Tag archive

mostra

Ferdinando Scianna: la grande mostra retrospettiva a Forlì

SCF1985003W00088-07 001

La grande mostra retrospettiva di Ferdinando Scianna

Non sono più sicuro, una volta lo ero, che si possa migliorare il mondo con una fotografia. Rimango convinto, però, del fatto che le cattive fotografie lo peggiorano” Ferdinando Scianna.

Gli spazi espositivi del Complesso di San Domenico a Forlì, apriranno al pubblico per ospitare la grande mostra retrospettiva dedicata a Ferdinando Scianna; 200 fotografie in bianco e nero stampate in diversi formati, per una rassegna, curata da Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda, e organizzata da Civita Mostre,  che attraversa l’intera carriera del fotografo siciliano e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo, costruito su diversi capitoli e varie modalità di allestimento.
Avendo deciso di raccogliere in questa mostra la più ampia antologia dei suoi lavori fotografici, con la solita e spiccata autoironia, Ferdinando Scianna, in apertura del percorso espositivo, sceglie un testo di Giorgio Manganelli:
“Una antologia è una legittima strage, una carneficina vista con favore dalle autorità civili e religiose. Una pulita operazione di sbranare i libri che vanno per il mondo sotto il nome dell’autore per ricavarne uno stufato, un timballo, uno spezzatino…”

Ferdinando Scianna: uno tra i più grandi maestri della fotografia non solo italiana

Ferdinando Scianna del suo lavoro scrive: “come fotografo mi considero un reporter. Come reporter il mio riferimento fondamentale è quello del mio maestro per eccellenza, Henri Cartier-Bresson, per il quale il fotografo deve ambire ad essere un testimone invisibile, che mai interviene per modificare il mondo e gli istanti che della realtà legge e interpreta. Ho sempre fatto una distinzione netta tra le immagini trovate e quelle costruite. Ho sempre considerato di appartenere al versante dei fotografi che le immagini le trovano, quelle che raccontano e ti raccontano, come in uno specchio. Persino le fotografie di moda le ho sempre trovate nell’azzardo degli incontri con il mondo”.

Le sezioni della mostra:

LA MEMORIA, Bagheria – La Sicilia – Le feste religiose
IL RACCONTO, Lourdes – I bambini – Kami – Il dolore
OSSESSIONI, Il sonno – Le cose – L’ombra – Bestie – Gli specchi
IL VIAGGIO, America – Deambulazioni – I luoghi
RITRATTI
RITI E MITI, Le cerimonie – Donne – Marpessa
Ferdinando Scianna
il viaggio il racconto la memoria
Forlì, Musei San Domenico
22 settembre 2018 – 6 gennaio 2019
Da martedì a venerdì ore 9,30 –18,30.
Sabato, domenica e festivi ore 10,00 – 19,00.
24 e 31 dicembre ore 9,30 – 13,30
1 gennaio 2019 ore 14.30 – 19.00
Chiuso tutti i lunedì e il 25 dicembre e il 1° gennaio
mostraferdinandoscianna.it

 
Immagine in evidenza

New York, 1985
© Ferdinando Scianna

Patrick Willocq: One finger cannot pick a stone

Patrick Willocq: One finger cannot pick a stone, a cura di Clelia Belgrado

A Genova, presso la Galleria VisionQuesT 4 la mostra di Patrick Willocq “One finger cannot pick a stone” (Un dito non può sollevare una pietra) dal progetto “Società e cambiamento nel nord del Ghana: Dagomba, Gonja, nell’ambito di una prospettiva regionale sulla storia del Ghanian”che ha il suo committente nel Noorderlicht Foundation / African Studies Centre, ed è stato finalista al Leica Oskar Barnack Award (LOBA) 2017.

Patrick Willocq: “un dito non può sollevare una pietra”

Patrick scrive: “Questo progetto – documentario-artistico – è intitolato ”One finger cannot pick a stone” e prende il nome da un proverbio locale che afferma “un dito non può sollevare una pietra” richiamando alla necessita’ di dover stare insieme per poter andare avanti. ”One finger cannot pick a stone” descrive le tradizioni rituali della tribu’ africana dei Dagomba, ed e’ un lavoro prodotto a Yendi nella regione settentrionale del Ghana commissionato della Fondazione Noorderlicht, Centro Studi Africani e realizzato in collaborazione con le comunità locali. Le sei elaborate scenografie più i ritratti sono la testimonianza di questo detto, del ricco patrimonio culturale dei Dagomba e raccontano la storia e le tradizioni che hanno modellato le realtà attuali e le sfide future che questi popoli si approcciano ad affrontare. “Per questo progetto, ho intervistato il signore supremo Re Yaa Naa, la cui corte è a Yendi, vari capi supremi, anziani di corte, violinisti e suonatori di tamburo, accademici universitari, un islamista e un santone, ascoltandone le storie per poi metterle in scena. Per garantire un’iconografia visiva culturalmente accurata, ho lavorato insieme alle comunità locali, trasformando le persone che ho incontrato in attori nelle mie mise en scenes collaborando con artigiani del posto per costruire i grandi set utilizzando materiali di provenienza locale.

Patrick Willocq e il suo sincero e discreto approccio verso le persone

In queste ricercate ed elaborate fotografie, sulle tradizioni e sui rituali della tribù Dagomba, Patrick ha trasformato la sua macchina fotografica (anche se tecnologicamente sofisticata) in uno strumento di straordinaria semplicità concettuale: quella di porre al centro dell’attenzione il suo sincero e discreto approccio verso le persone, la loro storia, la loro cultura, il loro patrimonio, le loro vite e i loro desideri. I gesti di questi uomini e donne appaiono immancabilmente misurati e calibrati, diventando simbolo di un’intera popolazione, possibilmente di un’intera nazione, evitando di cadere nella trappola dell’omologazione, determinati a perseguire la difesa e il riconoscimento della profonda dignità dell’individuo.
One finger cannot pick a stone è un lavoro composto da 12 immagini stampate in edizione limitata su 2 formati cm 125×125 e cm 75×75 . Stampe Giclée su carta Fine Art Moab photo Rag pannellate su di-bond e cornici in rovere.
Patrick Willocq One finger cannot pick a stone
a cura di Clelia Belgrado
Opening: sabato 6 ottobre, 2018 dalle 18.30
Periodo: 9 ottobre 2018 – 12 gennaio 2019
Sede: VisionQuesT 4rosso Piazza Invrea 4 r, 16123 Genova +39 010 2464203 – +39 335 6195394
Orario: dal martedi al sabato 15.00 – 19.00 e su appuntamento
Sito web: www.visionquest.it
Informazioni e-mail: info@visionquest.it
Immagine in evidenza via visionquest.it

Tania Brassesco & Lazlo Passi Norberto: Behind the Visible

Tania Brassesco & Lazlo Passi Norberto: Behind the Visible

PH Neutro e Benappi Fine Art presentano la prima mostra personale londinese della coppia di artisti Tania Brassesco & Lazlo Passi Norberto.
In mostra una selezione di opere fotografiche in grande formato della serie Behind the Visible.
Attraverso una visione cinematografica e narrativa Tania & Lazlo esplorano l’universo della psiche, dell’inconscio e del sogno. Esplorano gli aspetti più intimi e misteriosi della natura umana e la relazione tra memoria e ambiente.   

Behind the Visible” situazioni di apparente normalità sconfinano verso una dimensione misteriosa e notturna 

“Nelle opere della serie “Behind the Visible” situazioni di apparente normalità sconfinano verso una dimensione misteriosa e notturna, si aprono all’inatteso, all’indefinibile, all’irrisolto. Pervase da una dolce inquietudine, da un tono soffuso e vibrante, le loro immagini, simili a frames di film sospesi in un tempo dilatato e anacronistico, indugiano lungo quella linea di confine tra reale e irreale dove l’invisibile torna a mandare i suoi lampi, a indicare un altrove aperto all’immaginario degli spettatori.  Ogni opera racchiude una storia enigmatica dove si intravedono i fili profondi e intricati, oscuri e perturbanti che legano la psiche umana alla natura. Le opere di Tania e Lazlo sono il frutto di un lungo lavoro processuale e di un’accurata costruzione delle opere finali, in cui confluiscono estetica cinematografica e suggestioni letterarie, performance e installazioni, dove s’intrecciano ambiguamente e poeticamente realtà e finzione.”  Estratto dal testo “Sognatori di Immagini” di Gigliola Foschi

Tania Brassesco & Lazlo Passi Norberto: coppia di artisti Italiani residenti a New York

Le loro opere sono state esposte in gallerie, fondazioni e musei in Europa, Stati Uniti e Asia, tra cui al MUSCARELLE Museum of Art negli Stati Uniti, LA MAISON ROUGE Foundation Antoine de Galbert a Parigi, il Palazzo delle Esposizioni a Roma. I loro lavori sono presenti nelle prestigiose collezioni museali americane del Johnson Museum of Art, Muscarelle Museum of Art, Bellarmine Museum of Art, HBC Global Art Collection ed in importanti collezioni private internazionali. Tania (Venezia, 1986) e Lazlo (Verona, 1984) vivono e lavorano a New York. 

2 – 18 Ottobre, 2018

Benappi Fine Art, 27 Dover St, Mayfair, London – UK

Presentata da PH Neutro

Inaugurazione Martedì 2 Ottobre, 2018 – 18.00

 
Immagine in evidenza via Artribune

“Arma il prossimo tuo”, una mostra da record

“Arma il prossimo tuo”, una mostra da record, conclude alla grande con due visite guidate con gli autori, offerte da Fujifilm

Sin dal suo primo giorno di apertura, la mostra dei fotoreporter Roberto Travan e Paolo Siccardi ha registrato una grande affluenza di pubblico tanto che Fujifilm Italia e il Museo del Risorgimento ne hanno prorogato la durata di esposizione. A conclusione di un tal successo, il 2 settembre prossimo Fujifilm e il Museo del Risorgimento offrono un evento speciale. Due incontri con gli autori Roberto Travan e Paolo Siccardi, che approfondiranno con il pubblico il delicato rapporto tra guerra e fede. 

Sino al 9 settembre 2018, sarà possibile visitare “Arma il prossimo tuo. Storie di uomini, conflitti, religioni”. La mostra fotografica racconta le testimonianze raccolte nelle trincee, nelle chiese e nelle moschee distrutte, tra le popolazioni ridotte in miseria e disperazione della Repubblica Centrafricana, Sud Sudan, Kosovo, Siria, Afghanistan, Israele, Ucraina. I centodieci scatti, un percorso toccante, raccontano del perché di quei conflitti, e come nel passato, la fede e il dovere di combattere in nome di Dio ne sono le cause scatenanti. 

Fujifilm e il Museo del Risorgimento per celebrare il grande successo di pubblico, forte consenso anche tra i giovani, offrono un evento speciale fissato per il 2 settembre prossimoSi tratta di due incontri con gli autori, Roberto Travan e Paolo Siccardi, che approfondiranno con il pubblico il delicato rapporto tra guerra e fede. Gli appuntamenti sono cadenzati per le ore 11 e per le ore 15 ed è possibile prenotare telefonando allo 011/5621147. Il biglietto di ingresso sarà ridotto al prezzo speciale di soli 3 euro. L’iniziativa è promossa dalla Fujifilm Italia, main sponsor della mostra di cui ha supportato la sua realizzazione come da anni fa per tutte quelle iniziative che mettono al centro la cultura dell’immagine e la sua diffusione tra un pubblico sempre più vasto per affermare in tal modo l’importanza della fotografia documentaristica.

Per maggiori informazioni: www.museorisorgimentotorino.it

Gabriele Basilico. Il territorio, la città, l’uomo: un eterno divenire

Gabriele Basilico: un eterno divenire

Fino al 23 settembre, il Museo Archeologico Regionale ospita la grande mostra La città e il territorio con cui l’Assessorato Istruzione e Cultura della Valle d’Aosta vuole rendere omaggio, per la prima volta e a distanza di cinque anni dalla scomparsa, a Gabriele Basilico, fotografo da sempre interessato ai problemi legati all’urbanistica e all’antropizzazione del paesaggio naturale.

L’esposizione, a cura di Angela Madesani, presenta circa duecento fotografie organizzate per nuclei tematici a partire da uno dei lavori più noti del fotografo e architetto, Milano. Ritratti di fabbriche (1978-1980), da cui prende avvio la sua ricerca sulle metropoli del mondo, Beirut, Shanghai, Istanbul, Rio de Janeiro, e sulle trasformazioni del paesaggio contemporaneo. “Come un medico che indaga le modificazioni del corpo umano”, Basilico ha guardato alla città come a un corpo in continua crescita, in eterno divenire, da indagare proprio attraverso la fotografia. Si prosegue con gli scatti dal lavoro Sezioni del paesaggio italiano, compiuto in collaborazione con Stefano Boeri per la Biennale di Architettura di Venezia nel 1996, e con l’ampia indagine realizzata in collaborazione con l’architetto Luigi Snozzi a Monte Carasso, oggi periferia di Bellinzona, che documenta la trasformazione della città grazie agli interventi operati dallo stesso Snozzi. Conclude l’itinerario una selezione di immagini di paesaggio, forse meno conosciute dal grande pubblico, che testimoniano l’interesse di Basilico non solo verso il paesaggio antropizzato ma anche verso quello naturale. In mostra, infine, gli scatti realizzati nel 1991 dedicati alla Valle d’Aosta, territorio cui il fotografo ha sempre riservato grande attenzione.

Museo Archeologico Regionale

Aosta, Piazza Roncas 12

www.regione.vda.it

Immagine in evidenza via www.bobine.tv

Appia Self-Portrait: La regina viarum si racconta

Appia Self-Portrait

Il Casale di Santa Maria Nova, l’ultimo fra i tesori dell’antica Via Appia a essere stato riportato all’originario splendore, apre le sue porte al pubblico con la mostra fotografica Appia Self- Portrait, un omaggio alla regina viarum, la regina tra le strade tracciate nel cuore dell’Impero Romano. A cura di Rita Paris, con Nunzio Giustozzi, Bartolomeo Mazzotta e Ilaria Sgarbozza, l’esposizione raccoglie un’accurata selezione delle foto storiche degli Archivi Alinari, dell’Istituto Luce-Cinecittà, della Società Geografica Italiana, del Gabinetto Fotografico Nazionale, in dialogo con gli scatti di celebri fotografi del Novecento (da Elliott Erwitt a Milton Gendel, a Pasquale De Antonis, con i suoi scatti di moda) e contemporanei (da Ferdinando Scianna a Marco Delogu, da Luigi Filetici a Stefano Castellani), per raccontare la Via Appia, il suo fascino, le sue trasformazioni. Allo stesso tempo, la mostra racconta le vicende del restauro del Casale di Santa Maria Nova, a cura prima della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, che l’ha acquisito nel 2006, e poi del nuovo Istituto Parco Archeologico dell’Appia Antica.

Il casale medievale, costruito su precedenti strutture di epoca romana si trova all’interno di una vasta tenuta al V miglio della Via Appia Antica, nei pressi di Villa dei Quintili, il più grande complesso residenziale del suburbio di Roma, e dei Tumuli degli Orazi e dei Curiazi: oggi torna a essere patrimonio di tutti.

Santa Maria Nova – Via Appia Antica 251 Fino al 30 settembre 

Immagine in evidenza www.ilgiornaledellarte.com

Suggestioni d’Italia: dal Neorealismo al Duemila

Suggestioni d’Italia

Lo sguardo di quattordici fotografi, attraverso i cento scatti della mostra Suggestioni d’Italia, ci accompagna alla scoperta del nostro Paese, dei paesaggi, delle città, dei “non luoghi” capaci di raccontare atmosfere e impressioni. Realizzate tra la fine del secondo dopoguerra e i primi anni Duemila, le immagini costituiscono una sorta di compendio della storia della fotografia italiana, attraverso gli autori che l’hanno resa grande nel mondo.

Da Nino Migliori, fotografo che prima di tutti ha saputo interpretare la forza del Neorealismo, a Gianni Berengo Gardin, che ha affrontato i temi del disagio e dell’arretratezza sociale. Da Mario Cresci, che si è mosso tra memoria e territorio, a Mimmo Jodice, che ha saputo interpretare, in bianco e nero, sia paesaggi minori sia luoghi ad alta intensità culturale e monumentale. E ancora, Mario Giacomelli, che ha concentrato la sua indagine sulla campagna; Franco Fontana, con i suoi scatti carichi di colore; Luigi Ghirri, con i suoi paesaggi “vuoti”, quasi non sfiorati dalla presenza umana. Gli scatti di Ugo Mulas ci fanno scoprire il fascino inedito delle periferie urbane, mentre la fotografia di denuncia di Uliano Lucas registra lotte e sofferenze. In mostra anche le immagini ricche di contrasti di Ferdinando Scianna, i paesaggi urbani di Gabriele Basilico, le fotografie dedicate all’Abbazia di San Galgano di Aurelio Amendola.

Il percorso si conclude con Enzo Obiso, che ha raccontato la Sicilia in bianco e nero, e con Bruna Biamino, con i suoi scatti che alludono al vuoto, alla sospensione.

Galleria Civica d’Arte Moderna – Via Magenta 31

Immagine in evidenza https://it.latuaitalia.ru/events/suggestioni-d-italia-dal-neorealismo-al-duemila/

L'Autre Vivian. L'altra Vivian Maier in mostra

L’Autre Vivian. L’altra Vivian Maier: la mostra

Continua fino al 14 ottobre 2018 alla Torre del Castello dei Vescovi di Luni di Castelnuovo Magra, La Spezia, la mostra “L’autre Vivian. L’altra Vivian Maier”, un viaggio inedito nella Francia della ‘fotografa ritrovata’ in 6 piani. Foto, animazioni, parole, musiche, registrazioni, interviste, video.
Durante il periodo estivo si terranno vari incontri e spettacoli dedicati alla mostra, tra questi venerdì 27 luglio, alle ore 21.00, la XXIV Edizione della Rassegna Cinema Cultura, quest’anno dedicata alle donne e la fotografia. All’incontro parteciperanno la giornalista Giovanna Zucconi e la famosa fotoreporter Letizia BattagliaVenerdì 14 settembre, invece, in Piazza Querciola, si terrà l’incontro convegno ”Vivian Maier. Una fotografa diversa” con i giornalisti Massimo Cirri e Michele Smargiassi.

La mostra

La mostra si propone come un vero viaggio attraverso 50 foto, alcune provenienti da una collezione privata e mai esposte in Italia e altre, invece, stampate da lei e autografate sul retro, le uniche originali esistenti, oltre ad interviste, video, animazioni, musiche, suoni, mapping, ambientazioni. Una nuova idea di fruire la complessità di una artista, di una persona, di una donna. Vivian Maier è stata una fotografa formidabile, dotata di un talento superiore che le permetteva di scattare foto senza nemmeno vederle, frutto di lunghi, accurati e appassionati studi. Ha approfondito la fotografia restando sempre fuori dal clamore del fotografo di moda, anche se in tale maniera è stata sempre sfruttata. Una storia di tempi sbagliati per lei che non sbagliava mai il tempo, come ci rivelano i suoi splendidi scatti. Un tempo che grazie a moltissimi “collezionatori” si è riallineato e che vuole riallinearla con una umanità troppo spesso dimenticata.
L’allestimento è curato da Roberto Carlone, fotografo e uno dei musicisti e fondatori della Banda Osiris, Caterina Cavallari e dall’associazione Archivi della Resistenza di Fosdinovo (MS), in collaborazione con l’associazione francese “Vivian Maier et le Champsaur”, che raccoglie testimonianze del rapporto di Vivian Maier con la Francia.

La mostra: programma 

Torre dei Vescovi di Luni, Piazza Querciola, Castelnuovo Magra (SP)

Orari

Luglio e agosto: tutti i giorni tranne il lunedì 10.00-12.30/17.00-23.00

Settembre e ottobre: sabato e domenica 10.00-12.30/15.30-19.30

Aperture straordinarie su prenotazione

Foto in evidenza via www.vivianmaier.com

Steve McCurry in mostra a Firenze

Steve McCurry Icons

Villa Bardini ospiterà sino al 16 settembre una mostra dedicata a uno dei più grandi maestri della fotografia mondiale, “Steve McCurry Icons”.
L’esposizione, grazie a 100 scatti del fotografo, conduce i visitatori in un viaggio simbolico nell’universo di esperienze e sopratutto di emozioni, che caratterizza le sue immagini e che attraversa paesi come la Birmania, il Giappone, Cuba e l’Afghanistan.

Immancabile è il famoso ritratto di Sharbat Gula, l’icona che raffigura la ragazza afghana con grandi occhi verdi, fotografata da McCurry in un villaggio profughi nel 1985.

Gli scatti di Steve McCurry

La curatrice della mostra, Biba Giachetti, racconta che le foto di McCurry evidenziano una condizione umana fatta di “sentimenti universali, di sguardi, la cui fierezza afferma dignità“. Gli scatti in mostra raccontano, però, anche di conflitti e guerre:  viene proiettato un video in cui l’artista racconta il suo modo di intendere la fotografia. “Se sai aspettare le persone si dimenticano della tua macchina fotografica e la loro anima esce allo scoperto

Steve McCurry Icons: programma

La mostra è organizzata da Photodepartments e SudEst57, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e dalla Fondazione Bardini e Peyron col Comune di Firenze-Settore cultura.

Orari: da martedì a domenica, dalle 10 alle 19 sino al 16 settembre 

Sul sito di Villa Bardini tutte le informazioni sulla mostra fiorentina Steve McCurry Icons.

San Gimignano, in mostra oltre 100 immagini fotografiche di Man Ray

San Giminiano: Man Ray in mostra

Dall’8 aprile oltre cento immagini fotografiche di Man Ray, in mostra alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di San Gimignano (Siena), ci consentono di rileggere il lavoro fotografico di uno dei più significativi artisti del XX secolo.

La mostra Man Ray. Wonderful visions è promossa dai Musei Civici di San Gimignano, curata da Elio Grazioli e prodotta da Opera-Civita con la collaborazione della Fondazione Marconi.

Universalmente noto come artista dadaista e surrealista, Man Ray è stato uno dei più grandi fotografi del XX secolo. Sperimentatore instancabile, ha reinventato tutto ciò che ha toccato: così come ha rielaborato l’invenzione dei readymades dell’amico Marcel Duchamp, trasformandoli in “oggetti d’affezione”, altrettanto ha trasformato la fotografia in “fotografia d’affezione”, cioè a funzionamento simbolico invece che a pura registrazione. Allora ogni soggetto che ha fotografato ha saputo trasformarlo, trasfigurarlo, caricarlo di senso proprio: i ritratti, gli autoritratti, i nudi, gli still life, le composizioni più complesse, ma anche la fotografia di moda, quella di pubblicità. Per non parlare delle reinvenzioni di tecniche particolari come il fotogramma, ribattezzato rayograph e sublimato surrealisticamente, e la solarizzazione, attraverso la quale ha restituito l’aura ai ritratti e ai corpi.

Man Ray trasforma ogni immagine in un enigma che indica come nel reale, anche il più abituale, sia nascosto un mistero. Tutto diventa strano, inconsueto, inatteso e si carica di un senso imprevisto, un significato non riconducibile a una formula, a un messaggio, ma sospeso, straniante, che conserva la sua enigmaticità. Anche un abito, un cappello, un accessorio diventa un punto di domanda sul corpo, sul volto, sul braccio su cui è posato.
La mostra testimonia, nelle sue tappe fondamentali e attraverso alcune delle opere più famose, il Man Ray fotografo, ma finalmente con un taglio particolare, solo apparentemente dato per acquisito ma in realtà sempre rimesso in discussione, ovvero quello che afferma l’equivalenza tra il fotografo artista, quello di moda, di pubblicità, di fotografia pura. Ciò che accomuna e lega in un unico gesto creativo è lo sguardo, quello che trasforma tutto in “meravigliose visioni”.

Le oltre cento immagini fotografiche sono allora esposte come facenti parte di un unico percorso unitario e perciò disposte in ordine cronologico, per rimandare non ai generi e alle funzioni ma a quell’unico sguardo da cui nascono realmente.

Informazioni
www.sangimignanomusei.it
prenotazioni@sangimignanomusei.it
call center info e booking 0577/286300

[amz-related-products search_index=’All’ keywords=’man ray’ unit=’list’]

Nino De Pietro in mostra a Milano

Schegge di periferie: il Neorealismo a Milano, mostra fotografica di Nino De Pietro

Fino al 31 marzo 2018 la Fondazione Luciana Matalon di Milano ospita, in collaborazione con Fratelli Alinari, Fondazione per la Storia della Fotografia di Firenze, la mostra del fotografo Nino De Pietro. Il vernissage è curato da Maria Possenti, Emanuela Sesti e Italo Zannier. L’esposizione Schegge di periferie: il Neorealismo a Milano, presenta 70 foto da pellicola negativa Kodak in bianco e nero che De Pietro, con la sua Leica, ha scattato a Milano tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta. Le sue fotografie si ispirano al cinema neorealista italiano di Roberto Rossellini, Vittorio De Sica e Luchino Visconti; un realismo poetico che porta Nino De Pietro a osservare Milano e il suo divenire mettendo in luce scorci non convenzionali, luoghi spesso dismessi resi vivi dai sentimenti dei suoi abitanti, senza regole formali o imposizioni ideologiche, ma semplicemente raccontando il tempo presente. I Navigli e i cortili delle case di ringhiera dove ci sono ancora tracce della Seconda Guerra mondiale, la neve a Sesto San Giovanni, le scritte sui muri, le discariche e le loro sedimentazioni di testimonianze ambientali, le baracche di viale Plebisciti, il Vicolo dei Lavandai, sede del suo studio.

La mostra Schegge di periferie: il Neorealismo a Milano di Nino De Pietro è visitabile nei seguenti orari: 10.00-19.00, da martedì a domenica (lunedì chiuso; la biglietteria chiude sempre 30 minuti prima dell’orario di chiusura).

I biglietti costano 4 euro; ridotti 3 euro (over 65, bambini 7-12 anni, scolaresche, disabili, gruppi minimo di 15 persone); gratis bambini fino a 6 anni.

Per info 02 878781

1 2 3 20
0 0,00
Go to Top