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Mario Dondero. Le foto ritrovate. Inediti dall’archivio della vita

L'Avana, 1992, © Mario Dondero

Mario Dondero, tra i più grandi fotoreporter italiani di fama internazionale (ve l’avevamo presentato qui), ha eletto Fermo a sua dimora nell’ultimo periodo di vita. Proprio il Comune di Fermo ha deciso di omaggiarlo con “Mario Dondero. Le foto ritrovate. Inediti dall’archivio della vita”, un’esposizione che comprende 80 scatti, molti dei quali inediti.

Mario Dondero. Le foto ritrovate. Inediti dall’archivio della vita

La mostra sarà allestita presso il nuovo spazio espositivo al Terminal Mario Dondero, riaperto al pubblico dopo un lungo restauro e intitolato allo stesso fotografo. La mostra sarà visitabile fino all’1 marzo 2020 e comprenderà circa 80 scatti scelti tra quelli che hanno segnato il suo percorso professionale, conosciuto soprattutto per i lavori in bianco e nero. Sono il risultato del lavoro di ricerca e archiviazione compiuto dai responsabili della Fototeca Provinciale di Fermo nel corso degli ultimi cinque anni. Sette le sezioni che rispecchiano ambiti di interesse: Africa, Artisti, Borse valori, Cuba, Irlanda, Scuola e Teatro. Sarà possibile trovare anche una serie di celebri ritratti di alcuni personaggi fermani e una scelta di fotografie a colori di disegnatori e grafici.

Testimone della storia del Novecento

Mario Dondero è sempre stato, nei suoi oltre sessanta anni di lavoro appassionato, un interprete irriducibile della fotografia “umanista”, rivendicando con fierezza il suo ruolo di testimone della storia, specialmente di quella lasciata ai margini del sistema dell’informazione, rifiutando gli effetti spettacolari, rispettoso della semplicità del reale. Profondamente influenzato da Robert Capa, il suo stile è stato sempre animato dalla forte empatia che riusciva a stabilire con i soggetti che ha ritratto. “Le foto, le mostre, seguono le mie passioni, le mie debolezze, i miei interessi e anche le richieste che, invecchiando, mi arrivano sempre più numerose. Nel tempo ho imparato che vedere una mostra fatta con foto non scelte da me, curata da altri, può anche essere interessante. Succede come quando impaginano un tuo articolo su un giornale: tu porti un pacco di foto, loro selezionano, tu non condividi quelle scelte, ma alla fine ti accorgi che quella che per te era da scartare, che tu avevi trascurato, era proprio quella che ci voleva

L’archivio ritrovato

L’archivio di Mario Dondero, che secondo una leggenda diffusa non esisteva, sta prendendo una forma sempre più definita, grazie al lavoro paziente e attento della Fototeca. La cura della mostra è della Fototeca Provinciale nelle persone di Laura Strappa, Pacifico D’Ercoli, Fernando Felicetti, Andrea Del Zozzo, Diego Pizi insieme ad altri, e si avvale della preziosa collaborazione di Nunzio Giustozzi. Lavorare sull’archivio di Mario Dondero è confrontarsi con l’universo mondo. La Fototeca Provinciale di Fermo ha ormai da cinque anni in custodia le centinaia di migliaia di foto che lo costituiscono. I volontari, che stanno laboriosamente ricomponendone la trama nascosta, hanno cominciato sotto la guida di Mario, nel 2014, nella sua casa in vicolo Zara, a Fermo. Lui selezionava gruppi di diapositive e le illustrava a ogni incontro, con i suoi commenti, il suo humour, i suoi ricordi. Il lavoro è proseguito, dopo che Mario se ne è andato. Non c’è più lui, e il riconoscimento delle foto è diventato molto più difficile. Probabilmente molte immagini rimarranno senza possibile didascalia, ma moltissime, grazie a ricerche, fortuna, studi incrociati, stanno acquisendo una loro collocazione all’interno del percorso della vita di Mario.

Informazioni


Data: 21 dicembre 2019 – 1 marzo 2020
Luogo: Fermo, Terminal Mario Dondero (via E. Tomassini)
Orario: apertura dal martedì alla domenica ore 15-18.30. Mattino chiuso: aperture previste solo su prenotazione per gruppi e scuole.
Biglietto: intero cumulativo euro 8 (mostra Mario Dondero + Polo museale Palazzo dei Priori, Cisterne romane + Palazzo Paccaroni + chiesa di San Filippo + Teatro dell’Aquila + Museo archeologico di Torre di Palme); ridotto cumulativo euro 6 (mostra Mario Dondero + Polo museale Palazzo dei Priori, Cisterne romane + Palazzo Paccaroni + chiesa di San Filippo + Teatro dell’Aquila + Museo archeologico di Torre di Palme); biglietto singola mostra euro 4; gratuito under 13 e residenti del comune di Fermo (solo mostra Mario Dondero).
Visite guidate: in italiano € 50; in inglese € 60. Ridotto speciale scuole € 35. Al costo si aggiunge il biglietto ridotto.
Contatti: Musei di Fermo tel. 0734 217140 – fermo@sistemamuseo.it / www.sistemamuseo.it

“Regina del mio obiettivo”, la personale di Riccardo Frezza

© Riccardo Frezza

Inaugurata l’esposizione personale del fotografo delle celebrità all’Hotel de la Poste. Tra gli scatti, nessun vip: la vera protagonista è la Regina delle Dolomiti, Cortina, svelata in una serie di istantanee ricche di poesia, dedicate ai suoi paesaggi innevati. Un soggetto insolito e inedito per Riccardo Frezza, uno dei più apprezzati “cacciatori di scoop”.

Riccardo Frezza cattura Cortina

Nessun vip sfugge all’obiettivo di Riccardo Frezza. Ed era destino che prima o poi anche la Regina finisse immortalata dal fotografo, dopo ben 30 anni di assidua frequentazione. Sua maestà, ovviamente, è Cortina d’Ampezzo, protagonista di un’esposizione personale di Frezza che si terrà per tutta la stagione invernale nello storico Hotel de la Poste. Intitolata “Regina del mio obiettivo”, la mostra rende omaggio a una località che non è mai stata una semplice location iconica, ma un palcoscenico mondano e un microcosmo denso di vita, capace di attirare e raccontare storie, personalità, modi essere.
L’apprezzato fotografo ha scelto questa volta di allontanarsi dal suo soggetto abituale, le celebrità, per rivolgere lo sguardo altrove. “L’anno scorso – racconta Riccardo Frezza – mi è capitato per caso, sciando o inseguendo qualche vip, di osservare scorci del panorama, dettagli che non ho potuto fare a meno di catturare con lo strumento che mi è più congeniale. Vecchi fienili, orme nella neve, funivie sospese nel vuoto: un incanto che mi ha colpito profondamente. Mi sono accorto che la vera regina era lei, Cortina, lontano dai riflettori e dal mondo dello spettacolo”.

Alla ricerca della bellezza sulle piste di Cortina

Il risultato è una serie di scatti che racchiudono in loro questo senso di intima meraviglia: la montagna si svela, si concede allo sguardo. È come un segreto che il maestro del gossip confida sottovoce al visitatore: sulle piste di Cortina, tra una discesa e l’altra, andiamo alla ricerca di una bellezza per nulla mondana. La mostra è solo l’ultimo capitolo della relazione che Riccardo Frezza – vincitore del Cortina Top Press nel 2006 – intrattiene con Cortina da vari decenni: è qui che ha realizzato molti servizi e scoop, diventando uno dei fotografi in assoluto più apprezzati nel suo settore.

© Riccardo Frezza

Mostre 2020: ecco quelle da non perdere

Olivo Barbieri, Elliott Erwitt, Man Ray, Letizia Battaglia, il 2020 è già ricco di mostre dedicate ai grandi della fotografia. Ecco tutti gli appuntamenti italiani da non perdere!

Milano

Letizia Battaglia – Storie di Strada

Fino al 19 gennaio – Palazzo Reale

Dal 5 dicembre al 19 gennaio, le fotografie di Letizia Battaglia sono in mostra raccolte in una grande retrospettiva dal titolo Storie di strada che ricostruisce per tappe e temi il percorso personale e artistico della fotografa siciliana.

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Vivian Maier – A colori

Fino al 19 gennaio – Forma Meravigli

Per la prima volta in mostra una selezione finora inedita di fotografie a colori della ormai celeberrima “tata fotografa”, molte delle quali inedite, che raccontano il quotidiano americano tra gli anni Cinquanta e la metà dei Settanta.

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Milano anni 60

Fino al 9 febbraio – Palazzo Morando

L’esposizione ripercorre la storia di un decennio irripetibile che ha consacrato il capoluogo lombardo come una delle capitali mondiali della creatività in grado di assumere il ruolo di guida morale ed economica del Paese.

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Rankin  –  From Portraiture to Fashion

Fino al 24 Febbraio – Galleria 29 Arts in progress

La mostra Rankin. From Potraiture to Fashion è stata pensata come un vero e proprio tour nell’archivio fotografico di John Rankin Waddel con l’obiettivo di dare visibilità non solo ai suoi lavori più iconici, ma anche alle sue opere più concettuali.

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Elliott Erwitt – Family

Fino al 15 marzo – Mudec

Sessanta scatti scelti dal grande fotografo americano Elliott Erwitt – con la curatrice Biba Giacchetti – tra i più rappresentativi della sua lunghissima carriera. Filo conduttore è la “famiglia”, concetto in grado di unire ma anche di dividere, che Erwitt indaga nei suoi aspetti più intimi o nel suo volto “pubblico”, accostando istanti di vita dei potenti della terra, come Jackie al funerale di JFK, scene privatissime, come la foto della bambina neonata sul letto, che poi è Ellen, la sua primogenita.

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Margaret Bourke-White e Dorothea Lange – Ricevere l’avvenimento. Due donne nei tornanti della storia

Dal 16 gennaio al 15 marzo – Centro Culturale di Milano

Il Centro Culturale di Milano in collaborazione con l’Assessorato Cultura del Comune di Milano –nell’ambito del Palinsesto del Comune I talenti delle donne che coinvolgerà tutta la città da gennaio a giugno 2020 – con il Patrocinio del Consolato Generale degli Stati Uniti d’America di Milano, organizza nella propria Sala esposizioni (Largo Corsia dei Servi, 4 Milano) la grande mostra fotografica dedicata a due straordinarie artiste che, attraverso preziosi scatti, hanno saputo restituire vicende storiche del XX secolo, sorprendenti e di assoluto significato. La mostra composta da 75 scatti in bianco e nero è ideata da Camillo Fornasieri, direttore del Centro Culturale di Milano e curata da Angela Madesani, docente allo IED e a Brera, oltre che autrice per Art Tribune.

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Torino

Man Ray – Le seduzioni della fotografia

Fino al 19 gennaio – CAMERA, Centro Italiano per la Fotografia-Torino

Racchiuderà circa duecento fotografie, realizzate da Man Ray a partire dagli anni Venti fino alla morte (avvenuta nel 1976), tutte dedicate a un preciso soggetto, la donna, fonte di ispirazione primaria dell’intera sua poetica, proprio nella sua declinazione fotografica.

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Aosta

Olivo Barbieri – Mountains and Parks

Fino al 19 aprile – Centro Saint-Bénin di Aosta
Sono oltre 50 i lavori esposti in un percorso ventennaleche comprende, tra le altre, una serie di grandi immagini fotografiche inedite sulle montagne della Valle d’Aosta realizzate per l’occasione. Ideato per il Centro Saint-Bénin di Aosta,Mountains and Parks propone l’indagine di Olivo Barbieri sui parchi naturali, siano essi le Alpi, le Dolomiti, Capri rivisitata con i colori della memoria o le cascate più importanti del pianeta che, come afferma l’artista, “sopravvivono intatte ad uso del turismo o come luoghi fisici museali dove ammirare come potrebbe essere una natura incontaminata”

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Venezia

Ferdinando Scianna – Viaggio Racconto Memoria

Fino al 2 febbraio- Casa dei tre oci

La grande antologica racconta, attraverso 180 opere, oltre cinquant’anni di carriera di uno dei maestri della fotografia contemporanea. Per l’occasione, verrà esposta una serie d’immagini di moda che Scianna ha realizzato a Venezia, testimonianza del suo forte legame con la città lagunare.

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Roma

Gianni Berengo Gardin – Tutto il fascino di Roma

Fino al 12 Gennaio – Casale di Santa Maria Nova
L’esposizione è un sorprendente affresco dell’evoluzione e delle contraddizioni della città. Un ritratto complessivo capace di cogliere nei dettagli, nei gesti e negli sguardi dei romani quella franchezza aperta e sfacciata che li contraddistingue. Poesia e bellezza, forza e violenza, architettura storica e trasformazione delle periferie tessono un racconto denso di emozione. Il paesaggio umano e il racconto sulle persone di Berengo Gardin, che non dimentica mai i luoghi, ben si iscrive nel sito prescelto per questo omaggio a Roma: la tenuta di Santa Maria Nova.

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Inge Morath – La Vita. La fotografia

 

Fino al 19 gennaio – Museo di Trastevere

Curata da Marco Muniz, Brigitte Blum – Kaindl, Kurt Kaindl, la retrospettiva si sviluppa in 12 sezioni che ripercorrono tutte le principali esperienze professionali e umane della fotografa. Tra le oltre 140 fotografie e decine di documenti originali presenti, compaiono anche immagini realizzate da grandi maestri come Henri Cartier-Bresson e Yul Brinner, che ritraggono Inge Morath in diversi momenti della sua carriera.

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Mostra choc a Milano: la violenza sulle donne vista a raggi X

Un naso spaccato, dita lussate, polsi slogati e perfino un coltello nel costato. Esposte all’ospedale ASST Santi Paolo e Carlo di Milano le radiografie delle vittime di violenza.

L’invisibilità non è un superpotere: la mostra

L’invisibilità non è un superpotere, si chiama così la mostra allestita nell’atrio dell’ospedale ASST Santi Paolo e Carlo di Milano in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. Il progetto è nato grazie alla dr.ssa Maria Grazia Vantadori, chirurga del pronto soccorso e componente di Reama – la Rete per l’empowerment e l’Auto Mutuo Aiuto promossa da Fondazione Pangea che, da anni, aiuta le donne vittime di abusi a trasformare la loro vita. Vantadori in 26 anni di carriera ha incontrato centinaia di donne “invisibili”, arrivate al pronto soccorso con lesioni gravissime, incapaci di denunciare i loro aguzzini. È proprio ispirandosi ai loro racconti che la fotografa Marzia Bianchi (collaboratrice di Pangea-Reama) ha trasformato la narrazione in immagini.

Violenza sulle donne, le testimonianze a raggi X

Insieme alle fotografie saranno esposte, per la prima volta e in totale anonimato, le radiografie eseguite alle donne che hanno dichiarato di aver subito violenza e che hanno avuto accesso al pronto soccorso. Le immagini sono uno choc: nasi rotti, braccia infrante, tibie fratturate. La più dura è sicuramente quella che raffigura una lama conficcata nella schiena, eppure come precisa Vantadori: “Lei almeno è sopravvissuta. Altre mie pazienti, come quella che è arrivata al pronto soccorso con un trauma cranico ed è deceduta pochi giorni dopo, o l’altra che dopo le percosse è tornata a casa ed è stata accoltellata dal marito, non possono dire lo stesso”. Nell’atrio del San Carlo i visitatori rimangono pietrificati davanti a quelle testimonianze a raggi X, ma per le vittime questa iniziativa è stato il primo mezzo di denuncia: “Tante mie ex pazienti vittime di violenza mi scrivono in questi giorni – racconta il chirurgo – per loro questa mostra fotografica è una liberazione”.

Sarà presente anche un’installazione dell’artista milanese Marzia Bianchi (omonima della fotografa) dal titolo Ti vedo attraverso.
Per la pagina ufficiale dell’evento, clicca qui.

FONTE: huffingtonpost.it

FERDINANDO SCIANNA. Viaggio Racconto Memoria alla Casa dei Tre Oci

New York, 1985 © Ferdinando Scianna

FERDINANDO SCIANNA, Viaggio Racconto Memoria. La grande antologica racconta, attraverso 180 opere, oltre cinquant’anni di carriera di uno dei maestri della fotografia contemporanea. Per l’occasione, verrà esposta una serie d’immagini di moda che Scianna ha realizzato a Venezia, testimonianza del suo forte legame con la città lagunare.  “Non sono più sicuro, una volta lo ero, che si possa migliorare il mondo con una fotografia. Rimango convinto, però, del fatto che le cattive fotografie lo peggiorano”

Ferdinando Scianna: Viaggio Racconto Memoria

La mostra, curata da Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda, art director, organizzata da Civita Mostre e Musei e Civita Tre Venezie e promossa da Fondazione di Venezia, ripercorre oltre 50 anni di carriera del fotografo siciliano, attraverso 180 opere in bianco e nero, divise in tre grandi temi – Viaggio, Racconto, Memoria.
Per l’occasione, verrà esposta una serie d’immagini di moda che Scianna ha realizzato a Venezia come testimonianza del suo forte legame con la città lagunare. Ferdinando Scianna ha iniziato ad appassionarsi alla fotografia negli anni sessanta, raccontando per immagini la cultura e le tradizioni della sua regione d’origine, la Sicilia. Il suo lungo percorso artistico si snoda attraverso varie tematiche – l’attualità, la guerra, il viaggio, la religiosità popolare – tutte legate da un unico filo conduttore: la costante ricerca di una forma nel caos della vita. In oltre 50 anni di narrazioni, non mancano di certo le suggestioni: da Bagheria alle Ande boliviane, dalle feste religiose – esordio della sua carriera – all’esperienza nel mondo della moda, iniziata con Dolce & Gabbana e con la sua modella icona Marpessa. Poi i reportage (è il primo italiano a far parte, dal 1982, dell’agenzia fotogiornalistica Magnum), i paesaggi, le sue ossessioni tematiche come gli specchi, gli animali, le cose e infine i ritratti dei suoi amici, maestri del mondo dell’arte e della cultura come Leonardo Sciascia, Henri Cartier-Bresson, Jorge Louis Borges, solo per citarne alcuni. Dotato di grande autoironia, Scianna ha scelto un testo di Giorgio Manganelli per sintetizzare questa sua mostra: “Una antologia è una legittima strage, una carneficina vista con favore dalle autorità civili e religiose. Una pulita operazione di sbranare i libri che vanno per il mondo sotto il nome dell’autore per ricavarne uno stufato, un timballo, uno spezzatino…”.

Ferdinando Scianna alla Casa dei Tre Oci

Per approfondire i contenuti dell’esposizione, Casa dei Tre Oci ha predisposto un articolato progetto didattico rivolto sia alle scuole che ai gruppi di adulti e famiglie, con visite-esplorazione e laboratori su prenotazione, un ciclo d’incontri in mostra e una serie di visite guidate con i curatori. Ai visitatori sarà fornita un’audioguida (in italiano e in inglese), attraverso la quale sarà lo stesso Scianna a raccontare in prima persona il suo modo di intendere la fotografia e non solo. Un vero e proprio racconto parallelo, per conoscere da vicino il suo percorso umano e di fotografo. Nella Sala video di Casa dei Tre Oci verranno inoltre proiettati tre film-documentari dedicati alla sua vita professionale.

Ferdinando Scianna, Viaggio Racconto Memoria
Fino al 2 febbraio 2020
Casa dei Tre Oci di Venezia

Fausto Giaccone: il fotografo del Sessantotto

Italy / Rome / February 24th, 1968. Students protest against police in front of Philosophy Faculty at Sapienza University. In the middle of the crowd, the student on the right pointing against the police, is senator Cesare Salvi, former minister during the center-left government, led by Giuliano Amato and Massimo D'Alema. © Fausto Giaccone/Anzenberger

Fausto Giaccone è considerato un testimone di mezzo secolo di storia per le sue immagini rappresentative di un’epoca. Toscano di nascita, Fausto Giaccone cresce a Palermo e poi a Roma, dove si trasferisce nel 1965 per terminare gli studi di architettura. I movimenti, la voglia di cambiamento, l’effervescenza del Sessantotto spingono Giaccone a dedicarsi alla fotografia. Dopo le prime collaborazioni con riviste politiche italiane, il fotografo toscano inizia a viaggiare collaborando con realtà italiane e straniere di news e geografia creando anche documentari per la televisione. Ha partecipato a molte mostre personali e collettive. Tutto iniziò nel 1968 e arrivato ai suoi cinquant’anni di carriera Fausto Giaccone si racconta.

Fausto Giaccone si racconta

Tra le foto divenute simbolo di quel tempo e dei tuoi primi lavori ve ne sono alcune ricordate più di altre? “Sicuramente quelle scattate durante la battaglia di Valle Giulia. Queste immagini mi hanno segnato in tutti sensi, le considero come un timbro che ha siglato l’inizio vero e proprio della mia carriera, in un anno molto ricco di stimoli e di temi investigativi. Era il primo marzo del 1968 e da Piazza di Spagna si era formato un corteo con l’inten- zione di riprendere l’occupazione della facoltà di Architettura che era stata sgomberata ed era presidiata dalla polizia.[…] Non ero mai stato in mezzo a uno scontro e non ero neanche bene attrezzato, ma aiutandomi anche con un teleobiettivo avuto in prestito, riuscii a fare una serie di immagini interessanti. Alla fine la polizia trattenne tutti quelli che riusciva a bloccare e mi ritrovai allineato insieme ad altri studenti fermati in un’aula della facoltà, perchésprovvisto di tessera stampa. Mi avevano anche sequestrato le macchine fotografiche, ma i rullini li nascosi nelle tasche.[…]”

Cosa ha significato per te il Sessantotto dal punto di vista del lavoro? “Oggi posso constatare che a ogni anniversario decennale è stato pubblicato sempre qualcosa del mio lavoro su quel periodo. Mi sono accorto che quel momento storico è stato raccontato a livello nazio- nale soprattutto con le mie foto. Non riesco a spiegarne il motivo, eravamo in parecchi a seguire le manifestazioni del movimento degli studenti, ricordo a Roma Adriano Mordenti, Massimo Vergari e Vezio Sabatini, a Milano Uliano Lucas e Massimo Vitali. Certamente seguivo gli avvenimenti con un forte senso di partecipazione emotiva.[…] Mi rendevo conto, in quei mesi, che avevo un ruolo nel racconto della storia del mio Paese“.

Come sono stati i tuoi rapporti con l’editoria? “A Roma non c’erano testate commerciali tranne L’Espresso, e io lavoravo soprattutto per le riviste legate ai partiti di sinistra e ai sindacati, come Noi Donne, Rinascita, Vie Nuove, L’Astrolabio, Mondo Nuovo. Mi sono trasferito a Milano anche perché volevo confrontarmi e verificare personalmente il mio lavoro con le varie case editrici con le quali fino ad allora collaboravo a distanza.[…] In ogni caso dopo pochi anni nel capoluogo lombardo, in cui ho lavorato molto per Panorama, Epoca, Grazia, mi sono reso conto che la qualitàdel lavoro che avevo fatto a Roma di mia iniziativa soltanto seguendo i miei interessi, senza nessuna certezza e protezione non aveva niente a che fare con l’esperienza che stavo facendo e che avrei fatto a Milano. In un certo senso ci voleva l’esperienza milanese per farmi capire l’importanza della mia formazione da autodidatta romano. Certo, Milano mi ha dato una grande lezione di professionalità; ho imparato presto ad avere solo due giorni per fare un servizio, senza limiti di spese, ma con tempi ristrettissimi. Lavoravo a colori in diapositiva ed era difficilissimo esporre bene, soprattutto se di fretta, e in inverno. Ho imparato a usare i flash elettronici che portavo sempre dietro. È stata una grande scuola, soprattutto di tipo professionale. Capivo però che stavo tradendo la mia vocazione“.

Com’è configurato il tuo archivio?”Il mio archivio è composto di negativi bianco e nero e diapositive colore 35mm. Dal 2004 ho iniziato a lavorare su commissione in digitale ma i miei ultimi due libri, Macondo e Volti di Cavallino Treporti li ho realizzati tra il 2006 e il 2012 entrambi con negativo medio formato. Una buona parte dei negativi e delle diapositive è stata già scansio- nata. Il bianco e nero è rimasto protagonista fino agli anni Ottanta, poi si è cominciato a lavorare a colori, in diapositiva anche se non riuscivo a staccarmi dal bianco e nero e quindi scattavo in entrambi i modi. Trovo però che la cosa non funzioni. Si pensa, si vede, o a colori o in bianco e nero“.

 

Ferdinando Scianna in mostra alla Galleria d’arte moderna di Palermo

Leonardo Sciascia. Racalmuto, 1964 © Ferdinando Scianna

Negli spazi espositivi della Galleria d’arte moderna di Palermo, ha aperto al pubblico la grande mostra antologica dedicata a Ferdinando Scianna, curata da Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda, art director della mostra, e organizzata da Civita. Con oltre 180 fotografie in bianco e nero stampate in diversi formati, la rassegna attraversa l’intera carriera del fotografo siciliano e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo, costruito su diversi capitoli e varie modalità di allestimento. Il suo lungo percorso artistico si snoda attraverso varie tematiche – l’attualità, la guerra, il viaggio, la religiosità popolare – tutte legate da un unico filo conduttore: la costante ricerca di una forma nel caos della vita.
Una grande mostra antologica come questa di Palermo, a settantacinque anni, è per un fotografo un complesso, affascinante e forse anche arbitrario viaggio nei cinquant’anni del proprio lavoro e nella memoria. Ecco già due parole chiave di questa mostra e del libro che l’accompagna: Memoria e Viaggio. La terza, fondamentale, è Racconto. Oltre 180 fotografie divise in tre grandi corpi, articolati in diciannove diversi temi. Questo tenta di essere questa mostra, un Racconto, un Viaggio nella Memoria. La storia di un fotografo in oltre mezzo secolo di fotografia”, dichiara Ferdinando Scianna.

Ferdinando Scianna a Palermo: le sezioni della mostra

LA MEMORIA, Bagheria – La Sicilia – Le feste religiose
IL RACCONTO, Lourdes – I bambini – Kami – Il dolore
OSSESSIONI, Il sonno – Le cose – L’ombra – Bestie – Gli specchi
IL VIAGGIO, America – Deambulazioni – I luoghi
RITRATTI RITI E MITI, Le cerimonie – Donne – Marpessa
Per approfondire i contenuti dell’esposizione, incoraggiando la riflessione sulla portata iconica della fotografia di Ferdinando Scianna, Civita Sicilia ha ideato un articolato progetto didattico rivolto sia alle scuole che ai gruppi di adulti e famiglie, che prevede i classici tour guidati, ma anche visite-esplorazione e laboratori didattici su prenotazione.
In una audioguida (in italiano e in inglese), Scianna racconta in prima persona il suo modo di intendere la fotografia e non solo. Un vero e proprio racconto parallelo, per conoscere da vicino il suo percorso umano e di fotografo. È inoltre proposto un documentario dedicato alla vita professionale di Ferdinando Scianna.

FERDINANDO SCIANNA
Viaggio Racconto Memoria
Fino 28 luglio 2019, Palermo, Galleria d’arte moderna, Via sant’Anna 21
A cura di Paola Bergna, Denis Curti, Alberto Bianda, Art Director
Info e prenotazioni
091.8431605
info@gampalermo.it
www.mostraferdinandoscianna.it

 

Vivian Maier: la tata fotografa in mostra a Trieste

©Estate of Vivian Maier, Courtesy of Maloof Collection and Howard Greenberg Gallery, NY

Vivian Maier, la tata fotografa sarà in mostra, dal 20 luglio al 22 settembre 2019 a Il Magazzino delle Idee a Trieste con Vivian Maier, The Self-Portrait and its Double, per la prima volta in Italia.
70 autoritratti, di cui 59 in bianco e nero e 11 a colori, questi ultimi mai esposti prima d’ora sul territorio italiano, raccontano la celebre fotografa attraverso i suoi autoritratti scattati quando ancora, da sconosciuta bambinaia, passava il tempo a fotografare senza la consapevolezza di essere destinata a diventare una vera e propria icona della storia della fotografia. Nel suo lavoro ci sono temi ricorrenti: scene di strada, ritratti di sconosciuti, il mondo dei bambini – il suo universo per così tanto tempo – e anche una predilezione per gli autoritratti, che abbondano nella produzione di Vivian Maier attraverso una moltitudine di forme e variazioni, al punto da essere quasi un linguaggio all’interno del suo linguaggio.
L’interesse di Vivian Maier per l’autoritratto era più che altro una disperata ricerca della sua identità. Ridotta all’invisibilità, ad una sorta di inesistenza a causa dello status sociale, si mise a produrre prove inconfutabili della sua presenza in un mondo che sembrava non avere un posto per lei.

La mostra Vivian Maier, The Self-Portrait and its Double

Il suo riflesso in uno specchio, la sua ombra che si estende a terra, o il contorno della sua figura: come in un lungo gioco a nascondino, tra ombre e riflessi, in mostra ogni autoritratto di Vivian Maier è un’affermazione della sua presenza in quel particolare luogo, in quel particolare momento. Caratteristica ricorrente è l’ombra, diventata una firma inconfondibile nei suoi autoritratti. La sua silhouette, la cui caratteristica principale è il suo attaccamento al corpo, quel duplicato del corpo in negativo “scolpito dalla realtà”, ha la capacità di rendere presente ciò che è assente. L’intenzione dell’esposizione – che ripercorre l’incredibile produzione di una fotografa che per tutta la vita non si è mai considerata tale, e che, anzi, nel mondo è sempre passata inosservata – è proprio quello di rendere omaggio a questa straordinaria artista, capace non solo di appropriarsi del linguaggio visivo della sua epoca, ma di farlo con uno sguardo sottile e un punto di vista acuto.

Effetto Araki: Siena celebra il grande fotografo

Siena celebra il grande fotografo giapponese Araki con una selezione di 2.200 immagini che percorrono oltre 50 anni di carriera.
La nuova grande mostra del maestro Nobuyoshi Araki, esposizione a cura di Filippo Maggia che raccoglie opere appartenenti a oltre venti serie prodotte dal fotografo giapponese dai primi anni sessanta ad oggi, s’inaugura giovedì 20 giugno, presso il complesso museale Santa Maria della Scala.
Araki ha voluto celebrare gli oltre 50 anni di attività (è del 1965 la sua prima mostra) con una selezione di 2.200 opere che ripercorre la sua lunga carriera artistica offrendo un panorama pressoché completo sulla sua sterminata produzione, assai complessa e articolata, ben oltre le immagini di bondage che l’hanno reso celebre in tutto il mondo.
Molte serie –Satchin and his brother Mabo, Sentimental night in Kyoto, August, Tokyo Autumn e altre ancora – vengono presentate per la prima volta in Italia, alcune sono inedite in Europa – come Anniversary of Hokusai’s Death e Gloves – e la raccolta Araki’s Paradise – fotografie che Araki scatta utilizzando la sua casa come un palcoscenico – è stata appositamente realizzata per Siena: un Araki dunque originale, riflessivo e emozionante che sembra voler riassumere in questa mostra la sua intera vicenda artistica e umana.

Effetto Araki: il percorso espositivo 

Lungo il percorso espositivo troviamo il racconto dedicato a Satchin and his brother Mabo, due ragazzini vicini di casa di Araki, immagini degli anni sessanta; Subway of Love, fotografie scattate nella metropolitana di Tokyo a cavallo degli anni settanta; ritratti classici di eleganti donne e uomini giapponesi e le composizioni intitolate Araki’s Lovers degli anni ottanta e novanta; una raffinata selezione di bondage; le immagini appartenenti a Tokyo Diary del decennio 2000-2010, diario fotografico che Araki aggiorna quotidianamente dal 1980, e la cronaca del 2017 intitolata Anniversary of Hokusai’s Death, in onore del grande pittore e incisore giapponese Katsushika Hokusai. Accanto al toccante Sentimental Journey in versione completa (il racconto del viaggio di nozze con la moglie Yoko in 108 fotografie in bianco e nero), viene proposta per la prima volta in Italia l’altrettanto emozionante lavoro intitolato Sentimental night in Kyoto; e poi ancora l’Amant d’Août, dedicata alla modella Komari; le fotografie realizzate in occasione dei 60 anni dalla fine della guerra, The 60th year after the End of the War, e una ventina di dittici dalla serie Tokyo Nude, architetture simboliche della capitale giapponese accostate a nudi femminili. Oltre alle Polaroid organizzate in tavoli, scatti che narrano del quotidiano vivere dell’artista a Tokyo, compaiono altre due recenti serie dedicate alla sua città natale: Tokyo Summer Story e Tokyo Autumn, brillante e luminosa la prima – come lo è la calda estate della capitale giapponese-, melanconica e intima la seconda, velata di luce crepuscolare.
Con le composizioni floreali, a celebrare la bellezza e la caducità della vita, viene presentata anche la serie Balcony of Love, fotografie organizzate sulla terrazza di casa animate dalla presenza del gatto Ciro, insostituibile compagno di vita del fotografo giapponese. A completare la mostra un video che presenta Araki mentre seleziona le opere della mostra insieme al curatore Filippo Maggia e un libro catalogo, edito da Skirà, con una selezione di 300 opere fra quelle in mostra.

Effetto Araki
Ente promotore Comune di Siena
Siena, complesso museale Santa Maria della Scala
Piazza del Duomo, 1
Fino al 30 settembre 2019
Mostra a cura di Filippo Maggia
Allestimento curato da Opera – Civita
http://www.santamariadellascala.com

Dalla guerra in Afghanistan ad Haiti: gli scatti di Roberto Di Caro, inviato del settimanale L’Espresso

I   mujaheddin al fronte, la resa della roccaforte talebana di Kunduz, il conflitto contro Al Qaeda in Kurdistan e gli attentati a Baghdad. I cinquanta scatti, cento nel catalogo, del fotografo del settimanale L’Espresso Roberto di Caro raccontano le principali crisi internazionali: la guerra in Afghanistan del 2001, la guerra in Iraq del 2003, la “rivoluzione arancione” in Ucraina del 2004, l’Iran degli ayatollah, il terremoto ad Haiti del 2010. La mostra “Roberto Di Caro. Taccuino per immagini“, curata da Sandro Malossini e promossa dall’Assemblea legislativa, è stata inaugurata oggi in viale Aldo Moro dalla presidente dell’Assemblea legislativa regionale Simonetta Saliera. Presente anche Marilena Pillati, vice sindaco del Comune di Bologna.
“Queste immagini ci raccontano luoghi dove la guerra non finisce mai, sono una finestra sul mondo- ha spiegato la presidente Saliera- e ci fanno guardare oltre i nostri confini, verso persone che vivono in scenari di violenza ma cercano ogni giorno di portare avanti la loro quotidianità pacificamente”. Nelle immagini in mostra, infatti, scorre una quotidianità per noi difficilmente immaginabile: un Afghanistan senza pace da decenni, la frenesia del ritorno alla normalità nell’Iraq dopo la caduta di Saddam, l’ayatollah Khamenei e il vertice del potere in Iran alla musallah di Tehran, la folla in piazza a chiedere democrazia a Kiev, la vita ad Haiti nei terribili giorni del terremoto fra le rovine e i palazzi ancora in fiamme. “Il mio è un mestiere bellissimo- ha raccontato Di Caro– mi sono trovato in situazioni uniche e irripetibili, dove la storia ti scivola davanti in tutte le sue contraddizioni, speranze e delusioni feroci”. La mostra vuole portare al pubblico il lavoro di Di Caro come giornalista e fotoreporter di guerra che ha lavorato in Afghanistan, Iran, Iraq, Kurdistan, Ucraina e Haiti – spiega il curatore Molossini. “Ogni immagine che abbiamo scelto è accompagnata da un testo che racconta come è nato lo scatto e da alcune mail che mandava al figlio dai contesti di guerra”. La mostra sarà visitabile in Assemblea fino al 20 agosto, mentre dal 19 ottobre sarà ad Acqui Terme nell’ambito della rassegna e del premio Acqui Storia.

 

Fonte e immagini cronacabianca.eu

Città di Castello rende omaggio ad Alberto Burri

Alberto Burri presso il Grande cretto di Gibellina, 1987, foto di V. Contino

Anche quest’anno Città di Castello rende omaggio al suo illustre artista con la mostra Obiettivi su Burri – Fotografie e fotoritratti di Alberto Burri dal 1957 al 1993, che offre una ricognizione esauriente sui maggiori e più assidui professionisti della fotografia che lo hanno ritratto in differenti momenti e circostanze della sua vita, svelando espressioni, azioni, luoghi, frequentazioni, abitudini e momenti solitari del grande artista per il quale la pittura rappresentò una scelta di vita e un impegno radicale. In occasione dell’esposizione saranno aperti al pubblico altri 2.300 metri quadrati di nuovi ambienti museali presso gli Ex Seccatoi, che ospiteranno future iniziative volte ad approfondire lo studio e la conoscenza dell’opera di Burri

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