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Fino al 7 gennaio: Cronache dal set: il cinema di Paolo Sorrentino

11 ottobre 2017 – 7 gennaio 2018

Cronache dal set: il cinema di Paolo Sorrentino. Fotografie di Gianni Fiorito


In concomitanza con la mostra “Arrivano i Paparazzi! Fotografi e divi dalla Dolce Vita a oggi”, CAMERACentro Italiano per la Fotografia propone una selezione di scatti di Gianni Fiorito, fotografo di scena di Paolo Sorrentino.

A partire dall’11 ottobre nella Project Room del Centro di via delle Rosine 18 a Torino, “Cronache dal set: il cinema di Paolo Sorrentino. Fotografie di Gianni Fiorito”, curata da Maria Savarese, presenta circa quaranta fotografie che raccontano il cinema del premio Oscar partenopeo.



In una carrellata di immagini si alternano, tra scenografie e pause di set, il giovane Papa Jude Law della serie The Young Pope, il protagonista de La Grande Bellezza Jep Gambardella interpretato da Toni Servillo, presente in mostra anche nei panni de Il Divo Giulio Andreotti, e Sean Penn, la rock star Cheyenne di This Must Be the Place.


CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia

Via delle Rosine 18, 10123 Torino

+39.011.0881150


Orari di apertura
Lunedì 11.00–19.00
Martedì chiuso
Mercoledì 11.00–19.00
Giovedì 11.00–21.00
Venerdì 11.00–19.00
Sabato 11.00–19.00
Domenica 11.00–19.00

Ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura

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Alla Casa dei Tre Oci Werner Bischof: Fotografie 1934-1954

USA. Southern part of the country. 1954.

Fino al 25 febbraio alla Casa dei Tre Oci a Venezia sarà possibile visitare la personale di uno dei più importanti fotografi del Novecento: Werner Bischof.


SWITZERLAND. Zurich. 1941. Nude. “Breast with grid.”

Composta da circa 250 immagini – molte sono vintage – la mostra ripercorre la carriera di Werner Bischof grazie a un fantastico viaggio ai confini del mondo: dall’India al Giappone, passando per Cina, Corea, Indocina, Panama, Cile e Perù con un’unica carta d’imbarco. Celebre per i suoi reportage e per la vasta produzione fotogiornalistica nel cuore dell’Europa del dopoguerra, Bischof ha documentato con invidiabile fiuto e consapevolezza molti degli eventi più importanti del secolo scorso. Attraverso i suoi viaggi in Oriente ha raccontato i contrasti sociali dell’India in pieno sviluppo economico, le tensioni della guerra in Corea e successivamente il contesto urbano negli Stati Uniti degli anni Cinquanta. La mostra, a cura del figlio Marco Bischof, presenta per la prima volta una serie di venti fotografie che hanno come protagonista l’Italia e che consentono allo spettatore di cogliere lo sguardo originale e neorealista del fotografo di Magnum. Sono esposte anche alcune foto a colori e una serie realizzata in Svizzera dedicata al paesaggio e alla natura morta.


PERU. May 1954. On the road to Cuzco, near Pisac, in the Valle Sagrado of the Urubamba river.

Casa dei Tre Oci, Fondamenta delle Zitelle, 43 – 30133 Venezia

Orari: tutti i giorni ore 10-18; chiuso il martedì

Tel: 041.24.12.332. E-mail: info@treoci.org Web: www.treoci.org

Fino al 25 febbraio 2018

Alla GAM di Palermo la mostra di Henri Cartier-Bresson

FRANCE. Paris. Place de l'Europe. Gare Saint Lazare. 1932.
Henri Cartier-Bresson. Fotografo
21 ottobre 2017 - 25 febbraio 2018
Galleria d’Arte Moderna di Palermo.

Concluse le tappe di Monza, Genova e San Gimignano, i 133 scatti dell’Occhio del secolo sono ospiti alla Galleria d’Arte Moderna di Palermo. La mostra è stata progettata dallo stesso autore con il supporto di Robert Delpire, il suo editore di fiducia recentemente scomparso.


MEXICO. Mexico City. Prostituées. Calle Cuauhtemoctzin. 1934.

Una lunga e piacevole passeggiata tra molti Paesi europei, Asia, USA, Messico e Francia alla costante ricerca del celebre istante decisivo che ha fatto del fotografo francese una celebrità in tutto il mondo. Si tratta di una grande retrospettiva che pone in primo piano il Cartier-Bresson fotografo, come suggerisce il titolo. In mostra sono proposti alcuni ritratti di grandi artisti e intellettuali dell’epoca come Truman Capote, Ezra Pound e i coniugi Curie, il celebre scatto alla Gare St. Lazare, la serie sulle prostitute messicane e sui funerali di Gandhi.

Fotografie per tutti i gusti che offrono allo spettatore una visione completa della produzione di Cartier-Bresson, sottolineandone la capacità innata di essere sempre al posto giusto nel momento giusto.


Galleria d’Arte Moderna, Via Sant’Anna, 21 – 90133 Palermo

Orari: martedì-domenica ore 9.30-18.30

Tel: 091.84.31.605. E-mail: info@gampalermo.it Web: www.gampalermo.it

Fino al 25 febbraio 2018

Sabato 16 dicembre inaugura Lumen: omaggio di Nino Migliori al capolavoro rinascimentale de Il Compianto di Niccolò dell’Arca.

NINO MIGLIORI
LUMEN
La Cappella dei Pianeti e dello Zodiaco nel Tempio Malatestiano
a cura di Roberto Maggiori

Nino Migliori fotografa dal 2006 sculture e bassorilievi del Medioevo e del Rinascimento, testimonianze di storie lontane, eppure fruite quotidianamente nelle numerose città che ospitano i tanti capolavori presenti nel Bel Paese. Opere dal linguaggio sempre più sfuggente ai nostri giorni, pervasi da una connettività caleidoscopica e chiassosa, dalla produzione, così come dal consumo, immediati. I lavori su cui posa lo sguardo Migliori esprimono significati apparentemente lontani e spesso indigesti alla “cultura” fast, si tratta infatti di opere senza cromie, dalla lenta e meditata realizzazione (e fruizione), immobili, che appaiono spesso agli occhi delle giovani generazioni noiosamente austere, nonostante la complessità e l’anticonformismo che ogni capolavoro naturalmente incarna. L’esperienza possibile oggi di fronte a questi monumenti è inoltre radicalmente diversa da quella esperita originariamente dopo il crepuscolo, date le pervasive condizioni di illuminazione con cui sono offerte al pubblico queste sculture.



Nino Migliori riscopre allora un linguaggio muto attraverso una modalità operativa minimale: l’essenzialità di un’inquadratura frontale e la semplice luce di un paio di candele, un modo per riproporre le opere così come erano percepite nelle meditabonde ore notturne dagli autori, e dalla cultura coeva che le ha generate, in primis quella Prisca Theologia o Philosophia Perennis a cui Sigismondo Malatesta si era ispirato nel progettare il Tempio.

Ancora una volta torna nel lavoro di Migliori l’attenzione alla memoria storica e all’immaginario collettivo, attraverso un’osservazione tesa a rilevare e risignificare la realtà tramite la gestualità, in questo caso l’orientamento di una candela in piena oscurità. Alla contemplazione dello spettatore si affianca così l’azione dell’artista, capace di amplificare i segni espressivi che evocano il fascino del Misterioso e del Meraviglioso, temi cari alla cultura rinascimentale che ha generato il Tempio Malatestiano. Migliori, “disegnando” con il chiaroscuro suggestioni fantastiche, ci trasporta in una dimensione altra, simile a quella sperimentata dai cittadini riminesi che nel 1400 avvicinavano di notte i bassorilievi di Agostino di Duccio al lume di una torcia. Un viaggio a ritroso nel tempo, quando il buio e il silenzio lasciavano spazio all’interiorità, all’immaginazione, all’incanto di una luce viva capace di isolare e animare nel profondo la materia.


NINO MIGLIORI – LUMEN
Inaugurazione sabato 16 dicembre alle ore 18, alla presenza dell’autore
Santa Maria della Vita, via Clavature 8-10, Bologna
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RUGGINE. Una mostra fotografica di Paolo Gotti

RUGGINE.

Una mostra fotografica di Paolo Gotti

Venerdì 15 dicembre alle ore 18.00 inaugura in via Santo Stefano 91/a a Bologna, la mostra fotografica RUGGINE di Paolo Gotti.



Il nuovo progetto espositivo dell’artista bolognese si sofferma su un tema difficile come quello dello scorrere del tempo, intessuto di memorie, separazioni, assenze, rinunce e sogni infranti, attraverso le fotografie dall’alto grado poetico ed emozionale da lui scattate in quarant’anni di viaggi attorno al mondo. Oltre settanta i paesi nei cinque continenti che Paolo Gotti ha visitato e immortalato con la sua fedelissima macchina fotografica analogica.

Attraverso uno sguardo malinconico ma nello stesso tempo intenso e sensibile, scorrono le immagini di una vecchia miniera di sale ai confini della Colombia e di una carriola arrugginita abbandonata in un Brasile non lontano dall’Oceano Atlantico. O ancora la carcassa di un’automobile nel deserto del Sahara, le propaggini di una miniera d’oro che sprofonda duemila metri sotto la terra del Ghana, una finestra rotta di una vecchia fabbrica da qualche parte in Lettonia, un’abitazione corrosa dalla salsedine sul lungomare di Baracoa a Cuba, un relitto di ferro divorato dalla ruggine sugli scogli del Mediterraneo. E si torna in Africa davanti a un pulmino che si è fermato prima di attraversare il confine con il Niger, così come il vecchio autobus silenzioso testimone di migliaia di storie su e giù per le vie di Bangalore in India. Alle due estremità di questo spettro cromatico dell’abbandono, le due facce della stessa medaglia: un carrarmato rimasto solo nel deserto rovente dello Yemen è l’immagine simbolo di ciò che resta della guerra, mentre i resti della nave da crociera “Tropical Dreams” naufragata su una spiaggia delle Filippine diventa la rappresentazione di ciò che resta dei sogni.



Le immagini sono accompagnate da racconti “minimi” di Natascia Ronchetti, giornalista, scrittrice e collaboratrice del Sole 24 Ore e del Venerdì di Repubblica.

In occasione della mostra sarà presentato anche il calendario tematico RUGGINE che racchiude 13 tra le immagini più significative dell’esposizione.


RUGGINE. Una mostra fotografica di Paolo Gotti

16 dicembre 2017 – 6 febbraio 2018
opening 15 dicembre 2017 ore 18.00

via Santo Stefano 91/a, Bologna
da martedì a domenica ore 10-12; 16-19

Ufficio stampa: + 39 349 1250956 | paologotti.press@gmail.com

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Adams, Shore, Goldblatt, Ghirri, Basilico, Jodice e altri 21 grandi fotografi raccontano il paesaggio 

Terre di Uomini

Adams, Shore, Goldblatt, Ghirri, Basilico, Jodice e altri 21 grandi fotografi raccontano il paesaggio 

Palazzo Gromo Losa, Biella

27 ottobre 2017 – 7 gennaio 2018


La relazione tra l’uomo ed il paesaggio, l’influenza che l’uno esercita sull’altro e le implicazioni di tale relazione nello scatto fotografico sono al centro della mostra Terre di Uomini’, che si terrà a Biella, presso lo splendido Palazzo Gromo Losa, dal 27 ottobre 2017 al 7 gennaio 2018. Il percorso comprende oltre 70 opere di 27 artisti, tutte provenienti dalla collezione di fotografia contemporanea della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.

La mostra, a cura di Chiara Dall’Olio, è l’esito di una collaborazione tra Fondazione Fotografia Modena e Palazzo Gromo Losa srl, rispettive società strumentali di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e di Fondazione Cassa di Risparmio di Biella.



Il paesaggio è al centro dell’opera dei grandi maestri della fotografia americana: da Ansel Adams, capostipite di questo genere, che nelle sue fotografie evoca la leggendaria ‘ultima frontiera’, a Edward Weston, interprete, negli anni ’30 e ’40, di particolari della natura in chiave estetica e allegorica, per arrivare, negli anni ’60, alle sperimentazioni di Callahan e Siskind che restano tuttavia sempre nel solco tracciato da Adams, della fotografi pura ed elegante. Fondamentale poi la figura di Stephen Shore che immortala la provincia americana finalmente con la pellicola a colori, utilizzata anche da Misrach per agli ampi spazi desertici che richiamano l’attenzione allo sfruttamento della natura effettuato dall’uomo. Lo stesso tema si ritrova nelle periferie industriali di Gossage, così come nei lavori che negli stessi anni ‘80 vanno conducendo anche i fotografi europei. Nel mezzo si collocano autori come White, Caponigro, Bullock e Chappell, interpreti di una fotografia visionaria e contemplativa, che riflette innanzitutto sul posizionamento dell’essere umano nel mondo. L’uomo è anche al centro delle ricerche di Friedlander e di Van Deren Coke, prodotto di una società che è andata sviluppandosi negli anni ’60 e ’70, tenendo ai margini il “diverso”, in nome di un benessere collettivo e di uno sfrenato consumismo, inevitabili conseguenze del capitalismo americano.

Nonostante un territorio naturale affascinante ed estremo che condiziona fortemente la vita quotidiana, gli autori africani non si lasciano ammaliare dalla perturbante bellezza della natura. La fotografia è narrazione di un contesto quotidiano difficile, spesso conflittuale, in cui non c’è spazio per la contemplazione e il paesaggio resta sulla sfondo. La foresta nigeriana sfruttata e inquinata dagli oleodotti di Osodi, le tracce dell’apartheid che hanno segnato anche lembi di terra remota registrate nelle immagini di Goldblatt, o che si riflettono nella vita di tutti i giorni nelle fotografie di Nunn. Anche i cani ritornati randagi dopo essere stati abbandonati dai bianchi in fuga dalle fattorie dopo la fine dell’apartheid, ritratti da Naudé sono un emblema del recente passato sudafricano. Nella periferia di Tangeri ripresa da Barrada c’è tutta la precarietà di una nazione come il Marocco, così come nelle immagini della prima campagna elettorale democratica del Congo fotografata da Tillim nel 2006 la tensione delle piazze è palpabile. Tuttavia, la speranza di un futuro “normale” resiste, come vediamo nelle immagini di Apagya, dove gli adulti si collocano dentro un fondale che è il sogno a occhi aperti di un mondo nuovo.



E in Italia? Il paesaggio italiano è stato da sempre uno dei soggetti più amati dai fotografi nostrani, fin dalle sue origini, un’eredità quasi scontata dal lontano Rinascimento. Difficile, per un autore contemporaneo, liberarsi da un approccio – che poi è una visione – così fortemente radicato, difficile anche solo “immaginare” un paesaggio diverso dal Bel Paese. Sono fotografi come Franco Fontana – che interpreta il mondo in campiture di colore – o come Luigi Ghirri – che volge l’attenzione alla provincia della pianura padana – a dimostrare fin dagli anni ’70 che non esiste solo la bellezza delle coste o delle Alpi italiane. Sulla loro scia, Fossati indaga le rive del Po, che diventano quasi un paesaggio lunare, e Guidi ferma lo sguardo sulle contaminazioni che l’industria ha portato al nostro territorio, segnandolo e in molti casi deturpandolo. Occorre allora allontanarsi, prendere il largo come Mimmo Jodice che, da moderno Ulisse, ricerca nei luoghi del Mediterraneo le radici di una cultura ancora vibrante di forza. Oppure allargare il campo visivo e fare entrare nella fotografia il brulicare dell’attività umana moderna, invisibile ma palpabile presenza nelle fotografie di architetture di Basilico, colorata e invasiva massa nei paesaggi alpini di Niedermayr, che ormai hanno perduto per sempre il fascino selvaggio, la wilderness tanto amata da Ansel Adams, tanto che la fotografia stessa non può più essere unica, ma è frammentata in più cornici, spezzata come lo sguardo contemporaneo.


Terre di Uomini. Adams, Shore, Goldblatt, Ghirri, Basilico, Jodice e altri 21 grandi fotografi raccontano il paesaggio 

Palazzo Gromo Losa, Biella

27 ottobre 2017 – 7 gennaio 2018

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Arrivano i Paparazzi! Fotografi e divi dalla Dolce Vita a oggi in mostra fino al 7 gennaio

Alison Jackson, Marilyn undressing for JFK.jpg © Alison Jackson

Dal 13 settembre, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia propone la mostra “Arrivano i Paparazzi! Fotografi e divi dalla Dolce Vita a oggi, a cura di Walter Guadagnini e Francesco Zanot, che sarà visitabile fino al 7 gennaio 2018.


Walter Chiari e Tazio Secchiaroli1958.jpg
©Lazio Secchiaroli/David Secchiaroli

La mostra si compone di centocinquanta immagini che raccontano l’epopea della “fotografia rubata”, da la Dolce Vita a oggi, in Italia e nel mondo, dove il mondo è soprattutto, anche se non solo, quello dello scandalo e del gossip. “Sono fotografie che hanno segnato per sempre la percezione popolare dei personaggi pubblici, attori, cantanti, politici – commentano i curatori – Donne soprattutto. ‘Rubate’ dei momenti privati, quando, smessa la maschera del ruolo, ridiventano persone (quasi) qualsiasi.

In mostra, fra i Vip e le Star di ieri e di oggi, troviamo Anita Ekberg, Marilyn Monroe, Jackie Kennedy, Lady D, Sofia Loren, Brigitte Bardot con scatti di famosi fotografi come Tazio Secchiaroli, Marcello Geppetti, Ron Galella, Lino Nanni e progetti fotografici di artisti contemporanei come Alison Jackson, Ellen von Unwerth e Armin Linke.


Agenzia Dufoto, Sofia Loren all’aeroporto di Ciampino,1961.jpg

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia

Arrivano i Paparazzi! Fotografi e divi dalla Dolce Vita a oggi

a cura di Walter Guadagnini e Francesco Zanot

dal 13 settembre 2017 al 7 gennaio 2018

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Il Vecchio Forno Bassini riapre ospitando “Surrealisme Perugino” di Maurizio Galimberti

SURREALISME PERUGINO BY MAURIZIO GALIMBERTI

IL VECCHIO FORNO BASSINI

CITTÀ DELLA PIEVE (PG) 

dal 4 al 15 dicembre 2017

 

Il vecchio forno Bassini di Città della Pieve (PG) – diventato un laboratorio di ricerca sulla fotografia classica e contemporanea – ha riaperto ospitando la mostra fotografica “Surrealisme Perugino” by Maurizio Galimberti.



Grazie a un intervento di restauro sostenibile fortemente voluto da Attilio Maria Navarra e realizzato da Italiana Costruzioni, il vecchio forno Bassini è stato trasformato in un laboratorio di cultura fotografica, un centro di ricerca e approfondimento sulla fotografia classica e contemporanea, con particolare attenzione alla luce, al territorio, all’identità antropologica e geografica dei luoghi.

La mostra di Maurizio Galimberti non è una scelta casuale per l’inaugurazione del  laboratorio fotografico – ha dichiarato Attilio Maria Navarra, Presidente di Italiana Costruzioni – La rilettura delle opere d’arte del Perugino con la polaroid ha reso contemporanei gli affreschi del Grande Maestro, catturandone movimento e dinamismoI mosaici dell’artista milanese, infatti, valorizzano l’identità di questo luogo e sposano appieno il progetto nato con l’obiettivo di promuovere la cultura fotografica, facendo rivivere le atmosfere di un tempo” – ha concluso Navarra.



Con la sua tecnica unica, Maurizio Galimberti ha reinterpretato alcuni tra i più grandi capolavori del Perugino presenti in Umbria. La grandezza dell’artista milanese è quella di riuscire a catturare e a leggere in un’ottica del tutto nuova ed originale gli affreschi rinascimentali.  I magnifici mosaici realizzati con la Polaroid, infatti, introducono in un mondo surreale in cui le forme, i colori, le espressioni risultano esaltati. L’autore si è ispirato alla fotografia del Bauhaus, è stato molto attratto dal futurismo, dal “Nudo che scende le scale” di Duchamp.

Il lavoro di Galimberti rilegge la storia e la propria contemporaneità attraverso la Polaroid, definita dal fotografo uno strumento epocale, perché testimone di un momento preciso di storia. I “Mosaici” costituiscono una ricerca progettuale di rilettura di opere d’arte, con l’obiettivo di “suonare” la musica degli affreschi di Città della Pieve, spezzando le immagini – come dice l’autore – con lo scatto senza però ritagliarle.


 

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Le immagini più straordinarie del World Press Photo al Forte di Bard

LE IMMAGINI PIÙ STRAORDINARIE DEL WORLD PRESS PHOTO AL FORTE DI BARD

Oltre 140 scatti sensazionali e 12 video dei più grandi fotoreporter di oggi raccontano la storia dei nostri giorni  

7 dicembre 2017 – 7 gennaio 2018

Inaugurazione 7 dicembre



Dal 7 dicembre 2017 al 7 gennaio 2018 il Forte di Bard presenta la 60esima edizione del World Press Photo. Oltre 140 immagini straordinarie e 12 video dei vincitori del digital storytelling contest in mostra per il più importante riconoscimento internazionale di fotogiornalismo che, per un anno, hanno documentato e illustrato gli avvenimenti del nostro tempo sui giornali di tutto il mondo. Un’esposizione unica per scorrere, attraverso gli occhi dei più grandi fotoreporter di oggi, gli scatti più sensazionali che raccontano, denunciano, enfatizzano e racchiudono in una cornice la storia del nostro tempo.

Dopo aver esaminato 80.408 immagini pubblicate sui giornali proposte da 5.034 fotografi provenienti da 126 paesi, la giuria del prestigioso concorso ha premiato 45 fotografi di 25 diverse nazionalità: Australia, Brasile, Canada, Cile, Cina, Filippine, Finlandia, Francia, Germania, India, Iran, Italia, Nuova Zelanda, Pakistan, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Sud Africa, Spagna, Svezia, Siria, Turchia, Stati Uniti e Ungheria.

Quattro i fotografi italiani premiati nelle otto categorie del concorso (spot news, notizie generali, attualità, vita quotidiana, ritratti, natura, sport e progetti a lungo termine): Giovanni Capriotti (categoria: sport, primo premio), Antonio Gibotta, Agenzia Controluce (categoria: ritratti, secondo premio), Alessio Romenzi (categoria: notizie generali, terzo premio) e Francesco Comello (categoria: vita quotidiana, terzo premio).


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In mostra al Forte di Bard anche la foto dell’anno 2016An Assassination in Turkey” (Omicidio in Turchia), del fotografo turco, membro dell’Associated Press, Burhan Ozbilici, scattata il 19 dicembre e che ritrae l’attentatore Mevlüt Mert Altıntaş dopo aver assassinato l’ambasciatore russo in Turchia, Andrey Karlov, durante un’inaugurazione nella Galleria d’Arte di Ankara. L’immagine ha vinto anche il primo premio per la categoria spot news. A tal proposito Mary F. Calvert, membro della giuria, ha dichiarato: «È stata una decisione molto difficile, ma alla fine abbiamo intuito che la Foto dell’anno doveva essere un’immagine esplosiva che rappresentasse il disprezzo e l’odio dei nostri tempi. È un’immagine talmente dirompente che ogni volta che compariva sullo schermo bisognava allontanarsi, proprio per questo abbiamo capito che incarnava alla perfezione ciò che è il World Press Photo e cosa significa».


Burhan Ozbilici_The Associated Press.jpg

L’esposizione presenta anche i 12 video vincitori del 2017 Digital Storytelling Contest, premio assegnato alle migliori forme di giornalismo visivo grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie digitali e alla diffusione di Internet. Quest’anno sono state esaminate 282 produzioni: 135 per la categoria short form, 54 per la categoria long form, 62 per la categoria immersive storytelling e 31 per la categoria innovative storytelling.

Nata nel 1955, la World Press Photo Foundation è un’istituzione internazionale indipendente per il fotogiornalismo senza fini di lucro con sede ad Amsterdam.


I dettagli sul sito ufficiale di World Press Photo  www.worldpressphoto.org

World Press Photo

Forte di Bard. Valle d’Aosta

7 dicembre 2017 – 7 gennaio 2018

Info

Associazione Forte di Bard, tel. + 39 0125 833811 | info@fortedibard.itwww.fortedibard.it

Orari

7 dicembre 10.00-18.00

dall’8 al 10 dicembre 10.00-19.00

dal 12 al 22 dicembre: feriali 10-17.00, sabato e domenica 10-19.00

23 e 24 dicembre: 10.00-18.00

Chiuso l’11, il 18 e il 25 dicembre

dal 26 dicembre al 7 gennaio aperta tutti i giorni:

feriali 10.00-18.00, sabato, domenica, festivi 10.00-19.00

1° gennaio: 13.00-19.00

Tariffe

Intero 7,00 euro | Ridotto 5,00 euro

Cumulativo con mostra Da Raffaello a Balla. Capolavori dell’Accademia Nazionale di San Luca Intero 11,00 euro | Ridotto 8,00 euro

Ufficio Stampa Forte di Bard

Equipe International Tel. +39 0234538354

Maria Grazia Vernuccio cell. +39 3351282864 | mariagrazia.vernuccio@equipemilano.com

Agnese Paris cell. +39 3203506955 | agnese.paris@equipemilano.com

Dove Comincia il mondo: La New York di Michele Palazzo in mostra a Milano

Flatiron Building © Michele Palazzo

DOVE COMINCIA IL MONDO

LA NEW YORK DI MICHELE PALAZZO

a cura di DENIS CURTI e MARIA VITTORIA BARAVELLI



La galleria Still di Milano ospiterà la prima personale del fotografo italiano Michele Palazzo.  Curata da Denis Curti e Maria Vittoria Baravelli la mostra si articola in 20 scatti rappresentativi del melting pot che popola New York.

Le fotografie di Palazzo, uniche e piene di sensibilità, inducono noi spettatori a immaginare e a fantasticare, con uno slancio empatico, sulle dinamiche esistenziali degli abitanti di New York. Un mosaico umano sterminato e complesso che si ricompone nella metodica e quotidiana attività di catalogazione che Palazzo compie con la sua fotocamera.

A chiusura della mostra un finale alquanto inaspettato: l’immagine di una New York sospesa e svuotata dai suoi abitanti, in cui la scena è occupata dalla forza della natura. Nella sua prima personale italiana viene esposto il celebre scatto del Flatiron Building immerso nella tempesta di neve Jonas del gennaio 2016. La fotografia è diventata iconica e virale e in poche ore dalla sua pubblicazione è stata ripresa dalle più importanti testate giornalistiche di tutto il mondo come il The Telegraph, The Guardian, la CNN e la BBC. Ha successivamente ricevuto numerosi premi tra cui il PDN Photo Annual Awards 2017 e quello di National Geographic (Italia).

 

 


 

DOVE COMINCIA IL MONDO: LA NEW YORK DI MICHELE PALAZZO

29 novembre 2017 – 12 gennaio 2018

Still, Via Balilla 36, 20136 Milano

Inaugurazione 29 novembre h 18.30

Lun – ven 9 – 13 | 14 – 18 – Sab – dom su appuntamento

Ingresso libero

press@stillfotografia.it – www.stillfotografia.it – info@stilllove.it – + 39 02 36744528

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“La fotografia sul set”: Incontro con Luca Bigazzi e Gianni Fiorito

Set della serie TV "The Young Pope" di Paolo Sorrentino. Foto di Gianni Fiorito Questa fotografia è solo per uso editoriale, il diritto d'autore è della società cinematografica e del fotografo assegnato dalla società di produzione del film e può essere riprodotto solo da pubblicazioni in concomitanza con la promozione del film. E’ obbligatoria la menzione dell’autore- fotografo: Gianni Fiorito.

In occasione della mostra “Cronache dal set: il cinema di Paolo Sorrentino. Fotografie di Gianni Fiorito”, CAMERA  – Centro Italiano per la Fotografia – è lieta di ospitare l’incontro tra due maestri della fotografia sul set: il direttore dalla fotografia Luca Bigazzi e il fotografo di scena Gianni Fiorito.


Set della serie TV “The Young Pope” di Paolo Sorrentino.
Foto di Gianni Fiorito
Questa fotografia è solo per uso editoriale, il diritto d’autore è della società cinematografica e del fotografo assegnato dalla società di produzione del film e può essere riprodotto solo da pubblicazioni in concomitanza con la promozione del film.
E’ obbligatoria la menzione dell’autore- fotografo: Gianni Fiorito.

Nell’incontro “Luca Bigazzi e Gianni Fiorito: la fotografia sul set”, in programma giovedì 30 novembre alle ore 19.00 negli spazi del centro espositivo di Vie delle Rosine n.18, Bigazzi e Fiorito racconteranno i loro rispettivi lavori sul set, le similitudini e le differenze di due affascinanti figure del dietro le quinte della macchina da presa. Moderato dal direttore di CAMERA Walter Guadagnini, l’incontro sarà un vivace scambio sulla composizione dell’inquadratura, la disposizione delle luci, il controllo dei movimenti della macchina da presa, le scelte stilistiche. Agli aspetti più tecnici si intervalleranno aneddoti e curiosità della vita da set di due protagonisti della “luce” e che hanno lavorato entrambi per il cinema firmato dal premio Oscar Paolo Sorrentino.

Ingresso incontro > 3 Euro
Ingresso incontro + mostra > 10 Euro intero | 6 Euro ridotto

E’ richiesta la prenotazione: prenotazioni@camera.to
(fino ad esaurimento posti)

Per maggiori info clicca qui

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