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“Steve McCurry Icons” al Castello Aragonese, Otranto

Apre il 19 giugno al Castello Aragonese di Otranto “Steve McCurry Icons”. La mostra, curata da Biba Giacchetti, conta più di 100 fotografie della produzione trentennale di Steve McCurry, tra cui le sue immagini divenute ormai icone.

Potrete visitare la mostra dal 19 giugno al 2 ottobre 2016. Per info riguardo biglietti e ingressi, visitare il sito della mostra.

Fino al 2 ottobre 2016.

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VOLTI INVISIBILI | Video installazione di Francesco Francaviglia | Imola Rocca Sforzesca | 18 giugno – 31 luglio 2016

VOLTI INVISIBILI – Video installazione

“Volti Invisibili” è il titolo della video installazione che il fotografo Francesco Francaviglia presenterà il prossimo 18 giugno presso la Rocca Sforzesca di Imola.


Con queste parole l’autore introduce l’opera:

“…Sono consapevole della forza che ha la fotografia nel denunciare un messaggio. Il mio lavoro vuole essere un modo per dare voce a chi non ne ha, per risollevare l’attenzione sui diritti sanciti dalla Costituzione della Repubblica italiana, e in questo caso, dalla Convenzione di Istanbul, in cui il Consiglio d’Europa si sofferma sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne. La fotografia conserva l’immediatezza necessaria per raggiungere un ampio pubblico ed io vivo questa opportunità come responsabilità e senso del dovere nei confronti del contesto sociale in cui vivo…”

E ancora Franca Imbergamo Sostituto Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo:
“… Portatrici di storie diverse, talune terribili, che sei costretto ad intuire e perciò a vedere, finalmente. Sono storie di lotte, di vittorie e di sconfitte e attraversano tutti i drammi del nostro tempo. Storie di donne migranti in fuga dalle guerre e dalle carestie che si confondono e si intrecciano con quelle delle donne vittime della tratta, rese schiave con l’inganno e la violenza. Storie particolari, individuali e collettive e tuttavia simili tra loro per il rischio di morte e le violenze subite…Non puoi evitare il loro sguardo e non puoi eludere il potere di trasposizione introspettiva che ha la fotografia quando diventa ritratto. Francaviglia conosce ed usa alla perfezione questo complesso meccanismo e da eccellente ritrattista non consente alibi agli spettatori…”Locandina_WEB_imola2

Francesco Francaviglia, fotografo ritrattista, insignito del titolo di autore dell’anno dalla FIAF – Federazione Italiana Associazioni Fotografiche – nel 2014, è ospite con il suo lavoro “Le Donne del Digiuno” presso la Galleria degli Uffizi, prima volta nella sua lunga storia in cui il prestigioso museo apre le porte ad una personale di fotografia. Nell’estate del 2015 i suoi ritratti sono stati in mostra a Roma con il lavoro “Mediterranean Darkness – ritratti dalle stragi” in esclusiva per il MACRO Museo d’Arte Contemporanea di Roma.
Il progetto Volti Invisibili, ideato e curato da Francesco Francaviglia, promosso dalla Rete Women, con un audio project a cura di Carlo Gargano e dell’attrice Giuditta Perriera, rappresenta una riflessione in fieri sulle donne migranti, richiedenti asilo, rifugiate e sulle tematiche che animano in maniera pressante le cronache dei nostri giorni.Invito_WEB_Imola4

Fra le donne ritratte molte fanno parte di Trama di Terre, tra cui alcune rifugiate e richiedenti protezione internazionale. Per l’Associazione promuovere questa mostra è anche un modo per restituire volti e storie a queste donne che abitano la città e che, come le altre, chiedono di essere riconosciute, accolte, rispettate.
L’installazione è realizzata in collaborazione e con il sostegno dell’Associazione Trama di Terre, con il supporto dell’Amministrazione Comunale di Imola, Assessorato alla Cultura e Assessorato all’Immigrazione.

Afferma Elisabetta Marchetti Assessora alla Cultura del Comune di Imola: “La mostra Volti invisibili rientra all’interno di una serie di appuntamenti organizzati in occasione del 20 giugno, Giornata mondiale del/della rifugiato/a. E’ un appuntamento che vuole sensibilizzare sulle condizioni delle donne richiedenti asilo in fuga da guerre e violenze. Non vogliamo abituarci a questo dramma dei nostri tempi che riguarda tutti. Questa mostra e le altre iniziative in programma vogliono offrire la possibilità di fermarsi e guardare questa realtà, conoscere le persone che Imola sta ospitando, guardare i volti e le storie di violenza di cui sono portatrici tante migranti attraverso la mostra Volti invisibili, ma anche la grande solidarietà della popolazione di Lampedusa che si potrà scoprire attraverso il documentario Fuocoammare che sarà proiettato la sera del 27 giugno. Saranno momenti di dialogo, conoscenza e confronto tra culture diverse per non eludere questa tragedia contemporanea.”

Si ringraziano inoltre le strutture: CO&SO Firenze Gruppo Cooperativo; Associazione Progetto Arcobaleno; Il Cenacolo; Associazione di Volontariato Solidarietà CARITAS Onlus Firenze.


INFO:
orari di apertura: sabato 15,00-19,00, domenica 10,00-13,00 e 15,00-19,00
Introduzione di Franca Imbergamo
Inaugurazione sabato 18 Giugno 2016 ore 17,00
Apertura al pubblico: 18 Giugno – 31 Luglio 2016 lunedì 20 giugno in occasione della giornata mondiale del/della Rifugiato/a 16,00 – 21,00
dal 1 luglio in occasione di Rocca Cinema Estate apertura anche nei giorni
martedì, giovedì e venerdì 20,00 – 21,30
Ingresso gratuito

Nikon sostiene due importanti mostre per promuove la cultura fotografica

Nikon è sponsor di due mostre di rilievo nel panorama nazionale – “Domon Ken, il Maestro de realismo giapponese” all’Ara Pacis di Roma e “Nothing Is Real – Quando i Beatles incontrarono l’Oriente” al MAO-Museo d’Arte Orientale di Torino – con l’obiettivo di promuovere e diffondere la cultura fotografica.

In queste due mostre emerge infatti tutta la forza e il valore della fotografia, che è al contempo arte, testimonianza, reportage, documentazione storica e sociale e diventa addirittura un dovere umanitario per Domon Ken, il fotografo giapponese che documentò la tragedia di Hiroshima dedicandovisi come rispondendo ad una chiamata.

È infatti proprio dedicata a lui, uno dei fotografi più importanti della storia della fotografia moderna giapponese, l’’importante monografica “Domon Ken, il Maestro del realismo giapponese”, all’Ara Pacis fino al 18 settembre. In mostra circa 150 fotografie, in bianco e nero e a colori, realizzate tra gli anni Venti e gli anni Settanta del ‘900, che raccontano il percorso di ricerca verso il realismo sociale. Dai primi scatti, prima e durante la seconda guerra mondiale, la mostra ripercorre la produzione di Domon Ken, da sempre legato a Nikon, fino all’opera chiave che documenta la tragedia di Hiroshima.

Il noto brand giapponese è sponsor anche di “Nothing Is Real – Quando i Beatles incontrarono l’Oriente” che ha appena inaugurato al MAO di Torino. Una grande mostra dedicata ai Fab Four e al loro viaggio in India nel ’68, uno degli eventi chiave per lo slancio all’interesse da parte dell’occidente verso l’oriente. In mostra centinaia di oggetti in dialogo con opere d’arte contemporanea, in un ambiente ricco di stoffe, profumi e suoni.Nikon_Nothing is Real_MAO

Museo MADRE Napoli – annuncio del programma espositivo primavera-estate 2016

Mimmo Jodice, Attesa. Opera n. 2 (dettaglio), 2012. Stampa Fine Art su carta Photo Rag. Courtesy l’artista; Galerie Karsten Greve, St. Moritz-Paris-Köln; Galerie Greta Meert, Bruxelles; Galleria Massimo Minini, Brescia; Vistamare di Benedetta Spalletti.

ANNUNCIO PROGRAMMA ESPOSITIVO PRIMAVERA/ESTATE 2016 AL MADRE, NAPOLI

 

Mostre

Mimmo Jodice

Attesa. 1960-2016

Re_PUBBLICA MADRE (piano terra) e terzo piano

24 giugno – 24 ottobre 2016

Preview per la stampa: 22 giugno, ore 12 – Inaugurazione: 23 giugno, ore 19

A cura di Andrea Viliani

Il museo MADRE di Napoli è lieto di annunciare Attesa. 1960-2016, la più ampia mostra retrospettiva mai dedicata alla ricerca artistica di Mimmo Jodice (Napoli, 1934), uno degli indiscussi maestri della fotografia contemporanea.

La mostra presenterà, in un percorso appositamente concepito per gli spazi del museo MADRE, più di cento opere, dalle seminali sperimentazioni sul linguaggio fotografico degli anni Sessanta e Settanta fino ad una nuova serie (Attese, 2015) realizzata in occasione di questo progetto retrospettivo.

Saranno proposti, in un allestimento unitario, tutti i più importanti cicli fotografici di Jodice – dedicati al mondo antico, alla natura morta, alla dimensione urbana, al rapporto con la storia dell’arte – in cui si articolano i principali aspetti e temi della sua ricerca: le radici culturali del Mediterraneo, le epifanie del quotidiano, che declinano un’archetipica antropologia degli oggetti comuni, l’astrazione delle metropoli contemporanee, posta a confronto con l’incanto del paesaggio naturale, la relazione fra tensione metafisica e dimensione della cronaca, così come fra il perdurare del passato nell’identità del presente.

Una sezione della mostra sarà inoltre dedicata ai lavori di matrice sociale e di impegno civile degli anni Sessanta e Settanta, mentre nelle altre sezioni saranno presentate anche opere di alcuni artisti, selezionati per delineare le primarie fonti di ispirazione di questa ricerca magistrale.

Nelle sue opere, che hanno contribuito a definire gli sviluppi della ricerca fotografica contemporanea a livello internazionale, Jodice delinea una dimensione spazio-temporale posta al di là delle coordinate spaziali o dello scorrere del tempo, sospesa nella dimensione contemporaneamente fisica e metafisica, empirica e contemplativa dell’attesaUn’attesa che è anche matrice e magistero di una pratica rigorosamente analogica della fotografia: l’attesa nella ricerca paziente dell’illuminazione, spesso mattutina, in grado di rilevare l’essenza del soggetto rappresentato, o l’attesa nell’altrettanto paziente bilanciamento dei bianchi e dei neri in camera oscura.

Ciò che si staglia di fronte a noi è l’ineffabile eternità e il nitore assoluto di immagini in bianco e nero restituite dallo sguardo rivelatore di una macchina da presa che si fa “macchina del tempo” o, meglio, del superamento del tempo, suprema celebrazione dell’umano colto osservando il mondo intorno a noi in tutte le sue espressioni sensibili e, infine, scoperta e costante reinvenzione della fotografia stessa nelle sue potenzialità rappresentative e conoscitive, al di là di una interpretazione meramente documentaria della pratica fotografica.

Nelle sue diverse sezioni, fra loro connesse, la mostra evoca così un tempo circolare, ciclicamente ritornante su se stesso, sulle sue ragioni fondanti e sui suoi motivi ispiratori, da cui affiora una vera e propria “realtà fotografica”.

Mimmo Jodice, Attesa. Opera n. 2 (dettaglio), 2012. Stampa Fine Art su carta Photo Rag. Courtesy l’artista; Galerie Karsten Greve, St. Moritz-Paris-Köln; Galerie Greta Meert, Bruxelles; Galleria Massimo Minini, Brescia; Vistamare di Benedetta Spalletti.
Mimmo Jodice, Attesa. Opera n. 2 (dettaglio), 2012.
Stampa Fine Art su carta Photo Rag.
Courtesy l’artista; Galerie Karsten Greve, St. Moritz-Paris-Köln; Galerie Greta Meert, Bruxelles; Galleria Massimo Minini, Brescia; Vistamare di Benedetta Spalletti.

Mostre

Camille Henrot

Luna di latte

Sala delle Colonne, primo piano

2 luglio – 3 ottobre 2016

Preview per la stampa: 30 giugno, ore 12 – Inaugurazione: 1 luglio, ore 19

A cura di Cloé Perrone

In collaborazione con Fondazione Memmo, Roma

Con il patrocinio di Institut Français, Napoli

La Luna, con il suo perenne moto, da sempre influenza il nostro pianeta, noi, i nostri umori, il nostro immaginario e la nostra storia: sin dall’antichità la luna è simbolo di fertilità e buon auspicio, ma anche di mistero e melancolia. La “luna di latte”, la luna piena del mese di maggio e del risveglio primaverile, produrrebbe creatività e abbondanza. La mostra di Camille Henrot (Parigi, 1978; Leone d’argentoalla 55 Biennale di Venezia) al museo MADRE, intitolata  Luna di latte, esplora il significato culturale e simbolico connesso al “giorno della luna”, il lunedì, reinterpretando il lato oscuro della notte a cui esso è tradizionalmente connesso in un momento di prolifica inventiva, in un sogno produttivo che l’artista decide, in questo caso, di condividere con il pubblico.

Articolandosi nella presentazione di un centinaio di disegni e collage, 7 sculture-bozzetto in diversi materiali e un ciclo di pitture murali, la mostra trasforma, in effetti, tre sale del museo in uno spazio-tempo domestico di lavoro creativo, di creazione continua, come lo fu la stanza d’hotel in cui Henri Matisse dipingeva dal suo letto o come è stato, per un anno, lo studio romano dell’artista, appartamento decadente e abbandonato divenuto soglia di passaggio tra sonno e veglia, luce ed ombra, progetto e opera. I materiali presentati a Napoli sono infatti una selezione del materiale preparatorio di Monday, la mostra dell’artista presso la Fondazione Memmo di Roma, progetto che si svilupperà, comprendendo tutti i giorni della settimana, in una grande mostra personale al Palais de Tokyo di  Parigi nell’autunno del 2017. Decidendo di condividere con il pubblico le fasi preliminari di altre mostre e di rendere visibile un progetto ancora in corso, Henrot ci introduce nel suo stesso processo ideativo e creativo, svelando materiali preziosi, inediti, in genere destinati a rimanere segreti: sculture-bozzetto, disegni preparatori, interventi a muro che, fluttuando tra il figurativo e l’astratto, fra l’affiorare di un’idea e la sua progressiva messa in forma, ricreano l’atmosfera del lavoro in studio, miniature che rappresentano allegorie provvisorie, in cambiamento continuo, degli stati emotivi e intellettuali connessi al tema di indagine del progetto, il giorno lunare del “lunedì”: una figura quasi umana che non riesce a lasciare il letto, un personaggio che fissa uno schermo sperando in un miracoloso messaggio, un podio che ospita l’impossibilità di sapere il suo posto nella gara. La scansione stessa del tempo nei giorni della settimana, i significati storicamente loro attribuiti, vengono così reinterpretati da Henrot – come accaduto, in progetti precedenti, con le narrazioni mitologiche o le carte astrologiche – quali pure convenzioni e finzioni umane, strumenti per imporre ordine sul caos dell’esistenza, dare senso all’ossessivo bisogno di scandire, misurare, possedere il tempo. Bisogno, tensione, funzione analoghi forse a quelli che potremmo esperire introducendoci nello studio di un artista al lavoro, proprio come Henrot ci permette di fare, in occasione di questa mostra.

Camille Henrot, Untitled (Study for Monday), 2015.  Pastello su carta.  Courtesy l’artista
Camille Henrot, Untitled (Study for Monday), 2015. Pastello su carta. Courtesy l’artista

Per_formare una collezione:

per un archivio dell’arte in Campania

Brigataes

Cittàlimbo Archives

Biblioteca e spazi vari (primo, secondo e terzo piano)

11 giugno 2016 – in progress

Presentazione dell’opera: 10 giugno, ore 18 – Visita con l’artista: 10 giugno, ore 19

A cura di Andrea Viliani

Prodotta dalla Fondazione Banco di Napoli

Sigla di produzione estetica creata da Aldo Elefante nel 1992, Brigataes ha realizzato installazioni multimediali, opere video, azioni performative, interventi urbani in cui, con approccio ironico ed esiti paradossali, si mette in questione la posizione dell’artista e il significato stesso dell’arte nella cultura contemporanea.

Cittàlimbo Archives (2015) è l’opera di Brigataes, prodotta dalla Fondazione Banco di Napoli, che sarà presentata al pubblico venerdì 10 giugno 2016, ore 18:00 (Sala delle Colonne, primo piano), nell’ambito del nuovo progetto 2016 dedicato alla formazione progressiva della collezione del museo MADRE (Per_formare una collezione: per un archivio dell’arte in Campania#2).

Su una decina di monitor televisivi sparsi fra i diversi piani del museo campeggiano i volti di uomini e donne, tracce video mute trasmesse in loop. Nella sala di lettura della Biblioteca al primo pianol’opera assume l’aspetto di un possibile archivio unitario: al centro di un gruppo di monitor televisivi (alcuni accesi con effetto flickering, altri spenti), un monitor trasmette le stesse tracce video ma, in questo caso, con l’audio attivato: utilizzando un Trackpad, sarà possibile per il visitatore interagire con la “schermata” che compare sul monitor centrale e selezionare il “programma” da seguire.

In realtà non si tratta né di “programmi televisivi” né di “schermate di computer”, ma di documenti di un archivio audio-video in formazione, oscillante fra passato e presente, Storia e storie, critica estorytelling, che ci restituisce le testimonianze dal vivo dei protagonisti (artisti, critici, curatori, galleristi, collezionisti) che hanno concepito e prodotto, scritto ed esposto, diffuso e collezionato la storia dell’arte a Napoli e in Campania dal 1950 al 1980. In questo modo Cittàlimbo Archives si dispone come un ipertesto della collezione stessa del museo, fornendole non solo il supporto di una documentazione contestuale, ma dando polifonicamente la parola ai protagonisti stessi della storia dell’arte a Napoli e in Campania.

Brigataes, Cittàlimbo Archives, 2015.  Video-installazione .  Prodotto da Fondazione Banco di Napoli.  In comodato a MADRE, museo d’arte contemporanea  Donnaregina, Napoli
Brigataes, Cittàlimbo Archives, 2015. Video-installazione . Prodotto da Fondazione Banco di Napoli. In comodato a MADRE, museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli

Gianni Berengo Gardin in mostra a Roma | Palazzo delle Esposizioni | 19 maggio-19 agosto

Vera fotografia, a cura di Alessandra Mammì e Alessandra Mauro, organizzata da Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con Contrasto e Fondazione Forma per la Fotografia, ripercorre la lunga carriera di Gianni Berengo Gardin (Santa Margherita Ligure, 1930), il fotografo che forse più di ogni altro ha raccontato il nostro tempo e il nostro Paese in questi ultimi cinquant’anni. La sua vita e il suo lavoro costituiscono una scelta di campo, chiara e definita: fotografo di documentazione sempre, a tutto tondo e completamente.

In mostra sono esposti i suoi principali reportage. Accanto alle celebri immagini, altre poco viste o inedite propongono nuove chiavi di lettura per comprendere il suo lavoro e il ruolo di visione consapevole della realtà che una “vera fotografia” può offrire.
Essere fotografi per Berengo Gardin significa assumere il ruolo di osservatore e scegliere un atteggiamento di ascolto partecipe di fronte alla realtà, come hanno fatto i grandi autori di documentazione del Novecento. In questi anni, del resto, l’autore è stato sempre in prima linea nel raccontare quel che doveva essere cambiato, quel che doveva essere celebrato. Con la sua macchina fotografica si è concentrato a lungo soprattutto sull’Italia, sul mondo del lavoro, la sua fisionomia, i suoi cambiamenti, registrati come farebbe un sismografo. Oppure sulla condizione della donna, osservata da nord a sud, cogliendo le sue rinunce, le aspettative e la sua emancipazione. O sul mondo a parte degli zingari, cui l’autore ha dedicato molto tempo, molto amore e molti libri.

“Quando fotografo ­– ha detto Berengo Gardin – amo spostarmi, muovermi. Non dico danzare come faceva Cartier-Bresson, ma insomma cerco anch’io di non essere molto visibile. Quando devo raccontare una storia, cerco sempre di partire dall’esterno: mostrare dov’è e com’è fatto un paese, entrare nelle strade, poi nei negozi, nelle case e fotografare gli oggetti. Il filo è quello; si tratta di un percorso logico, normale, buono per scoprire un villaggio ma anche, una città, una nazione. Buono per conoscere l’uomo”.

Circa 250 fotografie, stampe vintage in formato 30×40, suddivise per sezioni: Venezia, Milano, Il mondo del lavoro, Manicomi, Zingari, La protesta, Il racconto dell’Italia, Ritratti, Figure in primo piano, La casa e il mondo, Dai paesaggi alle Grandi Navi. Nelle sale ci sono anche 24 stampe di grandi dimensioni: foto scelte e commentate da amici, intellettuali e colleghi. Veri e propri commenti d’autore.


INFO

  • Gianni Berengo Gardin. “Vera fotografia”. Reportage, immagini, incontri – 19 maggio – 28 agosto 2016
  • Via Nazionale, 194
    00184 Roma
  • Tel: 06 39967500
  • Web: palazzoesposizioni.it
  • Biglietti
    Intero € 12,50 – riduzioni disponibili

60 x 60: “Caravaggio in cucina” di Renato Marcialis in mostra a Milano

Mai smettere di sognare © Renato Marcialis

60 x 60: PER LA PRIMA VOLTA “CARAVAGGIO IN CUCINA” DI RENATO MARCIALIS IN UNA MOSTRA MULTISENSORIALE NELL’ANTRO DOVE E’ NATO IL PROGETTO

In occasione dei suoi 60 anni, il più noto artista italiano fotografo di food, apre le porte del suo studio per 3 giorni, esponendo 60 opere all’interno dei luoghi in cui ha preso vita il suo progetto

20-22 maggio 2016
Studio Marcialis, Via Giacomo Watt 10, Milano


Sono trascorsi 8 anni da quando, nel 2008, Renato Marcialis presentava per la prima volta “Caravaggio in Cucina”, progetto fotografico in continua evoluzione nel quale, grazie alla tecnica del “light painting”, l’artista disegna con luce caravaggesca i volumi di alimenti, frutta ed ortaggi, dando vita ad immagini pittoriche dove, grazie alle sapienti pennellate di luce, le forme assumono un aspetto morbido e tridimensionale e, come nei quadri di Caravaggio, improvvisamente escono dal buio della scena, rimanendo i veri e soli protagonisti. Le opere di Renato Marcialis hanno fatto il giro del mondo e percorso tutta l’Italia in oltre 30 mostre.

Dal 20 al 22 maggio 2016, in occasione dei 60 anni dell’Autore, “Caravaggio in Cucina” torna a mostrarsi al pubblico attraverso un’esposizione unica di 60 foto presentate presso lo Studio Renato Marcialis (via Giacomo Watt 10, Milano), luogo in cui il progetto ha preso forma e dove il pubblico sarà accolto nelle ambientazioni fatte di oggetti ricercati e di antiquariato della gastronomia italiana, luci, atmosfere e colori che hanno fatto da culla a queste opere più che da mera cornice.

Autore di scatti affascinanti e originali e con quarant’anni di esperienza nella fotografia enogastronomica, Marcialis ha collaborato alla realizzazione di circa cento libri, ricettari e cataloghi. Dalle sue sperimentazioni sulla luce è nato il progetto “Caravaggio in Cucina”, una collezione in continua evoluzione di nature morte dove il soggetto è illuminato con una fonte di luce assai potente ma concentrata, delle vere e proprie pennellate di luce, che fanno emergere dal buio le forme ottenendo degli effetti fuori da qualsiasi schema e senza l’ausilio della “magia” di Photoshop. Le immagini così realizzate vengono quindi stampate su tela fine art Epson e collocate su un telaio di legno. Sulle immagini viene applicata una vernice di protezione, lasciando visibili delle pennellate che ingannano piacevolmente chi le guarda per la loro sorprendente somiglianza con i dipinti a olio.

Scrive Marcialis: “…e riposto il pennello, disegnai con un raggio di luce, forme e colori, altresì nascosti da una incommensurabile oscurità.” Nulla di meglio di questa concisa frase, spiega la tecnica fotografica delle mie immagini. Il tipico pennello del pittore intriso di colori, in questo caso è sostituito da un ugual pennello dal quale al posto dei colori, scaturisce un raggio di luce con cui illumino, dove ritengo opportuno, i soggetti posizionati in una accurata composizione.

A divertente contrappunto delle immagini seriose e “quasi” impeccabili che raccontano delle nostre origini e della nostra cultura culinaria italiana, dove i prodotti ritratti arrivano direttamente dall’orto dell’Autore nelle Marche, Marcialis associa un titolo dal sapore poetico e dalla sfumatura ironica, come “Estrema protezione” in cui si vedono dei carciofi con le spine legati da uno spago in un bouquet da sposa, oppure “Mai smettere di sognare” in cui è ritratta una donna, in una delle poche immagini del lavoro che include anche un soggetto umano, che con sguardo pensieroso è assorta nell’atto di tagliare una verza.


 

Per saperne di più: www.caravaggioincucina.it

Orari: dalle 10.30 alle 19

Studio Marcialis, Via Giacomo Watt 10, Milano

Ingresso gratuito

Fotografia Europea attira i partecipanti: già venduti quasi 5500 biglietti

Fotografia Europea 2016 | Video Trailer

È iniziata Fotografia Europea 2016, a Reggio Emilia: mostre fino al 10 luglio in tutta la zona e non solo!

Vediamo una piccola anteprima nel trailer ufficiale del canale Youtube fotografiaeuropea.

Vuoi scoprire dove e quando si terranno mostre ed eventi? Vai sul sito www.fotografiaeuropea.it e consulta il programma completo!

Front Room: Broomberg & Chanarin (Baltimore, USA)

The Baltimore Museum of Art presenta la prima mostra americana di Adam Broomberg (1970, Sudafrica) e Oliver Chanarin (1971, Regno Unito), il celebre duo artistico di base londinese, che, dalla fine degli anni Novanta, indaga e mette in discussione le forme e i concetti di potere, la percezione degli eventi della storia, sperimentando con il linguaggio fotografico. Il nuovo corpo di opere si compone di fotografie, lastre di rame, sculture e film nell’intenzione di dar evidenza dei cambiamenti che la tecnologia ha esercitato sui conflitti, confutando false credenze e menzogne sul tema.


INFO

Fino all’11 settembre 2016

Luogo: The Baltimore Museum of Art, 10 Art Museum Drive, Baltimore, MD

Ingresso libero

Web:www.artbma.org

FOTOGRAFIA EUROPEA a Reggio Emilia dal 6 maggio al 10 luglio 2016

REGGIO EMILIA

DAL 6 MAGGIO AL 10 LUGLIO

FOTOGRAFIA EUROPEA 2016

XI edizione

LA VIA EMILIA. Strade, viaggi, confini

 


Inaugurazione

venerdì 6 maggio 2016, ore 18.00

Reggio Emilia, Chiostri di San Pietro


Le principali istituzioni culturali e sedi espositive della città ospiteranno un ricco programma di mostre, conferenze, spettacoli, educational e varie iniziative, interamente dedicato alla forma d’arte che più di altre comunica e interpreta la complessità della società contemporanea

 

Dal 6 maggio al 10 luglio 2016, Reggio Emilia accoglierà la XI edizione di FOTOGRAFIA EUROPEA, il festival, promosso e organizzato dal Comune di Reggio Emilia, interamente dedicato alla forma d’arte che più di altre comunica e interpreta la complessità della società contemporanea.

Mostre, conferenze, spettacoli, educational e varie iniziative, ospitate nelle principali istituzioni culturali e sedi espositive della città, saranno gli ingredienti di un ricco programma di eventi, animato da protagonisti della fotografia, della cultura e del sapere, per sollecitare un confronto fra differenti espressioni di creatività e di pensiero.

Curata da un comitato scientifico composto da Diane Dufour (direttrice Le Bal, Parigi), Elio Grazioli (Università degli studi di Bergamo), Walter Guadagnini (Accademia di Belle Arti di Bologna), Fotografia Europea 2016 ruoterà attorno al tema La via Emilia. Strade, viaggi, confini.

Si tratta di una riflessione sul tema della strada, partendo proprio dalla grande arteria romana che va “dal fiume al mare” per approdare alle vie del mondo, ai luoghi di transito e di confine nella società odierna.

Questo argomento riprende a trent’anni di distanza, Esplorazioni sulla via Emilia (1986), l’opera collettiva sul paesaggio a cura di Luigi Ghirri con un gruppo di fotografi e scrittori che raccontava il “volto di un paese reale” segnando una pagina significativa della fotografia contemporanea.

 

La via Emilia. Strade, viaggi, confini – affermano i curatori – non intende soltanto aggiornare le immagini di trent’anni fa, ma soprattutto evidenziare come in questi tre decenni siano cambiati tanto il mondo quanto i modi di rappresentarlo, in particolare quanto siano cambiate la pratica e la teoria fotografica, il linguaggio attraverso il quale si esprime oggi chiunque utilizzi uno strumento fotografico – le “strade” sono dunque contemporaneamente anche quelle della fotografia, i suoi confini, le sue frontiere, i suoi transiti”.

 

Ai Chiostri di San Pietro, uno dei fulcri di Fotografia Europea, la mostra 1986. Esplorazioni sulla via Emilia, a cura di Laura Gasparini, presenterà una selezione di opere di autori quali Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Vincenzo Castella, Giovanni Chiaramonte, Vittore Fossati, Luigi Ghirri, Guido Guidi, Mimmo Jodice, Klaus Kinold, Claude Nori, Cuchi White, Manfred Willman e il video di Nino Criscenti – tutte esposte in quella storica occasione – così da ricreare il clima culturale di una delle esperienze più lucide ed esaltanti della storia della fotografia italiana.

Inoltre, materiali originali dell’epoca, come il catalogo, le maquette di preparazione e i provini a contatto racconteranno il lungo lavoro di ricerca sul territorio iniziato nel 1984 e terminato con la collettiva del 1986.

 

La rassegna si completerà con la sezione 2016. Nuove esplorazioni: a testimoniare la continuità di un impegno, Fotografia Europea ha commissionato a sette autori contemporanei le “nuove esplorazioni” della via Emilia. Un viaggio sorprendente, tra realtà e immaginazione, tra documentazione e invenzione, che renderà davvero unica questa edizione del festival. Gli autori Alain Bublex, Stefano Graziani, Antonio Rovaldi, Sebastian Stumpf, Davide Tranchina, Paolo Ventura, Lorenzo Vitturi, sono tra i protagonisti assoluti del panorama fotografico odierno, nazionale e internazionale, e le loro immagini saranno senza dubbio la novità più attesa di Fotografia Europea 2016.

Il tema dalla via Emilia si allargherà verso le strade del mondo. Sempre ai Chiostri di San Pietro, si terrà la mostra Exile che presenterà le opere di 24 fotografi appartenenti all’agenzia Magnum. Sono immagini di reportage, scattate dai grandi interpreti di questo genere, da Werner Bischof a Robert Capa, da Stuart Franklin a Paolo Pellegrin, da Abbas a Chris Steele-Perkins, da Philip Jones Griffiths a Leonard Freed, solo per citarne alcuni, in cui il tema dell’esilio è visto come una strada a un’unica direzione di cui è negato il ritorno, come una condizione di non appartenenza, un luogo estraneo alla propria storia e cultura. Una mostra che dalla storia arriverà alle tragiche pagine dell’attualità.

 

Sulla scia del successo ottenuto nelle precedenti edizioni, ai Chiostri di San Pietro ritornerà il progetto Speciale Diciottoventicinque che, con la guida di tre professionisti della fotografia e dell’arte visiva quali Giorgio Barrera, Pietro Iori e Diego Zuelli, offre a 60 ragazzi, tra i 18 e i 25 anni, la possibilità di comprendere come costruire un progetto espositivo, dalla stesura del concept alla mostra finale. Per la prima volta i ragazzi avranno modo di confrontarsi anche con il mondo del video.

 

Dai suoi albori la fotografia è strettamente legata all’esplorazione e alla conoscenza del territorio. I primi libri fotografici hanno contribuito a creare e a rafforzare una geografia immaginaria dei luoghi, modellando la nostra percezione dello spazio e del tempo. A questa affascinante tematica si riferisce la mostra di libri fotografici, curata da Ilaria Campioli, ai Chiostri di San Pietro che presenterà volumi che utilizzano la stessa struttura narrativa e visuale cara alle esplorazioni del XIX e XX secolo per riflettere sulle complesse relazioni fra scoperta, viaggio e conquista.

 

Per la prima volta in Italia, Palazzo Magnani renderà omaggio, con oltre 150 immagini e 80 riviste, a Walker Evans (1903-1975), uno dei grandi autori del Novecento, che lungo le strade degli Stati Uniti ha scattato alcune delle sue immagini più famose.

Il fotografo americano sarà celebrato attraverso due distinte esposizioni. La prima, WALKER EVANS. Anonymous, curata da David Campany, Jean-Paul Deridder e Sam Stourdzé, (Catalogo Steidl) presenterà il lavoro foto-redazionale sviluppato da Evans su numerose riviste americane a partire dal 1929. A differenza di molti fotografi Walker Evans non lavorava per i magazine esclusivamente come fotografo; era lui stesso spesso a scegliere il tema, a scrivere i testi, a selezionare le fotografie e a curare l’impaginazione. Mentre i mass media indugiavano sul culto della celebrità e del consumismo, Evans fotografava anonimi cittadini e la loro vita quotidiana, creando immagini dirette e frontali delle condizioni del paese, con uno stile austero e distaccato privo di ogni forma di idealismo romantico. I suoi intensi scatti, prevalentemente in bianco e nero, lo hanno consacrato pioniere della fotografia documentale e sono divenuti simboli della cultura americana degli anni del New Deal.

La seconda, WALKER EVANS. Italia, a cura di Laura Gasparini (Catalogo Silvana editoriale), prodotta espressamente per Fotografia Europea 2016, proporrà 50 sue fotografie, tra le più famose, provenienti da collezioni pubbliche e private italiane, capaci d’ispirare il linguaggio poetico di molti dei fotografi protagonisti di Esplorazioni sulla via Emilia, da Ghirri a Basilico, da Guidi a Barbieri. A prova di ciò, saranno esposti alcuni esemplari scatti degli stessi autori italiani scaturiti dalla riflessione sulla lezione del grande maestro americano, insieme a pubblicazioni degli anni trenta e quaranta che testimoniano la presenza di Walker Evans nella storia del cinema e della fotografia italiana del dopoguerra.

 

Il percorso di Fotografia Europea 2016 proseguirà in altri luoghi simbolo di Reggio Emilia.

Allo Spazio Gerra, si terrà la mostra Disco Emilia nata da un progetto che approfondisce, da un punto di vista storico-sociale, il ventennio compreso tra i primi anni ’70 e la fine degli ’80, in cui la regione ha assistito al sorgere di un vero e proprio distretto del divertimento con oltre 35 sale da ballo nel raggio di 100 km. Una vera epopea del costume in cui musica, immagine, moda, tecnologia e spettacolo si sono mescolati freneticamente dando vita a un percorso di crescita esponenziale e alle sue contraddizioni che si riverberano ancora nel presente. A raccontare questo fenomeno sociale e culturale saranno le immagini di Gabriele Basilico, che nel 1978, con la sua serie Dancing in Emilia, ritrasse la prima fase di questo fenomeno, per poi trasferirsi nell’attualità con le fotografie di Andrea Amadasi, Hyena e Arianna Lerussi.

 

Nella sede di Palazzo da Mosto – tra le più apprezzate lo scorso anno per la bellezza dell’edificio e dei suoi spazi espositivi – di proprietà della Fondazione Manodori, la collettiva Dalla via Emilia al mondo, curata dal comitato scientifico del Festival, presenterà le opere di Ziad Antar, Paola De Pietri, Gulnara Kasmalieva & Muratbek Djumaliev, Kent Klich, Bettina Lockemann, Maanantai Collective, Michael Najjar, Paolo Pellegrin, Katja Stuke & Oliver Sieber.

Si tratta in pratica di nove mostre personali, di autori provenienti da diversi paesi europei (dalla Svezia alla Germania, dalla Finlandia all’Italia) che affronteranno attraverso diversi media, dalla fotografia alla videoinstallazione, le tematiche del viaggio, del confine, tanto nei suoi aspetti sociali quanto in quelli individuali. Molti di questi autori, protagonisti della scena artistica internazionale, esporranno per la prima volta in Italia, confermando la natura propositiva del Festival.

 

Sulla scorta della straordinaria esperienza di Joan Fontcuberta nella scorsa edizione, il Palazzo dei Musei aprirà le proprie sale a Paolo Gioli, uno dei grandi maestri della fotografia italiana e internazionale. Nella mostra Nature attraverso, Paolo Gioli si è misurato con gli spazi e le raccolte dei Musei Civici di Reggio, realizzando una serie di opere inedite, ottenute attraverso la tecnica del fotofinish. Ancora una produzione originale dunque; ancora un evento unico nel panorama dei festival nazionali.

Palazzo dei Musei ospiterà inoltre la personale di Fabio Boni che celebrerà i 150 anni di vita della Croce Rossa, attraverso i ritratti dei suoi volontari.

 

Fin dalla sua prima edizione Fotografia Europea ha rappresentato un palcoscenico dove proporre i lavori delle nuove generazioni di artisti. Ai Chiostri di San Domenico, ad esempio, si terranno le esposizioni dei 5 autori europei selezionati dal comitato scientifico tra gli oltre 250 progetti pervenuti alla Public call.

Si va dalle ricerche di Filippo Minelli che con il progetto Padania Classic documenterà il cambiamento del paesaggio architettonico contemporaneo padano dagli anni ’80 ad oggi, tralasciando volutamente paesaggi naturali e patrimonio storico, a quelle del duo Luca Santese e Pasquale Bove che, con Italy&Italy, articoleranno in modo organico l’iconografia degli anni Novanta, focalizzandosi sulla vita quotidiana e mondana riminese, alle indagini condotte da Françoise Beauguion, In the country nowhere – Migrations to Europe, che analizzerà il tema delle migrazioni in Europa, da Ikuru Kuwajima, Trail, che documenterà il suo viaggio in auto nelle montagne del Pamir nel Tagikistan lungo il confine afgano, e da Cyrus Mahboubian e Sophie Nicole Culière, Wanderlust, in cui la strada è la traccia per raccontare il passaggio dell’uomo nel mondo.

 

Sempre in quest’ambito, Palazzo Casotti ospiterà Sideways, una mostra dedicata a fotografi emergenti under 35, a cura di Daniele De Luigi, in collaborazione con GAI Associazione per il circuito dei Giovani Artisti Italiani.

 

Alla Galleria Parmeggiani, due rassegne dedicate ad autori nati e attivi sul territorio testimonieranno la volontà del Festival di mantenere salde le proprie radici e il proprio rapporto con il tessuto culturale che lo anima.

La prima è il Viaggio nel tempo dell’iPhonegraphy di Giuliano Ferrari che ripercorrerà e attualizzerà le tappe del Grand Tour, che vedeva ricchi giovani dell’aristocrazia europea, a partire dal XVII secolo, scendere in Italia per conoscere l’antichità, la pittura rinascimentale e il paesaggio, utilizzando la camera fotografica dell’iPhone. La seconda è Columnae Herculis: architetture di confine e strategie urbanistiche militarizzate un progetto di Saverio Cantoni, a cura di Giovanna Calvenzi, che affronterà le strategie architettoniche e urbanistiche che coinvolgono la costruzione e il mantenimento del confine meridionale della zona demilitarizzata tra le due Coree.

 

In occasione di Fotografia Europea 2016, la Collezione Maramotti proporrà e ospiterà due esposizioni. Il progetto di Claudia Losi How do I imagine to being there? prende avvio da una cronaca di viaggio, da un reale attraversamento delle isole di S.ta Kilda nel 2012 per poi approdare alla costruzione di nuove mappe mentali e artefatti che costituiscono sedimentazioni mnemoniche del paesaggio. So near, so far di Paolo Simonazzi restituirà uno sguardo originale sul nostro territorio, inteso come crocevia di comunicazioni semantiche, culturali, linguistiche, visuali attraverso una scelta di scatti che coprono gli ultimi vent’anni del suo lavoro.

 

Fotografia Europea 2016 apre un nuovo capitolo e presenta numerose novità condividendo con la Regione Emilia-Romagna l’obiettivo di sviluppare sinergie e collaborazioni con altre realtà del territorio. La rassegna con il tema prescelto La via Emilia. Strade, viaggi, confini quest’anno entra così in relazione e in cooperazione con altre prestigiose realtà del sistema culturale regionale come lo CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, la Fondazione MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia) di Bologna e Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea di Rubiera che presenteranno mostre ed eventi collegati al festival.

Lo CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma proporrà il frutto di un’indagine negli archivi della Sezione Fotografia. In Esplorazioni dell’archivio. Le fotografie della Via Emilia verranno esposti nuclei storici di stampe presenti nelle sua raccolte, di Bruno Stefani, di grandi atelier come quello bolognese dei Villani o del romano Studio Vasari, a confronto con l’opera degli autori protagonisti di quella nuova fotografia, dell’ultimo quarto del Novecento. Con tutto questo si intrecciano le foto di cronaca, le fotografie dello sport, rituali sociali, riprese della quotidianità. L’intenzione è quella di proporre una riflessione sugli sguardi di quel paesaggio, con l’ambizione di restituire uno sfondo al progetto di Esplorazioni della Via Emilia, 1986. Nella sala ex fienile verrà inoltre riproposta la mostra del Festival dell’Architettura 2007-08 dedicata al Pubblico Paesaggio dal titolo Habitare la via Emilia. Presenze e luoghi di rifondazione insediativa, esito di una ricerca che riflette, attraverso un rilievo topo-fotografico puntuale, su struttura e componenti del divenire della strada consolare quale strumento di continua rigenerazione dell’insediamento antropico emiliano.

Il MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia) di Bologna ospiterà la mostra Ceramica, Latte, Macchine e Logistica. Fotografie dell’Emilia Romagna al lavoro a cura di Urs Stahel. Attraverso le fotografie di autori quali Olivo Barbieri, Tim Davis, William Guerrieri, Guido Guidi, Paola de Pietri, Franco Vaccari, Walter Niedermayr e altri, l’esposizione documenterà lo sviluppo dell’Emilia Romagna negli ultimi decenni. Coppie di immagini contrapposte racconteranno come le vecchie industrie scompaiano, sostituite da nuovi sistemi produttivi ad altissimo contenuto tecnologico  e come al paesaggio tradizionale di un territorio dal sapore antico si sostituiscano le nuove aree del terziario avanzato.

All’Ospitale di Rubiera (RE), Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea presenterà, a cura di Antonello Frongia, Per strada, che proporrà oltre 60 fotografie, dai primi anni Settanta al 2007, realizzate da Guido Guidi sulla via Emilia e per le strade adiacenti, senza dimenticare la serie sul Teatro Bonci di Cesena realizzata nel 1984 con Luigi Ghirri, gli inediti di Esplorazioni sulla via Emilia e la serie SS9. In programma anche l’esposizione dei lavori prodotti dai partecipanti ai laboratori tematici condotti sulla via Emilia da Guido Guidi (Per strada), Sabrina Ragucci  (Contemporaneamente immagini e parole) e Marco Signorini (Sguardi, grafemi, codici), a cura di William Guerrieri.

 

Anche per la sua XI edizione Fotografia Europea 2016 sarà arricchita dal Circuito Off, un programma di oltre 300 esposizioni ed eventi indipendenti e autogestiti, promossi da gallerie, associazioni, soggetti pubblici e privati, disseminato nel territorio cittadino e provinciale.

Fotografia Europea è un progetto promosso e organizzato dal Comune di Reggio Emilia con la Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con la Fondazione Palazzo Magnani, la Fondazione Pietro Manodori, la Camera di Commercio di Reggio Emilia e Apt Servizi Regione Emilia Romagna.


FOTOGRAFIA EUROPEA 2016 – XI edizione

LA VIA EMILIA. Strade, viaggi, confini

Reggio Emilia  6 maggio – 10 luglio 2016

 

Informazioni: tel. 0522.456219; mail: info@fotografiaeuropea.it

Sito internet: www.fotografiaeuropea.it

La guerra del Pacifico: da Pearl Harbor alla bomba atomica

Iwo Jima, 23 febbraio 1945, foto di Joe Rosenthal, courtesy U.S. Marine Corps.
INAUGURAZIONE APERTA AL PUBBLICO
 
SABATO 30 APRILE 2016 DALLE 15.00 ALLE 19.30
C/O LA CASA DI VETRO DI VIA LUISA SANFELICE 3 A MILANO
 
HISTORY & PHOTOGRAPHY 2016
LA STORIA RACCONTATA DALLA FOTOGRAFIA
 
IN ESPOSIZIONE FINO AL 25 GIUGNO 2016
NELL’AMBITO DI PHOTOFESTIVAL 2016

In anteprima per l’Italia, inserita in Photofestival 2016, prodotta da Eff&Ci – Facciamo Cose e curata da Alessandro Luigi Perna per il progetto History & Photography, inaugura il 30 aprile 2016 dalle 15.00 alle 19.30 (ingresso libero) la mostra fotografica “La Guerra del Pacifico. Da Pearl Harbor alla Bomba Atomica”. L’esposizione si compone di 54 riproduzioni digitali da negativi e stampe realizzate durante la Seconda Guerra Mondiale sul fronte del Pacifico e conservate negli archivi storici statali americani di US Navy, US Marine Corps e US National Archives (NARA). La mostra racconta dall’attacco giapponese di sorpresa a Pearl Harbor alla successiva discesa in campo degli americani in estremo oriente e in particolare si concentra su alcune delle più famose battaglie navali e terrestri passate alla storia – Ivo Jima, Guadalcanal, Okinawa, Midway, etc. A chiudere la mostra le bombe atomiche sganciate sul Giappone che hanno costretto il paese del Sol Levante alla resa. Alcune delle immagini esposte sono molto conosciute, delle vere e proprie icone dello scontro che ha visto da una parte i giapponesi e dall’altra gli alleati, altre sono rimaste per decenni negli archivi, viste soprattutto dagli addetti ai lavori e solo adesso mostrate al grande pubblico italiano. A produrle erano fotografi spesso sconosciuti, al seguito delle forze armate americane, che rischiavano la vita con i loro commilitoni pur di raccontare tutta la drammaticità degli scontri in prima linea durante gli sbarchi sulle isole o gli attacchi suicidi giapponesi alle portaerei di cui erano testimoni. Infine alcune delle immagini mostrate sono invece tratte dagli archivi giapponesi sequestrati dagli alleati.
HISTORY & PHOTOGRAPHY – La fotografia ritrae e racconta la realtà ormai da quasi due secoli. È partendo da questo presupposto che nasce History & Photography, un progetto che si pone 2 obiettivi principali. Il primo è quello di realizzare e promuovere esposizioni e foto proiezioni (in particolare per le scuole ma anche per il grande pubblico) che raccontino la storia contemporanea con la fotografia (e la storia della fotografia), esaltando sia la funzione narrativa e documentale delle immagini che il loro valore estetico. Il secondo è quello di valorizzare e rendere fruibili al grande pubblico i tantissimi archivi fotografici storici spesso sconosciuti o frequentati solo dagli addetti ai lavori, sia italiani che stranieri, sia di fotografi che di enti pubblici e privati.
IL CURATORE – Alessandro Luigi Perna (www.alessandroluigiperna.com) è un giornalista e un consulente che dedica molta della sua attività professionale alla fotografia storica e contemporanea. È specializzato nella valorizzazione e promozione di archivi di fotografi, agenzie, case editrici, musei, aziende. In curriculum ha alcuni volumi fotografici e decine di mostre realizzate con enti pubblici e privati. È stato co-ideatore e co-curatore delle prime tre edizioni di Memorandum – Festival della Fotografia Storica di Torino e Biella, curatore della sezione fotografica del festival Urbana di Biella e ideatore, curatore e co-produttore di All you need is photography! Unlimited Edition Photo Festival di Milano. Da qualche anno con il progetto History & Photography, realizzato in partnership con Eff&Ci – Facciamo Cose, racconta la storia della fotografia e del mondo contemporaneo sia al grande pubblico che ai ragazzi delle scuole con mostre e foto-proiezioni.
EFF&CI – FACCIAMO COSE – EFF&CI – Facciamo Cose (www.effeci.facciamocose.com) fornisce servizi a chi opera nella cultura e nel sociale come enti pubblici e associazioni e propone agli artisti dal semplice supporto alle loro esigenze espositive fino alla progettazione, cura, allestimento, esposizione e promozione delle loro mostre. Nel corso di questi anni ha organizzato presso la Casa di Vetro di Milano diverse esposizioni, dalle personali di pittura e scultura alle collettive di acquarello e pittura a olio. Nell’ambito del progetto History & Photography ha prodotto svariate mostre di fotografia storica.
LA CASA DI VETRO – La Casa di Vetro (www.lacasadivetro.com ) è nello stesso tempo un luogo, un concept e un’associazione culturale che ha come obiettivo fare cultura e conoscenza nella trasparenza. Contribuiscono o hanno contribuito alla ricchezza d’esperienze della Casa di Vetro società, associazioni e istituzioni: La Casa della Carità, Risfor, Assoetica e l’AIF – Associazione Italiana Formatori, S.I.Co. Lombardia, Donnesenzaguscio, il Piccolo Teatro, CNA, Fondazione A. Petrov, Affaritaliani.it, etc. A La Casa di Vetro sono stati presentati libri, è stato dimostrato perché “Per le donne il lavoro è un’arte”, sono state vissute storie d’adozione e realizzati incontri sul tema della qabbalah, sono stati fatti reading e seminari, è stata incontrata la figlia più giovane di Gregory Bateson, è stata raccontata l’epopea del Bosone di Higgs e la storia dell’Albero della Vita, si è parlato di Giorgio Gaber, è stato intervistato Gherardo Colombo, etc.
SISTEMA EDUZIONE – Sistema Eduzione, sponsor tecnico della mostra per la cui realizzazione concede i propri spazi, non è solo una scuola di formazione ma un vero e proprio insieme di opportunità di aggiornamento. Le lezioni della scuola sono infatti affiancate dalle proposte de La Casa di Vetro: incontri culturali di vario genere, mostre, seminari, presentazioni di modelli e esperienze innovative. Collabora nella stessa sede con EFF&Ci – Facciamo Cose, Assoetica, AIF, e molte altre associazioni culturali e sociali. Proprietaria della scuola è Maria Cristina Koch, epistemologa, psicoterapeuta, saggista che opera a Milano nell’ambito della relazione umana da più di quarant’anni con un’attenzione particolare ai diversi registri della comunicazione e al loro intrecciarsi.

INGRESSO GRATUITO
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