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Steve McCurry: la mostra Animals ad Aosta

Hajjah, Yemen, 1999

Al Centro Saint-Bénin di Aosta  la mostra Steve McCurry. Animals. Un’antologia di sessanta immagini, selezionate dal fotografo tra le sue più significative, compone una rassegna tematizzata, dopo le tante retrospettive di successo che si sono susseguite in Italia, a cura di Biba Giacchetti.
Il tema degli animali nei racconti fotografici di Steve McCurry trae le origine nel 1991. Steve McCurry negli anni Novanta è un fotografo affermato, ha vinto quattro World Press Photo e ha già fotografato Sharbat Gula, la celebre ragazza afgana.
Sul fronte editoriale ha già sviluppato un importante corpus di lavoro incentrato sulla condizione umana, con un particolare sguardo ai più fragili, i rifugiati, i bambini e in generale alle culture in via di estinzione. In questo contesto si accinge a effettuare la sua prima missione interamente dedicata agli animali. La storia che ha scelto di documentare riguarda gli accadimenti nei territori della prima Guerra del Golfo.
Steve McCurry entra in Kuwait nel 1991, sul finire della guerra con le truppe americane; Saddam Hussein, in ritirata, ordina di bruciare più di seicento pozzi di petrolio disseminati nel Paese. Ha inizio la più grande catastrofe ecologica di tutti tempi e Steve McCurry racconta l’impatto di questo disastro sul sistema ecologico e le conseguenze di tanta umana scelleratezza sul genere animale. McCurry torna con immagini epocali, come i cammelli sull’orizzonte infuocato o gli scatti dedicati alla fauna migratoria, tra cui il celebre uccello dagli occhi rossi completamente sommerso dal petrolio. Le fotografie di McCurry faranno il giro del mondo e vinceranno nel 1992 per la quinta volta il World Press Photo. Ancora oggi queste immagini sono pubblicate dalla stampa mondiale quando si affrontano temi legati alla conservazione del pianeta. Come avviene per tante altre immagini di McCurry, restano emblematiche, vere e proprie icone senza tempo.
Da allora McCurry ha instancabilmente raccontato storie di uomini, che incrociano inevitabilmente storie di animali, genere verso il quale nutre una forte empatia.

Fino al al 6 ottobre al Centro Saint-Bénin, Aosta

Photofestival 2019: Milano si prepara a un grande appuntamento con la fotografia d’autore

©Valentina Tamborra“Tommy, uno degli ultimi minatori di Longyearbyen”, 2018Courtesy of Apres-coup Arte

Photofestival 2019

La primavera fotografica milanese si prepara a rifiorire con Photofestival: dal 17 aprile al 30 giugno 2019, il grande evento diffuso dedicato al medium fotografico tornerà ad animare la città dal centro alla periferia, fino a raggiungere alcune città limitrofe. Due mesi e mezzo di mostre fotografiche, affiancate da un vasto palinsesto di workshop, incontri, presentazioni, dislocati nelle sedi più diverse – gallerie d’arte, biblioteche, musei, palazzi storici, luoghi pubblici e privati – con l’obiettivo di coinvolgere l’interesse del pubblico più ampio, educando al gusto per l’immagine.Nell’anno in cui Milano celebra i 500 anni dalla morte di Leonardo e ospita la XXII Esposizione Internazionale della Triennale, l’edizione 2019 del festival, intitolata “Immagini. Progetti. Futuro”, è dedicata al tema del design e attorno ad esso ruoterà parte della proposta fotografica della grande kermesse.

Photofestival 2019 e il Salone del Mobile

E proprio per aprirsi a questo mondo, Photofestival e AIFoto hanno siglato una importante collaborazione con il SaloneSatellite, l’appuntamento internazionale del design dedicato agli under 35 che accompagna il Salone del Mobile.
Nel corso del SaloneSatellite 2019 (Fiera Milano Rho, 9-14 aprile) alcuni giovani studenti ed ex studenti delle Scuole di fotografia dell’Istituto Italiano di Fotografia e dell’Accademia della Scala, coordinati da Photofestival, realizzeranno un reportage incentrato sui giovani protagonisti del mondo del progetto. Il lavoro sviluppato produrrà una mostra fotografica e un video che saranno presentati nel mese di giugno nell’ambito di Photofestival.
Confermata la formula della rassegna che prevede da una parte la raccolta delle proposte dei galleristi e degli operatori culturali che aderiscono al circuito, dall’altra la promozione e l’organizzazione in prima persona di una serie di iniziative, con un’offerta quasi interamente gratuita che da spazio dialetticamente ad artisti affermati, fotografi professionisti ed autori ed emergenti.

Photofestival 2019: programma

Il programma di Photofestival andrà ancora una volta a intersecare la Milano PhotoWeek(3ª edizione, 3-9 giugno 2019), l’iniziativa promossa dal Comune di Milano con l’obiettivo di avvicinare il pubblico al mondo della fotografia, per sottolinearne l’importanza come linguaggio.
Il catalogo cartaceo di Photofestival, stampato in versione bilingue italiano/inglese, sarà distribuito come di consueto negli spazi espositivi e nei luoghi più importanti della diffusione culturale milanese.
Promosso e organizzato da AIF – Associazione Italiana Foto & Digital Imaging in collaborazione con Confcommercio Milano, Photofestival è patrocinato da Comune di Milano e Regione Lombardia, è fortemente voluto e supportato dalle singole Aziende associate ad AIFoto e si avvale dello storico sostegno dello Sponsor Gruppo Cimbali.

Milano
17 aprile – 30 giugno 2019

Ferdinando Scianna: la grande mostra retrospettiva a Forlì

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La grande mostra retrospettiva di Ferdinando Scianna

Non sono più sicuro, una volta lo ero, che si possa migliorare il mondo con una fotografia. Rimango convinto, però, del fatto che le cattive fotografie lo peggiorano” Ferdinando Scianna.

Gli spazi espositivi del Complesso di San Domenico a Forlì, apriranno al pubblico per ospitare la grande mostra retrospettiva dedicata a Ferdinando Scianna; 200 fotografie in bianco e nero stampate in diversi formati, per una rassegna, curata da Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda, e organizzata da Civita Mostre,  che attraversa l’intera carriera del fotografo siciliano e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo, costruito su diversi capitoli e varie modalità di allestimento.
Avendo deciso di raccogliere in questa mostra la più ampia antologia dei suoi lavori fotografici, con la solita e spiccata autoironia, Ferdinando Scianna, in apertura del percorso espositivo, sceglie un testo di Giorgio Manganelli:
“Una antologia è una legittima strage, una carneficina vista con favore dalle autorità civili e religiose. Una pulita operazione di sbranare i libri che vanno per il mondo sotto il nome dell’autore per ricavarne uno stufato, un timballo, uno spezzatino…”

Ferdinando Scianna: uno tra i più grandi maestri della fotografia non solo italiana

Ferdinando Scianna del suo lavoro scrive: “come fotografo mi considero un reporter. Come reporter il mio riferimento fondamentale è quello del mio maestro per eccellenza, Henri Cartier-Bresson, per il quale il fotografo deve ambire ad essere un testimone invisibile, che mai interviene per modificare il mondo e gli istanti che della realtà legge e interpreta. Ho sempre fatto una distinzione netta tra le immagini trovate e quelle costruite. Ho sempre considerato di appartenere al versante dei fotografi che le immagini le trovano, quelle che raccontano e ti raccontano, come in uno specchio. Persino le fotografie di moda le ho sempre trovate nell’azzardo degli incontri con il mondo”.

Le sezioni della mostra:

LA MEMORIA, Bagheria – La Sicilia – Le feste religiose
IL RACCONTO, Lourdes – I bambini – Kami – Il dolore
OSSESSIONI, Il sonno – Le cose – L’ombra – Bestie – Gli specchi
IL VIAGGIO, America – Deambulazioni – I luoghi
RITRATTI
RITI E MITI, Le cerimonie – Donne – Marpessa
Ferdinando Scianna
il viaggio il racconto la memoria
Forlì, Musei San Domenico
22 settembre 2018 – 6 gennaio 2019
Da martedì a venerdì ore 9,30 –18,30.
Sabato, domenica e festivi ore 10,00 – 19,00.
24 e 31 dicembre ore 9,30 – 13,30
1 gennaio 2019 ore 14.30 – 19.00
Chiuso tutti i lunedì e il 25 dicembre e il 1° gennaio
mostraferdinandoscianna.it

 
Immagine in evidenza

New York, 1985
© Ferdinando Scianna

Patrick Willocq: One finger cannot pick a stone

Patrick Willocq: One finger cannot pick a stone, a cura di Clelia Belgrado

A Genova, presso la Galleria VisionQuesT 4 la mostra di Patrick Willocq “One finger cannot pick a stone” (Un dito non può sollevare una pietra) dal progetto “Società e cambiamento nel nord del Ghana: Dagomba, Gonja, nell’ambito di una prospettiva regionale sulla storia del Ghanian”che ha il suo committente nel Noorderlicht Foundation / African Studies Centre, ed è stato finalista al Leica Oskar Barnack Award (LOBA) 2017.

Patrick Willocq: “un dito non può sollevare una pietra”

Patrick scrive: “Questo progetto – documentario-artistico – è intitolato ”One finger cannot pick a stone” e prende il nome da un proverbio locale che afferma “un dito non può sollevare una pietra” richiamando alla necessita’ di dover stare insieme per poter andare avanti. ”One finger cannot pick a stone” descrive le tradizioni rituali della tribu’ africana dei Dagomba, ed e’ un lavoro prodotto a Yendi nella regione settentrionale del Ghana commissionato della Fondazione Noorderlicht, Centro Studi Africani e realizzato in collaborazione con le comunità locali. Le sei elaborate scenografie più i ritratti sono la testimonianza di questo detto, del ricco patrimonio culturale dei Dagomba e raccontano la storia e le tradizioni che hanno modellato le realtà attuali e le sfide future che questi popoli si approcciano ad affrontare. “Per questo progetto, ho intervistato il signore supremo Re Yaa Naa, la cui corte è a Yendi, vari capi supremi, anziani di corte, violinisti e suonatori di tamburo, accademici universitari, un islamista e un santone, ascoltandone le storie per poi metterle in scena. Per garantire un’iconografia visiva culturalmente accurata, ho lavorato insieme alle comunità locali, trasformando le persone che ho incontrato in attori nelle mie mise en scenes collaborando con artigiani del posto per costruire i grandi set utilizzando materiali di provenienza locale.

Patrick Willocq e il suo sincero e discreto approccio verso le persone

In queste ricercate ed elaborate fotografie, sulle tradizioni e sui rituali della tribù Dagomba, Patrick ha trasformato la sua macchina fotografica (anche se tecnologicamente sofisticata) in uno strumento di straordinaria semplicità concettuale: quella di porre al centro dell’attenzione il suo sincero e discreto approccio verso le persone, la loro storia, la loro cultura, il loro patrimonio, le loro vite e i loro desideri. I gesti di questi uomini e donne appaiono immancabilmente misurati e calibrati, diventando simbolo di un’intera popolazione, possibilmente di un’intera nazione, evitando di cadere nella trappola dell’omologazione, determinati a perseguire la difesa e il riconoscimento della profonda dignità dell’individuo.
One finger cannot pick a stone è un lavoro composto da 12 immagini stampate in edizione limitata su 2 formati cm 125×125 e cm 75×75 . Stampe Giclée su carta Fine Art Moab photo Rag pannellate su di-bond e cornici in rovere.
Patrick Willocq One finger cannot pick a stone
a cura di Clelia Belgrado
Opening: sabato 6 ottobre, 2018 dalle 18.30
Periodo: 9 ottobre 2018 – 12 gennaio 2019
Sede: VisionQuesT 4rosso Piazza Invrea 4 r, 16123 Genova +39 010 2464203 – +39 335 6195394
Orario: dal martedi al sabato 15.00 – 19.00 e su appuntamento
Sito web: www.visionquest.it
Informazioni e-mail: info@visionquest.it
Immagine in evidenza via visionquest.it

Tania Brassesco & Lazlo Passi Norberto: Behind the Visible

Tania Brassesco & Lazlo Passi Norberto: Behind the Visible

PH Neutro e Benappi Fine Art presentano la prima mostra personale londinese della coppia di artisti Tania Brassesco & Lazlo Passi Norberto.
In mostra una selezione di opere fotografiche in grande formato della serie Behind the Visible.
Attraverso una visione cinematografica e narrativa Tania & Lazlo esplorano l’universo della psiche, dell’inconscio e del sogno. Esplorano gli aspetti più intimi e misteriosi della natura umana e la relazione tra memoria e ambiente.   

Behind the Visible” situazioni di apparente normalità sconfinano verso una dimensione misteriosa e notturna 

“Nelle opere della serie “Behind the Visible” situazioni di apparente normalità sconfinano verso una dimensione misteriosa e notturna, si aprono all’inatteso, all’indefinibile, all’irrisolto. Pervase da una dolce inquietudine, da un tono soffuso e vibrante, le loro immagini, simili a frames di film sospesi in un tempo dilatato e anacronistico, indugiano lungo quella linea di confine tra reale e irreale dove l’invisibile torna a mandare i suoi lampi, a indicare un altrove aperto all’immaginario degli spettatori.  Ogni opera racchiude una storia enigmatica dove si intravedono i fili profondi e intricati, oscuri e perturbanti che legano la psiche umana alla natura. Le opere di Tania e Lazlo sono il frutto di un lungo lavoro processuale e di un’accurata costruzione delle opere finali, in cui confluiscono estetica cinematografica e suggestioni letterarie, performance e installazioni, dove s’intrecciano ambiguamente e poeticamente realtà e finzione.”  Estratto dal testo “Sognatori di Immagini” di Gigliola Foschi

Tania Brassesco & Lazlo Passi Norberto: coppia di artisti Italiani residenti a New York

Le loro opere sono state esposte in gallerie, fondazioni e musei in Europa, Stati Uniti e Asia, tra cui al MUSCARELLE Museum of Art negli Stati Uniti, LA MAISON ROUGE Foundation Antoine de Galbert a Parigi, il Palazzo delle Esposizioni a Roma. I loro lavori sono presenti nelle prestigiose collezioni museali americane del Johnson Museum of Art, Muscarelle Museum of Art, Bellarmine Museum of Art, HBC Global Art Collection ed in importanti collezioni private internazionali. Tania (Venezia, 1986) e Lazlo (Verona, 1984) vivono e lavorano a New York. 

2 – 18 Ottobre, 2018

Benappi Fine Art, 27 Dover St, Mayfair, London – UK

Presentata da PH Neutro

Inaugurazione Martedì 2 Ottobre, 2018 – 18.00

 
Immagine in evidenza via Artribune

“Arma il prossimo tuo”, una mostra da record

“Arma il prossimo tuo”, una mostra da record, conclude alla grande con due visite guidate con gli autori, offerte da Fujifilm

Sin dal suo primo giorno di apertura, la mostra dei fotoreporter Roberto Travan e Paolo Siccardi ha registrato una grande affluenza di pubblico tanto che Fujifilm Italia e il Museo del Risorgimento ne hanno prorogato la durata di esposizione. A conclusione di un tal successo, il 2 settembre prossimo Fujifilm e il Museo del Risorgimento offrono un evento speciale. Due incontri con gli autori Roberto Travan e Paolo Siccardi, che approfondiranno con il pubblico il delicato rapporto tra guerra e fede. 

Sino al 9 settembre 2018, sarà possibile visitare “Arma il prossimo tuo. Storie di uomini, conflitti, religioni”. La mostra fotografica racconta le testimonianze raccolte nelle trincee, nelle chiese e nelle moschee distrutte, tra le popolazioni ridotte in miseria e disperazione della Repubblica Centrafricana, Sud Sudan, Kosovo, Siria, Afghanistan, Israele, Ucraina. I centodieci scatti, un percorso toccante, raccontano del perché di quei conflitti, e come nel passato, la fede e il dovere di combattere in nome di Dio ne sono le cause scatenanti. 

Fujifilm e il Museo del Risorgimento per celebrare il grande successo di pubblico, forte consenso anche tra i giovani, offrono un evento speciale fissato per il 2 settembre prossimoSi tratta di due incontri con gli autori, Roberto Travan e Paolo Siccardi, che approfondiranno con il pubblico il delicato rapporto tra guerra e fede. Gli appuntamenti sono cadenzati per le ore 11 e per le ore 15 ed è possibile prenotare telefonando allo 011/5621147. Il biglietto di ingresso sarà ridotto al prezzo speciale di soli 3 euro. L’iniziativa è promossa dalla Fujifilm Italia, main sponsor della mostra di cui ha supportato la sua realizzazione come da anni fa per tutte quelle iniziative che mettono al centro la cultura dell’immagine e la sua diffusione tra un pubblico sempre più vasto per affermare in tal modo l’importanza della fotografia documentaristica.

Per maggiori informazioni: www.museorisorgimentotorino.it

Gabriele Basilico. Il territorio, la città, l’uomo: un eterno divenire

Gabriele Basilico: un eterno divenire

Fino al 23 settembre, il Museo Archeologico Regionale ospita la grande mostra La città e il territorio con cui l’Assessorato Istruzione e Cultura della Valle d’Aosta vuole rendere omaggio, per la prima volta e a distanza di cinque anni dalla scomparsa, a Gabriele Basilico, fotografo da sempre interessato ai problemi legati all’urbanistica e all’antropizzazione del paesaggio naturale.

L’esposizione, a cura di Angela Madesani, presenta circa duecento fotografie organizzate per nuclei tematici a partire da uno dei lavori più noti del fotografo e architetto, Milano. Ritratti di fabbriche (1978-1980), da cui prende avvio la sua ricerca sulle metropoli del mondo, Beirut, Shanghai, Istanbul, Rio de Janeiro, e sulle trasformazioni del paesaggio contemporaneo. “Come un medico che indaga le modificazioni del corpo umano”, Basilico ha guardato alla città come a un corpo in continua crescita, in eterno divenire, da indagare proprio attraverso la fotografia. Si prosegue con gli scatti dal lavoro Sezioni del paesaggio italiano, compiuto in collaborazione con Stefano Boeri per la Biennale di Architettura di Venezia nel 1996, e con l’ampia indagine realizzata in collaborazione con l’architetto Luigi Snozzi a Monte Carasso, oggi periferia di Bellinzona, che documenta la trasformazione della città grazie agli interventi operati dallo stesso Snozzi. Conclude l’itinerario una selezione di immagini di paesaggio, forse meno conosciute dal grande pubblico, che testimoniano l’interesse di Basilico non solo verso il paesaggio antropizzato ma anche verso quello naturale. In mostra, infine, gli scatti realizzati nel 1991 dedicati alla Valle d’Aosta, territorio cui il fotografo ha sempre riservato grande attenzione.

Museo Archeologico Regionale

Aosta, Piazza Roncas 12

www.regione.vda.it

Immagine in evidenza via www.bobine.tv

Appia Self-Portrait: La regina viarum si racconta

Appia Self-Portrait

Il Casale di Santa Maria Nova, l’ultimo fra i tesori dell’antica Via Appia a essere stato riportato all’originario splendore, apre le sue porte al pubblico con la mostra fotografica Appia Self- Portrait, un omaggio alla regina viarum, la regina tra le strade tracciate nel cuore dell’Impero Romano. A cura di Rita Paris, con Nunzio Giustozzi, Bartolomeo Mazzotta e Ilaria Sgarbozza, l’esposizione raccoglie un’accurata selezione delle foto storiche degli Archivi Alinari, dell’Istituto Luce-Cinecittà, della Società Geografica Italiana, del Gabinetto Fotografico Nazionale, in dialogo con gli scatti di celebri fotografi del Novecento (da Elliott Erwitt a Milton Gendel, a Pasquale De Antonis, con i suoi scatti di moda) e contemporanei (da Ferdinando Scianna a Marco Delogu, da Luigi Filetici a Stefano Castellani), per raccontare la Via Appia, il suo fascino, le sue trasformazioni. Allo stesso tempo, la mostra racconta le vicende del restauro del Casale di Santa Maria Nova, a cura prima della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, che l’ha acquisito nel 2006, e poi del nuovo Istituto Parco Archeologico dell’Appia Antica.

Il casale medievale, costruito su precedenti strutture di epoca romana si trova all’interno di una vasta tenuta al V miglio della Via Appia Antica, nei pressi di Villa dei Quintili, il più grande complesso residenziale del suburbio di Roma, e dei Tumuli degli Orazi e dei Curiazi: oggi torna a essere patrimonio di tutti.

Santa Maria Nova – Via Appia Antica 251 Fino al 30 settembre 

Immagine in evidenza www.ilgiornaledellarte.com

Suggestioni d’Italia: dal Neorealismo al Duemila

Suggestioni d’Italia

Lo sguardo di quattordici fotografi, attraverso i cento scatti della mostra Suggestioni d’Italia, ci accompagna alla scoperta del nostro Paese, dei paesaggi, delle città, dei “non luoghi” capaci di raccontare atmosfere e impressioni. Realizzate tra la fine del secondo dopoguerra e i primi anni Duemila, le immagini costituiscono una sorta di compendio della storia della fotografia italiana, attraverso gli autori che l’hanno resa grande nel mondo.

Da Nino Migliori, fotografo che prima di tutti ha saputo interpretare la forza del Neorealismo, a Gianni Berengo Gardin, che ha affrontato i temi del disagio e dell’arretratezza sociale. Da Mario Cresci, che si è mosso tra memoria e territorio, a Mimmo Jodice, che ha saputo interpretare, in bianco e nero, sia paesaggi minori sia luoghi ad alta intensità culturale e monumentale. E ancora, Mario Giacomelli, che ha concentrato la sua indagine sulla campagna; Franco Fontana, con i suoi scatti carichi di colore; Luigi Ghirri, con i suoi paesaggi “vuoti”, quasi non sfiorati dalla presenza umana. Gli scatti di Ugo Mulas ci fanno scoprire il fascino inedito delle periferie urbane, mentre la fotografia di denuncia di Uliano Lucas registra lotte e sofferenze. In mostra anche le immagini ricche di contrasti di Ferdinando Scianna, i paesaggi urbani di Gabriele Basilico, le fotografie dedicate all’Abbazia di San Galgano di Aurelio Amendola.

Il percorso si conclude con Enzo Obiso, che ha raccontato la Sicilia in bianco e nero, e con Bruna Biamino, con i suoi scatti che alludono al vuoto, alla sospensione.

Galleria Civica d’Arte Moderna – Via Magenta 31

Immagine in evidenza https://it.latuaitalia.ru/events/suggestioni-d-italia-dal-neorealismo-al-duemila/

L'Autre Vivian. L'altra Vivian Maier in mostra

L’Autre Vivian. L’altra Vivian Maier: la mostra

Continua fino al 14 ottobre 2018 alla Torre del Castello dei Vescovi di Luni di Castelnuovo Magra, La Spezia, la mostra “L’autre Vivian. L’altra Vivian Maier”, un viaggio inedito nella Francia della ‘fotografa ritrovata’ in 6 piani. Foto, animazioni, parole, musiche, registrazioni, interviste, video.
Durante il periodo estivo si terranno vari incontri e spettacoli dedicati alla mostra, tra questi venerdì 27 luglio, alle ore 21.00, la XXIV Edizione della Rassegna Cinema Cultura, quest’anno dedicata alle donne e la fotografia. All’incontro parteciperanno la giornalista Giovanna Zucconi e la famosa fotoreporter Letizia BattagliaVenerdì 14 settembre, invece, in Piazza Querciola, si terrà l’incontro convegno ”Vivian Maier. Una fotografa diversa” con i giornalisti Massimo Cirri e Michele Smargiassi.

La mostra

La mostra si propone come un vero viaggio attraverso 50 foto, alcune provenienti da una collezione privata e mai esposte in Italia e altre, invece, stampate da lei e autografate sul retro, le uniche originali esistenti, oltre ad interviste, video, animazioni, musiche, suoni, mapping, ambientazioni. Una nuova idea di fruire la complessità di una artista, di una persona, di una donna. Vivian Maier è stata una fotografa formidabile, dotata di un talento superiore che le permetteva di scattare foto senza nemmeno vederle, frutto di lunghi, accurati e appassionati studi. Ha approfondito la fotografia restando sempre fuori dal clamore del fotografo di moda, anche se in tale maniera è stata sempre sfruttata. Una storia di tempi sbagliati per lei che non sbagliava mai il tempo, come ci rivelano i suoi splendidi scatti. Un tempo che grazie a moltissimi “collezionatori” si è riallineato e che vuole riallinearla con una umanità troppo spesso dimenticata.
L’allestimento è curato da Roberto Carlone, fotografo e uno dei musicisti e fondatori della Banda Osiris, Caterina Cavallari e dall’associazione Archivi della Resistenza di Fosdinovo (MS), in collaborazione con l’associazione francese “Vivian Maier et le Champsaur”, che raccoglie testimonianze del rapporto di Vivian Maier con la Francia.

La mostra: programma 

Torre dei Vescovi di Luni, Piazza Querciola, Castelnuovo Magra (SP)

Orari

Luglio e agosto: tutti i giorni tranne il lunedì 10.00-12.30/17.00-23.00

Settembre e ottobre: sabato e domenica 10.00-12.30/15.30-19.30

Aperture straordinarie su prenotazione

Foto in evidenza via www.vivianmaier.com

Steve McCurry in mostra a Firenze

Steve McCurry Icons

Villa Bardini ospiterà sino al 16 settembre una mostra dedicata a uno dei più grandi maestri della fotografia mondiale, “Steve McCurry Icons”.
L’esposizione, grazie a 100 scatti del fotografo, conduce i visitatori in un viaggio simbolico nell’universo di esperienze e sopratutto di emozioni, che caratterizza le sue immagini e che attraversa paesi come la Birmania, il Giappone, Cuba e l’Afghanistan.

Immancabile è il famoso ritratto di Sharbat Gula, l’icona che raffigura la ragazza afghana con grandi occhi verdi, fotografata da McCurry in un villaggio profughi nel 1985.

Gli scatti di Steve McCurry

La curatrice della mostra, Biba Giachetti, racconta che le foto di McCurry evidenziano una condizione umana fatta di “sentimenti universali, di sguardi, la cui fierezza afferma dignità“. Gli scatti in mostra raccontano, però, anche di conflitti e guerre:  viene proiettato un video in cui l’artista racconta il suo modo di intendere la fotografia. “Se sai aspettare le persone si dimenticano della tua macchina fotografica e la loro anima esce allo scoperto

Steve McCurry Icons: programma

La mostra è organizzata da Photodepartments e SudEst57, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e dalla Fondazione Bardini e Peyron col Comune di Firenze-Settore cultura.

Orari: da martedì a domenica, dalle 10 alle 19 sino al 16 settembre 

Sul sito di Villa Bardini tutte le informazioni sulla mostra fiorentina Steve McCurry Icons.

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