Tag archive

mostre - page 14

Elliott Erwitt arriva a Terni con “Icons”

1955 CALIFORNIA, United States -- 1955. Image envoyé à Ludovica Pallegatta (Transaction : 632780884291875000) © Elliott Erwitt / Magnum Photos

Esposte a Terni le immagini più rappresentative della produzione artistica di uno dei più grandi fotografi e poeti di tutti i tempi. 

CAOS – centro arti opificio siri, ospita, dal 5 febbraio al 30 aprile 2016, la mostra Elliot Erwitt ICONS, un progetto espositivo di Civita e SudEst57, a cura di Biba Giacchetti, promossa dal Comune di Terni in collaborazione con Indisciplinarte.

USA. North Carolina. 1950.
USA. North Carolina. 1950.

La mostra ripercorre la carriera e i temi principali della poetica del grande fotografo e artista americano Elliott Erwitt (1928), attraverso 42 scatti da lui stesso selezionati come i più rappresentativi della sua produzione artistica. Sarà esposta inoltre una serie di 9 autoritratti, esclusivi di questa mostra, che costituiscono un “evento nell’evento”.
Tra gli autoritratti esposti anche quelli a colori in cui l’artista veste i panni di André S. Solidor, alter ego inventato per ironizzare sul mondo dell’arte contemporanea e sui suoi stereotipi. Andrè S. Solidor (si noti l’acronimo irriverente) ed Elliott Erwitt saranno anche protagonisti del film “I Bark At Dogs” che sarà proiettato in mostra.

1955 CALIFORNIA, United States -- 1955. Image envoyé à Ludovica Pallegatta (Transaction : 632780884291875000) © Elliott Erwitt / Magnum Photos
1955 CALIFORNIA, United States – 1955.
© Elliott Erwitt / Magnum Photos

Grande autore Magnum, reclutato nel 1953 all’interno della celebre agenzia direttamente da Robert Capa, Elliott Erwitt ha firmato immagini diventate icone del Novecento. Tra queste, in mostra a Terni alcune delle più celebri: il bacio dei due innamorati nello specchietto retrovisore di un’automobile, una splendida Grace Kelly al ballo del suo fidanzamento, un’affranta Jacqueline Kennedy al funerale del marito, i ritratti di Che Guevara e Marilyn Monroe, alcune foto appartenenti alla serie di incontri tra i cani e i loro padroni, iniziata nel 1946.
E ancora, gli scatti che Erwitt, reporter sempre in viaggio, ha raccolto per il mondo, a contatto con i grandi del Novecento ma anche con la gente comune. E i paesaggi, le metropoli. Gli scatti di denuncia, in cui al suo sguardo di grande narratore, si mescola sempre ironia e leggerezza, e la sua capacità di trovare i lati surreali e buffi anche nelle situazioni più drammatiche.

La mostra sarà corredata da una esclusiva pubblicazione curata da Erwitt stesso in collaborazione con Sudest57 e disegnata da Anders Weinar. Una collezione di stampe rilegate ed amovibili, ciascuna con testi inediti di backstage, scritti da Biba Giacchetti che collabora con Erwitt da circa 20 anni.

FRANCE. Provence. 1955.
FRANCE. Provence. 1955.

Elliott Erwitt è nato in Francia da una famiglia di emigrati russi, nel 1928. Passa i suoi primi anni in Italia. A 10 anni si trasferisce con la famiglia in Francia e da qui negli Stati Uniti nel 1939, stabilendosi dapprima a New York, poi, dopo due anni, a Los Angeles. Nei primi anni ‘50, Erwitt dopo aver soggiornato a Pittsburg, in Germania e in Francia, si stabilisce a New York, città che elegge sua base operativa. Dotato di flessibilità e spirito di adattamento, Erwitt ha viaggiato in tutto il mondo. Durante i suoi studi alla Hollywood High School, Erwitt lavora in un laboratorio di fotografia sviluppando stampe “firmate” per i fan delle star di Hollywood. Nel 1949 torna in Europa, viaggiando e immortalando realtà e volti in Italia e Francia. Questi anni segnano l’inizio della sua carriera di fotografo professionista. Chiamato dall’esercito americano nel 1951 continua a lavorare per varie pubblicazioni e, contemporaneamente, anche per l’esercito americano stesso, mentre soggiorna in New Jersey, Germania e Francia.
La grande opportunità gli viene offerta dall’incontro, durante le sue incursioni newyorchesi a caccia di lavoro, con personalità come Edward Steichen, Robert Capa e Roy Stryker che amano le sue fotografie al punto da diventare suoi mentori. Nel 1953 congedato dall’esercito, Elliott Erwitt viene invitato da Robert Capa, socio fondatore, ad unirsi a Magnum Photos in qualità di membro fino a diventarne presidente nel 1968.

USA. New York. 1956. American actress Marilyn MONROE.
USA. New York. 1956. American actress Marilyn MONROE.

Oggi Erwitt è riconosciuto come uno dei più grandi fotografi di tutti i tempi. I libri di Erwitt, i saggi giornalistici, le illustrazioni e le sue campagne pubblicitarie sono apparse su pubblicazioni di tutto il mondo per oltre quarant’anni. Pur continuando il suo lavoro di fotografo Elliot Erwitt negli anni ‘70 comincia a girare dei film. Tra i suoi documentari si ricordano Beauty Knows No Pain (1971) Red White and Blue Glass (1973) premiato dall’American Film Institute e The Glass Makers of Herat (1997).

Negli anni ‘80 Elliott Erwitt produce 17 commedie satiriche per la televisione per la Home Box Office. Dagli anni ‘90 fino ad oggi continua a svolgere un’intensa vita professionale che tocca gli aspetti più disparati della fotografia.
Tra le sedi espositive più prestigiose dove Erwitt ha presentato i suoi lavori, si segnala The Museum of Modern Art a New York, The Chicago Art Institute, The Smithsonian Institution a Washington D.C., The Museum of Modern Art di Parigi (Palais de Tokyo), The Kunsthaus a Zurigo, il Museo Reina Sofia a Madrid, The Barbican a Londra, The Royal Photografic Society a Bath, The Museum of Art del New South Wales a Sydney.
Attualmente i libri pubblicati da Erwitt sono più di 45.

Elliott ERWITT, New York City, 1999

In occasione della mostra, le proposte didattiche del CAOS – a cura di Coopsociale ACTL, Coopsociale ALIS e Indisciplinarte SRL – sono un’occasione di riflessione e approfondimento sulla teoria e sulla pratica fotografica di un artista che, attraverso la rappresentazione del quotidiano, ha attribuito valore e riconosciuto importanza all’ironia come chiave interpretativa delle cose della vita. Le attività saranno rivolte alle scuole di ogni ordine e grado e all’utenza libera dai 4 ai 18 anni con percorsi tematici e laboratori articolati per fasce di età. Sono previste, inoltre, visite guidate per adulti e gruppi solo su prenotazione scrivendo all’indirizzo didattica@indisciplinarte.it o contattando il numero 0744/285946.

USA. New York. 1999.
USA. New York. 1999.

Orari
Dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00. Lunedì chiuso
Dal 27 marzo: dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 20.00

E’ possibile acquistare il biglietto d’ingresso presso le biglietterie del CAOS
in viale Campofregoso 98, secondo i giorni e gli orari di apertura della mostra.

Biglietti:
Intero 5€
Ridotto 3,50€ (per under 25 anni, gruppi di almeno 20 paganti)
Gratuito: per bambini fino a 6 anni, portatore handicap e accompagnatore,
guide turistiche dell’Unione Europea.
La mostra non rientra nella gratuità della prima domenica del mese.

Informazioni
tel. 0744/285946 – www.caos.museum

SOMEWHERE – Luisa Menazzi Moretti

Una significativa mostra fotografica illustra le tappe del percorso artistico e creativo di Luisa Menazzi Moretti nella prestigiosa cornice di Villa Manin – Esedra di Levante dal 12 marzo al 15 maggio 2016.
Somewhere. Luisa Menazzi Moretti” è curata da Valerio Dehò e organizzata dall’ Azienda Speciale Villa Manin.


Il percorso si snoda attraverso nuclei tematici connessi tra loro, che l’artista presenta in 5 serie: Cose di natura, Words, P Greco, Solo e Ingredients for a Thought, ognuna delle quali è una narrazione, un racconto che indaga su temi diversi legati alla natura, al sociale, all’interiorità e intende creare, attraverso una forte carica partecipativa, una prospettiva multipla oltre a sollecitare una pluralità di interpretazioni.

Luisa Menazzi Moretti_Cose di natura 13_Petalo e Foglia_2012_stampa giclee carta cotone su dibond_cm 100 x 70
© Luisa Menazzi Moretti, Petalo e Foglia, 2012

Gli scatti di Luisa Menazzi Moretti, caratterizzati da una continuità di linguaggio, rispecchiano una realtà ricca di sfaccettature, la cui lettura si completa con la presenza e il contributo dello spettatore; una visione totalmente aperta al confronto e alla condivisione, che stimola chi guarda ad immaginare, a pensare, ad esprimersi.

Nei 20 lavori a colori della serie Cose di natura, scorci di realtà conducono in una dimensione metaforica, densa demozioni. Gli elementi naturali sono infatti simboli che alludono non solo alla bellezza, all’armonia e all’equilibrio,ma anche alla desolazione e alla devastazione, come testimoniano Petalo e Foglia (2012), Mare (2014) o Campo (2012). Della natura emergono il forte carattere rigenerativo e la possibilità di vita che non si esaurisce, ma continua.

 

Luisa Menazzi Moretti_Imprevisto_2014_serie P Greco_cm 72x90
© Luisa Menazzi Moretti, Imprevisto, 2014

Una connessione inscindibile con le parole viene creata invece con Words, fotografie dove frammenti di testi raccontano brandelli di storie, di vite, di attimi, immortalati poco prima che andassero persi, buttati, modificati. Ogni immagine è affiancata da un testo critico inedito di personaggi noti del panorama culturale nazionale: intellettuali, scrittori, giornalisti, artisti, critici fra cui Alberto Abruzzese, Francesco Bonami, Elio De Capitani, Leandra D’Antone, Gabriele Frasca, Paolo Rossi, Tiziano Scarpa che non intendono fornire un’interpretazione, ma creare un ulteriore spunto di riflessione.

Molto rappresentativa è Anima (2013), il cui soggetto è una lettera di un internato nel campo di concentramento di Dachau, nella quale sono contenute parole piene di speranza, non consapevoli di un destino tragicamente segnato. In questa sezione emerge inoltre l’importanza della parola e della scrittura nel vissuto dell’artista tramite un piccolo nucleo di immagini autobiografiche che si ispirano all’infanzia e agli avvenimenti significativi della sua vita.

Luisa Menazzi Moretti_Solo 10_2013_stampa giclee_carta puro cotone_cm 25x25
© Luisa Menazzi Moretti

Di forte impatto sono le due sale successive il cui allestimento prevede ambienti oscurati e sottofondi musicali, che contribuiscono a sottolineare il gioco di luce e ombra caratterizzante tutta la mostra. P Greco, accompagnata da “Paradise Circus” dei Massive Attack, raccoglie scatti dedicati alla simbologia della forma circolare, esaltandone alcuni aspetti ad essa connessi; ne sono esempi le fotografie Whenua, parola della lingua Mahori dal duplice significato di “terra” e “placenta”; Imprevisto che rimanda alla sorpresa in una vita troppo retta e monotona; Testimone un bulbo oculare inteso come registro di cose vissute; Fuga un foro circolare nelle crepe di un muro attraverso il quale evadere.

In linea con una ricerca che sconfina oltre la dimensione reale è la serie più recente e inedita Solo, che ben si unisce alle note di “21 Grammi” di Ludovico Einaudi e che il curatore Valerio Dehò così descrive: “la serie ‘Solo’ rappresenta forse al meglio la sensibilità della Menazzi Moretti per quel qualcosa che non possiamo nominare esplicitamente, che è appunto ineffabile, ma che possiamo soltanto collocare in un altrove che vuol dire semplicemente che non è qui, vicino a noi”. Attraverso questi scatti l’artista immagina infatti una dimensione atemporale e trasmette gli stati d’animo di un viaggio verso l’ignoto tramite volti di uomini, donne e bambini.
L’utilizzo di filtri e sovrapposizioni contribuisce a creare una sospensione, una sorta di distacco, una proiezione di una realtà ultraterrena. Ne sono esempio Solo #10, Solo #1, Solo #8, che alternano sentimenti di incertezza, inquietudine, riflessione e pace.
Il percorso espositivo si conclude con le opere Ingredients for a Thought che approfondiscono il tema dell’alimentazione, in esso l’autrice riconosce il linguaggio assoluto delle società contemporanee e attraverso una ricca sequenza di simboli legati al colore, all’infanzia, alle parole, come si osserva in Christmast Balls, The Choice, Drop, ricrea una dimensione ludica che fa del cibo un intermediario fra sensi e memoria.
Accompagna la mostra un catalogo edito da Gente di Fotografia con testi in italiano e in inglese di Luisa Menazzi Moretti, Valerio Dehò e Antonio Giusa.

Info:
Sede Villa Manin – Esedra di Levante, Passariano di Codroipo (Udine)
Date 12 marzo – 15 maggio 2016
Preview stampa venerdì 11 marzo, ore 11.30
Inaugurazione venerdì 11 marzo, ore 18
Orari martedì – venerdì ore 15 – 19; sabato – domenica ore 10 – 19
lunedì chiuso ad eccezione 28 marzo, 25 aprile, 1 e 6 maggio (aperto 10-19)
Ingresso libero
Info pubblico tel. 0432 821211 – info@villamanin.it – www.villamanin.it

A Orvieto arriva il Festival della Fotografia / 26-28 febbraio


Parte ufficialmente venerdì 26 febbraio “Orvieto 2016“, la famosa convention annuale di fotografia, video e comunicazione rivolta a professionisti, appassionati e studenti. Ecco il programma: “MUTAMENTI” Convention FIOF 2016.

mutamenti

Venerdì 26 febbraio 2016
14.30 – 18.30: Antonio Manta (Sala dei 400 Palazzo del Popolo);
18.30 – 19.30: “L’in-finito viaggio di un foto-amatore – storytelling di Antonella Dargenio (Sala dei 400 Palazzo del Popolo);
15.00 – 18.00: Hermes Mangialardo- Hyperlapse (Sala Etrusca Palazzo del Popolo);
18.00 – 19.00: Fabrizio Oggiano e Chuck Ford – Rap renderizzato (Sala Etrusca Palazzo del Popolo);

Sabato 27 febbraio 2016
9.00 – 10.00: Lecture con Francesco Cito – Mutamenti… il reportage (Sala dei 400 Palazzo del Popolo);
10.00 – 11.00: Lecture con Maurizio Galimberti – Mutamenti… dalla polaroid ad Instagram (Sala dei 400 Palazzo del Popolo);
11.00 – 12.00: Lecture con Eolo Perfido – Mutamenti… fotografia artistica e creativa (Sala dei 400 Palazzo del Popolo);
12.00 – 13.00: Lecture con Cinzia Bruschini -Mutamenti… wedding photography (Sala dei 400 Palazzo del Popolo);
15.00 – 16.00: Lecture con Cristiano Ostinelli – Mutamenti… wedding photography (Sala dei 400 Palazzo del Popolo);
16.00 – 18.00: Masterclass con Valerio Bispuri: “Dentro una storia”, il lavoro del fotoreporter oggi e il rapporto che ha con le storie che racconta (Sala dei 400 Palazzo del Popolo);
18.00 – 19.00: FIOF per il sociale – “Il viaggio di un pellegrino” con Antonio Gibotta, proiezione e dibattito; “Dai colore alla vita”: Presentazione progetto realizzato a Lourdes, in collaborazione con Unitalsi Nazionale (Sala dei 400 Palazzo del Popolo);

15.00 – 17.00: Workshop con Filippo Chiesa – Ottiche varie e vintage (Sala Etrusca Palazzo del Popolo);
17.00 – 19.00: Workshop con Thelma&Friends (Sala Etrusca Palazzo del Popolo);
21.00: Serata di Gala – Premiazioni FIIPA, Wedding contest, Video Award, Qualificazioni, Miglior Azienda, Premiazione autori IMAGO.it.

Domenica 28 febbraio 2016
9.00 – 10.00: Conference con Nicholas Javed – fashion photography (Sala dei 400 Palazzo del Popolo);
10.15 – 11.15: Conference con Denis Curti – Il fascino Ambiguo della Fotografia (Sala dei 400 Palazzo del Popolo);
11.30 – 12.30: Seminario a cura di ISP – Italian Street Photography Angelo Ferrillo e Gianluca Polazzo Angelo Ferrillo e Gianluca Polazzo: La Street e il reportage, una mutazione di genere? (Sala dei 400 Palazzo del Popolo);
15.00 – 17.00: Giovanna Griffo – Tecniche avanzate di fotoritocco nella fotografia fashion, glamour, commercial (Livello: Intermedio/Avanzato – Software: Photoshop, Bridge) (Sala dei 400 Palazzo del Popolo);

Workshop con Santi Veiga: wedding film – Santi Veiga è il videomaker matrimonialista spagnolo più premiato degli ultimi anni.

Presto renderemo note le location e i nomi dei fotografi in mostra.

Instagram – cerca fioforvieto
Twitter – cerca fiof
Online su www.fiof.it

Robert Capa in Italia – San Gimignano

Arriva a San Gimignano presso la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Raffaele De Grada” la mostra dedicata al grande fotoreporter di guerra  Robert Capa, che racconta con 78 immagini in bianco e nero gli anni della seconda guerra mondiale in Italia.

Considerato da alcuni il padre del fotogiornalismo, da altri colui che al fotogiornalismo ha dato una nuova veste e una nuova direzione, Robert Capa (Budapest, 1913 – Thái Binh, Vietnam, 1954) pur non essendo un soldato, visse la maggior parte della sua vita sui campi di battaglia, vicino alla scena, spesso al dolore, a documentare i fatti: “se le tue fotografie non sono all’altezza, non eri abbastanza vicino”, ha confessato più volte.

610_capa_intro

In oltre vent’anni di attività ha seguito i cinque maggiori conflitti mondiali: la guerra civile spagnola, la guerra sino-giapponese, la seconda guerra mondiale, la guerra arabo-israeliana del 1948 e la prima guerra d’Indocina. Il Comune di San Gimignano, il Museo Nazionale Ungherese di Budapest, la Fratelli Alinari, Fondazione per la Storia della Fotografia in collaborazione con Opera-Gruppo Civita gli dedicano una mostra che raccoglie le fotografie scattate in Italia nel biennio 1943 – 44. L’esposizione è curata da Beatrix Lengyel ed è stata ideata e promossa in collaborazione con il Museo Nazionale Ungherese di Budapest e il Ministero delle Risorse Umane d’Ungheria.

A settanta anni di distanza, la mostra racconta lo sbarco degli Alleati in Italia con una selezione di fotografie provenienti dalla serie Robert Capa Master Selection III conservata a Budapest e acquisita dal Museo Nazionale Ungherese tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009. La serie, composta da 937 fotografie scattate da Capa in 23 paesi di 4 continenti, è una delle tre Master Selection realizzate da Cornell, fratello di Robert Capa, anch’egli fotografo, e da Richard Whelan, biografo di Capa, all’inizio degli anni Novanta e oggi conservate a New York, Tokyo e Budapest. Le serie, identiche tra loro e denominate Master Selection I, II e III, provengono dalla collezione dell’International Center of Photography di New York, dove è conservata l’eredità di Capa.

Esiliato dall’Ungheria nel 1931, Robert Capa inizia la sua attività di fotoreporter a Berlino e diventa famoso per le sue fotografie scattate durante la guerra civile spagnola tra il 1936 il 1939. Quando arriva in Italia come corrispondente di guerra, ritrae la vita dei soldati e dei civili, dallo sbarco in Sicilia fino ad Anzio: un viaggio fotografico, con scatti che vanno dal luglio 1943 al febbraio 1944 per rivelare, con un’umanità priva di retorica, le tante facce della guerra spingendosi fin dentro il cuore del conflitto.

Le immagini colpiscono ancora oggi per la loro immediatezza e per l’empatia che scatenano in chi le guarda. Lo spiega perfettamente John Steinbeck in occasione della pubblicazione commemorativa di alcune fotografie di Robert Capa “Capa sapeva cosa cercare e cosa farne dopo averlo trovato. Sapeva, ad esempio, che non si può ritrarre la guerra, perché è soprattutto un’emozione. Ma lui è riuscito a fotografare quell’emozione conoscendola da vicino”.

Ed è così che Capa racconta la resa di Palermo, la posta centrale di Napoli distrutta da una bomba ad orologeria o il funerale delle giovanissime vittime delle famose Quattro Giornate di Napoli. E ancora, vicino a Montecassino, la gente che fugge dalle montagne dove impazzano i combattimenti e i soldati alleati accolti a Monreale dalla gente o in perlustrazione in campi opachi di fumo, fermo immagine di una guerra dove cercano – nelle brevi pause – anche il recupero di brandelli di umanità.

Settantotto fotografie per mostrare una guerra fatta di gente comune, di piccoli paesi uguali in tutto il mondo ridotti in macerie, di soldati e civili, vittime di una stessa strage. L’obiettivo di Robert Capa tratta tutti con la stessa solidarietà, fermando la paura, l’attesa, l’attimo prima dello sparo, il riposo, la speranza.
Così Ernest Hemingway, nel ricordare la scomparsa, descrive il fotografo: “Ѐ stato un buon amico e un grande e coraggiosissimo fotografo. Era talmente vivo che uno deve mettercela tutta per pensarlo morto”.
Accompagna la mostra un catalogo con testi di Beatrix Lengyel, Ilona Stemlerné Balog, Éva Fisli e Luigi Tomassini, bilingue italiano/inglese, di 192 pagine e 80 fotografie. È una coedizione Museo Nazionale Ungherese di Budapest e Fratelli Alinari, Fondazione per la Storia della Fotografia, prezzo di copertina 35 euro, prezzo speciale in mostra 30

Informazioni

Sede espositiva
San Gimignano,  Via Folgore da San Gimignano 11
Galleria di Arte Moderna e Contemporanea “Raffaele De Grada”

www.sangimignanomusei.it
prenotazioni@sangimignanomusei.it
call center info e booking  0577/286300

Parigi ospita il grande Ugo Mulas

A Parigi sbarca uno dei più grandi fotografi italiani del XX secolo: Ugo Mulas.

mulas
Andy Warhol, Philip Fagan and Gerard Malanga, New York, 1964, © Andy Warhol, Philip Fagan and Gerard Malanga, New York, 1964, © Estate Ugo Mulas, Milano – Courtesy Galleria Lia Rumma, Milano / Napoli

La Fondazione Henri Cartier-Bresson – fino al 24 aprile – ospita circa 60 fotografie vintage in bianco e nero, tutte selezionate dall’autore italiano per il suo leggendario libro La fotografia, pubblicato da Einaudi nel 1973.

Sessanta scatti che svariano dal ritratto degli artisti italiani e newyorkesi al fotoreportage d’autore della Biennale di Venezia del 1954, per concludere con le immancabili Verifiche, vero e proprio testamento artistico che riflette sulla pratica stessa del fare fotografia, interrogandosi sulle sue intenzioni e finalità.

Proprio negli scatti in mostra, possiamo ancora percepire l’intima relazione che Mulas aveva sviluppato con ciascuno degli artisti ritratti. Al di là del valore documentario di queste fotografie, è evidente come si fondino su una narrazione, su spunti biografici e autobiografici assieme, che soltanto una conoscenza approfondita poteva cogliere in modo così diretto e informale.

contact@henricartierbresson.org
www.henricartierbresson.org

Bari: un anno di fotografie raccolto in una mostra

Kacper Kowalski "Side effects"

Il World Press Photo 2016 si è concluso con la vittoria di Warren Richardson e la sua foto “Hope for a New Life”, la speranza di una nuova vita affidata a un neonato bloccato al confine tra Serbia e Ungheria.

Bao Tailiang "The final game"
© Bao Tailiang “The final game”

L’associazione Cime, per il terzo anno, ospiterà le immagini premiate nel concorso di fotografia più importante al mondo dal 30 settembre al 30 ottobre 2016.

05_Goran-Tomasevic
© Goran-Tomasevic

In totale saranno esposti i 150 scatti selezionati (su circa 85 mila totali inviati al WPP) che riassumono al meglio tutti gli eventi salienti dell’anno che ci siamo appena lasciati alle spalle. Un grande viaggio tra i continenti del mondo per scoprire, ricordare e approfondire le tematiche che ci circondano. Dagli attacchi terroristici di Parigi al tema dell’immigrazione, passando per guerre sanguinose e scenari di paesaggi mozzafiato.

© Massimo Sestini "Rescue Operation"
© Massimo Sestini “Rescue Operation”

Info su www.worldpressphotobari.it

Photofestival 2016 – 11ª edizione

SEGNI, FORME, ARMONIE

PHOTOFESTIVAL_senza-date

Milano, 20 aprile – 12 giugno 2016

PHOTOFESTIVAL, il grande circuito espositivo milanese dedicato alla fotografia d’autore promosso da AIF – Associazione Italiana Foto & Digital Imaging, torna dal 20 Aprile al 12 Giugno 2016 con l’obiettivo di ribadire nella sua 11a edizione il ruolo di Milano come capitale della fotografia italiana.
Dopo un anno eccezionale, con due edizioni in sintonia con Expo Milano 2015 e forte di una visibilità accresciuta, il Festival si ripresenta con la formula consueta che l’ha portato a essere la più ricca e importante rassegna milanese dedicata all’arte fotografica: Photofestival da un lato accoglie quanto già programmato delle gallerie private e istituzionali che aderiscono al proprio circuito, dall’altro propone numerose mostre prodotte per l’occasione, concentrando in poco meno di due mesi il meglio dell’offerta in ambito fotografico.Photofestival Milano 2016_Palazzo dei Giureconsulti
In occasione della XXI Esposizione Internazionale della Triennale, che vede Milano nuovamente protagonista, Photofestival 2016 invita a riflettere sul tema del design, un mondo che ha un legame imprescindibile con la Fotografia e che fungerà da stimolo per gli autori che si vorranno confrontare con questo tema.

Photofestival Milano 2016_Palazzo Bovara

Anche quest’anno la kermesse sarà diffusa in modo capillare in tutta la città e nell’area metropolitana milanese coinvolgendo, oltre alle principali gallerie d’arte e spazi espositivi, alcuni importanti edifici storici di Milano: Palazzo Bovara, Palazzo Castiglioni, Palazzo Giureconsulti e Palazzo Turati, i prestigiosi “Palazzi della Fotografia” che ormai fanno da quinta d’eccezione per Photofestival.
Tutte le informazioni sulle mostre, le news, le anticipazioni, il calendario degli appuntamenti e il catalogo dell’edizione 2016 saranno consultabili online all’indirizzo web www.milanophotofestival.it, mentre, come da tradizione, i cataloghi cartacei saranno distribuiti gratuitamente presso le singole sedi espositive.

 

Info:

www.milanophotofestival.it
www.facebook.com/photofestivalmilano
www.aifotoweb.it

Henri Cartier-Bresson a Biella

La Fondazione Pierre Gianadda e la Fondazione Cassa di Risparmio di Biella stanno organizzando una grande mostra dedicata al fantastico Henri Cartier-Bresson. Dopo l’esposizione di Milano, il fotografo di Chanteloup-en-Brie arriva in Piemonte, nello spettacolare scenario medievale di Palazzo Gromo Losa (Biella).

Verrà presentata la collezione Sam, Lilette e Sébastien Szafran, da sabato 19 marzo a domenica 15 maggio 2016.

hcb

226 stampe ai sali d’argento in bianco e nero ci accompagneranno in un viaggio alla scoperta di uno dei più grandi maestri della fotografia, il pioniere del fotogiornalismo conosciuto con il soprannome di occhio del secolo.

2cd9d1d7bb30511eb4cd517c131ae148_XL
Derrière la gare Saint-Lazare, Paris, 1932. © Henri Cartier-Bresson, Fondation Pierre Gianadda-Coll. Sam Szafran

 

Info su www.fondazionecrbiella.it

Ready Made – Maurizio Galimberti

ReadyMadebyMG_Invito

DaDAEAST, in occasione dei quattro anni di attività della galleria, è lieta di presentare la serie
ReadyMade by Maurizio Galimberti a cura di Benedetta Donato. I lavori inediti, in cui l’artista propone una sua personale rilettura della storia dell’arte, attraverso la tecnica di duchampiana memoria del ready-made.

«Mi piace pensare di usare il medium fotografco. In molti miei scatti singoli o nei mosaici, si muovono contaminazioni di varie radici artistiche e concettuali. Mondrian e Duchamp, per esempio, continuano a ispirarmi per la loro poetica..
Che siano scatti singoli, mosaici o ready-made si tratta sempre di una fotografa di ricerca e dell’istinto che mi spinge a realizzarla. Ma al di là delle tecniche che sperimento, alla base di ogni foto c’è sempre uno stato d’animo, una situazione mentale, una sensazione e una situazione che determina un tipo di lavoro piuttosto che un altro».
Il fotografo si lascia ispirare dalla sua ossessione per Duchamp e per il movimento Dada, per elaborare oggetti ritrovati che diventano nuova materia creativa.

ReadyMadebyMG_CS

Da qui prende spunto, per dirigere la propria attenzione verso l’opera realizzata per mano di quelle personalità che egli considera i miti della storia dell’arte: da Francisco Goya fno ad Andy Warhol, custoditi e ritrovati tra le stampe di vecchi manifesti, nelle riproduzioni impresse su cataloghi, nelle immagini oramai iconiche dei loro volti.

A questo punto avviene l’incursione dell’artista sull’oggetto, che smette di rivestire la sua funzione tradizionale di rievocazione e viene contaminato da un nuovo segno, da un gesto che si traduce nella fotografa delle sue Polaroid.
Sovrapposizioni, frottage, e collage rivitalizzano capolavori come il San Girolamo nell’olio su tela di El Greco o una delle Dame del Pollaiolo; donano una dimensione quasi onirica alla Marilyn in copertina di Warhol. Accade lo stesso nelle opere del pittore cinese contemporaneo Ting Shao Kuang, che subiscono una metamorfosi visiva, per essere riproposte in dinamici e spettacolari mosaici.

ll timbro «BY MAURIZIO GALIMBERTI» campeggia su gran parte delle opere esposte, come a rappresentare un segnale evidente ed un invito alla corrispondenza, al riconoscimento e alla reciprocità tra le discipline e il saper fare che pertiene agli artisti, in grado di produrre energia creativa e dar vita ad una nuova ricerca, attraverso la visione dell’arte così completamente

In questo lavoro, Galimberti sperimenta insieme tecniche solitamente utilizzate singolarmente, per instaurare un dialogo tra opere del passato, incursioni da lui messe in atto e contaminazioni tra generi sperimentati dall’autore stesso, andando a ridefnire i contorni della relazione tra linguaggi, epoche ed espressioni artistiche differenti.

La componente ludica potrebbe apparire predominante, quasi una desacralizzazione del contesto in cui sono da sempre collocate opere riconosciute come fondamentali della storia
L’intento del fotografo si rivela essere ben altro e si rintraccia nella volontà di rendere omaggio a quelli che ritiene essere dei Maestri, alle cui opere si accosta con emozione e con l’ossessione di riscoprirle, riammirarle, mantenerle vive, in modo che possano continuare a svolgere quella funzione di ispirazione perenne che per ogni artista è fondamentale.
Le dodici opere inedite, appartenenti alla serie ReadyMade, rimarranno esposte fno al 26

Via Varese, 12 Milano
mercoledì 17 febbraio 2016 ore 19
Dal 18 febbraio 2016 al 26 marzo 2016
dal martedì al sabato e su appuntamento
+39 345 299 70 90
info@dadaeast.it

1 12 13 14
0 0,00
Go to Top