Tag archive

mostra - page 20

Aleksandr Rodchenko a Lugano

Attraverso oltre trecento opere tra fotografie, fotomontaggi, collage, stampe offset e costruzioni spaziali, il Museo d’arte della Svizzera italiana documenta con la mostra Aleksandr Rodčenko, in programma fino all’8 maggio 2016 nella sede del LAC a Lugano, la carriera di uno dei maggiori esponenti dell’avanguardia russa e degli artisti più influenti del ventesimo secolo.

03_Rodchenko, Girl with a Leica, 1934
© Rodchenko, Girl with a Leica, 1934

Le opere in mostra sono state selezionate da Ol’ga Sviblova, fra le massime esperte di fotografia e d’arte delle avanguardie sovietiche, direttrice della Moscow House of Photography/Multimedia Art Museum e curatrice del Padiglione Russo alla Biennale di Venezia del 2007 e 2009.

L’avanguardia russa ha rappresentato un fenomeno unico nel Novecento. La sorprendente energia creativa espressa dai suoi esponenti alimenta ancora oggi i movimenti artistici contemporanei, trovando riflesso anche nelle più recenti forme di grafica e design. Aleksandr Rodčenko (1891– 1956) è stato uno dei principali generatori di idee di quella stagione straordinaria, incarnandone lo spirito. Pittura, design, teatro, cinema, tipografia, fotografia, sono i campi a cui Rodčenko applicò il proprio talento, trasformandoli radicalmente e aprendoli a nuovi percorsi di sviluppo. I primi anni Venti, in particolare, rappresentarono “un’età intermedia” in cui, anche se per breve tempo, sperimentazione artistica e sociale coincisero. Il carattere interdisciplinare dell’opera di Rodčenko è documentato in mostra dalle collaborazioni con altri artisti, letterati, intellettuali – come l’amico poeta Vladimir Majakovskij, i registi Sergej Ejzenstein, Dziga Vertov, gli scrittori Osip Brik e Sergej Tret’jakov – ma anche dalle illustrazioni per libri, riviste, manifesti pubblicitari e di propaganda.

10_Rodchenko, Girls with Kerchiefs, 1935
© Rodchenko, Girls with Kerchiefs, 1935

La grafica e il fotomontaggio
Rodčenko guardò alle avanguardie dell’epoca e da esse attinse i principi per l’elaborazione di un’estetica del tutto nuova. I fotomontaggi e i manifesti da lui creati fanno tesoro dell’esperienza dei collage cubofuturisti in cui si combinano testo e immagine fotografica, la semplicità dell’astrazione geometrica e l’espressionismo del cinema d’avanguardia. Questi spunti concorrono a immagini in cui i principi delle diverse correnti artistiche permettono di ottenere la massima efficacia comunicativa. Le immagini pubblicitarie o di propaganda ideate dall’artista ci stupiscono ancora oggi e le forme espressive da lui sperimentate rimangono tuttora di grande attualità.

08_Rodchenko, Column of the Dynamo Sports Society, 1932
© Rodchenko, Column of the Dynamo Sports Society, 1932

La fotografia
Proprio l’interesse per il fotomontaggio condusse Rodčenko, nel 1924, alla fotografia e, più precisamente, a un’idea di fotografia del tutto nuova: non sostenuta dal desiderio di documentare la realtà in modo distaccato, ma tesa a sottolinearne il carattere emotivo, dinamico, vitale. Il ruolo del fotografo e della macchina fotografica venivano in tal modo radicalmente ripensati. Il nuovo approccio sperimentato dall’artista si diffuse rapidamente e venne ripreso non solo dagli allievi e dai colleghi che ne condividevano gli obiettivi, ma persino da avversari politici ed estetici. Il “metodo Rodčenko” è caratterizzato dalla composizione diagonale, da scorci e punti di ripresa insoliti, dal basso verso l’alto e viceversa, dall’ingrandimento di dettagli che mettono in luce aspetti della realtà industriale: dalla produzione in serie alle nuove forme create dalla tecnologia.
Nell’esposizione di Lugano la nuova visione fotografica di Rodčenko trova espressione nelle serie dedicate alla città di Mosca del primo ventennio del Novecento, all’architettura, alle attività ginniche e parate sportive, ai prodotti dell’industria e al lavoro, ma anche nelle fotografie di stampo giornalistico che negli anni Trenta celebrano le imprese del regime stalinista. Nelle immagini della capitale sovietica si manifesta il desiderio di sottolineare la modernità e vitalità della città all’indomani della Rivoluzione d’ottobre; le fotografie dedicate a ginnasti e alle parate raffigurano gli uomini e le donne che incarnano lo spirito dei nuovi tempi. Nei loro gesti atletici, nella sincronia dei movimenti si manifestano spirito dinamico e una nuova coesione sociale. I prodotti dell’industria sono rappresentati così da esaltarne l’uniformità e la serialità apparentemente infinita, espressione di una nuova epoca tecnologica e di nuove prospettive di benessere.

05_Rodchenko, Stairs, 1930
© Rodchenko, Stairs, 1930

Negli scatti dedicati alla costruzione del canale tra il Mar Baltico e il Mar Bianco, benché realizzati con l’intento di celebrare una grande impresa ingegneristica (essi erano destinati infatti alla pubblicazione internazionale “URSS in costruzione”), traspare l’aspetto sinistro di un’impresa che si rivelerà tanto inutile quanto costosa in termini umani.

L’opera fotografica dell’artista non si esaurisce quindi in espedienti formali. Uno spirito romantico e utopico detta le sue scelte estetiche. L’artista manifesta la propria fiducia nella possibilità di una trasfigurazione positiva del genere umano e del mondo. Le serie fotografiche realizzate negli anni Venti possono essere lette come illustrazioni di una realtà e di una vita che i principi del costruttivismo avevano contribuito a rivoluzionare.

01_Rodchenko, Lily Brik, 1924
© Rodchenko, Lily Brik, 1924

 

Costruzioni spaziali
Completano il percorso espositivo tre Costruzioni spaziali: sculture aeree ideate fra 1920 e 1921, fra le prime espressioni dell’estetica costruttivista. Si tratta infatti di oggetti ottenuti attraverso l’applicazione di un principio compositivo essenziale; ogni scultura si compone di sagome geometriche, ovali, esagoni, quadrati, progressivamente più piccoli, ritagliate da uno stesso foglio di metallo o di compensato. Tali opere mettono in luce un ulteriore aspetto della creatività di Rodčenko e riflettono il desiderio di applicare anche all’arte l’essenzialità e la ripetitività dei principi alla base della produzione industriale.

Catalogo

La mostra è accompagnata da un catalogo (ed. Skira) comprendente circa 250 immagini, i testi della curatrice Ol’ga Sviblova, di Varvara Rodčenko, figlia dell’artista, del nipote Aleksandr Lavrent’ev, e da uno scritto dello stesso Rodčenko.


 

Informazioni

Sede
LAC Lugano Arte e Cultura
Piazza Bernardino Luini 6, 6901 Lugano

+41 (0)58 866 4230

info@masilugano.ch

www.masilugano.ch

La Milano di ieri e di oggi in mostra al Piccolo Teatro Grassi | 14-26 marzo

3 scatti x 100 anni: Milano, allora, ieri e oggi

In mostra le fotografie vincenti del contest che ha chiesto di raccontare la città di oggi, nel confronto con il reportage Anni Settanta di Pigi Rabolini e con le storiche immagini dell’Archivio Alinari.

Per essere una prima edizione è già stata capace di raggiungere sorprendenti risultati in termini di adesioni. Coinvolgendo oltre 160 partecipanti, in gran parte giovani e giovanissimi in arrivo dalle scuole del capoluogo e del suo territorio, e raccogliendo più di 800 immagini, tante quelle inviate per testimoniare e condividere  il volto della metropoli che cambia. Questi gli ottimi numeri di “3 scatti x 100 anni – Milano, allora, ieri e oggi”, contest fotografico che ha chiesto alla città di raccontarsi “dal basso”, attraverso cioè lo sguardo di chi la vive e la attraversa ogni giorno. E che è giunto ora all’atto conclusivo: la proclamazione dei vincitori, con assegnazione dei premi, e l’esposizione degli scatti ritenuti più meritevoli nella cornice del Piccolo Teatro Grassi (Chiostro Nina Vinchi, via Rovello 2). I nomi dei fotografi vincenti saranno rivelati lunedì 14 marzo dalle ore 18:00, in concomitanza con l’inaugurazione della mostra dove fino al 26 marzo saranno esposti gli scatti vincitori insieme alle foto storiche di inizio ‘900 e degli anni ’70.

unnamed(1)

Il progetto nasce nel nome di Pigi Rabolini, entusiasta fotoamatore che negli Anni Settanta scatta immagini di alcuni luoghi iconici di Milano, ricreando le identiche inquadrature che compaiono in una serie di fotografie di inizio secolo custodite nell’archivio Alinari. Il concorso parte da questo lavoro di ricerca, compiendo un passo ulteriore: documentare come il tessuto e il paesaggio urbano sono nuovamente mutati negli ultimi quarant’anni. Rispetto ai punti di interesse individuati a suo tempo da Rabolini, il censimento spontaneo operato dai partecipanti ha aggiunto nuovi punti sulla mappa della Milano più amata e vissuta: con la grande attenzione riservata al rinnovato quartiere di Porta Nuova – Varesine e al complesso in costruzione di City Life.

Tre le sezioni in concorso. Reportage, riservata agli studenti delle scuole medie superiori, delle università e delle scuole di fotografia, ha invitato a ripercorrere per intero l’itinerario di venti dei luoghi scelti a suo tempo da Rabolini. Sguardi, aperta a tutti, ha chiesto di presentare la singola immagine di uno dei venti luoghi immortalati a suo tempo da Rabolini, concentrandosi in  modo specifico sulla qualità artistica e sul valore creativo; Visioni, anch’essa aperta a tutti, ha ammesso invece fino a un massimo di tre scatti, dedicati ad uno qualsiasi dei punti che simboleggino la Milano che guarda al futuro. Al progetto vincitore della prima sezione il premio più consistente, fissato in 5.000 euro; a ciascuno dei primi classificati nelle altre categorie un riconoscimento di 2.000 euro.

La giuria chiamata a definire i progetti vincenti è composta dal fotografo Aurelio Amendola, dalla presidente della Fondazione Pasquinelli Giuseppina Antognini, dalla presidente dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Milano Valeria Bottelli, dal direttore del Piccolo Teatro di Milano Sergio Escobar, dal presidente dell’Associazione Chiamale Storie Alberto Maggi, dall’avvocato milanese Antonio Lodovico Magnocavallo, dalla Presidente della Fondazione del Salone Internazionale del libro di Torino Giovanna Milella e dalla responsabile Archivi digitali e progetti speciali dell’Archivio fotografico Fratelli Alinari Rita Scartoni.

Il concorso 3 scatti x 100 anni – Milano, allora, ieri e oggi è ideato dall’Associazione Chiamale Storie all’interno del progetto memoMI, il sito web che racconta la memoria di Milano; in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa e l’Archivio fotografico Fratelli Alinari. Con il patrocinio di Città metropolitana di Milano e Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Milano.


 

Milano, dal 15 al 26 marzo 2016

(Inaugurazione: 14 marzo 2016, h. 18:00 – per accrediti: info@milano3x100.it)
3 scatti x 100 anni – Milano, allora, ieri e oggi
Piccolo Teatro Grassi, Chiostro Nina Vinchi – via Rovello, 2
Orari: 9:00 – 22:00
Ingresso libero

LA LINEA DEI SENTIMENTI di FRANCESCA SALICE

Dopo il successo della prima esposizione milanese, la mostra di Francesca Salice, intitolata “La linea dei sentimenti”, arriva a Como nella prestigiosa sede della ex chiesa di S. Pietro in Atrio, con oltre 20 fotografie inedite ed un nuovo percorso espositivo.

Le opere saranno esposte dal 3 al 23 marzo 2016

“La linea dei sentimenti” propone 40 fotografie per viaggiare tra Zanzibar, Marocco, Birmania, India e Nepal, alla scoperta dei volti intensi di coloro che abitano questi luoghi ricchi di fascino e storia.

L’esposizione, curata da Denis Curti, accompagna lo spettatore all’interno di un percorso fatto di colori
vividi ed emozioni cristalline, quei sentimenti a cui fa riferimento il titolo stesso. Se il paesaggio, la cultura, il
contesto cambia, ad emergere sono sempre gli sguardi luminosi delle persone incontrate, i loro sorrisi, la spontaneità dei gesti.

Francesca Salice utilizza la macchina fotografica nell’approcciare le persone che incrocia lungo il cammino e nel mettere a fuoco e congelare momenti irripetibili.

La sua forte passione per la fotografia è cresciuta nel corso del tempo, corroborata dalla curiosità verso mondi diversi e distanti dal suo vivere quotidiano, e questa maturazione trova riflesso nell’uso sapiente della luce, quindi nella resa dei colori, nelle composizioni misurate e nella costruzione di un’estetica rassicurante e immediata.

Francesca entra in intimità col soggetto ritratto, attende il momento giusto per scattare, si prepara, tenendo  sempre gli occhi ben aperti, pronta a cogliere ciò che può succedere nell’arco di un istante.

Come insegna il celebre Steve McCurry “Se aspetti, la gente si dimentica della tua macchina fotografica e l’anima affiora, diventa visibile”.
Nessun abbellimento o stravolgimento, il suo obiettivo è esaltare la bellezza intrinseca della realtà che le si  palesa di fronte, cercare di immaginare e suggerire, attraverso l’immagine, le storie delle persone, ambientandole nel loro mondo e nella loro quotidianità.

BIO FRANCESCA SALICE
Nata a Milano nel 1972, si laurea in Ingegneria Meccanica al Politecnico di Milano.
Inizia subito a lavorare nell’Azienda di Famiglia e solo nel 2008 si avvicina alla fotografia, partecipando ad
un workshop fotografico sul reportage di viaggio, tenuto da Edoardo Agresti.
In Birmania (2011) ed in India (2012) fotografa insieme a Steve McCurry.
In questi ultimi anni viaggia anche in Vietnam, Nepal, Zanzibar, Cuba, Cambogia e Turchia con tre giovani fotografi italiani, Edoardo Agresti, Beniamino Pisati ed Alessandro Vannucci.
Predilige la fotografia di viaggio, il ritratto e la street photography.
Dal 2012 fa parte del Circolo Fotografico “L’Incontro” di Casnate con Bernate e si iscrivo alla FIAF.
Partecipa a concorsi fotografici nazionali ed internazionali, conseguendo numerosi premi e riconoscimenti, tra cui l’Onorificenza AFIAP (2015) e la prima STELLA FIAF (2016).

Info
Mostra fotografica personale di Francesca Salice
S. Pietro in Atrio, Como – Via Odescalchi, 3
Date: 3 marzo  –  23 marzo 2016
Inaugurazione: 2 marzo 2016 ore 18,30
Orari: martedì – venerdì: 15:00 – 1900
Ingresso libero
Per informazioni: info@stilllove.it, tel. 02.367.44.528
sabato e domenica: 9:30 – 12:30 e 15:00 – 19:00

www.francescasalice.it

Herb Ritts in mostra a Milano (Palazzo della Ragione)

Alcune delle sue fotografie sono diventate inconfondibili icone storiche, il suo nome è consacrato nell’Olimpo dei grandi maestri.
I ritratti di Herb Ritts hanno la straordinaria capacità  di far entrare lo spettatore in un rapporto diretto e visionario con il soggetto ritratto, da Madonna a Richard Gere, passando per Michael Jackson e gli abiti di Versace.

Waterfall IV, Hollywood 1988
Waterfall IV, Hollywood 1988

Gli scatti puliti, essenziali e armonici sono una vera e propria gioia per lo spettatore, che viene proiettato in una condizione di totale armonia con l’opera che si trova di fronte.
L’esposizione, curata da Alessandra Mauro, è composta da oltre 100 immagini originali, dalle più famose a quelle inedite, oltre a magnifici ingrandimenti di stampe e video che provengono dall’Herb Ritts Foundation di Los Angeles e resteranno a Milano fino alle porte dell’estate.
Si tratta di una retrospettiva dotata di un grandissimo valore artistico ed emozionale, munita di quel leggerissimo tocco di eleganza e raffinatezza proprio di Ritts, artista caleidoscopio capace di svariare senza alcuna difficoltà dal ritratto al dipinto delicato e plastico del corpo, dalla moda ai suggestivi paesaggi africani.

Stephanie, Cindy, Christy, Tatiana, Naomi
Stephanie, Cindy, Cristy, Tatjana, Naomi, Hollywood 1989

INFO:

Luogo: Palazzo della Ragione, Piazza dei Mercanti Milano
Tel: 02 43353535
Email: stampa@palazzodellaragionefotografia.it
Web: www.palazzodellaragionefotografia.it

fino al 5 giugno 2016

Elliott Erwitt arriva a Terni con “Icons”

1955 CALIFORNIA, United States -- 1955. Image envoyé à Ludovica Pallegatta (Transaction : 632780884291875000) © Elliott Erwitt / Magnum Photos

Esposte a Terni le immagini più rappresentative della produzione artistica di uno dei più grandi fotografi e poeti di tutti i tempi. 

CAOS – centro arti opificio siri, ospita, dal 5 febbraio al 30 aprile 2016, la mostra Elliot Erwitt ICONS, un progetto espositivo di Civita e SudEst57, a cura di Biba Giacchetti, promossa dal Comune di Terni in collaborazione con Indisciplinarte.

USA. North Carolina. 1950.
USA. North Carolina. 1950.

La mostra ripercorre la carriera e i temi principali della poetica del grande fotografo e artista americano Elliott Erwitt (1928), attraverso 42 scatti da lui stesso selezionati come i più rappresentativi della sua produzione artistica. Sarà esposta inoltre una serie di 9 autoritratti, esclusivi di questa mostra, che costituiscono un “evento nell’evento”.
Tra gli autoritratti esposti anche quelli a colori in cui l’artista veste i panni di André S. Solidor, alter ego inventato per ironizzare sul mondo dell’arte contemporanea e sui suoi stereotipi. Andrè S. Solidor (si noti l’acronimo irriverente) ed Elliott Erwitt saranno anche protagonisti del film “I Bark At Dogs” che sarà proiettato in mostra.

1955 CALIFORNIA, United States -- 1955. Image envoyé à Ludovica Pallegatta (Transaction : 632780884291875000) © Elliott Erwitt / Magnum Photos
1955 CALIFORNIA, United States – 1955.
© Elliott Erwitt / Magnum Photos

Grande autore Magnum, reclutato nel 1953 all’interno della celebre agenzia direttamente da Robert Capa, Elliott Erwitt ha firmato immagini diventate icone del Novecento. Tra queste, in mostra a Terni alcune delle più celebri: il bacio dei due innamorati nello specchietto retrovisore di un’automobile, una splendida Grace Kelly al ballo del suo fidanzamento, un’affranta Jacqueline Kennedy al funerale del marito, i ritratti di Che Guevara e Marilyn Monroe, alcune foto appartenenti alla serie di incontri tra i cani e i loro padroni, iniziata nel 1946.
E ancora, gli scatti che Erwitt, reporter sempre in viaggio, ha raccolto per il mondo, a contatto con i grandi del Novecento ma anche con la gente comune. E i paesaggi, le metropoli. Gli scatti di denuncia, in cui al suo sguardo di grande narratore, si mescola sempre ironia e leggerezza, e la sua capacità di trovare i lati surreali e buffi anche nelle situazioni più drammatiche.

La mostra sarà corredata da una esclusiva pubblicazione curata da Erwitt stesso in collaborazione con Sudest57 e disegnata da Anders Weinar. Una collezione di stampe rilegate ed amovibili, ciascuna con testi inediti di backstage, scritti da Biba Giacchetti che collabora con Erwitt da circa 20 anni.

FRANCE. Provence. 1955.
FRANCE. Provence. 1955.

Elliott Erwitt è nato in Francia da una famiglia di emigrati russi, nel 1928. Passa i suoi primi anni in Italia. A 10 anni si trasferisce con la famiglia in Francia e da qui negli Stati Uniti nel 1939, stabilendosi dapprima a New York, poi, dopo due anni, a Los Angeles. Nei primi anni ‘50, Erwitt dopo aver soggiornato a Pittsburg, in Germania e in Francia, si stabilisce a New York, città che elegge sua base operativa. Dotato di flessibilità e spirito di adattamento, Erwitt ha viaggiato in tutto il mondo. Durante i suoi studi alla Hollywood High School, Erwitt lavora in un laboratorio di fotografia sviluppando stampe “firmate” per i fan delle star di Hollywood. Nel 1949 torna in Europa, viaggiando e immortalando realtà e volti in Italia e Francia. Questi anni segnano l’inizio della sua carriera di fotografo professionista. Chiamato dall’esercito americano nel 1951 continua a lavorare per varie pubblicazioni e, contemporaneamente, anche per l’esercito americano stesso, mentre soggiorna in New Jersey, Germania e Francia.
La grande opportunità gli viene offerta dall’incontro, durante le sue incursioni newyorchesi a caccia di lavoro, con personalità come Edward Steichen, Robert Capa e Roy Stryker che amano le sue fotografie al punto da diventare suoi mentori. Nel 1953 congedato dall’esercito, Elliott Erwitt viene invitato da Robert Capa, socio fondatore, ad unirsi a Magnum Photos in qualità di membro fino a diventarne presidente nel 1968.

USA. New York. 1956. American actress Marilyn MONROE.
USA. New York. 1956. American actress Marilyn MONROE.

Oggi Erwitt è riconosciuto come uno dei più grandi fotografi di tutti i tempi. I libri di Erwitt, i saggi giornalistici, le illustrazioni e le sue campagne pubblicitarie sono apparse su pubblicazioni di tutto il mondo per oltre quarant’anni. Pur continuando il suo lavoro di fotografo Elliot Erwitt negli anni ‘70 comincia a girare dei film. Tra i suoi documentari si ricordano Beauty Knows No Pain (1971) Red White and Blue Glass (1973) premiato dall’American Film Institute e The Glass Makers of Herat (1997).

Negli anni ‘80 Elliott Erwitt produce 17 commedie satiriche per la televisione per la Home Box Office. Dagli anni ‘90 fino ad oggi continua a svolgere un’intensa vita professionale che tocca gli aspetti più disparati della fotografia.
Tra le sedi espositive più prestigiose dove Erwitt ha presentato i suoi lavori, si segnala The Museum of Modern Art a New York, The Chicago Art Institute, The Smithsonian Institution a Washington D.C., The Museum of Modern Art di Parigi (Palais de Tokyo), The Kunsthaus a Zurigo, il Museo Reina Sofia a Madrid, The Barbican a Londra, The Royal Photografic Society a Bath, The Museum of Art del New South Wales a Sydney.
Attualmente i libri pubblicati da Erwitt sono più di 45.

Elliott ERWITT, New York City, 1999

In occasione della mostra, le proposte didattiche del CAOS – a cura di Coopsociale ACTL, Coopsociale ALIS e Indisciplinarte SRL – sono un’occasione di riflessione e approfondimento sulla teoria e sulla pratica fotografica di un artista che, attraverso la rappresentazione del quotidiano, ha attribuito valore e riconosciuto importanza all’ironia come chiave interpretativa delle cose della vita. Le attività saranno rivolte alle scuole di ogni ordine e grado e all’utenza libera dai 4 ai 18 anni con percorsi tematici e laboratori articolati per fasce di età. Sono previste, inoltre, visite guidate per adulti e gruppi solo su prenotazione scrivendo all’indirizzo didattica@indisciplinarte.it o contattando il numero 0744/285946.

USA. New York. 1999.
USA. New York. 1999.

Orari
Dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00. Lunedì chiuso
Dal 27 marzo: dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 20.00

E’ possibile acquistare il biglietto d’ingresso presso le biglietterie del CAOS
in viale Campofregoso 98, secondo i giorni e gli orari di apertura della mostra.

Biglietti:
Intero 5€
Ridotto 3,50€ (per under 25 anni, gruppi di almeno 20 paganti)
Gratuito: per bambini fino a 6 anni, portatore handicap e accompagnatore,
guide turistiche dell’Unione Europea.
La mostra non rientra nella gratuità della prima domenica del mese.

Informazioni
tel. 0744/285946 – www.caos.museum

SOMEWHERE – Luisa Menazzi Moretti

Una significativa mostra fotografica illustra le tappe del percorso artistico e creativo di Luisa Menazzi Moretti nella prestigiosa cornice di Villa Manin – Esedra di Levante dal 12 marzo al 15 maggio 2016.
Somewhere. Luisa Menazzi Moretti” è curata da Valerio Dehò e organizzata dall’ Azienda Speciale Villa Manin.


Il percorso si snoda attraverso nuclei tematici connessi tra loro, che l’artista presenta in 5 serie: Cose di natura, Words, P Greco, Solo e Ingredients for a Thought, ognuna delle quali è una narrazione, un racconto che indaga su temi diversi legati alla natura, al sociale, all’interiorità e intende creare, attraverso una forte carica partecipativa, una prospettiva multipla oltre a sollecitare una pluralità di interpretazioni.

Luisa Menazzi Moretti_Cose di natura 13_Petalo e Foglia_2012_stampa giclee carta cotone su dibond_cm 100 x 70
© Luisa Menazzi Moretti, Petalo e Foglia, 2012

Gli scatti di Luisa Menazzi Moretti, caratterizzati da una continuità di linguaggio, rispecchiano una realtà ricca di sfaccettature, la cui lettura si completa con la presenza e il contributo dello spettatore; una visione totalmente aperta al confronto e alla condivisione, che stimola chi guarda ad immaginare, a pensare, ad esprimersi.

Nei 20 lavori a colori della serie Cose di natura, scorci di realtà conducono in una dimensione metaforica, densa demozioni. Gli elementi naturali sono infatti simboli che alludono non solo alla bellezza, all’armonia e all’equilibrio,ma anche alla desolazione e alla devastazione, come testimoniano Petalo e Foglia (2012), Mare (2014) o Campo (2012). Della natura emergono il forte carattere rigenerativo e la possibilità di vita che non si esaurisce, ma continua.

 

Luisa Menazzi Moretti_Imprevisto_2014_serie P Greco_cm 72x90
© Luisa Menazzi Moretti, Imprevisto, 2014

Una connessione inscindibile con le parole viene creata invece con Words, fotografie dove frammenti di testi raccontano brandelli di storie, di vite, di attimi, immortalati poco prima che andassero persi, buttati, modificati. Ogni immagine è affiancata da un testo critico inedito di personaggi noti del panorama culturale nazionale: intellettuali, scrittori, giornalisti, artisti, critici fra cui Alberto Abruzzese, Francesco Bonami, Elio De Capitani, Leandra D’Antone, Gabriele Frasca, Paolo Rossi, Tiziano Scarpa che non intendono fornire un’interpretazione, ma creare un ulteriore spunto di riflessione.

Molto rappresentativa è Anima (2013), il cui soggetto è una lettera di un internato nel campo di concentramento di Dachau, nella quale sono contenute parole piene di speranza, non consapevoli di un destino tragicamente segnato. In questa sezione emerge inoltre l’importanza della parola e della scrittura nel vissuto dell’artista tramite un piccolo nucleo di immagini autobiografiche che si ispirano all’infanzia e agli avvenimenti significativi della sua vita.

Luisa Menazzi Moretti_Solo 10_2013_stampa giclee_carta puro cotone_cm 25x25
© Luisa Menazzi Moretti

Di forte impatto sono le due sale successive il cui allestimento prevede ambienti oscurati e sottofondi musicali, che contribuiscono a sottolineare il gioco di luce e ombra caratterizzante tutta la mostra. P Greco, accompagnata da “Paradise Circus” dei Massive Attack, raccoglie scatti dedicati alla simbologia della forma circolare, esaltandone alcuni aspetti ad essa connessi; ne sono esempi le fotografie Whenua, parola della lingua Mahori dal duplice significato di “terra” e “placenta”; Imprevisto che rimanda alla sorpresa in una vita troppo retta e monotona; Testimone un bulbo oculare inteso come registro di cose vissute; Fuga un foro circolare nelle crepe di un muro attraverso il quale evadere.

In linea con una ricerca che sconfina oltre la dimensione reale è la serie più recente e inedita Solo, che ben si unisce alle note di “21 Grammi” di Ludovico Einaudi e che il curatore Valerio Dehò così descrive: “la serie ‘Solo’ rappresenta forse al meglio la sensibilità della Menazzi Moretti per quel qualcosa che non possiamo nominare esplicitamente, che è appunto ineffabile, ma che possiamo soltanto collocare in un altrove che vuol dire semplicemente che non è qui, vicino a noi”. Attraverso questi scatti l’artista immagina infatti una dimensione atemporale e trasmette gli stati d’animo di un viaggio verso l’ignoto tramite volti di uomini, donne e bambini.
L’utilizzo di filtri e sovrapposizioni contribuisce a creare una sospensione, una sorta di distacco, una proiezione di una realtà ultraterrena. Ne sono esempio Solo #10, Solo #1, Solo #8, che alternano sentimenti di incertezza, inquietudine, riflessione e pace.
Il percorso espositivo si conclude con le opere Ingredients for a Thought che approfondiscono il tema dell’alimentazione, in esso l’autrice riconosce il linguaggio assoluto delle società contemporanee e attraverso una ricca sequenza di simboli legati al colore, all’infanzia, alle parole, come si osserva in Christmast Balls, The Choice, Drop, ricrea una dimensione ludica che fa del cibo un intermediario fra sensi e memoria.
Accompagna la mostra un catalogo edito da Gente di Fotografia con testi in italiano e in inglese di Luisa Menazzi Moretti, Valerio Dehò e Antonio Giusa.

Info:
Sede Villa Manin – Esedra di Levante, Passariano di Codroipo (Udine)
Date 12 marzo – 15 maggio 2016
Preview stampa venerdì 11 marzo, ore 11.30
Inaugurazione venerdì 11 marzo, ore 18
Orari martedì – venerdì ore 15 – 19; sabato – domenica ore 10 – 19
lunedì chiuso ad eccezione 28 marzo, 25 aprile, 1 e 6 maggio (aperto 10-19)
Ingresso libero
Info pubblico tel. 0432 821211 – info@villamanin.it – www.villamanin.it

A Orvieto arriva il Festival della Fotografia / 26-28 febbraio


Parte ufficialmente venerdì 26 febbraio “Orvieto 2016“, la famosa convention annuale di fotografia, video e comunicazione rivolta a professionisti, appassionati e studenti. Ecco il programma: “MUTAMENTI” Convention FIOF 2016.

mutamenti

Venerdì 26 febbraio 2016
14.30 – 18.30: Antonio Manta (Sala dei 400 Palazzo del Popolo);
18.30 – 19.30: “L’in-finito viaggio di un foto-amatore – storytelling di Antonella Dargenio (Sala dei 400 Palazzo del Popolo);
15.00 – 18.00: Hermes Mangialardo- Hyperlapse (Sala Etrusca Palazzo del Popolo);
18.00 – 19.00: Fabrizio Oggiano e Chuck Ford – Rap renderizzato (Sala Etrusca Palazzo del Popolo);

Sabato 27 febbraio 2016
9.00 – 10.00: Lecture con Francesco Cito – Mutamenti… il reportage (Sala dei 400 Palazzo del Popolo);
10.00 – 11.00: Lecture con Maurizio Galimberti – Mutamenti… dalla polaroid ad Instagram (Sala dei 400 Palazzo del Popolo);
11.00 – 12.00: Lecture con Eolo Perfido – Mutamenti… fotografia artistica e creativa (Sala dei 400 Palazzo del Popolo);
12.00 – 13.00: Lecture con Cinzia Bruschini -Mutamenti… wedding photography (Sala dei 400 Palazzo del Popolo);
15.00 – 16.00: Lecture con Cristiano Ostinelli – Mutamenti… wedding photography (Sala dei 400 Palazzo del Popolo);
16.00 – 18.00: Masterclass con Valerio Bispuri: “Dentro una storia”, il lavoro del fotoreporter oggi e il rapporto che ha con le storie che racconta (Sala dei 400 Palazzo del Popolo);
18.00 – 19.00: FIOF per il sociale – “Il viaggio di un pellegrino” con Antonio Gibotta, proiezione e dibattito; “Dai colore alla vita”: Presentazione progetto realizzato a Lourdes, in collaborazione con Unitalsi Nazionale (Sala dei 400 Palazzo del Popolo);

15.00 – 17.00: Workshop con Filippo Chiesa – Ottiche varie e vintage (Sala Etrusca Palazzo del Popolo);
17.00 – 19.00: Workshop con Thelma&Friends (Sala Etrusca Palazzo del Popolo);
21.00: Serata di Gala – Premiazioni FIIPA, Wedding contest, Video Award, Qualificazioni, Miglior Azienda, Premiazione autori IMAGO.it.

Domenica 28 febbraio 2016
9.00 – 10.00: Conference con Nicholas Javed – fashion photography (Sala dei 400 Palazzo del Popolo);
10.15 – 11.15: Conference con Denis Curti – Il fascino Ambiguo della Fotografia (Sala dei 400 Palazzo del Popolo);
11.30 – 12.30: Seminario a cura di ISP – Italian Street Photography Angelo Ferrillo e Gianluca Polazzo Angelo Ferrillo e Gianluca Polazzo: La Street e il reportage, una mutazione di genere? (Sala dei 400 Palazzo del Popolo);
15.00 – 17.00: Giovanna Griffo – Tecniche avanzate di fotoritocco nella fotografia fashion, glamour, commercial (Livello: Intermedio/Avanzato – Software: Photoshop, Bridge) (Sala dei 400 Palazzo del Popolo);

Workshop con Santi Veiga: wedding film – Santi Veiga è il videomaker matrimonialista spagnolo più premiato degli ultimi anni.

Presto renderemo note le location e i nomi dei fotografi in mostra.

Instagram – cerca fioforvieto
Twitter – cerca fiof
Online su www.fiof.it

Parigi ospita il grande Ugo Mulas

A Parigi sbarca uno dei più grandi fotografi italiani del XX secolo: Ugo Mulas.

mulas
Andy Warhol, Philip Fagan and Gerard Malanga, New York, 1964, © Andy Warhol, Philip Fagan and Gerard Malanga, New York, 1964, © Estate Ugo Mulas, Milano – Courtesy Galleria Lia Rumma, Milano / Napoli

La Fondazione Henri Cartier-Bresson – fino al 24 aprile – ospita circa 60 fotografie vintage in bianco e nero, tutte selezionate dall’autore italiano per il suo leggendario libro La fotografia, pubblicato da Einaudi nel 1973.

Sessanta scatti che svariano dal ritratto degli artisti italiani e newyorkesi al fotoreportage d’autore della Biennale di Venezia del 1954, per concludere con le immancabili Verifiche, vero e proprio testamento artistico che riflette sulla pratica stessa del fare fotografia, interrogandosi sulle sue intenzioni e finalità.

Proprio negli scatti in mostra, possiamo ancora percepire l’intima relazione che Mulas aveva sviluppato con ciascuno degli artisti ritratti. Al di là del valore documentario di queste fotografie, è evidente come si fondino su una narrazione, su spunti biografici e autobiografici assieme, che soltanto una conoscenza approfondita poteva cogliere in modo così diretto e informale.

contact@henricartierbresson.org
www.henricartierbresson.org

Bari: un anno di fotografie raccolto in una mostra

Kacper Kowalski "Side effects"

Il World Press Photo 2016 si è concluso con la vittoria di Warren Richardson e la sua foto “Hope for a New Life”, la speranza di una nuova vita affidata a un neonato bloccato al confine tra Serbia e Ungheria.

Bao Tailiang "The final game"
© Bao Tailiang “The final game”

L’associazione Cime, per il terzo anno, ospiterà le immagini premiate nel concorso di fotografia più importante al mondo dal 30 settembre al 30 ottobre 2016.

05_Goran-Tomasevic
© Goran-Tomasevic

In totale saranno esposti i 150 scatti selezionati (su circa 85 mila totali inviati al WPP) che riassumono al meglio tutti gli eventi salienti dell’anno che ci siamo appena lasciati alle spalle. Un grande viaggio tra i continenti del mondo per scoprire, ricordare e approfondire le tematiche che ci circondano. Dagli attacchi terroristici di Parigi al tema dell’immigrazione, passando per guerre sanguinose e scenari di paesaggi mozzafiato.

© Massimo Sestini "Rescue Operation"
© Massimo Sestini “Rescue Operation”

Info su www.worldpressphotobari.it

Henri Cartier-Bresson a Biella

La Fondazione Pierre Gianadda e la Fondazione Cassa di Risparmio di Biella stanno organizzando una grande mostra dedicata al fantastico Henri Cartier-Bresson. Dopo l’esposizione di Milano, il fotografo di Chanteloup-en-Brie arriva in Piemonte, nello spettacolare scenario medievale di Palazzo Gromo Losa (Biella).

Verrà presentata la collezione Sam, Lilette e Sébastien Szafran, da sabato 19 marzo a domenica 15 maggio 2016.

hcb

226 stampe ai sali d’argento in bianco e nero ci accompagneranno in un viaggio alla scoperta di uno dei più grandi maestri della fotografia, il pioniere del fotogiornalismo conosciuto con il soprannome di occhio del secolo.

2cd9d1d7bb30511eb4cd517c131ae148_XL
Derrière la gare Saint-Lazare, Paris, 1932. © Henri Cartier-Bresson, Fondation Pierre Gianadda-Coll. Sam Szafran

 

Info su www.fondazionecrbiella.it

Ready Made – Maurizio Galimberti

ReadyMadebyMG_Invito

DaDAEAST, in occasione dei quattro anni di attività della galleria, è lieta di presentare la serie
ReadyMade by Maurizio Galimberti a cura di Benedetta Donato. I lavori inediti, in cui l’artista propone una sua personale rilettura della storia dell’arte, attraverso la tecnica di duchampiana memoria del ready-made.

«Mi piace pensare di usare il medium fotografco. In molti miei scatti singoli o nei mosaici, si muovono contaminazioni di varie radici artistiche e concettuali. Mondrian e Duchamp, per esempio, continuano a ispirarmi per la loro poetica..
Che siano scatti singoli, mosaici o ready-made si tratta sempre di una fotografa di ricerca e dell’istinto che mi spinge a realizzarla. Ma al di là delle tecniche che sperimento, alla base di ogni foto c’è sempre uno stato d’animo, una situazione mentale, una sensazione e una situazione che determina un tipo di lavoro piuttosto che un altro».
Il fotografo si lascia ispirare dalla sua ossessione per Duchamp e per il movimento Dada, per elaborare oggetti ritrovati che diventano nuova materia creativa.

ReadyMadebyMG_CS

Da qui prende spunto, per dirigere la propria attenzione verso l’opera realizzata per mano di quelle personalità che egli considera i miti della storia dell’arte: da Francisco Goya fno ad Andy Warhol, custoditi e ritrovati tra le stampe di vecchi manifesti, nelle riproduzioni impresse su cataloghi, nelle immagini oramai iconiche dei loro volti.

A questo punto avviene l’incursione dell’artista sull’oggetto, che smette di rivestire la sua funzione tradizionale di rievocazione e viene contaminato da un nuovo segno, da un gesto che si traduce nella fotografa delle sue Polaroid.
Sovrapposizioni, frottage, e collage rivitalizzano capolavori come il San Girolamo nell’olio su tela di El Greco o una delle Dame del Pollaiolo; donano una dimensione quasi onirica alla Marilyn in copertina di Warhol. Accade lo stesso nelle opere del pittore cinese contemporaneo Ting Shao Kuang, che subiscono una metamorfosi visiva, per essere riproposte in dinamici e spettacolari mosaici.

ll timbro «BY MAURIZIO GALIMBERTI» campeggia su gran parte delle opere esposte, come a rappresentare un segnale evidente ed un invito alla corrispondenza, al riconoscimento e alla reciprocità tra le discipline e il saper fare che pertiene agli artisti, in grado di produrre energia creativa e dar vita ad una nuova ricerca, attraverso la visione dell’arte così completamente

In questo lavoro, Galimberti sperimenta insieme tecniche solitamente utilizzate singolarmente, per instaurare un dialogo tra opere del passato, incursioni da lui messe in atto e contaminazioni tra generi sperimentati dall’autore stesso, andando a ridefnire i contorni della relazione tra linguaggi, epoche ed espressioni artistiche differenti.

La componente ludica potrebbe apparire predominante, quasi una desacralizzazione del contesto in cui sono da sempre collocate opere riconosciute come fondamentali della storia
L’intento del fotografo si rivela essere ben altro e si rintraccia nella volontà di rendere omaggio a quelli che ritiene essere dei Maestri, alle cui opere si accosta con emozione e con l’ossessione di riscoprirle, riammirarle, mantenerle vive, in modo che possano continuare a svolgere quella funzione di ispirazione perenne che per ogni artista è fondamentale.
Le dodici opere inedite, appartenenti alla serie ReadyMade, rimarranno esposte fno al 26

Via Varese, 12 Milano
mercoledì 17 febbraio 2016 ore 19
Dal 18 febbraio 2016 al 26 marzo 2016
dal martedì al sabato e su appuntamento
+39 345 299 70 90
info@dadaeast.it

1 18 19 20
0 0,00
Go to Top