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Al via Les Rencontres d’Arles 2016

Inizia la quarantasettesima edizione dei Rencontres d’Arles, appuntamento imperdibile per tutti gli amanti dell’arte e della fotografia internazionale.

“Questa piccola città era destinata a diventare la capitale della fotografia. In primo luogo per la luce, e per l’aria provenzale. Poi per l’architettura e l’arena. E ovviamente, per le persone”. Queste le parole che, nel lontano 1977, utilizzò lo scrittore Michel Tournier, co-fondatore dei Rencontres de la Photographie, per descrivere Arles, insieme al fotografo Lucien Clergue e al curatore Jean-Maurice Rouquette.roman-amphitheater-861065_1920

Dal 4 al 10 luglio, eventi di ogni genere, oltre 40 mostre, concerti notturni e inaugurazioni illumineranno le vie della città francese. Le varie esposizioni e i workshop proseguiranno fino al 25 settembre.

Per avere una “linea guida” di tutti gli eventi più importanti, vi consigliamo di consultare il sito ufficiale a questo link.

 

 

 

“Ciao Marcello!”: Mostra omaggio a Mastroianni a Cesena dal 24 giugno

Ciao Marcello! A Cesena apre il 24 giugno

la mostra Omaggio a Mastroianni

Dalle collezioni fotografiche del Centro Cinema Città di Cesena e della Cineteca di Bologna, un viaggio nel cinema e nella lunga carriera dell’attore a 20 anni dalla  mortemanifesto Mastroianni


Ciao Marcello! Cesena omaggia Marcello Mastroianni con una mostra dalle collezioni fotografiche del Centro Cinema Città di Cesena e della Cineteca di Bologna. La mostra apre oggi, 24 giugno, alla Galleria Comunale d’arte Palazzo  del Ridotto e rimarrà aperta fino all’11 luglio. La mostra si articola in diverse sezioni che accompagnano la vita e i successi del bell’Antonio nazionale, dagli esordi alla celebrità, ai ‘suoi’ registi e alle ‘sue’ attrici, con cui in alcuni casi ha coltivato  sodalizi decennali. Si potrà così attraversare mezzo secolo di grande cinema in compagnia di una selezione di foto, provenienti dalle collezioni del Centro Cinema Città di Cesena e dalla Fondazione Cineteca di Bologna e seguendo un fil rouge che collega le seguenti sezioni:

Il giovane Mastroianni
Gli esordi negli anni ’50 e le prime affermazioni

Gli anni della dolce vita
Il decennio dei ’60 aperto dal clamoroso successo in seguito all’interpretazione de La dolce vita e la grande notorietà

Marcello e i suoi registi

Non solo Federico Fellini, ma anche Marco Ferreri, Ettore Scola e altri autori con cui Mastroianni ha mantenuto collaborazioni continuative

Portraits

Ritratti di Mastroianni sul set

Compagni di strada

Gli attori famosi con cui Mastroianni ha condiviso uno o più film

Mastroianni nella fototeca Lorenzo Pellizzari

Un testimonianza della donazione avvenuta al Centro Cinema nel marzo del 2016

Sophia, Catherine e le altre

Le attrici più celebri con cui Mastroianni ha lavorato, una o più ripetute volte


Info Mostra

Galleria d’arte Palazzo del Ridotto
Dal 24 giugno all’11 luglio

Orari: lunedì – venerdì 16.00 – 19.00
sabato – domenica e festivi 10.00 – 13.00 / 16.00 – 19.00. In occasione dei venerdì di luglio è prevista l’apertura straordinaria fino alle ore 23.00
L’ingresso è libero

 

Thmphoto, Museum of photography Salonicco

di Alessandro Curti


Nella terra dell’arte classica e dei grandi scultori antichi, anche la fotografia trova il suo spazio di primo piano nel panorama greco contemporaneo

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Salonicco è uno storico crocevia di culture, un intrigante miscuglio di etnie che raccoglie un po’ tutti nella stessa città, dai discendenti ottomani e bizantini, passando per  la numerosa comunità ebraica stanziata da secoli nella regione della Macedonia Centrale.
Città viva e frizzante, polo artistico all’avanguardia e di grande interesse, è stata scelta come capitale europea della gioventù nell’anno 2014, a conferma di un trend di rilancio socio-culturale che si oppone alla devastante crisi economica che sta dilaniando la Grecia attraverso un fitto dinamismo in vari campi dell’arte.
Il museo di fotografia di Salonicco è l’unico spazio pubblico e statale in tutta la Grecia che si dedica esclusivamente all’arte fotografica ed è sotto la supervisione del Ministero della Cultura greco.
Fondato nel 1998, si tratta di un faro luminoso per tutti i naviganti che vogliono scoprire l’universo fotografico del Paese, e non a caso l’edificio è dal 2001 situato nel grande porto cittadino, all’interno di un vecchio magazzino per la raccolta delle merci, come un simbolico approdo di scambio e confronto per tutti gli appassionati del genere.exhibition_space6

Mostre e workshop
Il museo, che si presenta come una piccola e funzionante realtà contemporanea in un Paese troppo spesso storicizzato e concentrato sul proprio passato, si mantiene attivo grazie a un programma accattivante di mostre capace di attirare e affascinare il grande pubblico, dai cittadini di Salonicco ai turisti che soggiornano nella città.
Tra le moltissime esposizioni presentate si possono trovare grandi nomi di maestri del calibro di Arthur Tress, a cui è stata dedicata una splendida retrospettiva, e il mitico Duane Michals, solo per citarne alcuni.
Lo spazio può vantare anche una grande piattaforma dedicata a corsi e workshop: tra portfolio reviews curate da esperti e lezioni di tecnica fotografica, il Thmphoto si offre come punto di riferimento assoluto per chi, in Grecia, vuole imparare qualcosa in ambito fotografico e migliorarsi dal punto di vista professionale._IGP8165

PhotoBiennale
Ogni due anni lo staff del museo organizza un imponente festival internazionale con l’obiettivo di raccogliere le immagini e gli scatti di artisti provenienti da tutto il mondo: nel 2008 è stata lanciata un’intrigante trilogia tematica a lungo termine (fino al 2014), con al centro tre argomenti principali: tempo, luogo, e simbologia
Il risultato è stato un successo incredibile, con oltre 100 lavori consegnati da artisti greci e di altri 23 paesi del mondo esposti in 20 spazi nella città di Salonicco: l’interazione e il dialogo tra fotografia e linguaggio scritto, presente sopratutto nella tematica della simbologia, è stata una grande sorpresa comune a quasi tutti gli artisti. L’utilizzo della scrittura e delle didascalie, come accompagnamento all’immagine, serve agli artisti per definire più precisamente i lavori autobiografici, i reportage e soprattutto le fotografie più profonde ed enigmatiche.
Tutti i lavori sono stati esposti al pubblico all’interno delle sale del museo e degli altri spazi che hanno collaborato alla Biennale, accompagnate da interessanti masterclass di vario genere e da conferenze con esperti del settore.S43_0366

Info:
Indirizzo: Navarchou Votsi 3, 54624 Salonicco
Orario: da martedì a domenica, dalle 11 alle 19
Contatti: data.thmp@culture.gr
Telef.:     +30.23.10.56.67.16
Internet: www.thmphoto.gr
Facebook: Museo della fotografia di Salonicco

“Steve McCurry Icons” al Castello Aragonese, Otranto

Apre il 19 giugno al Castello Aragonese di Otranto “Steve McCurry Icons”. La mostra, curata da Biba Giacchetti, conta più di 100 fotografie della produzione trentennale di Steve McCurry, tra cui le sue immagini divenute ormai icone.

Potrete visitare la mostra dal 19 giugno al 2 ottobre 2016. Per info riguardo biglietti e ingressi, visitare il sito della mostra.

Fino al 2 ottobre 2016.

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VOLTI INVISIBILI | Video installazione di Francesco Francaviglia | Imola Rocca Sforzesca | 18 giugno – 31 luglio 2016

VOLTI INVISIBILI – Video installazione

“Volti Invisibili” è il titolo della video installazione che il fotografo Francesco Francaviglia presenterà il prossimo 18 giugno presso la Rocca Sforzesca di Imola.


Con queste parole l’autore introduce l’opera:

“…Sono consapevole della forza che ha la fotografia nel denunciare un messaggio. Il mio lavoro vuole essere un modo per dare voce a chi non ne ha, per risollevare l’attenzione sui diritti sanciti dalla Costituzione della Repubblica italiana, e in questo caso, dalla Convenzione di Istanbul, in cui il Consiglio d’Europa si sofferma sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne. La fotografia conserva l’immediatezza necessaria per raggiungere un ampio pubblico ed io vivo questa opportunità come responsabilità e senso del dovere nei confronti del contesto sociale in cui vivo…”

E ancora Franca Imbergamo Sostituto Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo:
“… Portatrici di storie diverse, talune terribili, che sei costretto ad intuire e perciò a vedere, finalmente. Sono storie di lotte, di vittorie e di sconfitte e attraversano tutti i drammi del nostro tempo. Storie di donne migranti in fuga dalle guerre e dalle carestie che si confondono e si intrecciano con quelle delle donne vittime della tratta, rese schiave con l’inganno e la violenza. Storie particolari, individuali e collettive e tuttavia simili tra loro per il rischio di morte e le violenze subite…Non puoi evitare il loro sguardo e non puoi eludere il potere di trasposizione introspettiva che ha la fotografia quando diventa ritratto. Francaviglia conosce ed usa alla perfezione questo complesso meccanismo e da eccellente ritrattista non consente alibi agli spettatori…”Locandina_WEB_imola2

Francesco Francaviglia, fotografo ritrattista, insignito del titolo di autore dell’anno dalla FIAF – Federazione Italiana Associazioni Fotografiche – nel 2014, è ospite con il suo lavoro “Le Donne del Digiuno” presso la Galleria degli Uffizi, prima volta nella sua lunga storia in cui il prestigioso museo apre le porte ad una personale di fotografia. Nell’estate del 2015 i suoi ritratti sono stati in mostra a Roma con il lavoro “Mediterranean Darkness – ritratti dalle stragi” in esclusiva per il MACRO Museo d’Arte Contemporanea di Roma.
Il progetto Volti Invisibili, ideato e curato da Francesco Francaviglia, promosso dalla Rete Women, con un audio project a cura di Carlo Gargano e dell’attrice Giuditta Perriera, rappresenta una riflessione in fieri sulle donne migranti, richiedenti asilo, rifugiate e sulle tematiche che animano in maniera pressante le cronache dei nostri giorni.Invito_WEB_Imola4

Fra le donne ritratte molte fanno parte di Trama di Terre, tra cui alcune rifugiate e richiedenti protezione internazionale. Per l’Associazione promuovere questa mostra è anche un modo per restituire volti e storie a queste donne che abitano la città e che, come le altre, chiedono di essere riconosciute, accolte, rispettate.
L’installazione è realizzata in collaborazione e con il sostegno dell’Associazione Trama di Terre, con il supporto dell’Amministrazione Comunale di Imola, Assessorato alla Cultura e Assessorato all’Immigrazione.

Afferma Elisabetta Marchetti Assessora alla Cultura del Comune di Imola: “La mostra Volti invisibili rientra all’interno di una serie di appuntamenti organizzati in occasione del 20 giugno, Giornata mondiale del/della rifugiato/a. E’ un appuntamento che vuole sensibilizzare sulle condizioni delle donne richiedenti asilo in fuga da guerre e violenze. Non vogliamo abituarci a questo dramma dei nostri tempi che riguarda tutti. Questa mostra e le altre iniziative in programma vogliono offrire la possibilità di fermarsi e guardare questa realtà, conoscere le persone che Imola sta ospitando, guardare i volti e le storie di violenza di cui sono portatrici tante migranti attraverso la mostra Volti invisibili, ma anche la grande solidarietà della popolazione di Lampedusa che si potrà scoprire attraverso il documentario Fuocoammare che sarà proiettato la sera del 27 giugno. Saranno momenti di dialogo, conoscenza e confronto tra culture diverse per non eludere questa tragedia contemporanea.”

Si ringraziano inoltre le strutture: CO&SO Firenze Gruppo Cooperativo; Associazione Progetto Arcobaleno; Il Cenacolo; Associazione di Volontariato Solidarietà CARITAS Onlus Firenze.


INFO:
orari di apertura: sabato 15,00-19,00, domenica 10,00-13,00 e 15,00-19,00
Introduzione di Franca Imbergamo
Inaugurazione sabato 18 Giugno 2016 ore 17,00
Apertura al pubblico: 18 Giugno – 31 Luglio 2016 lunedì 20 giugno in occasione della giornata mondiale del/della Rifugiato/a 16,00 – 21,00
dal 1 luglio in occasione di Rocca Cinema Estate apertura anche nei giorni
martedì, giovedì e venerdì 20,00 – 21,30
Ingresso gratuito

Nikon sostiene due importanti mostre per promuove la cultura fotografica

Nikon è sponsor di due mostre di rilievo nel panorama nazionale – “Domon Ken, il Maestro de realismo giapponese” all’Ara Pacis di Roma e “Nothing Is Real – Quando i Beatles incontrarono l’Oriente” al MAO-Museo d’Arte Orientale di Torino – con l’obiettivo di promuovere e diffondere la cultura fotografica.

In queste due mostre emerge infatti tutta la forza e il valore della fotografia, che è al contempo arte, testimonianza, reportage, documentazione storica e sociale e diventa addirittura un dovere umanitario per Domon Ken, il fotografo giapponese che documentò la tragedia di Hiroshima dedicandovisi come rispondendo ad una chiamata.

È infatti proprio dedicata a lui, uno dei fotografi più importanti della storia della fotografia moderna giapponese, l’’importante monografica “Domon Ken, il Maestro del realismo giapponese”, all’Ara Pacis fino al 18 settembre. In mostra circa 150 fotografie, in bianco e nero e a colori, realizzate tra gli anni Venti e gli anni Settanta del ‘900, che raccontano il percorso di ricerca verso il realismo sociale. Dai primi scatti, prima e durante la seconda guerra mondiale, la mostra ripercorre la produzione di Domon Ken, da sempre legato a Nikon, fino all’opera chiave che documenta la tragedia di Hiroshima.

Il noto brand giapponese è sponsor anche di “Nothing Is Real – Quando i Beatles incontrarono l’Oriente” che ha appena inaugurato al MAO di Torino. Una grande mostra dedicata ai Fab Four e al loro viaggio in India nel ’68, uno degli eventi chiave per lo slancio all’interesse da parte dell’occidente verso l’oriente. In mostra centinaia di oggetti in dialogo con opere d’arte contemporanea, in un ambiente ricco di stoffe, profumi e suoni.Nikon_Nothing is Real_MAO

Museo MADRE Napoli – annuncio del programma espositivo primavera-estate 2016

Mimmo Jodice, Attesa. Opera n. 2 (dettaglio), 2012. Stampa Fine Art su carta Photo Rag. Courtesy l’artista; Galerie Karsten Greve, St. Moritz-Paris-Köln; Galerie Greta Meert, Bruxelles; Galleria Massimo Minini, Brescia; Vistamare di Benedetta Spalletti.

ANNUNCIO PROGRAMMA ESPOSITIVO PRIMAVERA/ESTATE 2016 AL MADRE, NAPOLI

 

Mostre

Mimmo Jodice

Attesa. 1960-2016

Re_PUBBLICA MADRE (piano terra) e terzo piano

24 giugno – 24 ottobre 2016

Preview per la stampa: 22 giugno, ore 12 – Inaugurazione: 23 giugno, ore 19

A cura di Andrea Viliani

Il museo MADRE di Napoli è lieto di annunciare Attesa. 1960-2016, la più ampia mostra retrospettiva mai dedicata alla ricerca artistica di Mimmo Jodice (Napoli, 1934), uno degli indiscussi maestri della fotografia contemporanea.

La mostra presenterà, in un percorso appositamente concepito per gli spazi del museo MADRE, più di cento opere, dalle seminali sperimentazioni sul linguaggio fotografico degli anni Sessanta e Settanta fino ad una nuova serie (Attese, 2015) realizzata in occasione di questo progetto retrospettivo.

Saranno proposti, in un allestimento unitario, tutti i più importanti cicli fotografici di Jodice – dedicati al mondo antico, alla natura morta, alla dimensione urbana, al rapporto con la storia dell’arte – in cui si articolano i principali aspetti e temi della sua ricerca: le radici culturali del Mediterraneo, le epifanie del quotidiano, che declinano un’archetipica antropologia degli oggetti comuni, l’astrazione delle metropoli contemporanee, posta a confronto con l’incanto del paesaggio naturale, la relazione fra tensione metafisica e dimensione della cronaca, così come fra il perdurare del passato nell’identità del presente.

Una sezione della mostra sarà inoltre dedicata ai lavori di matrice sociale e di impegno civile degli anni Sessanta e Settanta, mentre nelle altre sezioni saranno presentate anche opere di alcuni artisti, selezionati per delineare le primarie fonti di ispirazione di questa ricerca magistrale.

Nelle sue opere, che hanno contribuito a definire gli sviluppi della ricerca fotografica contemporanea a livello internazionale, Jodice delinea una dimensione spazio-temporale posta al di là delle coordinate spaziali o dello scorrere del tempo, sospesa nella dimensione contemporaneamente fisica e metafisica, empirica e contemplativa dell’attesaUn’attesa che è anche matrice e magistero di una pratica rigorosamente analogica della fotografia: l’attesa nella ricerca paziente dell’illuminazione, spesso mattutina, in grado di rilevare l’essenza del soggetto rappresentato, o l’attesa nell’altrettanto paziente bilanciamento dei bianchi e dei neri in camera oscura.

Ciò che si staglia di fronte a noi è l’ineffabile eternità e il nitore assoluto di immagini in bianco e nero restituite dallo sguardo rivelatore di una macchina da presa che si fa “macchina del tempo” o, meglio, del superamento del tempo, suprema celebrazione dell’umano colto osservando il mondo intorno a noi in tutte le sue espressioni sensibili e, infine, scoperta e costante reinvenzione della fotografia stessa nelle sue potenzialità rappresentative e conoscitive, al di là di una interpretazione meramente documentaria della pratica fotografica.

Nelle sue diverse sezioni, fra loro connesse, la mostra evoca così un tempo circolare, ciclicamente ritornante su se stesso, sulle sue ragioni fondanti e sui suoi motivi ispiratori, da cui affiora una vera e propria “realtà fotografica”.

Mimmo Jodice, Attesa. Opera n. 2 (dettaglio), 2012. Stampa Fine Art su carta Photo Rag. Courtesy l’artista; Galerie Karsten Greve, St. Moritz-Paris-Köln; Galerie Greta Meert, Bruxelles; Galleria Massimo Minini, Brescia; Vistamare di Benedetta Spalletti.
Mimmo Jodice, Attesa. Opera n. 2 (dettaglio), 2012.
Stampa Fine Art su carta Photo Rag.
Courtesy l’artista; Galerie Karsten Greve, St. Moritz-Paris-Köln; Galerie Greta Meert, Bruxelles; Galleria Massimo Minini, Brescia; Vistamare di Benedetta Spalletti.

Mostre

Camille Henrot

Luna di latte

Sala delle Colonne, primo piano

2 luglio – 3 ottobre 2016

Preview per la stampa: 30 giugno, ore 12 – Inaugurazione: 1 luglio, ore 19

A cura di Cloé Perrone

In collaborazione con Fondazione Memmo, Roma

Con il patrocinio di Institut Français, Napoli

La Luna, con il suo perenne moto, da sempre influenza il nostro pianeta, noi, i nostri umori, il nostro immaginario e la nostra storia: sin dall’antichità la luna è simbolo di fertilità e buon auspicio, ma anche di mistero e melancolia. La “luna di latte”, la luna piena del mese di maggio e del risveglio primaverile, produrrebbe creatività e abbondanza. La mostra di Camille Henrot (Parigi, 1978; Leone d’argentoalla 55 Biennale di Venezia) al museo MADRE, intitolata  Luna di latte, esplora il significato culturale e simbolico connesso al “giorno della luna”, il lunedì, reinterpretando il lato oscuro della notte a cui esso è tradizionalmente connesso in un momento di prolifica inventiva, in un sogno produttivo che l’artista decide, in questo caso, di condividere con il pubblico.

Articolandosi nella presentazione di un centinaio di disegni e collage, 7 sculture-bozzetto in diversi materiali e un ciclo di pitture murali, la mostra trasforma, in effetti, tre sale del museo in uno spazio-tempo domestico di lavoro creativo, di creazione continua, come lo fu la stanza d’hotel in cui Henri Matisse dipingeva dal suo letto o come è stato, per un anno, lo studio romano dell’artista, appartamento decadente e abbandonato divenuto soglia di passaggio tra sonno e veglia, luce ed ombra, progetto e opera. I materiali presentati a Napoli sono infatti una selezione del materiale preparatorio di Monday, la mostra dell’artista presso la Fondazione Memmo di Roma, progetto che si svilupperà, comprendendo tutti i giorni della settimana, in una grande mostra personale al Palais de Tokyo di  Parigi nell’autunno del 2017. Decidendo di condividere con il pubblico le fasi preliminari di altre mostre e di rendere visibile un progetto ancora in corso, Henrot ci introduce nel suo stesso processo ideativo e creativo, svelando materiali preziosi, inediti, in genere destinati a rimanere segreti: sculture-bozzetto, disegni preparatori, interventi a muro che, fluttuando tra il figurativo e l’astratto, fra l’affiorare di un’idea e la sua progressiva messa in forma, ricreano l’atmosfera del lavoro in studio, miniature che rappresentano allegorie provvisorie, in cambiamento continuo, degli stati emotivi e intellettuali connessi al tema di indagine del progetto, il giorno lunare del “lunedì”: una figura quasi umana che non riesce a lasciare il letto, un personaggio che fissa uno schermo sperando in un miracoloso messaggio, un podio che ospita l’impossibilità di sapere il suo posto nella gara. La scansione stessa del tempo nei giorni della settimana, i significati storicamente loro attribuiti, vengono così reinterpretati da Henrot – come accaduto, in progetti precedenti, con le narrazioni mitologiche o le carte astrologiche – quali pure convenzioni e finzioni umane, strumenti per imporre ordine sul caos dell’esistenza, dare senso all’ossessivo bisogno di scandire, misurare, possedere il tempo. Bisogno, tensione, funzione analoghi forse a quelli che potremmo esperire introducendoci nello studio di un artista al lavoro, proprio come Henrot ci permette di fare, in occasione di questa mostra.

Camille Henrot, Untitled (Study for Monday), 2015.  Pastello su carta.  Courtesy l’artista
Camille Henrot, Untitled (Study for Monday), 2015. Pastello su carta. Courtesy l’artista

Per_formare una collezione:

per un archivio dell’arte in Campania

Brigataes

Cittàlimbo Archives

Biblioteca e spazi vari (primo, secondo e terzo piano)

11 giugno 2016 – in progress

Presentazione dell’opera: 10 giugno, ore 18 – Visita con l’artista: 10 giugno, ore 19

A cura di Andrea Viliani

Prodotta dalla Fondazione Banco di Napoli

Sigla di produzione estetica creata da Aldo Elefante nel 1992, Brigataes ha realizzato installazioni multimediali, opere video, azioni performative, interventi urbani in cui, con approccio ironico ed esiti paradossali, si mette in questione la posizione dell’artista e il significato stesso dell’arte nella cultura contemporanea.

Cittàlimbo Archives (2015) è l’opera di Brigataes, prodotta dalla Fondazione Banco di Napoli, che sarà presentata al pubblico venerdì 10 giugno 2016, ore 18:00 (Sala delle Colonne, primo piano), nell’ambito del nuovo progetto 2016 dedicato alla formazione progressiva della collezione del museo MADRE (Per_formare una collezione: per un archivio dell’arte in Campania#2).

Su una decina di monitor televisivi sparsi fra i diversi piani del museo campeggiano i volti di uomini e donne, tracce video mute trasmesse in loop. Nella sala di lettura della Biblioteca al primo pianol’opera assume l’aspetto di un possibile archivio unitario: al centro di un gruppo di monitor televisivi (alcuni accesi con effetto flickering, altri spenti), un monitor trasmette le stesse tracce video ma, in questo caso, con l’audio attivato: utilizzando un Trackpad, sarà possibile per il visitatore interagire con la “schermata” che compare sul monitor centrale e selezionare il “programma” da seguire.

In realtà non si tratta né di “programmi televisivi” né di “schermate di computer”, ma di documenti di un archivio audio-video in formazione, oscillante fra passato e presente, Storia e storie, critica estorytelling, che ci restituisce le testimonianze dal vivo dei protagonisti (artisti, critici, curatori, galleristi, collezionisti) che hanno concepito e prodotto, scritto ed esposto, diffuso e collezionato la storia dell’arte a Napoli e in Campania dal 1950 al 1980. In questo modo Cittàlimbo Archives si dispone come un ipertesto della collezione stessa del museo, fornendole non solo il supporto di una documentazione contestuale, ma dando polifonicamente la parola ai protagonisti stessi della storia dell’arte a Napoli e in Campania.

Brigataes, Cittàlimbo Archives, 2015.  Video-installazione .  Prodotto da Fondazione Banco di Napoli.  In comodato a MADRE, museo d’arte contemporanea  Donnaregina, Napoli
Brigataes, Cittàlimbo Archives, 2015. Video-installazione . Prodotto da Fondazione Banco di Napoli. In comodato a MADRE, museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli

Gianni Berengo Gardin in mostra a Roma | Palazzo delle Esposizioni | 19 maggio-19 agosto

Vera fotografia, a cura di Alessandra Mammì e Alessandra Mauro, organizzata da Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con Contrasto e Fondazione Forma per la Fotografia, ripercorre la lunga carriera di Gianni Berengo Gardin (Santa Margherita Ligure, 1930), il fotografo che forse più di ogni altro ha raccontato il nostro tempo e il nostro Paese in questi ultimi cinquant’anni. La sua vita e il suo lavoro costituiscono una scelta di campo, chiara e definita: fotografo di documentazione sempre, a tutto tondo e completamente.

In mostra sono esposti i suoi principali reportage. Accanto alle celebri immagini, altre poco viste o inedite propongono nuove chiavi di lettura per comprendere il suo lavoro e il ruolo di visione consapevole della realtà che una “vera fotografia” può offrire.
Essere fotografi per Berengo Gardin significa assumere il ruolo di osservatore e scegliere un atteggiamento di ascolto partecipe di fronte alla realtà, come hanno fatto i grandi autori di documentazione del Novecento. In questi anni, del resto, l’autore è stato sempre in prima linea nel raccontare quel che doveva essere cambiato, quel che doveva essere celebrato. Con la sua macchina fotografica si è concentrato a lungo soprattutto sull’Italia, sul mondo del lavoro, la sua fisionomia, i suoi cambiamenti, registrati come farebbe un sismografo. Oppure sulla condizione della donna, osservata da nord a sud, cogliendo le sue rinunce, le aspettative e la sua emancipazione. O sul mondo a parte degli zingari, cui l’autore ha dedicato molto tempo, molto amore e molti libri.

“Quando fotografo ­– ha detto Berengo Gardin – amo spostarmi, muovermi. Non dico danzare come faceva Cartier-Bresson, ma insomma cerco anch’io di non essere molto visibile. Quando devo raccontare una storia, cerco sempre di partire dall’esterno: mostrare dov’è e com’è fatto un paese, entrare nelle strade, poi nei negozi, nelle case e fotografare gli oggetti. Il filo è quello; si tratta di un percorso logico, normale, buono per scoprire un villaggio ma anche, una città, una nazione. Buono per conoscere l’uomo”.

Circa 250 fotografie, stampe vintage in formato 30×40, suddivise per sezioni: Venezia, Milano, Il mondo del lavoro, Manicomi, Zingari, La protesta, Il racconto dell’Italia, Ritratti, Figure in primo piano, La casa e il mondo, Dai paesaggi alle Grandi Navi. Nelle sale ci sono anche 24 stampe di grandi dimensioni: foto scelte e commentate da amici, intellettuali e colleghi. Veri e propri commenti d’autore.


INFO

  • Gianni Berengo Gardin. “Vera fotografia”. Reportage, immagini, incontri – 19 maggio – 28 agosto 2016
  • Via Nazionale, 194
    00184 Roma
  • Tel: 06 39967500
  • Web: palazzoesposizioni.it
  • Biglietti
    Intero € 12,50 – riduzioni disponibili

60 x 60: “Caravaggio in cucina” di Renato Marcialis in mostra a Milano

Mai smettere di sognare © Renato Marcialis

60 x 60: PER LA PRIMA VOLTA “CARAVAGGIO IN CUCINA” DI RENATO MARCIALIS IN UNA MOSTRA MULTISENSORIALE NELL’ANTRO DOVE E’ NATO IL PROGETTO

In occasione dei suoi 60 anni, il più noto artista italiano fotografo di food, apre le porte del suo studio per 3 giorni, esponendo 60 opere all’interno dei luoghi in cui ha preso vita il suo progetto

20-22 maggio 2016
Studio Marcialis, Via Giacomo Watt 10, Milano


Sono trascorsi 8 anni da quando, nel 2008, Renato Marcialis presentava per la prima volta “Caravaggio in Cucina”, progetto fotografico in continua evoluzione nel quale, grazie alla tecnica del “light painting”, l’artista disegna con luce caravaggesca i volumi di alimenti, frutta ed ortaggi, dando vita ad immagini pittoriche dove, grazie alle sapienti pennellate di luce, le forme assumono un aspetto morbido e tridimensionale e, come nei quadri di Caravaggio, improvvisamente escono dal buio della scena, rimanendo i veri e soli protagonisti. Le opere di Renato Marcialis hanno fatto il giro del mondo e percorso tutta l’Italia in oltre 30 mostre.

Dal 20 al 22 maggio 2016, in occasione dei 60 anni dell’Autore, “Caravaggio in Cucina” torna a mostrarsi al pubblico attraverso un’esposizione unica di 60 foto presentate presso lo Studio Renato Marcialis (via Giacomo Watt 10, Milano), luogo in cui il progetto ha preso forma e dove il pubblico sarà accolto nelle ambientazioni fatte di oggetti ricercati e di antiquariato della gastronomia italiana, luci, atmosfere e colori che hanno fatto da culla a queste opere più che da mera cornice.

Autore di scatti affascinanti e originali e con quarant’anni di esperienza nella fotografia enogastronomica, Marcialis ha collaborato alla realizzazione di circa cento libri, ricettari e cataloghi. Dalle sue sperimentazioni sulla luce è nato il progetto “Caravaggio in Cucina”, una collezione in continua evoluzione di nature morte dove il soggetto è illuminato con una fonte di luce assai potente ma concentrata, delle vere e proprie pennellate di luce, che fanno emergere dal buio le forme ottenendo degli effetti fuori da qualsiasi schema e senza l’ausilio della “magia” di Photoshop. Le immagini così realizzate vengono quindi stampate su tela fine art Epson e collocate su un telaio di legno. Sulle immagini viene applicata una vernice di protezione, lasciando visibili delle pennellate che ingannano piacevolmente chi le guarda per la loro sorprendente somiglianza con i dipinti a olio.

Scrive Marcialis: “…e riposto il pennello, disegnai con un raggio di luce, forme e colori, altresì nascosti da una incommensurabile oscurità.” Nulla di meglio di questa concisa frase, spiega la tecnica fotografica delle mie immagini. Il tipico pennello del pittore intriso di colori, in questo caso è sostituito da un ugual pennello dal quale al posto dei colori, scaturisce un raggio di luce con cui illumino, dove ritengo opportuno, i soggetti posizionati in una accurata composizione.

A divertente contrappunto delle immagini seriose e “quasi” impeccabili che raccontano delle nostre origini e della nostra cultura culinaria italiana, dove i prodotti ritratti arrivano direttamente dall’orto dell’Autore nelle Marche, Marcialis associa un titolo dal sapore poetico e dalla sfumatura ironica, come “Estrema protezione” in cui si vedono dei carciofi con le spine legati da uno spago in un bouquet da sposa, oppure “Mai smettere di sognare” in cui è ritratta una donna, in una delle poche immagini del lavoro che include anche un soggetto umano, che con sguardo pensieroso è assorta nell’atto di tagliare una verza.


 

Per saperne di più: www.caravaggioincucina.it

Orari: dalle 10.30 alle 19

Studio Marcialis, Via Giacomo Watt 10, Milano

Ingresso gratuito

Fotografia Europea attira i partecipanti: già venduti quasi 5500 biglietti

Fotografia Europea 2016 | Video Trailer

È iniziata Fotografia Europea 2016, a Reggio Emilia: mostre fino al 10 luglio in tutta la zona e non solo!

Vediamo una piccola anteprima nel trailer ufficiale del canale Youtube fotografiaeuropea.

Vuoi scoprire dove e quando si terranno mostre ed eventi? Vai sul sito www.fotografiaeuropea.it e consulta il programma completo!

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