nell’ambito di tutte le manifestazioni aderenti all’edizione 2020 del Circuito “Portfolio Italia”. Raffaele Petralla ha ricevuto in premio 1500 euro; 500 euro a testa sono stati invece assegnati ai secondi classificati ex aequo.

Per maggiori informazioni su Portfolio Italia: www.fiaf.net/portfolioitalia

La mostra - Un anno di portfolio


Luogo: CIFA – Centro Italiano della Fotografia d’Autore – Bibbiena (Arezzo), Via delle Monache, 2,
Tel. 0575 1653924 – Cell. 349 2335011
Ingresso: Gratuito
Chiusura: Domenica 9 febbraio 2020
Orario: da martedì a sabato 9,30 / 12,30 e 15,30 / 18,30 – domenica 10,00 / 12,30
Per info: http://www.centrofotografia.org/

The Coffee Hunter: la mostra a Milano

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The Coffee Hunter © Flavio & Frank

Fino al 20 aprile, il Faema Flagship Store Art & Caffeine di Milano ospita The Coffee Hunter Exhibition, mostra fotografica realizzata dai fotografi Flavio & Frank nell’ambito del progetto di “coffe hunting” ideato da Francesco Sanapo, coffee lover, pluripremiato campione di caffè e ideatore di Ditta Artigianale. È stato proprio Francesco Sanapo a proporre ai due fotografi un viaggio in Uganda, Paese che si sta sempre più imponendo per la qualità del caffè prodotto. Caffè che rappresenta non solo una fonte di ricchezza ma anche uno strumento per restituire dignità e prospettive alla popolazione. Mantenendo il loro stile, attraverso gli scatti a contadini, operai, donne riscattate dalla loro condizione emarginata, un ex ministro dell’agricoltura e molti altri personaggi, gli autori hanno raccontato la forte componente umana dell’Uganda, facendo emergere l’autenticità di questo Paese: il risultato sono immagini capaci di sensibilizzare il consumatore alla conoscenza del mondo che c’è dietro ogni tazzina, così da comprendere quanto sia importante scegliere consapevolmente.

The Coffee Hunter: Canon è Digital Imaging Partner

Da sempre al fianco dei professionisti del mondo della fotografia, Canon è Digital Imaging Partner di The Coffee Hunter Exhibition. Canon, infatti, ha voluto partecipare in modo tangibile al racconto del viaggio di Flavio & Frank alla scoperta del caffè, mettendo a disposizione le sue tecnologie più innovative – in particolare il nuovo Sistema EOS R – per dare forza e supporto al linguaggio narrativo dei due fotografi.

La mostra può essere visitata gratuitamente su richiesta nei giorni infrasettimanali in orario 10.00-12.00 e 14.30-17.30.
Info: artandcaffeine.faema.it/it

Mario Giacomelli e Edmo Leopoldi: storie celate di fotografia aerea

Mario Giacomelli: Paesaggio. 1990 circa. Archivio Mario Giacomelli - Fondo Simone Giacomelli

S’intitola “Mario Giacomelli e Edmo Leopoldi: storie celate di fotografia aerea” la mostra, a cura di Simona Guerra, in mostra allo Spazio Piktart di Senigallia.

Come nasce la mostra

Terminato il riordino dell’Archivio dello Studio Fotografico Leopoldi di Senigallia, fra gli album e i negativi sono state trovate delle cartelle molto speciali. Tra le oltre 330.000 immagini sulla città e le Marche, almeno 220 immagini, tra stampe a contatto, fogli di provinatura e negativi, erano infatti riconducibili all’opera di Mario Giacomelli. Enormi campi arati, case e vigne lavorate: erano tutte vedute aeree della campagna marchigiana, diverse delle quali cancellate a penna, tracciate con prove di inquadratura oppure contenenti appunti.

Perché queste fotografie erano conservate fra il materiale prodotto da Leopoldi?
Quando dal fondo di una busta è uscito un appunto scritto a penna con la calligrafia inconfondibile di Mario la risposta è parsa più chiara.Il messaggio diceva: “Edmo, se non andiamo oggi per i paesaggi ho l’impressione che non ci andiamo più. Dobbiamo farli ad ogni costo – almeno 30 rullini”. Così, da questa piccola annotazione, è iniziata una ricerca che ha permesso la ricostruzione di una vicenda sconosciuta alla maggior parte di noi.
Una storia che ha come oggetto il coinvolgimento attivo di Leopoldi alla produzione di una serie specifica di opere del maestro Giacomelli: i paesaggi aerei. Dalle ricerche è infatti emerso che Leopoldi, ottimo fotografo e appassionato di volo, sia stato l’esecutore delle fotografie aeree di Mario Giacomelli.

Cosa si può vedere

Il cuore della mostra è dato da 143 provini e 10 fogli di provinatura scattati da Leopoldi su indicazione di Mario Giacomelli provenienti dall’Archivio Storico Leopoldi. Ci sono poi altre immagini e testi autografi scritti da Mario a Edmo che aiutano a comprendere la ricerca.
Non mancano poi alcune opere di Mario Giacomelli originali provenienti dall’Archivio Mario Giacomelli di Senigallia, riferite ai provini esposti.

Edmo Leopoldi. Foglio di provinatura con paesaggi aerei. Dopo il 1974. Archivio Storico Leopoldi, Senigallia . G. c.

INFO

Dove – Spazio Piktart, via Mamiani 14, Senigallia, Ancona
Quando – Dal 23 novembre 2019 al 5 gennaio 2020
Orari – da martedì a venerdì 18-20; sabato e domenica 16–20
Ingresso – libero

 

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