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Weekend in love: storie d’amore per immagini

Weekend in love

Da giovedì 14 a domenica 17 febbraio, il Museo della fotografia Sestini (Convento di San Francesco, Piazza mercato del fieno 6a, Bergamo)  vi aspetta con l’iniziativa “Weekend in LOVE. Storie d’amore per immagini“: nella sala workshop del Museo verrà proiettata una rassegna delle storie d’amore per immagini più belle che fino ad ora abbiamo trovato all’interno del nostro Archivio fotografico Sestini. L’ultima sala del Museo si trasformerà per tutto il weekend in un  album di ricordi di coppia dalla fine dell’Ottocento agli anni Settanta del Novecento!Inoltre, per tutti i quattro giorni i primi visitatori avranno l’opportunità di uscire dal Museo della fotografia Sestini con una stampa in omaggio in edizione limitata a tema “LOVE: Storie d’amore per immagini”.
Questa iniziativa è dedicata a tutti i nostri visitatori, che siate in coppia, con parenti, con un gruppo di amici o con voi stessi, il nostro San Valentino non ha limiti!

www.museodellestorie.bergamo.it

 

La prima retrospettiva italiana di Inge Morath a Treviso

Inge Morath marylin monroe sul set di misfits nevada 1960
Inge Morath marylin monroe sul set di misfits nevada 1960

A Treviso la prima retrospettiva italiana di Inge Morath

Alla Casa dei Carraresi di Treviso la prima mostra italiana di Inge Morath, primo volto femminile dell’agenzia Magnum Photos.
Dopo aver lavorato come scrittrice, inizia a scattare fotografie nel 1952 e l’anno successivo inizia a lavorare per l’Agenzia fotografica.
In questa mostra una selezione di 150 fotografie in un percorso che analizza le principali fasi del lavoro della fotografa, e dal quale emerge la profonda umanità che pervade tutta la sua produzione. Una esperienza di vita segnata della seconda guerra mondiale.
L’esposizione ripercorre i reportage realizzati Morath: dalla Spagna alla Russia, dal reportage dedicato alla città di Venezia a quello sul fiume Danubio; dall’Iran alla Cina …
In mostra anche i celebri ritratti della fotografa, Arthur Miller, Alberto Giacometti, Pablo Picasso e Alexander Calder e il mondo del cinema.

Inge Morath. La vita, la fotografia
Casa dei Carraresi, Treviso
1 marzo – 9 giugno 2019

 

 

Zanele Muholi “Nobody can love you more than you”: la mostra

Basizeni, II, Parktown, 2016 Silver Gelatin Print 
Basizeni, II, Parktown, 2016 Silver Gelatin Print 

Zanele Muholi “Nobody can love you more than you”

La Galleria del Cembalo, propone una selezione di una ventina di opere fotografiche dell’attivista visiva sudafricana Zanele Muholi. Nata a Umlazi, Durban, Muholi vive a Johannesburg. Nelle parole dell’artista l’obbiettivo della sua ricerca è “riscrivere una storia visiva del Sudafrica dal punto di vista della comunità nera, lesbica e trans, affinché il mondo conosca la nostra resistenza ed esistenza in un periodo in cui i crimini generati dall’odio sono all’apice, in Sudafrica e non solo”. Attingendo al linguaggio del teatro l’artista interpreta vari personaggi e archetipi, utilizzando parrucche, costumi e oggetti di uso quotidiano, dalle mollette per stendere i panni, alle pagliette di metallo per pulire le pentole, alle cannucce per le bibite, alle grucce per appendere gli abiti. Contrastando la sua pelle, e a volte schiarendosi le labbra, accentua le proprie caratteristiche fisiche per riaffermare la sua identità. Guardando negli occhi della sua auto-rappresentazione, in tutto il suo riflettere di nero splendore, molti di noi potrebbero trovarsi a distogliere lo sguardo velocemente, per imbarazzo o per soggezione di fronte all’intensità del suo sguardo.

“Nobody can love you more than you”

Stare davanti a una qualsiasi delle sue fotografie richiede quindi, prima di tutto, un esercizio individuale di autovalutazione e di analisi profonda nei confronti di una persona che si è messa nuda di fronte alla lente dell’obiettivo e che ha messo a nudo le sue istanze. Quasi fosse una marea asincrona, dopo una prima suggestione, arriva quindi alla mente dell’osservatore un secondo livello di riflessione, più razionale, circa le motivazioni che sostengono questo sacrificio individuale così poco negoziabile, relativo al significato politico delle sue immagini. Per capirlo è necessario chiedersi cosa provi una minoranza nel vivere ogni giorno la propria condizione sia fisica e reale, sia percettiva e ambientale, sintetizzata da Zanele Muholi in: «You live as a black person for 365 days». La mostra è stata realizzata in collaborazione con Tosetti Value, il Family Office.

Galleria del Cembalo Largo della Fontanella di Borghese, 19 – Roma Tel. 06 83796619 www.galleriadelcembalo.it
dal 9 febbraio al 6 aprile 2019

Immagine in evidenza: Basizeni, II, Parktown, 2016
Silver Gelatin Print

Mostra ITALIA AL VOTO: Quando il web era la Strada

ITALIA AL VOTO: Quando il web era la Strada

Il 6 marzo sarà inaugurata la mostra Italia al voto, Quando il web era la strada, con le foto di Carlo Riccardi, a cura di Maurizio Riccardi, Giovanni Currado e Flavia Scalambretti, presso la Biblioteca Goffredo Mameli in Via del Pigneto, 22 a Roma. L’Istituzione Sistema Biblioteche di Roma, nell’ambito della manifestazione Mese della Fotografia di Roma (MFR19), ha concesso questa importante sede, all’interno della quale verranno esposte circa 15 fotografie in grande formato, allestite in tutta la struttura della biblioteca, che anticipano una esposizione più completa in un’altra prestigiosa sede, e che raccontano un pezzo di Storia d’Italia e degli italiani attraverso il nostro rapporto con la politica e con le elezioni nel periodo del dopoguerra e del boom economico.  Con l’intento di far riflettere su come è cambiata la comunicazione dalle prime campagne elettorali, ma anche per mostrare quanto era vivo il sentimento di appartenenza e grande il desiderio di partecipazione alla “nuova” vita democratica, i volontari dell’Istituto Quinta Dimensione hanno approfondito e selezionato alcuni temi, collegati alla vita politica del nostro Paese e in modo particolare ai periodi elettorali a partire dal dopoguerra.
Comizi oceanici, partecipazione massiccia al voto, attacchinaggio selvaggio (ma a tratti creativo), i divi ai seggi e tanto altro, sono alla base di uno studio, elaborato dall’occhio del vero fotoreporter di un tempo – Carlo Riccardi -, che mira ad evidenziare l’evoluzione accelerata, dalla televisione prima, da internet poi, della comunicazione nelle campagne elettorali, per cercare di capire le sensazioni e i sentimenti provati dalle generazioni precedenti di fronte a questo diritto per troppo tempo negato, del quale purtroppo a distanza di anni, le generazioni attuali non ne riescono più a scorgere il fascino. Nell’immediato dopoguerra partiti maggiori si affrontavano sul terreno reale della strada, a colpi di comizi e manifesti, a volte sembrava gareggiassero a chi li “metteva più in alto”, in posti ora considerati “sacri e inviolabili”; alcuni erano semplici imperativi, altri delle vere “pubblicità grafiche” realizzate dalle sapienti mani di chi della comunicazione aveva avuto il monopolio fino a qualche anno prima. Oggi la comunicazione viaggia su altri binari, ma i parallelismi possibili non mancano. Anzi, con l’ausilio di fotografi attivi quotidianamente in prima linea nella politica contemporanea, ed esperti di social media, si analizzano i cambiamenti a volte in meglio, a volte in peggio della comunicazione per immagini delle varie campagne elettorali.

ITALIA AL VOTO: Quando il web era la Strada
dal 6 al 23 marzo 2019
Biblioteca Goffredo Mameli Via del Pigneto, 22, 00176 Roma

Robert Capa in mostra ad Ancona

Monreale, Sicily, July 1943 © Robert Capa © International Center of Photography / Magnum Photos
Monreale, Sicily, July 1943 © Robert Capa © International Center of Photography / Magnum Photos

Ad Ancona la mostra Retrospective di Robert Capa

Alla Mole Vanvitelliana di Ancona, in mostra oltre 100 immagini in bianco e nero di Robert Capa.
La mostra con più di cento immagini in bianco e nero documenta i maggiori conflitti del Novecento,dal 1936 al 1954, di cui Capa è stato testimone oculare; nelle immagini del fotografo, alcune delle quali diventate delle vere icone, viene rappresentata la sofferenza, il caos, la miseria e la crudeltà della guerra.
La rassegna è articolata in tredici sezioni e si conclude con la sezione “Gerda Taro e Robert Capa” : un ritratto di Robert, un ritratto di Gerda scattato da Robert e un loro doppio ritratto. Gerda Taro è “La ragazza con la Leica” protagonista del romanzo di Helena Janeczek, vincitrice del Premio Strega.
Questa mostra si presta a differenti letture e il visitatore potrà decidere su quale orientare la propria attenzione: la storia recente, le guerre, le passioni, gli amici. Questo perché per Robert Capa la fotografia era un fatto fisico e mentale allo stesso tempo. Una questione politica, ma anche sentimentale” Il curatore Denis Curti.

Mole Vanvitelliana, Sala Vanvitelli
Banchina Giovanni da Chio 28, Ancona
16 febbraio – 2 giugno 2019
Da martedì a domenica 10.00 – 19.00
mostrarobertcapa.it

 

Monreale, Sicily, July 1943 © Robert Capa © International Center of Photography / Magnum Photos

Steve McCurry: Leggere. A Torino Le foto di Steve McCurry dedicate alla lettura 

Varanasi, Uttar Pradesh, India, 1984 © Steve McCurry
Varanasi, Uttar Pradesh, India, 1984 © Steve McCurry

Steve McCurry. Leggere

Le foto di Steve McCurry dedicate alla lettura  con un contrappunto di brani letterari  e una sezione dedicata ai suoi libri.
Dal 2 marzo al 1 luglio 2019 nella Corte Medievale di Palazzo Madama, è possibile visitare una nuova rassegna, dedicata a un tema specifico: la passione universale per la lettura.

Steve McCurry. Leggere è una mostra costituita da una selezione di scatti realizzati in oltre quarant’anni di carriera e comprende la serie di immagini che egli stesso ha riunito in un magnifico volume, pubblicato come omaggio al grande fotografo ungherese André Kertész. Con questa nuova rassegna Steve McCurry presenta le sue foto legate al tema universale della lettura in una città, Torino, che, anche in virtù del Salone del Libro, può essere considerata la “capitale italiana della lettura”.
Curata da Biba Giacchetti e, per i contributi letterari da Roberto Cotroneo, giornalista e scrittore, la rassegna presenta 65 fotografieche ritraggono persone di tutto il mondo, assorte nell’atto intimo e universale del leggere. Persone catturate dall’obiettivo di McCurry che svela il potere insito in questa azione, la sua capacità di trasportarle in mondi immaginati, nei ricordi, nel presente, nel passato e nel futuro e nella mente dell’uomo. I contesti sono i più vari: i luoghi di preghiera in Turchia, le strade dei mercati in Italia, dai rumori dell’India ai silenzi dell’Asia orientale, dall’Afghanistan a Cuba, dall’Africa agli Stati Uniti. Immagini vibranti e intense, che documentano momenti di quiete durante i quali le persone si immergono nei libri, nei giornali, nelle riviste. Giovani o anziani, ricchi o poveri, religiosi o laici: per chiunque e dovunque c’è un momento per la lettura.
Le fotografie che rendono omaggio alla parola scritta sono accompagnate da una serie di brani letterari scelti da Roberto Cotroneo, in una sorta di percorso parallelo. Un contrappunto di parole dedicate alla lettura che affiancano gli scatti di McCurry, coinvolgendo il visitatore in un rapporto intimo e diretto con la lettura e con le immagini.
La mostra è completata dalla sezione Leggere McCurry, dedicata ai libri pubblicati a partire dal 1985 con le foto di Steve McCurry, molti dei quali tradotti in varie lingue: ne sono esposti 15, alcuni ormai introvabili, insieme ai più recenti, tra cui il volume edito da Mondadori che ha ispirato la realizzazione di questa mostra. Tutti i libri sono accompagnati dalle foto utilizzate per le copertine, che sono spesso le icone che lo hanno reso celebre in tutto il mondo.

Torino, Palazzo Madama, Corte Medievale
2 marzo – 1 luglio 2019

Immagine in evidenza Varanasi, Uttar Pradesh, India, 1984 © Steve McCurry

Lisetta Carmi: la mostra a Roma

Operaio all’Italsider, 1962 © Lisetta Carmi courtesy galleria Martini & Ronchetti
Operaio all’Italsider, 1962 © Lisetta Carmi courtesy galleria Martini & Ronchetti

Lisetta Carmi

Al Museo di Roma in Trastevere giunge la mostra dedicata alla mitica fotografa genovese. La rassegna si propone di valorizzare l’opera dell’autrice attraverso un percorso espositivo suddiviso in tre livelli di narrazione costruiti come progetti di pubblicazione su tematiche molto diverse: la metropolitana parigina, il mondo dei travestiti e la Sicilia. In mostra sono presenti anche le fotografie più celebri che ripercorrono una carriera lunga e intensa a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. A essere evidenziato è uno sguardo attento, empatico e originale della Carmi nei confronti della realtà. Fortemente legata alla città di Genova, ha saputo raccontare il mondo del lavoro nei difficili anni del dopoguerra con uno straordinario reportage realizzato nel 1964 nel porto del capoluogo ligure. Le sue immagini hanno viaggiato per il mondo, testimoniando la vita quotidiana di alcuni paesi lontani come l’Afghanistan, l’India e l’America Latina. Ad arricchire la mostra romana, una serie di immagini inedite dedicate ai ritratti di artisti e a volti noti della cultura.

MUSEO DI ROMA IN TRASTEVERE
Piazza S. Egidio 1/b – 00153 Roma
martedì – domenica ore 10-20
Fino al 3 marzo 2019
museodiroma.trastevere@comune.roma.it
www.museodiromaintrastevere.it

Operaio all’Italsider, 1962 © Lisetta Carmi courtesy galleria Martini & Ronchetti

A Bologna, la mostra di Carlo Valsecchi sul gasometro restaurato da Hera

Carlo Valsecchi

Il Gruppo Hera promuove il progetto dell’artista italiano, che dall’1 febbraio al 31 marzo 2019 espone alla Pinacoteca Nazionale di Bologna quattordici fotografie del Gasometro M.A.N. n.3 che raccontano il processo di restauro della struttura, realizzato proprio dalla multiutility. Il progetto, oltre alla mostra visitabile gratuitamente, è accompagnato da un volume curato da Luca Massimo Barbero, pubblicato da Silvana Editoriale.

Carlo Valsecchi: Gasometro M.A.N. n.3

Da venerdì 1 febbraio a domenica 31 marzo 2019 il Gruppo Hera promuove presso il Salone degli Incamminati della Pinacoteca Nazionale di Bologna Gasometro M.A.N. n.3, il nuovo progetto di Carlo Valsecchi: quattordici fotografie che raccontano in modo del tutto inedito e originale la metamorfosi del gasometro di Bologna durante i lavori di bonifica e restauro promossi dalla stessa multiutility. Al di fuori di ogni intento archeologico, il lavoro di Valsecchi presenta la struttura del gasometro come un organismo vivente in continua trasformazione e non come testimonianza inerte di un passato industriale. La mostra è aperta gratuitamente al pubblico da martedì a domenica, dalle ore 10.00 alle ore 19.00. Sabato 2 febbraio, in occasione dell’ART CITY White Night, l’apertura è prolungata fino alle ore 23.00. Il progetto di Carlo Valsecchi si completa con il volume a cura di Luca Massimo Barbero, edito da Silvana Editoriale, che presenta la descrizione per immagini della rinascita di questo vero e proprio landmark del territorio bolognese. Gasometro M.A.N. n.3 è una riflessione sull’evoluzione dello spazio, che l’artista concepisce come un corpo in costante metamorfosi. L’opera di Carlo Valsecchi nasce da un dialogo continuo e diretto con i luoghi che di volta in volta affronta nei suoi progetti, siano essi architettura, un paesaggio urbano, l’industria pesante, l’industria altamente tecnologica, o l’infinito naturale. L’approccio analogico e geometricoanalitico nei confronti della fotografia di grande formato – un medium che contraddistingue tutta la produzione di Valsecchi – lo porta a scomporre e ricomporre il soggetto per restituirlo sotto una forma del tutto inedita. “Lavorare seguendo il principio analogico mi permette di liberarmi da qualsiasi vincolo con la realtà. Una libertà assoluta che, senza mai mancare di rispetto alla realtà stessa, mi introduce in un mondo immaginario e fantastico dove posso prendere tutti gli elementi che ho di fronte e osservarli da angolature diverse, muoverli nello spazio cercando a loro una “nuova” collocazione, letteralmente “spingerli” nella luce piena per cercare di ottenere solo quell’elemento che racchiude tutti gli elementi, ricercare la loro “luce propria” indipendentemente da quello che vedo illuminato, leggerli e rileggerli fino a comprenderne la natura di soggetto insita in essi.” – spiega Valsecchi, che aggiunge – “Il progetto sul Gasometro è nato durante una visita a Bologna. Questa affascinante struttura ha innescato la mia curiosità, sono entrato in dialogo con il Gruppo Hera, società proprietaria, per avere la possibilità di fotografarlo. Da questo dialogo assai interessante è nato il progetto Gasometro M.A.N. n. 3”. Ad accompagnare il progetto espositivo, un libro edito da Silvana Editoriale, a cura di Luca Massimo Barbero, che sottolinea: “Quelle di Carlo Valsecchi non sono solo fotografie “di architettura” sono immagini di un’architettura che diventa intima, che alla pura documentazione degli spazi sostituiscono il ritratto di una possibile interiorità, anche dell’animo umano. Negli spazi che Valsecchi ritrae, da un lato si percepisce il mistero più profondo e il fascino di questi luoghi, dall’altro si avverte, sottile seppur evidente, la sacralità della rappresentazione e la forza che questi luoghi portano con sé. Le immagini di Carlo Valsecchi colgono la dimensione utopica del tempo, che lega indissolubilmente questi giganti dell’architettura alla città e alla società di cui si fanno portavoce, ci consegnano un senso preciso e immediato di quella relazione che storicamente esiste tra uomo e modernità, utopia e progresso”.
“Abbiamo voluto questa mostra – commenta Tomaso Tommasi di Vignano, Presidente Esecutivo del Gruppo Hera – per far emergere l’elemento distintivo del nostro intervento di recupero, che esula da una dimensione meramente conservativa e consegna alla città una struttura capace di interloquire attivamente con il suo paesaggio fisico ed emotivo. Un artista importante come Carlo Valsecchi – prosegue Tommasi – grazie anche alla sua esperienza a livello internazionale è stato capace di cogliere fino in fondo questo aspetto, consentendoci di rappresentare anche attraverso l’arte lo spirito con il quale ci mettiamo quotidianamente al servizio dei nostri territori di riferimento”.

Carlo Valsecchi
Gasometro M.A.N. n.3
Pinacoteca Nazionale di Bologna | Sala degli Incamminati via delle Belle Arti, 56 – Bologna
aperto al pubblico dal 1 febbraio al 31 marzo 2019
martedì – domenica, 10.00 – 19.00
ingresso libero

Fulvio Roiter a Palazzo Ducale di Genova

Ponte dei Tre Archi 1979 © Fondazione Fulvio Roiter
Ponte dei Tre Archi 1979 © Fondazione Fulvio Roiter

Fulvio Roiter: Fotografie 1948 – 2007

A Palazzo Ducale di Genova, nella Loggia degli Abati, è possibile ammirare l’attesissima mostra retrospettiva Fulvio Roiter. Fotografie 1948 – 2007.
150 scatti, per la maggior parte vintage, selezionati dal curatore Denis Curti con il prezioso contributo della moglie Lou Embo, per raccontare l’intera vicenda artistica del grande fotografo scomparso nel 2016, e attraverso i quali far emergere tutta l’ampiezza e l’internazionalità del lavoro di Roiter, collocandolo tra i fotografi più significativi dei nostri giorni.

Fulvio Roiter: Fotografie 1948 – 2007: immaginari inediti e stupefacenti

Il percorso espositivo racconta gli immaginari inediti e stupefacenti che rappresentano la Sicilia ed i suoi paesaggi, Venezia e la laguna, ma anche i viaggi a New Orleans, in Belgio, in Portogallo, in Andalusia ed in Brasile che hanno determinato i primi approcci alla fotografia di Roiter. Ne derivano 9 sezioni di mostra, ciascuna espressione di uno specifico periodo della vita e dello stile del grande fotografo: L’armonia del racconto; Tra stupore e meraviglia: l’Italia a colori; Venezia in bianco e nero: un autoritratto; L’altra Venezia; L’infinita bellezza; Oltre la realtà; Oltre i confini; Omaggio alla natura; L’uomo senza desideri. In tal modo, il percorso espositivo, fluido e coerente, scandisce le tappe di una vita interamente dedicata alla fotografia e alla ricerca di quei luoghi dell’anima che ne hanno ispirato la poetica, assumendo come unico punto di riferimento la pura e sincera passione, vissuta dall’autore tra scenari di viaggi, scoperte e amori incondizionati.
Roiter non tralasciava alcun passaggio della produzione fotografica, per queste ragioni, le stampe (come anche i libri) doveva realizzarle lui personalmente, nella camera oscura allestita in casa sua, per poi timbrarle e firmarle, al fine di esaltarne e tramandarne il valore.
Un valore che per l’autore poteva essere misurato solo attraverso amore e passione, e la cui grandezza risuona nelle parole della nipote Jasmine come una promessa e una speranza: “Può una parola così piccola, foto, diventare così grande? Possono due sillabe riuscire a portarti in mondi lontani, in posti segreti, possono raccontarti una favola intima e silenziosa? Sì, possono. Le fotografie del Nonno, però, sembrano voler graffiare le pagine dei libri per poter uscire e diventare, se possibile, ancora più reali” (Jasmine Moro Roiter, Essere Roiter, 22.04.2016)
Promossa da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, la mostra è prodotta da Civita Mostre in collaborazione con i Tre Oci.
Fulvio Roiter: Fotografie 1948 – 2007: scheda informativa
FULVIO ROITER. Fotografie 1948 – 2007
Fino al 24 febbraio 2019
Palazzo Ducale – Loggia degli Abati
Genova, Piazza Matteotti, 9
Per informazioni
mostre@civita.it
www.palazzoducale.genova.it
www.mostrafulvioroiter.it
Immagine in evidenza Fulvio Roiter
Ponte dei Tre Archi 1979
© Fondazione Fulvio Roiter

Surrealist. Lee Miller: la prima personale italiana dedicata ad una delle fotografe più importanti del Novecento.

© Lee Miller Archives England 2018. All Rights Reserved. www.leemiller.co.uk,Self portrait with headband New York USA c1932
© Lee Miller Archives England 2018. All Rights Reserved. www.leemiller.co.uk,Self portrait with headband New York USA c1932

Surrealist. Lee Miller

Palazzo Pallavicini e ONO arte contemporanea sono lieti di presentare la mostra “Surrealist Lee Miller”, la prima personale italiana dedicata ad una delle fotografe più importanti del Novecento. Lanciata da Condé Nast, sulla copertina di Vogue nel 1927, Lee Miller fin da subito diventa una delle modelle più apprezzate e richieste dalle riviste di moda. Molti i fotografi che la ritraggono – Edward Steichen, George Hoyningen-Huene o Arnold Genthe – e innumerevoli i servizi fotografici di cui è stata protagonista, fino a quando – all’incirca due anni più tardi – la Miller non decide di passare dall’altra parte dell’obiettivo. Donna caparbia e intraprendente, rimane colpita profondamente dalle immagini del fotografo più importante dell’epoca, Man Ray, che riesce ad incontrare diventandone modella e musa ispiratrice. Ma, cosa più importante, instaura con lui un duraturo sodalizio artistico e professionale che assieme li porterà a sviluppare la tecnica della solarizzazione. Amica di Picasso, di Ernst, Cocteau, Mirò e di tutta la cerchia dei surrealisti, Miller in questi anni apre a Parigi il suo primo studio diventando nota come ritrattista e fotografa di moda, anche se il nucleo più importante di opere in questo periodo è certamente rappresentato dalle immagini surrealiste, molte delle quali erroneamente attribuite a Man Ray. A questo corpus appartengono le celebri Nude bent forward, Condom e Tanja Ramm under a bell jar, opere presenti in mostra, accanto ad altri celebri scatti che mostrano appieno come il percorso artistico di Lee Miller sia stato, non solo autonomo, ma tecnicamente maturo e concettualmente sofisticato.

Lee Miller: l’unica fotografa donna a seguire gli alleati durante il D-Day

Dopo questa prima parentesi formativa, nel 1932 Miller decide di tornare a New York per aprire un nuovo studio fotografico che, nonostante il successo, chiude due anni più tardi quando per seguire il marito – il ricco uomo d’affari egiziano Aziz Eloui Bey – si trasferisce al Cairo. Intraprende lunghi viaggi nel deserto e fotografa villaggi e rovine, iniziando a confrontarsi con la fotografia di reportage, un genere che Lee Miller porta avanti anche negli anni successivi quando, insieme a Roland Penrose – l’artista surrealista che sarebbe diventato il suo secondo marito – viaggia sia nel sud che nell’est europeo. Poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, nel 1939, lascia l’Egitto per trasferirsi a Londra, ed ignorando gli ordini dall’ambasciata americana di tornare in patria, inizia a lavorare come fotografa freelance per Vogue. Documenta gli incessanti bombardamenti su Londra ma il suo contributo più importante arriverà nel 1944 quando è corrispondente accreditata al seguito delle truppe americane e collaboratrice del fotografo David E. Scherman per le riviste “Life” e “Time”. Fu lei l’unica fotografa donna a seguire gli alleati durante il D-Day, a documentare le attività al fronte a durante la liberazione. Le sue fotografie ci testimoniano in modo vivido e mai didascalico l’assedio di St. Malo, la Liberazione di Parigi, i combattimenti in Lussemburgo e in Alsazia e, inoltre, la liberazione dei campi di concentramento di Dachau e Buchenwald. È proprio in questi giorni febbrili che viene fatta la scoperta degli appartamenti di Hitler a Monaco di Baviera ed è qui che scatta quella che probabilmente è la sua fotografia più celebre: l’autoritratto nella vasca da bagno del Führer. Dopo la guerra Lee Miller ha continuato a scattare per Vogue per altri due anni, occupandosi di moda e celebrità, ma lo stress post traumatico riportato in seguito alla permanenza al fronte contribuì al suo lento ritirarsi dalla scena artistica, anche se il suo apporto alle biografie scritte da Penrose su Picasso, Mirò, Man Ray e Tapies fu fondamentale, sia come apparato fotografico che aneddotico. La mostra, organizzata da Palazzo Pallavicini e curata da ONO arte contemporanea, si compone di 101 fotografie che ripercorrono l’intera carriera artistica della fotografa, attraverso quelli che sono i suoi scatti più famosi ed iconici, compresa la sessione realizzata negli appartamenti di Hitler, raramente esposte anche a livello internazionale e mai diffuse a mezzo stampa per l’uso improprio fattone negli anni da gruppi neonazisti. 

Palazzo Pallavicini
Via San Felice, 24, Bologna

Immagine in evidenza © Lee Miller Archives England 2018. All Rights Reserved. www.leemiller.co.uk,Self portrait with headband New York USA c1932

Contro gli stereotipi: la mostra Una vita da scienziata con gli scatti di Gerard Bruneau

Elisabetta Dejana, Biologa, dirigente dell’Unità di Ricerca sul Sistema Vascolare del Cancro all’Istituto di Ricerca IFOM di Milano, docente di Patologia Generale all’Università Statale di Milano e all’Università di Uppsala, in Svezia. Mostra “Una vita da scienziata – I volti del progetto #100esperte”, fotografo Gerald Bruneau, ©Fondazione Bracco

Una vita da scienziata

GLI SCATTI FOTOGRAFICI DI GERALD BRUNEAU IN UNA MOSTRA PER RACCONTARE L’ECCELLENZA DELLE SCIENZIATE ITALIANE

Fino al 30 giugno, il Centro Diagnostico Italiano di Milano ospita un progetto di Fondazione Bracco contro gli stereotipi di genere. La mostra fotografica Una vita da scienziata – I volti del progetto #100esperte, che riunisce gli scatti realizzati dal celebre fotografo francese Gerard Bruneau a scienziate, informatiche, ingegnere, chirurghe, nasce dal progetto 100 donne contro gli stereotipi, sviluppato da un’idea dell’Osservatorio di Pavia e dell’Associazione Gi.U.Li.A. in collaborazione con Fondazione Bracco e con il supporto della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea. Obiettivo del progetto, e di questa mostra, è di contribuire al superamento dei pregiudizi nella pratica scientifica, che l’immaginario collettivo vuole appannaggio esclusivamente maschile, e alla costruzione di una società paritetica. «Anche la mia è stata una ricerca, tra la scienza e la donna, tra i misteri della scienza e quello che per me, ogni volta, è il vero mistero: la persona che incontro», afferma Gerald Bruneau. «Ho trovato grandi donne, anche quando piccole e fragili di aspetto, che hanno avuto la forza di affermarsi e di conquistare spazi di rispetto, responsabilità e direzione in un mondo così difficile, ancora fortemente androcentrico, diffidente, discriminante».

MOSTRA FOTOGRAFICA “UNA VITA DA SCIENZIATA – I VOLTI DEL PROGETTO #100ESPERTE”
CDI-Centro Diagnostico Italiano I Milano, via Saint Bon, 20 I 16 gennaio – 30 giugno 2019
Orario: lun-ven 7-19 e sabato 7-18 I Ingresso libero

Immagine in evidenza
Elisabetta Dejana, Biologa, dirigente dell’Unità di Ricerca sul Sistema Vascolare del Cancro all’Istituto di Ricerca IFOM di Milano, docente di Patologia Generale all’Università Statale di Milano e all’Università di Uppsala, in Svezia. Mostra “Una vita da scienziata – I volti del progetto #100esperte”, fotografo Gerald Bruneau, ©Fondazione Bracco

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