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Terra Mala: nella Terra dei Fuochi. Il reportage che indaga il legame tra inquinamento e malattie

Anna Russo, tre anni, combatte una leucemia linfoblastica acuta. Casoria, Napoli, 2016 © Stefano Schirato

Aprendo una riflessione su un tema ambientale di scottante attualità, il Museo Diocesano Tridentino ospita Terra Mala. Viaggio nella Terra dei Fuochi, reportage di Stefano Schirato che indaga il legame tra inquinamento e malattie causate da condizioni ambientali malsane in quell’area della Campania compresa tra le province di Caserta e Napoli nota come “Terra dei Fuochi”. Da anni impegnato in questo progetto, per la mostra l’artista ha selezionato quaranta immagini iconiche tra le molte testimonianze che ha raccolto grazie all’aiuto di padre Maurizio Patriciello, parroco di San Paolo al Parco Verde di Caivano e uno dei principali attivisti della zona.

Museo Diocesano Tridentino
Palazzo Pretorio, Piazza Duomo 18
Fino al 6 Maggio

www.museodiocesanotridentino.it

ANDY WARHOL: l’alchimista degli anni Sessanta

Andy Warhol, J Beuys, 1980-83, serigrafia su carta, 101.6x81.2

Andy Warhol: 140 opere di uno degli assoluti maestri del Novecento che meglio ha saputo interpretare la società contemporanea.
L’alchimista degli anni Sessanta, curata da Maurizio Vanni, prodotta dal Consorzio Villa Reale e Parco di Monza e dall’Associazione Culturale Spirale D’Idee in collaborazione con l’Associazione Culturale Metamorfosi, col patrocinio del Comune di Monza e della Regione Lombardia, con la partecipazione nel catalogo realizzato da Silvana Editoriale della The Andy Warhol Art Works Foundation for the Visual Arts. La rassegna presenta 140 opere del padre della Pop Art, in grado di ripercorrere il suo universo creativo, attraverso le icone più riconoscibili della sua arte, dalle serie dedicate a Jackie e John Kennedy a quelle consacrate al mito di Marilyn Monroe, dalla osservazione critica della società contemporanea, attraverso la riproduzione seriale di oggetti della quotidianità consumista, all’analisi degli altri aspetti come la musica o la rivoluzione sessuale.

Andy Warhol: la serigrafia fotografica

A dare corpo ed enfasi al percorso espositivo c’è una sezione dal titolo Il consumismo con gli oggetti del quotidiano e della serialità. Interprete tra i più lucidi del suo tempo, agli inizi della sua carriera, Andy Warhol vedeva nell’oggetto di consumo di massa, il simbolo dell’immaginario popolare di cui si nutriva la Pop Art e qui testimoniato dalle serigrafie delle lattine di zuppa Campbell, del detersivo Brillo, e delle banconote di dollari americani. L’esigenza di una produzione seriale e la volontà di ripetere i soggetti con rapidità, portò Warhol a sperimentare la tecnica della serigrafia fotografica, un procedimento che modificò il suo approccio all’arte visiva. Si tratta di un sofisticato processo di stampa nel quale un’immagine fotografica trasferita su una superficie di seta poteva essere velocemente duplicata su tela distendendo la stoffa sulla superficie da imprimere e, successivamente, applicando pittura o inchiostro con una spatola di gomma.
Particolarmente suggestiva è la sezione che si occupa dei Miti oltre il tempo. L’occasione per sfruttare al massimo le opportunità legate alla serigrafia fotografica fu data dalla morte di Marilyn Monroe nell’agosto del 1962; appena saputa la notizia, infatti, Warhol decise di realizzare una serie di opere utilizzando una foto pubblicitaria in bianco e nero tratta dal film “Niagara” del 1953. A Villa Reale s’incontrano alcune di queste serigrafie, accanto a quelle della serie Jackie, ovvero le immagini di Jacqueline Kennedy, colte durante il funerale del marito John Fitzgerald Kennedy. Il presidente degli Stati Uniti è inoltre il protagonista di Flash, undici serigrafie che raffigurano la rappresentazione mediatica dell’assassinio del 22 novembre 1963.
Amore per la musica. Da producer a ideatore di cover documenta la passione di Warhol per la musica, sia essa rock, jazz, pop, lirica, di cui fu produttore, come nel caso dei Velvet Underground di Lou Reed e Nico, o creatore di copertine, come quelle di artisti quali Diana Ross, The Rolling Stones John Lennon, Aretha Franklin, Miguel Bosé, Loredana Bertè e altri.
Mentre negli anni Sessanta le figure ritratte mantenevano personalità e caratterizzazione fisiognomica ancora definita, nei lavori degli anni Settanta, Warhol utilizzava procedimenti più neutrali, anonimi e meccanizzati per arrivare ad avere una precisione inespressiva priva di intensità emotiva. Il suo obiettivo era quello di scoprire la verità e non la realtà, quell’essenza del mondo e delle cose che può giungere all’uomo solamente attraverso i mezzi di comunicazione di massa. In Personaggi celebri. A uso e consumo si trovano ritratti di Muhammad Alì, Mao Tse-Tung – anch’egli diventato un prodotto di consumo di massa – o la nuova serie di Marilyn, o le immagini di altre personalità quali Leo Castelli, David Hockney, Man Ray, realizzate agli inizi degli anni Settanta, caratterizzate da un deciso aumento di interventi diretti, di tratti e di colore, attraverso pennelli e dita sulla carta, o ancora di Liza Minnelli, Truman Capote, Carolina Herrera, della seconda metà del decennio, contraddistinte da una stesura omogenea di colori vivaci e volti che, in relazione alla proporzione con lo spazio, risultavano molto più grandi del reale. La mostra continua con la sezione che analizza la Rivoluzione sessuale di cui Warhol fu testimone e uno dei principali artefici della liberazione dei costumi, attraverso la famosa serie Ladies and Gentleman del 1975, nella quale i personaggi rappresentati, immortalati con pose e pettinature eccentriche e singolari, erano contaminati con campiture di colore improbabile e innaturale come l’arancio, il lilla, il verde acido, il rosso acceso, il blu manganese, il giallo ocra, oppure con delle semplici e nitide inquadrature frontali, o a tre quarti, dove era evidente il travestimento. A queste si aggiungono le foto di Makos che ritraggono Warhol in abiti femminili e la proiezione del film Women in revolt del 1971, prodotto da Andy Warhol, girato nella New York del fermento della rivoluzione sessuale e doppiato nella versione italiana da Vladimir Luxuria.
Il percorso, che prevede un’ulteriore tappa con l’esposizione dei gioielli di Armando Tanzini dal gusto pop e contaminazioni africane ideati e prodotti in collaborazione con Andy Warhol, si chiude con la proiezione dell’ultimo film girato da Andy Warhol del suo viaggio da New York a Cape Code nel maggio del 1982.
Accompagna la mostra un volume (Silvana Editoriale) con testi del curatore, e testimonianze di Vladimir Luxuria, per gli aspetti legati alla rivoluzione sessuale e dei Nomadi, per quelli connessi alla musica e di Pietro Folena e Francesco Gallo Mazzeo.
Dopo Monza, Andy Warhol. L’alchimista degli anni Sessanta si trasferirà in tre meravigliosi palazzi storici pugliesi. Dal 9 maggio, infatti, e fino al 24 novembre, le 140 opere di Warhol, grazie ad un progetto di mostra diffusa sul territorio, già precedentemente realizzato da Puglia Mic-Experience e Associazione Metamorfosi in collaborazione con la Regione Puglia e i comuni di Martina Franca, Mesagne e Ostuni, saranno esposte in tre fra i più importanti e suggestivi spazi pugliesi: il Castello Normanno Svevo di Mesagne, Palazzo Tanzarella a Ostuni e Palazzo Ducale a Martina Franca.

 

 

ANDY WARHOL. L’alchimista degli anni Sessanta
Monza, Reggia di Monza Orangerie (viale Brianza, 1)
Fino al 28 aprile 2019

 

 

Letizia Battaglia: Fotografia come scelta di vita

Letizia Battaglia, Palermo, vicino la Chiesa di Santa Chiara. Il gioco dei killer 1982 © Letizia Battaglia

Dal 20 marzo al 18 agosto 2019, la Casa dei Tre Oci di Venezia inaugura una grande antologica di Letizia Battaglia, una delle protagoniste più significative della fotografia italiana, che ne ripercorre l’intera carriera. La mostra, curata da Francesca Alfano Miglietti, organizzata da Civita Tre Venezie, promossa da Fondazione di Venezia con la partecipazione di Tendercapital, presenta 300 fotografie, molte delle quali inedite, che rivelano il contesto sociale e politico nel quale sono state scattate. La scelta delle fotografie, svolta in collaborazione con l’archivio di Letizia Battaglia, si è avvalsa inizialmente del contributo di Marta Sollima e, per la ricerca delle successive selezioni, di Maria Chiara Di Trapani. Il percorso espositivo, ordinato tematicamente, si focalizza su quegli argomenti che hanno costruito la cifra espressiva più caratteristica di Letizia Battaglia, che l’ha portata a fare una profonda e continua critica sociale, evitando i luoghi comuni e mettendo in discussione i presupposti visivi della cultura contemporanea. I ritratti di donne, di uomini o di animali, o di bimbi, sono solo alcuni capitoli che compongono la rassegna; a questi si aggiungono quelli sulle città come Palermo, e quindi sulla politica, sulla vita, sulla morte, sull’amore e due filmati che approfondiscono la sua vicenda umana e artistica.

Letizia Battaglia: intellettuale controcorrente e fotografa poetica e politica

Quello che ne risulta è il vero ritratto di Letizia Battaglia, una intellettuale controcorrente, ma anche una fotografa poetica e politica, una donna che si è interessata di ciò che la circondava e di quello che, lontano da lei, la incuriosiva. Come ha avuto modo di ricordare la stessa Battaglia, “La fotografia l’ho vissuta come documento, come interpretazione e come altro ancora […]. L’ho vissuta come salvezza e come verità “Io sono una persona – afferma ancora Letizia Battaglia, non sono una fotografa. Sono una persona che fotografa. La fotografia è una parte di me, ma non è la parte assoluta, anche se mi prende tantissimo tempo”. “Quelle che il progetto della mostra si propone di esporre – ricorda Francesca Alfano Miglietti, del percorso di Letizia Battaglia, sono ‘forme d’attenzione’: qualcosa che viene prima ancora delle sue fotografie, perché Letizia Battaglia si è interrogata su tutto ciò che cadeva sotto al suo sguardo, fosse un omicidio o un bambino, uno scorcio o un raduno, una persona oppure un cielo. Guardare è stata la sua attività principale, che si è ‘materializzata’ in straordinarie immagini”. Conosciuta soprattutto per aver documentato con le sue fotografie quello che la mafia ha rappresentato per la sua città, dagli omicidi ai lutti, dagli intrighi politici alla lotta che s’identificava con le figure di Falcone e Borsellino, nel corso della sua carriera Letizia Battaglia ha raccontato anche la vita dei poveri e le rivolte delle piazze, tenendo sempre la città come spazio privilegiato per l’osservazione della realtà, oltre che del suo paesaggio urbano. Letizia Battaglia ‘tratta’ il suo lavoro come un manifesto, esponendo le sue convinzioni in maniera diretta, vera, poetica e colta, rivoluzionando così il ruolo della fotografia di cronaca. Impara la tecnica direttamente ‘in strada’, e le sue immagini si distinguono da subito per il tentativo di catturare una potente emozione e quasi sempre un sentimento di ‘pietas’. I soggetti di Letizia, scelti non affatto casualmente, hanno tracciato un percorso finalizzato a rafforzare le proprie ideologie e convinzioni in merito alla società, all’impegno politico, alle realtà emarginate, alla violenza provocata dalle guerre di potere, all’emancipazione della donna. Molti sono i documentari che hanno indagato la sua figura di donna e di artista, il più recente dei quali è stato presentato all’edizione 2019 del Sundance Film Festival. Il film Shooting The mafia, per la regia di Kim Longinotto, racconta Letizia Battaglia, giornalista e artista, che con la sua macchina fotografica, e la propria movimentata vita, è testimone in prima persona di un periodo storico fondamentale per la Sicilia e
per l’Italia tutta, quello culminato con le barbare uccisioni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Accompagna la mostra un catalogo Marsilio Editori, con testi di Francesca Alfano Miglietti, Leoluca Orlando, Maria Chiara Di Trapani, Filippo La Mantia, Paolo Ventura.

Franco Fontana. Sintesi. In mostra alla Fondazione Modena Arti Visive

© Franco Fontana - Spagna, 1985

Fondazione Modena Arti Visive rende omaggio a Franco Fontana, uno fra gli artisti italiani più importanti e celebrati a livello internazionale. Una grande mostra, divisa in due sezioni e in tre diverse sedi espositive, ripercorre gli oltre sessant’anni di carriera del fotografo modenese. La prima parte, a cura della direttrice della Fondazione Diana Baldon, mette in scena circa trenta opere – molte inedite – realizzate tra il 1961 e il 2017 che sintetizzano quella che è la cifra stilistica ed espressiva dell’artista, dove il colore è sempre elemento centrale. Dai vivaci paesaggi naturali alle composizioni geometriche urbane, fino ai viaggi negli Stati Uniti, a Cuba e in Kuwait, c’è tutta l’essenza artistica di Fontana. La seconda parte, a cura dell’artista stesso, presenta circa centoventi fotografie selezionate da un ricco fondo di opere che l’artista ha donato al Comune di Modena e alla Galleria Civica. Questa sezione racconta le relazioni di Fontana con colleghi di tutto il mondo, dalle sue amicizie agli affetti di cui è circondato.

 

FRANCO FONTANA. SINTESI

Galleria Civica di Modena
Corso Canalgrande 103, Modena
Palazzina dei Giardini, Corso Cavour 2, Modena,
MATA, Via della Manifattura dei Tabacchi 83, Modena

A Milano “Ri-scatti: amico fragile”: una mostra racconta il bullismo con le foto delle vittime

Per il quinto anno consecutivo il PAC collabora con RISCATTI Onlus, l’associazione di volontariato milanese che realizza progetti di riscatto sociale attraverso la fotografia. Protagonisti quest’anno gli adolescenti vittime in casi di bullismo e cyber-bullismo. Alcuni di loro attualmente in cura presso la Casa Pediatrica dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano, in prima linea nella diagnosi e nella cura di diverse problematiche dell’età evolutiva e dell’adolescenza. I ragazzi, impegnati per due mesi in un workshop di fotografia organizzato da RISCATTI a cura dei fotografi Amedeo Novelli e Luca Matarazzo (WJ – Witness Journal) e con il coordinamento della ex giornalista del TG1 Federica Balestrieri, fondatrice di Riscatti onlus, potranno esporre le loro istantanee in una mostra al PAC, realizzata con il contributo di TOD’S, durante la quale gli scatti verranno messi in offerta e parte del ricavato sarà utilizzato per valorizzare le attività della Casa Pediatrica del Fatebenefratelli

Ri-scatti: amico fragile
dall’ 8 Marzo al 17 Marzo 2019 
Pac Padiglione d’Arte Contemporanea
Via Palestro 14 Milano 

Napoli rende omaggio a Muhammad Alì con una mostra spettacolare al Pan

Napoli omaggia Muhammad Alì, icona sportiva del ventesimo secolo, e lo fa con una mostra in programma dal 22 marzo al 16 giugno al PAN – Palazzo delle Arti Napoli.
In mostra, promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, organizzata da Visit Different, curata da Marco Pastonesi e Giorgio Terruzzi, 100 immagini provenienti dai più grandi archivi fotografici internazionali.
Ogni sala è dedicata a uno dei “doni” che Alì ha offerto a ogni singola persona come un tesoro senza prezzo e senza tempo: doni agli appassionati di boxe, al linguaggio, alla dignità umana, ai compagni di viaggio, ai bambini, al coraggio, alla memoria. Nelle sale del Pan va in scena un lungo racconto per immagini di una tra le più straordinarie personalità del Novecento; il ritratto a 360 gradi di un uomo che è stato capace di battersi con successo su ring diversi tra loro. Quelli che gli hanno dato per tre volte il titolo mondiale dei pesi massimi, quello della lotta per i diritti civili dei neri americani, quello dell’integrazione, quello della comunicazione.
Muhammad Alì – dichiara l’assessore alla Cultura Nino Daniele – è una figura molto importante e non confinabile nella disciplina sportiva in cui eccelse e diventò giustamente un mito insuperabile. Le sue scelte gli costarono molto. E professò con coerenza i valori che dichiarò di seguire. Capire più a fondo la storia complessa di un personaggio ancora amato – prosegue Daniele -, in tempi di razzismo e di violenza in nome della religione, è essenziale. Chi lo farà, saprà che uomo è stato Muhammad Alì“.
Ci sono persone – afferma Giorgio Terruzzi – che illuminano l’aria, un’intera epoca, la memoria collettiva. Sono rare e preziose. Sono fosforiche e contagiose. Un patrimonio straordinario. Organizzare una mostra su Muhammad Alì significa, dunque, illuminare. Fotografie come lampi che permettono una vicinanza, un ripasso della memoria, una scossa a sentimenti in circolazione da decenni. Fotografie come rivelazioni per chi ha meno anni e non ha avuto l’opportunità di misurare la piena grandezza di Muhammad Ali, rispetto al proprio tempo, all’oggi, ai giorni che verranno”.
Una sala del PAN è allestita come una palestra di pugilato, con un ring al centro su cui viene proiettato un video con gli spezzoni dei combattimenti più celebri sostenuti da Ali, cui fa da corollario una serie di rare fotografie scattate durante le sedute di allenamento, abbinata a poster originali e programmi di quelle memorabili riunioni pugilistiche. Una linea del tempo scandisce la cronologia dei suoi 61 combattimenti da professionista, tra il 1960 e il 1981, dopo la conquista della medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma 1960, quando ancora portava il nome Cassius Clay. La mostra si chiude con una serie di immagini dedicate al coraggio. Ritratti in compagnia di se stesso, secondo destino tipico di un pugile, di un campione. Immagini intense ed emozionanti per offrire una riflessione sulla forza, sulla fatica e sull’etica dell’esistenza, specchiandoci in un esempio tanto generoso quanto moderno.

Immagine via www.vesuviolive.it

La mostra ICONS di Steve McCurry a Palazzo Gil

Steve McCurry è uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea ed è un punto di riferimento per un larghissimo pubblico, soprattutto di giovani, che nelle sue fotografie riconoscono un modo di guardare il nostro tempo e, in un certo senso, “si riconoscono”. Molte delle sue immagini sono diventate delle vere e proprie icone, conosciute in tutto il mondo, a partire dalla ragazza afghana pubblicata dal National Geographic. Alcune mostre di grande successo hanno messo in evidenza vari aspetti della sua attività, ormai quasi quarantennale, ma ogni occasione di esporre trova un suo proprio linguaggio, una sorta di dialogo con gli spazzi che ospitano le immagini, e la tappa di Campobasso vedrà protagonista, con la poetica di McCurry il meraviglioso palazzo della EX Gil. Steve McCurry, in occasione della sua partecipazione al festival di Poietika, ha potuto visitare i luoghi che accoglieranno la mostra restandone completamente affascinato.
Steve McCurry Icons è una vera e propria retrospettiva che raccoglie in più di 100 scatti l’insieme e forse il meglio della sua vasta produzione, per proporre ai visitatori un viaggio simbolico nel complesso universo di esperienze e di emozioni che caratterizza le sue immagini. A partire dai suoi viaggi in India e poi in Afghanistan, da dove veniva Sharbat Gula, la ragazza che ha fotografato nel campo profughi di Peshawar in Pakistan e che è diventata una icona assoluta della fotografia mondiale. Con le sue foto Steve McCurry ci pone a contatto con le etnie più lontane e con le condizioni sociali più disparate, mettendo in evidenza una condizione umana fatta di sentimenti universali e di sguardi la cui fierezza afferma la medesima dignità.
Con le sue foto ci consente di attraversare le frontiere e di conoscere da vicino un mondo che è destinato a grandi cambiamenti. La mostra inizia infatti con una straordinaria serie di ritratti e si sviluppa tra immagini di guerra e di poesia, di sofferenza e di gioia, di stupore e di ironia.
La mostra si completa di un catalogo, “icons” in cui Steve McCurry mi racconta cosa accade nelle sue fotografie, un dialogo alla scoperta di segreti e storie per soddisfare la curiosità dei visitatori che tanto amano le sue immagini.

Fonte www.fondazionecultura.it

Fino al 28 aprile 2019
Palazzo GIL – Ingresso Via Gorizia
Martedi – venerdì 10:00 – 13:00 / 17:00 – 20:00
Sabato, domenica e festivi 11:00 – 20:00
Lunedi chiuso

Per maggiori informazioni sulla mostra Icons di Steve McCurry clicca qui 

La prima retrospettiva italiana di Inge Morath a Treviso

Inge Morath marylin monroe sul set di misfits nevada 1960
Inge Morath marylin monroe sul set di misfits nevada 1960

Alla Casa dei Carraresi di Treviso la prima mostra italiana di Inge Morath, primo volto femminile dell’agenzia Magnum Photos.
Dopo aver lavorato come scrittrice, inizia a scattare fotografie nel 1952 e l’anno successivo inizia a lavorare per l’Agenzia fotografica. Curata da Brigitte Blüml-Kaindl, Kurt Kaindl e Marco Minuz, la prima retrospettiva italiana dedicata a Inge Morath raccoglie oltre centocinquanta fotografie e decine di documenti che ripercorrono l’intera carriera della fotografa austriaca, la prima donna a entrare a far parte della prestigiosa agenzia Magnum.
L’esposizione riunisce tutti i principali reportage realizzati dalla Morath – da quello dedicato alla città di Venezia a quello sul fiume Danubio, dalla Spagna alla Russia, dall’Iran alla Cina – testimoniando l’attenzione con cui la fotografa pianificava ogni viaggio, desiderosa di approfondire ogni situazione e di entrare in contatto diretto con la gente. A questi scatti si affiancano gli intensi ritratti di scrittori, pittori, poeti, tra cui Arthur Miller (suo compagno di vita), Alberto Giacometti e Pablo Picasso. Non mancano poi le immagini realizzate sul set di The Misfits, pellicola di John Houston con Clark Gable e Marilyn Monroe.

 

Inge Morath. La vita, la fotografia
Casa dei Carraresi, Treviso
1 marzo – 9 giugno 2019

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Ferdinando Scianna a Palermo: al via il contest di fotografia

In occasione della Mostra Ferdinando Scianna alla GAM – Galleria d’Arte Moderna di Palermo è stato indetto un contest di fotografia legato alla città di Palermo e al suo territorio.
La giuria sarà composta da Denis Curti, Paola Bergna e da Ferdinando Scianna.
Scarica il regolamento:www.ferdinandoscianna.it/regolamento.pdf 

FERDINANDO SCIANNA
Viaggio Racconto Memoria
Fino 28 luglio 2019, Palermo, Galleria d’arte moderna, Via sant’Anna 21
A cura di Paola Bergna, Denis Curti, Alberto Bianda, Art Director
Info e prenotazioni
091.8431605
info@gampalermo.it
www.mostraferdinandoscianna.it

Un viaggio tra le meraviglie della natura attraverso gli scatti della National Geographic Society

Un giovane squalo balena mangia il plancton attirato da una luce. Golfo di Aden, Gibuti. ©Thomas P. Peschak

Una mostra fotografica organizzata dalla Fondazione Culturale Hermann Geiger raccoglie 50 immagini naturalistiche per far riflettere su quanto sia meraviglioso il nostro fragile pianeta.
Incontri ravvicinati con temibili predatori, panorami mozzafiato catturati in vertiginose immagini aeree, singolari forme di vita dai luoghi più remoti del pianeta. Sono solo alcuni dei soggetti degli scatti che compongono la mostra fotografica «What a Wonderful World», organizzata dalla Fondazione Culturale Hermann Geiger in collaborazione con la National Geographic Society e curata da Alessandra Scalvini. L’esposizione sarà allestita dal 16 marzo al 28 aprile 2019 all’interno degli spazi espositivi della Fondazione, in piazza Guerrazzi 32 a Cecina (LI).
Cinquanta capolavori che uniscono scienza e arte, in grado di mostrare quanto il mondo sia meraviglioso in ogni suo aspetto: dal più piccolo insetto ai giganteschi cetacei, dalle imponenti formazioni geologiche agli eterei giochi di luce delle aurore boreali, dai roventi panorami africani alle gelide acque delle banchise polari. Le foto esposte provengono dall’archivio della National Geographic Society e sono state scattate da venti tra i fotografi più affermati nel campo della fotografia naturalistica: Paul Nicklen, Frans Lanting, George Steinmetz, Tim Laman, solo per citarne alcuni. Uomini e donne pieni di passione che, spesso rischiando la vita in condizioni a dir poco proibitive, sono riusciti a fissare in una fotografia perfetta l’immagine cercata in settimane di duro lavoro: ad esempio, la risalita dei pinguini imperatore dagli abissi dell’Antartide, o il rituale di corteggiamento della rara paradisea maggiore in cima agli alberi della foresta pluviale del Borneo, o ancora l’attimo in cui la luce dell’alba dipinge d’arancio le dune che fanno da sfondo ai secolari alberi riarsi del Dead Vlei namibiano. Dietro a ognuno di questi scatti ci sono ore di appostamenti, immersioni, arrampicate, pericoli e tentativi falliti, oltre che innumerevoli viaggi, scoperte scientifiche e storie da raccontare.
L’inedita selezione di foto tocca tutti e sette i continenti e costituisce un viaggio imperdibile fra le bellezze della Terra. Le stampe di grande formato permettono di ammirare al meglio i magnifici scatti. A corredo del percorso si trovano inoltre schede informative e videointerviste.
La mostra sarà aperta tutti i giorni, compresi i festivi, dalle 16 alle 20 e avrà ingresso gratuito. Per l’occasione è realizzato un catalogo ed è previsto un calendario di visite guidate.

 

What a Wonderful World
Dal 16 marzo al 28 aprile 2019
Inaugurazione: sabato 16 marzo, ore 17
Organizzata da Fondazione Culturale Hermann Geiger
In collaborazione con la National Geographic Society
Curata da Alessandra Scalvini
Sale espositive della Fondazione Culturale Hermann Geiger
Piazza Guerrazzi 32, Cecina (LI)
Ingresso gratuito

Mese della Fotografia Roma: le mostre imperdibili

Fabrizio Ferri

Oltre 450 fotografi coinvolti, 164 Mostre, tra personali e collettive, 63 incontri, tra talk, presentazioni di libri e proiezioni, 40 appuntamenti dedicati alla didattica, tra workshop, laboratori, photowalk e seminari, 140 location in tutta la città tra musei, gallerie, università, istituti statali, associazioni, biblioteche, scuole di fotografia, spazi pubblici e privati, esercizi commerciali, studi fotografici. Questi i numeri di MFR19, il Mese della Fotografia a Roma, il grande evento che per tutto il mese di marzo, animerà l’intero territorio della Capitale con oltre 250 iniziative gratuite. Ideato da un gruppo di 14 fotografi professionisti riuniti nell’associazione Faro – Fotografia – Andrea Mazzini, Gilberto Maltinti, Roberto Huner, Sonia Zimmiti, Alex Mezzenga, Alessandra Zucconi, Maria Cristina Valeri, Giulio Speranza, Eugenio Corsetti, Elisa Posella, Francesca Romana Guarnaschelli, Cristiana De Bernardis, Pierangelo Francia, Paolo Franzò – MFR19 vuole diffondere e promuovere la fotografia in tutte le sue forme ed espressioni grazie a luoghi suggestivi e prestigiosi che la città di Roma offre, dal centro alle periferie. Un unico palcoscenico per celebrare l’arte della fotografia e raccontarla, attraverso la voce di chi la vive tutti i giorni, in una grande narrazione che unisce le realtà fotografiche che operano nel tessuto urbano della Capitale e quelle che provengono da altre regioni italiane. L’obiettivo è creare una rete che lavori in sinergia per accrescere la cultura fotografica in Italia così come avviene in altri Paesi europei.

Le mostre del Mese della Fotografia Roma

Si parte con la mostra “Classico Contemporaneo” al Museo dell’Arte Classica La Sapienza di Roma dal 1 al 31 marzo, un inedito del lavoro di Andrea Attardi, critico e fotografo tra i più prolifici del nostro Paese.Si prosegue il 2 marzo a Palazzo Merulana con Franco Fontana e quelli di Franco Fontana, una selezione di opere del grande artista italiano e di alcuni suoi allievi provenienti da tutta Italia a cura di Riccardo Pieroni, disponibile fino al 17 marzo. Il giorno dopo, sempre a Palazzo Merulana, il maestro modenese terrà una talk aperta a tutti per dare la possibilità di conoscere il suo lavoro e quello dei suoi allievi.
Da segnalare anche: l’omaggio a Carlo Desideri con la mostra “Approdi stenopeici” alla Galleria Medina dal 15 al 22 marzo, la mostra di Carlo Lucidi e l’impiego di materiali come argento, petali di rosa e seta utilizzati per cogliere volti e tratti delicati, dall’8 marzo al 3 aprile a Sacripante Art Gallery, la mostra di Damiano Rosa al Museo Pigorini dal 23 febbraio al 31 marzo, “Istantanee – trasformazioni” di Armando Casali, dal 1 all’8 marzo al MUEF ArtGallery, la mostra di Luciano Zuccaccia dedicata all’antica Persepolis al Leica store dal 5 marzo al 3 aprile e la mostra “Le mystère n’est pas rien” di Andrè Fromont, l’artista fotografo che si avvale di tecniche dell’ipnosi, a Spazio Concrete dal 15 al 21 marzo. In risalto anche le tematiche sociali con la mostra di Martino Cusano insieme all’artista Berina Lingo sulla disabilità, dal 23 al 29 marzo allo spazio Tetenal, il reportage di Rosario Cassala sui manicomi calabresi dal 30 marzo al 4 aprile all’ospedale Santo Spirito; in rilievo anche la mostra di Riccardo De Massimi sul bisogno di appartenere, in programma dal 9 al 30 marzo allo spazio Sala Da Feltre e quella di Maria Cristina Madera, un progetto fotografico dedicato a persone affette da malformazioni al volto, dal 2 al 7 marzo presso la sede di Energia per i diritti umani onlus; ancora, la collettiva “Ritratto psicologico”, dal 9 al 14 marzo al Nuovo Regina Margherita, il reportage sociale “Segni particolari – il Bangla sotto casa, la piazza al taglio, le pubblicità anni ’’80, i calzini nei sandali dei turisti. Questa è Roma” degli allievi del II e III anno della Rufa – Roma University of fine Arts, dal 16 al 31 marzo presso l’hub culturale Roma Smistamento. Dedicata al disagio mentale, inoltre, la mostra “Of fading memories” di Erhan Can Akbulut, dal 14 marzo al 12 aprile a Galleria Interzone. Tra gli eventi di chiusura la mostra “Ostia siamo noi”, reportage della grande iniziativa contro la mafia che si è svolta il 30 settembre 2018 in due strutture confiscate, in programma alla sala conferenze del Porto turistico dal 22 al 24 marzo. Prevista anche la presenza dei giovani con la mostra dei vincitori del Festival di Fotografia Europea di Reggio Emilia alla Città dell’Altra Economia a Testaccio, la mostra omaggio a Bertel Thorvaldsen di Salvatore De Vincenti, da 23 al 29 marzo, presso la sede Heco, la mostra collettiva “Lo Stato d’animo della città” degli studenti dei corsi di Visual storytelling, prevista dal 23 al 31 marzo alla Città dell’altra Economia di Testaccio, la mostra “Pittura e Fotografia” degli studenti di fotografia dell’Istituto di Istruzione superiore statale “Roberto Rossellini”, dal 19 al 31 marzo a Villa Torlonia – Casino dei Principi.

Mese della Fotografia Roma e la Street art

Interessante il contributo di Antonino Clemenza dal 9 al 31 marzo al Muro di street art di via della Meloria, che rientra in “Muri loquentes”, il progetto che vede l’autore in giro per le città europee alla ricerca del legame tra street art e processi di inclusione. La street art torna nella mostra della collettiva del Centro romano di fotografia e cinema, dal 26 al 31 marzo all’Atelier Montez.
In evidenza, inoltre, la mostra “E’ successo di notte” dedicata a Pier Paolo Pasolini a Red laFeltrinelli dal 14 al 31 marzo: circa 30 fotografie e un cortometraggio di dieci minuti, realizzata da alcuni degli esponenti di Faro – Fotografia in collaborazione con due videomakers, frutto della performance che si è svolta a Roma durante la notte tra 1 e 2 novembre 2018 per raccontare gli ultimi drammatici momenti di vita di uno dei maggiori artisti e intellettuali italiani del XX secolo. Sempre a Pasolini i fotografi di Faro dedicano un’altra iniziativa, “Civitavecchia – Sperlonga la strada di Pier Paolo Pasolini”, che rievoca parte dei luoghi del lungo viaggio compiuto dall’intellettuale nel 1959 da Ventimiglia a Trieste. La mostra, prevista allo Stadio di Domiziano dal 22 al 31 marzo è occasione, inoltre, per ospitare i vincitori del Contest fotografico “Ti voglio un mare di Lazio” patrocinato dalla Regione Lazio per valorizzare e promuovere il litorale laziale.
A Red la Feltrinelli dal 1 al 13 marzo è prevista la mostra Self(ie) Confident, contest fotografico e talk a cura di Maria Cristina Valeri con la partecipazione di Alex Mezzenga, Roberto Huner, Sonia Zimmitti, per confrontarsi sulla definizione di sé nel mondo iper socializzato.
Sono tanti i temi al centro di MFR19: l’architettura con le mostre M.O.S.C.A. di Alessia Sisti e Giuliano Zuniga, dal 16 al 24 marzo alla Casa della Pace, “Architetture” di Antonio Biagiotti, dal 16 al 21 marzo a D.O.I. e “City playground” di Domenico Franco, dal 16 al 24 marzo alla Casa della Pace; i progetti fotografici di Carlo D’Orta, “Biocities” e “Vibrazioni”, ricerca che si concentra sulle vetrate di cristallo dei grattacieli che animano le grandi metropoli, dall’1 al 31 marzo all’Open art studio Carlo D’Orta, e la collettiva fotografica di tre artisti – Maria Mulas, Emiliano Pinnizzotto e Paolo Sollazzo dal 4 al 20 marzo a Gallerja a Fontanella Borghese; il cinema con le mostre di Vittoriano Rastelli, “Fellini,uno sguardo personale di Vittoriano Rastelli” e Sergio Strizzi, “Sul set con Antonioni”, in programma alla Casa del Cinema dal 4 al 14 marzo e dal 15 marzo in poi, e la mostra “50 anni di baci nel cinema” alla Cineteca Nazionale di Roma, dall’1 al 31 marzo; la ricerca storica con la mostra “Sguardi dal Medioevo” di Roberto Campanaro, dall’1 al 10 marzo a Spaziograro; il documentario con la mostra “Un, due, tre…stella!” del gruppo PopEye, in programma dal 23 al 30 marzo a Spazio Concrete. Dedicato al rapporto che si instaura tra opera d’arte e pubblico è il progetto “Il mio nome è Giulia”, di Giulia Efisi dal 7 al 17 marzo alla Città dell’Altra Economia. Gettonato tra gli espositori è il connubio tra fotografia e viaggio, considerato sempre più spesso binomio indissolubile: ne sono un esempio la mostra “World i 5 continenti” di Simone Tetti dal 9 al 14 marzo alla scuola Graffiti, ICHI Go ICHI E dedicata al Giappone, dal 22 febbraio al 4 aprile al Museo delle civiltà, “Obiettivo Palestina” di Federico Palmieri in programma il 13 marzo all’ambasciata palestinese, “La Pelosa” di Ivan De Francesco, dal 22 al 28 marzo a D.O.I., “Fotografando naturalmente” a cura dei fotografi naturalisti Università di Roma, dal 19 al 31 marzo alla Libreria Assaggi, “Ruanda 20 anni dopo: ritratti del cambiamento”, un progetto di Giordano Cossu con le foto di Arno Lafontaine, dal 21 al 31 marzo a spazio Banca Fideuram Presenti, inoltre, l’ambiente e la natura con la mostra “Aethusa” di Claudio Palmisano, “image toner” numero uno in Italia e curatore di alcune copertine del Time, con sue opere che mostrano per la prima volta in orizzontale la ricca morfologia dei fondali marini intorno a Linosa, un’isola vulcanica, in programma dal 7 al 16 marzo allo Stadio Domiziano; la mostra ANTARCTICA di Paolo Beltrame, in programma a Explora il museo dei bambini dall’1 al 31 marzo, ICE_LAND di Matteo Mezzanotte dall’8 al 16 marzo al Laboratorio Fotografico Corsetti, “Return to nature” di Alessandro Zaffonato, dal 9 al 22 marzo allo spazio espositivo Heco. Da sottolineare la centralità della città di Roma, protagonista di tante iniziative, come la mostra “Luci della notte” di autori vari, dal 23 al 29 marzo alla galleria Pocket art studio, “Roma tra luci e ombre” di autori vari prevista dall’8 al 22 marzo all’Università di Tor Vergata di Roma (Macroarea Lettere e Filosofia), “Abitanti”, collettiva fotografica che indaga il rapporto che c’è tra gli abitanti di Roma e quartieri profondamente diversi fra loro, dal 7 al 17 marzo alla Città dell’Altra Economia; la mostra “Tevere” con talk di Giuseppe Di Piazza, giornalista e fotografo, in programma il 15 marzo presso la sede galleggiante di Marevivo, ormeggiata sul Tevere allo Scalo de Pinedo. Da segnalare anche la mostra “Progetto periferie viaggianti”, al Polo ex Fienile dal 22 al 24 marzo.

La città eterna fulcro di tante iniziative organizzate dalle associazioni culturali

La città eterna è il fulcro di tante iniziative organizzate dalle associazioni culturali, grandi protagoniste di MFR19 e da sempre tassello prezioso del tessuto produttivo culturale della Capitale: tra gli esempi, la passeggiata fotografica al Quadraro il 16 marzo a cura di Sei associazione culturale; a Montesacro, il 9 marzo, organizzata da Associazione culturale Immaginificio, e quella notturna a Palazzo della Civiltà, il 30 marzo, a cura di Ai3photo. Di rilievo anche i contributi alle mostre, con “Frammenti di libertà”, promossa dall’associazione Scatto libero e realizzata dai detenuti del Carcere di Rebibbia terza casa circondariale, dal 2 al 17 marzo al Lanificio; “Fuori fuoco” di Simona Sanna, dal 12 al 19 marzo, e “De_composizioni” del collettivo Witz, dal 15 al 19 marzo, a cura di associazione Aurea. Non poteva mancare il tema della ricerca, grazie alle iniziative presenti in alcune importantissime istituzioni culturali: “Scatti di scienza – il CNR per immagini” è l’evento organizzato dal Consiglio Nazionale delle ricerche in programma il 13 marzo, mentre la Biblioteca Goffredo Mameli di Roma e l’archivio dell’istituto Riccardi aprono le porte a MFR19 per attività riservate alle scuole, con tre eventi dedicati alla storia e alla politica dal 6 al 25 marzo. Coinvolte, inoltre, le scuole d’arte e dei mestieri “Scienza e tecnica” e “Ettore Rolli” con mostre realizzate da tutti gli allievi, in programma dal 8 marzo al 5 aprile e dal 14 al 31 marzo. Interessanti le fotografie di astronomia presenti nella collettiva del gruppo fotografico del M.I.T (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) in programma a Graffiti dal 16 al 29 marzo. La grande kermesse nasce per riportare l’attenzione anche sulle antiche tecniche di fotografia e di stampa e riscoprire figure professionali che il digitale sembra aver oscurato, con un occhio all’innovazione: a riguardo si segnalano le mostre “Evanescenze botaniche” di Luigi Conte, al Minimal Arch dal 8 al 29 marzo, esposizione di foto scattate con tecniche antiche, “Antiche tecniche di stampa fotografica” di Abate, Melnikova, Alecci, dal 28 febbraio al 7 marzo a Spazio Concrete, “Fin qui” di Gaia Adducchio, un mix di fotografia astratta e contemporanea, dal 8 al 21 marzo al Centro sperimentale di fotografia Adams, “Il mondo nel tempo di mezzo” di Daniele Bellucci alla Casa della pace dal 9 al 15 marzo.

Per scaricare il Pdf completo delle mostre clicca qui   Pdf Mostre Mese della Fotografia Roma

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